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	<title>vita Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Famiglia in cima ai valori degli italiani. L&#8217;indagine</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Sep 2024 12:22:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;onestà, anzitutto; poi il rispetto degli altri; quindi, la famiglia, seguita dal rispetto delle regole e dallo spirito di generosità. Sono i principali valori che gli italiani dichiarano di aver ricevuto dalla famiglia e reputano cardine nella propria vita. Quando poi si chiede loro di sceglierne uno prevalente su tutti, gli italiani indicano al primo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;onestà, anzitutto; poi il rispetto degli altri; quindi, la famiglia, seguita dal rispetto delle regole e dallo spirito di generosità. Sono i principali valori che gli italiani dichiarano di aver ricevuto dalla famiglia e reputano cardine nella propria vita. Quando poi si chiede loro di sceglierne uno prevalente su tutti, gli italiani indicano al primo posto la famiglia (25%) seguito di poco dall&#8217;onestà (23%). E, a prescindere da quale sia quello più importante, la quasi totalità degli abitanti del Belpaese (97%) è concorde nel dichiarare che ci sono sicuramente valori tramandati dalla famiglia che si sono rivelati fondamentali nella propria vita. Quando si parla, poi, di valori scoperti sulla base della personale esperienza, nel corso della propria vita, emergono le nuove sensibilità, traccia del cambiamento culturale più recente: la parità di genere e il rispetto della natura sono entrambi al 23%, seguiti da cultura e conoscenza (22%), amicizia e rispetto del diverso (entrambi al 19%). Questo quadro emerge dall&#8217;indagine &#8216;Valori, donazioni e lasciti solidali&#8217; realizzata da Walden Lab-Eumetra per il Comitato Testamento Solidale su un campione rappresentativo di italiani di 25+ anni (circa 46,5 milioni, in base ai dati Istat). I risultati della ricerca sono stati presentati a Roma, nell&#8217;ambito dell&#8217;evento dal titolo &#8216;Lascito Solidale &#8211; Un ponte tra passato e futuro&#8217; organizzato dal Comitato Testamento Solidale, con il patrocinio e la collaborazione del Consiglio Nazionale del Notariato, in occasione della Giornata internazionale del Lascito Solidale (13 settembre). Un panel di esperti ha fatto il punto sullo stato della solidarietà in Italia a partire proprio da quanto emerso dall&#8217;indagine. Nella prima parte dell&#8217;evento, in cui sono stati presentati i risultati della ricerca &#8216;Valori, donazioni e lasciti solidali&#8221;, sono intervenuti Rossano Bartoli, Portavoce del Comitato Testamento Solidale; Paolo Anselmi, Fondatore e Presidente di Walden Lab e Docente di Marketing Sociale presso l&#8217;Università Cattolica di Milano e Flavia Fiocchi, Consigliere Nazionale del Notariato con delega al Notariato per il sociale. Nella seconda parte, durante il talk &#8216;Lascito solidale: un ponte tra passato e futuro&#8217;, sono intervenuti Emanuela Di Pietro, presidente del Comitato Testamento Solidale; Luca Vallario, psicologo, psicoterapeuta, didatta Collegio Europeo di Scienze Psicosociali (Ecopsys) &#8211; Napoli e docente Associazione per la Ricerca in Psicoterapia Cognitivo Interpersonale (Arpci), Roma e Paolo Apolito, antropologo, Università Roma Tre. L&#8217;evento è stato moderato della giornalista Francesca Romana Elisei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">LA FAMIGLIA SALDAMENTE AL VERTICE DELLA PIRAMIDE VALORIALE DEGLI ITALIANI &#8211; La famiglia, cellula costitutiva della società italiana, si conferma inamovibile dal vertice della piramide: è il primo tra i valori che gli italiani dicono di aver ereditato ed è prima anche nel ruolo di tutela e promozione dei valori stessi per il 75% degli italiani, che la reputano il soggetto che più si sta impegnando in questa missione. Subito dopo la famiglia, troviamo il Terzo Settore insieme alla scuola, entrambi al 65%. La gerarchia dei valori cambia poco anche se si pensa a quelli da trasmettere ai discendenti e alle future generazioni: nelle prime cinque posizioni ritroviamo l&#8217;onestà (39%), il rispetto degli altri (36%) e, ancora, la famiglia (30%), seguiti dal rispetto delle regole (22%) e dalla generosità (21%); Una menzione speciale per la gentilezza, che viene riconosciuta come valore ricevuto in eredità dal 14%, scoperto con l&#8217;esperienza dal 17% e da tramandare ai posteri dal 19%, attestandosi così come l&#8217;unico valore in crescita nelle tre domande, segno della percezione di una carenza di questo valore nella società contemporanea. Se si chiede poi agli italiani, quale simbolo del nostro mondo vorrebbero lasciare a chi verrà dopo di noi, mentre 6 su 10 non riescono a indicare un oggetto che rappresenti i valori importanti, tra coloro che rispondono &#8211; il 41% &#8211; è elevato il numero di coloro (108) che fanno riferimento a un valore o a una qualità e non ad un oggetto/prodotto: il rispetto, l&#8217;onestà, la pace, la sincerità, la conoscenza, l&#8217;unità della famiglia, la libertà, l&#8217;amore tra i più citati. Ma c&#8217;è anche chi cita un oggetto &#8216;materiale&#8221;: tra i più gettonati, libri, elementi naturali come alberi e fiori, la casa di famiglia, un simbolo religioso come un crocefisso o un testo sacro, oggetti con un elevato valore simbolico (la bandiera italiana, la Costituzione/il Codice Civile, il fazzoletto scout…) o con un valore affettivo/familiare (un orologio, un bracciale, un quadro).