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	<title>ricostruire Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Terremoto. Pezzopane (Pd): &#8220;Ricostruire Amatrice è questione nazionale&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 24 Aug 2020 14:29:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Ricostruire Amatrice, ricostruire ogni luogo colpito dai terremoti e&#8217; una questione nazionale. Nel Recovery Plan e&#8217; necessario inserire risorse per completare le ricostruzioni e per dare una missione nuova a questi territori dell&#8217;Appennino interno cosi&#8217; violentemente colpiti. Ricostruire qui significa ricostruire l&#8217;Italia. Il ricordo della tragedia di 4 anni e&#8217; fortissimo. Il terremoto, come a [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Ricostruire Amatrice, ricostruire ogni luogo colpito dai terremoti e&#8217; una questione nazionale. Nel Recovery Plan e&#8217; necessario inserire risorse per completare le ricostruzioni e per dare una missione nuova a questi territori dell&#8217;Appennino interno cosi&#8217; violentemente colpiti. Ricostruire qui significa ricostruire l&#8217;Italia. Il ricordo della tragedia di 4 anni e&#8217; fortissimo. Il terremoto, come a L&#8217;Aquila, ha colpito di notte, quando il sonno rende tutti piu&#8217; vulnerabili con l&#8217;incubo delle macerie che cadevano&#8221;. Lo scrive in una nota la deputata dem Stefania Pezzopane, della Presidenza del Gruppo Pd alla Camera e responsabile dipartimento Terremoti e Ricostruzione Pd nazionale. &#8220;Andai subito ad Amatrice &#8211; aggiunge la deputata dem &#8211; e nei luoghi del sisma. A distanza di 4 anni, rammarica che nonostante l&#8217;impegno di tanti, ci sia ancora una situazione difficile. In questo ultimo anno pero&#8217; abbiamo fatto grandi investimenti normativi. Col decreto Sisma a dicembre 2019 e&#8217; iniziato un vero cambio di passo che ora con il Decreto semplificazione e il Decreto agosto assume i connotati di una vera e propria svolta. Il Parlamento sta cambiando quello che non andava, il governo ha impresso nuova energia, ed il nuovo commissario sta attuando tutte le nuove norme con importanti ordinanze ed azioni di coordinamento. Dobbiamo proseguire e inserire questi territori nella nuova ricostruzione generale del Paese post Covid. Ognuno deve tornare a casa propria e insieme bisogna dare una nuova missione produttiva a questi territori. Inoltre &#8211; conclude Pezzopane &#8211; il Parlamento ha un debito con le famiglie delle vittime, in commissione Ambiente della Camera e&#8217; in discussione la mia proposta di legge (a cui si sono aggiunte altre proposte di altri gruppi parlamentari) che prevede misure economiche ed interventi a favore dei familiari delle vittime del terremoto di Amatrice e degli eventi sismici del 2009, 2016 e2017. La proposta deve riprendere il suo cammino, interrotto dalle vicende della pandemia. Faccio appello al governo e alle forze politiche tutte, perche&#8217; si abbia presto questa importante legge&#8221;.</p>
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		<title>Emergency riparte dall&#8217;Aquila per ricostruire l&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 20:47:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Cambiare per restare, restare per cambiare”, e ancora “il diritto del lavoro contrapposto alla cultura del favore”: sono questi i punti intorno ai quali si è articolato il dibattito che ieri sera si è tenuto presso la tensostruttura allestita appositamente per l’evento “Emergenza Italia” a Piazza Duomo. L’Aquila torna al centro dell’Italia con Emergency che ieri sera ha aperto l’undicesimo incontro nazionale dell’associazione italiana, che offre cure medico chirurgiche a chi non può permettersele in ogni parte del mondo, da qualche anno anche in Italia.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44662" title="emergency1" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency1-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency1-200x300.jpg 200w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency1.jpg 400w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>“È doveroso prima ancora che bello, &#8211; ha affermato Gino Strada, il fondatore di Emergency – che la nostra associazione viva vicino a chi soffre e credo che le persone dell’Aquila, di questa regione, abbiano subito un duro colpo e stiano ancora pagando molto le conseguenze. Per cui ci è sembrata la città ideale per l’incontro nazionale di Emergency”.</p>
