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	<title>serie Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Emergency per L’Aquila</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 20:31:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Per L’Aquila tre anni sono stati come un solo giorno e le emergenze sono tutte al punto di partenza; per una serie di responsabilità interne ed esterne che, comunque, hanno fatto sì che la città (ovvero ciò che ne resta) viva ancora le conseguenze del disastroso terremoto. Per questo motivo Emergency ha scelto la Piazza [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per L’Aquila tre anni sono stati come un solo giorno e le emergenze sono tutte al punto di partenza; per una serie di responsabilità interne ed esterne che, comunque, hanno fatto sì che la città (ovvero ciò che ne resta) viva ancora le conseguenze del disastroso terremoto.<br />
Per questo motivo Emergency ha scelto la Piazza Duomo del capoluogo abruzzese, che sembra addormentato fra rabbia e depressione, per il suo 11esimo incontro nazionale, fatto di conferenze, dibattiti, musica e spettacoli, per parlare dei diritti disattesi in Italia e nel mondo e della sua storia, meteriata da progetti umanitari e impegno civile, lunga 18, tenacissimi anni.<br />
Si è cominciato ieri 6 settembre alle 21, con un incontro pubblico nella immensa tensostruttura tirata su in tempo record, di fronte al Duomo, nell’area che chiamavamo “piè di piazza”, con un dibattito moderato da Corradino Minneo, a cui hanno preso parte, fra gli altri, Cecilia Strada, Giancarlo Caselli, Maurizio Landini, Vauro e Don Pino De Masi, seguito da un bel concerto di Miriam Foresti.<br />
E stasera, sempre nella struttura rimovibile da 1.600 posti, si va avanti con un incontro con Lella Costa ed altri illustri ospiti, fra cui: Gino e Cecilia Strada, Erri De Luca, Frankie Hi-Nrg, Ascanio Celestini e Alessandro Bergonzoni, per parlare di emergenze e di come affrontarle e superarle.<br />
Sabato 8, infine, un concerto con Marina Rei, Paola Turci, Frankie Hi-Nrg, Fiorella Mannoia ed il gruppo Vega’s, non per finire cantando, ma per pensare mentre si canta.<br />
Intanto la città si è come rianimata, almeno in parte e per effetto di una sorta di riviviscenza che sembrava annullata in questi ultimi mesi, mesi invece cruciali, per chi si candida, nel 2019, a Capitale europea della cultura.<br />
Oltre a Piazza Duomo, si animano di nuovo corso Vittorio Emanuele, dove in questa tre giorni si possono acquistare e gustare i prodotti tipici d’Abruzzo e dell’Aquila e San Bernardino, dove è stata allestita una piccola area gastronomica aperta a tutti, con circa 350 posti a sedere al coperto e un’area bar che resterà aperta anche la sera dopo gli spettacoli.<br />
Una bella occasione per molti, per ritrovare o scoprire monumenti, palazzi e siti, che conservavano la memoria artistica di una storia illustre e che oggi sono sorretti da un lungo intrecciarsi di pali e impalcature.<br />
Ma anche per mettere a nudo i pali, resi fragili dal tempo trascorso, che sorreggono una popolazione stremata ed amareggiata, ma che ancora ci crede nel futuro, perché conserva forte il ricordo della sua identità.<br />
Se in Italia siamo immersi nella crisi dal 2008, questa è divenuta più acuta ed insopportabile dall’anno dopo per noi aquilani.<br />
Ma ciò che trovo insopportabile (ogni giorno, in modo crescente), e non riuscire ad immaginare un futuro oltre la crisi, che non è soltanto un peccato di poca fantasia. È anche un limite grave e concreto affinché una nuova realtà possa seriamente affacciarsi.<br />
E questo è vero sia per il singolo con la sua realtà circostanziale, che per la collettività, cioè a livello sociale, di nazione, di città, di civiltà. La soglia che ci separa dall’oltre la crisi è anche il confine con il desiderio, con il non-ancora-realizzato, con l’esercizio della libera immaginazione, con il luogo dell’utopia. Se la crisi soffoca, a fantasia libera; ma non vedo davvero nessun opinion-leader (dentro e fuori dalla città) che si impegni ad usarla la fantasia.<br />
Ed allora, in controtendenza, voglio farlo io questo sforzo, voglio immaginare che l’uomo di oggi (a partire da quello aquilano), abbia e immediato bisogno di recuperare un senso più alto e più ampio dell’ esistenza: non soltanto pane, case e monumenti, ma anche occupazione, prospettive e, soprattutto, bellezza.<br />
