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	<title>terremoti Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sisma. INGV: &#8220;Nuovo sito per database delle sorgenti sismogenetiche&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Manuel Romano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Feb 2022 12:03:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il DISS, realizzato da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è un archivio georeferenziato di faglie sismogenetiche (ovvero potenzialmente capaci di generare terremoti),&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il DISS, realizzato da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), è un archivio georeferenziato di faglie sismogenetiche (ovvero potenzialmente capaci di generare terremoti), identificate negli anni attraverso dati e studi geologici, geofisici e storici. È espressamente dedicato ad applicazioni nella valutazione della pericolosità sismica a scala regionale e nazionale, oltre che allo sviluppo di modelli geodinamici. Con i suoi molteplici strumenti di navigazione, la nuova versione 3.3.0 di DISS si presenta totalmente rinnovata. Attraverso la semplice visualizzazione in mappa è possibile &#8220;vedere&#8221; in tre dimensioni le sorgenti sismogenetiche o, più semplicemente, le faglie che hanno causato o possono causare forti terremoti nel nostro territorio nazionale, in alcune aree adiacenti e in buona parte del Mediterraneo centrale. È inoltre possibile consultare la vasta documentazione che accompagna le sorgenti, ed infine è possibile rappresentare accanto ad esse il contenuto di diverse altre banche-dati, tra cui quelle della sismicità strumentale e storica. Navigando nelle mappe, oggi è possibile consultare le &#8220;sorgenti individuali&#8221;, che in genere rappresentano le faglie che hanno causato i forti terremoti del passato; le &#8220;sorgenti composite&#8221;, ovvero rappresentazioni semplificate di sistemi di faglie estesi che possono includere alcune sorgenti individuali; e le &#8220;zone di subduzione&#8221;, che propongono una struttura semplificata di questi importanti elementi geodinamici. Sono, infine, visibili anche le &#8220;sorgenti dibattute&#8221;, cioè quelle faglie attive che una parte della letteratura scientifica propone come potenziali faglie sismogenetiche, ma per le quali non esistono ancora conoscenze sufficientemente complete. Il Database, partito ormai oltre vent&#8217;anni fa nella sua primissima edizione nel 2001, è nato con lo scopo di investigare e sistematizzare le conoscenze sulla sismogenesi del territorio italiano. I successivi sviluppi, dovuti sia al miglioramento delle conoscenze geologico-geofisiche della penisola italiana (a loro volta in gran parte dovuti al verificarsi dei forti terremoti che si sono susseguiti negli anni, dalla sequenza del Molise del 2002 sino a quella del Centro Italia del 2016-2017), sia ai nuovi impieghi nel campo della pericolosità sismica e da tsunami, hanno apportato profonde trasformazioni alla struttura di DISS e alle tipologie di sorgenti in esso contenute. Per la nuova versione del DISS sono state considerate le più recenti conoscenze sulla subduzione dell&#8217;Arco Calabro, è stato completamente rielaborato l&#8217;assetto delle sorgenti dell&#8217;Appennino centrale in seguito alle novità emerse dalla sequenza del 2016-2017, e sono state riconsiderate numerose aree dell&#8217;Adriatico centrale e meridionale, dello Ionio e del Canale di Sicilia. Inoltre, facendo riferimento alle leggi di scala più aggiornate oggi disponibili, è stato applicato un nuovo criterio per la stima del terremoto più forte che le sorgenti sismogenetiche possono generare (Mmax). I contenuti di questa nuova versione del DISS sono stati già utilizzati nell&#8217;ambito del nuovo modello di pericolosità europeo (ESHM20). Tutte le versioni di DISS sono scaricabili in file di vario formato e sono utilizzabili attraverso i servizi web per l&#8217;interoperabilità che seguono lo standard dell&#8217;Open Geospatial Consortium. Completa il quadro uno strumento che consente l&#8217;interoperabilità tra il DISS e ITHACA, la banca-dati delle faglie attive e capaci curata dall&#8217;ISPRA. La nuova versione del DISS, dunque, contribuisce a ridefinire e dettagliare il modello di sismogenesi alla scala del Mediterraneo centrale, fornendo un moderno strumento di consultazione e indagine, diretta non solo ai ricercatori ma anche ai professionisti impegnati nella progettazione di opere di varia natura e nella microzonazione del territorio, oltre che ai tecnici e ai decisori istituzionali preposti alla prevenzione e gestione dei rischi.</p>
