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	<title>supermercati Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Londra introduce multe per i supermercati con limitata offerta di cibi salutari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 17:38:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[Londra introduce multe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo di Londra ha presentato un piano decennale volto a contrastare l’emergenza obesità impiegando leve sul settore della grande distribuzione. Tra le novità più rilevanti figura l’obbligo per i supermercati di ridurre fino a 100 calorie per carrello di spesa, bilanciando la diminuzione delle vendite di snack dolci e salati con un incremento di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo di Londra ha presentato un piano decennale volto a contrastare l’emergenza obesità impiegando leve sul settore della grande distribuzione. Tra le novità più rilevanti figura l’obbligo per i supermercati di ridurre fino a 100 calorie per carrello di spesa, bilanciando la diminuzione delle vendite di snack dolci e salati con un incremento di prodotti considerati più salutari.</p>
<p>Le catene coinvolte dovranno rendicontare i dati di vendita e rischiano sanzioni in caso di mancato rispetto degli obiettivi. Non si tratta di un divieto di vendita di alimenti ad alto contenuto calorico, bensì di un insieme di aggiustamenti volontari: sconti sui cibi ipocalorici, maggiori punti fedeltà legati a scelte salutari o la riformulazione di pasti pronti. Tra gli esempi pratici, l’eventuale spostamento delle patatine in fondo agli scaffali o promozioni tipo 3×2 sui cereali integrali.</p>
<p>“Attraverso il nostro nuovo standard sui cibi sani faremo della scelta salutare la scelta facile, perché prevenire è meglio che curare”, ha dichiarato il ministro della Sanità Wes Streeting, sottolineando che l’obesità nel Regno Unito è raddoppiata dagli anni Novanta e comporta una spesa di 11 miliardi di sterline l’anno per il Servizio Sanitario Nazionale, più che triplicando il bilancio destinato alle ambulanze. “A meno che non tagliamo l’aumento di costi e domanda, il servizio sanitario rischia di diventare insostenibile.”</p>
<p>Con un terzo della popolazione adulta obesa e un ulteriore terzo in sovrappeso, il Paese presenta il terzo tasso più elevato di obesità in Europa tra i grandi Stati, con impatti diretti su patologie quali diabete, cancro e malattie cardiovascolari. Secondo il governo, un taglio di appena 50 calorie al giorno potrebbe aiutare due milioni di adulti e 340 mila bambini a uscire dall’obesità, ma alcuni esperti mettono in guardia sul peso di altri fattori, prima fra tutti la sedentarietà.</p>
<p>Le misure hanno suscitato critiche proprio dalla grande distribuzione, dove si parla di norme “draconiane” in grado di comprimere margini già ridotti, costringendo le aziende ad alzare i prezzi o a mettere in pausa nuovi progetti di espansione. Dal fronte conservatore, l’intervento è stato bollato come un eccesso di paternalismo: “I laburisti vogliono far sedere il nanny State in ogni carrello del supermercato: questi miserevoli socialisti hanno nel mirino ogni piccola leccornia nella nostra spesa settimanale”. C’è anche chi si domanda perché non siano state coinvolte misure analoghe per take-away e pasticcerie.</p>
<p>Malgrado le opposizioni, due dei maggiori gruppi britannici, Tesco e Sainsbury’s, hanno espresso sostegno al provvedimento, e un recente sondaggio indica che il 60% dei cittadini è favorevole. Le associazioni dei consumatori ritengono che “obiettivi alimentari obbligatori incentiveranno i distributori a rendere più facile per la gente consumare una dieta bilanciata e condurre una vita più sana”.</p>
<p>L’attenzione pubblica sulla qualità del cibo si è intensificata anche grazie al successo del libro del medico Chris van Tulleken, “Ultra-processed people”, un’accusa frontale agli alimenti ultra-processati e alle loro conseguenze sulla salute. Questa sensibilità crescente sembra spingere il pubblico a chiedere un maggior impegno dei supermercati nella promozione di scelte alimentari salutari.</p>
