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	<title>sfacelo abruzzese Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Abruzzo: tra Irpef alle stelle e cultura fantasma – l&#8217;inganno del silenzio istituzionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 06:09:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quando il potere diventa arbitrario, la resistenza diventa un dovere.&#8221;— Thomas Jefferson Un&#8217;Irpef più salata per coprire il nulla: la disfatta della Regione Abruzzo È ufficiale: i cittadini abruzzesi pagheranno più tasse per ricevere meno servizi. La Regione ha annunciato un pesante aumento dell&#8217;addizionale Irpef, giustificato dalla necessità di colmare un buco sanitario di 260 [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Quando il potere diventa arbitrario, la resistenza diventa un dovere.&#8221;</em><br>— <em>Thomas Jefferson</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>U</strong><strong>n&#8217;Irpef più salata per coprire il nulla: la disfatta della Regione Abruzzo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È ufficiale: i cittadini abruzzesi pagheranno <strong>più tasse per ricevere meno servizi</strong>. La Regione ha annunciato un <strong>pesante aumento dell&#8217;addizionale Irpef</strong>, giustificato dalla necessità di colmare un <strong>buco sanitario di 260 milioni di euro</strong>. Una decisione che pesa come un macigno sulle spalle di famiglie, lavoratori e pensionati, molti dei quali già alle prese con un&#8217;inflazione feroce, stipendi stagnanti e un accesso ai servizi pubblici sempre più complicato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ciò che rende questa scelta ancora più scandalosa è il fatto che, solo pochi mesi fa, <strong>la Regione Abruzzo ha ricevuto ben 1,2 miliardi di euro</strong>, teoricamente destinati proprio alla sanità. E allora, <strong>dove sono finiti quei soldi?</strong> Perché il sistema sanitario regionale è ancora in ginocchio? Perché gli ospedali sono sottorganico, perché i concorsi restano bloccati, perché le liste d&#8217;attesa sono infinite e le strutture fatiscenti?</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La verità è che non lo sappiamo.</strong> Nessun documento trasparente, nessun bilancio dettagliato, nessuna conferenza pubblica. Solo dichiarazioni vaghe e giustificazioni imbarazzanti. La sanità abruzzese, già da anni sotto stress, oggi vive una situazione al limite del collasso. E la risposta della Regione è aumentare le tasse. <strong>Un capolavoro di incapacità politica e arroganza amministrativa.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Si parla di &#8220;responsabilità&#8221; e &#8220;necessità&#8221;, ma <strong>nessuno si assume davvero la responsabilità</strong> di questo disastro. Il governo regionale naviga a vista, improvvisa, e scarica sui cittadini il costo delle proprie inefficienze. La parola &#8220;trasparenza&#8221; è un concetto estraneo. <strong>La logica è quella dell&#8217;emergenza permanente</strong>, senza un piano organico di riforma, senza investimenti strutturali, senza visione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure le risorse ci sono state. L&#8217;inerzia della giunta regionale non ha alcuna giustificazione. <strong>È legittimo domandarsi se esista, a questo punto, non solo un problema di incapacità, ma anche di credibilità politica.</strong> Perché si può fallire, ma non si può farlo nel silenzio e nell&#8217;impunità.<strong>&#8216;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;</strong><strong>Aquila &#8220;Capitale della Cultura 2026&#8221;: un&#8217;occasione che rischia di marcire</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, sul fronte culturale, si consuma un altro imbarazzo: <strong>il Comune dell&#8217;Aquila</strong>, insignito del prestigioso titolo di <strong>Capitale italiana della Cultura 2026</strong>, <strong>non ha ancora mosso un dito</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un trionfo annunciato, quello del titolo, che avrebbe dovuto segnare un punto di svolta per una città simbolo della resilienza e della rinascita post-sisma. Invece, a oltre un anno dalla proclamazione, <strong>non esiste ancora un piano concreto</strong>, <strong>non è stata avviata alcuna progettazione partecipata</strong>, <strong>nessun investimento culturale visibile all&#8217;orizzonte</strong>. I cantieri dormono, le idee latitano e le promesse elettorali svaniscono nell&#8217;aria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le realtà culturali