<p>Presenti al dibattito, moderato dal direttore di Rainews Corradino Mineo, il fondatore e la presidente di Emergency Gino e Cecilia Strada, il magistrato antimafia Gian Carlo Caselli, il Segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini, il vignettista Vauro, Don Pino De Masi referente Libera di Gioia Tauro e il Sindaco dell’Aquila Massimo Cialente. “Occasioni di questo tipo sono preziose, perché permettono di guardarsi in faccia”: ha spiegato Corradino Mineo.</p>
<p>Questo incontro nasce per definire l’impegno di Emergency in campo medico in Italia, un “ritorno” dell’associazione nella sua terra natia che dal 1994 , da quando esiste Emergency, ad oggi, ha cambiato il proprio volto ed è sempre più simile ai luoghi in cui l’associazione ha sempre operato. Luoghi di guerra, di fame, di miseria, di povertà. E’ Cecilia Strada, presidente di Emergency e figlia di Gino Strada, ha spiegare il perché della nuova missione di Emergency in patria.</p>
<p>“In Italia Emergency si trova drammaticamente a suo agio – ha detto Cecilia Strada – Come il terrorismo nasce dalla miseria e per eliminarlo bisogna dare diritti e istruzione, allo stesso modo in Italia la cultura del favore può essere debellata con più diritti”. È stata una triste sorpresa per Emergency tornare in Italia e trovare che nove milioni di persone non possono permettersi il ticket, come riporta l’ultimo rapporto del Censis. “Non ce lo saremo mai aspettati che il campo dei diritti si restringesse sempre di più”: ha spiegato la presidente di Emergency. In Italia Emergency ha due ambulatori fissi a Palermo e Marghera e due mobili che si spostano su tutto il territorio nazionale. La figlia del chirurgo di guerra racconta che non sono solo clandestini o immigrati, le fasce più deboli della società a rivolgersi alle cure gratuite da loro offerte, ma anche italiani, quella fetta di concittadini che si sta impoverendo, come il disoccupato veneto che va nei loro ambulatori per curarsi i denti o la donna siciliana incinta che deve partorire e non può aspettare la fila dell’ospedale pubblico. Storie di ordinaria disperazione nell’Italia che non conosce più il benessere se non per pochi, nell’Italia della disoccupazione giovanile al 35 %, nell’Italia della non speranza nel futuro, nemmeno in quello del giorno dopo.</p>
<p>Parla di diritti anche il magistrato Gian Carlo Casello, altro ospite d’eccezione della serata, che descrive uno scenario nero per la democrazia in un paese in cui i diritti sono negati, primo fra tutti quello al lavoro , “che non c’è – ha spiegato Caselli &#8211; e quando c’è è precario o nero”.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency2.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44663" title="emergency2" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency2-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency2-300x200.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency2.jpg 1000w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>“Siamo arrivati al punto che una persona deve difendere un lavoro di merda”: ha affermato un tragicomico Vauro riferendosi ai minatori dell’Alcoa. Un periodo cupo anche per la magistratura che viene attaccata quando colpisce potenti e persone altolocate, spiega Caselli, con chiaro riferimento all’ “aggressione” in corso verso la Procura di Palermo che sta indagando sull’inchiesta Stato-Mafia. “Un lavoro così fatto dovrebbe essere rispettato e non lo è”: ha continuato Caselli. Esisterebbero così per il magistrato dell’Antimafia “due codici in Italia, uno per le persone considerate per bene a prescindere e uno per i cittadini comuni che non contano nelle alte sfere. La legge non è uguale per tutti”.</p>
