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	<title>Valter Marcone Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Il Tempo che resta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Apr 2022 17:28:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[guerra russo-ucraino]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Valter Marcone]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La&#160; guerra russo-ucraina&#160;&#160; può fare , tra tutte,&#160; anche&#160; una vittima eccellente, la transizione energetica. O meglio la retorica di una transizione energetica pensata come un percorso governabile in tempi brevi. Cosa accadrà della transizione energetica dopo la guerra russo- ucraina? Il 24 febbraio 2022 è iniziato un nuovo secolo. Per quante riflessioni, analisi, dibattiti [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>La&nbsp; guerra russo-ucraina&nbsp;&nbsp; può fare , tra tutte,&nbsp; anche&nbsp; una vittima eccellente, la <strong>transizione energetica. </strong>O meglio la retorica di una transizione energetica pensata come un percorso governabile in tempi brevi. Cosa accadrà della transizione energetica dopo la guerra russo- ucrain</em>a?</p>



<p>Il 24 febbraio 2022 è iniziato un nuovo secolo. Per quante riflessioni, analisi, dibattiti e&nbsp; studi si vogliano fare nell&#8217;immediato sarà la Storia che sicuramente ce ne darà la conferma. Perchè il 24 febbraio,&nbsp; il giorno in cui le truppe russe sono entrate in Ucraina ,&nbsp; quello che doveva essere nelle previsioni dei russi ,a cominciare da Vladimir Putin , un raid per arrivare a Kiev, sostituire i governanti ed essere accolti dalla popolazione con fiori e bandiere , si è rivelato un flop. Ma soprattutto perchè ha rivelato una sorprendente capacità di “ resistenza” non solo dell&#8217;esercito ucraino&nbsp; ma anche della popolazione civile sottoposta&nbsp; a quello che da più parti viene definito un massacro. Che nelle giuste dimensioni e proporzioni ( rispetto a quello che la Storia ci ha fatto vedere nel recente passato in occasione di altri conflitti locali&nbsp; come&nbsp; area slava, medio oriente)&nbsp; lo si può ritenere tale . Anche se , come affermano alcuni analisti, al trentesimo giorno di guerra e davanti alle devastazioni di una città come Mariupol si tratta solo di un millesimo della reale potenza&nbsp; per così dire “ di fuoco” dell&#8217;esercito russo.</p>



<p>Un nuovo secolo dunque per l&#8217;assetto&nbsp; geopolitico mondiale che nascerà da questa guerra, una guerra dentro l&#8217;Europa&nbsp; che da&nbsp; settanta anni non aveva visto più muovere le armi nei suoi&nbsp; confini&nbsp; grazie al Trattato dell&#8217;Unione. Il n. 2/2022&nbsp; della rivista Limes affronta questo cambiamento esaminando&nbsp; appunto&nbsp; da molti punti di vista le conseguenze&nbsp; del conflitto. Chi vuole leggendo&nbsp; i saggi e le riflessioni pubblicate in quel mensile può farsi un&#8217;idea. Voglio solo aggiungere&nbsp; che è particolarmente interessante riflettere sulle prospettive future partendo dal combinato di tre fenomeni che nella storia si presentano&nbsp; quasi sempre insieme, guerra, epidemia e carestia e che in fin dei conti si sommano. Uno scenario che vede infatti per primo&nbsp; la pandemia da Covid&nbsp; 19 rincrudelire&nbsp; per esempio in Cina dopo due anni di relativa tregua. A seguire la&nbsp; guerra&nbsp; Russia Ucraina&nbsp; che tra alterne vicende e per svariate motivazioni ha nel 2014 assunto la piega che&nbsp; altrettanti analisti definiscono come l&#8217;inizio dell&#8217;attuale conflitto ( la ricerca delle motivazioni a ritroso è impegnativa &nbsp;ma&nbsp; utile forse (?!) e che potrebbe durare per anni&nbsp; con&nbsp;&nbsp; strascichi impensati e conseguenze impensate. E infine&nbsp; una carestia non solo alimentare , ma anche di&nbsp; materie prime e risorse energetiche&nbsp; come per esempio&nbsp; la mancanza di&nbsp; concimi&nbsp; ( Russia e Ucraina ne sono i maggiori produttori del mondo ) per coltivare&nbsp; cereali&nbsp; e quindi la mancanza degli stessi&nbsp; i cui raccolti stanno andando perduti. Effetti che si sommano dunque e che alimentano preoccupazioni e reali condizioni non solo di disagio ma di insicurezza&nbsp; soprattutto dal punto di vista economico .Si pensi solo all&#8217;attuale inflazione o allla crescita mancata&nbsp; per non dire, per quanto riguarda l&#8217;Italia ,, per esempio, della necessità di riscrivere alcuni tratti del Pnrr.</p>



<p>E&#8217; iniziato un secolo nuovo  anche se   il secolo breve in realtà, il Novecento,  terminato con gli accordi di Yalta del 1945 dando un nuovo  assetto al mondo, ha visto iniziare e terminare in modo fulmineo altri secoli come  quello, in piena guerra fredda,  ( che andava avanti dal 1947) iniziato con la caduta del muro di Berlino nel 1989, la riunificazione delle due Germanie, la dissoluzione dell&#8217;Unione sovietica, accelerata dal disastro  della centrale nucleare  di Cernobyl  (26 aprile 1986 ). Secoli che hanno ridisegnato il volto del pianeta  fino a quel contraccolpo  devastante che fu l&#8217;attentato alle torri gemelle  che  determinò a catena le guerre  americane  Iraq, Afganistan  Libia, e  russe  Siria, Cecenia, Crimea. Temi sui quali si potrà tornare su queste pagine ma che non sono argomento di questa riflessione  che si occupa  di transizione ecologica.  La transizione ecologica dunque  che potrebbe diventare un problema di lunga durata in considerazione del quadro che ho cercato di delineare come introduzione. Un quadro semplificato  proprio per evidenziarne l&#8217;essenzialità   senza intenti riduttivi  nei suoi  termini costitutivi perchè ritengo comunque la complessità la via maestra per  affrontare l&#8217;analisi  su questi temi  .</p>



<p>Dunque,la guerra russo-ucraina può fare una vittima eccellente, la <strong>transizione energetica. </strong>O meglio la retorica di una transizione energetica pensata come un percorso governabile in tempi brevi.</p>



