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	<title>sfollati Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno costretti a fuggire per i conflitti</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/infanzia-save-the-children-nel-2025-record-di-bambini-sfollati-oltre-35-000-al-giorno-per/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:21:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno sono stati costretti a fuggire per conflitti: circa 13 milioni di minori sfollati internamente, +46% sul 2024.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/infanzia-save-the-children-nel-2025-record-di-bambini-sfollati-oltre-35-000-al-giorno-per/">Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno costretti a fuggire per i conflitti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Nel 2025 una media di oltre 35.000 bambini al giorno è stata costretta ad abbandonare la propria casa a causa di conflitti e violenze, il livello più alto mai registrato. Lo rileva un’analisi di Save the Children basata sui dati dell’Internal Displacement Monitoring Centre (IDMC), da cui emerge che per la prima volta i conflitti hanno superato le cause climatiche come principale fattore di sfollamento a livello globale.</p>
<p>L’organizzazione stima che, lo scorso anno, circa 13 milioni di minori siano stati coinvolti in sfollamenti interni dovuti a conflitti e violenze, una cifra che rappresenta un incremento del 46% rispetto ai circa 9 milioni stimati per il 2024. L’analisi di Save the Children applica ai numeri complessivi di sfollamento le percentuali di disaggregazione per età pubblicate dall’IDMC per ottenere la stima sui minori.</p>
<p>Tra i Paesi in cui violenze e scontri hanno prodotto il maggior numero di minori sfollati figurano la Repubblica Democratica del Congo (RDC), il Sudan, l’Iran e il Territorio Palestinese Occupato. In RDC, si stima che circa 5,6 milioni di persone siano sfollate all’interno del Paese, delle quali circa 2,5 milioni sono bambini.</p>
<p>La testimonianza di una madre citata dall’organizzazione descrive la perdita delle abitazioni e dei beni: “Abbiamo lasciato tutto: pentole, vestiti, materassi. Abbiamo dovuto ricominciare da zero”, racconta Salama. “La vita qui è molto difficile, soprattutto quando non si ha una terra sulla quale vivere”. Uno dei suoi figli, Gabriel, si è ammalato prima di morbillo e poi di malnutrizione acuta severa; grazie al supporto degli operatori sanitari comunitari e ai servizi sostenuti da Save the Children è stato indirizzato a cure mediche gratuite e ha iniziato a riprendersi, benché la famiglia continui ad affrontare difficoltà quotidiane legate allo sfollamento.</p>
<p>Il quadro globale è preoccupante anche per l’esposizione dei minori ai conflitti: un rapporto dell’organizzazione segnala che nel 2024 circa 520 milioni di bambini vivevano in aree interessate da conflitti attivi—oltre uno su cinque a livello mondiale—con un aumento del 60% rispetto al 2010. Nello stesso periodo, gli episodi di uccisioni, mutilazioni, violenze sessuali e altre gravi violazioni contro i minori verificati dalle Nazioni Unite sono aumentati del 373%.</p>
<p>Nel 2025, 32,7 milioni di bambini vivevano in condizioni di sfollamento interno, oltre quattro su cinque a causa di conflitti e violenze; più di 19 milioni di minori vivevano invece fuori dal proprio Paese come rifugiati o richiedenti asilo (dato riferito al 2024).</p>
<p>“Lo scorso anno, si stima che più di 35.000 bambini, ogni giorno, siano stati costretti a fuggire dalle proprie case a causa di conflitti e violenze. Alcuni di loro, in Paesi come RDC, Gaza e Sudan, obbligati ad abbandonare la propria abitazione due, tre o anche più volte” ha dichiarato Melinda van Zyl, Senior Advisor di Save the Children per Migrazione e Sfollamento. “Le statistiche sono sconvolgenti, ma un minore sfollato non è solo un numero”, ha proseguito van Zyl. “Dietro ogni dato c’è un bambino che, con ogni probabilità, ha assistito a una violenza e a una devastazione che nessuno della sua età dovrebbe mai vedere, prima di essere costretto a lasciare tutto ciò che gli è familiare — la scuola, gli amici, la propria comunità — per affrontare un futuro incerto”.</p>
