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	<title>spazio Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Spazio. Osservato buco nero supermassiccio che si comporta in modo insolito</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jun 2022 20:14:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A otto miliardi di anni luce dalla Terra c&#8217;è un buco nero supermassiccio che si sta allontanando dal centro della sua galassia. Un comportamento del tutto insolito che ha attirato l&#8217;attenzione degli studiosi, e che ha trovato ora una spiegazione grazie al lavoro di un gruppo internazionale di ricerca guidato da Gianluca Castignani (Dipartimento di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">A otto miliardi di anni luce dalla Terra c&#8217;è un buco nero supermassiccio che si sta allontanando dal centro della sua galassia. Un comportamento del tutto insolito che ha attirato l&#8217;attenzione degli studiosi, e che ha trovato ora una spiegazione grazie al lavoro di un gruppo internazionale di ricerca guidato da Gianluca Castignani (Dipartimento di Fisica e Astronomia &#8220;Augusto Righi&#8221;, Università di Bologna e Inaf, Istituto nazionale di astrofisica) e Takahiro Morishita (California Institute of Technology e Space Telescope Science Institute). In due articoli pubblicati su Astronomy and Astrophysics Letters e su The Astrophysical Journal, gli studiosi indicano le &#8216;prove&#8217;, delle &#8220;forti evidenze&#8221;, spiega una nota dell&#8217;Università di Bologna, che da un lato che il buco nero supermassiccio è nato dalla fusione di due galassie e dei loro rispettivi buchi neri, e dall&#8217;altro che le onde gravitazionali generate da questo evento hanno &#8220;calciato&#8221; il nuovo buco nero spingendolo, con una sorta di &#8220;effetto rinculo&#8221;, fuori dal centro della galassia. Questo buco nero supermassiccio, &#8220;calciato&#8221; fuori dal centro della galassia, si trova all&#8217;interno di una potente sorgente radio extra-galattica, il quasar 3C 186. &#8220;È la prima conferma con osservazioni ad alta risoluzione di questo tipo di effetto generato dalle onde gravitazionali&#8221;, spiega Castignani. &#8220;I risultati che abbiamo ottenuto sono straordinariamente in linea con le previsioni teoriche e offrono nuovi importanti elementi per la nostra comprensione dell&#8217;evoluzione dei buchi neri supermassicci e della formazione delle strutture a grande scala nell&#8217;universo, oltre ad aprire nuove prospettive per l&#8217;utilizzo delle prossime generazioni di radiotelescopi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli eventi di fusione delle galassie sono uno dei meccanismi fondamentali che regolano la crescita delle galassie e l&#8217;evoluzione dei buchi neri supermassicci. Quando avvengono, i buchi neri al centro delle galassie si fondono, creando uno dei fenomeni più energetici possibili nell&#8217;universo: una quantità enorme di energia viene rilasciata sotto forma di onde gravitazionali, le quali sono capaci di generare delle increspature nel &#8220;tessuto&#8221; dello spaziotempo. Le previsioni teoriche mostrano che in alcuni casi particolari, a seconda dell&#8217;orientamento reciproco degli assi di rotazione dei buchi neri e del rapporto delle loro masse, la fusione di due buchi neri può produrre onde gravitazionali non isotropiche, generando un effetto di rinculo. Grazie a questo effetto il nuovo buco nero formatosi dalla fusione dei due buchi neri di partenza può essere &#8220;calciato&#8221; fuori dal centro della galassia stessa. Fino ad oggi però non esistevano osservazioni dettagliate che potessero confermare o confutare queste previsioni. &#8220;Effettuare osservazioni ad alta risoluzione sia in ottico che in radio era fondamentale per capire se effettivamente il buco nero super massiccio di 3C186 fosse stato calciato fuori dalla galassia stessa: i nuovi studi confermano questo scenario, permettendoci di capire meglio come evolvono i buchi neri supermassicci e le loro galassie ospiti&#8221;, dice Castignani. &#8220;È infatti ancora dibattuta la possibilità che due buchi neri supermassicci possano avvicinarsi ad una distanza tale da produrre onde gravitazionali tanto intense: l&#8217;alternativa è che raggiungano invece un&#8217;orbita stabile senza mai fondersi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il buco nero supermassiccio del quasar 3C 186 era un ottimo candidato per tentare di rispondere a questi interrogativi, dato che la sua posizione appare spostata rispetto al centro della galassia in cui si trova: un fenomeno che potrebbe essere spiegato dalla spinta delle onde gravitazionali. Per indagarlo, gli studiosi hanno utilizzato nuove osservazioni, sia ottiche che nelle onde radio, con livelli di risoluzione e sensibilità senza precedenti. Grazie alle immagini ottenute dal telescopio Hubble, è stato infatti possibile non solo confermare con grande accuratezza la posizione spostata del buco nero rispetto al centro della sua galassia, ma anche stabilire che la galassia ospite di 3C 186 è il prodotto di una fusione di galassie avvenuta in passato, circa un miliardo di anni prima. I risultati sono presentati nel primo dei due paper prodotti, pubblicato su The Astrophysical Journal. Nel secondo studio, invece, pubblicato su Astronomy &amp; Astrophysics Letters, i ricercatori hanno analizzato 3C 186 con le osservazioni del radiotelescopio Northern Extended Millimeter Array (NOEMA), che si trova sul Plateau de Bure, nelle Alpi francesi. I risultati ottenuti hanno permesso di confermare per la prima volta tramite osservazioni radio ad alta risoluzione che la posizione spostata del buco nero è con alta probabilità dovuta alla spinta delle onde gravitazionali generate dall&#8217;evento di fusione di due buchi neri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Queste osservazioni interferometriche erano fondamentali per testare lo scenario dell&#8217;effetto rinculo generato dalle onde gravitazionali&#8221;, conferma Castignani. &#8220;Ci hanno infatti permesso di sondare sia la riserva di gas molecolare all&#8217;interno della galassia ospite, ovvero il carburante che permette la formazione delle stelle, sia l&#8217;emissione radio del quasar 3C186, la quale è alimentata dal materiale in prossimità del buco nero supermassiccio&#8221;. Grazie alle nuove osservazioni del radiotelescopio NOEMA gli studiosi hanno scoperto non solo che il gas molecolare della galassia è spostato, in proiezione, di ben 38.000 anni luce rispetto alla posizione del quasar 3C186 che ospita il buco nero super massiccio, ma anche che i due si muovono ad con una velocità relativa di 2.000 chilometri al secondo lungo la linea di vista. Conclusioni, queste, che supportano fortemente lo scenario secondo cui il buco nero supermassiccio di 3C 186 è stato espulso dal nucleo della galassia in seguito alla produzione di onde gravitazionali generate dalla fusione avvenuta tra due buchi neri.</p>
