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	<title>sviluppo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ambiente Mare Italia-Ets approda a Napoli con una nuova delegazione territoriale</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/07/17/ambiente-mare-italia-ets-approda-a-napoli-con-una-nuova-delegazione-territoriale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Jul 2023 09:35:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Innovazione, sviluppo, valorizzazione e sostenibilità ambientale. Con queste premesse Ambiente Mare Italia-Ets, associazione di tutela ambientale attiva sul territorio nazionale in 14 regioni con oltre 45 delegazioni, approda nella città partenopea per realizzare sul territorio progetti di valorizzazione del meraviglioso patrimonio naturale e culturale della città e per diffondere una nuova cultura del rispetto dell&#8217;ambiente [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Innovazione, sviluppo, valorizzazione e sostenibilità ambientale. Con queste premesse Ambiente Mare Italia-Ets, associazione di tutela ambientale attiva sul territorio nazionale in 14 regioni con oltre 45 delegazioni, approda nella città partenopea per realizzare sul territorio progetti di valorizzazione del meraviglioso patrimonio naturale e culturale della città e per diffondere una nuova cultura del rispetto dell&#8217;ambiente e dello sviluppo sostenibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il territorio del Comune di Napoli vanta un variegata ricchezza di habitat marini e terrestri. Le colline verdeggianti del Parco regionale dei Campi Flegrei e il Parco regionale metropolitano delle Colline di Napoli circondano la città, mentre solo a pochi chilometri dal centro, incastonata nel paesaggio costiero di Posillipo, si ammira il Parco sommerso di Gaiola. L&#8217;Area Marina Protetta di 42 ettari vanta una peculiare valenza naturalistica e storica data dalla fusione tra elementi vulcanologici, archeologici e biologici.<br>&#8220;Proteggere, tutelare e valorizzare l&#8217;ambiente, il Mare e la grande cultura millenaria della Città sono gli obiettivi di Ambiente Mare Italia-Ami Ets- dichiara Alessandro Botti, il presidente di Ami- La nostra associazione è lieta di approdare a Napoli con una nuova delegazione territoriale per portare sul territorio i suoi progetti, le sue idee e i suoi sogni&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&nbsp;Con i progetti di educazione ambientale AmiScuola, Ami, che è già presente con i suoi esperti nelle scuole di ogni ordine e grado e nelle Università italiane, porterà nelle scuole di Napoli attività di divulgazione, informazione, formazione e di impegno civico. Grazie ai progetti di tutela, conservazione e ristrutturazione degli ecosistemi marini e terrestri, come &#8216;Adotta l&#8217;Habitat&#8217; e &#8216;Italian Cleaning Tour&#8217; tutti i cittadini, le associazioni locali, i circoli sportivi, nautici e diving potranno partecipare attivamente alle iniziative di cittadinanza attiva che saranno organizzate sul territorio.<br>&#8220;La delegazione ha già iniziato a lavorare per creare un reticolo capillare e un rapporto costante con le associazioni e le tante altre realtà locali che già tanto hanno fatto e continuano a fare per la città di Napoli e per il suo meraviglioso patrimonio di natura e cultura- dichiara Paolo Papa, referente della delegazione di Ami Napoli- Il nostro primo obiettivo sarà infatti quello di coinvolgere queste realtà in una iniziativa pubblica che stiamo organizzando per il mese di settembre in collaborazione con il Circolo Nautico Posillipo, la Ram-Rinascita Artistica del Mezzogiorno e l&#8217;Accademia Internazionale Partenopea &#8216;Federico II'&#8221;. L&#8217;evento sarà la buona occasione per presentare tutte le iniziative che Ami realizzerà nella città partenopea tra il 2023 e 2024.</p>