<p>La partita dell&#8217;energia va direttamente ad impattare sulle dinamiche future che le nazioni e i governi prenderanno in tema di approvvigionamenti e di investimenti strategici. Come dimostrato dalle prese di posizione del governo Draghi in Italia, la partita impatterà sull&#8217;agenda energetica delle principali economie imponendo <strong>scelte emergenziali </strong>per rendere i contesti interni più resilienti di fronte all&#8217;ipotesi di un blocco delle forniture di gas dalla Russia nel breve periodo. E nel medio periodo le economie potrebbero essere gravate da un crescente prezzo del petrolio. E&#8217; per il lungo periodo che probabilmente occorre lavorare soprattutto in sede europea per cambiare radicalmente l&#8217;approccio a questo tema e quindi organizzare le azioni relative per concretizzare una vera transizione energetica , rispettosa&nbsp; delle esigenze di&nbsp; tutti i paesi&nbsp; e soprattutto rispettosa delle esigenze del pianeta .</p>



<p>Ma a che punto eravamo&nbsp; prima dell&#8217;inizio della guerra russo-ucraina?</p>



<p>Eravamo sicuramente a &nbsp;corto di tempo. Siamo a corto di tempo e&nbsp; tutto dipende da noi. Siamo ai tempi supplementari o meglio, per essere più precisi, ai rigori. Appunto nella fretta per il tempo che manca al finale di partita&nbsp; c’è una grande incertezza per come reagiranno gli uomini. Incertezza che significa&nbsp; scenari diversi. Opportunità e scelte diverse. A cominciare&nbsp; da&nbsp; scelte decisive come la messa al bando di&nbsp; carbone e combustibili fossili.&nbsp; Sto parlando del destino del clima terrestre e delle sue conseguenze sulla vita del pianeta e di chi lo abita. Controllo del riscaldamento non oltre 1,5° C&nbsp; del livello preindustriale ; esplorazione di nuovi combustibili;basse emissioni di carbonio ; controllo della CO2&nbsp; nell’atmosfera e nella stratosfera&nbsp; oltre alle limitazioni&nbsp; del gas serra dovuto&nbsp; a combustibili fossili e deforestazione.</p>



<p>Dal 1990 ad oggi&nbsp; l’IPCC ( Gruppo intergovernativo sui cambiamenti climatici ) per sei volte ha valutato&nbsp; lo stato del clima e proprio ai primi di agosto del 2021 ha pubblicato 3.000 pagine di rapporto&nbsp; su questo tema. Ad opera di 250 autori che hanno&nbsp; esaminato&nbsp; e riassunto 14 mila&nbsp; articoli scientifici&nbsp; pubblicati negli ultimi tre anni.</p>



<p>Tremila pagine approvate  anche da 195 paesi  che contengono un unico messaggio: siamo ormai a corto di tempo. Lo stato del clima sta  rapidamente peggiorando   e tale peggioramento  è destinato ad accelerare se non   si prenderanno  alcune misure di contrasto. Probabilmente certi processi ormai avviati  si possono considerare già irreversibili. Le misure che gli autori del rapporto considerano  urgenti ed efficaci  sicuramente consentiranno di controllare,  per esempio,  il riscaldamento che nell’atmosfera  potrebbe essere fermato  già nei prossimi decenni a 1,5°C, cosa diversa nell’atmosfera  in cui la CO2 è più difficile da controllare. Per non arrivare alla fine del secolo  ad un potenziale rapporto dell’attuale riscaldamento  e anzi fino a 4,4°C che aprirebbe scenari dalle conseguenze imprevedibili.</p>



<p>Nella precedente valutazione del 2013 l’IPCC aveva affermato che gli esseri umani rappresentano  la causa dominante  del riscaldamento globale a partire  dalla metà del Novecento. Tali considerazioni nel 2015 hanno favorito gli accordi di Parigi. Ora da qui a tre mesi  ci sarà una conferenza  sul clima a Glasgow ,la Cop 26. Questa conferenza dovrà prendere atto  di quanto affermano gli scienziati ossia che l’attività umana sta cambiando  il clima della Terra. Una attività senza precedenti che  produce gas serra  anche e soprattutto  per la combustione di carbone, petrolio e gas naturale.</p>



<p>Un cambiamento che sta portando  ad un aumento degli eventi meteorologici estremi  che già caratterizzano  appunto la condizione della vita sulla Terra. Fino ad arrivare a livelli catastrofici  per la Terra  a causa  del riscaldamento dovuto, per esempio, allo scioglimento  del permafrost artico e il deperimento  delle foreste globali  che porterebbero entro la fine  del secolo ad un livello  pari a 4,4°C ( al di sopra del livello  preindustriale  tra il 2081 e il 2100).</p>



<p>Allora secondo il rapporto IPCC  la riduzione del gas serra  deve cominciare entro questo decennio, 2020-2030, per impedire il collasso del clima. Abbiamo già cambiato il nostro pianeta. Con questi cambiamenti stiamo già facendo i conti. Dobbiamo adattarci ora  a prevenire  le possibili catastrofi. Cosa non facile, dura  da accettare e difficile da sopportare.</p>



<p>Certo è difficile oggi, di fronte alle notizie che arrivano dal fronte dell&#8217;Ucraina alzare lo sguardo oltre&nbsp; soprattutto per l&#8217;Europa ma occorre farlo. E&#8217; decisivo&nbsp; che l&#8217;Europa recuperi in questa situazione tutte le sue capacità di autonomia per&nbsp; procedere a rimodulare un rapporto con la Russia, tenendo conto si&nbsp; delle opinioni del suo alleato gli Stati Uniti d&#8217;America, ma indicando i suoi reali interessi che appunto&nbsp; attengono anche al cambiamento ecologico.</p>



<p>Per quello che riguarda invece il problema clima&nbsp; è inutile piangere sul latte versato. Occorre dunque chiedersi&nbsp; ed è per questo che tutto dipende da noi :&nbsp; quanti altri cambiamenti&nbsp; irreversibili&nbsp; vogliamo provocare&nbsp; al nostro pianeta? Vogliamo e possiamo evitare&nbsp; un percorso che ci porta sicuramente&nbsp; ad un futuro insostenibile? Limitare dunque i devastanti&nbsp; impatti del cambiamento climatico? Si può e si deve. Perché questo pianeta&nbsp; non è nostro, è soprattutto delle generazioni&nbsp; future a cui non&nbsp; può essere lasciato un bilancio catastrofico. Bisogna compiere delle scelte&nbsp; pra per confermare e realizzare&nbsp; gli obiettivi della&nbsp; della conferenza&nbsp; sul clima di Parigi e quindi mitigare&nbsp; il cambiamento del clima&nbsp; e mettere in atto&nbsp; azioni di adattamento.</p>



