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	<title>umanità Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Le stanze dell&#8217;affetto: umanità e rinascita oltre le sbarre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Apr 2025 11:16:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La misura dell&#8217;umanità di una società si giudica da come tratta i suoi detenuti.&#8221; — Fëdor Dostoevskij In un&#8217;Italia dove il tema della detenzione è spesso ridotto a una questione di ordine pubblico o sicurezza, le stanze dell&#8217;affetto si impongono come una rivoluzione silenziosa, ma profonda. Sono spazi dedicati all&#8217;incontro privato e dignitoso tra i [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La misura dell&#8217;umanità di una società si giudica da come tratta i suoi detenuti.&#8221;</em> — <strong>Fëdor Dostoevskij</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;Italia dove il tema della detenzione è spesso ridotto a una questione di ordine pubblico o sicurezza, le <em>stanze dell&#8217;affetto</em> si impongono come una rivoluzione silenziosa, ma profonda. Sono spazi dedicati all&#8217;incontro privato e dignitoso tra i detenuti e i loro familiari, un diritto ancora troppo poco conosciuto ma essenziale per il rispetto della persona e per la funzione rieducativa del carcere. Non si tratta solo di un luogo fisico, ma di un simbolo potente: quello dell&#8217;umanità che resiste, che persiste anche tra le mura spesse dell&#8217;istituzione penitenziaria.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un bisogno umano, non un privilegio</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La realtà è semplice e sotto gli occhi di tutti: chi è detenuto non smette di essere padre, madre, figlio, marito o moglie. La detenzione interrompe la libertà, ma non cancella gli affetti. Anzi, spesso li rende ancora più centrali per chi, da un giorno all&#8217;altro, si ritrova a fare i conti con l&#8217;isolamento, il tempo sospeso, il peso degli errori commessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo contesto che le <em>stanze dell&#8217;affetto</em> assumono un valore enorme. Ambienti arredati con cura, protetti dalla sorveglianza visiva, dove è possibile abbracciare senza fretta, parlare senza interruzioni, perfino condividere un pasto o leggere una fiaba a un bambino. Ogni gesto, in quel contesto, acquista un&#8217;importanza doppia. Quella stanza non è solo un luogo d&#8217;incontro: è un ponte tra la vita di fuori e quella di dentro.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla sperimentazione alla svolta culturale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nate come progetti pilota in pochi istituti aperti al cambiamento, le <em>stanze dell&#8217;affetto</em> hanno trovato negli anni un crescente riconoscimento istituzionale. Oggi sono presenti in numerose carceri italiane, anche se con diseguaglianze territoriali marcate. La svolta è avvenuta quando si è capito che non si trattava di un lusso, ma di una necessità. Le famiglie dei detenuti, spesso già segnate da povertà economica e sociale, hanno trovato in questi spazi una possibilità reale di mantenere relazioni stabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi la svolta più attesa: approvati anche i rapporti intimi</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Con un atto di grande significato, oggi è arrivata l&#8217;approvazione ufficiale che estende la funzione delle stanze dell&#8217;affetto: sarà finalmente possibile vivere anche la propria intimità con il partner. Una novità attesa da anni, invocata da detenuti, associazioni e operatori del settore, e che finalmente riceve un riconoscimento formale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si parla di &#8220;visite coniugali&#8221; nel senso tradizionale, ma di un diritto più ampio alla relazione affettiva e sessuale, che non può essere annullata dalla reclusione. Come accade già in molti Paesi europei e del mondo, anche l&#8217;Italia ha scelto di compiere questo passo, con l&#8217;obiettivo di umanizzare ulteriormente la detenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Uno sguardo all&#8217;Europa e al mondo</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italia arriva oggi