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		<title>Spazio. Fotografato il buco nero al centro della via lattea</title>
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		<pubDate>Thu, 12 May 2022 14:06:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ora è ufficiale: al centro della via lattea c&#8217;è un buco nero, ed è stato fotografato. La prova è il frutto di una collaborazione internazionale tra Event Horizon Telescope (Eht) con il contributo italiano di Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Universita&#8217; Federico II di Napoli e di Cagliari. L&#8217;Eht [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ora è ufficiale: al centro della via lattea c&#8217;è un buco nero, ed è stato fotografato. La prova è il frutto di una collaborazione internazionale tra Event Horizon Telescope (Eht) con il contributo italiano di Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Universita&#8217; Federico II di Napoli e di Cagliari. L&#8217;Eht è una collaborazione internazionale nata per raggiungere uno degli obiettivi più ambiziosi dell&#8217;astrofisica moderna: osservare direttamente l&#8217;ambiente circostante di un buco nero con una risoluzione angolare paragonabile all&#8217;orizzonte degli eventi, la regione intorno a un buco nero dalla quale non può fuoriuscire nulla, nemmeno la luce. Il progetto valorizza e porta avanti il costante progresso nella tecnica della Very Long Baseline Interferometry (VLBI). Questa tecnica, in uso in radioastronomia sin dagli anni Cinquanta, consiste nel correlare dati da radiotelescopi sparsi in tutto il mondo, mettendoli a sistema per creare insieme un interferometro dalle dimensioni molto maggiori di quelle di ogni singola antenna. Nel caso di EHT, combinando radiotelescopi in diversi continenti si è creato un osservatorio virtuale delle dimensioni della Terra stessa: in questo modo, si ottiene il massimo potere di risoluzione angolare, l&#8217;abilità di distinguere dettagli nel cielo, raggiungibile da un osservatorio sulla superficie terrestre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;oggetto massiccio che si cela al centro della nostra galassia quindi è un buco nero. Già in passato gli scienziati avevano scoperto stelle che si muovevano intorno a un corpo invisibile, compatto e molto massiccio al centro della Via Lattea. Quelle osservazioni suggerivano che l&#8217;oggetto in questione, chiamato Sagittarius A, fosse un buco nero, e l&#8217;immagine resa pubblica oggi fornisce la prima prova visiva diretta a sostegno di questa ipotesi. Il buco nero, che si trova a circa 27 mila anni luce dalla Terra in direzione della costellazione del Sagittario, appare nel cielo con una dimensione pari a quella che avrebbe una ciambella sulla Luna. Per realizzarne l&#8217;immagine, il team ha creato il potente Event Horizon Telescope- EHT mettendo insieme otto osservatori radio-astronomici in tutto il mondo per creare un unico telescopio virtuale dalle dimensioni del pianeta Terra. &#8220;Anche se non possiamo vedere il buco nero stesso, perché non emette luce, il gas che brilla attorno ad esso possiede un aspetto distintivo- spiegano i ricercatori- una regione centrale scura, chiamata &#8216;ombra&#8217; del buco nero, circondata da una struttura brillante a forma di anello&#8221;. La nuova immagine cattura la luce distorta dalla potente gravità del buco nero, che ha una massa pari a quattro milioni di volte quella del Sole. adattarci, consapevoli che ne varrà sempre la pena&#8221;, conclude il ministro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Event Horizon Telescope- EHT ha osservato Sagittarius A per diverse notti nell&#8217;aprile 2017, raccogliendo dati per molte ore di seguito, in modo simile a quando si effettua un&#8217;esposizione lunga con una macchina fotografica. Cruciale per raggiungere questo risultato è stato il contributo di ALMA, l&#8217;Atacama Large Millimeter/submillimeter Array, il più potente radiotelescopio esistente, che dal deserto di Atacama, in Cile, scruta il cosmo in banda radio a lunghezze d&#8217;onda millimetriche e submillimetriche. L&#8217;Italia partecipa ad ALMA attraverso l&#8217;ESO, lo European Southern Observatory, e ospita il nodo italiano del Centro regionale europeo ALMA presso la sede dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) di Bologna. La scoperta arriva dopo la prima immagine di un buco nero, quello al centro della galassia lontana M87, resa pubblica dalla Collaborazione EHT nel 2019. I due buchi neri appaiono straordinariamente simili, anche se quello nel cuore della nostra galassia è oltre mille volte più piccolo e meno massiccio rispetto a quello di M87. Ottenere il nuovo risultato è stato molto più difficile rispetto al precedente, anche se Sgr A* è molto più vicino a noi. Il team ha dovuto sviluppare nuovi sofisticati strumenti di analisi dati per tener conto del moto del gas intorno a Sagittarius A, che impiega pochi minuti a completare un&#8217;orbita attorno a questo buco nero. Il buco nero al centro della galassia M87 fotografato nel 2019 è molto più grande e il gas, che si muove alla stessa velocità (prossima a quella della luce) attorno a entrambi i buchi neri, impiega giorni o addirittura settimane per orbitare intorno ad esso: era dunque un target più stabile e quasi tutte le immagini avevano lo stesso aspetto. &#8220;Non è accaduto lo stesso per Sagittarius A- spiegano i ricercatori- l&#8217;immagine del buco nero al centro della nostra galassia è una media delle diverse immagini estratte dal team, svelando finalmente questo oggetto per la prima volta&#8221;. Un risultato frutto del lavoro di oltre 300 ricercatori e ricercatrici di 80 istituti in tutto il mondo che insieme formano la Collaborazione EHT.</p>
