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	<title>cambiamenti climatici Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cambiamenti climatici triplicano i decessi da caldo: +1.500 vittime in 12 città europee secondo uno studio britannico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Jul 2025 22:19:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’analisi appena pubblicata dagli esperti dell’Imperial College London e della London School of Hygiene &#038; Tropical Medicine indica che il cambiamento climatico ha triplicato i decessi legati alle ondate di calore nelle aree urbane europee nei giorni più recenti. Secondo lo studio, “i cambiamenti climatici causati dall’uomo hanno intensificato la recente ondata di calore europea [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’analisi appena pubblicata dagli esperti dell’Imperial College London e della London School of Hygiene &#038; Tropical Medicine indica che il cambiamento climatico ha triplicato i decessi legati alle ondate di calore nelle aree urbane europee nei giorni più recenti. Secondo lo studio, “i cambiamenti climatici causati dall’uomo hanno intensificato la recente ondata di calore europea e aumentato il numero di decessi”.</p>
<p>Su un totale stimato di 2.300 vittime legate alle alte temperature, circa 1.500, pari al 65%, sono attribuibili direttamente al riscaldamento globale: “circa 1.500 dei 2.300 decessi da calore stimati, cioè il 65%, sono il risultato del cambiamento climatico”. L’analisi dettaglia poi l’entità di questo impatto nelle principali metropoli: “responsabile di 317 decessi in eccesso stimati a Milano, 286 a Barcellona, 235 a Parigi, 171 a Londra, 164 a Roma, 108 a Madrid, 96 ad Atene, 47 a Budapest, 31 a Zagabria, 21 a Francoforte, 21 a Lisbona e 6 a Sassari”.</p>
<p>Gli studiosi sottolineano che il bilancio dei morti da calore causato dal cambiamento climatico supera quello di recenti catastrofi naturali in Europa, come le inondazioni di Valencia del 2024 (224 morti) e quelle del nord-ovest continentale nel 2021 (243 morti). La fascia d’età più colpita è quella degli over 65, che rappresenta l’88% delle vittime attribuibili al riscaldamento globale.</p>
<p>A poche ore dalla pubblicazione dello studio, Greenpeace ha commentato i risultati. “Per mettere fine a questa crisi – è l’opinione di Federico Spadini – i governi devono abbandonare l’utilizzo dei combustibili fossili e imboccare davvero la strada della transizione alle fonti rinnovabili, e le grandi aziende del settore fossile devono iniziare a pagare per i danni che stanno causando con le loro emissioni fuori controllo”.</p>
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		<title>Maltempo: +29% bufere di vento, salgono danni</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/02/07/maltempo-29-bufere-di-vento-salgono-danni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Feb 2022 19:35:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono aumentate del 29% le bufere di vento in Italia nell&#8217;ultimo anno tra raffiche violente, trombe d&#8217;aria e tornado che hanno causato danni e feriti in campagna ed in città, dal Piemonte alla Toscana fino alla Lombardia con epicentro Milano. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi della Coldiretti sulla base dell&#8217;European Severe Weather Database (Eswd) in occasione [&#8230;]</p>
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<p>Sono aumentate del 29% le bufere di vento in Italia nell&#8217;ultimo anno tra raffiche violente, trombe d&#8217;aria e tornado che hanno causato danni e feriti in campagna ed in città, dal Piemonte alla Toscana fino alla Lombardia con epicentro Milano. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi della Coldiretti sulla base dell&#8217;European Severe Weather Database (Eswd) in occasione dell&#8217;allerta della Protezione Civile per venti forti in diverse aree del Paese per effetto dei cambiamenti climatici che stanno aumentando sia l&#8217;intensità che la frequenza degli eventi estremi. Alberi abbattuti, tetti scoperchiati, pali caduti, vasi di piante e fiori ribaltati, serre colpite e nei frutteti rami con le gemme spezzati sono- sottolinea la Coldiretti- gli effetti delle violente raffiche di vento. A preoccupare è anche il rischio incendi nei boschi resi aridi dall&#8217;aria secca, dalla prolungata mancanza di precipitazioni e dal caldo insolito con il mese di gennaio che ha fatto segnare in Europa una temperatura di 0,79 gradi superiore alla media storica e il 2022 che si classifica fino ad ora nella top ten degli anni più bollenti, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Copernicus.</p>