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I PROTAGONISTI DELLA VITA DEL PAESE: UN GRANDE RUOLO PER IL NON PROFIT &#8211; Spostandoci dalla dimensione individuale a quella collettiva, chi potrebbe rendere migliore la nostra società? Gli italiani non hanno dubbi: in primo luogo i cittadini (88%) e il Terzo settore (87%), seguiti da enti locali (84%), Europa (80%), mass media e governo (entrambi al 79%), Pmi (77%) e grandi imprese (76%), Chiesa (73%) e infine banche (67%). Ma passando dal potenziale al reale, chi lo sta concretamente facendo? Qui il Terzo settore torna prepotentemente primo con il 77%, con un profondo distacco da tutti gli altri attori: Chiesa (48%), cittadini (47%), Europa (42%), Pmi (41%), enti locali (39%), mass media (34%), grandi imprese (33%), governo (27%) e infine banche (22%). Nel gap tra aspettative e percezioni, dunque, l&#8217;unico attore che mantiene una coerenza di posizione è il Non Profit. Gli italiani lo considerano un faro per la tenuta sociale e ne riconoscono la grande rilevanza per il contributo che dà alla realizzazione di una società migliore (84%), dal punto di vista culturale per i valori che rappresenta e promuove (82%), dal punto di vista economico per il valore dei servizi che produce (76%). Per l&#8217;83% degli intervistati, il Non profit interpreta e trasmette valori indispensabili per la tenuta e la coesione della nostra società; per l&#8217;82% rappresenta un modello alternativo di società, basata sulla cooperazione piuttosto che sulla competizione; l&#8217;81% pensa che sopperisca alle istituzioni nel dare risposta ai bisogni più urgenti. </p>



<p class="wp-block-paragraph">CONTINUA A CRESCERE LA CONOSCENZA DEL LASCITO SOLIDALE (+12% IN 5 ANNI) &#8211; Guardando alla propensione degli italiani a fare testamento, per 7 su 10 si tratta ancora di un tema lontanissimo: nel 2024 stabile e maggioritaria è la percentuale di chi è decisamente contrario (71% vs 72% nel 2023), così come resiste quel 18% che lo ha già fatto o è intenzionato a farlo (19% nel 2023). Ma continua ad aumentare la conoscenza del lascito solidale, che cresce di ben 12 punti percentuali in 5 anni: nel 2024 l&#8217;84% degli over 50 sa cosa sia un lascito testamentario a sostegno di cause benefiche e ne ha sentito parlare (vs 82% nel 2023, 79% nel 2022, 73% nel 2021, 72% nel 2020). In concreto, sono 6,3 milioni gli italiani (24% degli over 50) che hanno un orientamento positivo verso il lascito solidale: il 2%, più di mezzo milione di individui, ha già previsto un lascito nel proprio testamento, ma soprattutto cresce in modo significativo (dal 19% al 22%, pari a oltre 5,7 milioni di persone) la percentuale di quanti si dichiarano propensi a prenderlo in considerazione. Per il restante campione, il 30% è indeciso (35% nel 2023) e il 46% è sfavorevole (44% nel 2023). Il lascito si conferma un &#8216;affare di famiglia&#8217;: 7 italiani su 10 coinvolgerebbero i parenti più stretti nella scelta (68%) e solo il 18% dichiara che prenderebbe questa decisione da solo. La prima decisione da prendere insieme ai familiari riguarda l&#8217;importo o il bene da destinare al lascito solidale (64%), l&#8217;organizzazione da supportare (42%), Il numero e la tipologia di cause da sostenere (21%). &#8216;I dati ci raccontano come, in uno scenario di crescente incertezza, il Terzo Settore goda di grande fiducia tra gli italiani, che gli riconoscono un ruolo veramente decisivo nella costruzione di una società migliore- dichiara Rossano Bartoli, portavoce del Comitato Testamento Solidale e presidente della Lega del Filo d&#8217;Oro- Sono notizie che ci lasciano ben sperare: è indubbio come le organizzazioni del Terzo Settore svolgano un ruolo cruciale in molte aree dove spesso le istituzioni non riescono ad arrivare, offrendo supporto e servizi essenziali a comunità e individui in difficoltà. Il loro impegno quotidiano per il bene comune, la loro capacità di rispondere rapidamente alle emergenze sociali e di innovare nelle soluzioni sono elementi che contribuiscono significativamente alla costruzione di una società più equa e solidale. Siamo consapevoli che il lascito solidale continua ad essere scelto solo da una minoranza di italiani. Tanti italiani in più rispetto al passato, però, ora sanno che esiste questa forma di solidarietà; negli ultimi undici anni, il Comitato ha accompagnato l&#8217;opinione pubblica in un percorso di conoscenza e consapevolezza sul lascito solidale, di cui oggi vediamo i frutti. Il lavoro da compiere è ancora tanto, il nostro impegno continua&#8217;. &#8216;Come Notariato lavoriamo con grande entusiasmo al progetto di diffusione della cultura del lascito solidale e registriamo con orgoglio il crescente interesse degli italiani verso uno strumento così importante per sostenere cause benefiche e per portare una visione positiva ed altruista nella società- dichiara Flavia Fiocchi, consigliere nazionale del Notariato con delega al Notariato per il sociale- Negli ultimi cinque anni, la consapevolezza sul tema è cresciuta del 12% tra gli over 50, segno che sempre più persone riconoscono l&#8217;importanza di pianificare tramite testamento la devoluzione del proprio patrimonio, in modo responsabile e consapevole. Ma c&#8217;è ancora molto da fare: il 71% degli italiani considera il testamento un argomento distante e poco rilevante. Questo dimostra quanto sia necessario continuare a informare e sensibilizzare i cittadini sui vantaggi di una buona pianificazione testamentaria. Il nostro impegno, come notai, è quello di continuare a promuovere la cultura del testamento, ed in particolare del testamento solidale, fornendo ai cittadini gli strumenti di conoscenza necessari per far sì che la volontà del testatore sia riportata in modo chiaro nel rispetto della legge e venga pertanto sempre rispettata&#8217;.</p>