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		<title>Terremoti. ENEA: &#8220;Tecnologia a danno zero per ricostruire centri storici&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 30 Oct 2020 16:41:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A pochi giorni dall&#8217;anniversario del sisma del 30 ottobre 2016, la scossa piu&#8217; forte mai registrata in Italia dopo quella del 1980 in Irpinia, ENEA presenta un brevetto&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/30/terremoti-enea-tecnologia-a-danno-zero-per-ricostruire-centri-storiciterremoti-enea-tecnologia-a-danno-zero-per-ricostruire-centri-storici/">Terremoti. ENEA: &#8220;Tecnologia a danno zero per ricostruire centri storici&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A pochi giorni dall&#8217;anniversario del sisma del 30 ottobre 2016, la scossa piu&#8217; forte mai registrata in Italia dopo quella del 1980 in Irpinia, ENEA presenta un brevetto per realizzare edifici ex novo &#8220;a danno zero&#8221; e per ricostruire in sicurezza i centri storici, sviluppato in collaborazione con Tekva, azienda toscana che opera in Italia e all&#8217;estero nel mercato delle opere civili. Si tratta di una piattaforma in cemento armato, alleggerita mediante tubi in vetroresina, che consente di abbattere fino all&#8217;80% gli effetti delle scosse sismiche sugli edifici, con tempi di costruzione ridotti e a costi competitivi, rispettando l&#8217;assetto urbanistico e architettonico dei centri urbani preesistenti. Oltre al vantaggio dell&#8217;isolamento sismico, il sistema offre la possibilita&#8217; di utilizzare i tubi per il passaggio dei servizi (acquedotto, fognature, gas, impianti elettrico e telefonico, teleriscaldamento) rendendone semplici ed economiche l&#8217;installazione, l&#8217;ispezione e la manutenzione. &#8220;Il sistema brevettato da ENEA e Tekva consente a tecnici e amministratori locali di prendere in considerazione la possibilita&#8217; di ricostruire &#8220;come era&#8221; e, laddove possibile, &#8220;dove era&#8221; e per questo puo&#8217; essere una soluzione efficace per la ricostruzione di centri storici al fine di conservarne la memoria storica come, ad esempio, nei casi dei comuni di Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto&#8221;, spiega Paolo Clemente, dirigente di ricerca dell&#8217;ENEA.</p>
<p>&#8220;Sul basamento, di superficie anche molto grande, si possono riprodurre gli edifici preesistenti di qualsiasi tipologia e materiali e anche aggregati edilizi complessi di forma irregolare&#8221;. &#8220;La realizzazione del basamento e&#8217; semplice e veloce. In generale, con l&#8217;isolamento sismico si spende di piu&#8217; in fondazione ma si recupera in elevazione perche&#8217; le strutture sovrastanti saranno progettate e costruite per sopportare azioni sismiche molto ridotte e, pertanto, con risparmi significativi dovuti sia alla minore quantita&#8217; di materiale che alla maggiore semplicita&#8217; dei dettagli costruttivi. L&#8217;isolamento sismico e&#8217; addirittura competitivo rispetto alle tecniche tradizionali, almeno in zone a media e alta sismicita&#8217;&#8221;, conclude Clemente. Per supportare la ricostruzione nei 138 comuni danneggiati dal terremoto, in collaborazione con CNR-IGAG, INGV e Universita&#8217; degli studi &#8220;G. d&#8217;Annunzio&#8221; di Chieti-Pescara, ENEA ha curato la raccolta di 12 articoli scientifici dedicato alla stima della pericolosita&#8217; sismica del territorio per lo Speciale del Bulletin of Earthquake Engeneering, dal titolo &#8220;Seismic Microzonation of Central Italy following the 2016-2017 Seismic Sequence&#8221;</p>
<p>Gli studi sono stati realizzati nell&#8217;ambito delle attivita&#8217; per la Microzonazione sismica dell&#8217;Italia centrale coordinata dal Centro per la Microzonazione Sismica (CentroMS) e finanziata dal Commissario di Governo per la ricostruzione, che ha coinvolto 114 gruppi di professionisti e oltre 100 ricercatori, tra cui gli esperti dell&#8217;ENEA. Il CentroMS raccoglie i maggiori enti di ricerca e dipartimenti universitari con l&#8217;obiettivo di fornire supporto scientifico e tecnico ai soggetti interessati alla microzonazione sismica e alle sue applicazioni, alla pianificazione urbanistica e alle problematiche geologiche, geotecniche e geofisiche connesse all&#8217;emergenza sismica. &#8220;Le caratteristiche geologico-geotecniche dei siti possono concorrere a modificare sensibilmente lo scuotimento sismico atteso alla fondazione e determinare altri effetti indesiderati come frane, cedimenti, liquefazione del terreno&#8221;, spiega Salomon Hailemikael del Laboratorio Tecnologie per la Dinamica delle Strutture e la Prevenzione del rischio sismico e idrogeologico dell&#8217;ENEA, e per questo la microzonazione sismica e&#8217; di fondamentale importanza per ottenere una vera e propria &#8220;fotografia&#8221; delle aree a maggior pericolosita&#8217;, utile per la pianificazione e la ricostruzione in sicurezza&#8221;. Brevetti e studi dell&#8217;ENEA si inseriscono nel contesto delle attivita&#8217; di ricerca e sviluppo tecnologico realizzate dall&#8217;Agenzia per la PA, le imprese e i cittadini al fine di garantire: supporto nella valutazione di politiche, piani e strategie per l&#8217;adattamento e la mitigazione dei rischi derivanti da cause naturali e antropiche, con particolare riferimento ad eventi estremi, come quelli sismici; modelli e sistemi per l&#8217;analisi e per lo sviluppo di scenari di valutazione degli impatti antropici e la riduzione dei rischi naturali sia in ambito locale sia su scala nazionale per interventi di risanamento e di policy; tecnologie antisismiche innovative ad edifici civili ed industriali, al patrimonio storico-culturale e monumentale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/30/terremoti-enea-tecnologia-a-danno-zero-per-ricostruire-centri-storiciterremoti-enea-tecnologia-a-danno-zero-per-ricostruire-centri-storici/">Terremoti. ENEA: &#8220;Tecnologia a danno zero per ricostruire centri storici&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/10/21/ingv-acque-sotterranee-appennino-segnalano-terremoti-da-altra-parte-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 