a colmare un ritardo culturale e giuridico che la separava da molti altri Paesi. In Francia, ad esempio, esistono da tempo i cosiddetti <em>UVF</em> (<em>Unités de Vie Familiale</em>), veri e propri mini-alloggi all&#8217;interno delle carceri dove i detenuti possono trascorrere fino a 72 ore con le loro famiglie, senza sorveglianza diretta. In Spagna, le <em>visitas íntimas</em> sono garantite ogni 15 giorni per tutti i detenuti che abbiano un legame affettivo riconosciuto. Anche in Germania le carceri prevedono incontri in ambienti protetti, spesso arredati come appartamenti, per favorire la continuità affettiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Nord Europa, l&#8217;attenzione alla vita privata dei detenuti è ancora più marcata: in Norvegia, per esempio, le carceri a custodia attenuata permettono una gestione quasi domestica della detenzione, con libertà di movimento interna, cucine personali, e incontri familiari regolari. Nei Paesi Bassi e in Svezia, il concetto di &#8220;normalizzazione&#8221; guida tutto il sistema penitenziario: la vita dentro deve assomigliare il più possibile a quella fuori, per preparare il detenuto a un reinserimento reale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in America Latina – seppure con molte differenze – esistono programmi di visite intime, nati in molti casi per prevenire violenze interne o contagi da HIV. In Brasile e in Messico, ad esempio, sono previsti appuntamenti regolari per coniugi e partner stabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli Stati Uniti, la situazione è più complessa: solo alcuni stati (come la California o il New Mexico) consentono visite coniugali, mentre in molti altri sono vietate. Il dibattito è ancora acceso, diviso tra chi invoca maggiore umanizzazione del sistema e chi insiste su una linea punitiva.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un gesto rivoluzionario nella sua semplicità</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Permettere a due persone che si amano di avere un momento di intimità non è un favore. È il riconoscimento di un bisogno fondamentale. È il rifiuto dell&#8217;idea che il carcere debba annientare ogni forma di identità, fino a spersonalizzare l&#8217;individuo. È una risposta concreta a chi pensa che chi è detenuto debba essere solo punito, dimenticato, escluso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;intimità non è solo una questione fisica: è contatto, confidenza, condivisione. È la possibilità di sentirsi ancora umani, ancora desiderati, ancora parte di un legame. In carcere, dove tutto è controllato e scandito da regole, anche dieci minuti di vicinanza possono rappresentare un&#8217;ancora psicologica potentissima.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il valore educativo e la ricaduta sociale</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto questo ha una ricaduta profonda sul piano sociale e rieducativo. Chi ha una relazione sana, chi continua ad avere una famiglia, chi si sente amato e supportato, ha molte più probabilità di non ricadere negli stessi errori. Le statistiche europee mostrano chiaramente che un buon mantenimento dei legami affettivi riduce la recidiva. Le <em>stanze dell&#8217;affetto</em>, e oggi anche la possibilità di vivere l&#8217;intimità, sono quindi anche una misura di prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molti detenuti hanno testimoniato come questi momenti siano determinanti nel percorso di cambiamento: &#8220;È per loro che voglio uscire diverso&#8221;, dicono. Dietro ogni incontro c&#8217;è un progetto di vita, un figlio che chiede un padre migliore, un amore che non si arrende.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Conclusione: più forti con l&#8217;affetto</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le <em>stanze dell&#8217;affetto</em> — oggi anche stanze dell&#8217;intimità — sono una conquista di civiltà. Sono la prova che si può fare un carcere diverso: più umano, più giusto, più efficace. Investire nei legami, nell&#8217;amore, nella dignità, non è un&#8217;utopia. È un modo concreto per restituire valore alle persone, anche a quelle che hanno sbagliato. Perché solo riconoscendo l&#8217;umanità in ciascuno possiamo costruire una società più sicura, più coesa, e davvero più giusta.