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	<title>storia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Storia: A cent’anni dalla nascita della Repubblica di Turchia esce “Storia dell’Impero ottomano e della Repubblica turca”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 15:42:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un accurato saggio storiografico che ripercorre le tappe dello sviluppo di questa nazione, fondamentale nella geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo Un piccolo principato dell&#8217;Anatolia estende i suoi domini su tre continenti e mette fine all&#8217;esperienza imperiale romana d&#8217;Oriente, diventando uno degli imperi più vasti e potenti della terra. Poi, il declino, la modernità, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/08/storia-a-centanni-dalla-nascita-della-repubblica-di-turchia-esce-storia-dellimpero-ottomano-e-della-repubblica-turca/">Storia: A cent’anni dalla nascita della Repubblica di Turchia esce “Storia dell’Impero ottomano e della Repubblica turca”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un accurato saggio storiografico che ripercorre le tappe dello sviluppo di questa nazione, fondamentale nella geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piccolo principato dell&#8217;Anatolia estende i suoi domini su tre continenti e mette fine all&#8217;esperienza imperiale romana d&#8217;Oriente, diventando uno degli imperi più vasti e potenti della terra. Poi, il declino, la modernità, gli inarrestabili influssi occidentali, che portano l&#8217;Impero ottomano ad adattarsi, a compiere delle riforme, e con la fine della Prima guerra mondiale a &#8220;cadere&#8221;, per poi risorgere come Repubblica turca nel 1923.<br>In occasione del <strong>centenario della costituzione della Repubblica</strong>, esce il volume a cura di <strong>Çiğdem Oğuz</strong>&nbsp;, docente di Storia dei paesi islamici presso l&#8217;Alma Mater Studiorum &#8211; Università di Bologna, Dipartimento di Storia Culture Civiltà, &#8220;<em><strong><a href="http://r.news.morcelliana.net/mk/cl/f/l5fwyfpgVZ9NBTKtBaMkeh_MEK5yOjhKLvl8RuOkfXUvhJQRlkuOhgbZAul0ecpHE0N9shEjvI5-tCNc5yAW6QeTM2NbkERxWM9XCBYq2Xj6PI8DNo00fH8k30dd7Hw5wmyVrDWLMa5o7VRisBQuvxjEGF4VlWB9tNkRqUDB1fJTy9Cywg89gf1h3NPKTk6CUaYUWxfNJ7syYTmk7Fnmf_qfwIB2A35rtqRoqTbfmbV_G-ZKsN0MQbXDI3tvDtDdcXRvHI01CvabFbYKPLkG4qHx7e9O9u9rN9A3n7IlYAz9ZSY8Uu4EraOcbA7mfgWG" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Storia dell&#8217;Impero ottomano e della Repubblica turca</a></strong></em>&#8221; (Scholé, pp. 352, € 26,00), un resoconto accurato che prende piede dall&#8217;analisi delle incerte origini dell&#8217;Impero ottomano e, capitolo per capitolo, analizza tutti i passaggi fondamentali della sua storia, compresi i regni dei sultani Osman I, Bayezid, Mehmed II e Solimano; l&#8217;inesorabile estensione dei suoi domini su tre continenti; la conquista della leggendaria capitale Costantinopoli nel 1453 e il grande assedio di Vienna nel 1683, una grave minaccia al cuore della cristianità.<br>Attraverso una nuova interpretazione, vengono presi in analisi i secoli successivi, in cui l&#8217;Impero vive il confronto con la modernità, l&#8217;adattamento e le riforme, in uno scenario caratterizzato dall&#8217;egemonia militare e commerciale dell&#8217;Occidente, che culminerà con la Prima guerra mondiale, la fine dell&#8217;esperienza imperiale ottomana, e la costituzione, nel 1923, della Repubblica turca.<br><strong>Grande spazio viene dato agli ultimi cento anni di storia</strong>, a partire dalla fondazione della Repubblica, sotto il segno di <strong>Mustafà Kemal Atatürk</strong> (il &#8220;Padre dei Turchi&#8221;), fino al nuovo millennio, con la presidenza di <strong>Erdoğan</strong>, che vede nella Turchia un attore fondamentale nella geopolitica del Medio Oriente e del Mediterraneo, vivendo al proprio interno la tensione tra identità islamica e i rapporti conflittuali tra l&#8217;Oriente e l&#8217;Occidente.<br>Gli autori dei vari capitoli sono i maggiori specialisti nel campo della storia del mondo turco e nelle scienze politiche:Çiğdem Oğuz,Michele Bernardini, Fulvio Bertuccelli, Ali Aydin Karamustafa, Valentina Marcella, Nicola Melis, Lea Nocera, Carlo Sanna, Tommaso Stefini.<br>Temi trasversali normalmente trascurati, come <strong>i movimenti per i diritti delle donne</strong>, gli <strong>aspetti culturali e linguistici </strong>e i <strong>nuovi scenari</strong>, come il <strong>neo-ottomanismo</strong>, vengono qui trattati a fondo, sottolineando l&#8217;influenza che hanno sortito nella formazione e nello sviluppo di questa nazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per richieste del volume per recensione e interviste con l&#8217;autore scrivere a&nbsp;<strong><a href="mailto:ufficiostampa@morcelliana.it">ufficiostampa@morcelliana.it</a></strong></p>
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		<title>Clima: in Antartide carotaggi fino a km per ricostruirne storia</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Apr 2019 17:30:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si chiama Little Dome C ed e&#8217; uno dei posti piu&#8217; freddi, aridi e privi di vita della Terra. Ma proprio qui, all&#8217;interno del continente antartico, scienziati provenienti da tutta Europa verranno a studiare il clima, in questo luogo estremo a oltre 3.200 metri di altezza, dove le temperature raramente salgono sopra i -25° C, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si chiama Little Dome C ed e&#8217; uno dei posti piu&#8217; freddi, aridi e privi di vita della Terra. Ma proprio qui, all&#8217;interno del continente antartico, scienziati provenienti da tutta Europa verranno a studiare il clima, in questo luogo estremo a oltre 3.200 metri di altezza, dove le temperature raramente salgono sopra i -25° C, mentre in inverno precipitano a -80°C (le stagioni sono inverse rispetto alle nostre). Infatti, il progetto europeo &#8220;Beyond EPICA &#8211; Oldest Ice&#8221; ha identificato in questa zona, a 40 km dalla base italo-francese di Concordia, il luogo &#8220;ideale&#8221; dove estrarre carote di ghiaccio fino a una profondita&#8217; di oltre 2,7 km, per ricomporre l&#8217;archivio climatico della Terra e risalire fino a un milione e mezzo di anni fa, quando i cicli climatici fra glaciale e interglaciale avevano una durata di 40mila anni e seguivano le regolari oscillazioni dell&#8217;angolo dell&#8217;asse terrestre. &#8220;Dopo tre anni di misure geofisiche e di perforazioni intermedie abbiamo scelto per il carotaggio questo luogo perche&#8217; ha una stratigrafia indisturbata di ghiaccio vecchio almeno un milione e mezzo di anni: in ogni metro, infatti, sono registrati negli strati piu&#8217; profondi almeno 10-15 mila anni di variazioni climatiche che studieremo grazie all&#8217;analisi dei gas serra, come anidride carbonica e metano, contenuti delle bolle d&#8217;aria intrappolate nel ghiaccio&#8221;, spiega Massimo Frezzotti, glaciologo dell&#8217;ENEA a capo delle spedizioni di rilevamento a Little Dome C.</p>