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		<title>Coronavirus. Abruzzo: 554 mln per sviluppo e innovazione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/04/09/coronavirus-abruzzo-554-mln-per-sviluppo-e-innovazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Apr 2020 14:27:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Coronavirus ha gia&#8217; cambiato la globalizzazione e al di la&#8217; delle problematiche sanitarie ed economiche, il futuro apre ad un nuovo scenario di competitivita&#8217;. La Regione Abruzzo vuole esserne protagonista investendo, sin da ora, in innovazione e sviluppo, puntando su sostenibilita&#8217; ed economia circolare attraverso il finanziamento di 34 progetti strategici che porterebbero alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Coronavirus ha gia&#8217; cambiato la globalizzazione e al di la&#8217; delle problematiche sanitarie ed economiche, il futuro apre ad un nuovo scenario di competitivita&#8217;. La Regione Abruzzo vuole esserne protagonista investendo, sin da ora, in innovazione e sviluppo, puntando su sostenibilita&#8217; ed economia circolare attraverso il finanziamento di 34 progetti strategici che porterebbero alla creazione di 1.900 posti di lavoro. Questo, in sintesi, l&#8217;intento con cui saranno investiti i 554 milioni di euro per i contratti di sviluppo e innovazione cui la Regione ha compartecipato con un finanziamento di 16 milioni di euro: 11 milioni frutto delle economie recuperate dai vari settori e 5 ricavate da quelle della Fira. A parlarne questa mattina nel corso di una conferenza stampa convocata nella sede di Pescara, e&#8217; stato l&#8217;assessore alle Attivita&#8217; Produttive Mauro Febbo. &#8220;Abbiamo completato un percorso importante per lo sviluppo economico per cio&#8217; che le grandi imprese rappresentano per il territorio&#8221;. I progetti finanziati infatti, riguardano quattro macroaeree: automotive, settore farmaceutico, space economy e agroalimentare. Febbo ha quindi spiegato che i progetti che la regione cofinanziera&#8217; riguardano le annualita&#8217; 2017-2018 e 2019 su cui &#8220;credo ci sia stata poca attenzione da parte del precedente Governo regionale&#8221;. &#8220;E&#8217; vero che importantissime sono le piccole e medie imprese &#8211; ha concluso Febbo &#8211; ma altrettanto lo e&#8217; che il sistema manifatturiero venga mantenuto in essere e in piedi&#8221;.<br />
E le piccole imprese, ha sottolineato l&#8217;Advisor per tutte le aziende del partenariato Clip Nello Rapini, saranno parte di questo nuovo modello economico da cui l&#8217;Abruzzo intende ripartire per essere competitivo in uno scenario totalmente mutato della globalizzazione. E&#8217; lui alla guida del progetto Clip guidato dalla Fater. Il primo che sara&#8217; sottoscritto, e che si avvale di una rete di 7 aziende grandi e piccole di tutte e quattro le province. Un progetto da 109 milioni di euro, 20 milioni a fondo perduto e 1 milione e 800 mila euro messo dalla Regione per la costruzione del primo centro di valorizzazione di materie prime industriali, il primo in Italia, che con lo smaltimento di 10mila tonnellate l&#8217;anno si prefigge l&#8217;ambizioso obiettivo di ridurre del 75% i rifiuti prodotti dal comparto. La sfida, ha affermato, e&#8217; quella di avviare &#8220;uno scambio di conoscenze con le grandi imprese chiamate a portare innovazione e le piccole la capacita&#8217; industriale&#8221;. Per Giuseppe Ranalli, presidente del Polo Innovazione, &#8220;il mondo non sta cambiando, ma e&#8217; gia&#8217; cambiato&#8221; e sara&#8217; l&#8217;autoconsapevolezza a permettere di progettare il futuro che deve essere fatto di economia circolare e non di decrescita felice. Solo quella, ha detto &#8220;ha la capacita&#8217; di fare sistema e di innovare&#8221;. Il plauso all&#8217;iniziativa e&#8217; arrivato anche via Skype dal presidente di Confindustria Abruzzo Marco Fracassi.<br />
All&#8217;incontro hanno partecipato anche l Direttore Dipartimento Attivita&#8217; Produttive Regione Abruzzo Germano De Sanctis e l&#8217;Autorita&#8217; di Gestione fondi Ue Piergiorgio Tittarelli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/04/09/coronavirus-abruzzo-554-mln-per-sviluppo-e-innovazione/">Coronavirus. Abruzzo: 554 mln per sviluppo e innovazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>DEF. Sindacati: &#8220;Debole sui temi dello sviluppo e del lavoro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Oct 2018 18:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le segreterie unitarie di Cgil Cisl e UIL hanno analizzato il documento economico e finanziario presentato dal Governo e l&#8217;hanno ritenuto debole, in particolare, sui temi dello sviluppo e del lavoro. Le segreterie hanno ritenuto che nel DEF manchino sia gli investimenti infrastrutturali, materiali e immateriali, sia quelli sociali, oltre a interventi sulla ricerca, sulla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/10/08/def-sindacati-debole-sui-temi-dello-sviluppo-e-del-lavoro/">DEF. Sindacati: &#8220;Debole sui temi dello sviluppo e del lavoro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le segreterie