18:34:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/21/ingv-acque-sotterranee-appennino-segnalano-terremoti-da-altra-parte-mondo/">Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti. La &#8220;caccia&#8221; al precursore sismico continua, stavolta con un elemento in piu&#8217;. Come gia&#8217; documentato negli ultimi anni in numerosi studi, esiste una associazione tra lo scatenarsi dei terremoti e le variazioni nella circolazione delle acque sotterranee. Quello che ancora non e&#8217; adeguatamente noto e&#8217; come tale fenomeno riguardi anche i telesismi, terremoti lontani, avvenuti in altri continenti, i cui effetti sono avvertiti a migliaia di chilometri dall&#8217;epicentro. A far luce sulla inaspettata relazione tra sismicita&#8217; e falde acquifere e&#8217; un nuovo studio, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, l&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati, pubblicati sulla rivista &#8216;Scientific Reports&#8217;, rappresentano un ulteriore passo verso una possibile futura identificazione di precursori sismici nelle acque.</p>
<p>I ricercatori hanno monitorato per cinque anni il livello di una falda acquifera a Popoli, in Abruzzo, dove hanno osservato, oltre ai segni lasciati da eventi sismici avvenuti nelle immediate vicinanze, un comportamento anomalo delle acque, il cui motore scatenante era dall&#8217;altra parte della Terra: sono state identificate 18 forti oscillazioni come risposta &#8220;impulsiva&#8221; delle acque sotterranee ai terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18.000 chilometri di distanza dal sito di osservazione. &#8220;Dall&#8217;indagine idrogeologica e sismica e&#8217; emerso che le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze &#8211; spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv. Ora che abbiamo individuato le perturbazioni causate dai terremoti lontani abbiamo uno strumento in piu&#8217; per distinguerle dai segnali precursori indotti dai sismi vicini&#8221;. Lo studio inoltre attesta una correlazione tra la distanza del terremoto e la sua magnitudo con l&#8217;entita&#8217; dell&#8217;oscillazione della falda freatica: una evidenza che conferma l&#8217;importanza di questi fattori nel controllo del comportamento delle acque sotterranee in un determinato sito, e non solo. &#8220;La natura degli acquiferi- spiega Marco Petitta del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza- gioca un ruolo sicuramente fondamentale nella risposta delle acque all&#8217;attivita&#8217; sismica. Contrariamente a quanto avviene per gli acquiferi porosi, gli acquiferi carbonatici intensamente fratturati, come quello da noi monitorato in Abruzzo, si rivelano molto piu&#8217; sensibili agli eventi deformativi. Proprio questo aspetto diventa essenziale nell&#8217;identificare un sito idrosensibile alla sismicita&#8217;&#8221;. Il fenomeno, recentemente evidenziato anche da uno studio simile condotto in Cina, rimane ancora materia di approfondimento del team di ricerca. Intanto i risultati dello studio aprono nuove vie sui criteri di cui tener conto nella scelta del sito che si intende monitorare e rappresentano una guida nel campo dei monitoraggi idrogeologici applicati ai fini sismici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/21/ingv-acque-sotterranee-appennino-segnalano-terremoti-da-altra-parte-mondo/">Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoti. D&#8217;Angelis: &#8220;Serve risposta corale, noi a livello della Turchia&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/09/30/terremoti-dangelis-serve-risposta-corale-noi-a-livello-della-turchia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Sep 2020 14:43:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[catastrofi]]></category>
		<category><![CDATA[Conmissario straordinario per la ricostruzione]]></category>
		<category><![CDATA[D'Angelis]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro Paese e&#8217; stato capace di &#8220;una risposta corale alla pandemia, una prova eccezionale, ma perche&#8217; non abbiamo una risposta corale anche al virus dei disastri che&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/30/terremoti-dangelis-serve-risposta-corale-noi-a-livello-della-turchia/">Terremoti. D&#8217;Angelis: &#8220;Serve risposta corale, noi a livello della Turchia&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro Paese e&#8217; stato capace di &#8220;una risposta corale alla pandemia, una prova eccezionale, ma perche&#8217; non abbiamo una risposta corale anche al virus dei disastri che ci colpisce?&#8221;. Erasmo D&#8217;Angelis, segretario generale dell&#8217;Autorita&#8217; di bacino distrettuale dell&#8217;Appennino Centrale, lo dice prendendo parte alla tavola rotonda organizzata per la presentazione delle proposte per i territori colpiti da catastrofi raccolte da ActionAid, oggi alla Sala Polifunzionale della presidenza del Consiglio dei ministri, evento organizzato in collaborazione con il Dipartimento Casa Italia. Spesso, dice D&#8217;Angelis, si oppone &#8220;l&#8217;alibi dei fondi, servirebbero 100 miliardi per un piano di tutela e messa in sicurezza del territorio, ma i governi che si sono susseguiti negli anni hanno sempre detto che no, non ci sono risorse sufficienti, ma negli ultimi terremoti abbiamo speso 50 miliardi&#8221; in emergenza. Pero&#8217; &#8220;i terremoti ci colpiscono e