La famosa piramide di Maslow, secondo cui soltanto dopo aver assolto ai bisogni primari (alimentazione, protezione) è possibile far emergere bisogni non-primari (autorealizzazione), ha forse sottovalutato l’enorme potere che la bellezza esercita sull’animo umano. La ricerca della bellezza è ciò che io immagino per l’Uomo di oggi, sempre che egli abbia l’aspirazione a diventare anche l’Uomo di domani. Non basteranno i comitati di bioetica a governare il futuro, ad instradare le nuove applicazioni di intelligenza artificiale, le tecniche di bio-ingegneria genetica, le frontiere delle nanotecnologie, i cambiamenti climatici mondiali, i processi di de-materializzazione della nuova cultura digitale.<br />
E non basteranno soldi e leggi per ricostruire la nostra città e noi stessi, perché saremo travolti dalla nostra stessa miopia, se non se non sapremo dotarci per tempo di una luce in grado di orientarli lungo nuovi punti di riferimento.<br />
E questa luce, immagino, possa essere soltanto la ricerca della bellezza, di cui abbiamo bisogno come di pane, una bellezza che il terremoto sembra aver oscurato, ma che a sprazzi riemerge, nelle tele del nostro Vincenzo Bonanni o nei festival musicali organizzati dal Maestro Agostino Valente.<br />
La bellezza di cui parlano, da punti di vista diversi, Errico Centofanti e Monsignor Antonini, quell’anelito potente capace di ispirare la gente comune e gli statisti, le persone semplici ed i grandi imprenditori, che è di fatto musa d’ogni nuovo progetto e di ogni innovazione, nutrimento della speranza, per tutti.<br />
Perché tutti hanno bisogno di bellezza, perché è lei che fa battere i cuori, fa scorrere il sangue che altrimenti si prosciugherebbe come sabbia e ricostruisce i luoghi, le nazioni, le comunità.<br />
E nel mio piccolo, assieme ai professionisti e al consiglio dell’Istituto Cinematografico Lanterna Magica de L’Aquila, voglio adoperarmi per diffondere questa bellezza, attraverso il cinema che è gioia ludica e reminiscenza di bellezza, che riesplode improvvisa nelle menti degli spettatori, perrchè, come ha scrittto Roberto Saviano (che è anche grande cinefilo), in “La bellezza e l&#8217;inferno: il cinema secondo Saviano”, er per capire la contemporaneità è necessaria sia la capacità di cogliere la distanza tra cinema e vita che la voglia di farne oggetto d’analisi profonda, perché, come ci insegnano i grandi di questa arte (Fellini in testa, mai poi Truffaut e William Powell e molti altri), la contraddizione tra l’immagine eterna del personaggio e quella mortale dell’attore è il fascio di luce che fende l’oscurità, illuminando appena gli altri spettatori, con un lieve chiarore per cui niente è ombra, in cui sul viso di ogni uomo si dipingono paure e desideri e ogni minima espressione è un’autentica opinione, una reazione che cogliamo per capire noi stessi, il nostro reale, le angosce ed il loro superamento.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Alcuni Giglio da non perdere</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 14:38:50 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Italia è arrivato per caso, nel 2006, un anno dopo la sua uscita, presentato come thriller spazzatura o di serie Z, trascurato da critica e pubblico che, invece, gli uni e gli altri, hanno molto apprezzato in Francia.</p>
<p>Terza pellicola di uno che al cinema aveva fatto tutto, “Caos”, scritto e diretto da Tony Giglio,  deve il suo titolo all’omonima e celebre teoria, più volte rimembrata durante il narrato, e che vuole dietro agli eventi anche meno correlabili un preciso filo conduttore.</p>
<p>Filo conduttore che dovrebbe essere dietro anche le svariate vicende criminose, fatte di rapine, omicidi e quant’altro, che ci vengono via via mostrate, e che lo spettatore si troverà a sbrogliare insieme al giovane detective protagonista, ovvero Dekker, interpretato da Ryan Phillippe (“Flags of our fathers”).</p>
<p>Un film che punta tutto sul classico topos del puzzle narrativo da ricostruire, i con una serie di ben assestati colpi di scena. Da questo punto di vista la pellicola riesce abbastanza, con una storia capace di intrigare, anche se in talune pieghe non è proprio convincente (già legare l’operato della mente dietro la rapina alla teoria sopra citata è alquanto forzato).</p>
<p>Meritano, a tal proposito, un’esplicita valutazione i due colpi di teatro dello script, che constano in alcune classiche agnizioni: il primo è poco prevedibile, ma si basa su una lampante scorrettezza della sceneggiatura, il secondo invece, pur essendo più telefonato (non vi spiego il perché per ovvi motivi), pare però più efficace, e conduce ad un epilogo non disprezzabile.</p>