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Quest’anno è l’8 Agosto l’Earth Overshoot Day</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Aug 2016 09:51:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Entro l’8 agosto, l’umanità avrà esaurito le risorse che la natura mette a disposizione per tutto l’anno: è quanto afferma il Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici . Il giorno del sovrasfruttamento della Terra (Earth [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Entro l’8 agosto, l’umanità avrà esaurito le risorse che la natura mette a disposizione per tutto l’anno</strong>: è quanto afferma il <strong>Global Footprint Network, </strong>un’organizzazione di ricerca internazionale che sta cambiando il modo in cui il mondo gestisce le sue risorse naturali e reagisce ai cambiamenti climatici .</p>
<p><strong>Il giorno del sovrasfruttamento della Terra</strong> (Earth Overshoot Day), che quest’anno cade l’8 agosto, evidenzia la data in cui la domanda annuale di risorse naturali da parte dell’umanità supera le risorse che la Terra può rigenerare in un anno. Questo è possibile perché emettiamo più anidride carbonica nell’atmosfera di quanto gli oceani e le foreste siano in grado di assorbire e deprediamo le zone di pesca e le foreste più velocemente di quanto possano riprodursi e ricostituirsi.</p>
<p>Le emissioni di carbonio costituiscono la componente del sovrasfruttamento ecologico che sta crescendo più velocemente: l’impronta dovuta al carbonio (carbon Footprint) genera il 60 % della domanda di risorse naturali da parte dell’umanità. Noi denominiamo impronta ecologica questa domanda. Se vogliamo rispettare gli obiettivi fissati dall’accordo sul clima di Parigi adottato da quasi 200 paesi nel dicembre 2015, l’impronta dovuta alle emissioni di carbonio dovrà calare gradualmente fin quasi a zero entro il 2050.</p>
<p><strong>Ciò ci richiede di trovare un nuovo modo di vivere sul nostro “unico” pianeta.<br />
“Un tale nuovo modo di vivere porta molti vantaggi ma richiede anche impegno per realizzarlo”, dice Mathis Wackernagel, co-fondatore e CEO di Global Footprint Network. ” La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi. </strong>Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perchè basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perchè soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico (es. edificazioni in riva al mare minacciate dall’innalzamento del suo livello).<strong> L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica.”</strong></p>
<p><strong>Fortunatamente, alcuni paesi stanno raccogliendo la sfida.</strong> Per esempio, il Costa Rica ha generato il 97 % della sua elettricità da fonti rinnovabili nel corso dei primi tre mesi del 2016. Anche il Portogallo, la Germania e la Gran Bretagna quest’anno hanno dimostrato livelli molto avanzati riguardo alla capacità di produrre energia rinnovabile, quando il 100% della loro domanda di energia elettrica è stata soddisfatta da fonti rinnovabili per diversi minuti o, nel caso del Portogallo, per diversi giorni. In Cina, nel frattempo, il governo ha delineato un piano per ridurre del 50% il consumo di carne dei suoi cittadini prevedendo in questo modo di abbassare di un miliardo di tonnellate entro il 2030 le emissioni di biossido di carbonio equivalente per il comparto cinese dell’industria del bestiame.</p>
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		<title>Parlamento Europeo: l’Umanità e la Terra prima del mercato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jul 2016 13:26:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 5 luglio il Parlamento Europeo, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato a larga maggioranza il “Rapporto sulle politiche commerciali dell’UE e le norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese”, relatrice Eleonora Forenza. Il rapporto è un forte monito del Parlamento europeo che chiede che sia giuridicamente vincolante il rispetto dei [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p class="p1"><span class="s1">I</span><span class="s1">l 5 luglio il <strong>Parlamento Europeo</strong>, riunito in plenaria a Strasburgo, ha approvato a larga maggioranza il <strong>“</strong></span><span class="s1"><strong>Rapporto sulle politiche commerciali dell’UE e le norme sociali e ambientali, i diritti umani e la responsabilità delle imprese”</strong>, relatrice Eleonora Forenza.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il rapporto è un forte monito del Parlamento europeo che chiede che sia giuridicamente vincolante il rispetto dei diritti umani, sociali e dell’ambiente, negli accordi commerciali internazionali dell’UE.<br />
