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	<title>virus tropicali Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sanità: nuovo metodo biotecnologico contro zanzara tigre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jul 2018 15:42:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Enea]]></category>
		<category><![CDATA[virus tropicali]]></category>
		<category><![CDATA[zanzara tigre]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Enea ha sviluppato un metodo biotecnologico per limitare la riproduzione della zanzara tigre e abbattere le sue capacita&#8217; di trasmettere virus tropicali. Questo risultato e&#8217; stato possibile grazie all&#8217;introduzione nella zanzara in laboratorio di ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l&#8217;uomo e comunemente presente in gran parte degli insetti. Le femmine hanno manifestato un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Enea ha sviluppato un metodo biotecnologico per limitare la riproduzione della zanzara tigre e abbattere le sue capacita&#8217; di trasmettere virus tropicali. Questo risultato e&#8217; stato possibile grazie all&#8217;introduzione nella zanzara in laboratorio di ceppi specifici del batterio Wolbachia, innocuo per l&#8217;uomo e comunemente presente in gran parte degli insetti. Le femmine hanno manifestato un azzeramento della trasmissione del virus Zika e una riduzione a meno del 5% di quella dei virus di Dengue e Chikungunya, mentre i maschi sono stati in grado di rendere sterili le femmine selvatiche della specie dopo l&#8217;accoppiamento, compromettendone la possibilita&#8217; di riprodursi. Sperimentato in condizioni controllate contro popolazioni di zanzara tigre sia italiane che tropicali, il metodo biotecnologico dell&#8217;Enea e&#8217; volto a prevenire il rischio di epidemie associate a questi virus ed e&#8217; stato testato nell&#8217;ambito del progetto europeo INFRAVEC 2 grazie alla collaborazione con il dipartimento di virologia dell&#8217;Istituto Pasteur di Parigi. I risultati sono stati pubblicati sulla rivista scientifica PLoS Neglected Tropical Diseases. &#8220;La zanzara tigre, specie di origine asiatica segnalata per la prima volta in Italia nel 1990, e&#8217; un vettore di diversi virus patogeni per l&#8217;uomo e la sua presenza nelle regioni mediterranee ci espone al rischio di trasmissione, come confermano le epidemie di Chikungunya in Emilia Romagna nel 2007, con oltre 200 casi di infezione nell&#8217;uomo, a cui solo l&#8217;anno scorso si sono aggiunti altri 300 casi tra Lazio e Calabria- sottolinea il ricercatore Enea Maurizio Calvitti della divisione &#8220;Biotecnologie e Agroindustria&#8221;- La malattia Chikungunya, che in lingua swahili significa &#8216;cio&#8217; che curva&#8217; o &#8216;contorce&#8217;, si manifesta dopo un periodo di incubazione di 2-12 giorni, con febbre e dolori articolari e muscolari spesso debilitanti e tali da limitare i movimenti dei pazienti, mal di testa, affaticamento e rash cutaneo che possono anche prolungarsi per alcune settimane&#8221;. Cosi&#8217; in un comunicato Enea.</p>
<p>&#8220;Il metodo non si basa su modificazioni genetiche ma sulla manipolazione della naturale flora batterica dell&#8217;apparato riproduttivo degli insetti, utilizzando ceppi batterici gia&#8217; comunemente diffusi nell&#8217;ambiente e assolutamente innocui per l&#8217;uomo. In pratica, attraverso la somministrazione di un antibiotico, il batterio Wolbachia viene rimosso dalle cellule del tessuto riproduttivo della zanzara tigre e viene sostituito, tramite microiniezione embrionale, da varianti diverse dello stesso batterio prelevate, nel nostro caso, dalla zanzara comune e dal moscerino della frutta- spiega il ricercatore Enea Riccardo Moretti- La prima variante del batterio Wolbachia rende i maschi in grado di sterilizzare le femmine selvatiche con cui si accoppiano, mentre e&#8217; la seconda variante che interferisce sulla trasmissione dei virus&#8221;. &#8220;I metodi di controllo delle zanzare basati sul rilascio di maschi sterili sono un&#8217;alternativa agli insetticidi altamente specifica ed ecocompatibile e quindi sfruttabile in sicurezza anche nei centri urbani. L&#8217;uso intensivo di pesticidi puo&#8217; infatti avere un impatto negativo sull&#8217;ambiente e sugli organismi viventi oltre a dar luogo a fenomeni di sviluppo di resistenza da parte delle zanzare difficili da gestire&#8221;, sottolinea Elena Lampazzi membro dello stesso team di ricerca Enea. &#8220;Grazie a questo metodo biotecnologico il fattore di sterilita&#8217; e&#8217; ereditato da tutti i figli di una zanzara femmina che ne e&#8217; portatrice. Inoltre, rispetto alla tecnica dell&#8217;insetto sterile tradizionale basata sull&#8217;irraggiamento con raggi Gamma o x, questo batterio ci ha consentito di ottenere, a costi e tempi di intervento inferiori, esemplari maschi piu&#8217; efficienti nell&#8217;indurre sterilita&#8217; nelle femmine selvatiche&#8221;, conclude Calvitti. Pur non essendo ancora utilizzato in Europa, l&#8217;Agenzia Europea per le Sostanze Chimiche (Echa) ha classificato il metodo Enea come biocida- assimilato cioe&#8217; a sostanze, miscele o metodi utilizzati per il controllo di organismi nocivi- mentre il Ministero della Salute italiano ha dato il via libera alla sperimentazione in campo su aree controllate, conclude Enea.&nbsp;</p>
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