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	<title>sfiducia governo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Governo: Lo spettro della &#8220;Non sfiducia&#8221;, così Renzi punta a condizionare Conte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Apr 2020 18:24:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;e&#8217; uno spettro che agita i sonni della maggioranza: che Matteo Renzi voglia trasformare il governo guidato da Giuseppe Conte in una riedizione del governo della &#8220;non sfiducia&#8221;, l&#8217;esecutivo guidato da Giulio Andreotti che resse l&#8217;Italia nei mesi burrascosi tra il 1976 e il 1978. Nella ricostruzione raccolta dall&#8217;agenzia Dire al Senato tra fonti di maggioranza, si paventa l&#8217;uscita di Italia viva dal perimetro dei giallorossi, gia&#8217; nel mese di giugno. Una mossa che tuttavia non porterebbe alla caduta dell&#8217;esecutivo. Ma al suo condizionamento. Il governo potrebbe andare avanti grazie all&#8217;astensione di Italia Viva. Mutatis mutandis, e&#8217; esattamente quello che avvenne nel caso del terzo gabinetto Andreotti, un monocolore democristiano che resistette 1 anno e 7 mesi grazie all&#8217;astensione sulla fiducia dei comunisti. Anni bui, caratterizzati da un quadro economico devastante: l&#8217;inflazione all&#8217;11 per cento, il calo del Pil del 2,1%, con le banche che arrivano a emettere una sorta di moneta parallela, i &#8216;miniassegni&#8217;. Le istituzioni tremano sotto la minaccia del terrorismo e di scandali, come il caso Lockheed che arriva a lambire il Colle. In quel contesto, il Pci esce dalle elezioni politiche del 1976 al massimo storico. Le trattative con la Dc arrivano fino a una forma embrionale di solidarieta&#8217; nazionale. Il Pci consentira&#8217; la nascita del governo senza votare contro, ma astenendosi sulla fiducia. Cosi&#8217; alla Camera il governo viene fiduciato con 258 voti a favore e 303 astenuti, 44 i contrari. Al Senato con 136 si&#8217;, 69 astenuti, 17 voti contro. Nei 591 giorni di vita il governo Andreotti contratto&#8217; tutti i principali provvedimenti con il Pci, in una mediazione continua. Potrebbe essere questa, secondo fonti qualificate della maggioranza, la strategia di Matteo Renzi nei confronti del governo Conte. Nel pieno dell&#8217;emergenza coronavirus e del contraccolpo economico che questa comportera&#8217;, nessuno scommette su una crisi di governo, che finirebbe per sembrare incomprensibile. E d&#8217;altro canto in questa fase anche un quadro di vera solidarieta&#8217; nazionale, con un nuovo premier, sarebbe nell&#8217;immediato improponibile. Conte e&#8217; rafforzato dalle reciproche interdizioni tra M5s e Fi da una parte, Lega-Fdi e Pd-Leu dall&#8217;altra. &#8220;Matteo punta a creare lo spazio politico per un nuovo soggetto liberale e nello stesso tempo far pesare il suo sostegno al governo contrattando provvedimento per provvedimento. E&#8217; questo che intende quando parla di fine del populismo&#8221;, spiegano al Senato. Il tabellone dei voti in aula propende per questo scenario. Anche con l&#8217;uscita di Italia viva dalla maggioranza, difficilmente le opposizioni avrebbero i numeri per far cadere il governo. Forza Italia, Lega e Fratelli d&#8217;Italia a Palazzo Madama arrivano a 140 voti. Qualche senatore in meno della maggioranza privata di Italia Viva: Ms5 e Pd arrivano a 131, ma a questi si devono aggiungere i senatori di Leu e del Misto (7), 3 delle Autonomie e 3 di Svp. In totale 144 voti. In uno scenario di questo tipo, coi due fronti a misurarsi i voti testa a testa, la sopravvivenza dell&#8217;esecutivo &#8211; ragionano in ambienti di maggioranza &#8211; dipendera&#8217; dai 17 senatori di Italia viva, coi renziani nella condizione di attuare una politica dei due forni &#8211; governo/opposizione &#8211; da una posizione di minoranza. In tal caso a Renzi torneranno utili le parole che Berlinguer destino&#8217; ad Andreotti, nel discorso sulla fiducia del 10 agosto del 1976: &#8220;Il nostro voto non sara&#8217; una manifestazione di fiducia nel suo Governo, e soprattutto non si tradurra&#8217; in una attesa passiva, in un benevolo confidare nell&#8217;opera sua e dei suoi ministri. La nostra astensione &#8211; disse Berlinguer- vuol dire che riteniamo di potervi mettere alla prova&#8221;.&nbsp;</p>
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