<p>Save the Children sollecita gli Stati ad intervenire per prevenire i conflitti, promuovere la pace, perseguire le violazioni e assicurare un accesso umanitario sicuro e continuativo, oltre a garantire che i bambini sfollati possano accedere ad aiuti e interventi di lungo periodo adeguati ai loro bisogni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/infanzia-save-the-children-nel-2025-record-di-bambini-sfollati-oltre-35-000-al-giorno-per/">Nel 2025 oltre 35.000 bambini al giorno costretti a fuggire per i conflitti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Afghanistan: Save the Children, migliaia di famiglie senza casa a causa di 4 terremoti in una settimana</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/10/16/afghanistan-save-the-children-migliaia-di-famiglie-senza-casa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Oct 2023 18:29:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La quarta scossa di terremoto in una settimana ha colpito la Provincia di Herat in Afghanistan, causando il crollo di numerosi edifici e costringendo le persone a lasciare le loro case ancora una volta, mentre già in migliaia vivono nelle tende, esposti al forte vento e a tempeste di sabbia. L&#8217;ultima scossa di magnitudo 6.3 [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/10/16/afghanistan-save-the-children-migliaia-di-famiglie-senza-casa/">Afghanistan: Save the Children, migliaia di famiglie senza casa a causa di 4 terremoti in una settimana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">La quarta scossa di terremoto in una settimana ha colpito la Provincia di Herat in Afghanistan, causando il crollo di numerosi edifici e costringendo le persone a lasciare le loro case ancora una volta, mentre già in migliaia vivono nelle tende, esposti al forte vento e a tempeste di sabbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima scossa di magnitudo 6.3 ha interessato ieri un&#8217;area a circa 30 chilometri dalla città di Herat, colpendo nuovamente comunità già stremate dai forti terremoti dei giorni scorsi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono circa 20mila le persone coinvolte complessivamente in sei diversi distretti, 1.300 le vittime e 1.800 i feriti, la maggior parte dei quali sono donne e bambini che si trovavano nelle loro case al momento del terremoto. Molte persone dormono all&#8217;aperto dopo che le loro abitazioni sono state distrutte, e molte altre hanno il terrore di tornarci temendo altre scosse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La scorsa settimana, inoltre, la regione è stata colpita da forti tempeste di sabbia che hanno ostacolato la distribuzione degli aiuti, danneggiando le tende utilizzate come rifugi di emergenza e distruggendo le strutture mobili che forniscono cibo e assistenza sanitaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Save the Children sta lavorando con i propri partner ad Herat per fornire assistenza d&#8217;emergenza alle aree più colpite, inclusa la fornitura alle famiglie di sussidi in denaro per aiutarle a comprare materiali per ricostruire le loro case e altre forniture urgenti, come cibo e acqua potabile, e per pagare le cure mediche.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I nostri operatori stanno assistendo a scene desolanti. Centinaia di tende sono state allestite in pianure aperte per dare riparo alle famiglie che hanno perso tutto, ma in questi luoghi sono esposte a venti fortissimi e tempeste di sabbia. Quelli che prima erano villaggi, ora sono solo cumuli di macerie e rocce. I pochi e preziosi beni che le famiglie avevano un tempo, sono completamente sepolti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La maggior parte dei morti e dei feriti sono donne e bambini, che erano in casa quando il terremoto ha colpito. Molti sopravvissuti sono terrorizzati all&#8217;idea di tornare a casa. È impossibile uscire dallo stato di emergenza quando il terreno si muove continuamente. Questa è una crisi che si aggiunge ad una preesistente. Anche prima di questo disastro, i bambini soffrivano a causa di una tremenda mancanza di cibo. Allo stesso tempo, il rigido inverno si sta avvicinando rapidamente, in un momento in cui i bambini e le famiglie non hanno un riparo o vestiti caldi per proteggersi.