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		<title>Maltempo: milioni di danni a vigneti, mais e ortaggi</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/07/25/maltempo-milioni-di-danni-a-vigneti-mais-e-ortaggi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 25 Jul 2021 10:42:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Con le ultime bombe d&#8217;acqua, trombe d&#8217;aria e grandinate che hanno investito a macchia di leopardo le regioni del Nord Italia salgono a milioni di euro i danni causati dal clima impazzito in una estate 2021 bollente e siccitosa in cui si contano però, fino ad ora, lungo tutta la Penisola già 556 eventi estremi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/07/25/maltempo-milioni-di-danni-a-vigneti-mais-e-ortaggi/">Maltempo: milioni di danni a vigneti, mais e ortaggi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Con le ultime bombe d&#8217;acqua, trombe d&#8217;aria e grandinate che hanno investito a macchia di leopardo le regioni del Nord Italia salgono a milioni di euro i danni causati dal clima impazzito in una estate 2021 bollente e siccitosa in cui si contano però, fino ad ora, lungo tutta la Penisola già 556 eventi estremi secondo i dati dell&#8217;European Severe Weather Database (Eswd)&#8221;. E&#8217; quanto emerge dall&#8217;analisi della Coldiretti in riferimento &#8220;all&#8217;ultima ondata di maltempo che ha devastato campi di mais, kiwi, vigneti, e ortaggi. Una vera calamità- sottolinea la Coldiretti- in un momento particolarmente delicato per le coltivazioni agricole con la raccolte in corso mentre ci si avvicina alla vendemmia&#8221;. La grandine, precisa la Coldiretti, &#8220;è l&#8217;evento più dannoso perché, dove ha colpito, ha distrutto in pochi minuti il lavoro di un intero anno come ad esempio in provincia di Lecco dove coltivazioni di mais e ortaggi sono stati mitragliati dai chicchi dopo la tempesta di acqua, vento e ghiaccio. La violenza delle precipitazioni ha provocato anche la distruzione delle reti antigrandine ma sono in corso anche gli accertamenti sulle strutture e, in particolare, sui tetti di stalle ed edifici colpiti dalle forti raffiche di vento. Il maltempo ha interessato tutto l&#8217;areale del Lecchese, da Dervio fino alla Brianza, ma ad essere colpita in particolare sono state la zone dell&#8217;Oggionese e di Sirone. Interessato anche il corridoio valsassinese. Una escalation di danni che- continua la Coldiretti- hanno interessato prima l&#8217;alto mantovano con danni a vigneti di Merlot, Cabernet e Chardonnay, ma anche a mais, kiwi, pomodoro flagellati dalla grandine e poi il biellese dove si è abbattuta una tromba d&#8217;aria. Siamo di fronte in Italia- sottolinea la Coldiretti- alle conseguenze dei cambiamenti climatici con una tendenza alla tropicalizzazione e il moltiplicarsi di eventi estremi con una più elevata frequenza di manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi e intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. L&#8217; effetto dei cambiamenti climatici con l&#8217;alternarsi di siccità e alluvioni non impatta solo sul turismo ma ha fatto perdere- conclude la Coldiretti- oltre 14 miliardi di euro in un decennio, tra cali della produzione agricola nazionale e danni alle strutture e alle infrastrutture nelle campagne con allagamenti, frane e smottamenti&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/07/25/maltempo-milioni-di-danni-a-vigneti-mais-e-ortaggi/">Maltempo: milioni di danni a vigneti, mais e ortaggi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Maltempo: grandinate killer fanno strage nei campi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jul 2020 10:10:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Edifici scoperchiati, rami spezzati, serre divelte, campi allagati, frutta e verdura rovinate e coltivazioni di cereali abbattute con il lavoro di un intero anno andato perduto nelle aziende agricole con danni incalcolabili. E&#8217; quanto emerge dal primo bilancio effettuato dalla Coldiretti sugli effetti della tempesta d&#8217;estate che ha improvvisamente colpito le campagne a macchia di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Edifici