<p>Un plot quindi dignitoso, però piuttosto limitato dai suoi artefici.</p>
<p>Ne parlo solo ora, a sei anni dalla sua uscita, perchè me l’ero perso e l’ho rivisto sere fa su Rai Movie (che continua la sua programmazione perfetta) e perché, da poco, ne è uscito un eccellente DVD.</p>
<p>Anche se mai riconosciuto per il loro autentico valore, due altri film (anch’essi già in DVD) di Tony Giglio mi sento di raccomandare.</p>
<p>In primo luogo “Soccer Dog” (2002), film per ragazzi della Eagle Pictures, con James Marshall, Olivia D&#8217;abo, che con molto senso del ritmo racconta di un uomo di successo, con nostalgia dei bei tempi in cui giocava a calcio, che adotta un bambino orfano sperando che diventi un bravo calciatore, senza tener conto che a lui, il calcio, non interessa.</p>
<p>Ma, soprattutto, “U-429:Senza via di fuga” (2004), un film imperdibile per gli appassionati del film di guerra, con una storia paradossale e davvero intrigante, sequenze brillanti, e spettacolari che rendono molto bene le sensazioni e le situazioni a bordo dei sottomarini.</p>
<p>Interessante l&#8217;introduzione storica sull&#8217;utilizzo e l&#8217;importanza che ebbero gli U-boot tedeschi nell&#8217;economia della guerra, con filmati originali di attacchi a navi e convogli alleati.</p>
<p>Infatti, i tedeschi erano perfettamente consapevoli che la vittoria o la sconfitta passava attraverso il controllo del Pacifico e dei convogli alleati che rifornivano gli eserciti in Europa.<br />
Per questo nel &#8217;42 raddoppiarono la produzione di U-boot , mettendone in mare a migliaia, solitari nelle loro incursioni , predatori del mare chiamati dagli alleati &#8221; La banda dei Lupi&#8221;.<br />
Nel gennaio del &#8217;43 Churchill e Roosevelt decisero di infliggere un duro colpo alla flotta degli U-boot, scatenando nel maggio/giugno una controffensiva con sottomarini alleati , dotati di mezzi e tecnologie sofisticatissime per quel periodo, ottimamente e duramente addestrati a questo tipo di azioni in mare.</p>
<p>L&#8217;U-boot tedesco 429 incrocia sulla sua rotta il sommergibile alleato Swordfish, col quale ingaggia uno spettacolare e durissimo combattimento, in cui il sommergibile alleato viene affondato e i pochi superstiti dell&#8217;equipaggio vengono raccolti a bordo del sottomarino tedesco, anch&#8217;esso comunque gravemente danneggiato.<br />
Ovviamente, gli SOS lanciati dallo Swordfish fanno giungere sul luogo unità navali alleate che bloccano sul fondo l&#8217;U-boot 429.</p>
<p>Intanto, ad aggravare la già disastrosa situazione , scoppia a bordo una mortale epidemia di meningite che farà morire diversi uomini , tanto che il comandante tedesco è costretto a  stringere un patto col comandante in seconda inglese.</p>
<p>In pratica, chiede aiuto ai marinai inglesi suoi prigionieri di riparare i danni e le avarie del sottomarino in cambio della salvezza dei suoi uomini, non appena incroceranno una nave alleata.<br />
Alcuni marinai tedeschi , contrari al patto stipulato, cercano di impadronirsi del sottomarino, ma durante il tentativo riusciranno ad uccidere il loro capitano Kremer, fallendo miseramente.</p>
<p>A questo punto, i marinai tedeschi ed inglesi , insieme riparano i danni e riescono a far ripartire il sommergibile che si dirige verso le coste alleate.</p>
<p>Ora mi sono messo alla ricerca del Dvd del suo ultimo film: “Timber Falls”, del 2007, un horror di 98 minuti ad  altissimo voltaggio, anche esso meteora, nel 2008, nelle nostre sale.</p>
<p>Conosco la storia: un weekend escursionistico in tenda sulle montagne diventa un viaggio all&#8217;inferno per una giovane coppia (Josh Randall e Brianna Brown) che resta invischiata nel piano grottesco elaborato dalle menti perverse di una famiglia abitante all’interno di un parco in West Virginia: i due sono stati scelti per generare il loro primogenito.</p>
<p>In apparenza, quindi, classico horror/slasher senza pretese,  con i cattivi pazzi al punto giusto,  sangue che scorre copioso e torture, ma, avendo ormai conosciuto (ed apprezzato Tony Giglio), credo  che vedrò una intelligente variazioni sul tema, con motivazioni che spingono i cattivi a comportarsi da tali ad aggiungere un pizzico di interesse ed originalità ad un genere “tra scontato”.</p>