&#8221;, ha dichiarato Arshad Malik, Direttore di Save the Children Afghanistan.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La nuova emergenza richiede nuovi finanziamenti. Senza un urgente stanziamento di fondi vedremo un impatto anche su programmi umanitari preesistenti, in quanto i finanziamenti, già insufficienti a far fronte ai bisogni, saranno ulteriormente messi a dura prova. La comunità internazionale non può voltare le spalle ai bambini di Herat che hanno urgentemente bisogno di aiuto &#8220;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Save the Children sostiene le comunità e protegge i diritti dei bambini in tutto l&#8217;Afghanistan dal 1976, anche durante i periodi di conflitto e i disastri naturali. Abbiamo programmi in nove province e lavoriamo con partner in altre sette province.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;agosto 2021, stiamo aumentando la nostra risposta per sostenere il numero crescente di bambini in difficoltà. Stiamo fornendo assistenza sanitaria, nutrizione, istruzione, protezione, alloggi, acqua, servizi igienici e sanitari, sicurezza alimentare e sostegno ai mezzi di sussistenza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/10/16/afghanistan-save-the-children-migliaia-di-famiglie-senza-casa/">Afghanistan: Save the Children, migliaia di famiglie senza casa a causa di 4 terremoti in una settimana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Indonesia: Sulawesi, migliaia gli sfollati a causa del terremoto</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/01/15/indonesia-sulawesi-migliaia-gli-sfollati-a-causa-del-terremoto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jan 2021 14:57:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il terremoto che oggi ha colpito l&#8217;isola di Sulawesi in Indonesia, uccidendo secondo le prime stime almeno 34 persone e distruggendo molti edifici, ha costretto almeno 15mila persone a lasciare le loro case. Lo afferma Save the Children, l&#8217;organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <span class="searchKey">terremoto</span> che oggi ha colpito l&#8217;isola di Sulawesi in Indonesia, uccidendo secondo le prime stime almeno 34 persone e distruggendo molti edifici, ha costretto almeno 15mila persone a lasciare le loro case. Lo afferma Save the Children, l&#8217;organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro. &#8220;È stato un <span class="searchKey">terremoto</span> molto forte. Anche se l&#8217;entita&#8217; dei danni non e&#8217; ancora chiara, sappiamo che i bambini sono spesso i piu&#8217; vulnerabili in queste catastrofi. Sara&#8217; un&#8217;esperienza particolarmente traumatizzante per quei minori che hanno gia&#8217; vissuto il devastante <span class="searchKey">terremoto</span> nell&#8217;isola di Sulawesi nel 2018. È essenziale che i bambini abbiano la priorita&#8217; nella risposta all&#8217;emergenza, poiche&#8217; potrebbero aver assistito alla morte di persone care o essere stati separati dai loro genitori. La nostra esperienza in queste situazioni ci suggerisce che avranno bisogno di un riparo immediato per essere tenuti al sicuro da eventuali danni&#8221;, ha dichiarato Dino Satria, capo del programma umanitario di Save the Children in Indonesia. &#8220;Save the Children insieme al proprio partner locale fara&#8217; una rapida valutazione dei bisogni e, se ci sara&#8217; bisogno di lanciare una risposta umanitaria &#8211; ha concluso Satria -, mobilitera&#8217; il personale necessario a rispondere alle esigenze dei bambini e delle loro famiglie colpite dal <span class="searchKey">terremoto</span>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/01/15/indonesia-sulawesi-migliaia-gli-sfollati-a-causa-del-terremoto/">Indonesia: