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	<title>theresa may Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Theresa May perde, verso ‘Hung Parliament’</title>
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		<pubDate>Fri, 09 Jun 2017 13:47:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I conservatori di Theresa May non hanno maggioranza: lo indicano i risultati parziali del voto britannico di ieri, convocato dalla premier proprio nella previsione di conquistare nuovo vantaggio sui rivali laburisti. La formazione guidata da Jeremy Corbyn ha invece aumentato i propri seggi in Parlamento, conquistando 33 mandati in più e raggiungendo per ora quota [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>I conservatori di Theresa May non hanno maggioranza:</strong> lo indicano i risultati parziali del voto britannico di ieri, convocato dalla premier proprio nella previsione di conquistare nuovo vantaggio sui rivali laburisti.</p>
<p><strong>La formazione guidata da Jeremy Corbyn ha invece aumentato i propri seggi in Parlamento</strong>, conquistando 33 mandati in più e raggiungendo per ora quota 265. Fermi a 316 i conservatori, quindi al di sotto della soglia della maggioranza assoluta, fissata a 326.</p>
<p>La ‘Bbc’ titola sull&#8217;”<strong>Hung Parliament</strong>“: un’assemblea senza maggioranza chiara, con la prospettiva di complessi negoziati per la formazione di un governo, per altro decisivo in vista dei negoziati su Brexit.</p>
<p>“<strong>Formerò un nuovo governo per attuare la Brexit e mantenere il Paese sicuro</strong>”. Lo ha detto la <strong>premier britannica May</strong>, dopo aver incontrato la regina Elisabetta che le ha affidato il compito di formare un nuovo esecutivo, dopo le elezioni di ieri. Dal voto i Tories sono usciti ridimensionati, senza avere la maggioranza dei seggi. Il nuovo governo si formerà con l’alleanza con gli unionisti nordirlandesi del Dup.</p>
<p>&#8220;<strong>Siamo pronti a servire il Paese”</strong>. Così il leader laburista <strong>Jeremy Corbyn a a Sky News,</strong> precisando che il partito d’opposizione è pronto a “mettere in atto” il suo programma dopo il successo elettorale di questa notte. “Un risultato incredibile”, ha detto ma non intende fare “accordi o patti” con altri partiti&#8221;.&nbsp;</p>
<h3>&nbsp;</h3>
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		<title>Brexit: Theresa May, debole coi forti e forte coi deboli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 May 2017 19:10:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le elezioni locali che si sono svolte giovedì 4 maggio in diverse località della Scozia, del Galles e dell’Inghilterra hanno segnato un grande successo dei conservatori, il collasso del partito di estrema destra Ukip e un grave arretramento dei laburisti, che hanno perso 320 consiglieri, pur conquistando la carica di sindaco metropolitano nella Grande Manchester [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le elezioni locali che si sono svolte giovedì 4 maggio in diverse località della Scozia, del Galles e dell’Inghilterra hanno segnato un grande successo dei conservatori, il collasso del partito di estrema destra Ukip e un grave arretramento dei laburisti, che hanno perso 320 consiglieri, pur conquistando la carica di sindaco metropolitano nella Grande Manchester e della Città-Regione di Liverpool.</p>
<p>Questo risultato costituisce un segnale allarmante in vista delle elezioni generali dell’8 giugno, indette a sorpresa dal Primo Ministro Theresa May e la dimostrazione che la sua martellante campagna a favore di una “leadership forte e stabile”, che guidi il paese attraverso i negoziati per la Brexit e anche dopo, sta funzionando. Dimostra anche che l’altrettanto martellante campagna della maggior parte dei media contro il leader laburista Jeremy Corbyn sta dando i suoi frutti.</p>
<p>Theresa May sollecita l’elettorato a “sostenerla per lottare per la Gran Bretagna”. Come una novella Thatcher, sfrutta la sua immagine di donna di polso, pronta a sfidare i leader europei, presentati come una minaccia per l’indipendenza del paese. Riesce così a spostare il dibattito politico su un terreno nazionalista ai limiti dell’isterismo e a evitare i temi scottanti sollevati dai laburisti, come i drastici tagli alle spese sociali (e soprattutto al Servizio Sanitario Nazionale) e la crescita delle disuguaglianze tra l’elite privilegiata rappresentata dai conservatori e un maggioranza sempre più impoverita. Non c’è da stupirsi se in questa atmosfera i sondaggi le attribuiscono una popolarità superiore a quella di qualsiasi leader dagli anni Settanta, con il 61% dei votanti che la ritiene la scelta migliore come primo ministro, contro il 23% che sostiene Corbyn.</p>