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		<title>Pasqua: per la spesa code ai supermercati di 22 minuti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2020 14:13:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una volta le code erano quelle in autostrada nei giorni delle vacanze, adesso invece con l&#8217;emergenza pandemia che ha imposto ingressi contingentati in negozi, supermercati e mercati agricoli le file si allungano su strade e marciapiedi file di gente con l&#8217;attesa che per fare la spesa di Pasqua e&#8217; arrivata in media a 22 minuti, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una volta le code erano quelle in autostrada nei giorni delle vacanze, adesso invece con l&#8217;emergenza pandemia che ha imposto ingressi contingentati in negozi, supermercati e mercati agricoli le file si allungano su strade e marciapiedi file di gente con l&#8217;attesa che per fare la spesa di Pasqua e&#8217; arrivata in media a 22 minuti, ma con picchi anche di oltre un&#8217;ora per acquistare abbacchio, colombe, pasta, salumi, vino e prodotti tipici o ingredienti base come uova, farina, carne, pesce per le ricette della tradizione. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;indagine Coldiretti/Ixe&#8217; sulla Pasqua degli italiani al tempo del coronavirus che ha cambiato le modalita&#8217; e i tempi della spesa delle famiglie con almeno un componente mandato in missione fuori casa per riempire il carrello e rifornire la dispensa di casa, anche per la chiusura forzata in molte regioni di negozi e supermarket per Pasqua e Pasquetta. Piu&#8217; di 1 italiano su 3 (34%) &#8211; spiega la Coldiretti &#8211; aspetta da 15 minuti a mezz&#8217;ora prima di riuscire a esplorare gli scaffali mentre per una fetta del 12% l&#8217;attesa ha superato i 30 minuti fino a oltre un&#8217;ora. C&#8217;e&#8217; poi un 27% di fortunati che se la cava con meno di 15 minuti e un 11% di fortunatissimi che per la spesa di Pasqua non deve affrontare alcuna fila. Una volta superata l&#8217;attesa in coda e raggiunto l&#8217;interno de punto vendita, il 77% dei consumatori &#8211; secondo l&#8217;indagine Coldiretti/Ixe&#8217; &#8211; ha trovato tutti o la gran parte dei prodotti che cercava, mentre solo 1 italiano su 5 si e&#8217; dovuto accontentare di una spesa parziale rispetto alle intenzioni di partenza. Le code fuori dai luoghi di vendita degli alimentari sono ormai quasi diventate una consuetudine anche perche&#8217; &#8211; evidenzia Coldiretti &#8211; nonostante l&#8217;emergenza Coronavirus e gli inviti a restare a casa, quasi 1 italiano su 3 (30%) &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; non resiste nemmeno 72 ore prima di uscire per fare la spesa in negozi, supermercati e alimentari. Il risultato e&#8217; che &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; nel 38% delle case degli italiani sono state accumulate scorte di prodotti alimentari e bevande per il timore di non trovali piu&#8217;. Nelle dispense sono stati accumulati soprattutto nell&#8217;ordine, pasta, riso e cereali (26%), poi latte, formaggi, frutta e verdura (17%), quindi prodotti in scatola (15%), carne e pesce (14%), salumi e insaccati (7%) e vino e birra (5%), secondo l&#8217;indagine Coldiretti/Ixe&#8217;.<br />
Un accaparramento che mette a rischio la salute nelle lunghe file ma che favorisce anche le speculazioni ed alimenta gli sprechi di cibo che sono del tutto intollerabili in una situazione in cui e&#8217; salito quest&#8217;anno a 3,2 milioni il numero di poveri che hanno addirittura bisogno di aiuto per mangiare per effetto delle limitazioni imposte per contenere il contagio e la conseguente perdita di opportunita&#8217; di lavoro, anche occasionale, secondo una analisi della Coldiretti sulla base delle persone che in Italia lo scorso anno hanno beneficiato di aiuti alimentari con i fondi Fead distribuiti da associazioni come la Caritas ed il Banco Alimentare che stimano un amento dal 20% al 30% delle richieste di aiuto nel corso dell&#8217;emergenza Coronavirus. L&#8217;aumento esponenziale della domanda &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; ha mandato in tilt oltre che la spesa fra gli scaffali anche il sistema di consegne a domicilio della grande distribuzione con un allungamento dei tempi. Tagliare le file e aiutare anche i cittadini con maggiori problemi a uscire di casa e&#8217; quindi diventata un&#8217;esigenza colta dalle aziende agricole che &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; hanno avviato appositamente la fornitura dei prodotti agricoli direttamente alle famiglie, senza intermediazioni (www.campagnamica.it). L&#8217;obiettivo della Coldiretti e&#8217; garantire, soprattutto alle fasce piu&#8217; deboli della popolazione, a partire dagli anziani e dai malati che piu&#8217; faticano nelle lunghe attese in fila, la spesa alimentare direttamente dai contadini con prodotti freschi e di qualita&#8217;. Molte delle iniziative messe in campo in questo periodo nelle diverse regioni d&#8217;Italia sono visibili sul sito www.campagnamica.it e vedono coinvolte circa quattromila aziende agricole con prodotti locali, a chilometri zero, nel rispetto della stagionalita&#8217; che non devono percorrere grandi distanze prima di giungere a tavola e sono quindi piu&#8217; freschi.</p>
