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	<title>schizofrenia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Salute. Identificati geni che aumentano rischio schizofrenia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 04 May 2022 10:19:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[geni]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un team di ricercatori di Neuroscienze psichiatriche dell&#8217;università degli studi di Bari ha identificato 120 nuovi geni che incrementano il rischio di schizofrenia. Gli esiti dello studio, pubblicato sulla rivista Nature, hanno dimostrato la presenza di almeno 287 regioni del Dna che sono associate a un incremento del rischio di schizofrenia, tra le quali almeno [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/05/04/salute-identificati-geni-che-aumentano-rischio-schizofrenia/">Salute. Identificati geni che aumentano rischio schizofrenia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un team di ricercatori di Neuroscienze psichiatriche dell&#8217;università degli studi di Bari ha identificato 120 nuovi geni che incrementano il rischio di schizofrenia. Gli esiti dello studio, pubblicato sulla rivista Nature, hanno dimostrato la presenza di almeno 287 regioni del Dna che sono associate a un incremento del rischio di schizofrenia, tra le quali almeno 120 geni inequivocabilmente identificati. Si tratta di geni coinvolti in processi fisiologici importanti come il funzionamento delle cellule nervose, nonché la riorganizzazione della loro comunicazione, sia in termini strutturali sia funzionali. I ricercatori hanno accertato che molti di questi geni sono coinvolti nello sviluppo del cervello, un processo fisiologico fondamentale per la schizofrenia e altri disturbi psichiatrici. &#8220;Lo studio avanza in maniera fondamentale la nostra comprensione dei fattori di rischio e della patofisiologia di questo serio disturbo psichiatrico, oltre a fornire una risorsa incredibile per produrre ulteriori studi meccanicistici che possano aiutarci a comprendere come meglio trattare farmacologicamente le persone che ne soffrono&#8221;, spiegano in una nota gli autori della ricerca.</p>
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		<title>Ricerca. Individuato potenziale ruolo ricettori coinvolti in schizofrenia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 17:24:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>
		<category><![CDATA[ricettori]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3, nello sviluppo del sistema nervoso immediatamente dopo la nascita. Alterazioni di questi recettori nelle fasi iniziali della vita sono considerate alla base di patologie psichiatriche, soprattutto della schizofrenia. La [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/26/ricerca-individuato-potenziale-ruolo-ricettori-coinvolti-in-schizofrenia/">Ricerca. Individuato potenziale ruolo ricettori coinvolti in schizofrenia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3, nello sviluppo del sistema nervoso immediatamente dopo la nascita. Alterazioni di questi recettori nelle fasi iniziali della vita sono considerate alla base di patologie psichiatriche, soprattutto della schizofrenia.<br />
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Faseb Journal, e&#8217; stata condotta in collaborazione con Istituti di ricerca italiani ed internazionali, tra gli altri l&#8217;Universita&#8217; Sapienza di Roma, l&#8217;Universita&#8217; di Lund in Svezia, l&#8217;Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli e l&#8217;Universita&#8217; di Lille in Francia. Al centro del lavoro, un sottogruppo dei recettori metabotropici per il glutammato (mGlu). I recettori sono molecole presenti sulla superficie delle cellule nervose capaci di rispondere selettivamente a determinati neurotrasmettitori, in questo caso al glutammato. Il recettore studiato dai ricercatori Neuromed e&#8217; il sottotipo 3, che negli ultimi anni ha attirato l&#8217;attenzione dei ricercatori proprio per il suo possibile coinvolgimento nelle patologie psichiatriche.<br />
&#8220;I modelli sperimentali animali &#8211; dice la dottoressa Tiziana Imbriglio &#8211; ci hanno permesso di identificare un ruolo fondamentale dei recettori mGlu3 nel corretto sviluppo, dopo la nascita, delle connessioni nervose che formano gli interneuroni GABAergici&#8221;. Gli interneuroni sono una categoria di cellule nervose con una funzione di coordinamento delle informazioni sensoriali e delle relative risposte, una specie di centralina, in parole povere. Proprio una loro disfunzione sembra implicata nella comparsa di una patologia psichiatrica come la schizofrenia. &#8220;I recettori mGlu3 &#8211; continua il dottor Remy Verhaeghe &#8211; sono fondamentali, secondo le nostre ricerche, per il corretto sviluppo e la specializzazione degli interneuroni, ma anche per un meccanismo piu&#8217; ampio legato alla sincronizzazione delle reti nervose all&#8217;interno del cervello&#8221;.<br />