scoperchiati, rami spezzati, serre divelte, campi allagati, frutta e verdura rovinate e coltivazioni di cereali abbattute con il lavoro di un intero anno andato perduto nelle aziende agricole con danni incalcolabili. E&#8217; quanto emerge dal primo bilancio effettuato dalla Coldiretti sugli effetti della tempesta d&#8217;estate che ha improvvisamente colpito le campagne a macchia di leopardo con vento forte, trombe d&#8217;aria, temporali intensi e grandinate killer con chicchi grossi come noci che hanno interessato il nord Italia. Duramente colpito &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; il mais destinato all&#8217;alimentazione degli animali della pianura padana, la food valley italiana. La grandine &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; e&#8217; la piu&#8217; temuta in questa fase stagionale per i danni irreversibili che provoca alle coltivazioni nei campi. La tempesta di piena estate conferma la tendenza alla tropicalizzazione che &#8211; continua la Coldiretti &#8211; si manifesta con una elevata frequenza di eventi estremi con manifestazioni violente, sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo, con sbalzi termici significativi. L&#8217;agricoltura &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; e&#8217; l&#8217;attivita&#8217; economica che piu&#8217; di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici con sfasamenti stagionali ed eventi estremi che hanno causato una perdita in Italia di oltre 14 miliardi di euro nel corso del decennio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/07/12/maltempo-grandinate-killer-fanno-strage-nei-campi/">Maltempo: grandinate killer fanno strage nei campi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gli ecosistemi di alta quota del Gran Sasso d’Italia colpiti dai cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/08/08/gli-ecosistemi-di-alta-quota-del-gran-sasso-ditalia-colpiti-dai-cambiamenti-climatici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 08 Aug 2019 15:11:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[biodiversità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono appena stati pubblicati i risultati di una ricerca scientifica, curata dai Carabinieri per la Biodiversità e dall’Università di Roma Tre, che dimostra la grave situazione di “degenerazione” nella quale versano gli ecosistemi di alta quota del Gran Sasso d’Italia, sulla base di trent’anni di ricerche svolte in un sito della Rete internazionale di Ricerche [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono appena stati pubblicati i risultati di una ricerca scientifica, curata dai Carabinieri per la Biodiversità e dall’Università di Roma Tre, che dimostra la grave situazione di “degenerazione” nella quale versano gli ecosistemi di alta quota del Gran Sasso d’Italia, sulla base di trent’anni di ricerche svolte in un sito della Rete internazionale di Ricerche Ecologiche a Lungo Termine LTER, gestito direttamente dai Carabinieri per la Biodiversità, che comprende anche due habitat tutelati al livello europeo dalla Direttiva Habitat.<br />
La ricerca, pubblicata sul numero 34 della prestigiosa rivista internazionale Nature Conservation e liberamente accessibile a chiunque (https://doi.org/10.3897/natureconservation.34.30218), è stata curata dal Ten. Col. Bruno Petriccione (del Reparto Carabinieri Biodiversità di Castel di Sangro) e dal Dr. Alessandro Bricca (del Dipartimento di Scienze dell’Università di Roma Tre). L’articolo scientifico (Thirty years of ecological research at the Gran Sasso d’Italia LTER site: climate change in action) è stato pubblicato in un’edizione speciale della rivista dedicata alla Rete LTER-Italia, con il titolo Italian Long-Term Ecological Research for understanding ecosystem diversity and functioning. Case studies from aquatic, terrestrial and transitional domains, ove compaiono altri lavori curati da ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, di varie Università e di altri enti di ricerca.<br />
Trent’anni di ricerche condotte direttamente dagli ecologi del Corpo forestale dello Stato e poi dei Carabinieri per la Biodiversità hanno consentito di appurare il progressivo incremento delle specie adatte a tollerare stress ecologici, temperature più elevate ed aridità, a danno di quelle più adattate al prolungato innevamento, a temperature più basse ed a maggiore disponibilità di acqua. In alcuni tipi di ecosistemi (in particolare, in un habitat prioritario tutelato dalla Direttiva UE Habitat), il 20% delle specie più sensibili è completamente scomparso, mentre molte altre sono state progressivamente sostituite da specie più termofile ed opportuniste (è il caso del Trifolium thalii, sostituito ormai quasi completamente dal più banale Trifolium pratense).<br />
