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	<title>striscia di Gaza Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Quasi 3mila bambini malnutriti rischiano di morire in Gaza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Jun 2024 19:42:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi 3.000 bambini sono stati tagliati fuori dalle cure per la malnutrizione acuta moderata e grave nel sud della Striscia di Gaza, mettendoli a rischio di morte, mentre le violenze e gli sfollamenti continuano a compromettere l&#8217;accesso alle strutture e ai servizi sanitari per le famiglie disperate. Questo numero, basato sui rapporti dei partner dell&#8217;Unicef [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quasi 3.000 bambini sono stati tagliati fuori dalle cure per la malnutrizione acuta moderata e grave nel sud della Striscia di Gaza, mettendoli a rischio di morte, mentre le violenze e gli sfollamenti continuano a compromettere l&#8217;accesso alle strutture e ai servizi sanitari per le famiglie disperate. Questo numero, basato sui rapporti dei partner dell&#8217;Unicef che si occupano di nutrizione, equivale a circa tre quarti dei 3.800 bambini che, secondo le stime, stavano ricevendo cure salvavita nel sud prima dell&#8217;escalation del conflitto a Rafah. Il rischio incombente che un numero maggiore di bambini vulnerabili si ammali a causa della malnutrizione è altrettanto preoccupante. Mentre c&#8217;è stato un leggero miglioramento nella consegna degli aiuti alimentari al nord, l&#8217;accesso umanitario nel sud è diminuito drasticamente. I primi risultati dei recenti controlli sulla malnutrizione nei governatorati centrale e meridionale di Gaza indicano che i casi di malnutrizione moderata e grave sono aumentati dalla seconda settimana di maggio, quando la consegna degli aiuti e l&#8217;accesso umanitario sono stati significativamente limitati dall&#8217;escalation dell&#8217;offensiva di Rafah. &#8220;Da Gaza continuano a emergere immagini raccapriccianti di bambini che muoiono sotto gli occhi delle loro famiglie a causa della continua mancanza di cibo, di forniture nutrizionali e della distruzione dei servizi sanitari- ha dichiarato la Direttrice regionale dell&#8217;Unicef per il Medio Oriente e il Nord Africa, Adele Khodr- Se non si riprendono rapidamente le cure per questi 3.000 bambini, corrono il rischio immediato e grave di ammalarsi in modo critico, di contrarre complicazioni potenzialmente letali e di unirsi alla lista crescente di bambini e bambine uccisi da questa insensata privazione causata dall&#8217;uomo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rischio di un aumento dei casi di malnutrizione arriva nello stesso momento in cui i servizi di trattamento della malnutrizione sono al collasso. Oggi funzionano solo due dei tre centri di stabilizzazione della Striscia di Gaza che trattano i bambini gravemente malnutriti. Nel frattempo, i piani per l&#8217;apertura di nuovi centri sono stati ritardati a causa delle operazioni militari in corso nella Striscia. Il trattamento di un bambino per la malnutrizione acuta richiede in genere dalle sei alle otto settimane di cure ininterrotte e richiede cibo terapeutico speciale, acqua sicura e altro supporto medico. I bambini malnutriti sono maggiormente esposti al rischio di contrarre malattie e altri problemi di salute a causa dell&#8217;accesso limitato all&#8217;acqua potabile, dello straripamento delle acque reflue, dei danni alle infrastrutture e della mancanza di articoli igienici. La produzione di acqua nella Striscia di Gaza è ora meno di un quarto di quella che veniva prodotta prima dell&#8217;intensificarsi delle ostilità in ottobre. &#8220;I nostri appelli sulla crescente mortalità infantile dovuta a una combinazione evitabile di malnutrizione, disidratazione e malattie avrebbero dovuto mobilitare un&#8217;azione immediata per salvare le vite dei bambini, eppure questa devastazione continua- ha detto Khodr- Con gli