<p>Infatti grazie alle piccole bolle d&#8217;aria, intrappolate nel ghiaccio nel momento in cui si e&#8217; formato, gli scienziati del clima possono misurare le concentrazioni di importanti gas a effetto serra, riscontrando una chiara connessione: nei periodi in cui il clima terrestre e&#8217; stato piu&#8217; freddo, in atmosfera si registrava una quantita&#8217; decisamente inferiore di CO2 e metano rispetto ai periodi piu&#8217; caldi. &#8220;Abbiamo rilevato che circa 900mila anni fa si e&#8217; verificato un cambio significativo nel ritmo dell&#8217;alternanza tra periodi caldi e freddi che e&#8217; passato da una durata di 40mila ai 100mila anni. I paleo-climatologi conoscono questo fenomeno grazie alle ricerche sui sedimenti che si sono accumulati nei fondali oceanici, ma l&#8217;unico modo per ottenere dati diretti sull&#8217;atmosfera del passato, come la quantita&#8217; di anidride carbonica e metano e sulle connessioni tra la presenza di questi gas e le variazioni del clima, e&#8217; analizzare le bolle d&#8217;aria contenute nelle carota di ghiaccio&#8221;, sottolinea Frezzotti. Dopo questa prima fase che ha portato all&#8217;individuazione del luogo e una volta ottenuto il via libera da parte dell&#8217;Unione europea, a fine anno si procedera&#8217; all&#8217;allestimento di un campo base a Little Dome C, mentre le attivita&#8217; di perforazione inizieranno a novembre 2021 e si concluderanno a febbraio 2024. I primi dati saranno disponibili nel 2025. Alle attivita&#8217; per l&#8217;individuazione del sito per l&#8217;Italia hanno partecipato ENEA, INGV e le universita&#8217; di Bologna e di Venezia &#8216;Ca&#8217; Foscari&#8217; nell&#8217;ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (PNRA), attuato dal CNR per la programmazione e il coordinamento scientifico e dalla stessa ENEA per gli aspetti logistici.</p>
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		<title>Trump è il trionfo dell’anti-umanesimo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Nov 2016 13:18:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA rappresenta senza alcun dubbio il trionfo dell’anti-umanesimo nella sua forma più razzista, xenofoba, fanatica, misogina e neo-fascista, rispetto alla versione “light”, rispettosa dei diritti di donne e gay, ma pur sempre guerrafondaia e neo-liberista di Hillary Clinton. Dopo il primo shock, ci sarà tempo per analisi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La vittoria di Donald Trump nelle elezioni presidenziali USA rappresenta senza alcun dubbio il trionfo dell’anti-umanesimo nella sua forma più razzista, xenofoba, fanatica, misogina e neo-fascista, rispetto alla versione “light”, rispettosa dei diritti di donne e gay, ma pur sempre guerrafondaia e neo-liberista di Hillary Clinton.</p>
<p>Dopo il primo shock, ci sarà tempo per analisi e riflessioni, soprattutto per capire come mai milioni di persone abbiano scelto quella che sembrava una macchietta isterica e bigotta senza possibilità di vittoria. Rivolta contro l’establishment, rappresentato alla perfezione dall’arroganza di Hillary Clinton? Odio per il diverso, ricerca del capro espiatorio, paura del futuro, risposta viscerale e semplicistica ai problemi complessi del momento?</p>
<p>Siamo nel pieno di un periodo oscuro e pericoloso, è inutile negarlo, ma proprio per questo è fondamentale non scoraggiarsi e non cedere al pessimismo. Ora più che mai dobbiamo dare voce e spazio a tutte le esperienze positive, basate sulla solidarietà e la nonviolenza e alimentare la speranza che da questo momento buio possa sorgere qualcosa di nuovo e luminoso. Il campo dell’umanesimo è ampio e variegato – dai movimenti pacifisti, a quelli per l’ambiente, i diritti umani, la giustizia sociale, la difesa delle minoranze, a tanti altri ancora. Favorire la convergenza e l’unione tra tutte queste anime è un altro compito fondamentale che ci attende.</p>
<p>I processi storici e umani non sono lineari. Tante volte è sembrato che l’umanità avesse perso il filo della sua evoluzione, sprofondando nell’intolleranza e nella violenza, ma poi quel filo si è sempre ritrovato e l’essere umano ha ripreso ad avanzare. E anche nei momenti più bui, come quello che stiamo vivendo adesso, ognuno di noi può diventare un faro di luce e dare il suo contributo all’accumulazione di bontà e compassione che ha fatto avanzare la storia e che continuerà anche dopo di noi</p>
<p style="text-align: right;">Anna Polo-Pressenza</p>
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		<title>Turchia: il popolo ha scritto la storia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jul 2016 09:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì sera ero a casa di amici ed eravamo in procinto di uscire.  Ad un tratto arriva la notizia che dei carri armati avevano bloccato il traffico sul ponte del Bosforo, ma a quel punto non era ancora chiaro di cosa si trattasse. Nel tragitto passiamo di fronte ad una piccola stazione di polizia, nel quartiere di Cihangir. I poliziotti, visibilmente tesi, ci dicono che un golpe è in corso e che non sanno esattamente cosa stia succedendo nel resto del Paese. Decidiamo di tornare a casa, le strade nel frattempo si erano svuotate. Dalla tv veniamo a sapere che i luoghi attaccati sono molti diversi: la sede dello stato maggiore dell’esercito e la stazione di polizia ad Ankara sono sotto assedio, e anche la stazione di polizia di Istanbul è stata invasa dai militari. Da quello che i canali dicono sembrava che il golpe fosse riuscito e che avessero ordinato il coprifuoco. A quel punto abbiamo deciso di muoverci in un posto fuori città, prima che il coprifuoco diventasse effettivo.  Il tragitto è stato lungo e accidentato. Nel frattempo dalla radio sentiamo il messaggio di Erdogan, che chiede a tutti i cittadini di scendere in strada per difendere la democrazia. E improvvisamente nelle strade si sono riversate migliaia di persone. Raggiunta la nostra destinazione tra inversioni di marcia e deviazioni, causate dai carri armati che bloccavano diverse strade e dalla folla che aveva invaso le strade, abbiamo seguito il resto degli eventi dalla televisione. All’alba arriva la notizia che il golpe è stato definitivamente scongiurato e, solo dopo, Erdogan è atterrato all’aeroporto di Ataturk.</p>
<p><strong>Alcune considerazioni su cosa è successo e sulle possibili conseguenze.</strong></p>