<p>Cosa fare dunque? Tre anni prima che Greta  Thumberg sollevasse il sipario  su uno scenario  veramente inaccettabile e desse il via a quelle manifestazioni  di confronto e di lotta  per la saluta del clima  sulla Terra, negli Stati Uniti un gruppo  di ragazzini citavano in tribunale  il loro paese per  chiedere giustizia   per i danni  che erano stati arrecati  al clima. Il caso si chiama   “Juliana V.United States “  ossia Kelsey Giuliana contro  gli Stati Uniti d’America. Una richiesta forte  perché solleva nel 2015  da parte di un gruppo di ragazzini  un dibattito sulle scelte  dannose  contro il clima effettuate  dall’amministrazione americana ritenendole incostituzionali  e soprattutto dannose per le future generazioni.</p>



<p>Nel 2015 quel gruppo&nbsp; di ragazzini dunque&nbsp; chiese giustizia, richiesta che oggi trova nel gruppo degli scienziati dell’IPCC i più efficaci sostenitori di quella battaglia perché a quei ragazzini&nbsp; danno scientificamente ragione ,indipendentemente da quello che sarà il verdetto del tribunale.</p>



<p>Che fare dunque  di fronte non al cambiamento del clima ma di fronte ad un anomalo cambiamento . Il clima sulla Terra, per sua natura, è sempre cambiato. In questo momento però il riscaldamento  ha un carattere globale  che lo caratterizza. Tra l’altro si inverte la lenta e persistente tendenza  al raffreddamento  che è evidenziata appunto  dalla temperatura della superficie  terrestre che è una delle variabili del clima. Misurare la temperatura della superficie terrestre  permette di capire il cambiamento  climatico globale. Il riscaldamento in pratica  però si sta registrando  ovunque in modo uniforme rispetto ad oscillazioni  di questo indicatore  negli ultimi duemila anni. Negli ultimi 2 milioni di anni il clima  ha oscillato tra periodi  interglaciali e periodi più caldi fino ad arrivare  a 12 milioni di anni fa quando ha avuto  inizio l’Olocene,l’era così definita nella quale ci troviamo a vivere. Tra la precedente era glaciale e quella nella quale  si troviamo, la temperatura  della superficie terrestre è aumentata  complessivamente di 5 centigradi  per ogni miglisaia di anni.</p>



<p>Con questi dati appena riferiti&nbsp; potremmo dire che&nbsp; statisticamente&nbsp; siamo nella norma.&nbsp; L&#8217;aumento&nbsp; di 1,5°C prevedibile in un&nbsp; migliaio di anni&nbsp; si sta verificando&nbsp; nel giro&nbsp; di un secolo e&nbsp; potrebbe arrivare a 5 centigradi, ovvero l’aumento&nbsp; ammissibile per un periodo di migliaia di anni ,ovvero&nbsp; l’aumento che nel passato ha caratterizzato&nbsp; ere intermedie di milioni di anni.</p>



<p>Tutto nella norma dunque?  No per nulla. L’attuale riscaldamento  sta  invertendo una  tendenza di lungo periodo  al raffreddamento. 6.500 anni fa  c’è stato un picco in tal senso  che poi è diminuito lentamente. Poi c’è stata alternanza  tra secoli caldi e secoli freddi. Queste oscillazioni erano inferiori  rispetto all’attuale costante e notevole innalzamento delle temperature. Le oscillazioni  precedenti sono state causate da processi  naturali  verificatisi su larga scala.</p>



<p>Ecco allora il punto. L’uomo con la sua attività ha reso la Terra  vulnerabile e dunque vulnerabile anche la sua stessa esistenza sulla Terra. Non è mai avvenuto prima e potrebbe dar corso ad una catastrofe. Bisogna salvarsi dunque? E per salvarsi non bisogna perdere tempo? Erroneamente noi parliamo di cambiamento  climatico  sottovalutando il valore del “cambiamento” che in sé ha aspetti potenzialmente psotivi.Per rappresentare ragionevolmente  lo stato delle cose  dovremmo definire l’attuale situazione una “ catastrofe” climatica. E dunque quando arriviamo a definire ka questione “ catastrofe” il dibattito si sposta  e al centro della riflessione non c’è più solamente  la diagnosi della “crisi climatica”  ma  anche le “ ipotesi di “cure “ per salvare  il pianeta.</p>



<p>Parlando di proposte  di cura dobbiamo  però tener conto  di alcune variabili  tra cui principalmente  le misure di prevenzione  alcune delle quali ormai fuori tempo; le incertezze dei modelli previsionali ( ogni modello  è diverso dall’altro a secondo dei parametri che si inseriscono); la defferenze sempre più accentuate  tra scienza e tecnologia  ( ossia la fiducia nella  tecnologia oltre che nella scienza);le attitudini ad orientare  lo sviluppo da parte  delle multinazionali  dei combustibili fossili. Tutte variabili che però vanno  messe in relazione con il tempo. Quanto tempo abbiamo a disposizione?</p>



<p>Non è dunque uno scherzo considerare l’aspetto temporale   dello sviluppo e del controllo delle ipotesi che ho  in parte riferito e riassunto  dalle varie letture che ho fatto su questo argomento . Si parla di ipotesi di cura del pianeta . E si deve parlare di decenni. Solo  decenni , una frazione  brevissima di tempo messa  a confronto  con milioni di anni  che hanno caratterizzato e caratterizzano  alcuni processi sulla Terra. Un periodo di tempo  dunque irrilevante. Dunque urgenze. Urgenza di  cambiare modelli  di sviluppo  e di consumo. Una operazione sicuramente complessa ma estremamente necessaria. </p>



<p>Probabilmente&nbsp; la guerra Russia Ucrania e il nuovo assetto che Vladimir Putin chiede alle potenze del mondo per rispettare la&nbsp; rinata potenza della Russia determinerà anche un cambiamento nelle strategie dell&#8217;approvvigionamento delle risorse energetiche fossili e quindi&nbsp; invertirà il cammino&nbsp; intrapreso.&nbsp; In una situazione complessa appunto. Complessa perché deve mettere assieme&nbsp; gli effetti sociali dello squilibrio&nbsp; degli ecosistema&nbsp; e gli sconvolgimenti climatici: favorire la crescita&nbsp; di una cultura scientifica; trovare sedi e luoghi adeguate&nbsp; per promuovere un dibattito&nbsp; e consenso. In un&nbsp; contesto in cui&nbsp; fatti incerti, valori in discussione,elevati interessi&nbsp; in gioco,&nbsp; decisioni urgenti&nbsp; da prendere compongono&nbsp; lo scenario di riferimento.</p>



