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	<title>cancro Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Tre minori statunitensi di 2, 5 e 7 anni espulsi in Honduras: uno è in gravi condizioni a causa di un cancro</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/08/21/tre-minori-statunitensi-di-2-5-e-7-anni-espulsi-in-honduras-uno-e-in-gravi-condizioni-a-causa-di-un-cancro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Aug 2025 11:25:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Tre bambini statunitensi, di sette, cinque e due anni, sono stati deportati in Honduras insieme alle loro madri dalle autorità d’immigrazione Usa. Uno dei piccoli, Romeo, di cinque&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/08/21/tre-minori-statunitensi-di-2-5-e-7-anni-espulsi-in-honduras-uno-e-in-gravi-condizioni-a-causa-di-un-cancro/">Tre minori statunitensi di 2, 5 e 7 anni espulsi in Honduras: uno è in gravi condizioni a causa di un cancro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tre bambini statunitensi, di sette, cinque e due anni, sono stati deportati in Honduras insieme alle loro madri dalle autorità d’immigrazione Usa. Uno dei piccoli, Romeo, di cinque anni, è affetto da “forma rara e aggressiva di cancro al rene” in stadio avanzato: per lui negli Stati Uniti erano state già avviate “cure mediche critiche e salvavita”.</p>
<p>La vicenda è al centro di un’azione legale promossa dal National Immigration Project con il supporto di tre studi legali, che hanno denunciato l’amministrazione in carica per “deportazione illegale senza alcun giusto processo” e per aver interrotto le terapie salvavita del bambino malato. Secondo i documenti depositati in tribunale, ai genitori “non è mai stata data la possibilità di scegliere se i loro figli dovessero essere deportati con loro” e “è stato proibito di contattare gli avvocati e di avere contatti significativi con le famiglie per organizzare la cura dei bambini”.</p>
<p>Le madri, identificate con gli pseudonimi Rosario e Julia per tutelarne la sicurezza, avrebbero invece voluto lasciare i figli negli Stati Uniti. Ora chiedono di ottenere un processo, il riconoscimento dell’illegittimità del provvedimento e il risarcimento dei danni, oltre al rientro in patria dei bambini.</p>
<p>In risposta, le autorità Usa sostengono che siano state le madri a decidere di portare con sé i figli. L’avvocato Stephanie Alvarez-Jones, del National Immigration Project, ha definito il caso “emblematico di ciò che accade quando l’amministrazione si concentra esclusivamente sulle deportazioni: quando ciò che conta è il risultato finale, si finisce per avere deportazioni ingiuste e illegali”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/08/21/tre-minori-statunitensi-di-2-5-e-7-anni-espulsi-in-honduras-uno-e-in-gravi-condizioni-a-causa-di-un-cancro/">Tre minori statunitensi di 2, 5 e 7 anni espulsi in Honduras: uno è in gravi condizioni a causa di un cancro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Oblio oncologico. Via libera Senato</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Dec 2023 18:03:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;aula del Senato ha approvato in via definitiva e all&#8217;unanimità il ddl sull&#8217;oblio oncologico, approvato dalla Camera. I sì sono stati 139. Le finalità del testo sull&#8217;oblio oncologico&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;aula del Senato ha approvato in via definitiva e all&#8217;unanimità il ddl sull&#8217;oblio oncologico, approvato dalla Camera. I sì sono stati 139.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le finalità del testo sull&#8217;oblio oncologico sono definite dall&#8217;articolo 1, che si concentra sulla parità di trattamento e non discriminazione, garantendo il diritto all&#8217;oblio per le persone guarite da patologie oncologiche. Gli articoli 2, 3 e 4 disciplinano le condizioni per rispettare il diritto all&#8217;oblio oncologico in diversi ambiti. In particolare, l&#8217;articolo 2 stabilisce che non può essere richiesta alcuna informazione sulla salute della persona contraente riguardante patologie oncologiche già guarite, a condizione che siano trascorsi più di dieci anni dal termine del trattamento attivo, senza recidiva; il periodo può essere ridotto a cinque anni se la patologia si è manifestata prima del ventunesimo anno di età; vengono anche vietati costi aggiuntivi o trattamenti diversi per il contraente. L&#8217;articolo 3 modifica la legge sull&#8217;adozione, stabilendo che le indagini sulla salute degli aspiranti genitori adottivi non possono riguardare patologie oncologiche se sono trascorsi almeno dici anni dalla conclusione del trattamento terapeutico senza recidive. L&#8217;articolo 4 estende il divieto di richiedere informazioni sulla salute dei candidati, in particolare per patologie oncologiche, nell&#8217;ambito delle procedure concorsuali e selettive. L&#8217;articolo 5 stabilisce disposizioni transitorie e finali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Oggi scriviamo una pagina importante. In Italia 3,6 milioni di pazienti sono malati di cancro, di cui un milione può considerarsi guarito. Queste persone venivano discriminate nel contesto sociale, nel lavoro e nell&#8217;espletamento dei propri diritti: chi è stato malato lo era per sempre. La legge che approviamo, già presentata nella scorsa legislatura e rimasta sul tavolo, tocca tutti i punti più importanti, grazie all&#8217;impegno dell&#8217;Intergruppo &#8216;La Salute è un bene da difendere&#8217; e delle associazioni dei pazienti: è stato un lavoro di squadra per trovare insieme una strada per restituire dignità ai tanti guariti. A tutti loro auguriamo oggi una buona nuova vita&#8221;. Così in una nota la senatrice della Lega Elena Murelli, capogruppo in commissione Affari sociali, a margine dell&#8217;approvazione del ddl sull&#8217;oblio oncologico.</p>
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		<title>Salute. Allarme Tumori: in Italia mancano dati, se succede qualcosa non lo capiamo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Mar 2023 18:10:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sui tumori molte stime e proiezioni, pochissimi i dati. Questo può voler dire non capire in tempo se ci fosse un cambiamento dirompente nell&#8217;andamento della malattia oncologica. Nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/22/salute-allarme-tumori-in-italia-mancano-dati-se-succede-qualcosa-non-lo-capiamo/">Salute. Allarme Tumori: in Italia mancano dati, se succede qualcosa non lo capiamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sui tumori molte stime e proiezioni, pochissimi i dati. Questo può voler dire non capire in tempo se ci fosse un cambiamento dirompente nell&#8217;andamento della malattia oncologica. Nel 2022, in Italia, sono stimate 390.700 nuove diagnosi di cancro (nel 2020 erano 376.600), 205.000 negli uomini e 185.700 nelle donne. In due anni, l&#8217;incremento è stato di 14.100 casi. Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2022, è il carcinoma della mammella. La parola chiave che si nasconde tra le cifre prodotte, in questo caso dall&#8217;ultima relazione dell&#8217;Aiom (Associazione Italiana Oncologia Medica) è &#8216;diagnosi stimate&#8217;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Quando leggiamo i &#8216;Numeri del cancro 2022&#8217; pensiamo che siano dati reali, ma invece sono stime basate su dati prodotti nel recente passato, dal 2013, 2015, 2016; si tratta di proiezioni sull&#8217;esperienza degli ultimi anni. Un intervallo di tempo usuale, ma che sta crescendo ed è difforme tra le regioni. Se oggi succede qualcosa, come è accaduto con la pandemia, non siamo in grado di capirlo, non siamo in grado di registrarlo in tempi accettabili&#8221;. A lanciare questo allarme alla Dire sui numeri del cancro e l&#8217;assenza di un &#8220;reale&#8221; registro nazionale è Eugenio Paci, medico epidemiologo, coordinatore Lilt Regione Toscana, ex direttore Registro Tumori Regione Toscana, e segretario nazionale Airtum. </p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;In Italia c&#8217;è differenza tra il registro nazionale previsto da una legge del 2019 e la sua esistenza reale. Quella legge ancora non si è avverata. I registri tumori sono nati da iniziative locali, negli Anni 80 e 90. In prevalenza nel Nord, Centro e nella provincia di Ragusa. Negli anni Duemila era cominciato il loro sviluppo fino ad arrivare a coprire quasi un 50/60% della popolazione raccolti in una database Airtum nazionale. Ora però- spiega Paci- se andiamo a vedere l&#8217;ultima pubblicazione della rivista Epidemiologia e Prevenzione sulla sopravvivenza dei malati di cancro, essa riguarda solo 6 aree italiane&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> E nel resto del Paese che succede? Un ritardo ancor più imperdonabile dopo la pandemia: &#8220;Abbiamo imparato che i dati per incidere sulla realtà devono essere aggiornati e ben comunicati, ma noi abbiamo solo proiezioni su dati che sono spesso vecchi. Il nuovo Piano oncologico 2023-2027 ha fatto il punto, dice di voler rilanciare i registri ma a fine anno il professor Stracci, presidente Airtum, ha detto che ancora ci sono problemi da risolvere&#8221;. T</p>



<p class="wp-block-paragraph">ra questi la privacy, un nodo mai del tutto sciolto, come ricorda Paci e i soldi, anche se ora i fondi del Pnrr dovrebbero muovere qualcosa. I dati dei registri tumori richiedono lavoro e tempo per essere disponibili, &#8220;ma oggi è difficile vedere quando si tornerà a fornirli in maniera adeguata e tempestiva&#8221;, ricorda Paci, che auspica un &#8220;accordo regioni-ministero Salute per muoversi praticamente e subito&#8221;. Un ruolo attivo, come previsto dallo stesso piano oncologico nazionale, lo possono avere le associazioni del terzo settore e di volontariato che sono spesso sensibili a questo tema, come le associazioni femminili di donne operate al seno o come fa Lilt, Lega Italiana contro i Tumori, che a livello nazionale, ricorda sempre l&#8217;esperto, &#8220;sta continuamente riproponendo la necessità della sorveglianza del cancro e soprattutto della comunicazione. Molto è stato fatto, come sempre in Italia, perché si sono mossi i territori&#8221;, ma oggi non sappiamo dire cosa succede su un determinato tumore in Calabria o in Molise, e &#8220;il tempo di attesa per i dati nazionali affinché siano siano utilizzabili per cambiare la pratica e comunicare i cambiamenti sta diventando lungo… troppo&#8221;, conclude l&#8217;esperto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/03/22/salute-allarme-tumori-in-italia-mancano-dati-se-succede-qualcosa-non-lo-capiamo/">Salute. Allarme Tumori: in Italia mancano dati, se succede qualcosa non lo capiamo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute. Tumori, nel 2022 in Italia stimati 390.700 nuovi casi, +14.100 in 2 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Dec 2022 18:02:59 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/12/19/salute-tumori-nel-2022-in-italia-stimati-390-700-nuovi-casi-14-100-in-2-anni/">Salute. Tumori, nel 2022 in Italia stimati 390.700 nuovi casi, +14.100 in 2 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<figure class="wp-block-table"><table><tbody><tr><td></td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2022, in Italia, sono stimate 390.700 nuove diagnosi di cancro (nel 2020 erano 376.600), 205.000 negli uomini e 185.700 nelle donne. In due anni, l&#8217;incremento è stato di 14.100 casi. Il tumore più frequentemente diagnosticato, nel 2022, è il carcinoma della mammella (55.700 casi, +0,5% rispetto al 2020), seguito dal colon-retto (48.100, +1,5% negli uomini e +1,6% nelle donne), polmone (43.900, +1,6% negli uomini e +3,6% nelle donne), prostata (40.500, +1,5%) e vescica (29.200, +1,7% negli uomini e +1,0% nelle donne). La pandemia ha determinato, nel 2020, un calo delle nuove diagnosi, legato in parte all&#8217;interruzione degli screening oncologici e al rallentamento delle attività diagnostiche, ma oggi si assiste alla ripresa dei casi di cancro come in altri Paesi europei. Che rischia di peggiorare, se non si pone un argine agli stili di vita scorretti: il 33% degli adulti è in sovrappeso e il 10% obeso, il 24% fuma e i sedentari sono aumentati dal 23% nel 2008 al 31% nel 2021. Dall&#8217;altro lato, va letta positivamente la ripresa dei programmi di screening, tornati nel 2021 ai livelli prepandemici, in particolare quello mammografico raggiunge la copertura del 46%, per il colon-retto del 30% e per la cervice uterina del 35%. Alla riattivazione dei programmi di prevenzione secondaria corrisponde un incremento del numero di interventi chirurgici per cancro del colon-retto e della mammella, anche in stadio iniziale. E nell&#8217;assistenza oncologica assume un ruolo di primo piano la vaccinazione anti Covid. Il rischio di morte, tra le persone con storia di cancro e positività all&#8217;infezione da Sars-CoV-2, e? 2-3 volte superiore tra quelle non vaccinate rispetto alle vaccinate. È il censimento ufficiale, giunto alla dodicesima edizione, che descrive gli aspetti relativi alla diagnosi e terapia delle neoplasie grazie al lavoro dell&#8217;Associazione Italiana di oncologia medica (Aiom), Airtum (Associazione Italiana registri tumori), Fondazione Aiom, Osservatorio nazionale screening (Ons), Passi (Progressi delle aziende sanitarie per la salute in Italia), Passi d&#8217;Argento e della Società Italiana di anatomia patologica e di citologia diagnostica (Siapec-Iap), raccolto nel volume &#8216;I numeri del cancro in Italia 2022&#8217;, presentato oggi in una conferenza stampa a Roma, al ministero della Salute, con l&#8217;intervento del ministro Orazio Schillaci. &#8216;L&#8217;aumento a 390.700 del numero assoluto dei casi nel 2022- afferma il presidente Aiom, Saverio Cinieri- pone interrogativi per i quali attualmente non ci sono risposte esaurienti. Queste stime per l&#8217;Italia per il 2022 sembrano indicare un aumento del numero assoluto dei tumori, in gran parte legato all&#8217;invecchiamento della popolazione, in apparente contrasto con l&#8217;andamento decrescente dei tassi di incidenza osservato se, ipoteticamente, si considera invariata l&#8217;età dei