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	<title>social dumping Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Social Dumping: si costituisce romeno ricercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Aug 2015 08:35:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si e&#8217; costituito nella tarda serata di ieri a Teramo, Nicolae Otescu, detto Nico, il romeno di 46 anni, sesto indagato dell&#8217;inchiesta &#8220;Social dumping&#8221; sullo sfruttamento della manodopera nei cantieri della ricostruzione dell&#8217;Aquila. L&#8217;uomo, latitante nelle ore in cui la Direzione distrettuale antimafia (Dda) dell&#8217;Aquila, attraverso i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo dell&#8217;Aquila, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si e&#8217; costituito nella tarda serata di ieri a Teramo, <strong>Nicolae Otescu</strong>, detto Nico, il romeno di 46 anni, sesto indagato dell&#8217;inchiesta <strong><em>&#8220;Social dumping&#8221;</em></strong> sullo <strong>sfruttamento della manodopera nei cantieri della ricostruzione dell&#8217;Aquila.</strong> L&#8217;uomo, latitante nelle ore in cui la Direzione distrettuale antimafia (Dda) dell&#8217;Aquila, attraverso i carabinieri del Nucleo investigativo del Reparto operativo dell&#8217;Aquila, ha disposto l&#8217;avvio dell&#8217;operazione<strong>, si e&#8217; costituito accompagnato dal suo avvocato.</strong></p>
<p>Nei giorni scorsi il cittadimo romeno, ha affidato a varie emittenti televisive della Romania la propria &#8220;difesa&#8221;, sostenendo di avere tutte le certificazioni in regola e di essere sostanzialmente un benefattore, un imprenditore che e&#8217; riuscito a dare lavoro a numerosi suoi connazionali con paghe piu&#8217; che dignitose. Le accuse mosse dalla Dda dell&#8217;Aquila, sono di associazione a delinquere finalizzata allo sfruttamento degli operai, impiego illecito di questi lavoratori nei cantieri e altri reati quali l&#8217;autoriciclaggio. Nei giorni scorsi, per rogatoria, sono stati ascoltati gli altri indagati: si tratta di tre imprenditori edili teramani: <strong>Massimo Di Donato</strong>, 53 anni, <strong>Giancarlo Di Bartolomeo</strong>, 49 anni, amministratori della Meg Costruzioni e di <strong>Antonio D&#8217;Errico</strong>, 59 anni, di Tortoreto (Teramo). Con loro figurano anche gli imprenditori di Sulmona (L&#8217;Aquila): <strong>Francesco Salvatore</strong>, di 56 anni di Pettorano Sul Gizio (L&#8217;Aquila) e <strong>Panfilo De Meo</strong>, di 52 anni di Sulmona.</p>
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		<title>22 milioni di appalti a ditte coinvolte in &#8220;Social Dumping&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jul 2015 11:27:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Alle ditte i cui amministratori sono finiti oggi in carcere erano stati affidati appalti edili relativi all&#8217;attivita&#8217; di ricostruzione post-sisma, della citta&#8217; dell&#8217;Aquila e di altri Comuni del cratere, per circa 22 milioni e mezzo di euro. In particolare, la manodopera di nazionalita&#8217; romena a basso costo veniva impiegata a L&#8217;Aquila nell&#8217;aggregato di via Verdi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/30/22-milioni-di-appalti-a-ditte-coinvolte-in-social-dumping/">22 milioni di appalti a ditte coinvolte in &#8220;Social Dumping&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Alle ditte i cui amministratori sono finiti oggi in carcere erano stati affidati appalti edili relativi all&#8217;attivita&#8217; di ricostruzione post-sisma, della citta&#8217; dell&#8217;Aquila e di altri Comuni del cratere, per circa <strong>22 milioni e mezzo di euro</strong>. In particolare, la manodopera di nazionalita&#8217; romena