Sulawesi, migliaia gli sfollati a causa del terremoto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Mali: tornano a casa 2mila rifugiati Tuareg</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/10/mali-tornano-a-casa-2mila-rifugiati-tuareg/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2019 14:42:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E&#8217; accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/10/mali-tornano-a-casa-2mila-rifugiati-tuareg/">Mali: tornano a casa 2mila rifugiati Tuareg</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E&#8217; accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili.<br />
Ma il ritorno di una certa stabilita&#8217; determinata dalla firma di un accordo di pace, mista alla voglia di riprendere una vita normale, ha spinto 1.883 persone &#8211; di cui 988 donne &#8211; a tornare volontariamente nel villaggio di Koigouma, nella regione centrate di Timbuctu. Lo hanno raccontato diversi intervistati ai media locali, spiegando che &#8220;per noi, tradizionalmente pastori e allevatori, la vita nei campi profughi risultava particolarmente dura&#8221;.<br />
A sostenere le pratiche legali e a dare assistenza umanitaria a queste famiglie, le amministrazioni locali in collaborazione con le Agenzie delle Nazioni Unite. Tra queste, l&#8217;Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), l&#8217;Unicef, il World food programme nonche&#8217; la Missione per la stabilizzazione del Mali (Minusma).<br />
Rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni Onu hanno quindi presenziato in settimana al rientro di queste persone. Tra questi, il governatore di Kidal, Koina Ag Ahmadou, il quale ha ribadito l&#8217;impegno del governo a proteggere e accompagnare il rientro dei profughi. Mohamed Ag Aboubacrine, leader della locale comunita&#8217; tuareg, ha invece festeggiato il rientro dichiarando che &#8220;contribuira&#8217; senza dubbio al rafforzamento della pace, della coesione sociale e della riconciliazione nazionale, tutti elementi indispensabili a uno sviluppo durevole&#8221;. Per Ricardo Maia, dirigente Minusma, l&#8217;unico modo di contrastare l&#8217;insicurezza &#8220;e&#8217; favorire il ritorno a casa degli sfollati&#8221;.<br />
Forte preoccupazione e&#8217; stata tuttavia espressa per l&#8217;assenza di cibo, acqua potabile e servizi essenziali nel villaggio, come presidi sanitari e scuole. Molte poi le case che risultano ancora danneggiate.<br />
Per il momento, le autorita&#8217; hanno distribuito beni e prodotti di prima necessita&#8217;, grazie alle forniture rese disponibili dalle organizzazioni Onu, tra cui 10 tonnellate di miglio, zanzariere, kit per purificare l&#8217;acqua, e prodotti per l&#8217;igiene personale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/10/mali-tornano-a-casa-2mila-rifugiati-tuareg/">Mali: tornano a casa 2mila rifugiati Tuareg</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Indonesia: 15 mila sfollati</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/12/26/indonesia-15-mila-sfollati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Dec 2018 17:18:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Sono passati 4 giorni dallo tsunami che ha colpito entrambi i lati dello stretto di Sunda in Indonesia e la situazione è ancora molto complessa” lo dichiara Andrea Iacomini Portavoce dell’UNICEF Italia. “Il numero dei dispersi continua a crescere, i morti sono 430 e i feriti oltre 1500. Quello che più colpisce è il numero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/12/26/indonesia-15-mila-sfollati/">Indonesia: 15 mila sfollati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Sono passati 4 giorni dallo tsunami che ha colpito entrambi i lati dello stretto di Sunda in Indonesia e la situazione è ancora molto complessa” lo dichiara Andrea Iacomini Portavoce dell’UNICEF Italia.</p>