unitarie di Cgil Cisl e UIL hanno analizzato il documento economico e finanziario presentato dal Governo e l&#8217;hanno ritenuto debole, in particolare, sui temi dello sviluppo e del lavoro. Le segreterie hanno ritenuto che nel DEF manchino sia gli investimenti infrastrutturali, materiali e immateriali, sia quelli sociali, oltre a interventi sulla ricerca, sulla formazione e sull&#8217;innovazione&#8221;. È quanto si legge nella nota unitaria al termine della riunione delle segreterie di Cgil Cisl e Uil durata oltre quattro ore. Per i sindacati sono &#8220;del tutto assenti i riferimenti all&#8217;innovazione e alla Pubblica Amministrazione e nel rapporto con la contrattazione in essere e quella ancora da svolgere. Fumosi i riferimenti al reddito di cittadinanza e al suo collegamento con il lavoro. Problemi esistono anche rispetto ai temi del mezzogiorno e del lavoro discontinuo e precario&#8221;. Rispetto a quota 100, dicono i confederali, &#8220;c&#8217;e&#8217; una base di confronto, ma manca un riferimento sulla previdenza per i giovani e le donne e la separazione tra previdenza e assistenza. Sul fisco, nel DEF, non si prevede nulla nel merito, per quanto riguarda l&#8217;evasione fiscale, anzi, in controtendenza appare il pericolo che vi siano nuovi condoni&#8221;. Cgil Cisl Uil quindi &#8220;avanzeranno un documento di proposta unitario che sara&#8217; arricchito dalla discussione negli attivi unitari che si svolgeranno in tutti i territori e nelle assemblee nei luoghi di lavoro. Tale documento sara&#8217; inviato e presentato al Governo e al Parlamento&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/10/08/def-sindacati-debole-sui-temi-dello-sviluppo-e-del-lavoro/">DEF. Sindacati: &#8220;Debole sui temi dello sviluppo e del lavoro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 10:56:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, a margine del workshop &#8220;Il sociale torna a crescere&#8221; in corso al Cinema Teatro Massimo di Pescara, ha detto: &#8220;Se vincesse il no si aprirebbe una situazione di instabilita&#8217; e problematicita&#8217; di prospettiva e di incertezza&#8220;. &#8220;Credo &#8211; ha aggiunto il ministro &#8211; che sia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/">Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong>l ministro del Lavoro e delle Politiche sociali</strong>, <strong>Giuliano Poletti</strong>, a margine del workshop &#8220;<strong>Il sociale torna a crescere&#8221;</strong> in corso al Cinema Teatro Massimo di Pescara, ha detto: &#8220;<strong>Se vincesse il no si aprirebbe una situazione di instabilita&#8217; e problematicita&#8217; di prospettiva e di incertezza</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;Credo &#8211; ha aggiunto il ministro &#8211; che sia una cosa perfino elementare. Quano c&#8217;e&#8217; una fase di incertezza le aspettative peggiorano e l&#8217;economia rallenta, quindi, c&#8217;e&#8217; una conseguenza generale in questo senso. Io, peraltro, continuo a pensare, a lavorare perche&#8217; vinca il si&#8217; in quanto sono convinto che<strong> il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</strong>, a modernizzarsi e a stare al passo con i tempi del cambiamento e dell&#8217;innovazione sul versante tecnologico. Una domanda che ci dobbiamo sempre fare &#8211; ha concluso Poletti &#8211; e&#8217; come riuscire a far stare allineati i ritmi del cambiamento, dell&#8217;innovazione, della tecnologia e della globalizzazione con i ritmi della decisione pubblica e come facciamo a fare in modo che la democrazia funzioni nell&#8217;epoca del grande cambiamento&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/">Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sviluppo: D&#8217;Aalfonso, 3 mld per l&#8217;Abruzzo nei prossimi 5 anni/Video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/05/02/sviluppo-daalfonso-3-mld-per-labruzzo-nei-prossimi-5-anni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 May 2016 10:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La misurabilità dei risultati, favorita dall&#8217;adozione di schede esplicative settore per settore, rappresenta uno degli elementi del Patto per lo Sviluppo e per il Lavoro maggiormente apprezzati. Il documento in questione, proposto dal Governo regionale, è stato presentato alle Parti sociali, chiamate al confronto, questa mattina, in Regione, con il presidente della Giunta regionale, Luciano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/02/sviluppo-daalfonso-3-mld-per-labruzzo-nei-prossimi-5-anni/">Sviluppo: D&#8217;Aalfonso, 3 mld per l&#8217;Abruzzo nei prossimi 5 anni/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La misurabilità dei risultati, favorita dall&#8217;adozione di schede esplicative settore per settore, rappresenta uno degli elementi del <strong>Patto per lo Sviluppo e per il Lavoro</strong> maggiormente apprezzati. Il documento in questione, proposto dal <strong>Governo</strong> regionale, è stato presentato alle Parti sociali, chiamate al confronto, questa mattina, in Regione, con il presidente della Giunta regionale, <strong>Luciano D&#8217;Alfonso</strong>.</p>