ci colpiranno sempre, come Paese siamo uno showroom di grandi disastri naturali, non ci manca nulla e ora il mutamento del clima aumenta gli effetti dei rischi&#8221;, dice D&#8217;Angelis, &#8220;ma siamo anche uno showroom di soluzioni, siamo stati i primi ad applicare le misure antisismiche nel 1570, e ora si esporta il nostro know how in Giappone e California, ma oggi ci ritroviamo al livello dell&#8217;Afghanistan e della Turchia, e su 12 milioni edifici ne possono ne collassare o finire lesionati tanti, anche per terremoti non importanti&#8221;. Anche per questo &#8220;stiamo lavorando a fondo sulla prevenzione del rischio idrogeologico&#8221;, prosegue D&#8217;Angelis, e &#8220;abbiamo preparato il prototipo della prima &#8216;Piattaforma Tecnologica europea dell&#8217;Autorita&#8217; di bacino distrettuale&#8217; con Protezione Civile e Regioni finanziata dall&#8217;Agenzia di coesione territoriale. Contiene tutte le mappe di rischio nel territorio dei 138 Comuni colpiti dai terremoti 2016-17 nelle Regioni Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo&#8221;.</p>
<p>La &#8216;Piattaforma Tecnologica europea dell&#8217;Autorita&#8217; di bacino distrettuale&#8217; &#8220;utilizza ed elabora un insieme di dati racconti anche in real time da tecnologie satellitari, di telerilevamento, di sensoristica e di controlli a vista, con banche dati sul rischio idrogeologico e la microrozonazione sismica, con cartografie digitali di riferimento e modellistica idraulica e climatica&#8221;, spiega Erasmo D&#8217;Angelis, segretario generale dell&#8217;Autorita&#8217; di bacino distrettuale dell&#8217;Appennino Centrale. La piattaforma &#8220;e&#8217; lo strumento per avviare la ricostruzione piu&#8217; sicura e la pianificazione urbanistica che riduce o elimina i possibili rischi. E&#8217; in corso un lavoro comune con il Conmissario straordinario per la ricostruzione per la sua gestione&#8221;, conclude d&#8217;Angelis.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/30/terremoti-dangelis-serve-risposta-corale-noi-a-livello-della-turchia/">Terremoti. D&#8217;Angelis: &#8220;Serve risposta corale, noi a livello della Turchia&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoti. Etna, da INGV mappa zone maggiore pericolosità sismica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 14:46:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Etna]]></category>
		<category><![CDATA[ingv]]></category>
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		<category><![CDATA[Sismicità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 26 dicembre 2018 una scossa sismica di magnitudo Mw 4.9 ha interessato il fianco sud-orientale dell&#8217;Etna, causando ingenti danni alle zone urbane di nove comuni etnei. Su&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/31/terremoti-etna-da-ingv-mappa-zone-maggiore-pericolosita-sismica/">Terremoti. Etna, da INGV mappa zone maggiore pericolosità sismica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 26 dicembre 2018 una scossa sismica di magnitudo Mw 4.9 ha interessato il fianco sud-orientale dell&#8217;Etna, causando ingenti danni alle zone urbane di nove comuni etnei. Su impulso del Commissario straordinario designato dalla presidenza del Consiglio dei ministri per la ricostruzione dell&#8217;area etnea, l&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (INGV) ha messo a disposizione l&#8217;esperienza di ricercatori altamente specializzati nel rilevamento geo-strutturale e nella pianificazione territoriale di aree vulcano-tettoniche attive, per l&#8217;elaborazione di una mappa statica ed interattiva (WebGIS) delle &#8220;microzone omogenee&#8221; delle faglie etnee attivate dal sisma del 2018, pubblicata nei giorni scorsi dal Commissario (https://commissariosismaareaetnea.it/). La mappa &#8211; spiega una nota INGV &#8211; e&#8217; frutto del lavoro di un team di esperti coordinato da Marco Neri, ricercatore dell&#8217;INGV in comando presso la Struttura Commissariale, e composto anche da geologi del Genio Civile di Catania e dell&#8217;Agenzia Invitalia. Nella mappa si individuano sia le faglie che si sono attivate in occasione del sisma, sia le zone di maggiore pericolosita&#8217; sismica nel territorio, distinguendole in Zone di Attenzione (ZAFAC), Zone di Suscettibilita&#8217; (ZSFAC) e Zone di Rispetto (ZRFAC). Il team di ricercatori e professionisti individuati dal Commissario ha lavorato confrontando i rilievi geostrutturali di terreno con i numerosi studi (aerofotogrammetrici, geofisici, satellitari) pubblicati su riviste scientifiche nazionali ed internazionali e avvalendosi, inoltre, dei dati acquisiti dal gruppo specializzato EMERGEO dell&#8217;INGV. Tutte le fasi dello studio sono state condivise con il Dipartimento della Protezione Civile nazionale e della Regione Siciliana.</p>