ospedali distrutti, le cure interrotte e i rifornimenti scarsi, siamo destinati ad altre sofferenze e morti di bambini&#8221;. Dall&#8217;ottobre 2023, l&#8217;Unicef ha raggiunto decine di migliaia di donne e bambini con servizi di prevenzione e trattamento della malnutrizione, tra cui l&#8217;uso di alimenti terapeutici pronti per l&#8217;uso, biscotti ad alto contenuto energetico e integratori di micronutrienti per le donne in gravidanza contenenti ferro e altri nutrienti essenziali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;Unicef ha preposizionato altre forniture nutrizionali che arriveranno nella Striscia di Gaza, se l&#8217;accesso lo consentirà- ha dichiarato Khodr- Le agenzie delle Nazioni Unite stanno cercando di ottenere garanzie che le operazioni umanitarie possano raccogliere e distribuire in sicurezza gli aiuti ai bambini e alle loro famiglie senza interruzioni. Abbiamo bisogno di migliori condizioni operative sul campo, con più sicurezza e meno restrizioni. Ma in definitiva, è di un cessate il fuoco che i bambini hanno più bisogno&#8221;.</p>
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		<title>L&#8217;esercito israeliano ha assunto il controllo del valico di Rafah</title>
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		<pubDate>Tue, 07 May 2024 08:28:51 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esercito israeliano ha dichiarato di aver assunto il controllo del valico di Rafah, il principale punto di passaggio tra la Striscia di Gaza e l&#8217;Egitto. Fonti militari e media locali hanno confermato l&#8217;arrivo delle truppe nella zona, che ha provocato l&#8217;interruzione delle spedizioni umanitarie attraverso il valico. Circola un video sui social media che mostra un carro armato israeliano avanzare nella parte di Gaza del passaggio, evidenziando la presenza militare nella regione. Questa situazione ha suscitato preoccupazioni riguardo all&#8217;accesso all&#8217;assistenza umanitaria per i civili in difficoltà nella Striscia di Gaza.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/07/lesercito-israeliano-ha-assunto-il-controllo-del-valico-di-rafah/">L&#8217;esercito israeliano ha assunto il controllo del valico di Rafah</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gaza: 6 morti nel Raid di Rafah, ONU dichiarato azzerati 40 anni di sviluppo</title>
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		<pubDate>Fri, 03 May 2024 14:51:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sei persone, tra cui quattro bambini, sono le ultime vittime del conflitto in corso sulla Striscia di Gaza. Come riporta la stampa internazionale, la notte scorsa l&#8217;esercito israeliano ha bombardato un edificio a Rafah, città meridionale a ridosso della frontiera con l&#8217;Egitto, contro cui il governo di Tel Aviv intende sferrare l&#8217;offensiva finale per &#8220;neutralizzare [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/03/gaza-6-morti-nel-raid-di-rafah-onu-dichiarato-azzerati-40-anni-di-sviluppo/">Gaza: 6 morti nel Raid di Rafah, ONU dichiarato azzerati 40 anni di sviluppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sei persone, tra cui quattro bambini, sono le ultime vittime del conflitto in corso sulla Striscia di Gaza. Come riporta la stampa internazionale, la notte scorsa l&#8217;esercito israeliano ha bombardato un edificio a Rafah, città meridionale a ridosso della frontiera con l&#8217;Egitto, contro cui il governo di Tel Aviv intende sferrare l&#8217;offensiva finale per &#8220;neutralizzare le brigate di Hamas&#8221; per &#8220;riportare a casa gli ostaggi&#8221;, come ha detto il premier Benjamin Netanyahu. L&#8217;ultimo bilancio dei morti aggiorna quello diffuso ieri dalle autorità sanitarie di Gaza, secondo cui dal 7 ottobre 34.596 palestinesi hanno perso la vita, mentre il 70% delle abitazioni è stato distrutto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Non vedevamo nulla di simile dal 1945&#8221;, ha detto