<p>“Il numero dei dispersi continua a crescere, i morti sono 430 e i feriti oltre 1500. Quello che più colpisce è il numero degli sfollati che aumenta di ora in ora. Ad oggi ne contiamo circa 15000 tra cui un gran numero di bambini. Molte persone dormono ancora per strada, altre presso le abitazioni di amici o parenti dei villaggi vicini” prosegue “Siamo estremamente preoccupati per la situazione dei bambini che hanno bisogno di tutto, dall’assistenza psicologica dovuta al trauma dell’evento catastrofico fino alle cure mediche. Molti di essi, a causa dello tsunami sono stati separati dai propri genitori ecco perchè in queste ore è fondamentale tenere unite le famiglie e ricongiungere i bambini, laddove possibile, ai propri familiari come i nostri operatori in loco stanno facendo con il supporto del Governo”.</p>
<p>“L’UNICEF Indonesia” conclude “sta fornendo in queste ore kit sanitari (asciugamani, palette, secchi, assorbenti) e reti da letto e collabora con le autorità locali per la fornitura di cibo e alimenti nutrizionali”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/12/26/indonesia-15-mila-sfollati/">Indonesia: 15 mila sfollati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Filippine: ancora 237.000 persone sfollate a Marawi</title>
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		<pubDate>Wed, 23 May 2018 18:42:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Altre 164.000 persone sono tornate in città, praticamente distrutta dopo cinque mesi di assedio (23 maggio – 23 ottobre 2017), anche se il luogo epicentro della battaglia rimane inaccessibile. Gli sfollati, molti sotto forte stress psicologico, difficilmente ricevono sostegno dalla comunità internazionale. All’interno della città, la rete idrica è stata distrutta al 95%. Una delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Altre 164.000 persone sono tornate in città, praticamente distrutta dopo cinque mesi di assedio (23 maggio – 23 ottobre 2017), anche se il luogo epicentro della battaglia rimane inaccessibile. Gli sfollati, molti sotto forte stress psicologico, difficilmente ricevono sostegno dalla comunità internazionale. All’interno della città, la rete idrica è stata distrutta al 95%. Una delle cinque stazioni di pompaggio è completamente distrutta e le altre quattro necessitano di riparazioni urgenti per essere operative.</p>
<p>“Stiamo parlando di&nbsp;<strong>un assedio senza precedenti nel Paese che è durato cinque mesi e che ha trasformato Marawi in una città fantasma</strong>;” dice Javad Amoozegar, che nel 2017 ha diretto l’Emergency Response Team di Azione contro la Fame in Filippine. Azione contro la Fame è stata la prima organizzazione internazionale ad assistere gli sfollati e ad entrare in città quando è stata dichiarata la fine dell’assedio.</p>
<p>“Anche se la battaglia si è ufficialmente conclusa il 23 ottobre, il livello di distruzione rende quasi impossibile il ritorno sette mesi dopo e&nbsp;<strong>237.000 sfollati [354.000 persone hanno inizialmente lasciato la città] vivono ancora negli insediamenti o nelle comunità di accoglienza</strong>, che coprono a malapena i loro bisogni primari: dipendono dagli aiuti alimentari e dall’acqua acquistata da fornitori privati ​​o fornita da camion cisterna,” spiega Benedetta Lettera, referente regionale di Azione contro la Fame in Filippine. “<strong>A questa situazione delicata si è aggiunto l’impatto della tempesta tropicale Vinta, che il 22 dicembre ha colpito 175.000 persone</strong>“, aggiunge Amoozegar.</p>
<p>“Molti degli sfollati erano agricoltori o vivevano grazie ai loro orti: hanno perso tutti i loro mezzi di sussistenza – spiega Lettera – l’assedio ha completamente interrotto le dinamiche di mercato: Marawi era il principale centro commerciale e fornitore di beni per le comunità costiere del lago Lanao, ma l’impatto economico dell’operazione militare ha distrutto il commercio”.</p>
<p>Amoozegar avverte del rischio di radicalizzazione dei giovani senza via d’uscita o aspettative future: “Trovano nell’affiliazione ai gruppi jihadisti un’opzione di vita facile in un contesto di estrema povertà. Quello che è successo a Marawi potrebbe riaffiorare in qualsiasi momento in qualsiasi altra parte dell’isola di Mindanao”.</p>
