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	<title>chiesa Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Addio a Enzo Bianchi, il cordoglio del festivalfilosofia: &#8220;Perdiamo un maestro e un amico carissimo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:11:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È morto all’età di 83 anni Enzo Bianchi, figura di primo piano del monachesimo contemporaneo e tra i fondatori della Comunità monastica di Bose, nata nel 1965 nel&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/09/01/addio-a-enzo-bianchi-il-cordoglio-del-festivalfilosofia-perdiamo-un-maestro-e-un-amico-carissimo/">Addio a Enzo Bianchi, il cordoglio del festivalfilosofia: &#8220;Perdiamo un maestro e un amico carissimo&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È morto all’età di 83 anni Enzo Bianchi, figura di primo piano del monachesimo contemporaneo e tra i fondatori della Comunità monastica di Bose, nata nel 1965 nel Biellese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Monaco, saggista prolifico e profondo conoscitore della Bibbia, Bianchi è stato anche fondatore delle Edizioni Qiqajon, punto di riferimento per la pubblicazione di testi dedicati alla spiritualità, alla teologia e al dialogo cristiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il legame di Enzo Bianchi col festivalfilosofia va ben oltre le numerosissime edizioni cui ha voluto partecipare: <strong>ben ventuno, a partire dal 2002</strong>, cui si sarebbe aggiunta la sua lezione in programma per il prossimo 20 settembre e dedicata agli effetti del messianesimo, sotto il titolo Chiesa e Regno.<br>Il cordoglio espresso dal Consorzio per il festival<em>filosofia</em> e dagli organizzatori è collettivo: &#8220;A lui dobbiamo un&#8217;attenzione fuori dal comune nel riconoscere la consonanza fra l&#8217;urgenza dei temi della società contemporanea e la permanenza dei temi della spiritualità e della filosofia, che valicano i secoli e i millenni. Ciò trova riscontro scorrendo gli argomenti delle lezioni magistrali che ha tenuto nel corso di questo quarto di secolo, e che spaziano dal senso della comunità al peso della gloria, dalla sequela spirituale al concretissimo pane della terra, dal lavoro inteso come maledizione biblica &#8211; e ciò nondimeno aspetto fondativo dell&#8217;identità umana &#8211; alla misericordia come pratica non solo di perdono individuale, ma di giustizia su vasta scala. Nell&#8217;indagare di anno in anno questa molteplice dimensione dell&#8217;umano e del divino, declinandola di volta in volta sul tema scelto per il festival, ci ha insegnato a non fermarci alla superficie delle cose e a riconoscere come, alla soluzione di ogni interrogativo, non possano che conseguire altri interrogativi sul mistero di ciò che ci circonda. Soprattutto, però, la sua costante e duratura vicinanza al festivalfilosofia si è svolta nel segno dell&#8217;amicizia: quella iniziata con la nostra fondatrice, Michelina Borsari, poi espansa fino ad accogliere l&#8217;intera comunità del festival, cui ritornava sempre con affetto. Ai tanti amici di Enzo Bianchi, ai suoi cari, vanno il nostro dolore e il nostro grato pensiero&#8221;.<br></p>
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		<title>Papa Leone XIV esorta i responsabili dei conflitti: “Il cuore di Dio è straziato, non si schiera con i malvagi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Apr 2026 15:40:35 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; Durante la sua tappa in Algeria, papa Leone XIV ha rivolto un duro richiamo contro chi esercita il potere con&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/04/15/papa-leone-xiv-esorta-i-responsabili-dei-conflitti-il-cuore-di-dio-e-straziato-non-si-schiera-con-i-malvagi/">Papa Leone XIV esorta i responsabili dei conflitti: “Il cuore di Dio è straziato, non si schiera con i malvagi”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; Durante la sua tappa in Algeria, papa Leone XIV ha rivolto un duro richiamo contro chi esercita il potere con arroganza e decide le sorti dei conflitti. Davanti ai fedeli ha sottolineato che “Il cuore di Dio è straziato dalle guerre, dalle violenze, dalle ingiustizie e dalle menzogne” e ha aggiunto: “Ma il cuore del nostro Padre non è con i malvagi, con i prepotenti, con i superbi: il cuore di Dio è con i piccoli e gli umili, e con loro porta avanti il suo Regno d’amore e di pace, giorno per giorno”.</p>
<p>Nella città di Annaba il Pontefice ha visitato la Casa di accoglienza per anziani gestita dalle Piccole Sorelle dei Poveri, lodando l’impegno delle suore a favore dei più fragili. Successivamente si è recato al sito archeologico, antica sede episcopale profondamente legata a Sant’Agostino, uno dei massimi pensatori cristiani. Qui ha piantato un ulivo, simbolo di speranza e di riconciliazione.</p>