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		<title>Coronavirus. Supermercati aperti, ma no a vendita alcuni prodotti</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Mar 2020 17:31:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non e&#8217; possibile acquistare i prodotti presenti in questa area&#8221;. È il cartello che la catena di supermercati Esselunga ha affisso in alcuni scaffali all&#8217;interno dei propri punti vendita, a seguito del decreto con cui il governo ha stabilito la chiusura di tutti gli esercizi commerciali in Italia, ad eccezione di quelli che vendono beni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non e&#8217; possibile acquistare i prodotti presenti in questa area&#8221;. È il cartello che la catena di supermercati Esselunga ha affisso in alcuni scaffali all&#8217;interno dei propri punti vendita, a seguito del decreto con cui il governo ha stabilito la chiusura di tutti gli esercizi commerciali in Italia, ad eccezione di quelli che vendono beni di prima necessita&#8217; come alimentari e farmacie. Tra i prodotti banditi dalla vendita da Esselunga ci sono quelli casalinghi (tra cui oggetti per la cucina ed elettrodomestici), quelli tessili (come per esempio tovaglie), quelli intimi (calze e ciabatte), ma anche giocattoli. Ma perche&#8217; se il supermercato e&#8217; aperto i cittadini non possono acquistarli? &#8220;L&#8217;azienda ad oggi ha scelto di interpretare in questo modo i dettami dell&#8217;ultimo decreto del governo- rispondono alla Dire da Esselunga- quindi il nostro discorso e&#8217; stato: se sono chiusi tutti gli esercizi commerciali che non vendono beni di prima necessita&#8217;, anche noi togliamo dalla vendita tutta una serie di articoli, tra virgolette, non necessari&#8221;. Alcuni cittadini si sono sentiti &#8220;spaesati&#8221; dalla misura presa da Esselunga, non capendo perche&#8217; &#8220;potevano comprare 1 kg di pasta e non per esempio uno scolapasta- raccontano- ma noi ci adattiamo a quello che la legge ci indica con una nostra interpretazione. Per questo abbiamo affisso dei cartelli su alcuni scaffali dei supermercati&#8221;.<br />
 Inizialmente la misura era stata allargata anche al reparto cartoleria e cancelleria, ma &#8220;molte persone si sono lamentate, anche perche&#8217; con i bambini chiusi in casa avere un quaderno puo&#8217; essere prezioso- proseguono da Esselunga- In generale abbiamo ricevuto molte lamentele sul fatto che non si potessero vendere determinate categorie di prodotti, quindi alcuni, come appunto cartoleria e cancelleria, ora li abbiamo rimessi in vendita&#8221;. Dall&#8217;inizio dell&#8217;epidemia, intanto, il servizio e-commerce di Esselunga e&#8217; stato &#8220;letteralmente preso d&#8217;assalto- aggiungono- le domande si sono moltiplicate e abbiamo avuto problemi a gestire questa mole di clienti che si sono rivolti a noi e al nostro servizio, che e&#8217; consolidato e funziona bene da diversi anni, ma che da fine febbraio ha ricevuto un&#8217;andata incredibile di richieste, soprattutto in alcune zone del milanese&#8221;. Esselunga tiene quindi a precisare che gli operatori quando consegnano la spesa nelle case &#8220;rispettano tutte le misure di sicurezza, ovviamente indossano guanti, non entrano nelle abitazioni, lasciano le buste davanti alla porta e non si avvicinano alle persone. Cerchiamo di rispettare tutto il rispettabile&#8221;. C&#8217;e&#8217; stato un incremento delle vendite anche nei vostri punti commerciali? &#8220;Ci sono state giornate molto particolari, come si e&#8217; visto anche nei telegiornali, con persone in fila per accaparrarsi beni alimentari- rispondono ancora alla Dire da Esselunga- ma la situazione ora si e&#8217; assestata, perche&#8217; il messaggio che la merce c&#8217;e&#8217; e che gli scaffali sono riforniti e&#8217; arrivato alle persone. Non c&#8217;e&#8217; piu&#8217; la corsa all&#8217;acquisto, c&#8217;e&#8217; stata in un paio di circostanze di &#8216;panico&#8217; ma adesso la situazione e&#8217; tornata alla normalita&#8217;&#8221;, concludono. Esselunga e&#8217; presente in Italia con 159 supermercati, distribuiti in sette regioni.</p>