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		<title>Gaza, Oms: 22.500 feriti con impatto su futuro loro vita</title>
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<p class="wp-block-paragraph">Amputazioni, lesioni al cervello e al midollo spinale, ustioni gravi: queste le principali ferite che hanno riportato 22.500 civili palestinesi in oltre 11 mesi dal lancio dell&#8217;operazione su larga scala dell&#8217;esercito israeliano sulla Striscia di Gaza, eventi che avranno &#8220;implicazioni che cambieranno per sempre la vita&#8221; di queste persone. A diffondere questa statistica è l&#8217;Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Secondo l&#8217;organismo Onu, a fare i conti con &#8220;conseguenze e/o terapie che dureranno per sempre&#8221; è quindi un quarto circa dei feriti complessivi, stimati dal ministero della Sanità di Gaza in quasi 100mila persone. Il report nel dettaglio riferisce che quasi 15mila persone hanno subito lesioni a uno o più arti, gli amputati ammontano a 4mila mentre chi ha subito ferite gravi a testa e spina dorsale sono 2mila. Altrettanti anche gli ustionati gravi. L&#8217;Oms inoltre valuta che i servizi medici, specialistici e di riabilitazione, non sono &#8220;minimamente sufficienti e attrezzati&#8221; a far fronte alle necessità di un numero così consistente di pazienti.</p>
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		<title>Coronavirus. Psicologa: &#8220;Come in guerra,  attivato archetipo vita/morte&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2020 15:21:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ogni giorno le persone si siedono ed aspettano il report della protezione civile, ed ogni giorno l&#8217;angoscia aumenta parimenti ai numeri che si innalzano comparendo sullo schermo. Cosa accadra&#8217; quando questi bollettini finiranno e torneremo alla vita normale? &#8220;Noi psicologi sappiamo come la dimensione collettiva di un fenomeno la si deduce dalle conseguenze sulle persone, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/03/26/coronavirus-psicologa-come-in-guerra-attivato-archetipo-vita-morte/">Coronavirus. Psicologa: &#8220;Come in guerra,  attivato archetipo vita/morte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ogni giorno le persone si siedono ed aspettano il report della protezione civile, ed ogni giorno l&#8217;angoscia aumenta parimenti ai numeri che si innalzano comparendo sullo schermo. Cosa accadra&#8217; quando questi bollettini finiranno e torneremo alla vita normale? &#8220;Noi psicologi sappiamo come la dimensione collettiva di un fenomeno la si deduce dalle conseguenze sulle persone, allo stesso modo in cui un sintomo determina conseguenze sull&#8217;individuo che ne e&#8217; portatore. Questo virus ci ha portato a misure estreme, che toccano due capisaldi della dimensione vitale: ci ha costretti all&#8217;isolamento, interrompendo le nostra necessita&#8217; relazionali legate ad &#8216;avere un corpo&#8217;, e ha attivato una vera e propria angoscia nutritiva, che vede file lunghe formarsi fuori dai supermercati appena l&#8217;informazione &#8216;virale&#8217; comunica che chiuderanno anch&#8217;essi, magari per qualche ora. È una situazione simile ad una guerra, dove l&#8217;archetipo legato alla dimensione vita/morte si attiva, grazie all&#8217;isolamento e alla solitudine che necessariamente il collettivo richiede&#8221;. Parla alla Dire Mara Breno, psicoterapeuta di Milano, docente e supervisore della Scuola di specializzazionedell&#8217;Istituto Aneb (Associazione nazionale di ecobiopsicologia). &#8220;Tutto cio&#8217; inoltre apre una prospettiva ulteriormente destabilizzante, legata alla crisi che si profila nel mondo del lavoro e dell&#8217;economia- continua Breno- che rende impotente il nostro Io collettivo, ponendogli una riflessione su un futuro che dovra&#8217; necessariamente cambiare la propria visione del mondo&#8221;. L&#8217;incertezza, a partire dal non sapere quanto durera&#8217; e cosa potra&#8217; accadere dopo, &#8220;genera ansia, stress, paura e in chi e&#8217; piu&#8217; reattivo, rabbia. La coda di malessere che tutto questo portera&#8217; &#8211; spiega la terapeuta- occupera&#8217; i professionisti della salute che potranno trovarsi a trattare sintomi post-traumatici o seguenti a un lutto reale o esperienziale, come depressione e ansia. Come dopo un terremoto, lo shock, la paura, il panico sono reazioni naturali alla catastrofe &#8211; la paura, infatti, e&#8217; una reazione istintiva e sana al pericolo &#8211; vedremo alcune persone rispondere con una maggior resilienza, mentre altre, forse la maggior parte, non sara&#8217; in grado di affrontare il cambiamento, e dara&#8217; segnali significativi di disagio&#8221;.</p>