<p>VOCI DI MARAWI</p>
<p><strong>Il team di Azione contro la Fame a Marawi, che gestisce l’approvvigionamento idrico e i servizi igienico-sanitari nella zona, ha raccolto le testimonianze di alcuni sfollati&nbsp;</strong>nel dossier “Voci di Marawi” per cercare di dare visibilità ad una crisi poco conosciuta.</p>
<p>“<strong>Prima avevamo una grande casa, un panificio e un fast food. Ora viviamo in un container.</strong>&nbsp;È difficile adattarsi a questa vita, soprattutto perché non sappiamo quando possiamo tornare a casa nostra,” dice&nbsp;<strong>Aliyah Pacalundo, 67 anni</strong>, che ancora non può tornare al ground zero di Marawi. Suo marito è sopravvissuto per 16 giorni a base di riso e acqua senza lasciare casa per paura dei cecchini.</p>
<p>“<strong>L’arrivo dell’ISIS ha cambiato tutto</strong>: prima hanno dato fuoco alla scuola di Dansalan, dove studiavano molti dei miei cugini. Poi hanno ucciso diversi cristiani e gli hanno tagliato la testa. Ho visto le teste a terra. Ho visto anche gambe e braccia mutilate,” dice&nbsp;<strong>Jawada Pacalundo, una ragazzina di 12 anni</strong>&nbsp;che è riuscita a superare i checkpoint con i suoi genitori e la sua tata cristiana nascosta nel bagagliaio.</p>
<p><strong>Johairah Macaombao, 27 anni</strong>, è tornata in città: “La guerra si è conclusa in ottobre e il 19 gennaio ci è stato permesso di tornare a casa nostra, ma all’arrivo abbiamo visto che era stata del tutto saccheggiata. E abbiamo perso anche i nostri mezzi di sostentamento, perché prima della guerra eravamo agricoltori, ma Marawi non ha più un mercato per vendere i nostri prodotti. Se andiamo nella città di Illigan, spendiamo di più nel trasporto di quanto guadagniamo con le vendite.&nbsp;<strong>È sempre più difficile sopravvivere senza un reddito: i miei figli chiedono cibo, piangono costantemente perché hanno fame</strong>, ma non abbiamo niente da dargli.”</p>
<p>“Con l’assedio è venuta a mancare anche la spazzatura, della quale vivevamo”, dice&nbsp;<strong>Arma Dulon, 45 anni</strong>, che ricavava i suoi principali mezzi di sussistenza grazie al deposito di scarti di Marawi.</p>
<p>“Ora non abbiamo cibo, nemmeno il riso.&nbsp;<strong>Certi giorni non guadagniamo neanche un centesimo perché Marawi non genera più rifiuti e quindi l’attività di riciclaggio è quasi completamente ferma</strong>. La mia figlia più piccola, Alimira, è stato molto male: prima ha avuto il morbillo e poi ha cominciato ad assottigliarsi sempre di più, fino al punto che i suoi occhi hanno perso il loro splendore. Gli anziani della zona hanno detto che era a causa della contaminazione causata dalle bombe, ma penso che sia anche per la spazzatura e per l’acqua che beviamo, che è contaminata.”</p>
<p><strong>Azione contro la Fame lavora nelle Filippine dal 2000 con un team di oltre 80 persone. A Marawi fornisce acqua potabile e servizi igienici di base</strong>, così come supporto nutrizionale e psicosociale alle comunità e alle famiglie sfollate. Sostiene anche un programma per l’attivazione di mezzi di sussistenza alternativi per le famiglie ritornate a Marawi dopo l’assedio.</p>
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		<title>9° anniversario sisma L’Aquila, i geologi: mantenere viva la memoria di quella notte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Apr 2018 13:36:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[6 aprile 2009]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[sfollati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, un violento terremoto di magnitudo momento 6,3 colpiva L’Aquila, la sua provincia e il teramano causando 309 vittime e 80mila sfollati. Nove anni dopo, a che punto è la ricostruzione nel capoluogo abruzzese? Innanzitutto è necessario fare una differenza tra ricostruzione privata e pubblica: la prima – che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 6 aprile 2009, alle ore 3:32, un violento terremoto di magnitudo momento 6,3 colpiva L’Aquila, la sua provincia e il teramano causando 309 vittime e 80mila sfollati. Nove