ieri in conferenza stampa Abdallah al-Dardari, direttore dell&#8217;ufficio regionale per gli stati arabi del Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp). Il dirigente ha aggiunto che sarà necessario rimuovere 37 milioni di tonnellate di detriti, 15 volte più di quelli causati dal conflitto del 2014, quando furono 2,4 milioni. &#8220;Sono stati spazzati via tutti gli investimenti nello sviluppo umano realizzati negli ultimi 40 anni&#8221;, ha denunciato al-Dardari. &#8220;Siamo quasi tornati agli anni &#8217;80&#8221;, aggiungendo che per la ricostruzione serviranno tra i 40 e i 50 miliardi di dollari. Intanto il giornalista Thomas Friedman sul New York Times scrive che sarebbero in corso colloqui tra Stati Uniti e Arabia Saudita per trovare un modo per porre fine al conflitto. I vertici di Riad si sarebbero detti disponibili a rinnovare i rapporti diplomatici con Israele, se il governo di Tel Aviv acconsentirà ad alcune condizioni: favorire la creazione di uno Stato di Palestina in Cisgiordania e Gaza entro al massimo cinque anni, ritirando le forze di sicurezza e congelando la costruzione di insediamenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Friedman conclude osservando che difficilmente l&#8217;esecutivo guidato da Netanyahu accetterà, dal momento che i suoi esponenti hanno messo al centro della politica di governo il sostegno ai coloni e la costruzione di nuovi insediamenti. Intanto, si attende ancora la risposta dei leader di Hamas rispetto alla proposta negoziale presentata da Israele. Ieri il capo del movimento, Ismail Haniyeh, ne ha discusso in due telefonate distinte con i rappresentanti di Egitto e Qatar &#8211; mediatori dell&#8217;intesa &#8211; sostenendo che l&#8217;attuale proposta sarebbe &#8220;più positiva&#8221;, e che presto si recherà in Egitto per ulteriori incontri. L&#8217;obiettivo è raggiungere il cessate il fuoco e il ritiro delle truppe israeliane dalla Striscia, che subisce l&#8217;operazione militare dal 7 ottobre, giorno in cui miliziani legati ad Hamas hanno attaccato aree nel sud di Israele, uccidendo circa 1200 persone e prendendone 240 in ostaggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/03/gaza-6-morti-nel-raid-di-rafah-onu-dichiarato-azzerati-40-anni-di-sviluppo/">Gaza: 6 morti nel Raid di Rafah, ONU dichiarato azzerati 40 anni di sviluppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>MO. Unicef: &#8220;1 mln bimbi nella Striscia di Gaza non ha rifugio sicuro&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/11/15/mo-unicef-1-mln-bimbi-nella-striscia-di-gaza-non-ha-rifugio-sicuro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Nov 2023 20:13:47 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/11/15/mo-unicef-1-mln-bimbi-nella-striscia-di-gaza-non-ha-rifugio-sicuro/">MO. Unicef: &#8220;1 mln bimbi nella Striscia di Gaza non ha rifugio sicuro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Oggi sono stata in missione nella Striscia di Gaza per incontrare i bambini, le loro famiglie e gli operatori dell&#8217;Unicef. Ciò che ho visto e sentito è stato devastante. Hanno affrontato ripetuti bombardamenti, perdite e sfollamento. Nella Striscia, 1 milione di bambini di Gaza non ha un posto sicuro dove rifugiarsi. Le parti in conflitto stanno commettendo gravi violazioni contro i bambini, tra cui uccisioni, mutilazioni, rapimenti, attacchi su scuole e ospedali e la negazione dell&#8217;accesso umanitario &#8211; tutte cose che l&#8217;Unicef condanna. Secondo le notizie, a Gaza, oltre 4.600 bambini sono stati uccisi e circa 9.000 feriti. Molti bambini sono dispersi e si pensa siano sepolti sotto le macerie di edifici e case crollate, il tragico risultato dell&#8217;uso di armi esplosive in aree popolate. Nel frattempo, i neonati che necessitano di cure specializzate sono morti in uno degli ospedali di Gaza, mentre l&#8217;energia elettrica e le forniture mediche si esauriscono e la violenza continua con effetto