<p>&#8220;Questa esperienza e&#8217; stata particolarmente importante&#8221;, spiega Carlo Doglioni, presidente dell&#8217;INGV, &#8220;giacche&#8217; la ricerca scientifica e&#8217; stata letteralmente &#8220;applicata&#8221; al territorio, traducendo in una forma comprensibile alcune attivita&#8217; di studio estremamente complesse e condotte dall&#8217;INGV, offrendole a tutta la popolazione con risvolti di grande utilita&#8217; pubblica&#8221;. Si tratta di &#8220;un risultato importante ed imprescindibile per la Struttura Commissariale e per le popolazioni terremotate, poiche&#8217; consente di procedere rapidamente ed in sicurezza alla ricostruzione del territorio interessato dal sisma&#8221;, aggiunge il Commissario Salvatore Scalia. &#8220;Le persone sono consapevoli della pericolosita&#8217; geo-vulcanologica e sismica dell&#8217;Etna, ma il sisma del 26 dicembre 2018, diversamente da altri eventi del passato, ha prodotto anche una vistosa &#8220;fagliazione superficiale&#8221; del territorio che e&#8217; stato possibile mappare con precisione, delle vere e proprie spaccature del terreno che si sono propagate anche nelle aree urbanizzate, danneggiandole gravemente&#8221;, prosegue Marco Neri. In questi casi, quindi, per una ottimale gestione del territorio si deve tener conto non soltanto dello &#8220;scuotimento&#8221; generato dal sisma ma, altresi&#8217;, considerare l&#8217;esistenza delle fratture superficiali che hanno prodotto una deformazione permanente del suolo e che condizionano, quindi, le scelte da operare nella pianificazione della ricostruzione.</p>
<p>Per la migliore conoscenza e diffusione possibile dei risultati raggiunti dall&#8217;importante lavoro, segnala INGV, la mappa e&#8217; stata pubblicata sul sito del Commissario ed alcuni contenuti sono stati digitalizzati, semplificati e resi disponibili anche attraverso un&#8217;applicazione WebGIS, ovvero mediante una elaborazione grafica di immediata comprensione e facilmente accessibile attraverso qualunque supporto informatico, compreso i comuni smartphone. Il WebGIS permette di &#8220;navigare&#8221; sul territorio scegliendo tra diversi tipi di visualizzazione geografica, evidenziando le faglie e le zone pericolose ed individuando la posizione di un determinato sito di interesse, come la propria casa, semplicemente digitando il suo indirizzo nell&#8217;apposita casella dell&#8217;applicazione. La mappa interattiva sara&#8217; eventualmente aggiornata man mano che verranno acquisite le ulteriori risultanze delle indagini geologiche e geofisiche previste dal Commissario per ogni singola istanza di contributo per la ricostruzione. &#8220;La mappa risulta quindi importante sia per la gestione dell&#8217;attuale fase di ricostruzione delle zone terremotate, sia per la pianificazione territoriale futura dei siti interessati&#8221;, conclude il Commissario Salvatore Scalia.</p>
<p><strong>Link alle Mappe delle microzone omogenee delle faglie attive e capaci (FAC): </strong><br />
<strong><a href="https://commissariosismaareaetnea.it/ente/mappe-delle-microzone-omogenee-delle-faglie-attive-e-capaci-fac/">https://commissariosismaareaetnea.it/ente/mappe-delle-microzone-omogenee-delle-faglie-attive-e-capaci-fac/</a></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/31/terremoti-etna-da-ingv-mappa-zone-maggiore-pericolosita-sismica/">Terremoti. Etna, da INGV mappa zone maggiore pericolosità sismica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoti: individuato sistema faglie su fondali pugliesi</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/06/24/terremoti-individuato-sistema-faglie-su-fondali-pugliesi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2020 12:33:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un sistema di faglie esteso per almeno 100 km di lunghezza, lungo il quale si sono generati due ampi bacini sedimentari e&#8217; stato identificato nel tratto di mare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/24/terremoti-individuato-sistema-faglie-su-fondali-pugliesi/">Terremoti: individuato sistema faglie su fondali pugliesi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un sistema di faglie esteso per almeno 100 km di lunghezza, lungo il quale si sono generati due ampi bacini sedimentari e&#8217; stato identificato nel tratto di mare a sud-est di Santa Maria di Leuca (Lecce), grazie ad una ricerca condotta da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell&#8217;Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) nell&#8217;ambito del progetto FASTMIT, coordinato e supportato dal fondo premiale 2014 del Ministero dell&#8217;Universita&#8217; e della Ricerca, appena pubblicata sulla rivista &#8216;Tectonics&#8217; dal titolo &#8216;Active extension in a foreland trapped between two contractional chains: The South Apulia Fault System (SAFS)&#8217;.<br />
La scoperta di tale sistema di faglie, denominato South Apulia Fault System (SAFS), e&#8217; stata possibile grazie una serie di campagne geofisiche eseguite con la nave OGS Explora.<br />
Attraverso, poi, l&#8217;analisi di dati batimetrici ad alta risoluzione e di diversi profili e linee sismiche che hanno permesso di illuminare sia le strutture crostali profonde che i sedimenti quaternari che costituiscono il fondale marino, i ricercatori hanno ricostruito la geometria tridimensionale dei principali orizzonti geologici e delle faglie presenti in quest&#8217;area fino a una profondita&#8217; di circa 12 km. In particolare, lo studio congiunto OGS-INGV ha dimostrato che il SAFS ha iniziato la sua attivita&#8217; tettonica tra 1,3 e 1,8 milioni di anni fa, durante il Pleistocene inferiore, e che e&#8217; tutt&#8217;ora attivo, come evidenziato dalla presenza di dislocazioni che interessano i sedimenti piu&#8217; recenti e il fondo mare. I tassi di movimento del SAFS sono nell&#8217;ordine di 0,2-0,4 mm/anno per quanto riguarda la sua componente estensionale, ma e&#8217; stato possibile ipotizzare anche la presenza di una componente non trascurabile di movimento