<p>Che l’Italia del boom economico sia solo un bel ricordo da cartolina è chiaro anche al Segretario nazionale della Fiom Maurizio Landini.</p>
<p>“I lavoratori non sono stati rappresentati in questo paese e se la gente non si interessa di politica è perché – ha spiegato Landini &#8211; la politica non si interessa di loro”. Il problema per Landini è il lavoro e se non si riparte da quello l’Italia non cambia. “Il problema è che una persona pur lavorando è povera, lo dice anche la Merkel – ha ricordato il Segretario Fiom – il lavoro che produce ricchezza è stato cancellato”.</p>
<p>Per Landini “bisogna rimettere al centro il lavoro”, ma per farlo è necessario eliminare il cancro dell’Italia, la Mafia o meglio “la cultura del favore” che è la negazione del lavoro e dei diritti. Ne ha parlato ieri sera durante l’incontro uno dei protagonisti della lotta alla ‘ndrangheta in Calabria Don Pino De Masi, Vicario Generale della Diocesi di Oppido-Palmi e referente di Libera per la Piana di Gioia Tauro.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency4.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44665" title="emergency4" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency4-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency4-200x300.jpg 200w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency4.jpg 400w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>La terra di Don Pino è la terra di “uomini senza”: così inizia a descrivere la Calabria il parroco dell’antimafia. “La Calabria è la terra degli uomini senza diritti, senza lavoro, senza sanità, senza cittadinanza e per i giovani senza il diritto a vivere nel loro territorio”. Una buona sintesi dei mali dell’Italia a cui si aggiunge la “cultura del favore” che, se nei luoghi tradizionalmente mafiosi è maggiormente vincolata alla mano armata della criminalità organizzata, in tutta Italia è comunque ancora oggi lo strumento più diffuso e facile per accedere ai diritti.</p>
<p>La mentalità della delega, della rassegnazione, della raccomandazione e del favore sta bloccando la diffusione dei diritti. Di fronte a ciò Don Pino porta l’esempio del riscatto: il lavoro che nasce nelle terre confiscate alla Mafia, la nascita di cooperative di giovani a Gioia Tauro che portano la speranza del cambiamento.</p>
<p>La stessa speranza che L’Aquila ha in grembo da tre anni e mezzo e che tenta di concretizzarsi ogni giorno. “La situazione è migliorata rispetto a un anno e mezzo fa quando era desolante, &#8211; ha affermato Corradino Mineo – ma rimane una delle vergogne della comunità nazionale non essere riusciti a garantire che la città risorgesse dov’era in tempi rapidi”. Per il vignettista Vauro esistono invece segni di speranza all’Aquila, che tuttavia non cancellano il contesto di “guerra” della città terremotata.</p>
<p>“Ho visto una situazione da una parte molto bella, una piazzetta piena di giovani che si rimpossessano di un luogo, &#8211; ha detto Vauro &#8211; <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency7.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-44668" title="emergency7" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency7-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency7-200x300.jpg 200w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency7.jpg 400w" sizes="auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>ma intorno c’è l’Aquila di tre anni fa, c’è un conflitto visivo/visibile tra la voglia di vivere della gente e una città che come struttura è rimasta ferma e spiaccicata all’identità del terremoto”.</p>