indiscriminato. All&#8217;ospedale Al Naser a Khan Yunis, ho incontrato pazienti e famiglie sfollate alla ricerca di un rifugio e sicurezza. Una ragazza di 16 anni dal suo letto in ospedale mi ha detto che il suo quartiere è stato bombardato. Lei è sopravvissuta ma i dottori hanno detto che non potrà più tornare a camminare. Nel reparto neonatale dell&#8217;ospedale i piccoli bambini si aggrappavano alla vita nelle incubatrici, mentre i medici si preoccupavano di come far funzionare le macchine senza carburante&#8221;. Così in un comunicato Catherine Russell, Direttore generale Unicef sulla sua missione a Gaza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Durante la mia missione a Gaza, ho incontrato anche operatori dell&#8217;Unicef che stanno continuando ad aiutare i bambini nonostante i pericoli e la devastazione. Hanno condiviso le loro storie strazianti sull&#8217;impatto della guerra sui loro figli, su membri delle loro famiglie uccisi e su come sono stati sfollati molte volte. Molte persone, compreso il nostro staff e le loro famiglie, adesso vivono in rifugi sovraffollati con pochissima acqua, cibo o servizi igienici decenti &#8211; condizioni che possono portare allo scoppio di malattie. Il rischio per il personale umanitario all&#8217;interno di Gaza è altissimo. Da ottobre sono stati uccisi più di 100 membri del personale dell&#8217;Unrwa. L&#8217;Unicef e i suoi partner stanno facendo tutto ciò che possono, compreso l&#8217;invio di forniture umanitarie disperatamente necessarie. Ma il gasolio è praticamente esaurito e alcuni ospedali e centri sanitari hanno smesso di funzionare. Senza carburante, gli impianti di desalinizzazione non possono produrre acqua potabile e le forniture umanitarie non possono essere distribuite. L&#8217;apertura intermittente dei valichi di frontiera di Gaza ai carichi di forniture umanitarie è insufficiente a soddisfare le esigenze che stanno raggiungendo livelli altissimi. E con l&#8217;inverno alle porte, il bisogno di carburante potrebbe diventare ancora più forte. Quando ho lasciato Gaza oggi, la pioggia scrosciava, accrescendo la tristezza. Sono qui per fare tutto il possibile per chiedere la protezione dei bambini. Chiedo ancora una volta a tutte le parti di garantire che i bambini siano protetti e assistiti, come previsto dal diritto internazionale umanitario. Solo le parti in conflitto possono davvero fermare questo orrore. Invito inoltre le parti ad attuare un immediato cessate il fuoco umanitario, a rilasciare in sicurezza tutti i bambini rapiti e detenuti e a garantire che il personale umanitario abbia un accesso sicuro, continuativo e senza ostacoli per raggiungere chi ne ha bisogno con tutti i servizi e gli aiuti salvavita&#8221;, ha concluso Russell, Direttore generale Unicef.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/11/15/mo-unicef-1-mln-bimbi-nella-striscia-di-gaza-non-ha-rifugio-sicuro/">MO. Unicef: &#8220;1 mln bimbi nella Striscia di Gaza non ha rifugio sicuro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>M.O. Mills (Peace Now): &#8220;Pace solo con la soluzione dei due Stati&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/05/14/m-o-mills-peace-now-pace-solo-con-la-soluzione-dei-due-stati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 17:32:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;In Israele non ci sara&#8217; pace finche&#8217; non si porra&#8217; fine all&#8217;occupazione militare nei Territori palestinesi, lavorando a una soluzione politica che permetta la creazione di due Stati&#8221;. Ne e&#8217; convinta Dana Naomy Mills, portavoce di Peace Now, che in Israele lavora da 20 anni per la promozione del dialogo tra israeliani e palestinesi, anche [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/05/14/m-o-mills-peace-now-pace-solo-con-la-soluzione-dei-due-stati/">M.O. Mills (Peace Now): &#8220;Pace solo con la soluzione dei due Stati&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In Israele non ci