anni dopo, a che punto è la ricostruzione nel capoluogo abruzzese? Innanzitutto è necessario fare una differenza tra ricostruzione privata e pubblica: la prima – che si riferisce agli appalti affidati direttamente dai cittadini &#8211; è a buon punto grazie alla concessione di 6 miliardi di euro, la somma già erogata è pari al 69,5% sul totale richiesto. La ricostruzione pubblica, invece, procede più lentamente: sono stati erogati 1,3 miliardi di euro su un totale di 2 miliardi di euro, in questo caso il totale stanziato è pari al 62,1% rispetto alla cifra richiesta. È quanto si legge dai dati riferiti, lo scorso 31 marzo,&nbsp;<a href="http://consiglionazionaledeigeolog.musvc2.net/e/t?q=6%3dGVIaH%26F%3dC%26G%3dDYJ%26H%3dBVFcE%26O%3dt4l5mM5J_4tdt_E4_3ues_C0_4tdt_D98Q9.N4Lm.B5_Lcva_Vr%267%3dxO5OnV.z85%26C5%3dXIW" target="_blank" rel="noopener">dall&#8217;Ufficio Speciale per la Ricostruzione (Usra)</a>&nbsp;relativi alla ricostruzione del Comune dell’Aquila e della sua periferia. Altri dati significativi riguardano la<a href="http://consiglionazionaledeigeolog.musvc2.net/e/t?q=6%3dLSCaM%26C%3d7%26G%3dIVD%26H%3dGS0cJ%26L%3dnM0G_xtiq_94_8rYs_H7_xtiq_89CN3.Fq4kKy6yB9DgUPaE.B0_IWvf_SlB45kQ.69v_KgtV_VvCgGw_IWvf_TjB4q2g0_IWvf_SBLu4zB5E_xtiq_97xFs8%26t%3dD1LB48.GuK%26oL%3dKY9" target="_blank" rel="noopener">rimozione delle macerie</a>&nbsp;in seguito al sisma del 2009: 2,7 milioni di tonnellate sono state rimosse presso i cantieri privati e 495 mila tonnellate in quelli pubblici per un totale di 3 milioni di tonnellate di macerie portate via. Sono ancora 8.024 le persone alloggiate nei Progetti Case e 2.149 quelle che si trovano nei Map (moduli abitativi provvisori).</p>
<p>“È necessario mantenere viva la memoria su quanto avvenuto la notte del 6 aprile 2009 quando la nostra Regione è stata colpita dal sisma che ha provocato la morte di oltre 300 persone”. Queste le parole del Consigliere abruzzese del CNG con delega alla Protezione civile,&nbsp;<b>Adriana Cavaglià</b>, alla vigilia del nono anniversario dal terremoto che ha messo in ginocchio l’Abruzzo. “Abbiamo continuato a contare altre vittime con gli eventi sismici che si sono ripetuti nel 2012 in Emilia, nel 2016 e 2017 nel Centro Italia e ad Ischia. Queste tragedie non devono più accadere in un Paese notoriamente ad elevata pericolosità sismica, ma nel quale il patrimonio edilizio è ancora vulnerabile, in maniera piuttosto estesa. È quindi necessario continuare ad intervenire sul costruito per ridurre il rischio sismico delle strutture, utilizzando gli strumenti che lo Stato ha messo a disposizione dei cittadini, come ad esempio il contributo Sisma bonus. È però altrettanto necessario – prosegue la geologa &#8211; avviare un’incisiva campagna di sensibilizzazione ed informazione alla popolazione affinché venga resa nota, in maniera chiara, tale opportunità che fornisce una detrazione per chi adotta misure antisismiche per la messa in sicurezza degli edifici, con una conseguente riduzione del rischio”.</p>
<p>A ribadire la necessità di fare una corretta prevenzione è&nbsp;<b>Domenico Angelone</b>, Consigliere del CNG: “Sono numeri che dimostrano quanto sia vulnerabile il nostro territorio e quanto sia necessario un piano prioritario di messa in sicurezza delle nostre città. Numeri che non contemplano la devastazione sociale e culturale nonché psicologica dei cittadini aquilani privati di un’identità oramai irrecuperabile che nessuna ricostruzione potrà mai sanare”.</p>