È da considerare che studi precedenti hanno dimostrato come alcune particolari caratteristiche genetiche siano associate con patologie psichiatriche. &#8220;Siamo solo agli inizi di un lungo cammino &#8211; commenta la dottoressa Milena Cannella &#8211; ma la nostra ipotesi e&#8217; che, in presenza di queste varianti genetiche, un intervento farmacologico sui recettori mGlu3, da compiere nelle prime fasi della vita, potrebbe avere un&#8217;azione preventiva nei confronti dei soggetti a rischio di sviluppare la schizofrenia&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/26/ricerca-individuato-potenziale-ruolo-ricettori-coinvolti-in-schizofrenia/">Ricerca. Individuato potenziale ruolo ricettori coinvolti in schizofrenia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>L’Aquila: ma quale schizofrenia progettuale!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Aug 2012 19:39:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[cavalieri]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
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		<category><![CDATA[schizofrenia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Veramente illuminanti e degne di nota le recenti riflessioni del professor Cavalieri sulle contraddizioni nelle quali ripetutamente cade la governance aquilana: “…Limitandoci al solo centro storico, abbiamo […] i due casi concettualmente contrastanti della ex-scuola De Amicis e dell’auditorium di Renzo Piano. Nel primo caso si è imboccata la strada del “dov’era-com’era”, appellandosi ai valori [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/13/laquila-ma-quale-schizofrenia-progettuale/">L’Aquila: ma quale schizofrenia progettuale!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Veramente illuminanti e degne di nota le<a href="http://www.improntalaquila.org/2012/ricostruzione-dellaquila-un-caso-di-schizofrenia-progettuale-43580.html" target="_blank"> recenti riflessioni del professor Cavalieri </a>sulle contraddizioni nelle quali ripetutamente cade la <em>governance</em> aquilana: “…<em>Limitandoci al solo centro storico, abbiamo […] i due casi concettualmente contrastanti della ex-scuola De Amicis e dell’auditorium di Renzo Piano. Nel primo caso si è imboccata la strada del “dov’era-com’era”, appellandosi ai valori identitari dell’edificio e rinunciando ad altre soluzioni architettoniche più radicali e meno costose che avrebbero riqualificato l’intera area di San Bernardino. Nel secondo caso, invece, non si è esitato a stravolgere massicciamente un’area di valenza altrettanto identitaria come il parco del Castello, collocandovi un ingombrante e costoso edificio di stile contemporaneo. Quale la logica dominante, allora, dal momento che le due scelte sembrano guidate da una confusa schizofrenia progettuale?” </em></p>
<p>Proviamo a individuarne una, partendo da alcune brevi considerazioni necessarie a circoscrivere l’argomento. Da un triennio assistiamo a discussioni senza costrutto. Fingendo di aderire alle richieste della società civile &#8211; mirate alla partecipazione, all’avvio di una nuova stagione di pianificazione urbana che, conferendo nuovo valore ai luoghi, sia capace di accrescere occasioni e opportunità anche nei riguardi di chi non ha diritto al voto &#8211; le istituzioni,  di fatto continuano ad operare nella più completa autonomia, ignorando metodicamente il parere dei cittadini. Quali possibilità hanno allora gli aquilani che sono al di fuori delle strutture del potere per agire in qualche modo sul miglioramento del modello sociale di sviluppo della loro città? Possono, in definitiva, cambiare qualcosa? Sono le domande che Vaclav Havel, il primo presidente della repubblica Ceca, già si poneva nel lontano 1978, sul suo libricino “<em>Il potere dei senza potere</em>”. L’autore metteva in guardia da una nuova forma di organizzazione del potere, definito come sistema “post-totalitario” che, seppure diverso da quello della dittatura classica, non per questo era meno pericoloso e strisciante. Havel sin da allora intuiva che nonostante le intenzioni della vita si esprimano in modo variegato, libero, secondo una pluralità di forme (una pluralità che fa rima con bio-diversità), “il sistema post-totalitario esige e permette solo una grigia uniformità, il più rigido monolitismo”. A l’Aquila, l’ideologia della <em>governance</em> post-sisma sembra voler sanare questa frattura fra le intenzioni della vita e quelle del sistema: in ciò assegnandosi il compito di spacciare le intenzioni del sistema come quelle che servono la vita degli aquilani. Questa ideologia ha costruito un mondo dell’apparenza da cui i bisogni autentici della <em>civis</em> locale sono pressoché assenti, perché inascoltati. Prende in considerazione quegli aspetti del cittadino e dei suoi bisogni solo per quanto ciò può contribuire alla realizzazione delle intenzioni del sistema. Tuttavia c’è qualcosa che forse sfugge a questa <em>governance</em>: è che i cittadini aquilani non sono soltanto produttori di beni e di profitti, o consumatori. Sono anche – e questa potrebbe essere la loro qualità più profondamente autentica perché scritta nel loro DNA – “creature che agognano forme svariate di coesistenza e di cooperazione, che vogliono influenzare ciò che accade intorno a loro, essere apprezzate per ciò che danno al loro ambiente” e partecipare attivamente al progetto di un nuovo modello sociale di sviluppo e a una nuova idea di città, e in ciò facendo, mettere la natura umana in grado di dispiegare tutte le sue potenzialità. “I nemici della società civile lo sanno ed è questa la molla che li spinge ad avversarla, ad an-estetizzare ogni sua azione”.</p>
<p style="text-align: right;">Giancarlo De Amicis</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/13/laquila-ma-quale-schizofrenia-progettuale/">L’Aquila: ma quale schizofrenia progettuale!</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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