sara&#8217; pace finche&#8217; non si porra&#8217; fine all&#8217;occupazione militare nei Territori palestinesi, lavorando a una soluzione politica che permetta la creazione di due Stati&#8221;. Ne e&#8217; convinta Dana Naomy Mills, portavoce di Peace Now, che in Israele lavora da 20 anni per la promozione del dialogo tra israeliani e palestinesi, anche con iniziative alla Knesset, il parlamento israeliano. L&#8217;agenzia Dire la raggiunge nella sua casa a Tel Aviv. &#8220;Negli ultimi giorni il lavoro per Peace Now e&#8217; stato intenso&#8221; la premessa: &#8220;Siamo costantemente in contatto con le organizzazioni della societa&#8217; civile israeliana e palestinese per organizzare iniziative con cui fare pressione affinche&#8217; le violenze si fermino&#8221;. Ieri e mercoledi&#8217;, riferisce Mills, ci sono state manifestazioni in citta&#8217; israeliane come Tel Aviv, Giaffa e Haifa, e anche in tanti villaggi, &#8220;per chiedere la pace&#8221;. Secondo la portavoce, &#8220;la maggior parte delle persone, che si tratti di israeliani o arabo-israeliani, vuole che le violenze si fermino, che l&#8217;occupazione militare cessi e che finalmente si possa convivere in pace&#8221;. Mills sottolinea: &#8220;Siamo stanchi delle sirene, delle notti insonni e di dover correre nei bunker&#8221;. Nelle stesse localita&#8217; da dove giungono appelli al dialogo, pero&#8217;, si sono verificati scontri tra comunita&#8217; di residenti: israeliani &#8211; spesso appartenenti a movimenti della destra estrema &#8211; contro la minoranza araba. &#8220;Purtroppo e&#8217; il risultato di tensioni che negli ultimi due anni non hanno smesso di montare&#8221; riferisce Mills, certa che a incoraggiare i nazionalisti israeliani, accusati in alcuni casi dai media di &#8220;raid punitivi&#8221;, contribuisca &#8220;la profonda spaccatura tra i partiti di destra ed estrema destra ma anche il fatto che in tv, alla radio e sui giornali siano invitati a parlare solo esponenti di questa ala&#8221;. Secondo la portavoce, &#8220;come societa&#8217; dobbiamo riappropriarci con urgenza dello spazio pubblico, dando voce a coloro che condannano le violenze, che in realta&#8217; sono la maggioranza&#8221;.</p>
<p>Mills sottolinea che per &#8220;violenze&#8221; non si intendono solo i raid aerei sulla Striscia di Gaza o il lancio di razzi da parte di Hamas, ma anche &#8220;azioni come la chiusura &#8211; pericolosa e non necessaria &#8211; della spianata della Moschea di Al-Aqsa o gli sgomberi in un quartiere a Gerusalemme est&#8221;. Episodi, questi, che sarebbero stati la miccia che ha acceso la crisi degli ultimi giorni. C&#8217;e&#8217; poi il problema degli insediamenti illegali, che &#8220;da anni Peace Now monitora e denuncia con un dipartimento dedicato, &#8216;Settlement Watch'&#8221; dice Mills. &#8220;C&#8217;e&#8217; profonda disparita&#8217; di trattamento da parte delle autorita&#8217; israeliane verso i cittadini di etnia araba e soprattutto dei palestinesi nei Territori occupati&#8221;. Di queste differenze di trattamento la confisca delle terre, secondo la portavoce, &#8220;e&#8217; un esempio&#8221;. Il mese scorso anche l&#8217;ong americana Human Rights Watch ha accusato Israele. Secondo Mills, &#8220;se non si pone fine all&#8217;occupazione militare, avremo un solo Stato che esercita apartheid&#8221;. Infine la portavoce di Peace Now rivolge un appello alla comunita&#8217; internazionale: &#8220;Mi piacerebbe che i governi non si preoccupassero di schierarsi con l&#8217;una o l&#8217;altra parte ma si schierassero contro la violenza, lavorando per favorire la soluzione dei due Stati, dando ai palestinesi la possibilita&#8217; di provvedere ai propri bisogni in autonomia&#8221;.</p>