<p>“A noi hanno tolto il diritto di rialzarci in piedi”: così il Sindaco Cialente spiega quali sono i diritti che mancano all’Aquila.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency5.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-44666" title="emergency5" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/emergency5-300x200.jpg" alt="" width="300" height="200" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency5-300x200.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/09/emergency5.jpg 600w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>“Siamo fermi con due miliardi in tasca”. È un Cialente, quello di ieri sera, che di fronte a ospiti nazionali non perde l’occasione per criticare gli aiuti esterni: “quando sono venuti tecnici e commissari è stato peggio, facciamo meglio da soli”, ha detto rivolgendosi alla platea. Il Sindaco ha descritto l’Aquila come “una città alla fame, segnata da un’improvvisa povertà che ha colpito persone che non sapevano cosa fosse”.</p>
<p>Dall’Aquila all’Italia il passo è breve. Ancora una volta la città da ricostruire diventa metafora di una nazione da rimettere in piedi. Emergency ha proposto ieri sera la sua ricetta, ma per uscirne bisogna imporre quella che Vauro, riferendosi ai giovani che provano l’ebbrezza della normalità nella piazza davanti allo storico locale “Ju Boss”, ha definito “l’ostinazione alla bellezza”.</p>
<p style="text-align: right;">Lisa D&#8217;Ignazio</p>
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		<title>A proposito di come ricostruire L&#8217;Aquila</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2012 08:52:41 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mi vengono in mente le parole di Ernesto Balducci, contenute nel suo magnifico saggio “L’homo editus e l’homo absconditus”: c’è in noi quello Bloch chiamava l’<em>homo absconditus</em>: un uomo che non trova il suo linguaggio adeguato nell’<em>homo editus</em> e non c’è una lingua che traduca le attese, le aspettative, le possibilità reali dell’<em>homo absconditus</em>, se non quella composta dagli edifici che riesce a concepire.  Potremmo dire che la sua attesa è quella della profezia Le idee migliorano se sono condivise. E da una serie di conversazioni con Goffredo Palmerini e di mail con Mons. Orlando Antonini, ho maturato alcune convinzioni sulla ricostruzione di questa amata città. Città che non è mias (essendo nato a Colonnella, in provincia di Teramo e vissuto sino al 1979 a Roseto degli Abruzzi), ma che mia è divenuta poi, per afflati e comunanze. Una città che amo e che merita di essere amata, con sviste e scompensi, ma anche con un “tessuto” ed una tempra fuori dal comune. Come ho già avuto moto di scrivere, dopo tante ambasce e false promesse, ora sembra che i soldi ci siano e la volontà anche. Ma si tratta, adesso,  di capire come ricostruire L&#8217;Aquila, per darle non un volto qualsiasi, ma quella che la sua storia, urbana, culturale ed antropica, hanno di fatto tracciato. A partire dalla fine del Settecento l’affermarsi dell’ottica storicistica, ovvero della tendenza a interpretare le testimonianze artistiche del passato nel contesto culturale che era loro proprio, ha dato avvio al dibattito teorico tuttora in corso in cui si concepisce il restauro come evento tecnico-critico nel corso dell’esistenza dei monumenti e dei manufatti artistici. Il restauro e, a maggior ragione la ricostruzione, nel periodo attuale, poiché l’opera d’arte è considerata sia come testimonianza dello sviluppo della cultura di un certo momento e di un certo luogo, sia come espressione dotata di un’autonoma sfera qualitativa, che va sottratta a ogni tentazione di aggiornamento e di reinterpretazione, devono da un lato assicurare la sopravvivenza materiale dell’opera, dall’altro mirare alla restituzione della sua veste originaria, fermo restando il rispetto di quei mutamenti intervenuti nel tempo sull’immagine (sia essa architettura, scultura o pittura), laddove si configurino come elementi qualificanti dal punto di vista estetico e funzionale.<br />