<p>Quando accade qualcosa di traumatico, o comunque costrittivo di questa entita&#8217;, &#8220;inevitabilmente va ad attivare quei traumi primari, relazionali, che abbiamo registrato nella nostra memoria implicita- spiega la docente della Scuola Aneb- e che in base alla loro entita&#8217; mettono in campo le nostre risorse oppure no&#8221;. Quali conseguenze tragiche puo&#8217; portare allora una pandemia? &#8220;Possiamo provare a immaginarle attraverso la conoscenza di cos&#8217;e&#8217; un virus? &#8211; chiede la psicoterapeuta- È innanzitutto una fonte informativa che evolutivamente si colloca tra le forme non viventi e le forme viventi. È una particella formata da Rna o Dna con attorno una capsula proteica. Quando arriva su una cellula- spiega- fa penetrare il suo Dna e induce gli organi della cellula a lavorare per lui, cioe&#8217; a riprodurre se stesso. Ma la cellula rispetto al virus ha una sua identita&#8217; vitale ben precisa, costituita dalla sua capacita&#8217; di adattarsi al suo ambiente, di entrarvi in relazione, di nutrirsi, di autoriprodursi e autoripararsi. Secondo una lettura ecobiopsicologica, che analogicamente rapporta cio&#8217; che accade nell&#8217;infrarosso del corpo all&#8217;ultravioletto delle produzioni psichiche, la riflessione che possiamo porre e&#8217; questa: la cellula ha i suoi &#8216;organi&#8217; che la fanno vivere, cosi&#8217; come la psiche ha analoghi &#8216;organi&#8217; che la fanno vivere. Le nostre idee emotive sono guidate dai valori, dalle attitudini e dall&#8217;appartenenza sociale&#8221;. Cosa potrebbe significare questo virus rapportato alla nostra psiche collettiva, quali valori e appartenenze sta facendo scricchiolare? &#8220;Collettivamente non abbiamo una risposta certa, poiche&#8217; un simbolo non esaurisce la sua espressivita&#8217; in un unico significato. Potremmo chiederci se dipenda dall&#8217;individualismo che la nostra societa&#8217; ha prodotto rispetto all&#8217;esigenza di individuazione dell&#8217;essere umano- continua Breno- o se siamo davanti ad una ideologia consumistica che viene messa in crisi&#8221;.</p>
<p>La psicoterapeuta Aneb fa riferimento a quel sistema economico per cui &#8220;appena arrivano i saldi molti comprano tre abiti al prezzo di uno, anche se ne hanno bisogno solo di uno. E questo implica fabbriche in piu&#8217; per produrre, a cascata determina nell&#8217;ambiente un aumento di CO2, la quale accumulata scioglie i ghiacci del Polo Nord e secondo gli scienziati entro il 2080/2100 se non cambiano l&#8217;economia rendendola ecocompatibile ed ecosostenibile, lo scioglimento dei ghiacci innalzera&#8217; il livello dei mari da tre a sei metri. Cio&#8217; significa, ad esempio, che tutte le citta&#8217; sulla costa spariranno e, per rimanere in Italia, tutta la pianura padana sara&#8217; invasa dalle acque del mare con conseguenze devastanti&#8221;. Questo ragionamento potrebbe continuare, facendone riferimento ad &#8220;altre ideologie o ricerca di &#8216;status&#8217; sociali come riconoscimento identitario. Se i segnali collettivi sono ad esempio questi- precisa Breno- potremo noi ascoltarli e andare verso un&#8217;economia che possa diventare ecosostenibile? Potremo rispettare il mondo Di Gaia, un ecosistema vivo che si autoregola esattamente come le specie viventi che la popolano, di cui l&#8217;uomo fa parte? E infine- sottolinea- possiamo pensare che attraverso questa pandemia che ci porta a stare isolati, a consumare meno, il singolo individuo sia in grado, quando torneremo a una vita normale, non solo di curare i traumi personali inevitabilmente attivati, ma anche di contribuire ad una coscienza collettiva che cambiando possa integrarsi con Gaia?&#8221;. Peter Russel, fisico e psicologo, esperto di informatica e di meditazioni, auspico&#8217; alla fine degli Anni 90 questo potenziale cambiamento interiore, nominandolo come &#8220;il sorgere di un &#8216;superorganismo sociale&#8217;, in cui il singolo e il gruppo avvertiranno la loro appartenenza alla Terra, in un unico sistema in cui siamo interconnessi. In questo- conclude- credo che noi professionisti della salute potremo contribuire molto&#8221;. </p>
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		<title>Lavoro. Strage infinita: già 672 i morti del 2017</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Oct 2017 14:16:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sono gia&#8217; 672 i morti sul lavoro nel 2017. Dobbiamo fermare questa strage infinita. Serve piu&#8217; rispetto per la salute e la vita&#8221;. Lo ha scritto oggi su Twitter la segreteria generale della Cisl, <strong>Annamaria Furlan</strong>, in occasione della 67ma Giornata nazionale per le vittime degli infortuni sul lavoro, ricordando l&#8217;impegno della Cisl per il rispetto in ogni luogo di lavoro delle regole per la sicurezza e la necessita&#8217; di rafforzare la cultura della prevenzione.<br />