orizzontale. L&#8217;area in cui si trova il SAFS in Puglia e&#8217; una porzione sommersa del cosiddetto &#8216;avampaese&#8217; (cioe&#8217;, una regione adiacente a una catena montuosa) della &#8220;placca Adriatica&#8221;, un&#8217;area di crosta continentale considerata stabile rispetto alle due aree di catena poste ad ovest (la catena appenninica) e ad est (la catena ellenica). &#8220;Le aree di avampaese sono tipicamente soggette a terremoti meno frequenti rispetto alle aree lungo i margini di placca e alle aree di catena, tuttavia non sono esenti da eventi di magnitudo anche significativa- spiegano OGS e INGV- In particolare, relativamente all&#8217;area studiata e&#8217; storicamente noto il forte terremoto del 20 febbraio 1743, per il quale i cataloghi storici riportano una magnitudo stimata di 6.7&#8221;. I cataloghi sismici riportano, inoltre, che questo terremoto causo&#8217; ingenti danni sia nella regione salentina che nelle isole Ionie (Corfu&#8217;, Lefkada e Cefalonia), oltre ad un probabile tsunami che interesso&#8217; il porto di Brindisi. In base alla posizione geografica, alle evidenze di attivita&#8217; recente e all&#8217;assenza di altre strutture tettoniche di simile importanza all&#8217;interno dell&#8217;area di studio, gli esperti INGV e OGS hanno ipotizzato, dunque, che il SAFS possa essere la piu&#8217; probabile sorgente del terremoto del 1743. I ricercatori auspicano che, nel futuro, ulteriori studi anche multidisciplinari permettano di acquisire nuovi dati ad alta risoluzione, cosi&#8217; da poter comprendere con maggiore precisione la reale estensione del SAFS caratterizzandone con piu&#8217; precisione i tassi di attivita&#8217;, le implicazioni geodinamiche e gli effetti di scuotimento del sisma e dello tsunami del 1743.</p>
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		<title>Terremoto, INGV:  &#8220;45mila scosse nel 2017, una ogni 12 minuti&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/01/22/terremoto-ingv-45mila-scosse-nel-2017-una-ogni-12-minuti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Jan 2018 16:06:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV)]]></category>
		<category><![CDATA[Rete Sismica Nazionale (RSN)]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso del 2017 l&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha localizzato, grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN), 44.459 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/01/22/terremoto-ingv-45mila-scosse-nel-2017-una-ogni-12-minuti/">Terremoto, INGV:  &#8220;45mila scosse nel 2017, una ogni 12 minuti&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso del 2017 l&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) ha localizzato, grazie alla Rete Sismica Nazionale (RSN), 44.459 terremoti sul territorio italiano e nelle zone limitrofe. Una media di oltre 120 eventi al giorno, 5 ogni ora. Un terremoto ogni 12 minuti.<br />
Tra i 44.459 rilevati dalla RSN nel 2017- spiega l&#8217;INGV- circa 37.000 possono essere considerati repliche della sequenza in Italia centrale, iniziata il 24 agosto del 2016 e tuttora in corso. Il numero totale e&#8217; sensibilmente inferiore a quello dell&#8217;anno precedente (circa 53.000), ma molto piu&#8217; alto del 2015 e del 2014 (rispettivamente 15.000 e 24.300 circa).<br />
Qualche numero per i terremoti del 2017 in Italia e dintorni: 5 eventi di magnitudo maggiore o uguale a 5.0: uno di questi avvenuto in Albania, 4 nella zona di Campotosto (AQ); 21 di magnitudo tra 4.0 e 4.9: 6 di questi avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi; 370 di magnitudo tra 3.0 e 3.9: di questi, alcuni avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi; 4224 di magnitudo =2.0: di questi, alcuni avvenuti nei mari circostanti e nei Paesi limitrofi.<br />
Quasi il 90% dei terremoti localizzati in Italia nel 2017 hanno magnitudo minore di 2.0, il che vuol dire che probabilmente non sono stati avvertiti dalla popolazione, salvo qualche eccezione (per esempio in caso di ipocentri molto superficiali).<br />
Altri eventi di magnitudo maggiore di 4 sono stati rilevati dalla Rete Sismica Nazionale nei Paesi e nei mari intorno all&#8217;Italia (in particolare in Svizzera, in Bosnia e nel Mar Ionio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/01/22/terremoto-ingv-45mila-scosse-nel-2017-una-ogni-12-minuti/">Terremoto, INGV:  &#8220;45mila scosse nel 2017, una ogni 12 minuti&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 19:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[comuni italiani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/">Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie nazionale; quelli a rischio medio-alto sono 1690, interessano quasi 77.000 kmq, il 25% del territorio nazionale, e sono abitati da 11,6 milioni di persone. Napoli, Palermo, Catania, Messina, Brescia, Reggio Calabria, Perugia, Foggia, Rimini, Salerno sono tra i comuni con il rischio piu&#8217; elevato. Sono questi alcuni dei dati della ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8216;Lo stato del territorio italiano, tra rischio sismico, idrogeologico, e consumo di suolo&#8217; presentata oggi a Padova nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Ricerca che per la prima volta analizza come la combinazione del rischio idrogeologico (pericolo di frane e di alluvioni) con quello legato alla sismicita&#8217; ricada sui territori italiani. Come i comuni a rischio alto anche quelli classificati a rischio medio alto sono caratterizzati dalla compresenza dei tre elementi di rischio naturale. Per tutti la sismicita&#8217; e&#8217; elevata, complessivamente qui vivono oltre 11,6 milioni di persone, di cui 298 mila nelle aree a rischio frana elevato (pari a 5.200 kmq) e 174 mila persone nelle aree a pericolosita&#8217; di alluvione elevata (pari a 2.052 kmq). Anche nei comuni a rischio medio esistono contemporaneamente i tre elementi di rischio naturale: ben 38.540 kmq sono in zona sismica 1 o 2 dove risiedono oltre 2 milioni di persone; nelle aree ad elevato rischio di frana (pari a 5.360 kmq) risiedono 234 mila persone mentre nelle aree ad elevato rischio di alluvione (pari a 2.740 kmq) risiedono 740mila persone.</p>