In questo modo restauro e ricostruzione diventano una disciplina critica e non meramente tecnica, che trova nella dialettica tra progettista (architetto, storico dell’arte, archeologo), realizzatore (restauratore) e tecnici (chimici, fisici, biologi) la propria ragion d’essere.Già nella prima metà dell’800, l’architetto e storico dell’arte francese Viollet-Le-Duc dopo un periodo di studio dell’arte greca e romana in Sicilia e a Roma, restaurando alcune chiese gotiche (Notre-Dame, l’abazia di Vezelay, Saint-Denis, Chartres) e alcuni castelli (Pierrefonds, Carcassonne), dimostra che è possibile restaurare un monumento integrando le parti mancanti in modo che il risultato finale potrebbe non essere mai esistito realmente se non nell’immaginazione dell’autore originario. Questo tipo di restauro viene chiamato restauro “integrativo” e anche “stilistico” in quanto il restauratore non si limita alla manutenzione o al consolidamento dell’esistente, ma reintegra le parti mancanti secondo come erano (o avrebbero potuto essere) al tempo in cui il monumento era stato costruito. Inoltre tutte le aggiunte  fatte successivamente debbono essere distrutte, anche se queste sono ormai “storicizzate” e di valore artistico superiore. Le indicazioni di Viollet-Le-Duc sono quelle che, prima di iniziare il restauro, di studiare il monumento, eventualmente facendo riferimento alle forme degli edifici coevi.<br />
Scuola antitetica a quella francese è quella inglese capeggiata dal critico d’arte John Ruskin, docente all’università di Oxford, che partecipò al movimento “luddista”,  nato come forma di protesta nei confronti della società industriale. Ruskin condanna qualsiasi forma di restauro, anche quello conservativo o di manutenzione, la sua posizione estremistica lo porta ad asserire che imonumenti debbono cadere in rovina fino a scomparire perché qualsiasi forma di restauro porta ad utilizzare parti nuove al posto delle parti rovinate facendo sì che l’edificio diventi nel tempo solo un modello dell’edificio originario.<br />
Un famoso esempio di restauro “conservativo” secondo la scuola di Ruskin è invece il restauro dell’Abbazia di S. Galgano (Siena). La chiesa abbaziale fu iniziata nel 1224, semidistrutta nel XIV, nel XVI era già in rovina. Nel XIX secolo fu restaurata, limitandosi al consolidamento dell’esistente, per cui adesso si possono visitare i grandiosi ruderi che lasciano comunque intuire l’antica bellezza, anche se la costruzione (su tre navate, con arcate a sesto  acuto) è senza tetto e il prato invade la zona pavimentale. Dalle posizioni estreme di Ruskin nasce, comunque, una  corrente moderata, che accetta il restauro conservativo come unico strumento per salvare il monumento e trasmetterlo quindi ai posteri. Alla corrente che preferisce l’azione del consolidamento al restauro appartiene l’architetto Camillo Boito (1836-1914), che accusa i restauratori “stilistici” di falsificare i monumenti in quanto ingannano i contemporanei e, ancora peggio, i posteri, arrivando ad affermare: “I restauratori sono gente da mettere in berlina o da mandare addirittura al patibolo”. Nel caso in cui il restauro si renda necessario, Boito considera importante che le “aggiunte” siano riconoscibili, utilizzando eventualmente materiale diverso dall’originale in modo da non trarre in inganno l’osservatore facendogli credere antico le parti aggiunte dal restauro. E veniamo a noi, ai nostri giorni e ai problemi di come ricostruire una città come L’Aquila, con un centro storico devastato nei suoi tesori d’arte che compongono, o meglio componevano, uno dei complessi urbanistici, architettonici e storico-artistici più interessanti del Centro-Italia.</p>