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		<title>Natale? Per molti italiani è stress emotivo e malinconia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/12/11/natale-per-molti-italiani-e-stress-emotivo-e-malinconia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 11 Dec 2019 19:25:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le luminarie sono accese, i panettoni capeggiano da tempo sugli scaffali dei supermercati e le chat dedicate all’organizzazione di cene pre-natalizie trillano continuamente. Alle porte di uno dei momenti più attesi dell’anno, come lo vivono gli italiani? Pare tutto perfetto, invece per molti non è un periodo semplice da affrontare, con stress emotivo e malinconia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le luminarie sono accese, i panettoni capeggiano da tempo sugli scaffali dei supermercati e le chat dedicate all’organizzazione di cene pre-natalizie trillano continuamente. Alle porte di uno dei momenti più attesi dell’anno, come lo vivono gli italiani? Pare tutto perfetto, invece per molti non è un periodo semplice da affrontare, con stress emotivo e malinconia a far spesso capolino.</p>
<p>Per approfondire il tema e scoprirne di la piattaforma MioDottore ha coinvolto i propri utenti sulle sensazioni che le festività più vorticose del calendario generano in loro.</p>
<p>Amore e odio: quasi la metà degli italiani va pazza per il Natale (44%), ma lo ritiene anche un’inesauribile fonte di stress, anno dopo anno. Ma perché?</p>
<p>Con i suoi party sfavillanti, le romantiche decorazioni e le liste dei desideri per Santa Claus, il Natale rappresenta un grande amore per quasi la metà degli abitanti dello Stivale (44%). Che si faccia parte degli entusiasti, degli indecisi (un ulteriore 43% che non lo disdegna, ma nemmeno lo preferisce) o del 12% che dice addirittura di detestarlo (donne in testa con l’81%) non ci sono dubbi: questo momento è un’enorme fonte di stress, con l’80% che ammette di averlo provato almeno una volta nella vita in questo periodo e ben il 13% che dichiara di vivere con difficoltà ogni singolo dicembre.</p>
<p>Ma cosa genera maggior pressione?</p>
<p>L’indagine di MioDottore ha identificato due macro aree di stress legate a questo speciale momento dell’anno: se da un lato ci sono ansia e stanchezza causate dall’organizzazione e dalla gestione di molteplici attività, predomina dall’altra parte una fatica interiore ed emotiva, legata a un disagio più privato e connesso alla sfera emozionale. Infatti, è quasi un terzo (30%) degli italiani a considerare la propria situazione familiare così delicata e poco serena, da non riuscire a godersi le feste. Mentre quasi un altro terzo (28%), nonostante abbia un menage casalingo gestibile, vive come una costrizione trascorrere del tempo con i familiari proprio in quelle giornate. A tutto questo, si aggiungono spesso anche le problematiche lavorative: le chiusure di fine anno e i progetti sul 2020 rappresentano una preoccupazione per ben il 18% dei rispondenti.</p>
<p>Percentuali minori di stressati dall’agenda piena e dalle corse contro il tempo: tra loro un 23% di perenni indecisi o ritardatari sui regali – che vivono quindi lo shopping per gli altri come un fardello – e un 20% di soggetti provati da aperitivi pre-natalizi con amici, cene aziendali e brindisi assieme ai compagni di palestra.</p>
<p>Pranzi in famiglia: oltre la metà degli italiani (52%) ama l’idea di incontrare i parenti, ma poi non vede l’ora di scappare da tavola</p>
<p>Se la metà degli intervistati (52%) prova un sentimento positivo nel rivedere i propri familiari in occasione delle feste – perché spesso durante l’anno si è troppo occupati dal lavoro o questioni personali – il 45% inizia a sentirsi inquieto dopo poco. Tra chi scalpita sulla sedia c’è anche un 13% che considera alcuni parenti fastidiosi o “scomodi” e un 4% di chi espressamente spera di sedere lontano da zie indagatrici di vita amorosa o suoceri che non celano il desiderio di diventar nonni.</p>
<p>Farsi belli per le feste: quasi un quarto degli uomini (23%) è sotto pressione per la scelta del look</p>