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		<title>Terremoto: servono acqua, container e bagni chimici</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 May 2012 15:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Acqua, container e bagni chimici. Sono le cose che servono ai campi che accolgono gli sfollati di Mirandola e San Felice sul Panaro. Oltre a piatti e posate di plastica, scatolame e pannolini (per bambini e anziani). È l’appello lanciato dai volontari della Protezione Civile che coordinano i campi e che invitano i cittadini a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/30/terremoto-servono-acqua-container-e-bagni-chimici/">Terremoto: servono acqua, container e bagni chimici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Acqua, container e bagni chimici. Sono le cose che servono ai campi che accolgono gli sfollati di Mirandola e San Felice sul Panaro. Oltre a piatti e posate di plastica, scatolame e pannolini (per bambini e anziani). È l’appello lanciato dai volontari della Protezione Civile che coordinano i campi e che invitano i cittadini a non recarsi personalmente nelle zone colpite dal terremoto per evitare l’intasamento delle strade principali indispensabili per i soccorsi.</p>
<p>Anche Sassuolo si sta mobilitando per aiutare i comuni del modenese colpiti dal terremoto del 20 e del 29 maggio. Oltre alla raccolta dei beni necessari agli sfollati, in particolare di Mirandola e San Felice sul Panaro, sono molti i cittadini di Sassuolo che hanno aperto le porte delle loro abitazioni a chi una casa non ce l’ha più. Anche il Comune sta facendo la sua parte. La giunta comunale ha deciso di devolvere il 10% dell’assegno mensile sul conto corrente attivato dalla Provincia lo scorso 20 maggio presso la filiale Unicredit di piazza Grande a Modena.</p>
<p>Da martedì mattina il punto di raccolta di beni e generi alimentari offerti dai sassolesi è situato presso i magazzini comunali di via Pia a Sassuolo dalle ore 8 alle ore 20 dove si sta raccogliendo il materiale da distribuire nelle zone terremotate. È stato attivato il centro di coordinamento dei Servizi sociali del Comune di Sassuolo (via Rocca 22) per i cittadini disponibili a ospitare gli sfollat. Per ospitare le persone prive di abitazione, si può chiamare il numero 0536.1844707 o inviare una e-mail al’indirizzo<a href="mailto:arendina@comune.sassuolo.mo.it">arendina@comune.sassuolo.mo.it</a>. Per donazioni: IBAN IT 52 M 02008 12930 000003398693 con causale “ terremoto maggio 2012”.</p>
<p style="text-align: right;">Francesca Della Spina</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/30/terremoto-servono-acqua-container-e-bagni-chimici/">Terremoto: servono acqua, container e bagni chimici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Maltempo, alluvioni in Toscana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Dec 2009 14:43:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 200 le persone ospitate in centri di accoglienza nella provincia di Lucca, altre 150 persone hanno deciso di restare nelle loro case, anche se allagate. Nel Pisano sono 140 le persone evacuate, soltanto 7 saranno tenute nelle strutture di accoglienza. E&#8217; questo il bilancio dell&#8217;alluvione che ha colpito in particolare le province di Pisa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a class="shutterset_" title="Alluvione di Lucca. By Valentina Manfredini © Tutti i diritti riservati " href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/gallery/lucca-alluvione/2009-12-25_00007.jpg"></a><img fetchpriority="high" decoding="async" class="ngg-singlepic ngg-none alignleft" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/gallery/lucca-alluvione/2009-12-25_00007.jpg" alt="2009-12-25_00007" width="289" height="304" />Sono 200 le persone <strong>ospitate in centri di accoglienza</strong> nella provincia di <strong>Lucca</strong>, altre 150 persone hanno deciso di restare nelle loro case, anche se allagate. Nel <strong>Pisano</strong> sono 140 le persone evacuate, soltanto 7 saranno tenute nelle strutture di accoglienza. <span id="more-990"></span>E&#8217; questo il bilancio dell&#8217;<strong>alluvione</strong> che ha colpito in particolare le province di Pisa e Lucca. La Provincia di Pisa cercherà di ripristinare gli argini distrutti dalle <strong>esondazioni del Serchio</strong>.</p>
<p>Foto by: Valentina Manfredini © Tutti i diritti riservati</p>
<p>[nggallery id=22]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/27/maltempo-alluvioni-in-toscana/">Maltempo, alluvioni in Toscana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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