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	<title>VULCANI Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ai Campi Flegrei aumenta il rischio di un’eruzione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/09/17/ai-campi-flegrei-aumenta-il-rischio-di-uneruzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 17 Sep 2024 16:35:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[attività sismica]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[eruzione]]></category>
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		<category><![CDATA[magma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I Campi Flegrei, una vasta caldera vulcanica situata vicino a Napoli, stanno mostrando segnali preoccupanti di un accumulo di magma a profondità relativamente superficiali. Sebbene non ci siano attualmente segnali di un&#8217;eruzione imminente, l&#8217;aumento della pressione sotterranea dovuto al magma potrebbe rappresentare un rischio significativo. Un team internazionale di ricercatori guidato dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica [&#8230;]</p>
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<p>I Campi Flegrei, una vasta caldera vulcanica situata vicino a Napoli, stanno mostrando segnali preoccupanti di un accumulo di magma a profondità relativamente superficiali. Sebbene non ci siano attualmente segnali di un&#8217;eruzione imminente, l&#8217;aumento della pressione sotterranea dovuto al magma potrebbe rappresentare un rischio significativo.</p>



<p>Un team internazionale di ricercatori guidato dall&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv), in collaborazione con l’Università degli Studi Roma Tre e l’Université de Genève, ha pubblicato uno studio su &#8220;Nature – Communications of Earth and Environment&#8221; riguardante l&#8217;accumulo di magma sotto i Campi Flegrei. Questo studio, parte del progetto &#8220;LOVE-CF&#8221; finanziato dall&#8217;Ingv, si è concentrato sull&#8217;attività sismica e sui cambiamenti nella deformazione del suolo e nelle emissioni di gas dal 2007, rivelando che il movimento di magma a meno di 8 chilometri di profondità è la principale causa dell&#8217;instabilità.</p>



<p>Dal 2006, il suolo sopra la caldera si è sollevato di circa 1,3 metri, con un&#8217;intensificazione dell&#8217;attività sismica e un incremento delle emissioni di gas, specialmente nella zona della Solfatara. L’analisi dei dati ha mostrato che la sorgente di magma si è progressivamente avvicinata alla superficie, passando da una profondità di circa 6 km a 4 km.</p>



<p>La ricerca sottolinea l&#8217;importanza di un monitoraggio continuo, considerando la densità della popolazione nell&#8217;area e i possibili rischi per la sicurezza. Grazie a sofisticate reti di misurazione terrestri e satellitari, gli scienziati sono in grado di monitorare costantemente la situazione, collaborando strettamente con la Protezione Civile per assicurare una risposta tempestiva a qualsiasi sviluppo futuro.</p>



<p>Questa scoperta richiede un&#8217;attenzione costante e una gestione proattiva del rischio vulcanico nei Campi Flegrei, con implicazioni dirette per la sicurezza della popolazione locale e per la pianificazione delle emergenze in una delle regioni più densamente popolate d&#8217;Europa.</p>
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		<title>Vulcani. Identificata origine crescenti emissioni CO2 ai Campi Flegrei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2023 15:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Campi Flegrei]]></category>
		<category><![CDATA[EMISSIONI CO2]]></category>
		<category><![CDATA[eruzioni]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[VULCANI]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una percentuale compresa tra il 20% e il 40% dell&#8217;anidride carbonica emessa nell&#8217;area dei Campi Flegrei proviene da sorgenti non-magmatiche e questo valore è in progressivo aumento dal 2005, con tassi di crescita simili a quelli dell&#8217;incremento della temperatura del sistema idrotermale. Questi i risultati dello studio &#8216;Discriminating carbon dioxide sources during volcanic unrest: The [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/08/vulcani-identificata-origine-crescenti-emissioni-co2-ai-campi-flegrei/">Vulcani. Identificata