Secondo gli autori, i cambiamenti osservati potrebbero portare, a medio e lungo termine, ad un processo di disgregazione delle comunità vegetali degli Appennini, inclusa l’estinzione locale delle specie più adattate all’innevamento prolungato ed alle basse temperature. Questi fenomeni sono riconducibili ai cambiamenti climatici osservati nell’ultimo secolo (in particolare negli ultimi cinquant’anni), consistiti principalmente in una forte riduzione della durata del manto nevoso, in un incremento delle temperature medie e minime annuali ed in un forte aumento della variabilità nelle precipitazioni sia piovose sia nevose.<br />
La ricerca conferma anche il riscaldamento climatico in corso a livello globale: al Gran Sasso la temperatura media annua è aumentata di 1,7°C negli ultimi 65 anni, corrispondenti ad un aumento annuo medio per decade di 0,26 °C, cioè più del doppio degli stessi valori osservati a livello globale (0,7 °C negli ultimi 60 anni e 0,1 °C per decade), e molto vicini all’aumento previsto, per l’anno 2100, di 2,0 °C per anno, secondo l’IPCC delle Nazioni Unite.<br />
La conoscenza scientifica di quanto sta accadendo agli ecosistemi di alta quota degli Appennini è molto preziosa, in quanto costituisce la base fondamentale per guidare le misure di conservazione degli habitat e delle specie minacciati dai cambiamenti climatici, oggi tutelati a livello nazionale dai Parchi e dalle Riserve e a livello sovranazionale dalla Direttiva Habitat dell’Unione Europea. E’ quindi importante che l’ente gestore del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (e contemporaneamente dell’omonimo Sito di Interesse Comunitario) assuma ogni iniziativa utile per rafforzare la protezione di questi fragili ecosistemi di importanza nazionale ed europea: tra di queste, il divieto assoluto di realizzare ulteriori impianti sciistici o altre infrastrutture, il divieto assoluto di pascolo di animali domestici ed un’efficace regolamentazione dell’afflusso turistico, divenuto ormai insostenibile nei periodi di punta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/08/08/gli-ecosistemi-di-alta-quota-del-gran-sasso-ditalia-colpiti-dai-cambiamenti-climatici/">Gli ecosistemi di alta quota del Gran Sasso d’Italia colpiti dai cambiamenti climatici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ambiente: Antartide, un laboratorio sotto i ghiacci marini  per studiare i cambiamenti climatici</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/01/17/ambiente-antartide-un-laboratorio-sotto-i-ghiacci-marini-per-studiare-i-cambiamenti-climatici/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2019 18:22:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un laboratorio a 25,5 metri di profondità nelle acque gelide del Mare di Ross in Antartide per studiare i cambiamenti climatici attraverso i processi di crescita di alghe coralline e piccoli invertebrati. È questo l’obiettivo del progetto biennale “Ice-ClimaLizers”, coordinato dall’ENEA e realizzato nell’ambito della 34a&#160;spedizione italiana in Antartide, in collaborazione con due istituti del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un laboratorio a 25,5 metri di profondità nelle acque gelide del Mare di Ross in Antartide per studiare i cambiamenti climatici attraverso i processi di crescita di alghe coralline e piccoli invertebrati. È questo l’obiettivo del progetto biennale “Ice-ClimaLizers”, coordinato dall’ENEA e realizzato nell’ambito della 34a&nbsp;spedizione italiana in Antartide, in collaborazione con due istituti del CNR (Scienze Marine di Bologna e Ingegneria del Mare di Genova), Istituto di Oceanologia di Sopot (Polonia), Università di Portsmouth e Museo di Storia Naturale di Londra (Regno Unito) e Università della Borgogna (Francia).<br />
Finanziato dal Programma Nazionale per la Ricerca in Antartide (PNRA), Ice-ClimaLizers (Antarctic biomineralizers as proxies of climate change) rappresenta il primo progetto italiano sul clima incentrato sullo studio della crescita degli scheletri in carbonato di calcio degli organismi antartici come indicatori del cambiamento climatico e in particolare dell’acidificazione degli oceani.<br />