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		<title>Spazio. INAF: risveglio di due buchi neri supermassicci</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Apr 2021 17:51:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie ai dati raccolti dalla missione spaziale SRG/eROSITA, un team guidato da ricercatori dell&#8217;Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre in Germania e a cui ha partecipato anche Gabriele Ponti, dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha individuato due galassie finora considerate quiescenti che invece mostrano eruzioni quasi-periodiche. I nuclei di queste galassie emettono potenti bagliori [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie ai dati raccolti dalla missione spaziale SRG/eROSITA, un team guidato da ricercatori dell&#8217;Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre in Germania e a cui ha partecipato anche Gabriele Ponti, dell&#8217;Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), ha individuato due galassie finora considerate quiescenti che invece mostrano eruzioni quasi-periodiche. I nuclei di queste galassie emettono potenti bagliori nei raggi X ogni poche ore, raggiungendo picchi di luminosita&#8217; paragonabili a quelli prodotti da un&#8217;intera galassia. Questo comportamento pulsante potrebbe essere dovuto a una stella o un oggetto celeste di massa simile che orbita attorno al buco nero supermassiccio situato nelle regioni centrali della galassia. La scoperta, pubblicata oggi sulla rivista Nature, aiutera&#8217; gli scienziati a capire meglio l&#8217;attivita&#8217; dei buchi neri nelle galassie di piccola massa. I quasar o nuclei galattici attivi (in breve, AGN) sono considerati i fari dell&#8217;universo lontano. La luminosita&#8217; della loro regione centrale, alimentata dal buco nero supermassiccio che accresce enormi quantita&#8217; di materia, puo&#8217; essere migliaia di volte superiore a quella di una galassia come la nostra Via Lattea.</p>
<p>&#8220;Nella survey a tutto cielo di eROSITA, abbiamo trovato due galassie precedentemente quiescenti che ora mostrano netti e potenti impulsi quasi periodici nei raggi X&#8221;, dice Riccardo Arcodia, dottorando dell&#8217;Istituto Max Planck per la Fisica Extraterrestre (MPE), primo autore dello studio pubblicato su Nature. Questi oggetti sono decisamente rari: finora, infatti, erano note solo due sorgenti con proprieta&#8217; analoghe. &#8220;Poiche&#8217; questo nuovo tipo di sorgenti sembra essere peculiare solamente nei raggi X, abbiamo deciso di utilizzare i dati della missione eROSITA e ne abbiamo trovate immediatamente altre due&#8221;, aggiunge Arcodia. Il telescopio eROSITA attualmente scansiona l&#8217;intero cielo nei raggi X e i dati che vengono raccolti con continuita&#8217; sono ideali per cercare eventi transitori, proprio come queste eruzioni di energia. Entrambe le nuove sorgenti scoperte da eROSITA hanno mostrato una notevole variabilita&#8217; nei raggi X nell&#8217;arco di poche ore, caratteristica che e&#8217; stata confermata da osservazioni di follow-up con i telescopi spaziali XMM-Newton e NICER. A differenza dei due oggetti simili finora noti, le galassie di queste nuove sorgenti scoperte da eROSITA erano finora ritenute ospitare buchi neri quiescenti. &#8220;Queste due galassie appaiono del tutto normali, con una massa piuttosto contenuta e senza indizio di alcuna attivita&#8217; peculiare precedente&#8221;, spiega Andrea Merloni del MPE, principal investigator di eROSITA. &#8220;Senza queste improvvise e ripetute eruzioni di raggi X le avremmo ignorate&#8221;.</p>
<p>Emissione quasi-periodica come quella scoperta da eROSITA e&#8217; tipicamente associata a sistemi binari. I dati indicano che, se queste eruzioni fossero innescate dalla presenza di un oggetto orbitante attorno al buco nero, la sua massa dovrebbe essere molto piu&#8217; piccola di esso, ad esempio come quella di una stella o anche a una nana bianca. Questi oggetti celesti potrebbero interagire con il buco nero e la materia circostante durante ogni orbita. &#8220;Non sappiamo ancora cosa possa innescare queste eruzioni di raggi X &#8211; sottolinea Arcodia &#8211; ma sappiamo che le regioni circostanti al buco nero erano tranquille fino a poco tempo fa, quindi non e&#8217; necessario ipotizzare che fosse gia&#8217; presente un disco di accrescimento come quello attorno ai buchi neri nelle galassie attive per innescare questi fenomeni&#8221;. Ulteriori campagne di osservazione nei raggi X di questi oggetti aiuteranno a confermare o escludere questo scenario. &#8220;Se l&#8217;origine di queste eruzioni fosse un sistema binario, sarebbe una soluzione molto intrigante perche&#8217; ci permetterebbe in futuro di combinare sia osservazioni nelle onde elettromagnetiche che in quelle gravitazionali, aprendo cosi&#8217; nuove frontiere dell&#8217;astrofisica multimessaggera&#8221; conclude Gabriele Ponti, ricercatore INAF a Milano.</p>
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		<title>Spazio. Esa cerca nuova squadra di astronauti, bando dal 31 marzo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/02/16/spazio-esa-cerca-nuova-squadra-di-astronauti-bando-dal-31-marzo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2021 17:16:32 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la prima volta dal 2009 l&#8217;Agenzia spaziale europea (Esa) cerca nuovi astronauti e nuove astronaute. La campagna di reclutamento e&#8217; stata presentata oggi, il bando sara&#8217; aperto dal 31 marzo al 28 maggio 2021. I requisiti? Essere cittadini di un Paese membro o associato dell&#8217;Esa, essere in possesso di laurea specialistica o titolo superiore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/02/16/spazio-esa-cerca-nuova-squadra-di-astronauti-bando-dal-31-marzo/">Spazio. Esa cerca nuova squadra di astronauti, bando dal 31 marzo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per la prima volta dal 2009 l&#8217;Agenzia spaziale europea (Esa) cerca nuovi astronauti e nuove astronaute. La campagna di reclutamento e&#8217; stata presentata oggi, il bando sara&#8217; aperto dal 31 marzo al 28 maggio 2021. I