<p>Quasi la metà (40%) degli italiani identifica tra le principali fonti di ansia emotiva la scelta dei giusti outfit per le ricorrenze comandate: tra loro vi sono molti che non hanno tempo e voglia di pensare a queste cose frivole, ma emerge anche un cospicuo numero di uomini – quasi un quarto (23%) – che si sente sotto esame nella scelta della mise impeccabile da sfoggiare agli appuntamenti mondani di dicembre.</p>
<p>Anche la selezione dei regali non passa inosservata allo “stressometro”</p>
<p>Metà degli intervistati (51%) si cruccia nell’identificare doni appropriati e consegnarli personalmente. Chi ipotizza che la scelta di decorazioni e l’abbellimento dell’abitazione possa rientrare tra le tecniche di mindfulness dicembrine, si sbaglia: circa un terzo (30%) degli intervistati non trova serenità nemmeno tra ghirlande e fiocchetti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/12/11/natale-per-molti-italiani-e-stress-emotivo-e-malinconia/">Natale? Per molti italiani è stress emotivo e malinconia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Supermercati: Pisa e Firenze le più convenienti, Catania e Aosta le più care</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Sep 2012 11:16:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La spesa media di una famiglia italiana tra alimentare, prodotti per l’igiene personale e per la casa si prende il 20% del bilancio totale annuale familiare: per l’Istat sono in media 6.372 euro all’anno. Approfittare dei margini di risparmio offerti da sconti, primi prezzi o scegliendo gli hard discount per trovare i prodotti non di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La spesa media di una famiglia italiana tra alimentare, prodotti per l’igiene personale e per la casa si prende il 20% del bilancio totale annuale familiare: per l’Istat sono in media 6.372 euro all’anno.<br />
Approfittare dei margini di risparmio offerti da sconti, primi prezzi o scegliendo gli hard discount per trovare i prodotti non di marca può incidere sino a far risparmiare ben 3.500 euro in un anno.</p>
<p>È quanto ha calcolato Altroconsumo nel ventitreesimo appuntamento annuale con l’inchiesta che fotografa le dinamiche concorrenziali nella grande distribuzione all’interno di 61 città italiane, da Bolzano a Palermo, stilando la classifica della convenienza nella spesa degli italiani. Dettagli dell’indagine su http://www.altroconsumo.it/vita-privata-famiglia/supermercati/speciali/supermercati-scegliere-bene-per-risparmiare.</p>
<p>Lo strumento di valutazione è l’indice di convenienza, stilato registrando 898mila prezzi che hanno coinvolto 950 punti vendita – 162 ipermercati; 603 supermercati, 185 hard discount. Sulla base dell’indice è stata stilata la classifica nelle diverse città. Nel valutare i diversi scenari possibili di acquisto e di possibilità di risparmio sono stati creati dei carrelli-tipo, sia considerando 531 prodotti di marca, freschi, di ben 104 tipologie diverse (come biscotti, frutta, detersivi, bibite), sia scegliendone la versione a scaffale più economica in assoluto.<br />
L’indice più basso, base 100, è stato assegnato al punto vendita in assoluto meno caro, trovato ad Arezzo. Sul sito Altroconsumo disponibili tutte le informazioni dell’inchiesta.</p>
<p>Le tensioni concorrenziali tra diversi punti vendita in città giocano a favore delle possibilità di risparmio per il consumatore; è quello che succede a Pisa, dove la spesa media è la più bassa di tutte le 61 città analizzate: 5.969 euro, seguita da Firenze e Verona (vedi classifica convenienza a seguire). Più alta è la sfida tra prezzi a scaffale, più bassi diventano i prezzi; così la possibilità di risparmio – la forbice della spesa tra il punto vendita più caro e meno caro – aumenta per il consumatore. È quanto succede in Toscana, Umbria e Veneto, Emilia Romagna. Pecore nere: Trentino, Val d’Aosta, il centro-sud e le isole maggiori, dove invece langue la battaglia tra insegne.</p>
<p>Nelle possibilità di risparmiare quando si fa la spesa non gioca solo la tipologia di punto vendita e l’insegna; scegliere se approfittare delle offerte oppure abbandonare il prodotto di marca può portare a risparmi inauditi: 24% di spesa in meno se si scelgono i prodotti di marca in offerta; 38% in meno se si opta per i prodotti col marchio dell’insegna del supermercato; 55% di esborso in meno se i prodotti sono sempre quelli primo prezzo; ben 61% in meno se si abbandonano i prodotti di marca, scegliendo l’HD.<br />
Sino a ridurre la spesa in un anno di 3.500 euro.</p>
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