<p>Sembra che a scongiurare il golpe sia stato il massiccio intervento della popolazione e, secondo quello che dichiarano nella giornata di domenica i media, un informatore, che ha avvisato l’intelligence turca dell’imminente golpe nella serata di venerdì. Questo ha portato l’esercito ad anticipare la sua azione, il cui inizio era previsto a notte fonda (4 di sabato mattina).</p>
<p><strong>Erdogan chiede al popolo turco di intervenire</strong>. L’appello di Erdogan è stato fondamentale. La popolazione ha risposto e, indipendentemente dal colore politico e dall’etnia, sono scesi nelle strade, non solo di Ankara ed Istanbul, ma in tutto il Paese, ed hanno affrontato l’esercito, circa 5 milioni di persone secondo i media. Questo dimostra che la società civile turca è più matura di quanto molti pensassero. Gli oppositori di Erdogan hanno capito che ci potesse essere di peggio al governo del “sultano”, come lo chiamano per criticarlo, e si sono uniti ai sostenitori dell’AKP nella lotta contro l’esercito. Un altro aspetto sorprendente è che la popolazione sapeva che avrebbe affrontato l’esercito e nonostante ciò, non sono scesi in strada armati, segno che il loro scopo era quello di fermare il golpe, facendo il minor numero di vittime possibile.</p>
<p><strong>L’esercito ribelle.</strong> All’inizio delle operazioni sembrava che la porzione dell’esercito che vi aveva preso parte fosse minoritaria. Inoltre sembra che molti soldati semplici (tra cui giovani che avevano iniziato il servizio militare obbligatorio da appena poche settimane), avessero seguito ordini imposti dall’alto, senza sapere di essere protagonisti dell’evento che rischiava di portare la Turchia indietro di 25 anni. Questi, una volta compreso cosa stessero facendo, hanno gettato le armi. La polizia e i civili hanno abbracciato e baciato questi giovani soldati, come per consolarli. Sembra che per loro non ci sarà alcuna ritorsione, in quanto non erano consapevoli di ciò che accadeva. In altri casi, laddove i militari hanno aperto il fuoco sulla folla, si è assistito a veri e propri linciaggi.</p>
<p>Il golpe sembrava scongiurato nella giornata di sabato. Tuttavia Erdogan ha chiesto alla popolazione di continuare ad occupare le strade, come se temesse che non fosse ancora finita.</p>
<p><strong>Cosa è successo durante il golpe.</strong> Nella giornata di domenica continuano ad arrivare le notizie di diverse operazioni messe in atto dall’esercito in tutto il Paese. Solo allora mi rendo conto delle effettive dimensioni del pericolo appena scampato. E così veniamo a sapere che dei contadini, ad Ankara, hanno invaso la pista dalla quale gli F16 dei ribelli sarebbero partiti, bloccandoli con i loro trattori. Alcuni di loro hanno perso la vita prima che la polizia potesse intervenire e prendere in custodia i militari. Molti civili sono morti ad Istanbul per difendere l’edificio del municipio, così anche sul Bosforo. E questi sono solo alcuni esempi di come la popolazione ha opposto resistenza, sacrificando la propria vita. Il numero i morti e arrestati cresce di ora in ora e sembra destinato a crescere nelle prossime ore. Fino ad ora sono 6 mila le persone prese in custodia.</p>
<p><strong>Akin Ozturk in custodia. </strong> Il generale in pensione dell’aviazione è stato riconosciuto come mente del golpe, o braccio della mente ed è stato arrestato domenica.</p>
<p><strong>La tensione con gli USA</strong>. Credo che uno dei motivi per cui gente di tutti i partiti è scesa in strada è che forse si fosse già intuito chi ne tirava le redini: Fetullah Gulen, personaggio molto discusso, in esilio ‘volontario’ negli Stati Uniti da ben 19 anni, una volta vicino ad Erdogan, ma ora in aperto contrasto con il governo turco. Nella notte tra venerdì e sabato erano già arrivate delle formali accuse nei suoi confronti e, qualche ora dopo, Gulen aveva dichiarato la sua estraneità ai fatti. Ora la Turchia ne ha chiesto l’estradizione e sembra che abbia anche fornito le prove della sua colpevolezza. Nel frattempo il governo turco ha tagliato l’energia alla base NATO di Incirlik, vicino ad Adana ed è stata messa sotto assedio dalla polizia. Sembra infatti che due aerei cisterna utilizzati dai ribelli siano partiti proprio da lì. Questo mette gli USA in una posizione non affatto chiara. Intanto i voli provenienti dalla Turchia diretti negli USA sono stati bloccati.</p>
<p><strong>Cosa ne sarà</strong>. Nella giornata di sabato Erdogan ha tenuto un discorso nel quartiere di Uskudar, in cui ha ringraziato tutti i capi di partito e la popolazione per aver prontamente dimostrato il loro dissenso, salvando il Paese e, probabilmente, anche la sua vita. Infatti nella notte di venerdì era stato preso d’assalto l’hotel sul mare di Marmara dove il presidente alloggiava per vacanze, ma lui era stato messo in salvo solo pochi minuti prima. E all’improvviso il tweet di Tuncay Opçin, giornalista turco in Germania, pubblicato nella giornata di giovedì, sembra acquisire un significato preciso: ‘una volta catturato nel letto, ti impiccheranno all’alba’.</p>
<p>Ora alcuni sostengono che il tutto sarebbe stato orchestrato dallo stesso Erdogan, al fine di dare una svolta autoritaria al suo governo. Tuttavia un attacco di tale portata e le formali accuse, accompagnate da prove, nei confronti di Gulen, mi porterebbero ad escludere questa possibilità. Se gli Usa accettassero la richiesta di estradizione, questa possibilità potrebbe essere del tutto esclusa. Tuttavia consegnare Gulen significherebbe ammettere un coinvolgimento, o comunque l’appoggio al golpe del governo USA, e non credo che questo accadrà mai.<br />
Quello in cui dobbiamo sperare ora è che Erdogan ricordi che la popolazione, unita sotto la bandiera turca, lo ha salvato. Che alcuni di loro sono morti, come conseguenza al suo appello che chiedeva loro di scendere in strada. Dobbiamo sperare che questo evento abbia aperto i suoi occhi, che tenga fede alle sue parole e che d’ora in poi il governo si impegni a difendere gli interessi di tutto il popolo e non solo di chi lo appoggia per motivi politici o economici.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>ProMosaik &#8211; Pressenza</strong></p>
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		<title>Per la Festa della Donna, la storia di Malala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Mar 2016 14:31:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[Festa della Donna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In molti modi, Malala Yousafzai è simile a qualsiasi altro adolescente. Ama trascorrere il tempo con la sua famiglia e con gli amici, ama giocare e sogna diandare all’università. A differenziarla dai suoi coetani, è un riconoscimento ottenuto nel 2014 che fa di Malala la più giovane vincitrice del premio Nobel per la Pace. Questa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="hps">In molti modi</span>, <span class="hps">Malala Yousafzai</span> <span class="hps">è simile a qualsiasi</span> <span class="hps">altro adolescente</span>.<br />