<p>Un incontro molto partecipato che ha visto la presenza dei segretari regionali di CGIL, CISL, UIL e UGL, dei presidenti regionali di Confapi, CIA, CNA, Confagricoltura, Confartigianato, Confcommercio, Confesercenti e Confindustria. Per la Regione sono intervenuti anche il direttore generale, Cristina Gerardis, ed i direttori di Dipartimento, Tommaso Di Rino, Giovanni Savini e Maria Antonietta Picardi. Sono ventisette i punti contenuti nella bozza di Patto mentre sono quattro i Driver o macro-interventi che qualificano l&#8217;azione di governo: 1) Impresa, lavoro e Sviluppo, 2) Start up, 3) Istruzione, ricerca e formazione 4) Sociale ed infine un Protocollo d&#8217;Intesa sulla fiscalità. &#8220;Dal punto di vista delle politiche attive del lavoro, &#8211; ha affermato D&#8217;Alfonso &#8211; perchè il Patto funzioni e generi ricadute positive sul fonte dell&#8217;occupazione, gli strumenti sono essenzialmente due: le risorse finanziarie e le risorse amministrative e normative. C&#8217;è poi da tener presente &#8211; ha aggiunto &#8211; il Pacchetto Madia che, determinerà una autentica stagione rivoluzionaria in relazione soprattutto ai tempi burocratici degli investimenti strategici della Pubblica amministrazione. Riguardo ai bandi, al fine di evitare i consueti ritardi del passato, &#8211; ha spiegato il Presidente &#8211; occorrerà che, ad un certo punto, venga evocata la discrezionalità e quindi ci sia una chiara assunzione di responsabilità. Le risorse finanziarie sono tutt&#8217;altro che un problema &#8211; ha confermato D&#8217;Alfonso &#8211; visto che non hanno mai avuto la consistenza che ahanno oggi&#8221;. Non poteva mancare un accenno al Masterplan, il cui schema è stato riproposto anche nel Patto per lo Sviluppo.</p>
<p>&#8220;La data della firma del Masterplan &#8211; ha dichiarato il Presidente &#8211; dipenderà solo dall&#8217;agenda politca del presidente Renzi. Ormai si tratta di un documento chiuso e finanziato tanto è vero che ho già stimolato le amministrazioni comunali a cominciarci a lavorare. Una cosa è certa, &#8211; ha proseguito &#8211; molta parte del Masterplan vedrà il protagonismo dell&#8217;Arap dove c&#8217;è un signore che si fa carico delle assunzioni di responsabilità&#8221;. Il presidente D&#8217;Alfonso ha, infine, posto l&#8217;accento sulla necessità che la politica di attrazione degli investimenti non venga calata dall&#8217;alto ma sia fatta sul territorio e dal territorio attraverso un &#8220;pacchetto di convenienza&#8221; da decidere insieme alle Parti sociali. &#8220;Per i prossimi cinque anni &#8211; ha ricordato D&#8217;Alfonso &#8211; l&#8217;Abruzzo, tra Masterplan, POR-FESR, FSE, edilizia sanitaria e PSR, avrà a disposizione una mole di risorse pari a circa 3 miliardi di euro. A tal proposito, &#8211; ha concluso &#8211; gli uffici regionali e quelli comunali coinvolti dovranno essere capaci di mettere in piedi progetti e procedure&#8221;.</p>
<p><a href="https://youtu.be/HNUbFg1FOUo">Guarda Video</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/02/sviluppo-daalfonso-3-mld-per-labruzzo-nei-prossimi-5-anni/">Sviluppo: D&#8217;Aalfonso, 3 mld per l&#8217;Abruzzo nei prossimi 5 anni/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>ActionAid: Italia maglia nera nella lotta alla povertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 09:40:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[ActionAid]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Presentato oggi a Roma l’annuario di ActionAid: Italia agli ultimi posti per aiuti ai paesi poveri e ancora priva di uno schema di reddito minimo garantito a livello nazionale. L’esperienza del Brasile e le proposte concrete per cambiare rotta La lotta contro la povertà è un cammino ancora in salita: l’Italia veste la maglia nera [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Presentato oggi a Roma l’annuario di ActionAid: Italia agli ultimi posti per aiuti ai paesi poveri e ancora priva di uno schema di reddito minimo garantito a livello nazionale.</p>