<p>Abbiamo accennato alle cure. <strong>&nbsp;</strong>Nella città scozzese di Glasgow dal 1° al 12 novembre si è svolta la&nbsp; 26esima Conferenza mondiale sul clima delle Nazioni Unite «COP26». Senza contromisure incisive a livello internazionale,( che la Conferenza dovrebbe proporre ed adottare ) stando alle Nazioni Unite il pianeta si vedrà confrontato con un aumento globale delle temperature di circa tre gradi entro la fine del nostro secolo. L&#8217;obiettivo dell&#8217;accordo di Parigi sul clima del 2015 verrebbe così disatteso. Nel quadro dell&#8217;accordo, 189 Stati e l&#8217;UE si erano impegnati a ridurre le proprie emissioni di gas serra. L&#8217;obiettivo è di ridurre globalmente l&#8217;aumento delle temperature medie a meno di 2 gradi centigradi rispetto ai valori del periodo preindustriale.</p>



<p>Ma come è terminata la&nbsp; Conferenza? Quali risultati si sono avuti e quali misure ha adottato?Erano 4 gli obiettivi principali della COP26, individuati dalla Presidenza:<strong></strong></p>



<ol class="wp-block-list" type="1"><li><strong>Mitigazione:</strong> azzerare le emissioni nette entro il 2050 e contenere l’aumento delle temperature non oltre 1,5 gradi, accelerando l’eliminazione del carbone, riducendo la deforestazione ed incrementando l’utilizzo di energie rinnovabili <strong></strong></li><li><strong>Adattamento</strong>: supportare i paesi più vulnerabili per mitigare gli impatti dei cambiamenti climatici, per la salvaguardia delle comunità e degli habitat naturali <strong></strong></li><li><strong>Finanza per il clima</strong>: mobilizzare i finanziamenti ai paesi in via di sviluppo, raggiungendo l’obiettivo di 100 miliardi USD annui <strong></strong></li><li><strong>Finalizzazione del “Paris Rulebook</strong>: rendere operativo l’Accordo di Parigi, con particolare riferimento a:</li></ol>



<p>-trasparenza: l’insieme delle modalità per il reporting delle emissioni di gas serra ed il monitoraggio degli impegni assunti dai Paesi attraverso i contributi determinati a livello nazionale (NDC &#8211; Nationally Determined Contributions);</p>



<p>-meccanismi (Articolo 6 dell’Accordo di Parigi);</p>



<p>-Common timeframes (orizzonti temporali comuni per definizione NDC).</p>



<p>Per la prima volta viene riconosciuto che l’obiettivo delle politiche climatiche deve essere quello di mantenere la temperatura globale entro un aumento massimo di 1,5°C rispetto all’epoca preindustriale. Aver inserito un tale riferimento implica che le politiche climatiche, messe in atto dai diversi Paesi, dovranno essere aggiornate e rinforzate, visto che con quanto previsto ad oggi l’obiettivo di 1.5°C non verrà raggiunto. Si è deciso di raddoppiare i fondi internazionali per le azioni di adattamento, soprattutto nei paesi più vulnerabili agli impatti dei cambiamenti climatici. E’ stato inoltre approvato un programma di lavoro per definire il “Global Goal on Adaptation”, finalizzato a definire gli indicatori per monitorare le azioni di adattamento dei Paesi. L’obiettivo di raggiungere, entro il 2020, 100 miliardi di dollari annui per supportare i Paesi vulnerabili non è stato ancora raggiunto (nel 2019, si sono sfiorati gli 80 miliardi). Nell’ambito della COP26 sono stati tuttavia molteplici gli impegni da parte di diverse istituzioni finanziarie e dei Paesi per aumentare i propri contributi e far sì che tale obiettivo sia raggiunto il prima possibile. Secondo le stime dell’OCSE, si potrebbe raggiungere quota 100 miliardi annui entro il 2023, con la prospettiva di aumentare l’impegno gli anni seguenti. Per rendere pienamente operativo l’Accordo di Parigi, sono stati finalizzati i lavori su tre temi di natura tecnica: trasparenza, meccanismi (“Articolo 6”) e tempistiche comuni per gli NDC (“common timeframes”). Sono state finalmente adottate le tabelle e i formati per il reporting ai sensi del nuovo quadro di trasparenza (ETF) dell’Accordo di Parigi,che entrerà in vigore per tutti i Paesi, sviluppati e non, entro il 2024. Tra queste le tabelle comuni (CRT) da utilizzare per la rendicontazione dei dati dell’inventario delle emissioni e degli assorbimenti dei gas serra, i formati tabulari comuni (CTF) per il monitoraggio dei progressi nell&#8217;attuazione e nel raggiungimento degli NDC e gli indici di importanti rapporti di trasparenza che i Paesi dovranno redigere e trasmettere periodicamente all’UNFCCC. Per la finalizzazione di questo lavoro, è stato necessario un accordo su come tradurre all’interno delle tabelle e dei formati le specifiche opzioni di &#8220;flessibilità&#8221; a disposizione dei paesi in via di sviluppo in caso non riescano ad applicare appieno le regole stabilite in virtù di limiti di capacità nazionali. È stato raggiunto, inoltre, l’accordo sui meccanismi di mercato, relativo all’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che riconosce la possibilità per i Paesi di utilizzare il mercato del carbonio internazionale per l’attuazione degli impegni determinati a livello nazionale per la riduzione delle emissioni (NDC). Questo include l’adozione di:</p>



<ul class="wp-block-list"><li>linee guida per i cosiddetti “approcci cooperativi” che prevedano lo scambio di quote (Articolo 6.2 dell’Accordo di Parigi), incluse le informazioni da includere nell’ambito del nuovo quadro di trasparenza;</li><li>regole, modalità e procedure per i “meccanismi di mercato” (Articolo 6.4);</li><li>un programma di lavoro all’interno del quadro degli approcci “non di mercato” (Articolo 6.8), con avvio nel 2022.</li></ul>



<p>Infine, è stato raggiunto un accordo per una (breve) decisione che incoraggia (dunque in maniera non vincolante) i Paesi a comunicare gli NDC su base quinquennale e con delle tempistiche comuni per la loro attuazione di 5 anni.&nbsp;&nbsp; ( 1&nbsp; )</p>