cittadini&#8217;. &#8216;Questi dati aggiornati- prosegue- invitano sempre di più a rafforzare le azioni per contrastare il ritardo diagnostico e per favorire la prevenzione secondaria e soprattutto primaria, agendo sul controllo dei fattori di rischio a partire dal fumo di tabacco, dall&#8217;obesità, dalla sedentarietà, dall&#8217;abuso di alcol e dalla necessità di favorire le vaccinazioni contro le infezioni note per causare il cancro, come quella contro l&#8217;Hpv&#8217;. &#8216;Il volume- spiega nella prefazione del libro il ministro della Salute, Orazio Schillaci- costituisce un supporto di grande valore per il Servizio sanitario nazionale, per il ministero della Salute e, indubbiamente, per i pazienti oncologici, ai quali, mai come adesso, è necessario offrire le pratiche migliori di prevenzione, cura e assistenza&#8217;. &#8216;Come emerge dall&#8217;analisi, a seguito di decenni caratterizzati da notevoli progressi- continua- la pandemia di Covid-19 ha determinato una battuta d&#8217;arresto nella lotta al cancro, causando in Italia, nel complesso, un forte rallentamento delle attività diagnostiche in campo oncologico, con conseguente incremento delle forme avanzate della malattia. Questi ritardi sicuramente influiranno sull&#8217;incidenza futura delle patologie neoplastiche. Inoltre, per quanto riguarda i fattori di rischio comportamentali, i dati raccolti durante il biennio 2020-2021 segnano un momento di accelerazione per lo più in senso peggiorativo&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;Si tratta- afferma ancora Schillaci- di un dato che non può non destare preoccupazione se si considera che il 40% dei casi e il 50% delle morti oncologiche possono essere evitati intervenendo su fattori di rischio prevenibili, soprattutto sugli stili di vita&#8217;. È infatti necessario sensibilizzare i cittadini sulle regole di prevenzione primaria. &#8216;I dati Passi sugli stili di vita- afferma Maria Masocco, responsabile scientifico dei sistemi di sorveglianza Passi e Passi d&#8217;Argento, coordinati dall&#8217;Istituto superiore di sanità- confermano la non ottimale aderenza dei cittadini ad uno stile di vita sano. Dall&#8217;analisi delle serie storiche dei fattori di rischio comportamentali, emerge che non ci sono stati grandi miglioramenti negli ultimi 15 anni e, ad eccezione dell&#8217;abitudine al fumo di sigaretta che continua la sua lenta riduzione da oltre un trentennio, il consumo di alcol a rischio, la sedentarietà e l&#8217;eccesso ponderale, complessivamente, peggiorano o restano stabili&#8217;. &#8216;Non solo. In piena pandemia, durante il biennio 2020-2021- sottolinea- questi trend hanno subito modifiche per lo più in senso peggiorativo. L&#8217;impatto della pandemia sugli stili di vita è più visibile nel 2020 e sembra, in parte, rientrare nel 2021. Ma gli sforzi per sensibilizzare i cittadini sull&#8217;importanza della prevenzione primaria non devono fermarsi&#8217;. Come emerge dall&#8217;indagine che ha coinvolto10 anatomie patologiche per i tumori della mammella e 12 per il colon-retto, il numero di carcinomi della mammella operati nel 2020 è risultato inferiore del 4,7% (-151 casi) rispetto al 2019, per poi risalire nel 2021 (+ 441 casi, +14,5%). Nel 2020, il numero di carcinomi del colon-retto operati è risultato inferiore del 10,8% (-238 casi) rispetto al 2019, mentre è cresciuto di 233 casi (+11,9%) nel 2021 rispetto al 2020. &#8216;Questa edizione- evidenzia Guido Mazzoleni, Azienda sanitaria di Bolzano, registro tumori di Bolzano, referente Siapec-Iap- contiene l&#8217;aggiornamento al 2021 dell&#8217;indagine contenuta nella scorsa edizione sull&#8217;impatto dell&#8217;infezione da SARS-CoV-2 sugli interventi chirurgici dei tumori della mammella e del colon-retto. I risultati aggiornati fanno emergere, in generale e per entrambi i tumori, un aumento dei casi operati nel 2021 rispetto al 2020 e un incremento della percentuale dei tumori pTis, cioè in stadio iniziale, nel 2021 rispetto agli anni precedenti, sia nella mammella che nel colon-retto, a conferma di una ripresa degli screening oncologici. Va, inoltre, segnalato un aumento in entrambe le neoplasie delle categorie N0 e N1a, verosimile indicatore di una presa in carico più precoce dei tumori diagnosticati&#8217;. Nel 2021 si osserva, infatti, un ritorno ai dati pre-pandemici anche per quanto riguarda la copertura dei programmi di prevenzione secondaria. Per la mammografia il valore medio italiano, che nel 2020 si era attestato al 30%, nel 2021 ritorna in linea (46,3%) con i valori di copertura (cioè la proporzione di donne che hanno effettuato la mammografia sul totale della popolazione avente diritto) del periodo 2018-2019. Per lo screening colorettale (ricerca del sangue occulto nelle feci) il valore complessivo si attestava intorno al 30%, per ridursi al 17% nel 2020 e risalire al 30% nel 2021. Lo screening cervicale presentava valori pre-pandemici intorno al 38-39%, un calo al 23% nel 2020 e un livello di copertura del 35% nel 2021. &#8216;Questi dati- dichiara la direttrice Osservatorio nazionale screening, Paola Mantellini- ci consegnano un Paese a due, se non a tre velocità, ma anche con notevoli capacità di rispondere alle emergenze. La maggior parte delle attività di screening non è stata ferma durante la pandemia, ma il Covid-19 ha messo in risalto ancora di più le fragilità di questi programmi, già evidenti in epoca pre-pandemica. L&#8217;obiettivo non è recuperare i ritardi indotti dall&#8217;emergenza sanitaria, ma ottenere livelli di copertura ottimali che, in determinate aree del Paese e per alcuni programmi, non si sono raggiunti nemmeno prima della pandemia&#8217;. &#8216;Perché più i livelli di copertura saranno elevati, maggiore sarà la nostra capacità di diagnosticare la malattia in fase precoce. È infatti importante segnalare- dice inoltre- che, all&#8217;interno di ogni singola macro-area, ci sono regioni con maggiore capacità di ripresa ed altre in evidente difficoltà anche nel 2021&#8217;. Un capitolo del libro è dedicato all&#8217;impatto del Covid sui pazienti con tumore. &#8216;In Italia- informano Fabrizio Stracci, presidente Airtum, e Diego Serraino, direttore Soc epidemiologia oncologica e registro tumori del Friuli Venezia Giulia, Centro di riferimento oncologico, Irccs, Aviano- la pandemia ha causato un aumento della mortalità dei pazienti oncologici, soprattutto nei maschi, in età avanzata, con tumore diagnosticato da meno di 2 anni e nelle neoplasie ematologiche È fondamentale che i pazienti fragili, tra cui rientrano quelli oncologici, si vaccinino&#8217;. &#8216;Infatti- aggiungono- uno studio su tutti i residenti in Friuli Venezia Giulia e nella provincia di Reggio Emilia ha evidenziato che il rischio di morte tra gli individui con storia di cancro e di positività all&#8217;infezione da Sars-CoV-2 e? 2-3 volte superiore tra i non vaccinati rispetto ai vaccinati&#8217;. A fronte dei 2 milioni e mezzo di cittadini che vivevano in Italia nel 2006 con una pregressa diagnosi di tumore, si è passati a circa 3,6 milioni nel 2020, il 37% in più di quanto osservato solo 10 anni prima. L&#8217;aumento è