<span class="hps">Ama</span> <span class="hps">trascorrere il tempo</span> <span class="hps">con la sua famiglia</span> <span class="hps">e con gli amici</span>, ama <span class="hps">giocare</span> <span class="hps">e</span> <span class="hps">sogna di</span><span class="hps">andare all’università</span>.<br />
A differenziarla dai suoi coetani, <span class="hps">è un riconoscimento ottenuto nel 2014 che fa di Malala</span> la<span class="hps"> più giovane</span> <span class="hps">vincitrice del</span> <span class="hps">premio Nobel</span> per la Pace.<br />
Questa sera per festeggiare le donne, Sky propone una serata con “Malala” il docu film dedicato alla vita della coraggiosa ragazza pakistana diretto da Davis Guggenheim, regista premio Oscar per il miglior documentario nel 2007 con Una scomoda verità.<br />
</span></p>
<p><span id="result_box" class="" lang="it">Il film sarà trasmesso in contemporanea su NatGeo People, National Geographic Channel e FoxLife in prima tv assoluta. </span><span id="result_box" class="" lang="it"><span class="hps">“Malala”</span> <span class="hps">è</span> <span class="hps">un ritratto intimo</span> <span class="hps">di questa straordinaria</span> <span class="hps">giovane donna che</span>, <span class="hps">a 15 anni,</span> <span class="hps">è stata</span> <span class="hps">presa di mira</span> <span class="hps">dai talebani</span> <span class="hps">nella </span><span class="hps">valle</span> <span class="hps">dello Swat</span>,<span class="hps">Pakistan, e</span> <span class="hps">gravemente</span> <span class="hps">ferita da</span> un <span class="hps">colpo di pistola</span> <span class="hps">mentre tornava</span> <span class="hps">a casa</span> <span class="hps">su uno scuolabus</span>.</span></p>
<h3><strong>La storia di Malala</strong></h3>
<p>Malala è nata il 12 luglio 1997 a Mingora, una città nel distretto di Swat del Pakistan nord-occidentale.</p>
<p>Per i primi anni della sua vita, la sua città natale era considerato un luogo turistico noto per i suoi festival estivi.<br />
Tuttavia, la zona ha cominciato a cambiare quando i talebani cercarono di prenderne il controllo.</p>
<p>Il padre, Ziauddin Yousafzai gestiva una scuola adiacente alla casa della famiglia, frequentata dalla stessa Malala, ponendosi contro i talebani e la loro crociata di limitare l’educazione e impedire alle ragazze ad andare a scuola.</p>
<p>Malala, che condivideva gli stessi ideali del padre, tenne un discorso a Peshawar, in Pakistan, nel settembre 2008, dopo che i talebani cominciarono ad attaccare le scuole femminili di Swat:  “Come osano togliere il mio diritto fondamentale all’istruzione?”</p>
<p><strong>Attivismo</strong></p>
<p>All’inizio del 2009, Malala ha cominciato a scrivere un blog per la BBC. Al fine di nascondere la sua identità, usò lo pseudonimo Gul Makai. Tuttavia, si rivelò essere la blogger nel dicembre dello stesso anno.</p>
<p>Con una piattaforma pubblica in crescita, la ragazza ha continuato a parlare di sè e del diritto di tutte le donne a una formazione scolastica. Il suo attivismo la portò a vincere il National Youth Peace Prize.</p>
<p>Ma la sua crescente popolarità e il riconoscimento nazionale, portarono i leader talebani a volere la sua morte.</p>
<p><strong>L’attacco</strong></p>
<p>Quando aveva 14 anni, Malala e la sua famiglia appresero che una minaccia di morte pendeva sulla sua testa.<br />
Tuttavia, nessuno di loro credeva fossero davvero capaci di far del male ad una bambina.</p>
<p>Il 9 ottobre 2012, mentre tornava a casa da scuola, un uomo è salito a bordo dello scuolabus, chiedendo chi fosse Malala.<br />
Quando i suoi amici guardarono verso di lei, l’uomo armato le ha sparato, colpendola al lato sinistro della testa, un solo proiettile che attraversò collo e spalla. Altre due ragazze sono rimaste ferite nell’attacco.</p>
<p>Malala sopravvisse, ma era in condizioni critiche. Venne trasferita a Birmingham nel Regno Unito per le cure in un ospedale specializzato in lesioni militari. Non uscì fino al gennaio 2013.</p>
<p>Il tentativo dei talebani di uccidere Malala ha ricevuto la condanna di tutto il mondo e ha portato a proteste in tutto il Pakistan.<br />
Nelle settimane dopo l’attacco, oltre 2 milioni di persone hanno firmato una petizione per il diritto all’istruzione.</p>
<p><strong>Dopo l’attacco</strong></p>
<p>All’ospedale di Birmingham Malala fu indotta in coma farmacologico.<br />
Tuttavia, nonostante interventi chirurgici multipli, tra cui la riparazione di un nervo facciale per fissare il lato sinistro del viso paralizzato, non aveva subito alcun grave danno cerebrale. Nel marzo 2013, era in grado di iniziare a frequentare la scuola di Birmingham.</p>
<p>La sparatoria ha provocato una massiccia manifestazione a sostegno di Malala, che ha continuato durante il suo recupero.<br />
La ragazza tenne un discorso alle Nazioni Unite per il suo 16° compleanno nel 2013. Purtroppo, i talebani considerano ancora oggi Malala un bersaglio.</p>
<p>Malala è diventata una sostenitrice globale per le milioni di bambine a cui viene negata un’educazione scolastica a causa di fattori sociali, economici, legali e politici. La coraggiosa ragazza ha accettato il premio Nobel per la Pace il 10 Dicembre 2014.<br />
Con i soldi del premio, 1.1 milioni di dollari, ha finanziato la creazione di una scuola secondaria per ragazze in Pakistan. (Dire)</p>
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		<title>Tensione gialla</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 12:09:20 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[ancora]]></category>
		<category><![CDATA[giappone]]></category>
		<category><![CDATA[occidentali]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Cina e il Giappone sono rivali da sempre, da quando ancora la storia non veniva scritta da professori occidentali. Le ragioni sono analoghe a quelle per le quali la Gran Bretagna è sempre stata ostile a una potenza continentale europea dominante e ne ha sempre cercato di impedire la costituzione da Napoleone a Guglielmo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Cina e il Giappone sono rivali da sempre, da quando ancora la storia non veniva scritta da professori occidentali. Le ragioni sono analoghe a quelle per le quali la Gran Bretagna è sempre stata ostile a una potenza continentale europea dominante e ne ha sempre cercato di impedire la costituzione da Napoleone a Guglielmo II a Hitler alla tecnocrazia di Bruxelles.</p>
<p>In entrambi i casi una realtà continentale egemonica finirebbe per ridurre l&#8217;autonomia e in ultima analisi l&#8217;indipendenza di ogni isola o arcipelago situato in prossimità, per quanto vasto e intraprendente. La storia di questi ultimi, quindi, è costantemente caratterizzata dal tentativo di sottrarsi ad abbracci troppo soffocanti a ovest come a est.</p>
