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	<title>Sindromi infiammatorie Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Salute. Sindromi infiammatorie o KawaCovid? Due le ipotesi alla base</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2020 16:52:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[covid19KawaCovid]]></category>
		<category><![CDATA[salute]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ormai si parla di KawaCovid o di sindromi infiammatorie simil kawasaki. Nel mondo scientifico circolano, dunque, due ipotesi di base: &#8220;Il Covid-19 causa delle forma di kawasaki piu&#8217;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/14/salute-sindromi-infiammatorie-o-kawacovid-due-le-ipotesi-alla-base/">Salute. Sindromi infiammatorie o KawaCovid? Due le ipotesi alla base</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ormai si parla di KawaCovid o di sindromi infiammatorie simil kawasaki. Nel mondo scientifico circolano, dunque, due ipotesi di base: &#8220;Il Covid-19 causa delle forma di kawasaki piu&#8217; aggressive, che tendono a colpire bambini piu&#8217; grandi, che in qualche modo modificano l&#8217;espressione clinica della malattia; oppure siamo di fronte a forme iper infiammatorie multiorgano acute, che somigliano alla kawasaki ma sono differenti&#8221;. Il chiarimento viene da Angelo Ravelli, professore ordinario dell&#8217;Universita&#8217; degli studi di Genova (Unige), direttore della Clinica Pediatrica del Gaslini e segretario del gruppo di studio di Reumatologia della Societa&#8217; italiana di pediatria (Sip). Il suo gruppo e&#8217; stato il primo nel mondo occidentale a diffondere l&#8217;allerta di un aumento di frequenza di casi di bambini che avevano sviluppato caratteristiche simili alla malattia di kawasaki. I sintomi tipici di questa sindrome sono &#8220;febbre elevata, macchie tipo quelle del morbillo sul tronco e gli arti, arrossamento degli occhi, fissurazione delle labbra, la lingua a fragola, eritema o arrossamento delle mani e dei piedi, o ingrandimento dei linfonodi ai lati del collo. Nei casi italiani c&#8217;era almeno una di queste caratteristiche&#8221;, conferma lo specialista. Per Ravelli, tuttavia, non si puo&#8217; ancora parlare di kawaCovid, perche&#8217; &#8220;servono dati su numeri piu&#8217; grandi. A Bergamo sono stati rilevati solo 10 casi, al Gaslini nelle ultime 3 settimane 5 bambini sotto i due anni con una forma classica di Kawasaki, a New York piu&#8217; di 100 soggetti. Questa non e&#8217; una patologia che si presenta in migliaia di casi&#8221;.</p>
<p>Si tende a differenziare queste forme infiammatorie dalla Kawasaki perche&#8217; &#8220;una grossa fetta di bambini ha manifestato caratteristiche non tipiche rispetto alla forma classica della malattia: un&#8217;eta&#8217; maggiore (sopra i 5 anni), sintomi gastrointestinali (mal di pancia, diarrea, vomito), interessamento del miocardio (il muscolo del cuore) e non frequentemente delle arterie coronarie. In molti casi- fa sapere Ravelli- sono emerse complicanze gravi, come la sindrome da shock tossico o quella di attivazione macrofagica, entrambe causate da una tempesta citochinica. La stessa che si vede nei polmoni dei pazienti adulti con la Covid. Sempre atipico, rispetto alla malattia di Kawasaki, e&#8217; il calo dei linfociti, una delle componenti dei globuli bianchi del sangue. Attenzione- rimarca il professore dell&#8217;Unige- queste due sindromi si possono osservare anche nella forma di Kawasaki classica, ma in percentuali molto basse: il 2% per la prima e il 5-7% per la seconda. Nelle forme &#8216;KawaCovid&#8217;, invece, sembrano molto frequenti e per questo motivo richiedono ricovero in terapia intensiva e cure farmacologiche piu&#8217; aggressive. Dunque, oltre l&#8217;immunoglobulina endovenosa, si parla di terapie con corticosteroidi e raramente con farmaci biologici, quali quelli inibitori dell&#8217;interlochina 1 (una delle citochine che aumentano)&#8221;.</p>
<p>Informare senza allarmare pero&#8217; e&#8217; il motto del pediatra reumatologo, soprattutto se si deve parlare ai genitori. &#8220;Queste malattie sono rare, non sono contagiose ed e&#8217; importante riconoscerle tempestivamente e trattarle entro 7 giorni. Se il bambino manifesta uno dei sintomi sovracitati, consultate subito il pediatra di famiglia. In presenza di uno dei sintomi, il bambino va subito ricoverato e trattato &#8211; come per i 10 casi di Bergamo e gli 8 inglesi &#8211; sempre con immunoglobuline endovena, che nella kawasaki classica sono in grado, nell&#8217;80-90% dei casi, di spegnere in 24-48 ore i sintomi e prevenire la principale complicanza: lo sviluppo di aneurismi (dilatazione delle arterie coronarie del cuore). Il rischio senza immunoglobuline sale al 25% e con le immunoglobuline scende al 4-5%. Se, invece, il bambino non risponde alle immunoglobuline, o ritorna la febbre e sintomi seri dopo 24-48 ore dalla loro scomparsa- ricorda il medico- allora si puo&#8217; ripetere l&#8217;infusione di immunoglobuline, ma certamente occorrera&#8217; iniziare la terapia cortisonica endovena a dosaggio elevato. La terapia cortisonica ha portato alla guarigione tutti i bambini italiani e in tempi rapidi. Alle famiglie dico- ribadisce Ravelli- non abbiate paura di portare i bambini in ospedale, perche&#8217; adesso gli ospedali sono sicuri e hanno percorsi differenziati&#8221;. Un&#8217;ulteriore curiosita&#8217;, relativa a queste nuove forme infiammatorie o di KawaCovid, riguarda le differenze etniche nella severita&#8217; della malattia: &#8220;È piu&#8217; frequente in Giappone, anche se in questo momento sta vedendo un calo di incidenza e nessun kawacovid e&#8217; stato segnalato, la stessa cosa e&#8217; avvenuta in Cina, mentre in Inghilterra su 8 casi 6 erano di etnia afrocaraibica, uno asiatico e un bambino mediorientale. I nostri sono tutti caucasici&#8221;, aggiunge Ravelli. Infine, esiste una spiegazione sul perche&#8217; a molti di questi bambini ricoverati per la sindrome il tampone non sia risultato positivo al Coronavirus: &#8220;Perche&#8217; la malattia non e&#8217; un effetto diretto alla Covid, ma una reazione immunitaria anomala di difesa alterata al virus- sottolinea lo specialista- che causa lo sviluppo della malattia con una latenza di un mese circa. Tanto e&#8217; vero che l&#8217;insorgenza dei casi a Bergamo e&#8217; posteriore di un mese dall&#8217;inizio della pandemia&#8221;. Possono sviluppare la kawaCovid anche i bambini asintomatici alla Covid o quelli che sono guariti. &#8220;Infatti i bambini che sviluppano questa infiammazione sono risultati nella maggioranza dei casi positivi alla sierologia (che rileva gli anticorpi che il bambino produce). Sarebbe importante- conclude Ravelli- che tutti i bambini positivi alla Kawasaki venissero sottoposti alla sierologia&#8221;.</p>
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