stato particolarmente marcato per coloro che vivono da oltre 10 o 15 anni dalla diagnosi. Nel 2020, circa 2,4 milioni di persone (65% del totale) hanno ricevuto la diagnosi da più di 5 anni, mentre 1,4 milioni (39% del totale) da oltre un decennio. Sono oltre un quarto (27%) le persone guarite tra quelle che vivono dopo una diagnosi di tumore. &#8216;Nella stragrande maggioranza dei casi- rende poi noto il presidente della Fondazione Aiom, Giordano Beretta- una persona libera da malattia oltre i 10 anni dal termine del trattamento può, in assenza di recidiva, essere considerata guarita. Fanno eccezione a questa regola alcuni tumori in cui il tempo di guarigione è più lungo e le neoplasie insorte nell&#8217;età infantile e adolescenziale, in cui possono bastare 5 anni&#8217;. &#8216;Il fatto che una persona, a cui è stata diagnosticata una patologia oncologica, possa essere considerata guarita- continua- rappresenta un radicale cambiamento di paradigma, che diventa anche un elemento motivante per l&#8217;adesione agli screening, una volta che si sia compreso che la guarigione è tanto più facile quanto più precoce è la diagnosi&#8217;. &#8216;In Italia i pazienti oncologici guariti, però, rischiano ancora di incontrare concrete difficoltà quando, ad esempio, cerchino di stipulare un&#8217;assicurazione sulla vita o richiedano un mutuo o un finanziamento bancario. Ecco perché- conclude- è fondamentale attuare, anche in Italia, una legge sul &#8216;Diritto all&#8217;oblio&#8217;, seguendo l&#8217;esempio di altri Paesi europei&#8217;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/12/19/salute-tumori-nel-2022-in-italia-stimati-390-700-nuovi-casi-14-100-in-2-anni/">Salute. Tumori, nel 2022 in Italia stimati 390.700 nuovi casi, +14.100 in 2 anni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ricerca cancro, scoperti farmaci analgesici che si attivano con LED nel cervello</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/08/24/ricerca-cancro-scoperti-farmaci-analgesici-che-si-attivano-con-led-nel-cervello/</link>
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		<pubDate>Wed, 24 Aug 2022 18:01:18 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Il dolore è uno dei problemi più importanti per alcuni pazienti oncologici. Anche se quello che viene definito &#8216;dolore di fondo&#8217; può essere controllato da farmaci oppioidi come la morfina, a volte si verificano episodi rapidi e improvvisi di sofferenza molto intensa, definiti BTP (BreakThrough cancer Pain). Uno studio pubblicato sulla rivista scientifica International Journal of Molecular Sciences apre ora la porta alla possibilità di dare sollievo a questi pazienti attraverso l&#8217;optofarmacologia, in altri termini utilizzando farmaci attivati dalla luce. La ricerca è stata condotta, su modelli animali, dal Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS) in collaborazione con l&#8217;Università Sapienza di Roma, l&#8217;Università &#8220;Luigi Vanvitelli&#8221; di Napoli e l&#8217;Istituto di Chimica Avanzata della Catalogna di Barcellona, in Spagna. Il concetto di base è di somministrare farmaci che circolano nel corpo senza produrre alcun effetto ma che si svegliano quando vengono illuminati da una sorgente luminosa. Così si legge in una nota diffusa dall&#8217;I.R.C.C.S. Neuromed di Pozzilli (IS). Il farmaco sperimentato in questo studio, in particolare,- si legge ancora- regola l&#8217;attività del recettore mGlu5, appartenente alla categoria dei recettori metabotropici del glutammato (elementi cruciali nella trasmissione di segnali tra le cellule del sistema nervoso). La molecola è già nota per la sua azione analgesica, ma i suoi effetti collaterali ne impediscono l&#8217;utilizzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Per questo motivo- dice Serena Notartomaso, biologa nel Laboratorio di Neurofarmacologia del Neuromed e prima autrice del lavoro scientifico, assegnataria di un Progetto Giovani Ricercatori finanziato dal Ministero della Salute- l&#8217;idea è di &#8216;ingabbiare&#8217; il farmaco all&#8217;interno di una struttura molecolare capace di dissolversi quando viene esposta a una determinata frequenza luminosa. In questo modo la molecola può circolare in tutto il corpo senza avere alcun effetto fino a che non viene illuminata, cosa che otteniamo attraverso un LED impiantato in una specifica regione del cervello, il talamo, cruciale nella trasmissione degli impulsi dolorosi. A questo punto, in pochi millisecondi, il farmaco sarà attivato, ma esclusivamente in quel punto, senza arrecare alcun effetto sul resto dell&#8217;organismo&#8221;. Grazie a questa tecnica i ricercatori sono riusciti a ottenere un&#8217;azione analgesica estremamente rapida. &#8220;Naturalmente- dice Ferdinando Nicoletti, Professore Ordinario di Farmacologia, Università Sapienza, Roma e Responsabile del Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;Istituto IRCCS Neuromed, Pozzilli- saranno necessarie ulteriori ricerche prima di giungere a una applicazione concreta negli esseri umani. Quello a cui si sta pensando è di impiantare dei LED all&#8217;interno del corpo, controllabili dall&#8217;esterno. Il paziente potrebbe semplicemente attivare il farmaco attraverso un interruttore&#8221;.</p>
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		<title>Sanità: Iov (Istituto oncologico veneto) ottiene rinnovo accredito Oeci</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/04/29/lo-iov-istituto-oncologico-veneto-ottiene-il-rinnovo-dellaccreditamento-alla-organization-of-european-cancer-institute-oeci/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Apr 2021 16:04:43 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Lo Iov (Istituto oncologico veneto) ottiene il rinnovo dell&#8217;accreditamento alla Organization of european cancer institute (Oeci), con la qualifica di Comprehensive cancer center, ovvero &#8220;il massimo riconoscimento attribuito,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo Iov (Istituto oncologico veneto) ottiene il rinnovo dell&#8217;accreditamento alla Organization of european cancer institute (Oeci), con la qualifica di Comprehensive cancer center, ovvero &#8220;il massimo riconoscimento attribuito, che si ottiene solo soddisfando 63 diversi standard, suddivisi in 272 requisiti&#8221;. Lo annuncia il presidente della Regione Veneto Luca Zaia, evidenziando che solo altri sei dei 19 centri oncologici italiani membri di Oeci possono attualmente vantare questa qualifica. &#8220;In Veneto, saperi e cure sono condivisi con tutti gli ospedali e i reparti di oncologia e quindi possiamo dire che nessun malato, in questa regione, ha minori opportunita&#8217; di cura rispetto a un altro. Questo successo europeo va dedicato ai bravissimi specialisti che ogni giorno lottano contro il cancro e a tutto il personale, sanitario e amministrativo, che contribuisce con un duro lavoro quotidiano a una battaglia senza quartiere nella quale i successi sono sempre piu&#8217; frequenti&#8221;, commenta Zaia, spiegando che l&#8217;accreditamento ha coinvolto oltre 150 professionisti dell&#8217;Istituto suddivisi in 10 gruppi di lavoro, che con il loro impegno hanno permesso di concludere il percorso nei tempi prestabiliti a dispetto della sopravvenuta emergenza legata alla pandemia.</p>