<p>Finché il Giappone era completamente immerso nell&#8217;introversione negatoria della propria identità che l&#8217;ha colto dalla fine della seconda guerra mondiale è successo ben poco.</p>
<p>Anche perché la Cina stava prendendo le misure al mondo e non era ancora partita nella sua corsa. Quando è scattata e la dirigenza nipponica si è accorta che gli Usa non l&#8217;ostacolavano più &#8211; ma anzi &#8220;fermavano il traffico per farla passare&#8221;, come è stato detto &#8211; la fuoriuscita dalla propria psicosi collettiva che era già iniziata si è bruscamente accelerata. Il pesante condizionamento della storia è stato messo da parte e il paese ha cominciato a riguadagnare lestamente il terreno perduto.</p>
<p>Il trattato di pace e di amicizia sino – giapponese e la normalizzazione sino – americana costituiscono gli atti conclusivi del primo stadio di sviluppo del cosiddetto triangolo strategico fra Cina, Usa e Giappone, le cui prospettive sono ancora ampie nel contesto delle instabilità politiche non solo nella regione asiatica, ma in tutto il mondo.</p>
<p>Dal 2004, con la presenza al timone del governo imperiale di un personaggio dinamico, carismatico e anticonformista come il premier Koizumi, che non  ha mai sofferto di complessi nazionali dei suoi predecessori, il Giappone ha accelerato il processo di confronto diretto con la Cina.</p>
<p>E, proprio con quel governo, accadde una cosa senza precedenti: il Giappone mise per iscritto che la Cina e la Corea del Nord costituiscono minacce potenziali per il paese.</p>
<p>C’è stato poi  un periodo di relativa tregua e ripresa di tiepidi rapporti commerciali, sino a quando, la settimana scorsa, il governo nipponico ha deciso di acquistare alcune isole dell&#8217;arcipelago Senkaku, situato nel Mar Cinese orientale; decisione che ha scatenato la dura reazione di Pechino, che ha inviato nella zona sei navi da ricognizione e circa 1.000 pescherecci.</p>
<p>Dure proteste antigiapponesi si sono sviluppate nelle principali città del Paese del Dragone. In risposta alcune grandi aziende giapponesi hanno sospeso la produzione dei loro impianti in Cina e chiesto agli operai di rimanere all&#8217;interno delle fabbriche. A rischio ci sono quindi le relazioni commerciali tra le due principali economie asiatiche. Le proteste hanno danneggiato i punti vendita di Toyota e Honda a Quingdao. Panasonic ha deciso di sospendere per la giornata di oggi la produzione in tre fabbriche dopo alcune azioni di sabotaggio ad opera di lavoratori cinesi. Stessa decisione anche per il gruppo Canon.</p>
<p>Quasi tutti positivi i titoli delle società coinvolte; Panasonic chiude la seduta in rialzo dello 0,69%, Toyota ed Honda guadagnano rispettivamente lo 0,29 e l&#8217;1.05%. Solo Canon è in rosso, con una flessione dello 0,80%.</p>
<p>Intanto, mentre in numerose città cinesi si suggeguono manifestazioni antinipponiche,  sul fronte diplomatico gli Stati Uniti non prendono una posizione sulle isole contese e invitano alla calma temendo una escalation della tensione tra Giappone e Cina sul contenzioso territoriale nel mar cinese orientale.</p>
<p>Il segretario alla Difesa Usa, Leon Panetta, ha detto che gli Usa si attengono agli obblighi sul trattato di Sicurezza nei confronti del Giappone ma che la via da seguire è quella pacifica.</p>
<p>ChiamatI Diaoyu in cinese e Senkaku in giappone, il gruppo di isolotti rischiano di far saltare i nervi a tutta la regione, per poi pregiudicare il commercio e lo sviluppo ben al di fuori della regione stessa.</p>
<p>Non è certo <strong>la volta che c&#8217;è attrito tra Pechino e Tokyo su queste  isole,</strong><strong> </strong>ma la situazione attuale è diversa rispetto al passato. Le crisi precedenti avevano coinvolto navi d<strong>a</strong> pesca o manifestanti della Cina continentale. Ciò metteva Pechino in una posizione di debolezza agli occhi dell&#8217;opinione pubblica internazionale: era un problema tra una democrazia (il Giappone) e un regime autoritario (la Cina), quindi era praticamente scontato che il mondo e la regione avrebbero parteggiato per la prima.</p>
<p><strong>Questa volta, però, la controversia riguarda i manifestanti</strong> che si sono recati alle isole da Hong Kong e che hanno ricevuto un certo sostegno da Taiwan. Hong Kong, anche se non è una democrazia, è un territorio libero, e il suo pubblico non è controllato da Pechino. In effetti alcuni dei manifestanti hanno affermato di essere patriottici, anche se non sostenitori del Partito comunista (Ccp) al potere. Taiwan, da suo canto,  è una democrazia matura e le ultime manovre attorno a queste isole quindi non sono un atto di aggressione contro una democrazia, ma qualcosa che consolida l&#8217;opinione pan-cinese, al di là dei confini della Repubblica popolare, su un delicato tema territoriale.</p>
<p>Oggi la posizione di Tokio è <strong>più debole che in passato</strong><strong> </strong>ed è probabile che continuerà a indebolirsi se non saranno risolti i problemi di confine, in particolare con la Corea del Sud ed è anche possibile che tutta la vicenda non sia altro che <strong>un piano ben congegnato da parte di Pechino</strong> per mobilitare l&#8217;opinione pubblica a Hong Kong e Taiwan e poi fare pressione su Tokyo. Se è così, Pechino ha fatto un passo avanti nella sua capacità di mobilitare la diplomazia strategica e l&#8217;opinione pubblica, e ora ha esteso la propria influenza su delicate questioni nazionali dell&#8217;isola &#8211; di fatto indipendente &#8211; di Taiwan.  E con gli astuti cinesi non si può mai dire.</p>
<p>Le isole Diayou sono state strappate alla Cina nel 1895 in seguito alla sconfitta nella guerra con il Giappone. In base al Trattato di Shimonoseki quest&#8217;ultimo ottenne dalla Cina la rinuncia al controllo della Corea, la cessione di Formosa (odierna Taiwan) e delle isole ad essa collegate – tra queste le Diaoyu &#8211; il riconoscimento dei privilegi commerciali riconosciuti alle potenze occidentali all&#8217;indomani delle due guerre dell&#8217;oppio e il pagamento – umiliazione estrema per un Paese aggredito – di una indennità di guerra. Insomma, per Pechino la sovranità sulle Diaoyu è legata a doppio filo alla dolorosa storia dell&#8217;attacco imperialista da parte di un vero e proprio cartello di potenze. Come ricorda lo storico Jurgen Hosterhammel, quello della Cina è stato <em>“l&#8217;unico caso di regione del mondo in cui operarono tutti gli imperialismi della storia moderna</em>” e in cui “<em>furono sperimentate pressoché tutte le forme possibili di influenza esterna</em>”.</p>