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		<title>MO. Mezzaluna rossa palestinese: &#8220;In 18 anni uccisi 200 operatori&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 19:54:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ben 84 membri di Mezzaluna rossa palestinese tra staff e volontari sono stati feriti da marzo 2018, mentre 54 sono le ambulanze distrutte. Questi i dati diffusi da Yunis Kathib, presidente Mezzaluna Rossa palestinese, relativi agli scontri avvenuti durante la Marcia del ritorno, la protesta che i civili palestinesi inscenano alla frontiera tra Striscia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ben 84 membri di Mezzaluna rossa palestinese tra staff e volontari sono stati feriti da marzo 2018, mentre 54 sono le ambulanze distrutte. Questi i dati diffusi da Yunis Kathib, presidente Mezzaluna Rossa palestinese, relativi agli scontri avvenuti durante la Marcia del ritorno, la protesta che i civili palestinesi inscenano alla frontiera tra Striscia di Gaza e Israele ogni venerdi&#8217; dal marzo 2018. Oltre 200 invece gli operatori rimasti uccisi dal 2000 ad oggi nei Territori palestinesi. I numeri sono stati diffusi nel corso di un convegno a Roma, per rilanciare a livello italiano la campagna di sensibilizzazione &#8216;Non sono un bersaglio&#8217; sul tema degli attacchi al personale sanitario, in crescita sia in Italia che a livello internazionale. Khatib non ha snocciolato solo numeri, ma ricordato anche storie e incidenti avvenuti nei pressi della barriera di separazione tra l&#8217;enclave palestinese e Israele, dove l&#8217;esercito e&#8217; stato accusato da piu&#8217; parti di sparare anche contro manifestanti pacifici, giornalisti e operatori. Ha raccontato il presidente: &#8220;Uno dei medici della Mezzaluna rossa mi ha raccontato: &#8216;Prima di andare, mi prendo un momento con la mia famiglia per parlare, ridere, stare insieme. Perche&#8217; so che potrei non tornare. Tuttavia credo nella nobilta&#8217; della missione umanitaria che compiamo&#8217;. Un altro invece si e&#8217; arrabbiato: &#8216;Ci avete ingannato&#8217;, mi ha detto. Perche&#8217; anche chi indossa le pettorine con i simboli ben riconoscibili di Mezzaluna rossa viene comunque colpito dalle forze di sicurezza israeliane&#8221;.</p>
<p>Els Debuf, vicecapo di delegazione del Comitato internazionale della Croce Rossa (Cicr), responsabile della delegazione regionale a Parigi, ha aggiunto: &#8220;Sappiamo come risolvere il problema, il punto e&#8217; il gap tra cio&#8217; che vediamo accadere sul campo e il reale impegno delle parti in gioco&#8221;. Debuf ha denunciato anche un altro fenomeno: &#8220;Cresce l&#8217;idea che il bombardamento degli ospedali sia una conseguenza della guerra, un effetto collaterale, ma non puo&#8217; essere cosi&#8217;, e&#8217; vietato dalle convenzioni internazionali e dal diritto umanitario&#8221;. Sempre piu&#8217; spesso, inoltre, si osservano restrizioni alla possibilita&#8217; di movimento delle popolazioni o del personale umanitario, cruciale nei contesti di conflitto, cosi&#8217; come il blocco all&#8217;accesso di cibo, acqua potabile o medicine, fatti che rendono insopportabile la vita dei civili intrappolati dalla guerra. Questa situazione impedisce ai feriti di ricevere cure e alimenta altri problemi, tra cui le epidemie. Un esempio: l&#8217;ondata di colera che si e&#8217; registrata in Yemen nel 2018. Anche questo Paese dal 2015 e&#8217; diventato tristemente noto per gli attacchi a ospedali, ambulanze, medici e infermiere. Tre le vittime registrate tra gli operatori della Mezzaluna yemenita, ha detto Raquel Codesido, delegata medico del Cicr in Yemen. &#8220;Il 75 per cento della popolazione ha bisogno di aiuti umanitari&#8221; ha sottolineato la responsabile. &#8220;Sono circa 2,9 milioni i bambini malnutriti. Quasi 3 milioni gli sfollati interni&#8221;. Senza contare che, secondo Codesido, il diffuso e perdurante senso di insicurezza &#8220;scoraggia le persone dal recarsi negli ospedali, perche&#8217; temono che saranno bombardati&#8221;. Proprio cio&#8217; che e&#8217; accaduto in sei degli 11 centri sanitari con cui la Mezzaluna yemenita collabora.</p>