requisiti? Essere cittadini di un Paese membro o associato dell&#8217;Esa, essere in possesso di laurea specialistica o titolo superiore in Scienze naturali, Medicina, Ingegneria, Matematica o Scienze informatiche, con tre anni di esperienza lavorativa dopo la laurea, oppure avere un brevetto di pilota collaudatore sperimentale. Eta&#8217; massima 50 anni. Occorrera&#8217; presentare un curriculum in inglese in formato Europass, una lettera motivazionale (sempre in inglese), un certificato aeromedico di idoneita&#8217; per piloti privati, tutto tramite il sito messo online appositamente da Esa. Altre caratteristiche del candidato? Fluente conoscenza della lingua inglese, estrema flessibilita&#8217; in termini di sede e orario di lavoro. Richiesta anche la disponibilita&#8217; a partecipare a esperimenti di bioscienza. La nuova squadra sara&#8217; composta da 4 a 6 astronauti o astronaute. Per la prima volta ci saranno anche delle riserve e sono ammessi candidati disabili. L&#8217;annuncio dei nomi selezionati e&#8217; atteso per ottobre 2022. &#8220;Abbiamo astronauti stupendi, dei supereroi. Pero&#8217; la loro selezione risale a 11 anni fa, e&#8217; tanto tempo: il gruppo andava rinnovato. Le capacita&#8217; e l&#8217;esperienza degli astronauti attuali deve essere trasferita alle nuove leve&#8221;, ha spiegato il prossimo direttore generale dell&#8217;Esa Joseph Aschbacher, in carica dall&#8217;1 marzo. Qualche consiglio dai veterani: &#8220;Fate la domanda- e&#8217; l&#8217;invito di Samantha Cristoforetti, astronauta italiana del corpo Esa-. Molti non sono abbastanza fiduciosi nelle loro possibilita&#8217;, ma io direi: non importa, se avete i minimi requisiti e passione fate la domanda. Ce la potete fare&#8221;. Il collega Luca Parmitano: &#8220;All&#8217;ultimo bando hanno partecipato 8.420 persone, sogno che questa volta siano il doppio. Il consiglio e&#8217;: siate voi stessi&#8221;.</p>
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		<title>Spazio. Fadji Maina, un&#8217;ingegnere nigerina alla Nasa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Sep 2020 15:56:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Fadji Maina ha 29 anni, e&#8217; un&#8217;ingegnere specialista in idrologia, lo studio delle caratteristiche fisiche e chimiche dell&#8217;acqua, ed e&#8217; la prima scienziata nigerina a lavorare per la Nasa, l&#8217;agenzia spaziale del governo degli Stati Uniti. Originaria della citta&#8217; di Zinder, la seconda piu&#8217; grande del suo Paese, ha iniziato a lavorare negli uffici di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fadji Maina ha 29 anni, e&#8217; un&#8217;ingegnere specialista in idrologia, lo studio delle caratteristiche fisiche e chimiche dell&#8217;acqua, ed e&#8217; la prima scienziata nigerina a lavorare per la Nasa, l&#8217;agenzia spaziale del governo degli Stati Uniti.<br />
Originaria della citta&#8217; di Zinder, la seconda piu&#8217; grande del suo Paese, ha iniziato a lavorare negli uffici di Washington il 27 agosto. La chiamata dell&#8217;agenzia ha coronato un percorso accademico cominciato in un liceo nigerino e culminato con un dottorato nell&#8217;universita&#8217; californiana di Berkeley, trampolino di lancio per la Nasa. Un lungo viaggio, attraversato senza mai dimenticare Zinder, 235.000 anime nel cuore del Sahara. &#8220;Sono cresciuta in un ambiente dove il rapporto con l&#8217;acqua era molto problematico &#8211; ha detto alla stampa locale la scienziata &#8211; questo mi ha incoraggiato a studiare idrologia e a voler saperne di piu&#8217; sulle molecole d&#8217;acqua&#8221;.<br />
Maina, che ha ricevuto una telefonata di congratulazioni anche dal presidente nigerino Mahamadou Issoufou, ha intenzione di diventare un esempio per le sue connazionali piu&#8217; giovani. &#8220;Diro&#8217; loro di non lasciarsi andare se qualcuno dice che una persona del Niger, peggio ancora una giovane ragazza, non potrebbe fare qualcosa del genere&#8221; ha sottolineato l&#8217;ingegnere. &#8220;Credete in voi stesse e trovate un ambiente che vi supporti&#8221;.<br />
Maina e&#8217; stata inserita dalla rivista statunitense Forbes tra i 30 giovani da seguire nel mondo della scienza.</p>
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		<title>Spazio. La base per esplorare Luna o Marte? Ci sta nel sottosuolo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/07/24/spazio-la-base-per-esplorare-luna-o-marte-ci-sta-nel-sottosuolo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2020 13:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla Luna ci sono cavita&#8217; talmente enormi da arrivare a contenere il centro storico di Padova. E questa scoperta vale parecchio per i programmi di esplorazione spaziale: il sottosuolo della Luna ed anche quello di Marte stanno diventando un obiettivo sempre piu&#8217; importante perche&#8217; &#8220;condotti di tali dimensioni possono raggiungere lunghezze superiori ai 40 chilometri, [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla Luna ci sono cavita&#8217; talmente enormi da arrivare a contenere il centro storico di Padova. E questa scoperta vale parecchio per i programmi di esplorazione spaziale: il sottosuolo della Luna ed anche quello di Marte stanno diventando un obiettivo sempre piu&#8217; importante perche&#8217; &#8220;condotti di tali dimensioni possono raggiungere lunghezze superiori ai 40 chilometri, fornendo spazio a sufficienza per ospitare intere basi planetarie per l&#8217;esplorazione umana della Luna&#8221;, spiega Riccardo Pozzobon, geologo planetario del Dipartimento di Geoscienze dell&#8217;Universita&#8217; di Padova. C&#8217;e&#8217; il suo nome assieme a quello di Francesco Sauro, speleologo, direttore dei corsi Caves e Pangaea dell&#8217;Esa e professore al Dipartimento di Scienze biologiche dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna, a capo del gruppo di ricercatori che ha indagato sulle grotte formate dall&#8217;escavazione della lava, i tubi lavici, presenti sulla Terra, stimando anche le enormi dimensioni dei loro analoghi lunari e marziani. E il loro lavoro e&#8217; finito sulla rivista scientifica internazionale Earth-Science Reviews. &#8220;L&#8217;implicazione piu&#8217; importante di questo studio e&#8217; che anche se nel caso della Luna i condotti hanno dimensioni impressionanti, a causa della bassa gravita&#8217; la loro volta si trova entro la soglia di stabilita&#8217;&#8221;, spiega Matteo Massironi, professore di Geologia strutturale e planetaria del Dipartimento di Geoscienze dell&#8217;Universita&#8217; di Padova. &#8220;Cio&#8217; significa che la maggior parte dei tubi lavici al di sotto dei maria basaltici della Luna sono tuttora intatti&#8221;. E questi lava tubes, aggiunge Sauro, proteggono dalla radiazione cosmica e solare, riparano dai micrometeoriti che cadono di continuo sui pianeti e offrono &#8220;un ambiente interno a temperatura controllata, non soggetta a variazioni tra notturne e diurne&#8221;.</p>