<p>Va ricordato, infine, che per Pechino la questione legata alla sovranità delle isole situate a nord-ovest di Taiwan richiama un secolo di umiliazioni e concessioni subite con la forza delle armi; sicchè,  ad essere toccato sul vivo è il senso di dignità e un radicato spirito patriottico che va oltre la stessa Cina popolare per coinvolgere anche l&#8217;opinione pubblica e il governo di Taiwan e quella, non sempre allineata, della regione speciale di Hong Kong.</p>
<p>Insomma la questione è un vero Tangram, puzzle-rompicapo che necessità davvero di prudenza e delle proverbiali “sette pietre di saggezza”, in base alle quali saranno le sfumature a fare le differenze.</p>
<p>E vedremo se sarà la sottigliezza cinese o la testardaggine giapponese ad avere la meglio, ricordandoci che, anche se il Giappone è pur sempre parte integrante di quel <strong>processo di</strong> <strong>ellenizzazione cinese</strong> di cui in tempi remoti hanno goduto l&#8217;estremo oriente e  parte del Sudest asiatico<strong>, </strong><strong>le differenze fra i due popoli sono enormi, a partire da ceppi etnico-linguistici abissalmente distanti, con etnie </strong>che hanno poggiato la propria esistenza su territori morfologicamente diversissimi, e che per lunghi periodi si sono isolati dal mondo a causa di un forte<strong> </strong><strong>complesso di superiorità</strong> (molto apparente in entrambi i casi), motivato <strong>in entrambi i regni</strong> dalla supposta origine divina del proprio imperatore.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Non è ancora storia il &#8220;rapimento&#8221; di Benito Mussolini a Campo Imperatore, 69 anni fa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/09/11/non-e-ancora-storia-il-rapimento-di-benito-mussolini-a-campo-imperatore-69-anni-fa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Sep 2012 13:26:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[benito]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[mussolini]]></category>
		<category><![CDATA[rapimento]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E’ ancora storia controversa, a distanza di 69 anni, come L’Aquila e l’Abruzzo entrassero negli avvenimenti epocali della fine del 1943: il 9 la fuga ignominiosa del re da Ortona e il 12 il “rapimento” di Mussolini dal Gran Sasso. Dei due avvenimenti, che segnarono profondamente la storia italiana, non meno di quella mondiale, destò e desta il maggiore interesse [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/11/non-e-ancora-storia-il-rapimento-di-benito-mussolini-a-campo-imperatore-69-anni-fa/">Non è ancora storia il &#8220;rapimento&#8221; di Benito Mussolini a Campo Imperatore, 69 anni fa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ ancora storia controversa, a distanza di 69 anni, come <strong>L’Aquila</strong> e l’Abruzzo entrassero negli avvenimenti epocali della fine del 1943: il 9 la fuga ignominiosa del re da Ortona e il 12 il “rapimento” di <strong>Mussolini</strong> dal Gran Sasso. Dei due avvenimenti, che segnarono profondamente la storia italiana, non meno di quella mondiale, destò e desta il maggiore interesse il “rapimento” (altro che “liberazione”) di <strong>Benito Mussolini</strong>, in seguito all’”operazione quercia” attuata dai paracadutisti della Wehrmacht, comandati dal maggiore <strong>Otto-Harald Mors</strong> e dal luogotenente barone de Belepsch. Operazione che “stupì il mondo” – come aveva ordinato <strong>Hitler</strong> – attribuita falsamente per anni alle SS e in particolare al capitano <strong>Otto Skorzeny</strong>.</p>
<p>In seguito alla quale, come la storia narra, Mussolini cadde sotto il dominio di Hitler dovuto – sostengono Zavoli, Spinosa e chi scrive – in seguito ad un accordo tra badogliani e tedeschi per lo “scambio” con i Savoia. Dallo stesso capo del nazismo fu costretto a ricostituire il fascismo in Italia con la repubblica sociale di <strong>Salò</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Cosicché i destini di <strong>Mussolini</strong> e di casa <strong>Savoia</strong>, seppur diversi nella conclusione, ebbero la “ventura” di incontrarsi in terra d’Abruzzo, non per caso, ma per un ben predeterminato piano, per il quale fu giocata una serrata e tragica “partita” politica, strategica e militare, che coinvolse l’Italia non meno che la Germania, gli Usa, l’Inghilterra, l’ex Urss e finanche il Giappone.</p>
<p>Alla caduta del fascismo, alle 17,30 del 25 luglio, Mussolini fu arrestato da alcuni ufficiali del Carabinieri, all’uscita da Villa Savoia, residenza del <strong>re Vittorio Emanuele III</strong>. Dapprima fu relegato a <strong>Ventotene</strong> (Latina), poi a <strong>Ponza</strong>. Il 7 agosto fu trasferito nella villa Weber de <strong>La Maddalena</strong>, per poi, il 28 agosto, giungere a<strong>Vigna di Valle</strong> da dove, a bordo di un’autoambulanza, raggiunse la base della funivia del <strong>Gran Sasso</strong>, per soggiornare nella “Villetta” fino al 6 settembre quando fu trasferito nell’albergo “Savoia”, dove rimase sette giorni, prima che la Wehrmacht lo prelevasse per condurlo da <strong>Hitler</strong>, contrariamente ai desideri espressi dal Duce che avrebbe voluto tornare nella sua <strong>Predappio</strong>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La “<em>prigione più alta del mondo</em>”, come il Duce definì l’albergo di <strong>Campo Imperatore</strong> entrandovi, era stata approntata fin dal 10 agosto del ’43, dall’allora vice Podestà e commissario del centro turistico del Gran Sasso, l’avvocatro <strong>Ugo Marinucci</strong>. Il quale – come ci riferì nel corso di un’intervista – ricevette dal prefetto<strong>Biancorosso</strong> (l’unico a conoscere i piani di <strong>Badoglio</strong>) l’ordine di evacuazione, per ragioni di guerra, dell’intera area del centro turistico: dalla “Villetta” della base della funivia, all’albergo “Savoia”, alla vasta piana di <strong>Campo Imperatore</strong> da dove furono allontanati tutti i pastori con le loro greggi. Tra il 16 e il 25 agosto, riuscì ad organizzare lo sgombero dell’intero comprensorio, “senza sapere – come dichiarò nel corso di un’itervista – fino alla mattina del 28 agosto chi dovesse soggiornarvi”.</p>
<p>Licenziò tutto il personale dell’albergo e della funivia (compresi i componenti di un’orchestrina), ad eccezione della direttrice dell’albergo che fu sostituita il 30 successivo dal maestro di sci <strong>Domenico Antonelli</strong>, Mantenne in servizio una sola cameriera, <strong>Elisa Moscardi</strong> che servì il prigioniero fino al momento dell’arrivo dei tedeschi, ed il capotecnico della funivia <strong>Remo Lalli</strong>.</p>