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		<title>Palestina: 51 anni di occupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 20:36:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Ambasciata di Palestina in Italia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cade oggi il 51° anniversario dell’Occupazione dei territori arabi e palestinesi da parte delle forze armate israeliane. Era infatti il 5 giugno del 1967, quando Israele lanciò un’aggressione deliberata contro i vicini del Medio Oriente occupando il 22% della Palestina storica sopravvissuta alla creazione di Israele nel 1948, insieme a territori arabi appartenenti all’Egitto, alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Cade oggi il 51° anniversario dell’Occupazione dei territori arabi e palestinesi da parte delle forze armate israeliane. Era infatti il 5 giugno del 1967, quando Israele lanciò un’aggressione deliberata contro i vicini del Medio Oriente occupando il 22% della Palestina storica sopravvissuta alla creazione di Israele nel 1948, insieme a territori arabi appartenenti all’Egitto, alla Siria, alla Giordania e al Libano. Da allora, la Cisgiordania – compresa Gerusalemme Est – e la Striscia di Gaza sono ancora occupate.</p>
<p align="justify">Abbiamo da poco commemorato i 70 anni dalla Nakba, la catastrofe che ha visto la nascita dello Stato di Israele senza quella dello Stato palestinese, con il massacro della popolazione civile palestinese per mano delle milizie sioniste, la distruzione di 531 villaggi, e la fuga in massa di 800 mila palestinesi costretti a rifugiarsi altrove in Cisgiordania, a Gaza, e nei Paesi arabi confinanti: Giordania, Siria, Libano e Iraq. Oggi ricordiamo il dramma di un’Occupazione che ha comportato un nuovo esodo, insieme al furto di terra, di acqua e di risorse naturali. Un’Occupazione che continua sebbene sia stata ripetutamente condannata da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, come la 242 e la 338; e che colpisce il popolo palestinese non solo attraverso la politica degli insediamenti – illegale secondo il diritto internazionale come recentemente riaffermato dalla risoluzione ONU 2334, ma anche attraverso le peggiori forme di repressione e ingiustizia, quali le uccisioni a sangue freddo, gli arresti indiscriminati e la confisca di terre. Un’Occupazione, insomma, che priva il popolo palestinese dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali, castigandolo quotidianamente per il solo fatto di esistere.</p>
<p align="justify">La coincidenza, quest’anno, dell’anniversario della Nakba palestinese con lo spostamento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, quando tutti sanno che Gerusalemme Est rappresenta la capitale dello Stato di Palestina, è stata un ulteriore schiaffo al diritto internazionale e alla soluzione dei due Stati. Così come è stato uno schiaffo all’umanità intera il massacro compiuto in questi giorni dalle forze di occupazione a Gaza, dove hanno preso di mira manifestazioni pacifiche che invocavano il sacrosanto diritto al ritorno sancito dalla risoluzione ONU 194,</p>
<p align="justify">uccidendo brutalmente 119 palestinesi, tra cui donne, bambini e soccorritori come la giovane volontaria Razan Al-Najjar; mentre ne venivano feriti circa 13.000, di cui 300 in modo grave.</p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a>Alla luce di questi ultimi eventi, l’anniversario del 5 giugno ci dice come sia sempre più urgente che la comunità internazionale si adoperi seriamente per mettere fine all’occupazione israeliana e per far rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, che indicano come unica strada percorribile quella della nascita di uno Stato palestinese sui territori occupati nel 1967, con Gerusalemme Est capitale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/06/05/palestina-51-anni-di-occupazione/">Palestina: 51 anni di occupazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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