<p>Sempre alla luce di questa personalizzazione, la tattica dei conservatori è quella di incentrare la campagna elettorale sulla figura della May e di presentare i vari candidati come i suoi “candidati locali”, arrivando in certi casi a eliminare i simboli e i riferimenti al partito nei materiali elettorali.</p>
<p>Theresa May si è finora rifiutata di partecipare ai dibattiti televisivi, nonostante Corbyn si sia detto pronto ad affrontarla in qualsiasi momento. La sua campagna elettorale in giro nel paese consiste nella maggior parte dei casi in incontri ristretti con gli attivisti conservatori locali, più che in incontri aperti con la popolazione, com’è nello stile di Corbyn.</p>
<p>Il leader laburista l’accusa di essere “forte coi deboli e debole coi forti”, riferendosi ai tagli ai servizi sociali da una parte e alle esenzioni fiscali per le grandi corporations, al servile appoggio alla politica di Trump e alla vendita di armi all’Arabia Saudita dall’altra. I deboli lo ascolteranno, o si lasceranno ingannare dal mantra ripetuto fino all’ossessione della leader forte a cui affidare il proprio futuro?</p>
<p>Una speranza potrebbe venire dai giovani, protagonisti dell’ondata di entusiasmo e partecipazione che ha consentito a Corbyn di vincere due elezioni primarie consecutive per la leadership del Partito Laburista. L’appoggio in particolare degli studenti è passato dal 23% del 2005 al 55% del 2017 e la loro iscrizione alle liste elettorali ha visto un enorme aumento; oltre la metà degli studenti intervistati in un recente sondaggio ha dichiarato l’intenzione di votare per i laburisti l’8 giugno, mentre solo uno su sei sceglierà i conservatori.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Anna Polo-Pressenza</strong></p>
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		<title>Brexit: a che punto siamo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 17:38:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le conseguenze della Brexit, a poco più di quattro mesi dal referendum, sono ambigue. Nonostante molte aziende e banche siano pronte a spostare la sede legale in paesi ancora legati all’Unione Europea, la Nissan – dopo un colloquio privato con Theresa May – ha invece deciso di rilanciare la propria produzione in Gran Bretagna. Sicura [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le conseguenze della Brexit, a poco più di quattro mesi dal referendum, sono ambigue. Nonostante molte aziende e banche siano pronte a spostare la sede legale in paesi ancora legati all’Unione Europea, la Nissan – dopo un colloquio privato con Theresa May – ha invece deciso di rilanciare la propria produzione in Gran Bretagna. Sicura delle – a ora misteriose – promesse fatte dal Regno di Sua Maestà. E il PIL britannico rimane più alto di quanto il FMI prospettasse.</p>
<p>I motivi sono, con ogni probabilità, due: da una parte, il rinvio dell’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che rimanda al 2017 l’incertezza politica ed economica; dall’altra, il calo della sterlina che ha perso quasi il 20% del suo valore da inizio anno, incentivando le esportazioni. Dato che, però, ha prodotto anche un altro effetto: una dinamica inflattiva. Secondo un recente rapporto del National Institute of Economic and Social Research, infatti, l’indice dei prezzi al consumo volerà dallo 0,7% al 4% nei prossimi dodici mesi, contraendo così la capacità di acquisto dei britannici.</p>
<p>Il rinomato settore dell’istruzione e ricerca d’oltremanica non se la passa meglio: la classifica dei migliori atenei del mondo scalza i britannici dai primi posti, con tutte le università del Regno Unito che perdono posizioni nelle classifiche internazionali. In particolar modo Cambridge scende per la prima volta al quarto posto. Ma il prosieguo dell’intera attività accademica è, in realtà, incerto. Se l’istruzione superiore del Regno Unito è finora stata sostenuta da fondi europei per il 14% (dato 2014/2015), il governo di Theresa May non ha ancora assicurato che, con l’uscita dall’UE, lo Stato supplirà alla loro mancanza.</p>
<p>Ciò rappresenterebbe un vero e proprio shock: negli ultimi anni le facoltà hanno infatti potuto godere di un periodo di sviluppo grazie al triplicarsi delle tasse universitarie dal 2012 a oggi, spesso indebitandosi per mantenere alto lo standard o per l’acquisto di nuove strutture. Ora i rettori si domandano come far fronte a tali spese in futuro. Anche perché si registra già un calo degli studenti del continente all’interno delle facoltà della Gran Bretagna: le prime stime per quest’anno parlano del 9% rispetto al 2015/2016, ma bisogna ricordare che le iscrizioni si chiudevano in primavera.</p>
<p>Dunque, una flessione soltanto precauzionale, con lo spettro della Brexit negli occhi, ma senza quella certezza data poi dal risultato referendario: i dati a partire dal 2018 potrebbero essere peggiori. Sono a rischio i tanti studenti europei che rappresentano il 5% del totale nelle università di Sua Maestà. Per non parlare delle difficoltà che incontrerà il settore accademico nel reclutamento di personale e docenti con una fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.</p>