<p>Le caratteristiche dei lava tubes attirano quindi l&#8217;interesse delle agenzie spaziali in vista di possibili future esplorazioni sulla superficie della Luna (anche relative al progetto Artemis della Nasa) e, nel caso di Marte, &#8220;per la ricerca di segni di vita presente o passata nel sottosuolo&#8221;, dice Sauro. &#8220;L&#8217;Esa ha lanciato nell&#8217;autunno del 2019 una campagna di raccolta di idee rivolta a industrie e Universita&#8217; per lo sviluppo di nuove tecnologie dedicate ad esplorare cavita&#8217; nel sottosuolo lunare, ed ha previsto la realizzazione di un lander lunare che avra&#8217; tra i possibili scenari di missione anche i tubi lavici&#8221;, precisa Jo De Waele, speleologo e professore dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna, tra gli autori dello studio. &#8220;Inoltre, dal 2012 l&#8217;Esa svolge, con la collaborazione di varie Universita&#8217; europee tra cui quelle di Bologna e Padova, i programmi di addestramento Caves e Pangaea, rispettivamente focalizzati all&#8217;esplorazione di grotte e alla geologia planetaria, inclusi tubi lavici nell&#8217;isola di Lanzarote. Ad oggi, 36 astronauti da cinque diverse agenzie spaziali sono stati addestrati a progressioni in grotta, e sei astronauti e quattro specialisti di missione e operazioni hanno acquisito le capacita&#8217; necessarie per condurre attivita&#8217; geologico-esplorative sul campo&#8221;.</p>
<p>&#8220;I lava tubes esistono non solo sulla Terra, ma anche nel sottosuolo della Luna e di Marte i cui pozzi di accesso in superficie sono stati ripetutamente osservati nelle immagini ad alta risoluzione fornite dalle sonde interplanetarie. La presenza di tali condotti e&#8217; infatti spesso evidenziata da allineamenti sinuosi di cavita&#8217; e collassi nei tratti in cui la volta della galleria ha ceduto&#8221;, spiega Sauro. &#8220;Questi collassi, di fatto, costituiscono anche potenziali ingressi o finestre sul sottosuolo. Piu&#8217; in generale, i lava tubes presentano espressioni morfologiche superficiali che hanno notevoli somiglianze con i loro analoghi terrestri, molti dei quali gia&#8217; esplorati dagli speleologi come nel caso delle Hawaii, delle Isole Canarie, di Australia e Islanda&#8221;. Lo studio dei volumi e delle morfologie delle porzioni collassate di lava tubes sulla superficie della Luna e di Marte e&#8217; stato effettuato tramite modelli digitali del terreno ottenuti da immagini satellitari stereoscopiche e da altimetrie laser acquisite da sonde interplanetarie, aggiunge Riccardo Pozzobon. &#8220;I dati ottenuti- racconta Pozzobon- sono stati confrontati con rilievi topografici di morfologie di collasso analoghe presenti sulla superficie terrestre e con spettacolari scansioni laser dell&#8217;interno di lava tubes di Lanzarote e delle Galapagos, che hanno permesso di fornire un vincolo sulle relazioni tra collassi e porzioni di cavita&#8217; sotterranee ancora intatte&#8221;. I ricercatori hanno cosi&#8217; scoperto che, rispetto ai tubi lavici terrestri che raggiungono i 10-30 metri di diametro, le dimensioni aumentano di 100 volte su Marte e di 1.000 sulla Luna. &#8220;Questo impressionante aumento di dimensioni che comporta una stima fino a un miliardo di metri cubi sulla Luna e&#8217; dovuto alla minore gravita&#8217; e ai suoi effetti sul vulcanesimo&#8221;.</p>
<p>Esplorazione di un tubo lavico nel sottosuolo di Lanzarote (Foto: ESA/Luca Ricci)</p>
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		<title>Spazio. Solar Orbiter fotografa i falò solari, il ruolo dell&#8217;Italia</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Jul 2020 13:21:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Solar Orbiter, missione spaziale europea e della Nasa con importante partecipazione italiana, ha scattato le prime immagini a distanza ravvicinata del Sole. Ha cosi&#8217; potuto immortalare gli sbuffi di plasma della nostra stella, &#8220;il Sole e i Falo&#8217;, ricordando quelli lunari di Cesare Pavese&#8221;, scrive l&#8217;Agenzia spaziale italiana (Asi) in un comunicato. A bordo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Solar Orbiter, missione spaziale europea e della Nasa con importante partecipazione italiana, ha scattato le prime immagini a distanza ravvicinata del Sole. Ha cosi&#8217; potuto immortalare gli sbuffi di plasma della nostra stella, &#8220;il Sole e i Falo&#8217;, ricordando quelli lunari di Cesare Pavese&#8221;, scrive l&#8217;Agenzia spaziale italiana (Asi) in un comunicato.<br />
A bordo di Solar Orbiter, partito a febbraio, c&#8217;e&#8217; anche Metis, lo strumento coronografico italiano ottimizzato per l&#8217;osservazione dello strato piu&#8217; esterno dell&#8217;atmosfera solare: la corona solare. Metis &#8220;che ha un design innovativo, occulta il disco solare per produrre un&#8217;eclissi artificiale, un po&#8217; come fa la Luna quando si frappone tra noi e la nostra stella- spiega l&#8217;Asi- Il coronografo che prende il nome dalla mitologia greca, utilizza un occultatore esterno per studiare le regioni coronali dove si accelera il vento solare con osservazioni simultanee sia in luce visibile che ultravioletta. Lo strumento Metis, finanziato e gestito dall&#8217;Agenzia Spaziale Italiana, e&#8217; stato ideato e realizzato da un team scientifico composto da INAF, dalle Universita&#8217; di Firenze e di Padova e dal CNR-IFN, con la collaborazione del consorzio industriale italiano, formato da OHB Italia e Thales Alenia Space, dell&#8217;istituto MPS di Gottinga (Germania) e dell&#8217;Accademia delle Scienze di Praga&#8221;.<br />