Per la senatrice del Pd <strong>Camilla Fabbri</strong>, presidente della Commissione d&#8217;inchiesta sugli infortuni sul lavoro,&nbsp;bisogna continuare a contrastare l&#8217;occupazione irregolare, primo fattore di rischio per la salute e la sicurezza. Si deve porre fine alla logica del massimo ribasso negli appalti, che rende soprattutto l&#8217;edilizia un settore critico, e si deve promuovere una cultura diversa, anche fra le imprese, perche&#8217; sicurezza e prevenzione siano considerate non un costo ma un investimento.. Secondo Fabbri: &#8220;dobbiamo insistere perche&#8217; prenda realmente corpo l&#8217;Ispettorato nazionale; perche&#8217; la formazione da parte delle imprese non sia solo un adempimento formale; perche&#8217; il Testo Unico non sia riformato, bensi&#8217; completamente attuato&#8221;. Per quanto riguarda l&#8217;attivita&#8217; della Commissione, &#8220;stiamo lavorando- prosegue- alla riforma del decreto 231 sulla responsabilita&#8217; penale delle imprese per garantire pienamente giustizia alle vittime. Auspichiamo &#8211; conclude- che si inizi l&#8217;esame in Commissione Lavoro e Ambiente del ddl che introduce il Testo unico amianto&#8221;.</p>
<p>Anche gli infortuni sono in aumento rispetto lo scorso anno.&nbsp;I dati Inail registrano infatti nel primi otto mesi del 2017 a livello generale 421.969 denunce per infortunio, ovvero 5.229 in piu&#8217; rispetto allo stesso periodo del 2016.</p>
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		<title>Violenza appresa e messa in pratica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Jan 2013 10:26:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due giovanissimi sopra il treno che li riporterà a casa dopo una giornata di studio o divertimento, stanno rannicchiati in un angolo, stretti come due cuoricini sovrapposti, come quelli che impazzano su facebook, amori belli, amori cari, amori spesso dis-educati. Un ragazzo e una ragazza identici a tanti altri, con le scarpe slacciate, qualche percing [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Due giovanissimi sopra il treno che li riporterà a casa dopo una giornata di studio o divertimento, stanno rannicchiati in un angolo, stretti come due cuoricini sovrapposti, come quelli che impazzano su facebook, amori belli, amori cari, amori spesso dis-educati.<br />
Un ragazzo e una ragazza identici a tanti altri, con le scarpe slacciate, qualche percing e tattoo di troppo, incarnano la voglia di trasgressione, dove le passioni non sono ”quasi” mai subordinate alle regole, sono passioni imbizzarrite che non conoscono il morso del freno, il rispetto della fermata, dell’accesso consentito dalla ragione.<br />
Arriva il controllore, fa il suo mestiere che poi è il suo dovere, chiede i biglietti, ma non ha riscontro alla sua richiesta, neppure a quella con cui chiede i documenti per redigere la multa, sanzione legittima nei riguardi di chi ha pensato di essere più furbo, e come dice chi sta scrivendo, che non è un saggio cinese: i dazi si pagano sempre, soprattutto quando si pensa di rimanere degli impuniti per sempre.<br />
Accade tutto nella frazione di uno sparo, i toni diventano aspri, le parole come sassi, le mani alzano il tiro, spintonano, urtano le ossa, infrangono i denti, il ragazzo e la ragazza non fanno sconti al malcapitato, al disturbatore di turno, al fastidioso intermezzo, in scena c’è una vera e propria sorta di razzismo al contrario, di ideologia ribaltata, ogni cosa corre sul binario: nel mio territorio non entra nessuno che la pensi diversamente da me, di conseguenza prendi le botte per averci provato.<br />
Quanto è avvenuto su quel treno, qualche volta su un pulman, non sono esternazioni sporadiche, su quel vagone è rappresentato un problema prettamente sociale, uno stile di vita che non è ripetizione delle generazioni precedenti, dei numeri e delle quantità ribelli di tanti anni addietro, non si tratta di giovani che “fanno quello che hanno sempre fatto per reazione all’autorità, alla regola, al comando adulto”. Qui la formulazione sta in un’altra dinamica, sottoscrizione a una identità che non è legata all’età adolescenziale, dove fatti collaterali o eventi critici sono da sempre negatività prevedibili, perciò messe in conto.<br />
Su quel treno, a quelle fermate degli autobus, dentro le classi, fuori dai pub, è in corso da tempo oramai, una appropriazione indebita di atteggiamenti-comportamenti altrui, è farina di un altro sacco, è violenza messa in gioco dopo averla imparata e fatta propria, un apprendimento sociale che pianta una profonda radice sulla disattenzione, sulla conflittualità verbale e fisica di chi invece dovrebbe risultare esempio autorevole per riformulare percorsi educativi comprensibili per crescere insieme.<br />
Quei due ragazzi sul treno non sono altro che la rappresentazione di una violenza appresa e messa in pratica, che non è parte integrante della nostra struttura biologica, non lo è affatto, è qualcosa che diventa nostro abito mentale, perché il mondo adulto ha deciso da un paio di decenni almeno di mettere in circolo un tradimento culturale, che consiste nel programmare le ferie estreme, le notti insonni, le regalie delle vacanze, autoassolvendo se stessi dalle mancanze e dalle assenze con la più consumata delle barzellette: a volte commettiamo gli stessi errori dei nostri figli……………. Ben sapendo che la verità sta nel suo esatto contrario: sono i ragazzi a recitare da scafati seduttori il nostro repertorio di grossolane bugie, di quotidianità conflittuale ma patologica, di poco rispetto per il valore dei ruoli e delle persone. E mentre ciò accade non proviamo alcuna vergogna, licenziamo il pestaggio su quel treno con una battuta, una risata, una scrollata di spalle, autorizzando a fare passare come una bravata qualcosa che invece non lo è proprio.</p>