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		<title>Salute. Cancro e farmaci, quello che c&#8217;è da sapere: ecco il decalogo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Feb 2021 19:14:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, gli esperti di farmacologia oncologica della Societa&#8217; Italiana di Farmacologia hanno diffuso un vademecum con tutto quello che c&#8217;e&#8217; da&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/02/04/salute-cancro-e-farmaci-quello-che-ce-da-sapere-ecco-il-decalogo/">Salute. Cancro e farmaci, quello che c&#8217;è da sapere: ecco il decalogo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale contro il cancro, gli esperti di farmacologia oncologica della Societa&#8217; Italiana di Farmacologia hanno diffuso un vademecum con tutto quello che c&#8217;e&#8217; da sapere sui tumori e i farmaci.</p>
<p><strong>1) Si guarisce oggi dal cancro, grazie ai nuovi farmaci?</strong> Dipende dal tipo di cancro, e dalle caratteristiche del paziente. La natura di questa malattia, infatti, e&#8217; talmente multiforme che sarebbe piu&#8217; giusto parlare al plurale, di tumori. Inoltre, anche la variabilita&#8217; individuale e&#8217; molto alta: ciascuno di noi possiede geni diversi e quindi reagisce diversamente allo stesso tumore e ai farmaci. Per avere una misura dell&#8217;efficacia delle terapie ragioniamo in termini di sopravvivenza a cinque anni, a dieci anni dalla diagnosi e cosi&#8217; via. E quando non e&#8217; possibile eradicare la malattia, cerchiamo di cronicizzarne l&#8217;evoluzione con i farmaci: significa che le cellule tumorali permangono ancora nell&#8217;organismo, ma non fanno in tempo a generare masse incompatibili con la vita del paziente.</p>
<p><strong>2) Perche&#8217; e&#8217; difficile eradicare completamente i tumori?</strong> Perche&#8217; le cellule tumorali sono molto simili a quelle sane, e quindi i trattamenti non distinguono con accuratezza le cellule malate dalle cellule sane. Stando cosi&#8217; le cose, non possiamo sempre trattare il paziente con alte dosi di farmaco, benche&#8217; efficace, perche&#8217; il rischio e&#8217; quello di uccidere anche le cellule normali, provocando quindi pesanti effetti collaterali nel paziente. Da venti anni a questa parte la selettivita&#8217; dei farmaci antitumorali nei confronti delle cellule malate e&#8217; pero&#8217; aumentata molto. La sfida resta ancora quella di identificare &#8216;bersagli&#8217; specifici, che si trovino solo sulle cellule tumorali, per poterle colpire senza uccidere i tessuti sani e minacciare la salute del paziente.</p>
<p><strong>3) La chemioterapia antitumorale e&#8217; ancora considerata efficace?</strong> Il problema dei vecchi chemioterapici era proprio la bassa selettivita&#8217;, e quindi la capacita&#8217; di attaccare cellule malate ma anche sane, causando pesanti effetti collaterali. La chemioterapia classica, quella basata sull&#8217;uso di sostanze citotossiche, capaci cioe&#8217; di causare la morte delle cellule tumorali, interferendo con i loro meccanismi di crescita, ha comunque un ruolo ancora molto importante. Abbiamo infatti imparato a somministrare i farmaci chemioterapici con maggiore esperienza, e in maniera piu&#8217; mirata, diminuendo gli effetti collaterali: i chemioterapici sono ancora importantissimi nelle patologie tumorali del sangue in pediatria, e sono spesso utilizzati in combinazione con i piu&#8217; nuovi farmaci antitumorali in strategie terapeutiche che consentono un migliore rapporto tra efficacia e sicurezza. La combinazione tra farmaci della vecchia chemioterapia e farmaci biologici e biotecnologici, per esempio, ha cambiato la prognosi di molte neoplasie inducendo un significativo prolungamento dell&#8217;aspettativa di vita anche nel caso di tumori particolarmente aggressivi.</p>
<p><strong> 4) La radioterapia antitumorale e&#8217; ancora considerata efficace?</strong> La radioterapia e&#8217; impiegata nella terapia dei tumori per la sua capacita&#8217; di causare danni irreparabili al Dna delle cellule tumorali, che cosi&#8217; vanno incontro a morte. Il meccanismo d&#8217;azione, dunque, e&#8217; abbastanza simile a tanti farmaci della chemioterapia classica. La radioterapia ha pero&#8217; il vantaggio di bersagliare con maggiore precisione l&#8217;area interessata dalla neoplasia, grazie ad apparecchiature capaci di far convergere il fascio delle radiazioni sul tumore da diverse angolazioni. In questo modo il tessuto sano viene esposto solo a basse dosi di radiazioni, e possiamo concentrare piu&#8217; fasci sui singoli bersagli tumorali, che cosi&#8217; ricevono dosi massicce e in maniera molto precisa. L&#8217;uso e la valenza della radioterapia sono ancora molto importanti, perche&#8217; essa rappresenta uno strumento altamente efficace che coadiuva le altre modalita&#8217; di trattamento.</p>
<p><strong> 5) Esistono strategie piu&#8217; precise e meno invasive di chemioterapia e radioterapia?</strong> Abbiamo a disposizione molti nuovi farmaci, perche&#8217; la conoscenza sempre piu&#8217; approfondita della biologia dei tumori ha permesso di scoprire &#8216;bersagli&#8217; che si trovano in maniera molto specifica solo sui tumori e molto meno nelle cellule sane. Identificare bersagli specifici delle cellule tumorali ci ha quindi permesso di creare nuovi farmaci, sempre piu&#8217; selettivi, cioe&#8217; precisi. Facciamo alcuni esempi. Nuovi composti detti inibitori delle tirosin chinasi (le tirosin chinasi sono strutture-bersaglio che permettono alle cellule tumorali di comunicare con altre cellule) hanno portato alla scoperta di Imatinib, un farmaco capace di controllare la crescita di tumori nei quali il ruolo di queste strutture (tirosin chinasi) e&#8217; molto importante. Esistono, inoltre, numerose varianti di tirosin chinasi, e quindi abbiamo anche altri farmaci, ciascuno con specifiche capacita&#8217; di bersagliare queste diverse varianti genetiche. Naturalmente, esistono numerosi altri bersagli tipici dei tumori: in tutti i casi si tratta sempre di ostacolare una funzione vitale, o fondamentale, della cellula malata, in modo da ucciderla. Gli inibitori del proteasoma, per esempio, colpiscono il proteasoma, un sistema molecolare deputato alla salvaguardia della vitalita&#8217; delle cellule (ad esempio i farmaci Bortezomib e Carfilzomib), mentre gli inibitori di mTOR, colpiscono questa via metabolica cruciale delle cellule (ad esempio Temserolimus e Everolimus). Questi sono solo alcuni esempi dei numerosi nuovi farmaci piu&#8217; selettivi dei vecchi. È stato possibile svilupparli perche&#8217; abbiamo aumentato notevolmente la capacita&#8217; di &#8216;leggere&#8217; il genoma umano, e quindi identificare dove e come venivano costruiti i bersagli tipici. La conoscenza della genetica e&#8217; quindi la chiave di volta per progettare farmaci sempre piu&#8217; precisi e potenti.</p>