<p>Chiuse l’ufficio postale di <strong>Campo Imperatore</strong>, istituito quattro anni prima, inviando timbri e moduli all’ufficio di <strong>Assergi </strong>che successivamente consegnò il materiale alla direzione provinciale delle poste.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>La prigionia si svolgeva, per così dire, in un certo clima di tranquillità. Il <strong>Duce </strong>si alzava presto, dopo aver trascorso metà notte a leggere ed a scrivere. Scendeva dal suo appartamento, quello eufemisticamente chiamato reale al secondo piano, per passeggiare o per intrattenersi a giocare a carte con il <strong>commissario Gueli</strong>, il tenente dei carabinieri <strong>Faiola</strong> ed il direttore dell&#8217;albergo, <strong>Domenico Antonelli</strong>. Perse però questa &lt;<em>tranquillità&gt; </em>a partire dalla sera dell&#8217; 8 settembre, quando fu reso noto che a <strong>Cassibile</strong> in Sicilia era stato firmato l&#8217;armistizio.</p>
<p>Il giorno dopo <strong>Mussolini </strong>ebbe la notizia della fuga della famiglia reale, che aveva lasciato <strong>Roma</strong> per imbarcarsi sulla nave “Baionetta”, ancorata a largo di <strong>Ortona a mare</strong>, per  raggiungere <strong>Brindisi</strong>.</p>
<p>Questi due avvenimenti furono per <strong>Mussolini </strong>&lt;presagio&gt; di un concordato intervento dei tedeschi per la sua &lt;cattura-liberazione&gt;. Tuttavia sperava che lo liberassero gli italiani. Non disse mai la milizia fascista.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Il 10 settembre, apprese che il &lt;trattato lungo&gt; tra <strong>Badoglio</strong> e gli anglo-americani contemplava la consegna del <strong>Duce </strong>agli Alleati. Dopo averne avuto conferma dai notiziari radio tedeschi (egli conosceva bene la lingua tedesca),  durante la notte successiva scrisse una lettera al tenente <strong>Alberto Faiola</strong>, chiedendo all’ufficiale di fargli avere la pistola d&#8217; ordinanza per mettere fine alla sua vita non essendo per lui sopportabile l&#8217; idea di essere &lt;consegnato agli inglesi&gt;. <strong>Faiola</strong> ribadì di avere ordine di uccidere il prigioniero se l&#8217; albergo fosse stato attaccato. Conferma che durò l&#8217;<em>espace d&#8217; un matin</em>, poiché il giorno seguente l&#8217; <strong>ispettore Gueli</strong>, dopo un colloquio all&#8217; Aquila con il Prefetto <strong>Rodolfo Biancorosso</strong>, trasmise a Faiola un secco ordine: &lt;<em>usare prudenza</em>&gt;. Si stabilirà poi che tale frase in codice annullava gli ordini precedenti, che prevedevano l&#8217; eliminazione del prigioniero in caso di attacco tedesco, e intimava la consegna di <strong>Mussolini</strong> agli stessi, senza alcuna resistenza. Come avvenne. Non fu sparato, infatti, neanche un colpo di fucile, quando più tardi, tra le 14 e le 14.15, dinanzi al breve spiazzo dell&#8217; albergo planarono nove alianti della Wehrmacht. <strong>Mussolini</strong>nello stesso pomeriggio fu condotto dapprima a <strong>Pratica di Mare</strong> e poi a <strong>Monaco</strong>, dove il giorno successivo incontrò il Fuhrer, con il quale concordò la costituzione della<strong>Repubblica Sociale Italiana</strong>, finita tragicamente il 25 aprile del 1945<span style="font-family: 'Times New Roman';">.</span></p>
<p style="text-align: right;">Amedeo Esposito</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/11/non-e-ancora-storia-il-rapimento-di-benito-mussolini-a-campo-imperatore-69-anni-fa/">Non è ancora storia il &#8220;rapimento&#8221; di Benito Mussolini a Campo Imperatore, 69 anni fa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Calcio: Conte, bentornato Zeman</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 16 Jul 2012 15:40:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Calcio]]></category>
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		<category><![CDATA[conte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8221;Diamo il bentornato in serie A a mister Zeman. Tutte le altre risposte devono essere date dal campo&#8221;. Così Antonio Conte, allenatore della Juventus, ha risposto in conferenza stampa ad una domanda su possibili futuri attriti con il tecnico boemo della Roma, che ha alle spalle una lunga storia di polemiche con il club bianconero. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8221;Diamo il bentornato in serie A a mister Zeman. Tutte le altre risposte devono essere date dal campo&#8221;. Così Antonio Conte, allenatore della Juventus, ha risposto in conferenza stampa ad una domanda su possibili futuri attriti con il tecnico boemo della Roma, che ha alle spalle una lunga storia di polemiche con il club bianconero.</p>
<p>&#8220;Quella di del Piero e&#8217; una presenza che manca, fa molto strano che non ci sia&#8221;. Lo ha detto in conferenza stampa Antonio Conte, allenatore della Juventus.  &#8221;La maglia numero 10? Togliamo la responsabilita&#8217; ai giocatori, decideremo io e la società a chi assegnarla&#8221;. Cosi&#8217; Conte ha risposto alla domanda su chi avrà la maglia indossata negli ultimi anni dal capitano Del Piero.</p>
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		<title>Bomba Brindisi: Criminalità, ideologia, follia?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 May 2012 08:36:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto accaduto a Brindisi, in quella scuola, potrà avere i colori, i connotati, l’identità che la storia sarà capace di fornire, ma rimane il fatto che il valore della vita umana è inalienabile, il ruolo delle persone è incancellabile, come l’omicidio è imperdonabile. Più ancora il comando affinchè i bambini, le donne, gli anziani, non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto accaduto a Brindisi, in quella scuola, potrà avere i colori, i connotati, l’identità che la storia sarà capace di fornire, ma rimane il fatto che il valore della vita umana è inalienabile, il ruolo delle persone è incancellabile, come l’omicidio è imperdonabile.<br />
Più ancora il comando affinchè i bambini, le donne, gli anziani, non si toccano, non si debbono toccare mai.<br />
Chi ha commesso questa nuova strage, ha messo in atto l’infamia più grande, che non avrà un solo rigo di dimenticanza, di indifferenza, di colpevole disattenzione, è infamia più miserabile della propria miserabilità, è infamia che disintegra i sogni, le speranze, la fiducia nel mondo di bambini innocenti, dieci, cento, mille volte innocenti, di più ancora, perché donne bambine dallo sguardo in alto all’inizio della salita, piccole donne con il sorriso alla discesa.<br />
Bambine che camminano nel luogo che è di tutti, nello spazio dove ci vanno tutti a scuola, nel tempio del conoscere e del sapere cos’è il rispetto per se stessi e per gli altri.<br />