Nel corso di immersioni in acque a temperature sotto lo zero, i ricercatori hanno raccolto le specie target sui fondali dell’insenatura di Tethys Bay, coadiuvati dagli operatori subacquei della Marina Militare e con l’ausilio di un sottomarino ROV a comando remoto per l’esplorazione degli ambienti profondi (fino a 120 m).<br />
“Il clima della penisola antartica sta cambiando rapidamente e ci si attende che l’oceano meridionale sia vulnerabile ai cambiamenti indotti dalle attività antropiche, ed in particolare agli effetti dell&#8217;acidificazione. È perciò fondamentale conoscere le risposte di questi organismi, per proteggerli e salvaguardare la biodiversità ad essi associata, in special modo in una zona come il Mare di Ross, divenuta Area Protetta nel 2017”, sottolinea Chiara Lombardi del Laboratorio di Biodiversità e Servizi Ecosistemici dell’ENEA.<br />
Dopo essere state marcate con sostanze non tossiche ad indicare l’inizio dell’esperimento, le specie sono state riposizionate sul fondale di Tethys Bay in 12 gabbie dotate di sensori di luce e temperatura e posizionate all’interno di una struttura in alluminio realizzata dai tecnici della base antartica italiana “Mario Zucchelli”. Inoltre, una sonda collocata nell’intelaiatura registrerà per un anno i principali dati ambientali (pH, temperatura, ossigeno, intensità luminosa, conducibilità).<br />
Gabbie e sonda multiparametrica verranno rimosse nell’ambito della 35a spedizione del PNRA a fine 2019, confrontando i dati degli organismi con quelli ambientali registrati dalla sonda per validare la funzione degli scheletri minerali quali indicatori del cambiamento climatico, ma anche per comprenderne il potenziale di adattamento negli oceani del futuro.<br />
“La varietà e la straordinaria capacità di adattamento delle specie rendono l’Antartico un ambiente ideale per questi studi di tipo adattativo. Tra gli organismi antartici calcificanti, briozoi e alghe corallina che sono di particolare interesse per le loro qualità di bioindicatori e promotori di biodiversità, oltre ad avere un potenziale riconosciuto come organismi target negli studi sul cambiamento climatico”, aggiunge Lombardi. “I briozoi antartici interrompono la loro crescita durante il periodo invernale formando sul loro scheletro una sorta di cicatrice, assimilabile agli anelli degli alberi, dal cui conteggio è possibile risalire all’età della colonia. Inoltre, attraverso processi fisiologici complessi, questi organismi sono in grado di formare uno scheletro di carbonato di calcio, che contiene all’interno le informazioni relative alle condizioni ambientali in cui si è formato. Grazie alla componente calcarea l’alga rossa corallina, molto diffusa sui fondali della Tethys Bay, rappresenta un substrato molto importante per la vita di tanti organismi e, nonostante questa sua struttura apparentemente resistente, è estremamente vulnerabile al cambiamento climatico”, conclude Lombardi.<br />
Il ruolo degli operatori della Marina Militare nell’ambito della 34a spedizione in Antartide<br />
Il team di operatori del Comsubin, il raggruppamento Subacquei ed Incursori della Marina Militare, costituito da due palombari ed un incursore con la missione primaria di coordinare tutte le attività subacquee svolte in Antartide, garantisce sia la sicurezza delle immersioni ai diversi ricercatori presenti nella base, sia l’esecuzione degli interventi richiesti nell’ambito dei diversi progetti di ricerca. I palombari fanno parte del team interforze (Esercito Italiano, Marina Militare, Aeronautica Militare e Arma dei Carabinieri) che supporta la 34a spedizione in Antartide con la capacità “dual use” della Difesa. Fino ad ora sono state effettuate oltre 100 immersioni nel Mare di Ross al di sotto del ghiaccio per un totale di più di 60 ore di attività subacquea ad una temperatura media di&nbsp;-1,8°C.&nbsp;<br />
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		<title>Sabato 24 marzo: torna l’Ora della Terra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 20:50:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo a una settimana dall’Ora della Terra (Earth Hour), la più grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici organizzata dal WWF in tutto il mondo, arrivata quest’anno all’undicesima edizione. Sabato 24 marzo dalle ore 20.30 alle ore 21.30 le luci dei più importanti monumenti del mondo, strade, piazze, sedi di governi e parlamenti, uffici, abitazioni private [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo a una settimana dall’Ora della Terra (Earth Hour), la più grande mobilitazione contro i cambiamenti climatici organizzata dal WWF in tutto il mondo, arrivata quest’anno all’undicesima edizione.</p>