<p style="text-align: right;"> Vincenzo Andraous</p>
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		<title>Simona Atzori, ballerina nata senza braccia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 Jan 2013 08:09:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ nata così senza braccia da due genitori che l’hanno accolta senza tragedia ma con amore e positività. Solo l’amore e l’accettazione rendono la vita di Simona Atzori, questo il suo nome, in modo straordinariamente normale. Con le “mani in basso” e con le braccia dei genitori viene la voglia di trovare un posto in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ nata così senza braccia da due genitori che l’hanno accolta senza <em>tragedia</em> ma con amore e positività. Solo l’amore e l’accettazione rendono la vita di Simona Atzori, questo il suo nome, in modo straordinariamente <em>normale</em>. Con le “mani in basso” e con le braccia dei genitori viene la voglia di trovare un posto in questo mondo, queste sono le parole di Simona, ballerina, pittrice e scrittrice milanese, in un articolo di Corriere della Sera.<br />
E’ diventata una pittrice e una danzatrice anche grazie alla tenacia della madre perché ha sempre creduto in lei e nelle sue potenzialità, madre che purtroppo l’ha lasciata andando nel cielo il 24 dicembre 2012. Due braccia in meno che la fanno sentire sola e che però le hanno dato un grande insegnamento: <em>mai darsi per vinti nella Vita.</em></p>
<p style="text-align: right;">
Roberta Masci</p>
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		<title>Genio, morte e libertà su  Internet</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 16:20:52 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La morte di Aaron Swartz, il programmatore informatico e cyberattivista che si è tolto la vita venerdì, rischia di divenire il motivo di una malintesa guerra culturale, come acutamente sottolineato dalla studiosa dei new media Danah Boyd, conosciuta su Twitter come  @zephoria, la quale ha scritto: ” Mi fa paura la possibilità che Aaron sia trasformato in un martire, nel simbolo di un attivista geek ucciso dallo Stato. Perché è stato molto più di questo: amabile e imperfetto, appassionato e determinato, brillante e infinitamente stupido. Sarà facile per le folle chiedere vendetta usando il suo nome. Ma non c’è molto da ottenere nello scontro tra “noi” e “loro”. Ci deve essere un’altra strada”.<br />
Sicuramente la sua mente correva veloce, forse troppo veloce. E non si è mai fermata: proponendo continuamente idee nuove, come quelle alla base di Reddit (sito poi acquistato nel 2006 dall&#8217;editore Condé Nast, usato anche da Obama per rispondere alle domande dei giovani elettori), ma anche interpretando il ruolo del ribelle della rete per eccellenza.<br />
Già in precedenza Swartz era finito nel mirino degli investigatori dell&#8217;Fbi che indagavano su varie effrazioni di casseforti informatiche, pur senza essere chiamato a rispondere di un reato preciso.<br />
Il suicidio del giovane genio informatico è da ricondursi all’azione legale intentata dal procuratore dello Stato del Massachusetts, con l’accusa di aver “rubato” circa 5 milioni di documenti pubblici dalla biblioteca digitale  Massachusetts institute of technology (Mit); accusa in base alla quale Aaron rischiava fino a 35 anni di carcere.<br />
Il  Wall Street Journal ha rivelato che, pochi giorni prima del suicidio, il suo avvocato Elliott Peters avrebbe provato a convincere l’accusa a patteggiare, incontrando però parere negativo, perché, aveva dichiarato il procuratore del Massachusetts Carmen Ortiz: “Rubare è rubare —— sia se si utilizzi un computer o un piede di porco, sia se si prendano soldi o documenti e dati”.<br />
Dopo il suicidio di Aaron, a soli 27 anni, l’11 gennaio a New York, la Rete ha fatto quadrato attorno alle posizioni della famiglia del giovane cofondatore di Reddit ed accusato E il Massachusetts Institute of Technology e i magistrati di persecuzione giudiziaria, poiché l’aver messo in rete gratuitamente milioni di articoli accademici è “un presunto crimine che non aveva vittime&#8221;, come hanno scritto i genitori Robert e Susan Swartz, i fratelli Noah e Ben e la partner Taren Stinebrickner-Kauffman.<br />
Ha scritto ancora Danah Boyd: “Quando il governo federale ha deciso di perseguirlo, non l’ha fatto pensando a una persona che poteva essere responsabile o meno di un reato. Ma a un esempio da dare. Sicché il processo contro questo«brillante, divertente genio, doveva diventare il processo-simbolo contro la comunità hacker Dal blogger attivista Cory Doctorow al fondatore del web Tim Berners-Lee fino al professore della New York University Clay Shirky, docente di un corso di Social Weather e autore di un libro molto venduto nel 2009, in cuui mostra in che modo le democrazie possono imparare la lezione di Internet, per essere non solo trasparenti ma anche pronte ad attingere conoscenza da tutti i cittadini, sostenendo che la storia del mondo moderno può essere vista come la storia dei modi di argomentare, in cui le evoluzioni dei media hanno cambiato anche i topic trattati – con profonde implicazioni sociali e politiche.<br />