locali — associazioni, artisti, cooperative, centri giovanili — <strong>non sono state coinvolte</strong>, anzi, spesso vengono ostacolate. Nessuna chiamata pubblica, nessuna cabina di regia trasparente, <strong>solo passerelle e comunicati stampa autoreferenziali</strong>. È come se il Comune avesse scambiato la cultura per una medaglia da esibire, non per una sfida da raccogliere. Un&#8217;occasione storica trasformata in <strong>una vetrina vuota</strong>, in un altro titolo da aggiungere alla pagina &#8220;eventi&#8221; del sito istituzionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel frattempo, <strong>il centro storico continua a vivere una ricostruzione a metà</strong>, con edifici pubblici chiusi, spazi per eventi inesistenti, e una scarsissima fruibilità turistica. Altro che capitale: sembra ancora una città ferma nel tempo, intrappolata in una retorica di resilienza che si è fatta immobilismo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed è proprio qui che emerge un aspetto ormai stucchevole: <strong>l&#8217;ossessione quasi liturgica per Celestino V e la Basilica di Collemaggio</strong>. Figure e luoghi simbolici, certamente. Ma <strong>non si può basare l&#8217;identità culturale di una città intera su un solo personaggio e un solo monumento</strong>. L&#8217;Aquila ha bisogno di <strong>liberarsi da una narrazione monocorde</strong> e iniziare a parlare di futuro, di arti contemporanee, di innovazione sociale, di nuove estetiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>È ora di smettere di rifugiarsi nel passato e cominciare ad aprirsi a nuove prospettive.</strong> Basta con i pellegrinaggi alla memoria fine a sé stessi. Serve un progetto culturale vero, dinamico, aperto al mondo. Una capitale della cultura non può vivere solo di commemorazioni e rievocazioni. Deve immaginare il domani.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>G</strong><strong>iovani dimenticati e spazi abbandonati: il vuoto dietro le parole</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutto questo, colpisce il <strong>totale abbandono delle politiche giovanili</strong>. I giovani a L&#8217;Aquila e in Abruzzo sono trattati come un problema marginale, anziché come la risorsa centrale per il rilancio del territorio. <strong>Mancano spazi culturali indipendenti, luoghi di aggregazione, laboratori di creatività, supporto all&#8217;impresa culturale giovanile.</strong> Gli studenti fuorisede arrivano, studiano e scappano. Chi resta lo fa nonostante tutto, tra precarietà e disillusione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Comune e la Regione parlano di futuro, ma non fanno nulla per chi quel futuro dovrebbe costruirlo.</strong> Nessuna misura per facilitare la nascita di collettivi culturali, startup creative, residenze artistiche. Tutto è lasciato all&#8217;iniziativa privata, spesso ostacolata dalla burocrazia e dall&#8217;inerzia politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La cultura giovanile, quella vera, dal basso, è ancora considerata &#8220;scomoda&#8221;</strong>, poco controllabile, poco omologata. E allora si preferisce investire in eventi patinati, affidare progetti agli amici degli amici, organizzare conferenze vuote e passerelle istituzionali. Il risultato? Una città che appare viva solo su Instagram, ma che nella realtà è spenta, delusa e arrabbiata.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il&nbsp;tempo della pazienza è finito</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È tempo di <strong>pretendere trasparenza, competenza e responsabilità</strong>. È tempo di chiedere conto di ogni euro speso, di ogni progetto non realizzato, di ogni occasione perduta. I cittadini abruzzesi non possono continuare a pagare l&#8217;incompetenza altrui con i propri soldi, la propria salute e il proprio futuro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cultura non può essere solo un&#8217;etichetta da esibire, né la sanità un salvadanaio da rompere quando le cose vanno male. È tempo di rompere il silenzio e costruire una nuova classe dirigente, capace, presente e al servizio della comunità. Il risveglio civico non è più un&#8217;opzione: <strong>è una necessità vitale</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/09/abruzzo-tra-irpef-alle-stelle-e-cultura-fantasma-linganno-del-silenzio-istituzionale/">Abruzzo: tra Irpef alle stelle e cultura fantasma – l&#8217;inganno del silenzio istituzionale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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