<p>Sabato 24 marzo dalle ore 20.30 alle ore 21.30 le luci dei più importanti monumenti del mondo, strade, piazze, sedi di governi e parlamenti, uffici, abitazioni private e locali commerciali si spegneranno per lanciare un appello globale per la difesa del Pianeta. Lo scorso anno, l’effetto domino dell’Ora della Terra ha registrato numeri da capogiro: adesione di 7.000 città in oltre 184 paesi del mondo, centinaia di milioni di persone coinvolte e oltre 2 miliardi e mezzo di azioni sui social network.</p>
<p>La parola d’ordine dell’edizione 2018 sarà #Connect2Earth, perché tutti noi siamo “connessi” alla Terra e c’è un fortissimo legame tra il nostro benessere e la tutela biodiversità del Pianeta.</p>
<p>A Teramo, grazie all’adesione del Comune, si spegneranno le luci del Municipio e il WWF Teramo ha organizzato una “Biciclettata per il clima” che partirà da Largo Madonne delle Grazie alle ore 19 e attraverserà tutte le strade cittadine per concludersi in piazza Martiri della Libertà per lo spegnimento delle luci alle ore 20.30. alla biciclettata ha aderito anche la FIAB (Federazione Italiana Amici della Biciletta) e il Centro di Educazione Ambientale “Monti della Laga”.</p>
<p>“I cambiamenti climatici sono un problema per tutti noi e tutti noi possiamo e dobbiamo fare qualcosa per contrastarli”, dichiara Claudio Calisti, Presidente del WWF Teramo. “Il gesto dell’Ora della Terra è un gesto simbolico, ma ripetuto da milioni di abitanti di questo Pianeta assume una grandissima portata perché testimonia la richiesta ai Governi di tutti i Paesi di agire al più presto e concretamente per contrastare i cambiamenti climatici”.</p>
<p>Il WWF nelle scorse settimane ha lanciato un appello a tutti i Sindaci della provincia di Teramo affinché aderiscano all’Ora della Terra, spegnendo le luci di un monumento, una piazza o una strada delle loro città.</p>
<p>Aderire all’Ora della Terra è semplicissimo.</p>
<p>Basta andare sul sito www.oradellaterra.org e caricare la notizia dello spegnimento o della iniziativa che si intende organizzare attraverso l’apposito form http://www.oradellaterra.org/inserisci-evento/.</p>
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		<title>Clima, Papa: &#8220;Leader non neghino i cambiamenti&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 Sep 2017 19:50:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il riscaldamento dell&#8217;atmosfera ha un effetto sui cambiamenti climatici? &#8220;Chi nega questo deve andare dagli scienziati e domandare loro. Loro parlano chiarissimo. Gli scienziati sono precisi&#8221;. È una delle risposte date dal Papa nella conferenza stampa svoltasi oggi sul volo di ritorno da Cartagena, in Colombia, a Roma. &#8220;L&#8217;altro giorno &#8211; le parole di Francesco [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il riscaldamento dell&#8217;atmosfera ha un effetto sui cambiamenti climatici? &#8220;Chi nega questo deve andare dagli scienziati e domandare loro. Loro parlano chiarissimo. Gli scienziati sono precisi&#8221;. È una delle risposte date dal Papa nella conferenza stampa svoltasi oggi sul volo di ritorno da Cartagena, in Colombia, a Roma. &#8220;L&#8217;altro giorno &#8211; le parole di Francesco a braccio, conversando con i giornalisti &#8211; uscita la notizia di quella nave russa che e&#8217; passata dalla Norvegia al Giappone o a Taipei passando per il Polo Nord, senza il rompighiaccio. Le fotografie mostrano pezzi di ghiaccio ma&#8230; per il Polo Nord adesso si puo&#8217; passare. È molto chiaro. È molto chiaro. Quando e&#8217; uscita quella notizia, da una universita&#8217; &#8211; non ricordo dove &#8211; ne e&#8217; uscita un&#8217;altra che diceva: &#8216;Abbiamo soltanto tre anni per tornare indietro, altrimenti le conseguenze saranno terribili'&#8221;. Quindi il Pontefice ha aggiunto: &#8220;Io non so se e&#8217; vero &#8216;tre anni&#8217; o no; ma so invece che se non torniamo indietro, andiamo giu&#8217;, quello e&#8217; vero&#8221;. D&#8217;altronde &#8220;dei cambiamento climatici&#8221; si vedono gli effetti, e gli scienziati dicono chiaramente la strada da seguire. Tutti noi abbiamo una responsabilita&#8217;: tutti. Ognuno una piccolina, piu&#8217; grande, una responsabilita&#8217; morale: nell&#8217;accettare, dare l&#8217;opinione o prendere decisioni&#8230; E dobbiamo prenderlo sul serio. Credo che sia una cosa su cui non scherzare: e&#8217; molto seria. E lei mi chiede: ma qual e&#8217; la responsabilita&#8217; morale? Ognuno ha la sua. Anche i politici hanno la loro. Ognuno ha la propria. Secondo la risposta che da&#8217;&#8221;, la sua conclusione.</p>