<p>I comuni classificati a rischio medio basso &#8211; prosegue la ricerca la ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8211; sono 1.122 tra i quali non vi sono comuni ad elevato rischio sismico ma che hanno aree ad elevato rischio di frana, pari a 4.918 kmq, e aree ad elevato rischio di alluvione, pari a 3.408 kmq. In particolare nelle prime risiedono 205mila persone e nelle seconde oltre 415mila. Nei comuni classificati a rischio naturale alto o medio alto risiedono circa 20 milioni di persone delle quali 5,3 milioni in Campania e 4 milioni in Sicilia. In queste regioni il pericolo da frana interessa rispettivamente 189.000 e 12.500 persone, il pericolo di alluvione riguarda 60.000 persone in Campania e 20.800 in Sicilia. Nel Lazio e in Calabria la popolazione residente nei comuni classificati a rischio alto o medio-alto ammonta a circa 1,7 milioni di persone. In particolare in Calabria 12.500 persone sono in aree a pericolo di frana elevata e 20.800 persone nelle aree a pericolo di alluvione; nel Lazio 13.500 persone sono in aree a pericolo di frana e 11.200 a pericolo di alluvione. Tra le situazioni piu&#8217; problematiche e&#8217; da segnalare l&#8217;Emilia Romagna per l&#8217;esposizione al rischio di alluvione, con 171.500 persone esposte a questo problema e altre 35.300 persone che vivono nelle aree di pericolo di frana.</p>
<p>La ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti approfondisce, poi, sul fronte degli eventi connessi al dissesto idrogeologico gli anni che vanno dal 2009 al 2016 rilevando un tendenziale peggioramento della situazione, e soprattutto un drammatica cronicita&#8217;. Complessivamente in 8 anni sono stati rilevati 5.824 eventi di dissesto, dei quali 853 hanno coinvolto direttamente la popolazione provocando 242 vittime. Negli 8 anni le regioni in cui si sono registrati piu&#8217; di 500 eventi sono la Liguria con 745 eventi, il Piemonte con 609 eventi, la Toscana con 583 eventi e la Sicilia con 521. Le regioni nelle quali sono stati rilevati meno di 100 eventi sono 5 ossia la Puglia (con 97 eventi), l&#8217;Umbria (con 70 eventi), la Basilicata (con 61 eventi), la Valle d&#8217;Aosta (con 45 eventi) e il Molise (con 34 eventi). La Liguria emerge anche se si considera il numero di eventi in funzione della dimensione della regione, con 137 eventi per 1.000 kmq; nelle altre regioni questo dato e&#8217; ben al disotto e al massimo si attesta a 26 eventi per 1.000 kmq in Campania, 25 eventi per 1.000 kmq nelle Marche e 23 eventi per 1.000 kmq in Abruzzo. In Veneto tra il 2009 ed il 2016 si sono verificati 305 eventi; di questi 35 hanno causato danni a persone e, nello specifico, 24 morti. Nel 2016 gli eventi sono stati 49, hanno coinvolto 37 comuni e causato un morto. Il biennio 2014 &#8211; 2015 e&#8217; stato il peggiore per numero di eventi complessivi, rispettivamente 1.558 il primo anno e 1.466 il secondo, sia per gli eventi piu&#8217; gravi, ben 213 nel 2014 e 161 nel 2015, ma non per il numero di vittime, rispettivamente 34 nel 2014 e 23 nel 2015 a fronte di 51 vittime causate nel 2009. Nel 2016 sono stati rilevati 715 eventi coinvolgendo 515 comuni. Oltre 78 di questi eventi hanno provocato danni diretti alle popolazione (vittime, feriti, sfollati) e hanno provocato 13 vittime.</p>
<p>Per Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, &#8220;in occasione di tragedie o di calamita&#8217; i problemi che devono essere affrontati non sono quasi mai &#8211; fortunatamente &#8211; connessi alla gestione dell&#8217;emergenza, grazie all&#8217;impegno e alla competenza del Dipartimento della Protezione Civile. Purtroppo e&#8217; invece assolutamente evidente come nel Paese manchi la cultura della prevenzione e della manutenzione. Sono assolutamente necessari maggiori investimenti in termini di prevenzione attraverso i quali inaugurare un nuovo approccio verso i territori mettendo al primo posto la sicurezza della collettivita&#8217;. Se non si mette in sicurezza il suolo &#8211; e quanto e&#8217; avvenuto negli ultimi mesi lo dimostra &#8211; non si pu garantire la sicurezza dei cittadini&#8221;. Il tema del dissesto idrogeologico, continua Cappochin, &#8220;va di pari passo con quello del consumo di suolo. Quest&#8217;ultimo va pero&#8217; affrontato con un approccio legislativo totalmente opposto rispetto a quello contenuto nel disegno di legge in discussione in Commissione al Senato: non una mera operazione ragionieristica sul risparmio di suolo che contiene riferimenti alla rigenerazione urbana sostenibile, ma la promozione della rigenerazione urbana sostenibile come principale azione per contrastare