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	<title>Ugo Tognazzi Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cinema: cento anni fa nasceva Nino Manfredi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 10:54:08 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Io so&#8217; romano, eccellenza, ma a tempo perso so&#8217; italiano, e&#8217; corpa?&#8221;. Il Ciceruacchio che interpreta in &#8216;In nome del popolo sovrano&#8217; e&#8217; la summa di un vero e proprio legame lavorativo, non semplicemente rapporto, con Gigi Magni, quasi un suo alter ego dall&#8217;altra parte della cinepresa. È la capacita&#8217; di assumere ruoli drammatici di Nino Manfredi, in grado di trasformarsi, pero&#8217;, anche in un emigrato italiano in Svizzera con &#8216;Pane e cioccolata&#8217; o in un cinico e spiegato abitante di una baraccopoli romana in &#8216;Brutti, sporchi e cattivi&#8217;. O ancora in Geppetto, nell&#8217;indimenticato &#8216;Pinocchio&#8217; di Luigi Comencini del 1972. Tanti ruoli, tanti volti, un solo grande attore, Saturnino Manfredi, questo il suo nome all&#8217;anagrafe, nasceva 100 anni fa in Ciociaria, il 22 marzo del 1921, nel Comune di Castro dei Volsci, in provincia di Frosinone. Anche se quando diede i natali a Manfredi, era ancora in provincia di Roma: il passaggio avvenne solo nel 1927. Artista versatile, insieme a Vittorio Gassman, Alberto Sordi, Marcello Mastroianni, Ugo Tognazzi, tra i piu&#8217; grandi interpreti del cinema italiano, ha intepretato con identica efficacia ruoli drammatici e comici, ha raccontato vizi e virtu&#8217; degli italiani, con sarcasmo e cinismo. Dopo un periodo, travagliato viste le diverse fughe, trascorso in un Collegio, si ammalo&#8217; di tubercolosi, malattia curata in ospedale, un sanatorio. Qui imparo&#8217; a suonare il banjo e inizio&#8217; la sua passione per la recitazione.</p>
<p>Dopo un anno passato sui monti a Cassino, rifugiato per sfuggire al militare, nel 1943, un anno dopo si iscrisse all&#8217;Accademia di arte drammatica, diplomandosi nel 1947, anche se nel frattempo si era laureato in Giurisprudenza piu&#8217; per accontare la famiglia, pero&#8217;. Perche&#8217; la recitazione era la sua strada, il suo destino. Che lo avrebbe portato, nel 1949, a interpretare il ruolo di Francesco Marvasi nell&#8217;esordio al cinema, nel film drammatico sentimentale &#8216;Torna a Napoli&#8217;. Presto si accorge di lui anche la televisione. È il 1959, infatti, quando conquista il pubblico con la partecipazione a Canzonissima, dove diede vita al personaggio di &#8216;Bastiano, il barista di Ceccano&#8217;, famoso per la battuta &#8216;Fusse che fusse la vorta bbona&#8217;, forse uno dei primi tormentoni della storia della tv. Convinse anche l&#8217;amico Marcello Mastroianni, anche lui ciociaro perche&#8217; originario di Fontana Liri, a esibirsi con lui in uno sketch. Dopo di allora, arrivarono una serie impressionante di ruoli da protagonista o coprotagonista in pellicole che avrebbero fatto la storia del cinema italiano. Come in &#8216;Audace colpo dei soliti ignoti&#8217; di Nanni Loy, il sequel de &#8216;I soliti ignoti&#8217;, diretto da Mario Monicelli, in cui Nino Manfredi interpreta Piede amaro che prende il posto di Tiberio, ruolo che fu di Marcello Mastroianni, con Gassman, Tiberio Murgia e Carlo Pisacane.</p>
<p>E poi arrivarono &#8216;L&#8217;impiegato&#8217;, 1960, diretto da Gianni Puccini, divenne Dudu&#8217; nel film &#8216;Operazione San Gennaro&#8217; del 1966, il cognato disilluso di Alberto Sordi, in &#8216;Riusciranno i nostri eroi a ritrovare l&#8217;amico misteriosamente scomparso in Africa?&#8217; cult del 1968, anno in cui recito&#8217; nel film a episodi &#8216;Vedo nudo&#8217;. Nel 1969, invece, la prima collaborazione con Luigi Magni, per il film &#8216;Nell&#8217;anno del Signore&#8217;. Con il regista e sceneggiatore romano lavorera&#8217; in altri sette film, tra cui &#8216;In nome del Papa Re&#8217;, &#8216;Quelle strane occasioni&#8217; e, appunto, &#8216;In nome del popolo sovrano&#8217; nel 1990, quello di Angelo Brunetti detto Ciceruacchio, che completa la trilogia iniziata con &#8216;Nell&#8217;anno del Signore&#8217; e proseguita con &#8216;In nome del Papa Re&#8217;. Il monologo con cui si difende dopo essere caduto in mano austriaca, e&#8217; entrato di diritto nella storia del cinema: &#8220;Ho voluto bene a Roma, embe&#8217;? e da quanno in qua l&#8217;amor de patria e&#8217; diventato un delitto? Pero&#8217; se nella legge vostra e&#8217; un delitto vole&#8217; bene ar paese propio, allora io so&#8217; corpevole, anzi so&#8217; reo confesso, e m&#8217;offennerebbe pure se me rimannaste assorto, percui, eccellenza, spero che lei se sia persuasa, e cosi&#8217; voi che me sembrate&#8230; oooh, ma me state a senti&#8217;?&#8221;.</p>
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