<p><strong>6) Se la genetica e&#8217; cosi&#8217; determinante nei tumori, non potremmo curarli con la terapia genica?</strong> La possibilita&#8217; di intervenire sui tumori con la terapia genica e&#8217; uno degli obiettivi della ricerca in campo oncologico. Da poco tempo si parla, per esempio, dei risultati ottenuti con la terapia nota come CAR-T, che conferma questa possibilita&#8217;. Si tratta di una terapia complessa in cui i linfociti, le cellule del sistema immunitario del paziente, vengono prelevati e il loro Dna viene modificato per insegnare loro a riconoscere e attaccare le cellule tumorali. Successivamente, dopo averli moltiplicati in appositi laboratori, i linfociti cosi&#8217; ingegnerizzati, vengo infusi al paziente, dove sono in grado di riconoscere e distruggere tutte le cellule tumorali presenti. I successi ottenuti con alcune neoplasie del sangue sono molto promettenti e la ricerca ora punta a utilizzare questa strategia genica anche per la terapia degli altri tumori.</p>
<p><strong>7) Sarebbe possibile mettere a punto un vaccino per &#8220;prevenire&#8221; i tumori?</strong> Il vaccino funziona sensibilizzando il sistema immunitario contro un ospite sgradito, di solito un virus o un batterio. Entrambi, una volta che hanno invaso l&#8217;organismo, sono percepiti come elementi estranei, perche&#8217; costituiti da molecole molto diverse da quelle delle cellule che compongono il nostro organismo. Il sistema immunitario puo&#8217; quindi distinguerli facilmente e aggredirli. Purtroppo, come dicevamo prima, le cellule tumorali, benche&#8217; &#8220;estranee&#8221; come virus e batteri, in qualche modo, sono pero&#8217; chimicamente molto simili alle cellule sane. E quindi la strategia del vaccino e&#8217; complicata dal fatto che e&#8217; difficile distinguerle e colpirle selettivamente. A complicare ulteriormente e&#8217; il fatto che le cellule tumorali mandano segnali che addormentano il sistema immunitario. Al momento sono possibili vaccinazioni antitumorali contro alcuni tumori quali per esempio il cancro della cervice uterina, causato dal papilloma virus. La vaccinazione di adolescenti contro questo virus a trasmissione sessuale, principale causa scatenante dell&#8217;insorgenza del tumore, sta dando ottimi risultati e gli organismi di sanita&#8217; internazionali stanno sensibilizzando maschi e femmine alla vaccinazione per la prevenzione di questa patologia.</p>
<p><strong> 8) Al posto del vaccino sarebbe possibile somministrare direttamente anticorpi anti-tumore?</strong> Uno degli aspetti cruciali sul quale si sono concentrati i ricercatori e&#8217; stato quello di bersagliare in modo selettivo le cellule tumorali, evitando quindi che il farmaco antitumorale agisse anche sulle cellule sane. I bersagli della chemioterapia convenzionale sono condivisi tra le cellule tumorali e le cellule sane e questo provoca inevitabilmente effetti collaterali come le mucositi, i disturbi dell&#8217;apparato digerente, le linfo-, piastrino- ed eritro-penie, la caduta dei capelli e altri effetti ancora spesso caratteristici del singolo principio attivo. Una possibile soluzione a queste limitazioni e&#8217; certamente l&#8217;uso di un anticorpo, una sostanza cioe&#8217;, costruita in modo tale che sappia riconoscere e si leghi esclusivamente ad uno specifico bersaglio. Gli anticorpi utilizzati in chemioterapia sono costruiti in modo da riconoscere un bersaglio presente sulla cellula tumorale. Anche in questo caso vale il principio che spesso il bersaglio scelto e&#8217; presente anche in cellule sane ma, in generale, nelle cellule tumorali e&#8217; piu&#8217; frequente ed e&#8217; piu&#8217; coinvolto nella sopravvivenza della cellula stessa.</p>
<p><strong>9) Quali tumori e&#8217; possibile oggi curare con gli anticorpi?</strong> Gli anticorpi o, per meglio dire, gli anticorpi monoclonali (cioe&#8217; quelli che permettono di avere la massima omogeneita&#8217; di bersaglio) hanno trovato numerosi impieghi nella terapia dei tumori e, accanto all&#8217;attivita&#8217; intrinseca dei singoli prodotti, hanno permesso di veicolare sostanze tossiche per le cellule in modo preciso sui tumori contro i quali sono stati costruiti. Quella della combinazione di un anticorpo (capace di riconoscere il bersaglio sulla cellula tumorale) e una sostanza tossica e&#8217; una strategia che ha gia&#8217; portato in terapia combinazioni come ad esempio Gentuzumab-ozogamicin per la terapia della leucemia mieloide acuta, Brentuximab-vedotin per le ricadute del linfoma di Hodgkin e per i linfomi anaplastici a grandi cellule, Ado-Trastuzumab-emtansine per il carcinoma della mammella positivo per HER-2, Inotuzumab-ozogamicin per leucemie linfatiche acute e a cellule B e Vadastuximab-talirine per la leucemia mieloide acuta. Altri ancora sono in fase di sviluppo clinico e saranno disponibili presumibilmente nei prossimi anni.</p>
<p><strong>10) Quali sono quindi i farmaci sperimentali sui quali i ricercatori hanno maggiori aspettative?</strong> Dal momento che abbiamo detto che la genetica e&#8217; la chiave di volta, per capire i tumori, perche&#8217; e&#8217; la genetica che ci consente di capire con precisione le differenze tra cellule tumorali e cellule sane, le maggiori innovazioni arriveranno dai progressi che potremo fare nella conoscenza della genetica del tumore: in particolare la genetica che permette alle cellule tumorali di sopravvivere prevalendo sulle cellule sane. Una nuova frontiera e&#8217; quella che riguarda l&#8217;esame delle mutazioni genetiche che caratterizzano i tumori: molte mutazioni sono presenti in tipi di tumore anche molto diversi tra di loro. Una nuova strategia terapeutica, rispetto quella che ci ha portato alle attuali terapie basate sul principio di avere un farmaco specifico per ogni tipo di tumore, e&#8217; quella di avere farmaci &#8216;agnostici&#8217;, capaci cioe&#8217; di bersagliare tutti i tipi di tumore che condividono la stessa mutazione genica, indipendentemente dalle caratteristiche istologiche (il tipo di tessuto del tumore) o di organo di provenienza. Queste terapie, in avanzato stato di sviluppo, potranno presto permettere di trattare molti tipi di cancro diversi con la stessa molecola, con notevoli semplificazioni negli approcci terapeutici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/02/04/salute-cancro-e-farmaci-quello-che-ce-da-sapere-ecco-il-decalogo/">Salute. Cancro e farmaci, quello che c&#8217;è da sapere: ecco il decalogo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità: al via nuovo studio su carcinoma mammario HER2-positivo e ADC</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Nov 2020 16:13:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[cancro]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma mammario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Daiichi Sankyo e AstraZeneca annunciano l&#8217;avvio di DESTINY-Breast05, uno studio randomizzato internazionale di fase III di ENHERTU (trastuzumab deruxtecan) comparato ad ado-trastuzumab emtansine (T-DM1) come terapia adiuvante per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Daiichi Sankyo e AstraZeneca annunciano l&#8217;avvio di DESTINY-Breast05, uno studio randomizzato internazionale