<p>L’idea più interessante fra conservatori e modernisti, mi pare quella di Monsignor Antonini, espressa nel volume della One-Group” L’Aquila Nuova negli Itinerari del Nunzio”, in cui la città e immaginata risorta in una prospettiva di bellezza e di armonia in cui la valorizzazione del suo straordinario patrimonio architettonico, artistico, storico e ambientale, si equilibrano con le tecniche moderne di costruzione ecosostenibile, nel rispetto complessivo delle tradizioni del luogo. Una ricostruzione migliorativa non solo come sicurezza e infrastrutture, ma anche dal punto di vista formale e della bellezza, che sappia interpretate il passare della storia, tendo sempre conto della comunità e dello “spiritus loci”. Una ricostruzione coraggiosa e che non si fermi al mero recupero del “dov’era com’era”, come accaduto ad esempio per la facciata della chiesa di San Biagio di Amiterno, ma sappia sfruttare ogni occasione per abbellire e, coraggiosamente, portare a compimento ogni opera recuperata. A giugno scorso, dopo il terribile sisma dell’Emilia, ho letto parole che avevo già letto, anni fa, dopo il nostro terremoto del 2009. Ciò che ho letto è che, per risollevarsi da un cataclisma, da un disastro naturale o non, occorre coraggio, un coraggio che trovi nutrimento nel recupero dei valori condivisi dalle comunità.<br />
In questa ottica, ci sarebbe piaciuto che, nel restauro ultimato in solo sette mesi, del complesso di San Biagio, sede della Parrocchia Personale “San Giuseppe Artigiano” meglio conosciuta come Parrocchia Universitaria, nel centro storico dell’Aquila, primo segno tangibile dell’impegno assunto dalla Chiesa Aquilana nel pensare la ri-nascita delle aree intra moenia alla luce del potenziale spirituale, culturale e sociale insito nei momenti urbani delle grandi architetture chiesastiche, si fosse recuperata la facciata come era, nel 400 e non si fosse fermata alla “falsa” intonacatura settecentesca, mostrando di avere, appunto e fino in fondo, il coraggio autentico della bellezza.</p>
<p>Per concludere, non ometterei un breve riferimento al puntuale recente intervento di Errico Centofanti sul restauro del Teatro Comunale, nel quale l&#8217;illustre aquilano perora nel recupero della struttura i valori architettonici del progettista, l&#8217;architetto Luigi Catalani, correggendo le infauste manomissioni intervenute con gli interventi successivi alla costruzione del teatro aquilano.</p>
<p>Sempre il richiamato padre Balducci, quello che ci aveva ammonito con il perentorio: “&#8221;Siate ragionevoli chiedete l’impossibile&#8221;, quello che Don Gallo considera un maestro di esperienza e di vita, in “Tutti insieme per non scomparire”, ci ammonisce dicendo che: “La vera coscienza rivoluzionaria non è quella di classe, è quella di specie”; una coscienza che non solo sia ecologica in senso pieno, ma che guardi alla terra e ai luoghi come “casa comune”.</p>
<p>E’ solo se avremo questo cuore e questi occhi che sapremo davvero cosa e come ricostruire. Ha ragione Mons Antonini per S. Biago e Erricco Centofanti per il Teatro Comunale: la ricostruzione deve essere capace di recuperare lo spirito delle cose e non divenire motivo di reiterate afflizioni sui monumenti stessi. Ne <em>Il principio speranza</em>, Bloch mostra come la coscienza anticipante dell&#8217;uomo, la sua capacità di anticipare i progetti più alti mettendo in moto lo sviluppo storico, si manifesti sia nelle piccole che nelle gradi forme storiche.</p>
<p>Qui a L’Aquila abbiamo l’occasione, come lo ebbero i nostri padri, di tradurre quella speranza in realtà.</p>
<p>Ed allora ci siano di viatico le parole del filosofo tedesco: “L&#8217;importante è imparare a sperare. Il lavoro della speranza non è rinunciatario perché di per sé desidera aver successo invece che fallire. Lo sperare, superiore all&#8217;aver paura, non è né passivo come questo sentimento né, anzi meno che mai, bloccato nel nulla. L&#8217;affetto dello sperare si espande, allarga gli uomini invece di restringerli, non si sazia mai di sapere che cosa internamente li fa tendere a uno scopo e che cosa all&#8217;esterno può essere loro alleato. Il lavoro di questo affetto vuole uomini che si gettino attivamente nel nuovo che si va formando e cui essi stessi appartengono ”.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/07/26/a-proposito-di-come-ricostruire-laquila/">A proposito di come ricostruire L&#8217;Aquila</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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