<p>Scrive Andrea Muratore su Il giornale  in un articolo dal titolo  “Cosa accadrà veramente della transizione energetica dopo la guerra russo ucraina “: “  Il cambio di paradigma economico accelerato dal virus continua&#8221;, fa notare il politologo Lorenzo Castellani, sottolineando che questo consterà in &#8220;più spesa pubblica nazionale e sovranazionale, più protezionismo, accorciamento delle supply chain, tentativi di reshoring&#8221;, aggingendo che &#8220;diminuirà la foga sulla transizione ecologica a causa di inflazione e problema supply chain; alcuni paesi vireranno verso una semi-autarchia (Russia, Cina), altri verso aggregazioni regionali&#8221; e questo impatterà profondamente anche sui <strong>mercati energetici, </strong>dato che cambieranno drasticamente le direttrici politico-industriali e si rafforzerà la dinamica competitiva dei Paesi nel governare la transizione energetica. Incentivando di conseguenza una svolta pragmatica che porterà a difendere la presenza d per compenetrare le ragioni di sicurezza nazionale a quelle della transizione. Si chiude dunque ogni prospettiva di dibattito sulla presenza del gas nelle risorse-ponte per la transizione previste dalla tassonomia energetica dell&#8217;Unione Europea.</p>



<p>Lungo periodo: questo è il vero pomo della discordia.<a href="https://www.ilgiornale.it/news/cultura/grande-tempesta-arrivo-che-pu-travolgere-lordine-mondiale-2011539.html"> </a>Nella &#8220;Grande Tempesta&#8221; globale fatta da rivalità geopolitiche, pandemia e crisi ambientale il programmare politiche strategiche di ampio respiro si fa sempre più complicato. Così come si fa sempre più difficile ipotizzare scenari al 2025, 2030 o addirittura 2050 che prevedano la rottamazione di interi comparti economici e cambiamenti sistemici sul fronte geopolitico. Specie se per l&#8217;Occidente ciò vuol dire prevedere una crescente dipendenza industriale, in campo di energia rinnovabile, da Paesi ritenuti strategicamente rivali: la Russia di oggi potrebbe diventare la Cina di domani.</p>



<p>Il conflitto russo-ucraino è uno di quegli eventi che cambiano paradigmi e sviluppano riflessioni sulla tenuta dei sistemi odierni. Il mercato energetico, sulla scia della geopolitica contemporanea, è volatile e competitivo. Ora più che mai. Prezzi alti, tensioni sistemiche, guerre economiche colpiscono le capacità dei sistemi-Paese di investire sulla transizione. L&#8217;insicurezza geopolitica fa il resto. Siamo entrati in una fase di alta volatilità. I tempi e i costi della rivoluzione energetica dovranno essere completamente riconsiderati a seguito di un grande shock come quello oggi in atto. E come il mondo, anche il contesto della transizione uscirà da questa crisi completamente mutato.(2)</p>



<p class="has-text-align-right">Valter Marcone</p>



<p class="has-text-align-right">Photo: NurPhoto.com</p>



<p>( 1)&nbsp; https://www.isprambiente.gov.it/it/archivio/notizie-e-novita-normative/notizie-ispra/2021/11/26a-conferenza-delle-parti-sul-cambiamento-climatico)</p>



<p>(2)https://www.ilgiornale.it/news/transizione-energetica/quale-transizione-energetica-crisi-ucraina-2014789.html</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/04/04/il-tempo-che-resta/">Il Tempo che resta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Marcello Mariani al Maxxi dell&#8217;Aquila</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 14:31:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il  segretario generale della fondazione Maxxi, Pietro Barrera, presentando la nuova sede del Maxxi a L’Aquila all’interno del settecentesco palazzo Ardinghelli faceva  Una promessa alla città di L&#8217;Aquila e ai futuri visitatori :”“Oggi qui festeggiamo un miracolo: in un contesto in cui alcune realtà culturali chiudono, noi qui stiamo aprendo. I visitatori nei musei sono [&#8230;]</p>
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<p>Il  segretario generale della fondazione Maxxi, Pietro Barrera, presentando la nuova sede del Maxxi a L’Aquila all’interno del settecentesco palazzo Ardinghelli faceva  Una promessa alla città di L&#8217;Aquila e ai futuri visitatori :”“Oggi qui festeggiamo un miracolo: in un contesto in cui alcune realtà culturali chiudono, noi qui stiamo aprendo. I visitatori nei musei sono diminuiti del 36% in Italia nel 2021 e in questo momento di fallimento noi stiamo aprendo, ed è straordinario; ci siamo riusciti tutti insieme con grandissimo impegno, museo e città e oggi presentiamo la programmazione del 2022. Finalmente ci sentiamo sereni, è finito il tempo delle promesse, parliamo di un’istituzione culturale che sta in piedi e che ha incontrato il gradimento di 20mila visitatori nei primi mesi di vita, con eventi che hanno coinvolto tutta la città”.</p>



<p>A queste promesse il Maxxi ha fatto fede in questi mesi . A distanza di un anno dalla sua apertura ha voluto fare un omaggio ad un artista aquilano scomparso Marcello Mariani.&nbsp; Il Maxxi di L&#8217;Aquila&nbsp; ha ospitato recentemente&nbsp;&nbsp; in una mostra diffusa dal suggestivo titolo “Omaggio a Marcello Mariani “ la sua “Croce archetipa” ,un&#8217;opera composta&nbsp; da cinque tele disposte&nbsp; sul pavimento a formare&nbsp; una croce greca . La mostra è rimasta aperta&nbsp; per il periodo delle festività natalizie dall&#8217;8 dicembre&nbsp; 2021 al 9 gennaio 2022. L&#8217;allestimento nella sede del Maxxi&nbsp; ha fatto parte però di un percorso , quindi una mostra diffusa come si diceva , nei palazzi del centro storico di L&#8217;Aquila dove i visitatori hanno potuto continuare a vedere alcune opere di Marcello Mariani per documentare e testimoniare il rapporto di questo artista con la sua città. Alcune raffigurazioni della Croce archetipa riportano ad una dimensione di terra, di forme archetipiche che riconducono ad elementi naturali, mentre&nbsp; altre forme rimandano ad una idea di ultraterreno, di angeli, quasi a volersi alleggerire dal peso e dagli eventi terreni per innalzarsi verso il divino. Il rapporto di Mariani con questi palazzi&nbsp; racconta, in modo a volte suggestivo, la cura che egli aveva per&nbsp; un mondo, quello della sua città, della città alla quale era fortemente legato,&nbsp; tanto che lo si vedeva spesso recuperare&nbsp; frammenti o reperti rinvenuti&nbsp; casualmente per riutilizzarli nelle sue opere d&#8217;arte.. Un rapporto di grande intimità proprio con le cose anche materiali della città che come si ricorderà fu sconvolta da un sisma nel 2009. Ebbene in una intervista ad una emittente locale Mariani diceva : “Ho amato e amo questa città”, “però, dopo il sisma, tra noi è come se ci fosse stato un divorzio. Il giorno dopo il terremoto sono subito andato a raccogliere i detriti della casa e la terra del giardino; ho poi utilizzato la noce per il seppia ed il sambuco per il viola. Ho cercato, in questo modo, di reagire perché non avevo più nulla ed ogni cosa era distrutta. Ora sto cercando di riallacciare il rapporto con la città e la pittura in questo mi aiuta molto: tutte queste patine, questi muri, questi gialli sporchi, questi grigi su bianco. È tutto un quadro che ho guardato per prendere, digerire e dare di più”.</p>