</span><span class="s1">Il testo approvato chiede che ogni accordo includa una clausola giuridicamente vincolante sui diritti umani, e che la sua piena attuazione sia rigorosamente e costantemente monitorata.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Il rapporto chiede inoltre alla Commissione europea di agire in seno all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC-WTO) per promuovere la definizione di regole applicabili per la gestione sostenibile delle catene di approvvigionamento globali delle multinazionali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Inoltre, si insiste sul fatto che i paesi firmatari di accordi commerciali con l’Unione europea debbano essere obbligati a ratificare e attuare le convenzioni fondamentali del lavoro dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL-ILO), e sulla necessità di mantenere e rafforzare il ruolo dell’OIL nei negoziati per gli accordi commerciali.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">Si afferma la necessità di valutare l’impatto di genere degli accordi commerciali, sia ex ante che post.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1"> Si chiede poi la piena trasparenza nei negoziati, che ancora manca a quelli in corso, come il TTIP e il Tisa.</span></p>
<p class="p1"><span class="s1">La mancanza di trasparenza è infatti a nostro avviso uno dei motivi per cui le persone  non hanno fiducia nella politica dell’UE. Dopo il voto sulla Brexit, l’Ue non può continuare come nulla fosse, senza cambiare. l’UE non può continuare a demolire i diritti sociali e del lavoro, attraverso politiche neoliberiste e austerità. Le persone, i loro diritti, i diritti umani e sociali, devono sempre venire prima dei profitti.</span></p>
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		<title>Morto Eli Wiesel, Nobel per la pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Jul 2016 21:12:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Morto Elie Wiesel, premio Nobel per la pace, definito &#8220;messaggero per l&#8217;umanità&#8221;. Elie Wiesel aveva 87 anni, era conosciuto in tutto il mondo per la promozione dell&#8217;educazione e della memoria della Shoah. Il suo libro di memorie &#8216;Notte&#8217; basato sulla sua esperienza da ragazzo nel campo di sterminio di Auschwitz è uno dei racconti più importanti sull&#8217;Olocausto. &#160; [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/02/e-morto-elie-wiesel-nobel-per-la-pace-e-sopravvissuto-alla-shoah-aveva-87-anni-lo-ha-annunciato-yad-vashem-da-gerusalemme-eliezer-elie-wiesel-era-nato-il-30-settembre-del-1928-in-romania-a-sig/">Morto Eli Wiesel, Nobel per la pace</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Morto <strong>Elie Wiesel, premio Nobel per la pace</strong>, definito &#8220;messaggero per l&#8217;umanità&#8221;.</p>
<p><strong>Elie Wiesel </strong>aveva 87 anni, era conosciuto in tutto il mondo per la promozione dell&#8217;educazione e della memoria della<strong> Shoah.</strong> Il suo libro di memorie &#8216;Notte&#8217; basato sulla sua esperienza da ragazzo nel campo di sterminio di Auschwitz è uno dei racconti più importanti sull&#8217;Olocausto.