Tornando al suicidio di Swartz, nonostante le apparenti similitudini con Wikileaks e la difesa postuma di Anonymous, lui non era un pirata informatico ma, per usare le parole del filosofo digitale David Weinberger: “un costruttore”, che non ha sabotato il sistema JSTOR per scaricare illegalmente i file, ma ha scritto un codice che ne rendesse possibile la pubblicazione.<br />
E lo ha fatto, secondo molti, non per denaro, ma per rendere accessibile la conoscenza, poiché in un suo manifesto del 2008 scriveva: “L’informazione è potere e come tutte le forme di potere c’è chi vuole tenerla per sé”.<br />
Per questo l’azione più opportuna per difendere la sua memoria è sembrata a molti ricercatori e accademici il rilascio — su Twitter attraverso l’hashtag #pdftribute — di documenti, testi e report di valore scientifico, operazione a cui sta partecipando anche l’Italia grazie all’iniziativa del blogger Andrea Stoppa.<br />
Ciò che Aaron ha fatto, a costo della vita, è dimostrare che anche strutture apparentemente inviolabili come il Mit possono essere penetrate e, pertanto, dal punto di vista della sicurezza generale (ed individuale) oggi siamo davvero messi male.<br />
Lawrence Lessing, suo mentore e sostenitore e che lo ha assistito come avvocato all’inizio della disavventura giudiziaria, per poi rinunciare per incompatibilità professionali derivanti da un suo contratto con Harvard, nel suo blog ha scritto: “ho continuato a seguirlo come amico. Non abbastanza, senza dubbio, ma niente che potesse mettere in discussione la nostra amicizia”; ricordando a tutti che a lungo, dal i gennaio del 2011, da quando era stato arrestato come criminale informatico era stato lasciato solo, senza neanche quelle notizie che avessero dato qualche dettaglio in più rispetto alle manette e all’eco della detenzione, capaci di chiarire che, pur avendo lo skill dell’hacker, Aaron era stato accusato solo per lesue straordinarie capacità tecniche e per la enorme vivacità creativa.<br />
Nel 2002 Aaron aveva scherzato con la morte, redigendo la pagina (tuttora online) “If I get hit by a truck”, ovvero “Se finisco sotto ad un camion”, in cui faceva testamento, contenente il passaggio in cui dice: “esiste un vecchio scherzo tra i programmatori a proposito di chi deve mantenere codici e procedure nella malaugurata ipotesi che il suo autore sia investito da un autocarro” e spiega che “questa pagina è qui per qualunque ragione io non fossi più in grado per curare i servizi web in corso di erogazione, così che la gente sappia cosa fare”, nominando suo esecutore testamentario “virtuale” Sean B. Palmer, unico – a suo dire – in grado di organizzare certe cose. E avvisandolo avvisa senza mezzi termini “e se tu cancelli qualcosa, Sean, ti verrò a prendere dall’altro mondo!”<br />
Il desiderio mio e di molti è che il suo desiderio sia rispettato e, nonostante tutto, i contenuti dei suoi dischi rigidi siano resi pubblici tramite il suo sito “aaronsw.com”.<br />
Aristotele ha detto, oltre 2000 anni fa, che la felicità  non è di proprietà ma si ottiene attraverso l&#8217;esercizio della virtù e secondo lo psicologo israeliano Daniel Kahneman della Princeton University, a giudare la nostra felicità non è la situazione attuale, ma la prospettiva di migliorare il futuro.<br />
Ed è evidente allora che per Aaron un futuro senza alcuna forma di libertà e di trasmissione di informazioni, con vincoli è steccati, era un futuro infelice.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Siria, giornalista giapponese uccisa ad Aleppo</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 10:28:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una giornalista giapponese, Mika Yamamoto ha perso la vita durante un duro scontro ad Aleppo tra ribelli e forze governative siriane. &#8220;Abbiamo visto un gruppo di persone in tuta mimetica correre verso di noi e sembravano soldati governativi. Hanno sparato a caso a soli 20-30 metri di distanza o anche da più vicino&#8221;, ha affermato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una giornalista giapponese, Mika Yamamoto ha perso la vita durante un duro scontro ad Aleppo tra ribelli e forze governative siriane. &#8220;Abbiamo visto un gruppo di persone in tuta mimetica correre verso di noi e sembravano soldati governativi. Hanno sparato a caso a soli 20-30 metri di distanza o anche da più vicino&#8221;, ha affermato Kazutaka Sato, un collega di viaggio, testimone oculare della tragedia.</p>
<p>Yamamoto lavorava per la Japan Press, agenzia di stampa multimediale specializzata in documentari e reportage per Tv e magazine, con profonda conoscenza di Medio Oriente e Asia sud-occidentale. Le corrispondenze dall&#8217;Iraq, dove nel 2003 scampò a Baghdad all&#8217;attacco di un tank americano all&#8217;Hotel Palestine, valsero a Yamamoto il Vaughn-Ueda, riconoscimento promosso dagli editori giapponesi sul modello del Pulitzer Usa.