Il team italiano, grazie al supporto dell&#8217;Agenzia spaziale europea (Esa), &#8220;ha completato con successo la campagna di test dello strumento, acquisendo immagini della corona solare da una distanza mai raggiunta prima&#8221;.<br />
Metis e&#8217; &#8220;il primo coronografo a misurare l&#8217;emissione ultravioletta dell&#8217;idrogeno nella corona solare simultaneamente l&#8217;emissione in banda visibile con una risoluzione spaziale e temporale mai raggiunta da un coronografo sia spaziale sia terrestre&#8221;, spiega Marco Romoli, dell&#8217;Universita&#8217; di Firenze e Principal Investigator di Metis. &#8220;Le osservazioni ottenute da Metis permetteranno di studiare le strutture e la dinamica del vento e dei fenomeni transienti come le eruzioni di massa coronale&#8221;, aggiunge Romoli.<br />
&#8220;Metis, unico nel suo genere, utilizzera&#8217; un singolo telescopio, per produrre simultaneamente immagini in banda UV e in banda visibile, e, pertanto, la sua realizzazione ha rappresentato una sfida tecnologica e innovativa per il nostro Paese. Metis permettera&#8217; di continuare la tradizione della coronografia spaziale italiana, iniziata piu&#8217; di vent&#8217;anni fa con il successo dello strumento UVCS a bordo della missione SOHO&#8221;, commenta Barbara Negri, responsabile dei programmi scientifici dell&#8217;Asi.<br />
Nessuna altra immagine del Sole e&#8217; stata ripresa da una distanza cosi&#8217; ravvicinata cosi&#8217; come quelle acquisite dalla suite di strumenti a bordo di Solar Orbiter. Durante il suo primo perielio, il punto in cui l&#8217;orbita ellittica della navetta spaziale e&#8217; piu&#8217; vicino al Sole, Solar Orbiter si e&#8217; avvicinato fino a 77 milioni di chilometri dalla superficie della stella, circa la meta&#8217; della distanza tra il Sole e la Terra. La navicella alla fine si avvicinera&#8217; anche di piu&#8217; al Sole. La sonda e&#8217; ora nella sua fase di crociera, e aggiusta gradualmente la sua orbita intorno al Sole. Una volta entrata nella fase scientifica, che comincera&#8217; a fine 2021, il veicolo spaziale si avvicinera&#8217; a ben 42 milioni di chilometri dalla superficie del Sole, piu&#8217; vicino del pianeta Mercurio. Gli operatori del veicolo spaziale inclineranno gradualmente l&#8217;orbita di Solar Orbiter per permettere alla sonda di ottenere la prima veduta corretta dei poli del Sole. &#8220;Il successo del contributo italiano alla missione Solar Orbiter dimostra l&#8217;eccellenza della comunita&#8217; scientifica italiana, riconosciuta internazionalmente nel campo della fisica solare&#8221; spiega Silvano Fineschi, dell&#8217;INAF di Torino e Responsabile Scientifico INAF per Solar Orbiter. &#8220;Grazie al suo originale disegno, unico nel suo genere, il coronografo Metis potra&#8217; osservare la corona solare alle diverse distanze dal Sole a cui si trovera&#8217; Solar Orbiter durante la sua missione&#8221;, aggiunge Fineschi. Oltre a Metis, l&#8217;Italia contribuisce ad altri due strumenti a bordo di Solar Orbiter: SWA il Solar Wind Analyzer, e STIX.<br />
SWA e&#8217; una suite di 3 sensori di plasma per studiare le caratteristiche del vento solare. EAS, di responsabilita&#8217; UCL-MSSL di Londra (UK), misura elettroni, PAS, di responsabilita&#8217; del CNRS-IRAP di Tolosa (FR), misura protoni e particelle alfa ed HIS, di responsabilita&#8217; del SwRI di San Antonio (TX-USA), misura ioni minori quali He, C, N, O, Ne, Mg, Si, S e Fe. L&#8217;intera suite viene gestita dalla Data Processing Unit (DPU), contributo italiano a SWA. Nata da una collaborazione fra il team scientifico dell&#8217;INAF-IAPS di Roma ed il team industriale costituito dalla Techno System Developments, la Planetek, SITAEL e la Leonardo, e&#8217; stata finanziata dall&#8217;Agenzia Spaziale Italiana. &#8220;L&#8217;alta risoluzione temporale di SWA, mai raggiunta prima in missioni analoghe,&#8221; dice Roberto Bruno dell&#8217;INAF, Co-Principal Investigator di SWA, &#8220;permettera&#8217; finalmente di indagare e comprendere i processi cinetici che sono alla base del riscaldamento ed accelerazione del vento solare&#8221;.<br />
STIX e&#8217; un telescopio concepito con l&#8217;obiettivo di osservare brillamenti solari nella lunghezza d&#8217;onda dei raggi X duri, al quale l&#8217;Italia ha contribuito con la realizzazione del software di ricostruzione delle immagini. Guidata dalla Fachhochschule Nordwestschweiz (Svizzera), questo strumento si basa su un approccio di tipo Fourier all&#8217;imaging e permettera&#8217; di studiare le esplosioni solari a energie cruciali per la comprensione dei meccanismi alla base della riconnessione magnetica.<br />
&#8220;Uno degli aspetti piu&#8217; interessanti di STIX&#8221;, dice Michele Piana dell&#8217;Universita&#8217; di Genova e uno dei due co-Investigator italiani dello strumento, &#8220;e&#8217; la possibilita&#8217; di integrare le informazioni contenute nei raggi X con quelle che verranno fornite da altri strumenti di Solar Orbiter, con l&#8217;obiettivo di indagare la dinamica solare da molti punti di vista e quindi di comprendere a fondo alcuni aspetti fondamentali dell&#8217;eliofisica e dello space weather&#8221;, conclude.</p>
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		<title>Spazio: stanotte passaggio asteroide 52768</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/04/28/spazio-stanotte-passaggio-asteroide-52768/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Apr 2020 18:40:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il passaggio ravvicinato, previsto per questa notte, dell&#8217;asteroide numero 52768 &#8211; ancora senza nome e che quindi porta la sigla di scoperta 1998 OR2 &#8211; e&#8217; un&#8217;ottima notizia per (almeno) due motivi: la traiettoria conosciuta e la grande dimensione che ne permette la visione anche con telescopio amatoriale. Le buone notizie per il nostro Pianeta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il passaggio ravvicinato, previsto per questa notte, dell&#8217;asteroide numero 52768 &#8211; ancora senza nome e che quindi porta la sigla di scoperta 1998 OR2 &#8211; e&#8217; un&#8217;ottima notizia per (almeno) due motivi: la traiettoria conosciuta e la grande dimensione che ne permette la visione anche con telescopio amatoriale. Le buone notizie per il nostro Pianeta sono legate non tanto dal fatto che il &#8216;transito&#8217; avverra&#8217; a una distanza di tutta sicurezza (piu&#8217; di 6 milioni di chilometri, circa 16 volte la distanza della Luna) ma perche&#8217; conosciamo con tale accuratezza la sua orbita da poter escludere qualsiasi rischio. 