di fase III di ENHERTU (trastuzumab deruxtecan) comparato ad ado-trastuzumab emtansine (T-DM1) come terapia adiuvante per il carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale ma ad alto rischio di recidiva, nei pazienti che presentano malattia residua nella mammella o nei linfonodi ascellari dopo aver ricevuto terapia neo-adiuvante. DESTINY-Breast05 sara&#8217; condotto in collaborazione con la National Surgical Adjuvant Breast and Bowel Project Foundation (NSABP), il German Breast Group (GBG), Arbeitsgemeinschaft Gynakologische Onkologie (AGO-B) e il SOLTI Breast Cancer Research Group. ENHERTU e&#8217; un anticorpo anti-HER2 coniugato ad un inibitore della topoisomerasi, attualmente approvato dall&#8217;FDA con valutazione accelerata per il trattamento di pazienti adulte con carcinoma mammario HER2-positivo non resecabile o metastatico che hanno ricevuto due o piu&#8217; precedenti regimi a base di anti-HER2 in setting metastatico. Nelle donne, il carcinoma mammario e&#8217; la causa piu&#8217; comune al mondo di mortalita&#8217; per cancro e solo nel 2018 si stima che siano stati diagnosticati 2,1 milioni di nuovi casi di carcinoma mammario. Un trattamento neo adiuvante viene somministrato prima dell&#8217;intervento chirurgico per aiutare a ridurre il tumore e renderlo piu&#8217; facile da rimuovere. Le pazienti con malattia invasiva residua alla mammella o nei linfonodi, sottoposte a intervento chirurgico a seguito di trattamento neo adiuvante, sono a maggior rischio di recidiva o morte rispetto alle pazienti che ottengono una risposta patologica completa, ovvero che non presentano alcuna malattia rilevabile nel tessuto rimosso con l&#8217;intervento chirurgico. Il trattamento adiuvante, somministrato dopo l&#8217;intervento chirurgico, mira a sradicare eventuali cellule tumorali rimanenti nel seno o nel resto del corpo, per aiutare a ridurre il rischio di recidiva del cancro.</p>
<p>&#8220;Nonostante i recenti miglioramenti e le approvazioni di nuovi farmaci, rimangono significative esigenze cliniche per le pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale ma con malattia invasiva residua dopo il completamento del trattamento neo adiuvante. Riconosciamo l&#8217;importanza di agire dopo l&#8217;intervento chirurgico con un ulteriore trattamento adiuvante al fine di rallentare la progressione della malattia- ha spiegato Antoine Yver, MD, MSc, Vicepresidente esecutivo e Responsabile globale del dipartimento di Ricerca e sviluppo oncologico diDaiichi Sankyo- questa ricerca si basa sui dati di DESTINY-Breast01 che hanno mostrato una duratura risposta nel carcinoma mammario metastatico HER2-positivo precedentemente trattato. DESTINY-Breast05 valutera&#8217;, nelle pazienti con carcinoma mammario HER2-positivo in stadio iniziale, ENHERTU rispetto a T-DM1, l&#8217;attuale standard di cura. E sara&#8217; la prima volta che valuteremo il beneficio clinico di ENHERTU nel carcinoma mammario precoce, continuando il nostro impegno a trasformare il trattamento per un numero ancora maggiore di pazienti affette da tumori HER2-positivi&#8221;. Lo studio DESTINY-Breast05 arruolera&#8217; fino a 1.600 pazienti in circa 400 centri in Nord America, Europa e Asia. L&#8217;endpoint primario di efficacia e&#8217; la sopravvivenza libera da malattia invasiva (IDFS) basata sulla valutazione dello sperimentatore. Gli endpoint secondari di efficacia includono la sopravvivenza globale e la sopravvivenza libera da malattia sulla base della recidiva della malattia secondo la valutazione dello sperimentatore. Gli endpoint di sicurezza includono eventi avversi gravi, eventi avversi emergenti dal trattamento ed eventi avversi di particolare interesse. Saranno misurati anche gli endpoint economico-sanitari e degli outcome della ricerca, nonche&#8217; gli endpoint farmacocinetici e dei biomarcatori. &#8220;Il NSABP e gli altri nostri partner accademici si impegnano a progettare e condurre studi che hanno il potenziale di migliorare ulteriormente il modo in cui viene trattato il carcinoma mammario, valutando nuove promettenti terapie che possano fornire opzioni di trattamento aggiuntive a pazienti e medici- Ha dichiarato Charles E. Geyer, Jr, MD, presidente della NSABP Foundation Breast Cancer Committee e vicedirettore dello Houston Methodist Cancer Center- Siamo entusiasti di collaborare con Daiichi Sankyo e AstraZeneca su questo importante studio che ha l&#8217;obiettivo di confrontare la sicurezza e il beneficio clinico dei due anticorpi monoclonali coniugati anti-HER2 attualmente disponibili per il carcinoma mammario in stadio iniziale&#8221;.</p>
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		<title>Salute. Tumore alla mammella, individuati meccanismi che portano alla metastatizzazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 16:59:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il tumore della mammella e&#8217; la forma di cancro piu&#8217; diffuso fra le donne. L&#8217;insorgenza delle metastasi rappresenta lo stadio piu&#8217; avanzato di questa patologia e la sua&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/17/salute-tumore-alla-mammella-individuati-meccanismi-che-portano-alla-metastatizzazione/">Salute. Tumore alla mammella, individuati meccanismi che portano alla metastatizzazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tumore della mammella e&#8217; la forma di cancro piu&#8217; diffuso fra le donne. L&#8217;insorgenza delle metastasi rappresenta lo stadio piu&#8217; avanzato di questa patologia e la sua principale causa di morte. La comprensione dei meccanismi che portano alla metastatizzazione e&#8217; pertanto fondamentale per sviluppare terapie piu&#8217; efficaci e personalizzate. Il nostro organismo e&#8217; dotato di meccanismi di difesa in grado di ostacolare la proliferazione e la diffusione delle cellule tumorali. Tuttavia i tumori piu&#8217; aggressivi eludono tali meccanismi, rilasciando dei mediatori che modificano i tessuti sani circostanti e creano cosi&#8217; un microambiente favorevole alla crescita tumorale e alle metastasi. Cosi&#8217; in una nota congiunta Ifom, Airc e Universita&#8217; di Trieste. &#8220;Di fatto i tumori e le loro metastasi non sono costituiti solo da cellule cancerose, ma somigliano a complessi organi alterati all&#8217;interno dei quali vengono reclutati anche diversi tipi di cellule non tumorali a loro volta perturbati dalle cellule maligne- spiega Giannino Del Sal, docente di Biologia applicata al dipartimento di Scienze della Vita dell&#8217;Universita&#8217; di Trieste, responsabile del programma &#8216;Segnalazione, microambiente tumorale e metabolismo cellulare&#8217; dell&#8217;Ifom- Queste cellule insieme a una struttura extracellulare di sostegno (la matrice extracellulare), forniscono supporto alle cellule tumorali creando il microambiente tumorale&#8221;. L&#8217;insieme di questi elementi costituisce pertanto una sorta di ecosistema aberrante che aumenta l&#8217;espansione del tumore e la sua propagazione nell&#8217;organismo, tuttavia i meccanismi molecolari che lo regolano risultano ancora poco chiari. &#8220;Se riuscissimo a comprendere le