<p>Per questo motivo i maggiori rettori di università britanniche stanno pensando alla creazione di “avamposti” in Europa, come avviene già per l’India e la Cina: si tratterebbe di centri di ricerca prettamente inglesi all’interno di istituti europei, in modo da poter continuare ad accedere ai fondi dell’UE. Le mete preferite? Irlanda, Finlandia e in genere le repubbliche baltiche. Anche se una mossa di questo tipo – operare cioè in un regime accademico estero – contiene molte incognite.</p>
<p>Problemi che dovrà affrontare la nuova premier, la quale ha già dichiarato di essere per una “hard Brexit”. Opzione che potrebbe però essere messa in discussione dal Parlamento. Se finora la May non intendeva sottoporre il risultato del referendum all’approvazione dalle Camere, ora forse dovrà farlo. L’Alta Corte ha infatti stabilito che, data la natura consultiva del referendum, l’articolo 50 può essere invocato soltanto con un voto da parte di Westminster e che questo non debba semplicemente ratificare l’accordo finale con l’Unione Europea – come voluto dal governo in carica.</p>
<p>Si attende il ricorso presso la Corte Suprema ma, se così dovesse essere, tutto cambierebbe: un Parlamento pro-Remain potrebbe infatti chiedere un’uscita soft o un nuovo referendum al termine delle trattative. O addirittura si potrebbe aprire una crisi istituzionale e, quindi, dare il via a nuove elezioni.</p>
<p style="text-align: right;">Giovanni Succhielli-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/11/03/brexit-a-che-punto-siamo/">Brexit: a che punto siamo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gran Bretagna, troppi stranieri: &#8220;Entra solo chi ha un lavoro&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2015 08:31:02 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>“L&#8217;accordo di Schenghen, che consente di muoversi liberamente nell&#8217;Ue &#8211; tranne che in Gran Bretagna &#8211; è responsabile della morte di centinaia di migranti che scappano dalla Siria per finire nelle grinfie dei trafficanti di esseri umani. Proprio per questo va fatto a pezzi”.</em> A scriverlo, in una lettera indirizzata al <strong>Sunday Times</strong>, è il ministro dell&#8217;Interno britannico, <strong>Theresa May</strong>. La componente del governo di Downing Street, a parte le polemiche contro gli altri Paesi Ue, anticipa un nuovo giro di vite sui migranti, clandestini o regolari che siano, spinta dall’incredibile appeal che Londra e la Gran Bretagna, hanno nei confronti degli stranieri che scappano dal loro Paese, o che semplicemente lasciano la propria terra alla ricerca di maggiore fortuna. <strong>Le ultime cifre pubblicate evidenziano infatti un arrivo in Gran Bretagna di 330.000 persone all&#8217;anno, in un Paese dove vivono già oltre 8 milioni di stranieri.</strong></p>
<p>Tra le nuove misure che Downing Street intende adottare <strong>c’è lo stop allo sbarco di europei alla ricerca, o meglio alla ventura, di un posto di lavoro.</strong> <strong>Non sarà più consentito loro di sbarcare nel Regno se non avranno un contratto di lavoro pronto.</strong> <em>&#8220;Lo scorso anno 4 su 10 migranti dall&#8217;Ue, 63,000 persone sono arrivate qui senza neanche uno straccio di accordo per qualunque tipo di lavoro&#8221;</em>, ha lamentato May.</p>
<p>Ma l’offensiva della May non si ferma a questo. Il ministro guiderà anche una stretta <strong>contro gli studenti stranieri che restano in Gran Bretagna, senza fare nulla, dopo aver finito i corsi.</strong> Per May c’è bisogno di <em>&#8220;rompere il legame&#8221;</em> tra lo studiare in Gran Bretagna ed il diritto a restarci.</p>
<p>Ovviamente le intenzioni dichiarate dal ministro degli interni britannico hanno immediatamente suscitato reazioni nel Continente. Secondo Angiolino Alfano, corrispettivo italiano della May, si tratta di <em>&#8220;Un grave errore, che alimenta paure&#8221;.</em> In un&#8217;intervista al &#8220;Corriere della Sera&#8221; il ministro dell&#8217;Interno italiano ha commentato così la chiusura di Londra ai migranti Ue, aggiungendo che <em>&#8220;Finora c&#8217;è stata l&#8217;illusione di pensare che l&#8217;Europa non fosse un&#8217;area economica unica con reazioni elettorali uniche, ma fatta di tanti pezzettini, ognuno reattivo in modo diverso. Le proteste in Germania, i sondaggi inglesi con la preoccupazione per l&#8217;immigrazione e la crescita di movimenti razzisti xenofobi in Francia con Marine Le Pen e in Italia con Matteo Salvini hanno dimostrato che non è così&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/31/gran-bretagna-troppi-stranieri-entra-solo-chi-ha-un-lavoro/">Gran Bretagna, troppi stranieri: &#8220;Entra solo chi ha un lavoro&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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