1998 OR2 fa parte di quella famiglia di asteroidi che hanno orbite vicine a quelle della Terra e con dimensioni maggiori di 1 km, potenzialmente molto pericolosi perche&#8217; in caso di impatto provocherebbero conseguenze devastanti su scala globale. Oggetti dei quali abbiamo ormai scoperto (quasi) tutti ed escluso che nel prossimo secolo possano rappresentare una reale minaccia. Un obiettivo di conoscenza raggiunto grazie ai grandi progressi nel monitoraggio della popolazione dei Neo (Near-Earth Objects: oggetti vicini alla Terra). &#8220;Negli ultimi vent&#8217;anni si e&#8217; sistematicamente osservato il cielo ogni notte a caccia di asteroidi e calcolato senza sosta l&#8217;evoluzione futura delle loro orbite. Una attivita&#8217; in cui la comunita&#8217; scientifica italiana ha- ricorda Ettore Perozzi responsabile dell&#8217;Ufficio sorveglianza spaziale dell&#8217;Agenzia Spaziale Italiana (Asi)- una indiscussa posizione di eccellenza, messa a sistema dall&#8217;Asi che ha fortemente sostenuto in Esa la creazione di un centro di coordinamento asteroidale (Neo Coordination Centre) oggi ospitato presso l&#8217;Esrin di Frascati. Nel sito web del centro (neo.ssa.esa.int) si potranno trovare informazioni di tutti i tipi sui Neo, dalle animazioni delle loro orbite alla lista degli oggetti sotto osservazione, dai servizi per gli osservatori alle ultime notizie tra cui una scheda tecnica dedicata all&#8217;incontro di 1998 QR2 con la Terra con tutti i dettagli del caso&#8221;.</p>
<p>L&#8217;altra buona notizia su 1998 OR2 e&#8217; che essendo in oggetto di grandi dimensioni (stimate tra 1 e 4 km) sara&#8217; possibile osservarlo da terra anche con telescopi amatoriali: un&#8217;occasione davvero speciale per gli appassionati di astronomia pratica. Al grande radiotelescopio di Arecibo a Puerto Rico non si sono fatti sfuggire l&#8217;occasione e hanno prodotto una spettacolare immagine radar dell&#8217;asteroide. Per una curiosa coincidenza il passaggio di 1998 OR2 avviene in concomitanza con la pubblicazione sulla autorevole rivista &#8216;Meteoritics and Planetary Science&#8217; del ritrovamento di un manoscritto ottomano risalente al 1888 in cui si trova conferma per la prima volta di una vittima da meteorite. Il violento impatto di un asteroide di piccole dimensioni su una collina nella regione di Sulaymaniyah (nell&#8217;odierno Iraq) probabilmente esploso in volo, secondo i rapporti dei Vizir dell&#8217;epoca al governo centrale avrebbe ucciso una persona e ferito gravemente un&#8217;altra. Un evento che ricorda il &#8216;superbolide&#8217; di Chelyabinsk che nel febbraio 2013 getto&#8217; nello scompiglio la citta Siberiana (in quel caso fortunatamente ci furono solo feriti dovuti agli effetti collaterali come l&#8217;esplosione delle finestre causate dall&#8217;onda d&#8217;urto) e che rappresenta la nuova frontiera del monitoraggio asteroidale: la scoperta di piccoli asteroidi in rotta di collisione con la Terra con un anticipo tale da poter individuare tempestivamente la regione interessata dalla eventuale caduta di meteoriti. Ad oggi ci si e&#8217; riusciti solo poche volte ma in futuro dovrebbe essere la norma grazie al contributo della nuova generazione di telescopi destinati alla sorveglianza spaziale. Primo fra tutti Fly-Eye (cosi&#8217; chiamato a per le ottiche che ricordano l&#8217;occhio di una mosca) telescopio che l&#8217;Asi ha fortemente voluto nell&#8217;ambito del programma ESA Space Situational Awareness che e&#8217; in via di completamento e installato sul Monte Mufara, in Sicilia. Con il suo superocchio, Fly Eye e&#8217; particolarmente sensibile ai corpi celesti che vorranno avvicinarsi troppo vicino alla Terra.</p>
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		<title>#Futura L’Aquila: apertura al Ridotto trasformato in  capsula spaziale</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Jun 2019 15:34:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[#Futura L’Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[capsula spaziale]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sospesi fra cielo e terra, fra presente futuro, i ragazzi che questa mattina hanno partecipato alla cerimonia di apertura di Futura L’Aquila, all’interno del Ridotto del Teatro comunale dell&#8217;Aquila, trasformato in una navicella immersa nello spazio. Sul palco il globo gigante della terra e della luna, gli studenti, dotati di stelline luminose, corpi celesti del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sospesi fra cielo e terra, fra presente futuro, i ragazzi che questa mattina hanno partecipato alla cerimonia di apertura di Futura L’Aquila, all’interno del Ridotto del Teatro comunale dell&#8217;Aquila, trasformato in una navicella immersa nello spazio. Sul palco il globo gigante della terra e della luna, gli studenti, dotati di stelline luminose, corpi celesti del firmamento di Futura, hanno partecipato con entusiasmo alla presentazione della 3 giorni promossa dal Miur per la diffusione del Piano Nazionale Scuola Digitale, in occasione della conclusione dell’anno scolastico e del decennale del sisma. Un appuntamento nazionale voluto dal Ministro Marco Bussetti che sarà presente domani pomeriggio alle 18 in piazza Duomo.<br />
#Futura L’Aquila si articolerà in location individuate nel centro storico dell’Aquila, facendo rivivere gli antichi palazzi del Corso cittadino trasformati in laboratori digitali a cielo aperto messi a disposizione dalle Istituzioni pubbliche e private, fra cui l’amministrazione Comunale, la Regione Abruzzo, il Gssi e l’Università dell’Aquila. Il cuore pulsante della manifestazione è piazza Duomo dove sono state installate bolle-laboratorio che in tutta Italia sono l’emblema di #Futura.<br />
L’appuntamento pensato per L’Aquila rappresenta il 31° dell’avventura digitale cominciata dal Miur nel gennaio del 2018, come sottolineato sul palco durante l’evento di avvio il cui fil rouge sarà quello della rigenerazione urbana affrontato in particolare in occasione degli Hackathon degli studenti.<br />