il consumo di suolo&#8221;. Nella giornata conclusiva della Conferenza di domani, sabato 28 ottobre, al centro del dibattito saranno, invece, i dati della ricerca, sempre Cresme/Consiglio Nazionale &#8216;Chi ha disegnato l&#8217;Italia? Storia dell&#8217;edilizia italiana tra autopromozione, abusivismo e bella architettura&#8217; che sara&#8217; presentata nel corso della Tavola Rotonda &#8216;Il concorso di progettazione: strumento indispensabile per il rilancio dell&#8217;architettura di qualita&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/">Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Asciugati i laghi glaciali dell’Appennino</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Sep 2017 18:13:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, Gilberto Pambianchi, docente dell’Università di Camerino, durante il briefing stampa nell’area epicentrale del sisma del 2016, ha detto:“I Laghi glaciali, gli unici&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/09/17/99878/">Asciugati i laghi glaciali dell’Appennino</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente Nazionale dei Geomorfologi Italiani, Gilberto Pambianchi, docente dell’Università di Camerino, durante il briefing stampa nell’area epicentrale del sisma del 2016, ha detto:“I Laghi glaciali, gli unici dell’Appennino Centrale, si sono completamente asciugati”.</p>
<p>“Dopo il terremoto del 2016, i Laghi di Pilato hanno subito un depauperamento della risorsa idrica. Sono laghi di origine glaciale che si trovano a circa 1900 metri sul livello del mare e sono gli unici laghi glaciali dell’Italia Peninsulare. Attualmente i Laghi sono addirittura completamente asciutti per la grande siccità estiva- ha proseguito Pambianchi – ed hanno subito un deficit idrico pari al 60 per cento rispetto agli anni precedenti . Gli scuotimenti di questa crisi sismica hanno prodotto una serie di frane di crollo, con grossi massi e detriti, che arrivando al fondo asciutto dei laghi lo hanno innalzato circa 1 metro rispetto a prima”.</p>
<p>I geomorfologi hanno condotto i giornalisti lungo i versanti in frana ma anche su nuove sorgenti ed ancora in luoghi dove le sorgenti non ci sono più. Ora bisogna monitorare il territorio.</p>
<p>“In Italia abbiamo il rischio legato ai terremoti, alle alluvioni, ai vulcani. I terremoti nella zona del cratere di Umbria e Marche, del sisma 2016, hanno deformato molto i versanti – ha continuato Pambianchi – hanno deformato i fondovalle e noi dobbiamo creare una rete di monitoraggio costante. Solo attraverso il monitoraggio possiamo fare prevenzione e prevenire i disastri. A distanza di un anno i monitoraggi non sono stati per nulla fatti nella zona del cratere. Siamo a rischio perché le falde acquifere sono cresciute, non si sa come si è compattato il materiale, notizie importanti invece per la ricostruzione. Creare una rete di monitoraggio è fondamentale. Non si ha idea di come si siano compattati i terreni, di come è cresciuta la falda acquifera e le conseguenze potrebbero essere molto ma molto rischiose. Per la ricostruzione occorre fare una rete di monitoraggio della zona del cratere”.</p>
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		<title>Terremoto- Troncarelli, Presidente Geologi Lazio: &#8220;Nelle prossime ore potrebbero esserci altre forti scosse &#8220;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/01/18/terremoto-troncarelli-presidente-geologi-lazio-nelle-prossime-ore-potrebbero-esserci-altre-forti-scosse/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 18 Jan 2017 14:56:07 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Roberto Troncarelli, Presidente dell&#8217;Ordine dei Geologi del Lazio, è intervenuto su Radio Cusano Campus, l&#8217;emittente dell&#8217;Università degli Studi Niccolò Cusano. Roberto Troncarelli sulle forti scosse di terremoto che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Roberto Troncarelli, Presidente dell&#8217;Ordine dei Geologi del Lazio</strong>, è intervenuto su Radio Cusano Campus, l&#8217;emittente dell&#8217;Università degli Studi Niccolò Cusano.</p>
<p>Roberto Troncarelli sulle forti scosse di terremoto che hanno riguardato l&#8217;Italia centrale questa mattina: &#8220;In realtà è un trend che non si è mai arrestato a partire dal 24 agosto. A parte queste scosse importanti di oggi la microsismicità ha sempre interessato quelle zone, a partire da quando si è verificato il primo forte terremoto. <strong>C&#8217;è una tendenza evolutiva in corso, con una focalizzazione di energia in quella zona</strong>. Progressivamente si hanno dei rilasci di energia sotto forma di rotture. Gli eventi di stamattina sono assolutamente correlabili a quelli di agosto e di ottobre. Le profondità degli epicentri depongono in tal senso, sono sempre comprese tra i 7 e gli 11 chilometri&#8221;.</p>
<p><strong>Secondo Troncarelli è possibile che ci siano altre forti scosse nelle prossime ore</strong>: &#8220;C&#8217;è un trend sismico importante, non possiamo escludere repliche importanti che superIno le magnitudo di stamattina. Non è possibile dire che ciò avverrà, ma con altrettanta certezza è impossibile escluderlo. <strong>Lo sciame sismico non è affatto terminato, nelle prossime ore potrebbero essere attese manifestazioni sismiche di magnitudo anche superiore, dell&#8217;ordine dei 6.0 che registrammo a Visso&#8221;.</strong></p>
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