<p><strong>L’esperienza del Brasile e le proposte concrete per cambiare rotta</strong><br />
La lotta contro la povertà è un cammino ancora in salita: l’Italia veste la maglia nera tra i paesi del G7 per l’Aiuto Pubblico allo Sviluppo, mentre tra i paesi OCSE si ferma al 18esimo posto. A livello nazionale, la situazione non migliora: l’Italia e la Grecia sono infatti gli unici due paesi dell’Europa a 15 a non disporre di alcuno schema di reddito minimo. È il ritratto di un paese in forte ritardo, ma che può rialzarsi, quello che emerge dal rapporto L’Italia e la lotta alla povertà nel mondo – Un’agenda a 360°, presentato oggi a Roma in occasione dell’evento “ITALIA – BRASILE la partita decisiva. Dall’eredità dell’EXPO2015 al countdown verso ‪#‎Rio2016”.</p>
<p><em>La lotta alla povertà nel mondo: l’identikit della cooperazione italiana</em><br />
<a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_1.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-279379 size-medium alignleft" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_1-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda italia_1" width="212" height="300" /></a>I nuovi obiettivi dell’Agenda ONU 2030 e la Carta di Milano, principale eredità dell’Expo 2015, definiscono un nuovo paradigma di sviluppo. La strada da percorrere, però, è ancora lunga. Nel 2014 l’APS dell’Italia<br />
si è fermato allo 0,19% del PNL, ben lontano dallo 0,7% concordato a livello internazionale, che avrebbe dovuto raggiungere nel 2015. Tra i paesi OCSE, il nostro si colloca in diciottesima posizione, insieme con Giappone, Stati Uniti e Portogallo, e prima della Spagna (0,13%); tra i paesi del G7 è invece in ultima posizione. Il risultato è comunque migliore di quello del 2013 (0,17%), ma è stato ottenuto anche conteggiando come aiuti le risorse investite per gestire la crisi dei rifugiati sul territorio nazionale, pari a 600 milioni di euro, ovvero il 60% dell’aiuto bilaterale italiano. Questi fondi non corrispondono a reali trasferimenti verso i paesi in via di sviluppo.</p>
<p>Nel 2015 il premier Renzi ha annunciato di voler recuperare il terreno perduto per arrivare al quarto posto per aiuto pubblico allo sviluppo entro il 2017 tra i paesi del G7, quando l’Italia presiederà il Vertice internazionale. Al ritmo attuale, tuttavia, il nostro paese raggiungerebbe solo lo 0,30% del PNL nel 2020, contro una media UE dello<br />
0,42% nel 2015.</p>
<p><a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_2.jpg" rel="attachment wp-att-279386"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-279386" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_2-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda italia_2" width="212" height="300" /></a>Considerando solo gli aiuti bilaterali destinati ai paesi in via di sviluppo, il 32% va all’Africa, mentre si<br />
registra una forte contrazione della nostra cooperazione in Asia (10%); l’Afghanistan (22.412.240 di euro nel 2014) resta il paese più finanziato, seguito da Etiopia (€ 20.243.069), Mozambico (€ 15.861.953) e Territori Palestinesi (€ 12.641.867). Dopo la spesa per i rifugiati che giungono in Italia, i settori in cui investiamo di più sono sviluppo<br />
umano, salute, educazione; agricoltura e sicurezza alimentare; promozione dei diritti umani; ambiente e patrimonio culturale.</p>
<p>Dopo un lungo periodo di attesa, negli ultimi mesi la riforma della cooperazione ha registrato progressi significativi, anche grazie alla nomina di Laura Frigenti a Direttrice della nuova Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo e quella di Mario Giro a Viceministro per la Cooperazione, carica rimasta troppo a lungo vacante.</p>
<p><a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_3.jpg" rel="attachment wp-att-279393"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-279393" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_3-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda italia_3" width="212" height="300" /></a>“Ci auguriamo che il governo Renzi traduca gli annunci in realtà restituendo all’Italia un ruolo da protagonista, in linea con l’Agenda 2030 dell’ONU, trasformando l’eredità di Expo in impegni concreti per realizzare una vera democrazia del cibo. Se la nuova architettura della cooperazione italiana sta prendendo forma, molto resta da fare per incrementare le risorse, ridurre la volatilità degli aiuti e renderli più trasparenti. Sono necessarie politiche più coerenti e interventi meno frammentari, che privilegino gli stati fragili e meno avanzati. Va inoltre definito il ruolo del settore privato, che può essere una risorsa a patto che superi le stesse prove di efficienza e trasparenza<br />