<p>Avendo letto alcune recensioni (francesi e statunitensi), sarà il caso di raccomandarne la visione a quei molti americani che ancora si meravigliano che, nella loro civile Nazione, un certo modo di concepire la vita, porti a prodotti dissennati come quello studente di neuroscenze, che a soli 24 anni, ha fatto una strage in un cinema del Colorado, e che, dopo il massacro, tranquillamente, ha riferito agli investigatori di aver preso 100mg di Vicodin (un potente oppioide antidolorifico),  identificandosi come il “Joker “, poiché lo stesso farmaco venne trovato nel sistema circolatorio dell’attore Heath Ledger (Jocker sullo schermo), quando morì di “overdose accidentale da farmaci” nel 2008.</p>
<p>Holmes, questo il cognome del ragazzo, H stava perseguendo un programma di dottorato in neuroscienze presso l’Anschutz Medical Campus all’interno dell’Università del Colorado.</p>
<p>Potrebbe questa prestigiosa posizione accademica dedicata allo studio del funzionamento e del comportamento del cervello umano essere anche il sito di programmazione mentale di Holmes?</p>
<p>I concetti espressi in precedenza di “illusioni che permettono di cambiare il passato” e di “esperienza soggettiva” richiamano molto la programmazione di alterego, dove le illusioni sono infatti utilizzate per creare un falso passato negli alterego controllati mentalmente.</p>
<p>E di tutto questo, in fondo e dietro la maschera splatter, “Timber Falls” ci parla.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>L&#8217;Aquila Rugby: Maurizio Zaffiri rinnova il contratto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jul 2012 10:33:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Promessa mantenuta: la terza linea aquilana indosserà ancora la maglia nero verde. Maurizio Zaffiri ha rinnovato il contratto con una firma biennale che lo vedrà in campo con il consueto numero sette svolgendo inoltre il ruolo di preparatore atletico de LAquila Rugby 1936. Prima di tutto voglio ringraziare la società per aver rinnovato la fiducia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Promessa mantenuta: la terza linea aquilana indosserà ancora la maglia nero verde. Maurizio Zaffiri ha rinnovato il contratto con una firma biennale che lo vedrà in campo con il consueto numero sette svolgendo inoltre il ruolo di preparatore atletico de LAquila Rugby 1936.<br />
Prima di tutto voglio ringraziare la società per aver rinnovato la fiducia nei miei confronti: oggi, firmando questo contratto, realizzo il sogno di concludere la carriera da giocatore nella mia città  ha dichiarato Maurizio Zaffiri.<br />
Simbolo e bandiera del rugby nero verde, la terza linea aquilana si è sempre distinta per lindiscussa determinazione, tecnica ed emotiva, e per la sua capacità di mettersi a disposizione del gruppo e della squadra. Queste doti e la sua indubbia umiltà lo hanno portato ad una decisione importante, maturata di comune accordo con la società del presidente Marinelli: la consegna della fascia di capitano al tre quarti Marco Di Massimo.<br />
Due anni fa il club aquilano ha dato inizio ad un progetto societario e sportivo di durata quinquennale: al termine di questo percorso non sarò più in campo, almeno nelle vesti di giocatore, per cui ci è sembrato importante iniziare in questa stagione di mezzo lavvicendamento alla leadership della squadra, individuando fin da subito in Marco Di Massimo una nuova guida per il gruppo.  ha proseguito la terza linea aquilana  Marco è un ragazzo in gamba, viene da unottima stagione al termine della quale ha ricevuto il titolo di MVP del campionato di Eccellenza. È un giocatore che ogni volta che indossa la maglia nero verde non solo sente la giusta tensione tecnica per dare il massimo, ma vive profondamente la responsabilità e lorgoglio di rappresentare<br />
la nostra città. Non mi sento di dargli consigli perché credo che non esista un solo modo di essere capitano e sono certo che Marco individuerà il migliore, voglio però dirgli che se dovesse avere bisogno di un confronto sarò sempre lì pronto  ha concluso Maurizio Zaffiri.<br />
Oggi abbiamo rinnovato un contratto determinante: Maurizio Zaffiri è un grande giocatore, un simbolo importante dei colori neroverdi e, da questanno, un ulteriore vanto per il nostro staff tecnico. In merito al passaggio di consegne rivolgo a Marco Di Massimo le più sincere congratulazioni e so che ha tutte le qualità per raccogliere questa responsabilità e diventare un grande capitano  ha dichiarato il presidente Romano Marinelli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/07/09/laquila-rugby-maurizio-zaffiri-rinnova-il-contratto/">L&#8217;Aquila Rugby: Maurizio Zaffiri rinnova il contratto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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