Piccole donne nuovamente tradite, ma stavolta non ci saranno foglie di fico sparse qua e là per coprire, mimetizzare, l’infamia più inaccettabile, stavolta non c’è possibilità di licenziare questa tragedia con una scrollata di spalle a breve termine, stavolta se ne deve parlare di questo dolore insopportabile per non scordare, per non spostare il baricentro, per non attenuare ulteriormente quel senso di comunità e di condivisione che nel nostro paese va consumandosi.</p>
<p style="text-align: right;">Vincenzo Andraous</p>
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		<title>Sabato 15 ottobre la Giornata Mondiale degli Indignatos. &#8220;La crisi degli asini&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Oct 2011 16:30:37 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[la crisi degli asini]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una vera e propria giornata mondiale degli &#8220;Indignatos&#8221; si svolgerà sabato 15 Ottobre 2011. Decine di migliaia di persone organizzeranno manifestazioni in tutto il mondo contro le risposte della politica e del settore privato alla crisi economica, ritenute inefficaci e a sfavore dei giovani. A Roma sono attesi piu&#8217; di 200.000 manifestanti, diversi pulmann si [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2011/10/13/sabato-15-ottobre-la-giornata-mondiale-degli-indignatos-la-crisi-degli-asini/">Sabato 15 ottobre la Giornata Mondiale degli Indignatos. &#8220;La crisi degli asini&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una vera e propria giornata mondiale degli &#8220;Indignatos&#8221; si svolgerà sabato 15 Ottobre 2011. Decine di migliaia di persone organizzeranno manifestazioni in tutto il mondo contro le risposte della politica e del settore privato alla crisi economica, ritenute inefficaci e a sfavore dei giovani.<br />
A Roma sono attesi piu&#8217; di 200.000 manifestanti, diversi pulmann si preparano ad arrivare nella capitale. Nell&#8217;appello pubblicato in rete si legge, &#8220;Gli esseri umani prima dei profitti, non siamo merce nelle mani di politici e banchieri, chi pretende di governarci non ci rappresenta, l’alternativa c’è ed è nelle nostre mani, democrazia reale ora!&#8221;</p>
<p>Intanto nella notte di ieri si sono verificati momenti di tensione tra le forze dell&#8217;Ordine e alcuni indignatos, accampati vicino la Banca d&#8217;Italia, in via Nazionale. Secondo quanto riferito, le forze dell’ordine avrebbero fatto sgombrare ogni singolo giovane accampato sui marciapiedi o sulle scale del palazzo.</p>
<p>Intanto in rete sta circolando una favola dal titolo, &#8220;La crisi degli asini&#8221; che invita la gente a scendere in piazza Sabato 15 ottobre per la Giornata mondiale degli indignati.</p>
<p style="text-align: center;"><strong>La Crisi degli Asini</strong></p>
<p>Un uomo in giacca e cravatta è apparso un giorno in un villaggio. In piedi su una cassetta della frutta, gridò a chi passava che avrebbe comprato a € 100 in contanti ogni asino che gli sarebbe stato offerto. I contadini erano effettivamente un po&#8217; sorpresi, ma il prezzo era alto e quelli che accettaronotornarono a casa con il portafoglio gonfio, felici come una pasqua.</p>
<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/asini_280xFree.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-28911" title="asini_280xFree" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2011/10/asini_280xFree.jpg" alt="" width="280" height="187" /></a>L&#8217;uomo venne anche il giorno dopo e questa volta offrì 150 € per asino, e di nuovo tante persone gli vendettero i propri animali. Il giorno seguente, offrì 300 € a quelli che non avevano ancora vendutogli ultimi asini del villaggio. Vedendo che non ne rimaneva nessuno, annunciò che avrebbe comprato asini a 500 € la settimana successivae se ne andò dal villaggio. Il giorno dopo, affidò al suo socio la mandria che aveva appena acquistato e lo inviò nello stesso villaggio con l&#8217;ordine di vendere le bestie 400 € l&#8217;una.</p>
<p>Vedendo la possibilità di realizzare un utile di 100 €, la settimana successivatutti gli abitanti del villaggio acquistarono asini a quattro volteil prezzo al quale li avevano venduti e, per far ciò, siindebitarono con la banca.</p>
<p>Come era prevedibile, i due uominid&#8217;affari andarono in vacanza in un paradiso fiscale con i soldi guadagnati e tutti gli abitanti del villaggio rimasero con asini senza valore e debiti fino a sopra i capelli. Gli sfortunati provarono invano a vendere gli asini per rimborsare i prestiti. Il prezzo dell&#8217;asino era crollato. Gli animali furono sequestrati ed affittati ai loro precedenti proprietari dal banchiere. Nonostante ciò il banchiere andò a piangere dal sindaco, spiegando che se non recuperava i propri fondi, sarebbe stato rovinato e avrebbe dovuto esigere il rimborso immediato di tutti i prestiti fatti al Comune. Per evitare questo disastro, il sindaco, invece di dare i soldi agli abitanti del villaggio perché pagassero i propri debiti, diede i soldi al banchiere (che era, guarda caso, suo caro amico e primoassessore). Eppure quest&#8217;ultimo, dopo aver rimpinguato la tesoreria, non cancellò i debiti degli abitanti del villaggio ne quelli del Comune e così tutti continuarono a rimanere immersi nei debiti. Vedendo il proprio disavanzo sul punto di essere declassato e preso alla gola dai tassi di interesse, il Comune chiese l&#8217;aiuto deivillaggi vicini, ma questi risposero che non avrebbero potuto aiutarlo in nessun modo poiché avevano vissuto la medesima disgrazia.</p>
<p>Su consiglio disinteressato del banchiere, tutti decisero di tagliare le spese: meno soldi per le scuole, per i servizi sociali, per le strade, per la sanità &#8230; Venne innalzata l&#8217;età di pensionamento e licenziati tanti dipendenti pubblici, abbassarono i<br />
salari e al contempo le tasse furono aumentate. Dicevano che era inevitabile e promisero di moralizzare questo scandaloso commercio di asini.</p>
<p>Questa triste storia diventa più gustosa quando si scopre che il banchiere e i due truffatori sono fratelli e vivono insiemesu un isola delle Bermuda, acquistata con il sudore della fronte.</p>
<p>Noi li chiamiamo fratelli Mercato. Molto generosamente, hanno promesso di finanziare la campagna elettorale del sindaco uscente.Questa storia non è finita perché non sappiamo cosa fecero gli abitanti del villaggio.</p>
<p>E voi, cosa fareste al posto loro? Che cosa farete? Se questa storia vi ricorda qualcosa, ritroviamoci tutti nelle strade delle nostre città e dei nostri villaggi Sabato 15 ottobre 2011 (Giornata internazionale degli indignati) &#8230; e fate circolare questa storiella&#8230;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2011/10/13/sabato-15-ottobre-la-giornata-mondiale-degli-indignatos-la-crisi-degli-asini/">Sabato 15 ottobre la Giornata Mondiale degli Indignatos. &#8220;La crisi degli asini&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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