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		<title>Allarme ambiente: a rischio estinzione specie animali</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jun 2017 21:13:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l&#8217;ambiente, la salute e l&#8217;economia. Allo stesso tempo, a causa dei cambiamenti climatici in atto, della frammentazione e della distruzione degli habitat e dell&#8217;esponenziale aumento [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il mare Mediterraneo, una delle aree più ricche di biodiversità al mondo, risulta essere tra le sei zone di maggior accumulo di rifiuti galleggianti del Pianeta con evidenti rischi per l&#8217;ambiente, la salute e l&#8217;economia. Allo stesso tempo, a causa dei cambiamenti climatici in atto, della frammentazione e della distruzione degli habitat e dell&#8217;esponenziale aumento del bracconaggio e dei crimini di natura si rischia la sesta estinzione di massa, la prima estinzione causata da una singola specie, l&#8217;uomo.</p>
<p>Sono gli allarmi lanciati da Legambiente e Wwf in occasione delle giornata mondiale dell&#8217;ambiente.</p>
<p>I nuovi dati di &#8216;Clean Up the Med&#8217;, la più grande campagna di volontariato lungo le coste del Mediterraneo, coordinata da Legambiente, che comprende anche un monitoraggio scientifico sul &#8216;beach litter&#8217; realizzato su 105 spiagge di 8 Paesi mediterranei (Italia, Algeria, Croazia, Francia, Grecia, Spagna, Tunisia, Turchia) tra il 2014 e il 2017, l&#8217;82% dei rifiuti spiaggiati trovati sugli arenili è di plastica; il 64% è materiale usa e getta. La cattiva gestione dei rifiuti urbani e la mancata prevenzione sono la causa del 54% dei rifiuti spiaggiati. Per questo Legambiente lancia un appello: &#8220;il Mar Mediterraneo è gravemente minacciato dal marine litter che registra concentrazioni tra le più elevate a livello globale &#8211; ha spiegato Stefano Ciafani, direttore generale Legambiente -. Per questo è urgente che tutti i Paesi mediterranei intervengano in maniera comune per ridurre il problema del marine litter, dalla prevenzione alla ricerca scientifica, adottando anche misure drastiche come la messa al bando dei prodotti più inquinanti come i sacchetti di plastica non biodegradabili e compostabili, come già fatto da Italia, Francia e Marocco&#8221;. Una delle misure preventive da mettere in campo, sottolineata anche dall&#8217;Unep (l&#8217;agenzia dell&#8217;Onu per la protezione dell&#8217;ambiente) è sicuramente quella del bando dei prodotti più inquinanti, come i sacchetti di plastica non compostabili e i prodotti usa e getta facilmente sostituibili da materiali più innovativi e meno impattanti. La parola chiave è però cooperazione tra i Paesi, le istituzioni, le associazioni non governative, gli enti di ricerca, gli stakeholder economici e produttivi. La necessità di cooperazione rispetto a questo problema è anche alla base dell&#8217;accordo della Convenzione di Barcellona che vede protagonisti i Paesi del Mediterraneo e l&#8217;Unione Europea.</p>
<p>Accanto all&#8217;inquinamento marittimo c&#8217;è la preoccupazione del Wwf per il rischio estinzione di alcune specie animali: il Lupo della Tasmania, lo Stambecco dei Pirenei, la Tigre del Caspio, il Rinoceronte nero dell&#8217;Africa occidentale, il Leopardo di Zanzibar, sono scomparsi recentemente, altri rischiano di scomparire in una manciata di anni. Secondo il Wwf, dal 1970 al 2012, si è perso il 58% della ricchezza della vita sulla Terra per quanto riguarda la fauna dei vertebrati (mammiferi, uccelli, rettili, anfibi e pesci). In poco più di 10 anni è scomparso in Africa quasi il 70% degli elefanti di foresta. Solo nel Mediterraneo più del 50% degli squali sono a rischio estinzione, per non parlare di specie simboliche come la Vaquita, una piccola focena del Messico, di cui restano non più di 30 esemplari o la Balena franca Nord Atlantica, vicinissima all&#8217;estinzione e di cui sopravvivono non più di 350 individui nell&#8217;Atlantico settentrionale. Per non parlare dell&#8217;Orso marsicano, sui nostri Appennini (non ne sopravvivono più di 50), del Leopardo dell&#8217;Amur, straordinario felino confinato nelle foreste tra Cina e Russia, degli ultimi 40 Rinoceronti di Giava o dei Gorilla di Cross River che stiamo cancellando dalle foreste del Bacino del Congo.</p>