delle Ong e che lavori per affermare i diritti umani, sociali e ambientali”, ha dichiarato Marco De Ponte, Segretario Generale di ActionAid Italia.</p>
<p>Nel suo intervento, la Direttrice dell’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, Laura Frigenti, ha dichiarato: “Con l’Agenda 2030, attraverso i 17 Obiettivi di sviluppo, si apre un nuovo modo di affrontare le sfide per un futuro sostenibile. È importante infatti la dimensione di universalità dei contenuti di tale Agenda, che guarda allo sviluppo armonico e multidimensionale di tutto il pianeta e va oltre la tradizionale distinzione fra paesi ricchi e<br />
paesi in via di sviluppo. Un approccio che mira dunque allo sviluppo in senso globale e che riguarda tutti i paesi in una visione planetaria. Perché la povertà, ovunque si trovi, va affrontata a livello individuale da ogni singolo paese. Questa visione porterà a un maggiore coinvolgimento di più ampi strati di opinione pubblica a livello internazionale e contribuirà a creare una coscienza collettiva su temi che oggi appaiono molto più vicini rispetto al passato, come per esempio i precedenti otto Obiettivi del Millennio del 2000. In questo scenario l’Agenzia italiana di cooperazione è chiamata a individuare nuovi percorsi condivisi e aperti al ruolo partecipativo di una molteplicità di attori sempre più ampia”.</p>
<p><em>La lotta alla povertà in Italia e l’esperienza del Brasile</em></p>
<p><a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_4.jpg" rel="attachment wp-att-279400"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-279400" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-italia_4-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda italia_4" width="212" height="300" /></a>Il confronto tra gli schemi di reddito minimo in 13 paesi dell’Unione Europea colloca l’Italia agli ultimi posti in materia di lotta contro la povertà. L’Italia, insieme alla Grecia, è l’unico paese dell’Europa a 15 a non disporre di uno schema di reddito minimo, un difetto strutturale del nostro sistema di protezione sociale a cui è indispensabile porre rimedio al più presto. La proposta di reddito di inclusione sociale (REIS) elaborata dall’Alleanza contro la povertà,<br />
della quale ActionAid è parte, prevede di sostenere i circa 4 milioni di individui che vivono in povertà – a prescindere dal loro profilo anagrafico e sociale – con una spesa a pieno regime di 7 miliardi l’anno, da stanziare in maniera stabile e duratura.</p>
<p>“Per tornare ad essere campioni nella lotta alla povertà, occorre sapersi ‘allenare’ anche a casa propria, adottando scelte e politiche coerenti sul piano nazionale per essere credibili sulla scena internazionale. Il piano triennale contro la povertà, inserito dal governo nella Legge di stabilità 2016, può segnare un’inversione di rotta, ma le misure che<br />
verranno introdotte nei prossimi mesi dovranno essere stabili, sufficienti per l’intera platea dei beneficiari, e prevedere un adeguato mix di contributi economici e percorsi di inserimento sociale. Invitiamo il governo a percorrere con coraggio questa strada. Paesi come il Brasile, che si prepara a ospitare le Olimpiadi, hanno dimostrato<br />
che la povertà si può combattere con successo, lavorando insieme con la società civile e con un progetto strutturato”, conclude De Ponte.</p>
<p><a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-Brasile_1.jpg" rel="attachment wp-att-279407"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-279407" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-Brasile_1-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda Brasile_1" width="212" height="300" /></a>Nel suo intervento, il Presidente dell’INPS Tito Boeri ha dichiarato: “Non c’è nulla di inevitabile nella povertà. Si può contrastare, come dimostra l’esperienza del Brasile con il programma Bolsa Familia. Non basta però la crescita economica per batterla: ci sarà sempre qualcuno che cadrà nelle maglie della povertà. Sono indispensabili politiche di contrasto che coinvolgano le istituzioni locali, affinché le facciano proprie e le mantengano nel tempo senza imposizioni dall’esterno. La seconda condizione necessaria è identificare davvero chi ha bisogno dell’aiuto. In paesi come l’Italia è più difficile individuare chi è più bisognoso: molti dei nostri programmi assistenziali vanno a beneficio<br />