La città ha aperto le porte con piacere alla invasione della community di Futura. L’evento vedrà la presenza di circa 3.500 studenti in tre giorni e 500 docenti. “Futura segna per noi una nuova pagina – ha sottolineato l’assessore del Comune dell’Aquila, Fabrizia Aquilio – Una storia che scriveremo con voi, ragazzi”. “Si tratta di una occasione importante anche per ripopolare il centro storico dell’Aquila”, ha aggiunto il direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale, Antonella Tozza, poi rivolgendosi ai studenti ha aggiunto: “Quest’area, ragazzi, fino a qualche tempo fa era nella zona rossa. Comprendete quanto sia importante tornare nel cuore della città. Futura ha inaugurato un nuovo modo di fare scuola che riempie di entusiasmo non soltanto gli studenti, ma anche i docenti che partecipano alle varie attività. E’ un modo attuvo per disseminare quanto fatto dalla scuola nel settore del digitale sia fra i docenti sia fra gli studenti”.<br />
“Ringrazio il Comune dell’Aquila e tutti gli enti che ci hanno aperto le loro porte – ha enfatizzato il direttore Miur, Simona Motesarchio -. Futura è una comunità in grande movimento. Ci siamo arricchiti molto durante il nostro viaggio. E’ l’entusiasmo dei nostri ragazzi a dare un senso al nostro lavoro”.<br />
Sul palco spaziale del ridotto è salita anche una delle cantanti piu’ amate dai teenager: Chiara Galeazzo, vincitrice dell’edizione del festival di Sanremo del 2012, che ha interpretato alcuni dei suoi pezzi piu’ noti. Non poteva mancare un collegamento spaziale con l’astronauta Samantha Cristoforetti che ha parlato ai ragazzi di #Futura: “Fra 15 anni manderemo su Marte un trentenne. Ciò significa che uno di voi potrà far parte di questa importante missione. Coltivate i Vostri sogni ragazzi e formatevi”</p>
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		<title>Spazio, svelata la prima foto di un buco nero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Apr 2019 18:30:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[buco nero]]></category>
		<category><![CDATA[foto]]></category>
		<category><![CDATA[inaf]]></category>
		<category><![CDATA[Messier 87]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Svelata oggi la foto del secolo sul maxi schermo della sala conferenze dell&#8217;Inaf: e&#8217; la prima volta che un buco nero viene immortalato. L&#8217;immagine mostra il buco nero al centro di Messier 87, un&#8217;enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Nella foto si vede un anello di luce irregolare, con alcune parti della corona [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/10/spazio-svelata-la-prima-foto-di-un-buco-nero/">Spazio, svelata la prima foto di un buco nero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Svelata oggi la foto del secolo sul maxi schermo della sala conferenze dell&#8217;Inaf: e&#8217; la prima volta che un buco nero viene immortalato. L&#8217;immagine mostra il buco nero al centro di Messier 87, un&#8217;enorme galassia situata nel vicino ammasso della Vergine. Nella foto si vede un anello di luce irregolare, con alcune parti della corona piu&#8217; dense ed altre piu&#8217; sfocate, che circonda un nucleo centrale scuro. E&#8217; il buco nero, che per sua stessa natura ha catturato le particelle di fotoni e quindi risulta completamente privo di luce.<br />
A riuscire nell&#8217;impresa sono stati i ricercatori dell&#8217;Eht, il sistema di 8 radiotelescopi dell&#8217;Event horizon telescope (EHT) collegati mediante la tecnica di Interferometria a Base Molto Ampia.<br />
Due ricercatrici dell&#8217;Istituto nazionale di Astrofisica, Elisabetta Liuzzo e Kazi Rygl, sono tra i protagonisti che hanno contributo alla rivoluzionaria osservazione del gigantesco buco nero nel cuore della galassia Messier 87, come parte del progetto BlackHoleCam. Oggi, in una serie di conferenze stampa coordinate in contemporanea in tutto il mondo, i ricercatori dell&#8217;Eht hanno annunciato il successo del progetto, svelando la prima prova visiva diretta mai ottenuta di un buco nero supermassiccio e della sua ombra.<br />
Questo incredibile risultato e&#8217; stato presentato anche in una serie di sei articoli pubblicati in un numero speciale di &#8216;The Astrophisical Journal Letters&#8217;.<br />
Questo buco nero dista da noi 55 milioni di anni luce ed ha una massa pari a 6.5 miliardi e mezzo di volte quella del Sole.<br />
&#8220;Quello che stiamo facendo e&#8217; dare all&#8217;umanita&#8217; la possibilita&#8217; di vedere per la prima volta un buco nero, una sorta di uscita a senso unico dal nostro univers- ha dichiarato il direttore del progetto Eht Sheperd S. Doeleman, del Center for Astrophysics presso la Harvard University- Questa e&#8217; una pietra miliare nell&#8217;astronomia, un&#8217;impresa scientifica senza precedenti compiuta da un team di oltre 200 ricercatori&#8221;.<br />
Le osservazioni dell&#8217;Eht sono state possibili grazie alla tecnica nota come Very Long Baseline Interferometry (VLBI) che sincronizza le strutture dei telescopi in tutto il mondo e sfrutta la rotazione del nostro pianeta per andare a creare un enorme telescopio di dimensioni pari a quelle della Terra in grado di osservare ad una lunghezza d&#8217;onda di 1,3 mm. La tecnica Vlbi permette all&#8217;Eht di raggiungere una risoluzione angolare di 20 micro secondi d&#8217;arco. Un livello di dettaglio tale da permetterci di leggere una pagina di giornale a New York comodamente seduti da un caffe&#8217; sul marciapiede di Parigi. I telescopi che hanno contribuito a questo risultato sono stati Alma, Apex, il telescopio Iram da 30 metri, il telescopio James Clerk Maxwell, il telescopio Alfonso Serrano, il Submillimeter Array, il Submillimeter Telescope e il South Pole Telescope.<br />
L&#8217;enorme quantita&#8217; di dati grezzi ottenuta dai telescopi e&#8217; stata poi ricombinata da supercomputer altamente specializzati ospitati dal Max Plank Institute for Radio Astronomy e dal Mit Haystack Observatory. La costruzione dell&#8217;Eht e le osservazioni annunciate oggi rappresentano il culmine di decenni di lavoro osservativo, tecnico e teorico.</p>
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