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/02/e-morto-elie-wiesel-nobel-per-la-pace-e-sopravvissuto-alla-shoah-aveva-87-anni-lo-ha-annunciato-yad-vashem-da-gerusalemme-eliezer-elie-wiesel-era-nato-il-30-settembre-del-1928-in-romania-a-sig/">Morto Eli Wiesel, Nobel per la pace</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Per la sopravvivenza dell’Umanità, ratificare subito l’accordo di Parigi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 31 Mar 2016 10:17:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel quinto anniversario della catastrofe di Fukushima, dopo le giornate della COP 21 del dicembre scorso, alla vigilia del referendum No-TRIV fissato per il 17 aprile, informati del fatto che nell’agenda dei lavori parlamentari il dopo Parigi è assente, i disarmisti ed ecologisti “esigenti” lanciano un appello al governo e al Parlamento italiano per la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/31/per-la-sopravvivenza-dellumanita-ratificare-subito-laccordo-di-parigi/">Per la sopravvivenza dell’Umanità, ratificare subito l’accordo di Parigi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel quinto anniversario della catastrofe di <strong>Fukushima</strong>, dopo le giornate della <strong>COP 21</strong> del dicembre scorso, alla vigilia del referendum No-TRIV fissato per il 17 aprile, informati del fatto che nell’agenda dei lavori parlamentari il dopo Parigi è assente, i disarmisti ed ecologisti “esigenti” lanciano un appello al governo e al Parlamento italiano per la ratifica e l’applicazione dell’accordo di Parigi sul clima in tempo utile per la partecipazione alla cerimonia della firma collettiva degli Stati che si terrà a New York il 22 aprile 2016, <strong>Giornata ONU della Terra</strong>.</p>
<p>Ratificare secondo noi significa in concreto adottare urgentemente una risoluzione parlamentare che:</p>
<p>– accetti i percorsi e i meccanismi stabiliti dall’accordo che a Parigi il 12 dicembre 2015 è stato adottato con un “documento di decisione” per acclamazione unanime (i rappresentanti di 195 Stati) della comunità internazionale;</p>
<p>– prenda impegni, secondo lo spirito di Parigi, di misure normative e di piani nazionali per il taglio della CO2 e per la conversione energetica ed ecologica;</p>
<p>– dia mandato al governo di agire in tutte le sedi, a partire dall’Europa, per il progresso del diritto internazionale nel senso del riconoscimento del soggetto “Umanità” e del suo diritto a sopravvivere e vivere senza la minaccia dell’inquinamento termico e della guerra termonucleare.</p>
<p>I tre punti sopraelencati sono, di fatto, già contenuti in una mozione che la Camera dei deputati ha approvato il 26 novembre 2015, primo firmatario l’on. Filiberto Zaratti.   Sono state spedite lettere, con richiesta di incontro, alla Presidente della Camera Laura Boldrini e al Presidente del Senato Pietro Grasso.</p>
<p>In tali documenti si sottolinea che “<em>l’assenza dell’Italia dalla cerimonia pubblica a New York di firma collettiva degli Stati del 22 aprile, in conseguenza della mancata ratifica, sarebbe giustamente interpretata, a nostro parere, anche a livello internazionale come un rifiuto di responsabilità</em>“. Questo nel momento in cui il nostro paese si candida ad un seggio (temporaneo) nel Consiglio di Sicurezza dell’ONU.</p>
<p>I principali promotori dei “disarmisti esigenti”, che prendono il nome dal testamento del partigiano Stéphane Hessel, pubblicato in Italia dalla EDIESSE con il titolo: ESIGETE! UN DISARMO NUCLEARE TOTALE sono, oltre a numerose altre organizzazioni, personalità e cittadini sostenitori:</p>
<ul>
<li>la Campagna di obiezione di coscienza alle spese militari (<a href="http://www.osmdpn.it/">www.osmdpn.it</a>)</li>
<li>la WILPF Italia</li>
<li>l’Associazione Energia Felice</li>
<li>Armes nucléaires STOP</li>
<li>Accademia Kronos.</li>
</ul>
<p>Convochiamo un incontro a Roma, aperto alla stampa, tra ecologisti, disarmisti “esigenti”, esponenti sindacali e parlamentari sensibili ai temi dell’ambiente e della pace per venerdì 15 aprile 2016, alla vigilia del voto per il referendum No-TRIV (17 aprile) e ad una settimana dalla giornata della Terra (22 aprile). Faremo un bilancio della nostra campagna per la ratifica (anche antinucleare) dell’accordo di Parigi e ricorderemo e attualizzeremo le indicazioni di pacifica conversione ecologica ed energetica implicate dal voto popolare ai referendum del 2011 contro il rischio nucleare e per l’acqua pubblica.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>L’umanità smarrita dell’Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 09:38:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[bilancio]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[turchia]]></category>