<p>La mostra diffusa che il Maxxi ,in collaborazione con istituzioni , enti e privati ha voluto dedicare a Mariani&nbsp; dunque&nbsp; si è snodata&nbsp; nella città di L&#8217;Aquila attraverso&nbsp; un percorso della sua arte&nbsp; con&nbsp; la possibilità di vedere le opere in esposizione permanente presso alcuni edifici appunto della città che aprono,per l&#8217;occasione ,&nbsp; le proprie porte ai visitatori. Dal Palazzo dei Combattenti, sede della Fondazione Carispaq in Piazza Battaglione Alpini a pochi passi dalla Fontana Luminosa alla sede di BPER Banca sotto i Portici di Corso Vittorio Emanuele, proprio di fronte all’ottocentesco Palazzo Cappelli Cappa che ospita la Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre Onlus, fino alla sede del Rettorato dell’Università degli Studi dell’Aquila di Palazzo Camponeschi: realtà queste che hanno attivamente collaborato alla realizzazione del progetto patrocinato del Comune dell’Aquila.</p>



<p>Per le visite va ricordato che Il MAXXI L’Aquila apre il giovedì dalle 16 alle 20, dal venerdì alla domenica dalle 11 alle 19. Chiuso dal lunedì al mercoledì . Ha effettuato aperture straordinarie: 8 dicembre dalle 11 alle 19, 11 dicembre dalle 11 alle 24, 23 dicembre-9 gennaio tutti i giorni dalle 11 alle 19, 24 e 31 dicembre dalle 11 alle 15 .</p>



<p>Le opere&nbsp; potevano&nbsp; essere viste gratuitamente&nbsp; in tutte le altre sedi&nbsp; con i seguenti orari:</p>



<p>Università degli Studi dell’Aquila &#8211; Palazzo Camponeschi: aperto da lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 20. Chiuso il sabato e la domenica e nei seguenti giorni: 8, dal 25 dicembre al 2 gennaio 2022.</p>



<p>Bper Banca: aperto da lunedì al venerdì dalle 8.40 alle 13 e dalle 15 alle 16. Chiuso sabato, domenica e nei giorni festivi.</p>



<p>Fondazione Carispaq: aperto nelle giornate di lunedì, mercoledì e venerdì dalle 10.30 alle 12.30; martedì e giovedì dalle 15 alle 17. Chiuso sabato, domenica e nei giorni festivi.</p>



<p>Fondazione Giorgio de Marchis Bonanni d’Ocre onlus: aperto dal martedì al giovedì dalle 15 alle 19. Aperture straordinarie 8, 11 e 19 dicembre, 6 e 9 gennaio dalle 11 alle 19. Chiuso negli altri giorni e il 5 gennaio.</p>



<p>Ho conosciuto&nbsp; Marcello Mariani e ho visitato il suo studio in quella bellissima chiesa sconsacrata su Via Sassa a L&#8217;Aquila&nbsp; perchè ,malgrado i suoi numerosissimi impegni e il suo lavoro, trovò il tempo di passare settimanalmente qualche ora con i ragazzi ristretti nell&#8217;Istituto Penale minorenni di L&#8217;Aquila in Via Acuqsanta di cui sono stato Direttore. I suoi incontri con i ragazzi ,un gruppo di giovani provenienti da ogni parte d&#8217;Italia,&nbsp; ai quali insegnava i primi rudimenti del disegno e dell&#8217;uso del colore era ogni volta&nbsp; un riepilogo e un riassunto di tutta la sua arte, di tutta la sua vita. Perchè in quelle lezioni&nbsp; da volontario Marcello Mariani metteva tutta la sua essenza di artista&nbsp; ormai affermato, riconosciuto&nbsp; e lodato&nbsp; impastata nella sua grande umanità. La sua statura umana, che rifletteva la sua arte, in quelle occasioni mi davano modo di pensare come&nbsp; un&#8217;afflato&nbsp; così alto che si ritrova nelle sue opere, come vedremo nei giudizi critici&nbsp; che ho scelto per delineare un percorso,prendeva il sopravvento&nbsp; in un umile incontro con i più giovani, con adolescenti&nbsp; a cui dedicava&nbsp; tempo non solo per insegnare tecniche ma anche per l&#8217;ascolto. Un ascolto che Marcello Mariani probabilmente ha&nbsp; sempre messo in primo piano perchè la sua arte è fatta proprio della elaborazione di quei contributi&nbsp; che appunto lo hanno aiutato a scegliere un percorso , un cammino che si è rivelato fonte di assolutezza regalata appunto alla pittura che è fatta di immagini, colori , sensazioni, visioni.</p>



<p>Scrive Gabriele Simongini&nbsp; in” Il tempo dell&#8217;angelo e la pittura assoluta”&nbsp; : “Marcello Mariani dipingeva il proprio&nbsp; “Dreamtime”, il “Tempo del Sogno” di un’epoca antecedente alla cosmogonia, rivivendo in modi totalmente rinnovati e personali le suggestioni tratte dall’arte aborigena, ammirata durante i suoi tre soggiorni in Australia. Non a caso, fra i&nbsp; segni più emblematicamente ricorrenti nelle sue opere spicca quella sorta di assolutezza regalata “boomerang magico” che, dall’alto delle rocce, l’artista aquilano aveva visto impresso dagli aborigeni nella sabbia del deserto australiano come simbolo&nbsp; cosmico ed ultraterreno. E in realtà, da cercatore di felicità quale era, Mariani&nbsp; inseguiva costantemente, ovunque egli fosse, le tracce del trascendente, non in&nbsp; senso forzatamente confessionale, ma nella sua essenza profondamente radicata&nbsp; e commista all’umano. Così, tutte le sue opere hanno anche l’apparenza di affreschi, di palinsesti, proprio perché si fondano su stratificazioni di memorie, di segni, di voci, di storie dimenticate. Per capirle bisogna pensare anche ai muri macerati dal tempo nel centro storico de L’Aquila, dove l’artista aveva un magnifico studio, in una ex chiesa sconsacrata, distrutto nel terremoto del 2009. “</p>