<p>L&#8217;estinzione di animali unici nella sottolinea in modo drammatico l&#8217;incapacità del genere umano di intervenire con determinazione su emergenze planetarie paradossalmente da noi stesse scatenate, quali quella dei cambiamenti climatici in atto. Abbiamo perso la diversità delle tigri, dei rinoceronti, degli elefanti, degli anfibi, delle grandi scimmie, dei mammiferi marini: la nostra azione ha amplificato forse anche di 1000 volte quello che è il normale tasso di estinzione delle specie sulla Terra.</p>
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		<title>Smog, Coldiretti: &#8220;Potenziare il verde&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2017 15:03:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici e la ridotta disponibilità di spazi verdi contribuiscono a creare lo smog, in Italia ogni abitante dispone in città di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. E&#8217; la denuncia di Coldiretti in riferimento al superamento dei limiti di smog in molte città, anche per l&#8217;effetto di un inverno particolarmente siccitoso al [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I cambiamenti climatici e la ridotta disponibilità di spazi verdi contribuiscono a creare lo smog, in Italia ogni abitante dispone in città di appena 31,1 metri quadrati di verde urbano. E&#8217; la denuncia di Coldiretti in riferimento al superamento dei limiti di smog in molte città, anche per l&#8217;effetto di un inverno particolarmente siccitoso al Nord dove, sulla base dei dati territoriali Ucea relativi alla seconda decade di gennaio, è caduto il 43% di pioggia in meno rispetto alla media, con punte che vanno dal Piemonte (-98%) alla Val d&#8217;Aosta (-98%) fino alla Lombardia (-89%) e all?Emilia Romagna (-62%). &#8220;Senza sperare nella pioggia e nel vento occorre intervenire in modo strutturale potenziando il verde &#8211; sottolinea la Coldiretti -, considerato che una pianta adulta è capace di catturare dall&#8217;aria dai 100 ai 250 grammi di polveri sottili, un ettaro di piante elimina circa 20 chili di polveri e smog in un anno. Un&#8217;opportunità importante da sfruttare anche per evitare il rischio della maximulta da un miliardo in arrivo dall&#8217;Ue per lo sforamento dei limiti di polveri sottili&#8221;.</p>
<p>Il verde urbano in Italia, denuncia Coldiretti, rappresenta appena il 2,7% del territorio dei capoluoghi di provincia (oltre 567 milioni di metri quadrati) per una media di 31,1 metri quadrati a testa sulla base dell&#8217;ultimo rilevamento Istat. Tuttavia la situazione &#8211; continua la Coldiretti &#8211; è profondamente diversa lungo la Penisola, con il 17,2% delle città la cui dotazione pro capite è pari o superiore ai 50 metri quadrati per abitante, mentre nel 16,4% non si raggiunge la soglia dei 9 metri quadrati.</p>
<p>Matera, Trento, Potenza, Sondrio, Iglesias, Terni, Pordenone, Gorizia, Reggio Calabria e Verbania salgono nella top ten dei capoluoghi con maggiore densità di verde pubblico per abitante, mentre in fondo alla classifica si trova Caltanissetta e a seguire Crotone, Trani e Taranto, Trapani, Isernia Olbia Genova Chieti Barletta e L&#8217;Aquila. Per quanto riguarda le grandi metropoli, a Milano sono disponibili 17,2 metri quadrati per abitante, mentre a Roma 15,9. In questo contesto &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; è necessario intervenire per qualificare il verde pubblico, ma sono importanti anche interventi a favore di quello privato, a partire da misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi da realizzare con un meccanismo simile a quello previsto per il risparmio energetico, le abitazioni, i mobili o gli elettrodomestici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/02/01/smog-coldiretti-potenziare-il-verde/">Smog, Coldiretti: &#8220;Potenziare il verde&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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