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/21/siria-giornalista-giapponese-uccisa-ad-aleppo/">Siria, giornalista giapponese uccisa ad Aleppo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Crisi: debito medio famiglie oltre 20 mila euro</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Aug 2012 10:17:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Al 31 dicembre 2011 l&#8217;indebitamento medio delle famiglie italiane ha raggiunto i 20.107 euro: lo dice uno studio Cgia di Mestre. Le famiglie piu&#8217; esposte con le banche sono quelle della provincia di Roma, con una media di 29.435 euro, seguono quelle di Milano (28.680 euro), di Lodi (28.560 euro), Monza-Brianza (27.891 euro), di Prato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/04/crisi-debito-medio-famiglie-oltre-20-mila-euro/">Crisi: debito medio famiglie oltre 20 mila euro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al 31 dicembre 2011 l&#8217;indebitamento medio delle famiglie italiane ha raggiunto i 20.107 euro: lo dice uno studio Cgia di Mestre. Le famiglie piu&#8217; esposte con le banche sono quelle della provincia di Roma, con una media di 29.435 euro, seguono quelle di Milano (28.680 euro), di Lodi (28.560 euro), Monza-Brianza (27.891 euro), di Prato (26.930 euro). Nell&#8217;ultimo anno l&#8217;aumento medio dei debiti delle famiglie e&#8217; cresciuto di 911 euro. Da gennaio 2009 l&#8217;incremento e&#8217; stato del 33,4%, in termini assoluti, di 5.039 euro.</p>
<p>Se si rapporta il peso dell&#8217;indebitamento delle famiglie italiane sul reddito disponibile &#8211; afferma la Cgia &#8211; sono sempre le piu&#8217; ricche province del Nord a guidare la graduatoria: Lodi (79,3%); Como (67,7%) e Varese (64,6%).</p>
<p>Per indebitamento medio delle famiglie consumatrici italiane la Cgia ha inteso quello originato dall&#8217;accensione di mutui per l&#8217;acquisto di una abitazione, dai prestiti per l&#8217;acquisto di auto/ moto e in generale di beni mobili, dal credito al consumo, dai finanziamenti per la ristrutturazione di beni immobili, etc. &#8221;Al di la&#8217; della mappatura a livello territoriale &#8211; dichiara Giuseppe Bortolussi segretario della Cgia di Mestre &#8211; la maggiore incidenza del debito sul reddito la rileviamo nelle famiglie economicamente piu&#8217; deboli: e&#8217; chiaro che con il progressivo aumento della disoccupazione questa situazione e&#8217; destinata a peggiorare. Non dimentichiamo, inoltre, che in Italia esiste un ampio mercato del prestito informale che non transita per i canali ufficiali. Vista la forte contrazione degli impieghi bancari avvenuta in questi ultimi anni, non e&#8217; a escludere che questo fenomeno sia in espansione, con il pericolo che la piaga dell&#8217;usura si diffonda a macchia d&#8217;olio&#8221;.</p>
<p>Sempre secondo l&#8217;elaborazione di Cgia le famiglie residenti nelle realta&#8217; provinciali meno sofferenti con le banche e gli istituti finanziari italiani sono quelle di Vibo Valentia (9.429 euro), Enna (8.823 euro) e di Ogliastra (8.174 euro).</p>
<p>Con l&#8217;avvento della crisi sono state le province sarde a subire le variazioni di indebitamento piu&#8217; importanti: Olbia-Tempio (+159,6%), Carbonia-Iglesias (+147.9%) e Medio Campidano (+120.1%).</p>
<p>&#8221;Ricordando che le province piu&#8217; indebitate sono anche quelle che presentano i livelli di reddito piu&#8217; elevati &#8211; conclude Bortolussi &#8211; e&#8217; evidente che tra queste realta&#8217; in difficolta&#8217; vi sono anche molti nuclei appartenenti alle fasce sociali piu&#8217; deboli. Tuttavia, le forti esposizioni bancarie di questi territori, soprattutto a fronte di significativi investimenti avvenuti negli anni scorsi nel settore immobiliare, ci devono preoccupare relativamente&#8221;.</p>
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		<title>Incindente al rally di Lucca, due morti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jul 2012 11:38:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tragico incidente stradale al 47/o Rally Coppa Citta&#8217; di Lucca. Il pilota Valerio Catelani, 37 anni, e la sua navigatrice e compagna nella vita, Daniela Bertoneri, 34, sono morti carbonizzati nella loro auto incendiatasi dopo un&#8217;uscita di strada. E&#8217;avvenuto nella notte a Brancoli, dopo 3,5 km della quarta prova speciale: ad una curva stretta, l&#8217;auto [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tragico incidente stradale al 47/o Rally Coppa Citta&#8217; di Lucca. Il pilota Valerio Catelani, 37 anni, e la sua navigatrice e compagna nella vita, Daniela Bertoneri, 34, sono morti carbonizzati nella loro auto incendiatasi dopo un&#8217;uscita di strada. E&#8217;avvenuto nella notte a Brancoli, dopo 3,5 km della quarta prova speciale: ad una curva stretta, l&#8217;auto e&#8217; andata dritta, ha buttato giu&#8217; un muretto, poi si e&#8217; incastrata sotto il piano stradale per prender poi fuoco. La gara e&#8217; stata interrotta dagli organizzatori.</p>
<p>Erano una coppia fissa nei rally da oltre dieci anni, ma anche nella vita, il pilota Valerio Catelani e la sua navigatrice Daniela Bertoneri. Valerio era nato a Pietrasanta il 20 ottobre 1974, mentre Daniela, originaria di Massa, era nata il 13 novembre 1977. Non erano professionisti, ma insieme formavano un equipaggio cosiddetto &#8220;gentleman driver&#8221;. I due, uniti da una relazione sentimentale che durava da tempo, gestivano un locale a Forte dei Marmi (Lucca) e i rally erano lo sport che praticavano insieme con passione. Da anni prendevano parte alle gare che si svolgono in Toscana con vetture impegnative.</p>
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