<p>Ma è Marcello Di Genova che ci aiuta a&nbsp; porre qualche contorno all&#8217;opera di Marcello Mariani quando scrive&nbsp; in “Marcello Mariani o dell&#8217;esistenzialità della pittura : “In Abruzzo l’onda lunga dell’Informale giunse nei primi anni Sessanta con le&nbsp;&nbsp; importanti rassegne Alternative Attuali, curate a L’Aquila, curate a L’Aquila da&nbsp; Crispolti, il quale appunto nella prima edizione del 1962 aveva dedicato con opere dal 1948 al 1961 un Omaggio a Burri, contornato da altre voci dell’Informale, che andavano da Alechinsky, Canogar, Brzozowsky, Hoeme, Goetz ai nostri Scanavino, Ruggeri, Leoncillo, Bendini e Vacchi, artista quest’ultimo che&nbsp; nel ’63 era riproposto in Aspetti dell’arte contemporanea, nel cui ambito un&nbsp; omaggio era dedicato a Fontana ed inoltre non mancavano altre proposte di&nbsp; protagonisti dell’art nature.<br>L’Aquilano Marcello Mariani, che, tra l’altro, s’era diplomato in scenografia&nbsp; all’Accademia di napoli, città per molti aspetti autre, cominciando a mettere in&nbsp; pratica gli insegnamenti ricevuti nel Teatro San Carlo, tornato a L’Aquila non&nbsp; mancò l’appuntamento con l’Informale. Ciò ovviamente fu facilitato dal fatto&nbsp; che a tale appuntamento era stato preparato dai suoi viaggi per la Germania e<br>dal soggiorno a Parigi, dove aveva conosciuto Sartre e gli altri esistenzialisti.<br>In tali viaggi aveva visto ciò che aveva potuto sensibilizzarlo e contestualmente&nbsp; predisporlo a sintonizzarsi sulle nuove istanze dell’arte, tanto che a L’Aquila&nbsp; s’appropria facilmente del lessico informale sia per le suggestioni subite da Burri sia&nbsp; per la condivisione dell’atelier con Piero Sadun.<br>Chi conosce a fondo la storia dell’arte contemporanea sa bene che l’Informale è&nbsp; stato un linguaggio liberatorio per molti giovani, parecchi dei quali hanno&nbsp; veleggiato verso altri lidi espressivi, magari tornando all’immagine, confluendo in&nbsp; parte nella cosiddetta Nuova Figurazione (ed è il caso di Vacchi, per esempio), o&nbsp; innestando le esperienze organico &#8211; viscerali nell’ottica pop (ed è il caso di<br>Pozzati, per fare un altro esempio). Ma per non pochi artisti l’Informale ha&nbsp; costituito la “chiamata sulla strada di Damasco”, facendo scoprire loro la&nbsp; profonda congenialità con quella lingua pittorica, com’è stato per Scanavino,&nbsp; Scialoja, Ruggeri, per citare artisti convertiti all’Informale ed in precedenza&nbsp; nominati. Marcello Mariani è tra questi ultimi. “</p>



<p>Sul sito personale (Marcello Mariani.it ) si può leggere la sua biografia . Marcello Mariani nasce nel settembre del 1938 a L’Aquila. La sua prima mostra personale risale al 1954. E’ allievo di Antonio Scordia e Domenico Spinosa. Compie studi artistici presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli ed inizia in questa città, presso il teatro San Carlo, i suoi primi lavori di scenografia.</p>



<p>Dal 1960 al 1962 viaggia in Europa, conosce artisti berlinesi e tiene una mostra personale ad Amburgo presso la Galleria Hadler, mentre a Parigi conosce Jean &#8211; Paul Sartre e gli esistenzialisti. Una volta rientrato in Italia si avvicina all’ambiente romano, e fa la conoscenza di Boille, Del Pezzo, Licini, Manzoni, Rotella, Lisi, Rauschenberg. Inizia a insegnare presso l’Istituto Statale d’Arte dell’Aquila.</p>



<p>Nel 1974 conosce Joseph Beuys, che rafforza la sua convinzione circa l&#8217;esistenza di una “terza via”, umana e sociale, al di fuori del capitalismo e del comunismo. è dello stesso anno la mostra collettiva con Accardi, Consagra e Guttuso presso la galleria “Il Fante di Quadri” a Civitavecchia.</p>



<p>Nel 1979 inizia un ciclo di viaggi in Oriente e in Australia, che culminerà con due diverse personali, nel 1979 e nel 1980 a Melbourne. Nel continente australiano viene affascinato dalla cultura tribale aborigena. Tornato in Italia, arricchisce la sua pittura informale di tracce materiche più calde, di superfici quasi murarie, come simboli originari di una condizione poetica ed umana universale. Sono questi gli anni della sua amicizia con Tullio Catalano, Marinucci, Crispolti e Gasbarrini.</p>



<p>Dal 1990 al 2000 partecipa a numerose esposizioni (“Ad usum fabricae”, 1995 e 1996; &#8220;Trasalimenti&#8221;, 1999 e 2000; “Alitalia per l&#8217;arte&#8221;, 1999) con artisti quali: Pistoletto, Merz, Mauri, Catalano, Pisani, Paolini, Nagasawa, Baruchello, Kosuth, Di Blasio, Spalletti, Castellani, Kounellis, Messina, Accardi, Ceroli, Del Greco, Dorazio, Arnaldo e Giò Pomodoro, Pace, Baj.</p>



<p>Nel 1997 Vito Apuleo presenta a L’Aquila la mostra personale “Archetipi”, con lavori dal 1971 al 1995; in catalogo scritti di Oliviero La Stella e fotografie di Johnny Ricci. Nel giugno del 1998 è allestita una personale a Melbourne presso le Brera Galleries.</p>



<p>Nel 2006 inaugura a L&#8217;Aquila una grandiosa mostra personale dal titolo “I Colori del Sacro” a cura di Silvia Pegoraro e con testi in catalogo di Ottaviano Del Turco, di Silvia Pegoraro e di Carlo Chenis. Interverranno durante la manifestazione, con recensioni ed interviste, Sergio Zavoli, Oliviero La Stella, Francesco Rivera ed il maestro Sergio Rendine che ha tenuto il grande concerto inaugurale nella chiesa-museo di San Domenico.</p>



<p>Nel 2007 è invitato da Silvia Pegoraro a Castelbasso a partecipare, insieme ai grandi maestri informali del secolo, a una rassegna completa sull’arte informale europea ed americana, con un opera del 1960 (Spazialità Cellulare). La grande antologica: “Nel Segno della Materia, pittura informale europea e americana”, annovera i più grandi pittori del Novecento: Burri, Fontana, Vedova, Marca-Relli, Pollock, Kline, Fautrier, Wols, Afro, Appel, Baj, Tàpies, Boille, Soulages, Hartung, ecc.</p>