origine crescenti emissioni CO2 ai Campi Flegrei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>Una percentuale compresa tra il 20% e il 40% dell&#8217;anidride carbonica emessa nell&#8217;area dei Campi Flegrei proviene da sorgenti non-magmatiche e questo valore è in progressivo aumento dal 2005, con tassi di crescita simili a quelli dell&#8217;incremento della temperatura del sistema idrotermale. Questi i risultati dello studio &#8216;Discriminating carbon dioxide sources during volcanic unrest: The case of Campi Flegrei caldera (Italy)&#8217;, pubblicato dalla rivista Geology e condotto da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv). &#8220;La caldera dei Campi Flegrei &#8211; spiega Lucia Pappalardo, ricercatrice dell&#8217;Ingv &#8211; emette ogni giorno ingenti quantitativi di anidride carbonica (CO2). I flussi di questo gas sono principalmente concentrati nei pressi del cratere della Solfatara di Pozzuoli e sono progressivamente aumentati nel corso della recente crisi bradisismica, iniziata nel 2005, fino a raggiungere l&#8217;attuale livello di 3000-5000 tonnellate al giorno. Un valore che rende la caldera flegrea uno tra i principali emettitori al mondo di anidride carbonica di origine vulcanica&#8221;. L&#8217;anidride carbonica è la seconda specie volatile contenuta nel magma dopo l&#8217;acqua, e ciò ha fatto spesso rilevare un massiccio rilascio di CO2 nei periodi precedenti gli eventi eruttivi. Tuttavia, la sua origine non è esclusivamente riconducibile al magma, specie presso le caldere che ospitano estesi sistemi idrotermali come i Campi Flegrei. Pertanto, un&#8217;accurata indagine e quantificazione sull&#8217;origine dei flussi di CO2 nelle aree vulcaniche attive, oltre che all&#8217;elio e all&#8217;azoto, è fondamentale per ricostruire cosa stia accadendo nel sistema magmatico profondo e in quello idrotermale più superficiale. Lo è in particolare per i Campi Flegrei che, a seguito dell&#8217;ultima eruzione di Monte Nuovo avvenuta nel 1538, ha vissuto una fase di quiete interrotta dalle recenti crisi bradisismiche del 1950-52, del 1970-72 e del 1982-84, fino a quest&#8217;ultima cominciata nel 2005.</p>



<p>Una percentuale compresa tra il 20% e il 40% dell&#8217;anidride carbonica emessa nell&#8217;area dei Campi Flegrei proviene da sorgenti non-magmatiche e questo valore è in progressivo aumento dal 2005, con tassi di crescita simili a quelli dell&#8217;incremento della temperatura del sistema idrotermale.<br>Questi i risultati dello studio &#8216;Discriminating carbon dioxide sources during volcanic unrest: The case of Campi Flegrei caldera (Italy)&#8217;, pubblicato dalla rivista Geology e condotto da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv).<br>&#8220;La caldera dei Campi Flegrei &#8211; spiega Lucia Pappalardo, ricercatrice dell&#8217;Ingv &#8211; emette ogni giorno ingenti quantitativi di anidride carbonica (CO2). I flussi di questo gas sono principalmente concentrati nei pressi del cratere della Solfatara di Pozzuoli e sono progressivamente aumentati nel corso della recente crisi bradisismica, iniziata nel 2005, fino a raggiungere l&#8217;attuale livello di 3000-5000 tonnellate al giorno. Un valore che rende la caldera flegrea uno tra i principali emettitori al mondo di anidride carbonica di origine vulcanica&#8221;. L&#8217;anidride carbonica è la seconda specie volatile contenuta nel magma dopo l&#8217;acqua, e ciò ha fatto spesso rilevare un massiccio rilascio di CO2 nei periodi precedenti gli eventi eruttivi. Tuttavia, la sua origine non è esclusivamente riconducibile al magma, specie presso le caldere che ospitano estesi sistemi idrotermali come i Campi Flegrei. Pertanto, un&#8217;accurata indagine e quantificazione sull&#8217;origine dei flussi di CO2 nelle aree vulcaniche attive, oltre che all&#8217;elio e all&#8217;azoto, è fondamentale per ricostruire cosa stia accadendo nel sistema magmatico profondo e in quello idrotermale più superficiale. Lo è in particolare per i Campi Flegrei che, a seguito dell&#8217;ultima eruzione di Monte Nuovo avvenuta nel 1538, ha vissuto una fase di quiete interrotta dalle recenti crisi bradisismiche del 1950-52, del 1970-72 e del 1982-84, fino a quest&#8217;ultima cominciata nel 2005.<br></p>