del 20-30 per cento più ricco della popolazione invece che dei più poveri. Gli strumenti per realizzare tutto questo esistono, ma finora è mancata la volontà politica. La legge delega presentata in Parlamento è un’opportunità e deve andare avanti”.</p>
<p><em>Povertà e divario di genere</em></p>
<p><a href="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-Brasile_2.jpg" rel="attachment wp-att-279414"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-279414" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/02/InfoILP_2016_scheda-Brasile_2-212x300.jpg" alt="InfoILP_2016_scheda Brasile_2" width="212" height="300" /></a>L’elaborazione di ActionAid su dati Eurostat del 2013 (ultimo anno per cui sono disponibili) rivela che è la Lettonia il paese dove è maggiore il divario del rischio povertà a sfavore delle donne (4,3%), seguito da Lituania (4%), Estonia (3,8%) e Cipro (3,1%). L’Italia si assesta al 2,7%, mentre solo Danimarca, Spagna, Polonia, Ungheria e Slovacchia<br />
presentano un divario a sfavore degli uomini. Promuovere il congedo di paternità e migliorare l’offerta di servizi di cura all’infanzia sono alcune delle misure che possono contribuire da subito a ridurre il divario.</p>
<p>L’analisi di genere della povertà è indispensabile per comprenderne le cause. Le donne sono infatti più vulnerabili degli uomini, ma è molto difficile misurare la loro povertà perché la valutazione avviene a livello familiare e non individuale. Sono per questo necessari indicatori capaci di prendere in considerazione tutte le variabili che influiscono sulla povertà femminile, incluse le misure per ridurre il carico del lavoro di cura che grava sulle donne e<br />
ridistribuirlo più equamente tra uomini, donne e tra famiglie e istituzioni.</p>
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		<title>Parola d’ordine: varcare il grande fiume</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Jan 2013 10:08:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[africa]]></category>
		<category><![CDATA[economico]]></category>
		<category><![CDATA[industriale]]></category>
		<category><![CDATA[sviluppo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Esistono luoghi comuni duri a morire, esistono prese di posizione ripetute con una continuità tale da divenire regola certa, non passibile di eccezioni; una di queste, vecchia di decenni, dipinge il Continente Nero come una terra di dannati, dimenticata dall’uomo e dagli dei, martoriata dalla indigenza allo stato puro, da una natura ostile, da guerre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Esistono luoghi comuni duri a morire, esistono prese di posizione ripetute con una continuità tale da divenire regola certa, non passibile di eccezioni; una di queste, vecchia di decenni, dipinge il Continente Nero come una terra di dannati, dimenticata dall’uomo e dagli dei, martoriata dalla indigenza allo stato puro, da una natura ostile, da guerre tribali e da un quadro socio-politico perennemente allo sfascio, in cui le lotte per il potere e la violenza che ne consegue costituiscono l’unico elemento di riconoscimento, un sanguinoso marchio di fabbrica che ogni generazione trasmette a quelle successive.<br />
Ed in effetti è impossibile non riconoscere come in Africa per secoli sia stato alimentato un fiume gigantesco, un ostacolo insormontabile fatto di miseria ed efferatezze dispensate a piene mani che ha relegato territori, individui e culture in una mortificante posizione di subalternità rispetto al resto del pianeta, purtuttavia in questa serie infinita di gironi danteschi si incomincia ad intravedere più di uno spiraglio di luce, tant’è che per una nutrita pattuglia di paesi è in atto da almeno un lustro un nitidissimo processo di sviluppo economico, da tradursi per le sue dimensioni in un vero e proprio boom di cui solo adesso gli economisti cominciano a prendere atto.<br />