<p>Nel febbraio del 2008, per i tipi di Mazzotta a Milano, esce il libro Marcello Mariani, Percorsi di Luce di Gianni Berengo Gardin, il grande maestro internazionale della fotografia.&nbsp;La preziosa monografia, a cura di Silvia Pegoraro, si aggiunge a quelle realizzate da Berengo Gardin negli studi di altri artisti, fra i quali Henry Moore, Sutherland, Vedova, Tancredi, Lucio Fontana.</p>



<p>Nel 2009 il Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC), di concerto con la Sovrintendenza Speciale per il Polo Museale Romano ed il Museo Nazionale di Palazzo Venezia in Roma, dedicano a Marcello Mariani, una completa rassegna pittorica, nelle Sale Monumentali del Palazzo, con opere che vanno dal 1956 al 2007, curata dal Prof. Gabriele Simongini. Una sala del Museo viene dedicata, durante la mostra antologica, a Gianni Berengo Gardin, con foto originali sull&#8217;opera di Mariani. La mostra ottiene il consenso ufficiale del Senato della Repubblica a nome dell&#8217;emerito Presidente del Senato On. Franco Marini.</p>



<p>Nel 2011 rappresenta la pittura neoinformale italiana nella mostra “Regioni e Testimonianze d&#8217;Italia” presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, in occasione del 150° Anniversario dell’Unità d’Italia. La mostra raccoglie il meglio della produzione artistica italiana, a partire dal 1861 fino ai nostri giorni.&nbsp;In essa vengono esposte le opere di settantasei grandi maestri tra cui: G. Balla, U. Boccioni, A. Burri, E. Vedova, G. Morandi, G. Dottori, M. Mariani, A. Martini, O. Licini, R. Barisani, T. Scialoja, Afro, Leoncillo etc. L’esposizione viene inaugurata personalmente dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.<br><br>A distanza di pochi mesi Marcello Mariani viene invitato dal prof. Vittorio Sgarbi ad esporre al Padiglione Italia della 54° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia.&nbsp;Il testo che &nbsp;accompagna il profilo critico dell’opera del Maestro è scritto dal prof. Sergio Zavoli.<br><br>Nel 2012 espone di nuovo presso il Complesso Monumentale del Vittoriano, nella mostra “Archè”, a cura di Gabriele Simongini, con un gruppo storico dell&#8217;astrattismo informale italiano composto da Marcello Mariani, Vasco Bendini, Luigi Boille e Giulio Turcato.&nbsp;</p>



<p>Nel 2015 espone a Milano presso il Padiglione Italia di EXPO con Berengo Gardin ed alla Fondazione Le Stelline in una mostra documentale con Lucio Fontana.&nbsp;</p>



<p>Nel 2018, ad un anno dalla sua scomparsa, viene celebrato al Complesso del Vittoriano nella mostra “Marcello Mariani, Il Tempo dell’Angelo 1956-2014”, in contemporanea con le grandi mostre dedicate ad Andy Warhol e Pollock e la scuola di New York, nel triplice allestimento ideato dal gruppo Arthemisia. Una sezione della mostra è dedicata, presso gli spazi espositivi dell’Accademia di Belle Arti di Roma, alle opere realizzate dal Maestro, subito dopo il devastante terremoto dell’Aquila del 2009, con frammenti di macerie ed intonaci recuperati lungo le strade solitarie della sua città. Esse rappresentano, a giudizio unanime della critica, il primo esempio di ricostruzione materiale e poetica dei luoghi distrutti dal sisma.</p>



<p>Nel febbraio del 2019, i suoi capolavori entrano a far parte ufficialmente della collezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani<strong>, </strong>partecipando alla mostra “I Segni del Sacro &#8211; Le Impronte del Reale (La grafica del Novecento nella collezione di arte contemporanea dei Musei Vaticani)”, presso i monumentali spazi berniniani del Braccio di Carlo Magno, in Piazza San Pietro. La prestigiosa esposizione è un’occasione speciale annovera, tra gli altri, i capolavori di Edvard Munch, Paul Klee, Otto Dix, Max Ernst, Oskar Kokoschka, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Marino Marini, Giorgio Morandi, Felice Casorati, Piero Dorazio, Marc Chagall, Joan Miró, Salvador Dalí, Henri Matisse, Georges Braque, Hans Hartung, Marcello Mariani, Lucio Fontana.</p>



<p>Le opere di Marcello Mariani sono conservate in importanti collezioni d’arte contemporanea, pubbliche e private, in Italia e all’estero (Roma, Milano, New York, Melbourne, Sidney, Ginevra, Amburgo, Napoli, L&#8217;Aquila, Pescara).&nbsp;Ottiene ripetuti consensi di critica e pubblico: scrivono di lui testate nazionali ed internazionali (&#8220;Il Messaggero&#8221;, &#8220;Il Corriere della Sera&#8221;, &#8220;La Repubblica&#8221;, &#8220;Il Giornale&#8221;, &#8220;Il Giorno&#8221;, &#8220;La Voce&#8221;, &#8220;The Age&#8221;, &#8220;Il Tempo&#8221;, &#8220;The Herald Sun&#8221;, &#8220;D’Ars Agency&#8221;, &#8220;Il Mezzogiorno&#8221;, &#8220;Il Segno&#8221;, &#8220;News Arte Contemporanea&#8221;, &#8220;Avvenire&#8221;, &#8220;L’Avanti&#8221;, &#8220;Il Manifesto&#8221;, &#8220;Liberazione&#8221;, &#8220;Arte Mondadori&#8221;, &#8220;Il Corriere D’Italia&#8221;, &#8220;Info USA Magazine&#8221;, &#8220;Milano Press&#8221;,</p>



<p>La mostra allestita e coordinata dal Maxxi di L&#8217;Aquila  di cui abbiamo parlato ha potuto contare   sul sostegno di Cassa Depositi e Prestiti che, dopo aver permesso di dotare Palazzo Ardinghelli di un sistema di illuminazione all’avanguardia in fibra di carbonio, sponsorizza oggi questa iniziativa e il progetto pilota delle Residenze d’artista che il Museo ha già avviato e che nel 2022 avranno un ruolo di primo piano nella sua programmazione. Fondamentale per la riuscita del progetto, inoltre, l’apporto dell’Archivio Marcello Mariani che custodisce e diffonde il lavoro dell’artista, divulgando non solo la rilevanza storico-artistica dell’opera di Marcello Mariani, ma preservando il ricordo delle qualità umane di un artista che ha tratto profonda ispirazione dalla città dell’Aquila, celebrandone le peculiarità storiche, artistiche e architettoniche.</p>



<p class="has-text-align-right">Valter Marcone</p>
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