<p>&#8220;Il recente studio &#8211; prosegue Gianmarco Buono, ricercatore dell&#8217;Ingv &#8211; ha consentito di stimare che fino al 40% dell&#8217;anidride carbonica emessa abbia origine dalla dissoluzione della calcite idrotermale presente nelle rocce del sottosuolo flegreo, mentre la restante parte deriva da sorgenti magmatiche profonde&#8221;.<br>Confrontando i dati fumarolici con quelli ottenuti con simulazioni di degassamento magmatico, è stato possibile stimare che una quota compresa tra il 20% e il 40% della CO2 emessa in quest&#8217;area sia rilasciata da sorgenti non-magmatiche. Il valore dell&#8217;anidride carbonica emessa da queste sorgenti non-magmatiche dai Campi Flegrei &#8220;sta progressivamente aumentando dal 2005 con tassi di crescita &#8211; prosegue Giovanni Chiodini, ricercatore dell&#8217;Ingv &#8211; sorprendentemente simili a quelli dell&#8217;incremento di temperatura del sistema idrotermale. L&#8217;origine di questa fonte supplementare di CO2 è da ricercare nelle importanti perturbazioni fisiche e chimiche che sta subendo il sistema idrotermale flegreo, manifestate dal crescente numero di terremoti superficiali e innalzamento del suolo&#8221;. &#8220;In dettaglio, a guidare questo processo è &#8211; ancora Chiodini &#8211; la conversione della calcite, precedentemente rilevata in abbondante quantità nel sottosuolo flegreo, in anidride carbonica a seguito della circolazione di fluidi caldi e acidi nelle rocce che ospitano il sistema idrotermale&#8221;.<br>Lo studio, conclude Buono, &#8220;è parte del progetto strategico dell&#8217;Ingv LOVE-CF (Linking surface Observables to sub-Volcanic plumbing-system: a multidisciplinary approach for Eruption forecasting at Campi Flegrei caldera &#8211; Italy) e offre un approccio utile anche per altri sistemi vulcanici. La ricerca proseguirà con la quantificazione dei flussi di anidride carbonica emessi in ambiente sottomarino, finora rimasti inesplorati&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/08/vulcani-identificata-origine-crescenti-emissioni-co2-ai-campi-flegrei/">Vulcani. Identificata origine crescenti emissioni CO2 ai Campi Flegrei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ricerca. INGV: &#8220;Geologia touch, online modelli virtuali di vulcani&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 23 Apr 2020 15:07:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[GEOLOGIA]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dalla Grecia all&#8217;Islanda, dall&#8217;Italia alle Maldive. Tutto in un touch. Studenti, ricercatori o semplici curiosi potranno ritrovarsi, con un clic, sulle pendici di vulcani attivi, sui fondali oceanici, lungo faglie attive o all&#8217;interno di caldere vulcaniche. Ambienti reali fotografati con i droni e fruibili attraverso la realta&#8217; virtuale direttamente da casa. Lo staff del Laboratorio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/04/23/ricerca-ingv-geologia-touch-online-modelli-virtuali-di-vulcani/">Ricerca. INGV: &#8220;Geologia touch, online modelli virtuali di vulcani&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dalla Grecia all&#8217;Islanda, dall&#8217;Italia alle Maldive. Tutto in un touch. Studenti, ricercatori o semplici curiosi potranno ritrovarsi, con un clic, sulle pendici di vulcani attivi, sui fondali oceanici, lungo faglie attive o all&#8217;interno di caldere vulcaniche. Ambienti reali fotografati con i droni e fruibili attraverso la realta&#8217; virtuale direttamente da casa.<br />
Lo staff del Laboratorio di Realta&#8217; Virtuale per le Scienze della Terra &#8211; GeoVires (https://geovires.unimib.it/) del Dipartimento di Scienze dell&#8217;Ambiente della Terra dell&#8217;Universita&#8217; di Milano-Bicocca ha infatti deciso di mettere a disposizione quaranta siti geologici virtuali, denominati &#8220;Virtual Outcrops&#8221;, per rendere esplorabili in prima persona siti geologici di varie parti del mondo. Sara&#8217; cosi&#8217; possibile effettuare delle vere e proprie escursioni geologiche attraverso la realta&#8217; virtuale o i video a 360°, utilizzando degli appositi visori collegati a smartphone o PC. Chi non ha i visori, puo&#8217; comunque esplorare i siti in tre dimensioni.<br />
