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	<title>tumore fegato Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sanità: microbiota intestinale predice tumore fegato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 May 2018 19:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[microbiota intestinale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Grazie a una ricerca condotta presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e Universita&#8217; Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la Fondazione Irccs &#8211; Istituto Nazionale dei Tumori si e&#8217; scoperto come predire chi si ammalera&#8217; di cancro del fegato tra soggetti a rischio perche&#8217; con cirrosi epatica e fegato grasso. Cruciale e&#8217; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Grazie a una ricerca condotta presso la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs e Universita&#8217; Cattolica del Sacro Cuore in collaborazione con la Fondazione Irccs &#8211; Istituto Nazionale dei Tumori si e&#8217; scoperto come predire chi si ammalera&#8217; di cancro del fegato tra soggetti a rischio perche&#8217; con cirrosi epatica e fegato grasso. Cruciale e&#8217; lo studio del profilo del microbiota intestinale. La scoperta, resa nota sulla rivista &#8220;Hepatology&#8221;, si deve alla ricerca della dottoressa Francesca Ponziani del gruppo condotto dal professor Antonio Gasbarrini, direttore dell&#8217;Area Gastroenterologia e Oncologia Medica della Fondazione Policlinico Gemelli e Ordinario di Gastroenterologia dell&#8217;Universita&#8217; Cattolica in collaborazione con il professor Vincenzo Mazzaferro dell&#8217;Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. I risultati dello studio, su pazienti e soggetti sani di controllo, aprono le porte alla possibilita&#8217; di cure mirate e all&#8217;identificazione precoce dei pazienti con cirrosi epatica da fegato grasso a maggior rischio di sviluppare epatocarcinoma. I fattori di rischio per il peggioramento della salute del fegato, in assenza di danno da alcol o da virus o da autoimmunita&#8217;, sono l&#8217;iperalimentazione, l&#8217;eccesso di fruttosio industriale, la vita sedentaria, il diabete, il sovrappeso, l&#8217;obesita&#8217; e alcuni fattori genetici. Cio&#8217; comporta lo sviluppo di steatosi epatica e la steatoepatite (fegato grasso), con accumulo patologico di lipidi a livello epatico e con successiva infiammazione e danno del tessuto sano. Una delle conseguenze piu&#8217; subdole e pericolose del fegato grasso e&#8217; la formazione di fibrosi epatica, ovvero di un tessuto cicatriziale nell&#8217;organo, che compromette la sua funzionalita&#8217;, fino allo sviluppo della cirrosi, in assenza di adeguate misure terapeutiche. Inoltre, il fegato grasso puo&#8217; essere causa di tumore del fegato. Cosi&#8217; in un comunicato il Policlinico A. Gemelli.</p>
<p>L&#8217;alta prevalenza del fegato grasso nella popolazione generale (20-30% delle persone ha fegato grasso) e la stretta associazione con il diabete e con l&#8217;obesita&#8217; (il 70% degli obesi, oltre l&#8217;80% dei diabetici hanno il fegato grasso) fanno si&#8217; che la steatosi epatica rappresenti attualmente la prima causa di malattia cronica del fegato. Inoltre, la possibile evoluzione verso la cirrosi e il tumore del fegato impongono una stretta osservazione del paziente con fegato grasso. È di fondamentale importanza individuare caratteristiche del paziente che aiutino a capire se ha una malattia potenzialmente progressiva, quindi dei marcatori di rischio che consentano di fare previsioni senza ricorrere a esami invasivi come la biopsia. &#8220;L&#8217;asse fegato-intestino gioca un ruolo chiave nella patogenesi della steatosi epatica non alcolica (Nafld) che- spiega il professor Gasbarrini- e&#8217; la terza causa al mondo di carcinoma epatocellulare (Hcc). Tuttavia, il legame tra microbiota intestinale ed epatocarcinogenesi resta in gran parte da comprendere. L&#8217;obiettivo dello studio e&#8217; stato esplorare le caratteristiche del microbiota associate alla presenza di Hcc nei pazienti con fegato grasso andati incontro a cirrosi epatica&#8221;. A tale scopo i ricercatori hanno confrontato la flora intestinale di 61 pazienti, 21 con cirrosi da fegato grasso e tumore epatico, 20 con cirrosi ma senza tumore e 20 individui sani. In particolare i ricercatori hanno studiato il profilo del microbiota di ciascuno, la loro permeabilita&#8217; intestinale e lo stato infiammatorio. Nello studio della dottoressa Ponziani emerge che i pazienti con tumore epatico presentano livelli eccessivi di calprotectina fecale, che e&#8217; una proteina rilasciata da cellule del sistema immunitario nelle condizioni di infiammazione. Anche i livelli plasmatici di mediatori dell&#8217;infiammazione erano maggiori nei pazienti con tumore, che presentavano inoltre un elevato quantitativo di cellule &#8220;immunisoppressorie&#8221; e &#8220;attivate&#8221; nel sangue, continua il Policlinico A. Gemelli.</p>
<p>Inoltre il microbiota dei pazienti con cirrosi era caratterizzato da una maggiore abbondanza di Enterobacteriaceae e Streptococco e una carenza di Akkermansia, quest&#8217;ultima parte del pool di batteri benefici per l&#8217;organismo. In aggiunta, tra i pazienti cirrotici quelli che presentavano un tumore del fegato risultavano deficitari anche in Bifidobacterium, altro ceppo favorevole per la nostra salute, mentre i Bacteroides e le Ruminococcaceae risultavano incrementati. Il deficit di batteri &#8220;benefici&#8221; Akkermansia e Bifidobacterium e&#8217; risultato inversamente correlato alla concentrazione di calprotectina, e i mediatori infiammatori e le cellule immuni circolanti risultavano associati alla particolare composizione del microbiota intestinale. Pertanto, le alterazioni del microbiota intestinale in questi pazienti potrebbero determinare lo sviluppo di un microambiente che favorisce l&#8217;insorgenza di tumore epatico mediante meccanismi diretti, infiammatori, e indiretti, di immunosoppressione. &#8220;I nostri risultati- conclude il professor Gasbarrini- sono l&#8217;ennesimo tassello delle scoperte che ci sta permettendo la &#8216;microbiota revolution&#8217;, suggerendo che nei pazienti con cirrosi e fegato grasso il profilo del microbiota intestinale e l&#8217;infiammazione sistemica sono tra loro correlati e possono concorrere al processo di formazione del tumore epatico. In futuro, quindi, lo studio del microbiota intestinale potra&#8217; permettere di identificare i pazienti maggiormente a rischio di sviluppare un tumore epatico e indirizzare i clinici verso interventi piu&#8217; mirati e personalizzati, come per esempio sostituire il microbiota intestinale &#8216;malato&#8217; con uno &#8216;sano&#8217; in grado di contrastare lo sviluppo della malattia&#8221;.</p>
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