I dati a nostra disposizione asseriscono infatti che Costa D’Avorio, Sudafrica, Ghana, Kenya, Nigeria, Tanzania e Zambia sono entrati oramai stabilmente in una fase virtuosa, dando un calcio al sottosviluppo, triplicando il Pil ed incrementando il reddito pro-capite, sempre più vicino a quello dei paesi europei, sette realtà molto diverse tra di loro quanto a cultura, storia e tradizioni ma, ed è questo il punto focale, accomunate da quello che molto altri non hanno, enormi ricchezze contenute nel sottosuolo supportate per la prima volta da un’industria moderna e diversificata; accade così che mentre l’Europa si impoverisce progressivamente, a corto com’è di denaro e di idee, i sette leoni ruggiscono e di brutto, con la Nigeria primo produttore petrolifero del continente (nonché paese più popoloso) e che come tale beneficia dell’alta quotazione del greggio, il Sudafrica ricchissimo di oro, platino e diamanti ed il Ghana, il cui prodotto interno lordo cresce a ritmi vertiginosi superiori perfino a quelli cinesi, ben esemplificati da un + 14,4% registrato nel 2011, un risultato incredibile ma che da solo fotografa una situazione fino ad una decina di anni fa impensabile.<br />
Sul punto gli economisti ancora non sono d’accordo, ma appare evidente come la svolta sia avvenuta agli inizi del 2000, quando secondo studi combinati della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale la ricchezza pro capite degli africani è aumentata progressivamente di più di un terzo mentre la crescita non dipendente dalla produzione di petrolio a sud del Sahara ha avuto un incremento di quasi il sei per cento; ovviamente tutto ciò non sarebbe stato possibile senza aiuti esterni e l’immissione a dosi massicce di capitali, il grosso dei quali provenienti dai membri del BRIC, Cina su tutti, che hanno perfettamente compreso le enormi potenzialità di un mercato “vergine” e dunque dalle prospettive di crescita inarrestabili.<br />
La presenza cinese nelle economie africani, sia in termini di investimenti che dell’invio di personale altamente specializzato rappresenta oramai una costante, ma anche Brasile Russia ed India fanno la loro parte, con il risultato di creare in loco aziende ricche di capitali ed efficienti ed un’industria sempre più diversificata che fa leva in primis sulle immense ricchezze del sottosuolo, generando massicci ritorni occupazionali ed un sistema socio-economico per più versi nuovo di zecca. Si può così sostenere che lo sviluppo africano dell’ultimo decennio è un tutt’uno con l’affermazione dei BRIC, ma ancora più eloquenti sono i risultati, giusta i quali a partire dal 2003 i 48 stati a sud del Sahara hanno registrato una crescita compresa tra il 5 ed il 7%, sei tra i primi dieci paesi a più forte crescita mondiale sono africani e, in termini di ricchezza prodotta nel 2012, cinque hanno superato la Cina e ben ventuno l’India; per contro l’Africa nel suo complesso contribuisce appena ad un misero due per cento dell’interscambio mondiale, ma è proprio questo dato a dimostrare come i suoi potenziali di sviluppo economico siano enormi ed i risultati fin qui conseguiti costituiscano solo un robusto antipasto.<br />
Gli aspetti negativi ovviamente non mancano e gli investimenti della Cina, in particolare, rischiano di creare per molti paesi una situazione di dipendenza anche sul piano politico che potrebbe preludere nel futuro ad un neocolonialismo camuffato, mentre la guerra continua a rappresentare un allarmante fattore di destabilizzazione, tuttavia anche su questo versante occorre esaminare il rovescio della medaglia; la Nigeria ad esempio è sconvolta da un conflitto che negli ultimi tempi ha visto emergere il fattore dell’integralismo religioso, con centinaia di vittime, ripetute aggressioni di fazioni islamiche ai danni delle comunità cristiane e frequenti ritorsioni da parte di queste ultime ma, paradossalmente, è proprio la ricchezza, nel caso in questione il controllo della produzione petrolifera e dei pozzi di estrazione che spuntano come i funghi, a scatenare quest’orgia di sangue e a rendere difficile la cessazione delle ostilità.<br />
Giudicato dall’esterno il quadro che si offre ai nostri occhi rimane, e non potrebbe essere diversamente, quello di un enorme mosaico in via di composizione, con numerose incognite legate in particolare alla instabilità politica e a problemi dalla difficile soluzione, su tutti la piaga della malnutrizione e dell’analfabetismo, ma è indubbio che la formidabile crescita economica degli ultimi anni rappresenti un dato incontrovertibile, collocandosi come tale in una fase propulsiva che per intensità di sviluppo è seconda solo a quella asiatica; quel che più conta, tutti gli stati africani presentano enormi margini di miglioramento e potenzialità incredibili che, se sfruttate a dovere, porranno a breve molti di loro in posizioni di prima fila sul palcoscenico internazionale.</p>
<p style="text-align: right;">Giuseppe Di Braccio</p>
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