		<category><![CDATA[ue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando si dice di ripudiare la guerra e di accogliere le persone, e di fare le due cose insieme, non si intende solo tenere connesse, indissolubilmente, la necessaria opposizione alla guerra e la altrettanto necessaria salvezza delle vite umane, ma si vuole anche salvaguardare un vero e proprio tratto di civiltà, impedendo all’Europa, prima ancora [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si dice di ripudiare la guerra e di accogliere le persone, e di fare le due cose insieme, non si intende solo tenere connesse, indissolubilmente, la necessaria opposizione alla guerra e la altrettanto necessaria salvezza delle vite umane, ma si vuole anche salvaguardare un vero e proprio tratto di civiltà, impedendo all’<strong>Europa</strong>, prima ancora che all’Unione Europea, di precipitare nuovamente negli abissi più profondi della sua storia, e all’Unione Europea stessa di implodere nei gorghi di una spirale fatta di governo neo-liberale e neo-liberista dei processi economici e dei fenomeni migratori.</p>
<p>L’approccio che l’Unione Europea – in primo luogo l’assenza di visione politica da parte della Commissione Europea e l’assenza di visione strategica da parte delle singole leadership nazionali – ha seguito e continua a seguire, nel governo della questione migratoria, resta del tutto deludente, prospetticamente debole, strategicamente inefficace: si continua cioè, come sembra più che lampante da tutti i passaggi più recenti, a non avere una visione “mediterranea” dell’Europa, a non costruire una “linea” di relazione con le sponde Sud ed Est, a trattare le migrazioni come emergenza ormai più che strutturale, anziché come grande questione e fenomeno storico del tempo presente.</p>
<p>È a questo non-approccio e a questa non-visione che si aggrappano anche i termini dell’accordo<strong> UE-Turchia</strong> sulla gestione dei flussi migratori in provenienza da quel Paese. La portata dell’accordo viene ridotta ad una misura “temporanea e straordinaria”; il principio di riferimento nella gestione dei flussi è quello del “respingimento”, al punto da manipolare i termini ed i criteri del diritto umanitario internazionale pur di farvi in qualche modo rientrare il programma di rientri pattuito; ed il criterio ispiratore è quello della “segregazione” delle persone: da una parte i migranti cosiddetti economici saranno respinti in massa (adottando il criterio “uno per uno”: per ogni siriano rientrato in Turchia, un altro siriano sarà portato dalla Turchia nella Unione Europea); dall’altra i destinatari di protezione internazionale, che potranno fare domanda di asilo politico in Grecia, saranno accuratamente “selezionati” (se la domanda non sarà presentata, per qualsiasi motivo, o la domanda sarà ritenuta irricevibile, per un qualsiasi motivo, anche i profughi saranno, pertanto, respinti).</p>
<p>Vi sarà un piano di reinsediamento, su base volontaria; vi sarà assistenza da parte della UE nei confronti della Turchia per rendere operativa ed effettiva, oltre che efficace, questa procedura; si garantiscono 3 miliardi alla Turchia e se ne promettono altri, fino ad un massimo di altri 3 miliardi, entro la fine del 2018, per svolgere il compito; si decide persino di aprire un nuovo capitolo del negoziato di adesione della Turchia all’Unione Europea (per la precisione il capitolo 33, quello inerente le cosiddette “Disposizioni Finanziarie e di Bilancio”, per valutare la compatibilità del quadro di finanza pubblica e di bilancio generale del candidato col cosiddetto <em>acquis</em>comunitario).</p>
<p>Come se d’un tratto fosse scomparsa dalla visuale dei leader di questa UE la realtà dei fatti quale essa è: la Turchia, da campo degli orrori che si consumano nei suoi campi profughi e lungo i suoi confini Sud e Sud Est, diventa un “Paese terzo sicuro” per consentire i rimpatri; da Paese autoritario – perfino liberticida in talune sue espressioni – rinnovato candidato alla adesione alla UE. Abbiamo purtroppo smesso di meravigliarci per l’incapacità di questa Europa di corrispondere all’umanità che sarebbe necessaria e ai diritti umani e alla pace positiva di cui ci sarebbe bisogno oggi più che mai. Non di meno è la concatenazione “logica” a lasciare di stucco: il punto di partenza sembra essere sempre più quello di un approccio di comando alla crisi e di liberarsi di uomini e donne indesiderati.</p>
