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	<title>Senza sangue Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Senza Emozioni. Dubbi e Ombre sul Baricco di Angelina Jolie&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 Apr 2025 13:03:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Angelina Jolie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità.&#8221; — Pablo Picasso Quando ho letto Senza sangue di Alessandro Baricco, ho sentito una lama gentile attraversarmi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/11/senza-emozioni-dubbi-e-ombre-sul-baricco-di-angelina-jolie/">Senza Emozioni. Dubbi e Ombre sul Baricco di Angelina Jolie&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;arte è la menzogna che ci permette di conoscere la verità.&#8221; — Pablo Picasso</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando ho letto <em>Senza sangue</em> di Alessandro Baricco, ho sentito una lama gentile attraversarmi il petto. È un romanzo breve, ma tagliente, intriso di vendetta, redenzione e silenzi lunghi come una vita. Una storia che solo una mano delicata e profonda avrebbe potuto trasformare in cinema. Eppure, sapere che dietro la macchina da presa c&#8217;è Angelina Jolie non ha acceso in me l&#8217;entusiasmo. Al contrario, ha risvegliato dubbi antichi, mai sopiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è solo una questione di pregiudizio — o almeno, mi piace pensare di no. Ma le precedenti prove da regista di Jolie non hanno mai mostrato un&#8217;autrice capace di trattare la complessità umana con la profondità che <em>Senza sangue</em> richiede. Film come <em>In the Land of Blood and Honey</em> (2011) e <em>Unbroken</em> (2014) volevano raccontare l&#8217;orrore e la resilienza, ma finivano per schiacciare ogni sfumatura sotto il peso di una retorica pesante e una messa in scena didascalica. C&#8217;era l&#8217;ambizione, sì, ma anche un certo compiacimento estetico che sembrava voler nobilitare il dolore senza davvero comprenderlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con <em>By the Sea</em> (2015), in cui dirige se stessa accanto a Brad Pitt, il problema si fa persino più evidente. Un film che avrebbe voluto essere intimo e struggente si è rivelato invece autoindulgente, incerto tra la posa e il pathos. Una vacanza malinconica vestita da dramma europeo, ma senza la sostanza che rende il cinema francese o italiano degli anni &#8217;60 ancora oggi emozionante. Il risultato? Un film bello da vedere, ma vuoto da sentire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi è arrivato <em>First They Killed My Father</em> (2017), sicuramente il suo lavoro più solido e maturo, ma ancora intrappolato in un&#8217;estetica che, per quanto controllata, non riesce mai a farsi necessaria. L&#8217;impressione è che Jolie si avvicini al dolore degli altri con il rispetto che si deve a qualcosa che si guarda da fuori, mai da dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla luce di tutto questo, l&#8217;annuncio che stia adattando <em>Senza sangue</em> suona come un azzardo. Perché Baricco scrive nel non detto, nei vuoti, nei silenzi tra una parola e l&#8217;altra. E Jolie, almeno fino ad oggi, ha sempre avuto bisogno di spiegare troppo, di mostrare tutto. È difficile immaginare il volto imperscrutabile di Nina — personaggio chiave del romanzo — senza che venga ridotto a un&#8217;interpretazione teatrale o, peggio, a un&#8217;estetica da copertina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tonfo di <em>Maria</em> (2023), in cui ha cercato di incarnare Maria Callas, è stato forse il colpo più duro. Un film che avrebbe potuto celebrare la potenza emotiva di una donna leggendaria, ma si è perso in una rappresentazione piatta e impersonale, incapace di restituire la passione e la tragedia che furono la linfa di quella voce immortale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, ci sono stati registi che Baricco l&#8217;hanno saputo ascoltare davvero. Il primo e più celebre è Giuseppe Tornatore, che con <em>La leggenda del pianista sull&#8217;oceano</em> ha trasformato <em>Novecento</em> in una fiaba epica e struggente. Il talento visivo di Tornatore si è fuso con la scrittura musicale di Baricco in un equilibrio raro, capace di commuovere e affascinare senza mai tradire lo spirito originale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche <em>Seta</em>, nelle mani di François Girard, pur con qualche libertà, ha saputo rendere la delicatezza orientale e il silenzio erotico del romanzo. Una regia che ha scelto di suggerire piuttosto che spiegare, di trattenere invece che esibire, proprio come fa Baricco con le sue parole leggere e profondissime.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi registi hanno capito una cosa semplice e difficilissima: Baricco non si adatta, si interpreta. Non si conquista, si accompagna. La sua scrittura è un sottile equilibrio tra pensiero e poesia, tra carne e metafora. Chi la trasforma in immagini deve avere un rispetto quasi sacro per l&#8217;invisibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco perché, mentre attendo <em>Senza sangue</em> nella versione di Angelina Jolie, non riesco a scrollarmi di dosso la sensazione che manchi qualcosa — o meglio, che manchi qualcuno in grado di vedere oltre la superficie. Per ora, rimango in silenzio. In attesa. Ma con più timore che fiducia.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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