regole di questo intricato ecosistema- precisa Del Sal, da agosto 2020, Capo Gruppo del Laboratorio di &#8216;Cancer Cell Signalling&#8217; all&#8217;ICGEB di Trieste- sarebbe piu&#8217; semplice individuare bersagli terapeutici mirati&#8221;. Come puo&#8217; la comunicazione tra le cellule tumorali e il proprio ecosistema conferire loro la capacita&#8217; di acquisire caratteristiche metastatiche? Su questo interrogativo si e&#8217; concentrato, grazie al sostegno di Fondazione AIRC, il gruppo di ricerca diretto da Giannino Del Sal. Avvalendosi di un approccio tecnologico all&#8217;avanguardia, che unisce spettrometria di massa, microscopia elettronica e in super risoluzione, i ricercatori dell&#8217;Universita&#8217; di Trieste sono riusciti a svelare un meccanismo cruciale nel processo di metastatizzazione che e&#8217; riconducibile alla trascrizione di miR-30d, un microRNA oncogeno attivo durante la mutazione di p53. I risultati dello studio, pubblicati recentemente sull&#8217;autorevole rivista scientifica Nature Communications, ha evidenziato come le cellule tumorali che presentano l&#8217;oncoproteina p53 mutata subiscano alterazioni della struttura e della funzione dell&#8217;apparato di Golgi, l&#8217;organulo cellulare che funziona da stazione di maturazione, smistamento e rilascio di proteine verso l&#8217;esterno della cellula. &#8220;Le alterazioni strutturali delle cellule maligno- illustra Del Sal- causano localmente il rilascio incontrollato di mediatori che influenzano le caratteristiche fisiche del tessuto tumorale creando una matrice piu&#8217; rigida, e al contempo richiamano cellule normali all&#8217;interno del tessuto tumorale influenzandole a favore del tumore&#8221;. La comunicazione cosi&#8217; instaurata fa si che le cellule dei vasi sanguigni siano attivate in modo da incrementare l&#8217;apporto di ossigeno e nutrienti all&#8217;interno del tumore, richiamando cellule dello stroma che rimodellano la matrice extracellulare e stimolano le cellule tumorali a invadere i tessuti circostanti. &#8220;Abbiamo utilizzato metodi all&#8217;avanguardia e sofisticate tecniche di microscopia, grazie all&#8217;esperienza dell&#8217;unita&#8217; di microscopia elettronica di Ifom- spiega Valeria Capaci, prima autrice della ricerca- che ci hanno permesso di osservare che l&#8217;apparato di Golgi delle cellule tumorali si riorganizza, favorendo un incremento della secrezione&#8221;. &#8220;Inoltre- prosegue la ricercatrice- il rilascio di fattori che viene stimolato da p53 mutata esercita la propria influenza sia sul tumore primario sia in sedi secondarie, potenziando l&#8217;insorgenza di metastasi&#8221;. Sulla base di queste scoperte, Il gruppo guidato da Giannino Del Sal si prefigge di identificare i meccanismi molecolari con cui le cellule del tumore e il microambiente cooperano. &#8220;Una migliore comprensione di questi processi- conclude Del Sal- e&#8217; fondamentale per sviluppare terapie piu&#8217; mirate sia per controllare la crescita del tumore sia per interferire con la diffusione delle cellule tumorali metastatiche nell&#8217;organismo. Siamo grati a Fondazione AIRC per aver capito l&#8217;importanza di questa ricerca e averla sostenuta&#8221;.</p>
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		<title>Cancro e lavoro, Samsung si scusa e risarcisce 118 operai malati di tumore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 24 Nov 2018 18:42:43 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso di una conferenza stampa a Seul, Samsung china il capo e chiede scusa per la malattia e il decesso di alcuni lavoratori impiegati nella divisione Electronics,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/24/cancro-e-lavoro-samsung-si-scusa-e-risarcisce-118-operai-malati-di-tumore/">Cancro e lavoro, Samsung si scusa e risarcisce 118 operai malati di tumore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso di una conferenza stampa a Seul, Samsung china il capo e chiede scusa per la malattia e il decesso di alcuni lavoratori impiegati nella divisione Electronics, il più grande produttore di chip e display Lcd nel mondo in cui vengono usate grandi quantità di sostanze chimiche. Il presidente della divisione dispositivi Samsung, Kinam Kim, ha ammesso che la società non è riuscita a «gestire in modo adeguato le minacce per la salute» nelle sue linee di produzione di semiconduttori e display a cristalli liquidi. «Porgiamo le più sincere scuse ai nostri lavoratori che hanno sofferto per malattie e alle loro famiglie”», ha aggiunto. Lo scandalo è emerso nel 2007 grazie a Hwang Sang-gi che ha rifiutato un accordo dopo che la figlia di 23 anni era morta di leucemia dopo aver lavorato in una fabbrica di Samsung. Con effetto domino, ex operai delle fabbriche di Suwon, a sud di Seoul, e le loro famiglie hanno denunciato una serie di forme di cancro legate alle condizioni di lavoro, come leucemia e tumore al cervello. Si è così costituito un comitato per inchiodare impresa e governo alla responsabilità sulla sicurezza nelle fabbriche di chip e display, è intervenuta l’Agenzia statale per il benessere del lavoro e anche un’inchiesta del Washington Post. Si è così arrivati all’accordo, tra Samsung e i rappresentanti dei lavoratori malati, per un risarcimento che ha posto fine allo stallo in atto tra le due parti da oltre un decennio. Le scuse della compagnia erano parte dell’intesa. Il colosso tecnologico compenserà varie malattie dei dipendenti che hanno lavorato presso le sue fabbriche di chip e Lcd dal 1984, compresi 150 milioni di won (132mila dollari) per leucemia. La compensazione copre anche gli aborti e le malattie congenite dei figli dei lavoratori, come il cancro dei bambini. Dal 2008, spiega l’Associated Press, decine di lavoratori hanno chiesto al governo la compensazione per la sicurezza sul lavoro. Pochi hanno vinto un risarcimento, soprattutto dopo anni di battaglie in tribunale. La metà delle richieste rimanenti è stata respinta e metà rimane sotto esame. Le famiglie delle vittime spesso hanno esaurito i loro risparmi e venduto le loro case per pagare le fatture dell’ospedale. Alcuni lavoratori finiscono inabili e incapaci di lavorare. «Nessuna scusa sarebbe sufficiente se si considera l’inganno e l’umiliazione che abbiamo vissuto negli ultimi 11 anni, il dolore della sofferenza derivante dalle malattie professionali, il dolore di perdere i propri cari – ha detto Hwang, rappresentante dei familiari – Ma prendo le scuse di oggi come una promessa di Samsung Electronics per migliorare la sicurezza dei luoghi di lavoro». Uno scandalo, evidenzia Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, emerso più di 10 anni fa, 320 persone ammalate, di queste 118 sono morte con inevitabili sofferenze e contraccolpi familiari. Una storia tristemente comune a quelle di altre realtà nel mondo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/24/cancro-e-lavoro-samsung-si-scusa-e-risarcisce-118-operai-malati-di-tumore/">Cancro e lavoro, Samsung si scusa e risarcisce 118 operai malati di tumore</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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