<p>Se il punto di partenza, come sarebbe necessario, fosse quello di salvare vite, tutelare i più deboli, i più fragili, i più esposti, e privilegiare, sempre e comunque, i diritti umani degli uomini e delle donne, il percorso politico sarebbe tutt’altro: diplomazia e cooperazione; tutela scrupolosa del diritto di asilo e della protezione umanitaria; canali umanitari sicuri per liberare le persone dal traffico delle migrazioni e tutelare condizioni di esistenza basate sulla dignità e sui diritti di tutti e di tutte.</p>
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		<title>Nel mondo avanza il deserto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2015 08:29:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[desertificazioni]]></category>
		<category><![CDATA[deserto]]></category>
		<category><![CDATA[mondo]]></category>
		<category><![CDATA[umanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Confermato il legame tra povertà e desertificazione. Un recente studio del Cnr, i cui dati saranno presentati domani al Padiglione Italia all’Expo di Milano, ha rivelato che il 41% della superficie terrestre è colpita da siccità, e ben oltre la metà di queste zone è collocata nei paesi in via di sviluppo. Si tratta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/26/nel-mondo-avanza-il-deserto/">Nel mondo avanza il deserto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Confermato il legame tra povertà e desertificazione. Un recente studio del Cnr, i cui dati saranno presentati domani al Padiglione Italia all’Expo di Milano, ha rivelato che il <strong>41% della superficie terrestre è colpita da siccità</strong>, e ben oltre la metà di queste zone è collocata nei paesi in via di sviluppo. Si tratta di dati allarmanti, che -ammonisce il Cnr – rischiano di far passare l’umanità dalla cosiddetta ‘conca di polvere’ a un ‘punto di non ritorno’. In queste aree infatti, vivono<strong> 2 miliardi di persone</strong>. La carenza d’acqua e di risorse naturali che garantiscano la sopravvivenza, genereranno un altro grave problema:<strong> incoraggiare le migrazioni</strong>. Perché le popolazioni saranno naturalmente spinte a cercare un futuro migliore altrove.</p>
<p align="LEFT">E le cattive notizie non finiscono qui: l’Italia non può dirsi salva da questo processo. <strong>Un quinto del nostro territorio è a forte rischio desertificazione, soprattutto al Sud</strong>: “In Sicilia si tratta del 70%, in Puglia il 57%, nel Molise il 58%, in Basilicata il 55%, mentre in Sardegna, Marche, Emilia Romagna, Umbria, Abruzzo e Campania sono comprese tra il 30 e il 50%” ha spiegato Mauro Centritto, direttore dell’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del Cnr, che considera questo scenario “inquietante, che non lascia spazio a dubbi sull’urgenza di azioni strategiche per arginare o mitigare i cambiamenti climatici”.</p>
<p align="LEFT"><strong>Da cosa ha origine questo processo?</strong> Man mano che le temperature si alzano per via del riscaldamento globale, si riducono le precipitazioni, soprattutto in estate. Da cui deriva forte aridità. “Paradossalmente- ammonisce Centritto- mentre per mitigare i cambiamenti climatici sarebbe sufficiente cambiare in tempo la nostra politica energetica, per arrestare la desertificazione questo non sarà sufficiente, poiché il fenomeno è legato anche alla cattiva gestione del territorio”.</p>
<p align="LEFT">Più in generale, i paesi che si affacciano sul Mediterraneo sono fortemente vulnerabile a questo pericolo, da un punto di vista sia ambientale che antropico. Le persone che in questi ultimi anni abbandonano il Maghreb per raggiungere l’Europa fuggono non solo dalla guerra e dalle violenze, “ma anche da aree rese invivibili dalla desertificazione” ha dichiarato Cerrito, che li definisce quindi “<strong>rifugiati ambientali</strong>“. E il loro numero “è destinato a crescere esponenzialmente nel prossimo futuro. Occorre un approccio sistemico al problema, capace di riportare in equilibrio ecologico i territori a rischio”, ha concluso.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/26/nel-mondo-avanza-il-deserto/">Nel mondo avanza il deserto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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