Ogni Virtual Outcrop e&#8217; arricchito da un&#8217;apposita spiegazione, in inglese, e dall&#8217;indicazione delle pubblicazioni scientifiche di riferimento, cosi&#8217; da guidare gli utenti attraverso la fruizione e la comprensione del sito geologico. Tanti gli aspetti scientifici che potranno essere &#8220;studiati&#8221;: dalla tettonica attiva ai vulcani, dai fondali marini del Mar Mediterraneo alle barriere coralline dell&#8217;Oceano Indiano fino ai fossili in laboratorio. La condivisione dei Virtual Outcrop continuera&#8217; anche dopo la pandemia, con lo scopo di mettere la scienza a disposizione di tutti. Sara&#8217; quindi sempre possibile esplorare siti che, in molti casi, sarebbero difficilmente raggiungibili a causa della loro localizzazione in regioni remote del pianeta.<br />
&#8220;Riteniamo &#8211; spiega in una nota Fabio Bonali, tra gli ideatori dell&#8217;iniziativa e ricercatore di Geologia strutturale &#8211; che mai come in questo periodo sia importante condividere materiale utile per diffondere la conoscenza, rendendolo utilizzabile e fruibile da quante piu&#8217; persone possibili, in particolar modo usando tecniche di realta&#8217; virtuale. Da qui, la scelta di allestire il sito web, in collaborazione con altri istituti ed organizzazioni sia italiane sia straniere che da tempo lavorano sulla realta&#8217; virtuale all&#8217;interno di progetti condivisi&#8221;.<br />
A livello italiano, stanno collaborando con GeoVires Lab il consorzio interuniversitario CRUST, l&#8217;Universita&#8217; degli Studi dell&#8217;Insubria di Varese e l&#8217;Osservatorio Etneo &#8211; INGV di Catania; a livello internazionale l&#8217;Universita&#8217; di Atene e l&#8217;European Geosciences Union.<br />
&#8220;Il Laboratorio di Cartografia e Droni dell&#8217;Osservatorio Etneo dell&#8217;INGV &#8211; spiega Emanuela De Beni, ricercatrice dell&#8217;INGV che ha partecipato al progetto insieme al collega Massimo Cantarero &#8211; ha messo a disposizione dei colleghi dello staff del Laboratorio di Realta&#8217; Virtuale per le Scienze della Terra dell&#8217;Universita&#8217; di Milano-Bicocca una serie di modelli &#8220;virtual outcrop&#8221; realizzati tramite tecniche fotogrammetriche SfM (Structure from Motion) per la loro diffusione in realta&#8217; virtuale. I droni mostrano ormai da anni delle grandi potenzialita&#8217; quali strumenti indispensabili per il monitoraggio ambientale, la ricerca scientifica e la divulgazione. Siamo quindi fieri di condividere con altri colleghi i prodotti realizzati, con l&#8217;obiettivo comune di incrementare la possibilita&#8217; di visitare siti unici e geologicamente molto interessanti come quelli che caratterizzano il territorio siciliano&#8221;.<br />
GeoVires Lab nasce dall&#8217;esperienza maturata in due precedenti progetti, Argo3D (http://argo3d.unimib.it/) e 3DTeLC, coordinati da Alessandro Tibaldi, docente di Geologia strutturale. In quell&#8217;occasione e&#8217; stato sviluppato un software mirato a consentire agli studenti di Milano-Bicocca di utilizzare la realta&#8217; virtuale immersiva per futuri studi geologici, con navigazione su modelli ad altissima risoluzione in grado di garantire una didattica innovativa e coinvolgente.<br />
&#8220;Questo laboratorio rappresenta un&#8217;iniziativa di comunicazione scientifica estremamente innovativa, basata sull&#8217;utilizzo di immagini scattate ad altissima risoluzione, tramite droni, nel corso di una serie di spedizioni di ricerca in Islanda, sull&#8217;isola di Santorini e sull&#8217;Etna, alle quali ho recentemente partecipato &#8211; dice Federico Pasquare&#8217; Mariotto, docente di Comunicazione delle Emergenze ambientali dell&#8217;Universita&#8217; dell&#8217;Insubria -. Si tratta di una strategia di insegnamento virtuale che e&#8217; particolarmente adatta ad essere utilizzata durante periodi di lockdown, ma che rappresentera&#8217; probabilmente uno dei capisaldi della didattica in ambito geologico e ambientale anche dopo il ritorno alla normalita&#8217;&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/04/23/ricerca-ingv-geologia-touch-online-modelli-virtuali-di-vulcani/">Ricerca. INGV: &#8220;Geologia touch, online modelli virtuali di vulcani&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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