a basso costo veniva impiegata a L&#8217;Aquila nell&#8217;<strong>aggregato di via Verdi e su corso Vittorio Emanuele</strong> (importo lavori 15 milioni e 272 mila euro), in quello su <strong>via Bominaco</strong> (4 milioni e 135 mila euro) entrambi appaltati al consorzio <strong>Sulter Scarl</strong> amministrato da Francesco Salvatore e Massimo Di Donato. Gli operai dell&#8217;est Europa, inoltre, sono stati trovati al lavoro in un cantiere del Comune di Vittorito (1 milione 593 mila euro) e in uno di Pratola Peligna (1 milione 486 mila euro), entrambi appaltati all&#8217;impresa &#8220;Salvatore &amp; Di Meo&#8221;. Le indagini condotte dai carabinieri sono andate avanti per circa un anno e mezzo e comunque fino a pochi giorni fa. A tutti gli arrestati viene contesta l&#8217;associazione per delinquere poiche&#8217; &#8211; si legge in un passo dell&#8217;ordinanza di custodia cautelare &#8211; <em>&#8220;si associavano tra loro allo scopo di commettere una serie indeterminata di reati fiscali e di autoriciclaggio nonche&#8217; di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro&#8221;.</em></p>
<p><em> &#8220;In particolare gli indagati</em> (nell&#8217;inchiesta non ce ne sono atri, almeno per il momento, ndr) <em>avviavano una complessa organizzazione nella quale Nicolae Otescu e Antonio D&#8217;Errico attraverso le ditte romene da loro gestite, la Ni-To Costruetii Civili srl e To-Ni Roit Edilizia srl, procuravano a Francesco Salvatore, Panfilo Di Meo, Massimo Di Donato e Giancarlo Di Bartolomeo e alle ditte gestite, anche di fatto, dai medesimi Meg srl, Salvatore &amp; Di Marco srl, Salvatore &amp; Di Marco e C Snc ed al consorzio Sulter Scarl, manodopera a basso costo di nazionalita&#8217; romena&#8221;</em>, <em>&#8220;giustificandone formalmente la presenza mediante ricorso al contratto di distacco comunitario, applicato in totale carenza dei suoi presupposti, escamotage posto in essere &#8211; spiega il gip &#8211; al fine di celare sia la mera intermediazione di manodopera che lo sfruttamento dei lavoratori&#8221;</em>. Con questo &#8216;modus operandi&#8217; i titolari delle ditte italiane venivano in possesso di <em>&#8220;documenti fiscali utilizzati sia ai fini dell&#8217;evasione delle imposte che per la costituzione di fondi neri da reimpiegare in attivita&#8217; economiche e speculative, fondi realizzati con la provvista costituente parte dell&#8217;utile della complessa attivita&#8217; illecita&#8221;</em>.</p>
<p>Stando sempre a quanto verificato dagli investigatori prima e accertato dagli inquirenti poi, Otescu e D&#8217;Errico <em>&#8220;provvedevano al graduale spostamento delle somme accreditate sui conti romeni delle ditte romene, al prelevamento delle stesse in Romania e alla loro restituzione &#8216;in nero&#8217;, nel territorio italiano&#8221;</em>, agli altri quattro indagati, <em>&#8220;detratta una percentuale per la commissione pari all&#8217;incirca al 10% dell&#8217;importo restituito&#8221;.</em> In buona sostanza i soldi che riuscivano a ricavare erano parte del frutto della differenza tra i reali salari e quelli che invece avrebbero dovuto realmente percepire gli operai romeni. Sia D&#8217;Errico che Otescu nel corso di un controllo della Finanza (il primo avvenuto il 28 febbraio 2015, l&#8217;altro il primo maggio scorso) erano stati trovati in possesso di una consistente somma di denaro in contanti, i totale circa 36 mila euro. Entrambi stavano tornando in Abruzzo dalla Romania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/30/22-milioni-di-appalti-a-ditte-coinvolte-in-social-dumping/">22 milioni di appalti a ditte coinvolte in &#8220;Social Dumping&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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