<p>Il Pontefice ha inoltre inviato un messaggio ai partecipanti alla Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali dedicata all’uso del potere nel contesto globale. Rivolgendosi agli studiosi, ha affermato: “La concezione del potere legittimo trova una delle sue massime espressioni nell’autentica democrazia, lungi dall’essere una mera procedura, la democrazia riconosce la dignità di ogni persona”. Ha tuttavia messo in guardia: “Tuttavia, rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, rischia di trasformarsi in una tirannia maggioritaria o in una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche”.</p>
<p>Alcuni osservatori hanno visto in tali parole un implicito riferimento alle recenti dichiarazioni di Donald Trump, interpretando il richiamo del Papa come un invito a rispettare principi etici nella gestione del potere politico.</p>
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		<title>I primi passi da&#8230;Leone di un agostiniano diventato papa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/18/i-primi-passi-da-leone-di-un-agostiniano-diventato-papa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 May 2025 18:25:26 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Gesù Cristo rivela Dio all’uomo &#160; e l’uomo a se stesso” (B. Pascal). Il nome ‘Leone XIV’ scelto dal nuovo papa, il cardinale statunitense Robert Francis Prevost, nato&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/18/i-primi-passi-da-leone-di-un-agostiniano-diventato-papa/">I primi passi da&#8230;Leone di un agostiniano diventato papa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>“Gesù Cristo rivela Dio all’uomo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>&nbsp; e l’uomo a se stesso” </em>(B. Pascal).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nome ‘<strong>Leone XIV</strong>’ scelto dal nuovo papa, il cardinale statunitense <strong>Robert Francis Prevost</strong>, nato a Chicago il 14 settembre 1955 da genitori figli di immigrati, è stata scelta felicissima. Esso evoca, in riferimento a chi lo ha portato nel passato, come meglio si chiarirà di seguito, la fede nel soprannaturale e la speranza nell’umanità, la dimensione verticale e quella orizzontale, le due braccia della croce, l’“<em>et</em> <em>et</em>”: la saggezza bimillenaria della Chiesa Cattolica, che tutto sempre abbraccia e tutto riconduce in alto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è stata certo una scelta secondaria, ma frutto di una visione chiara, che attiene non ad ostentazione di potere ma alla consapevolezza del proprio ruolo e al carisma di cui la persona del papa è portatrice, l’aver indossato la mozzetta rossa, che richiama la dignità di pastore supremo della Chiesa e il legame con la tradizione, e la stola (la stessa indossata da <strong>Giovanni Paolo II</strong> (1978–2005) e <strong>Benedetto XVI</strong> (2005 <strong>–</strong>2013), simbolo della pienezza del sacerdozio, in una realtà ecclesiale, quella cattolica, dove la forma liturgica è sempre, in un modo o nell’altro, sostanza teologica. Tutto riconduce, nella <em>Catholica</em>, ad una tradizione che travalica i secoli e i singoli uomini, e partecipa dell’essenza stessa del Cristianesimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sobrio, pacato, mite, lo stile del nuovo papa ricorda a tratti quello di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, la cui figura richiama anche nel fisico atletico e in una certa informale esuberanza, che in <strong>Leone XIV</strong> appare più sorvegliata. Ha ripetuto la celebre frase di Wojtyla, “Non abbiate paura!” e ha intonato il <em>Regina Coeli</em>, forse anche in omaggio a Sant’Agostino, di cui è figlio spirituale, che diceva che chi canta in chiesa prega due volte. Lo stesso uso discreto ma convinto del latino testimonia, al pari del grande papa polacco, una aderenza al proprio tempo che non rinuncia alla tradizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pace che ha annunciato con le sue prime parole pronunciate è la pace del Cristo risorto (“<strong><em>Vi lascio la pace, vi do la <u>mia</u> pace</em></strong>” dice Gesù appena risorto mostrandosi ai suoi discepoli, come si legge nel Vangelo di Giovanni), la pace nei cuori e nelle famiglie, a partire dal linguaggio, come premessa indispensabile della pace nella società e tra le nazioni: una pace, dunque, che è personale, interiore e spirituale, prima di essere sociale e politica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nuovo pontefice ha fatto intendere che la capacità della Chiesa e di tutta la famiglia umana di “costruire ponti”, espressione che ha ripetuto, passa attraverso questa riconciliazione profonda che ciascuno deve fare in primo luogo con se stesso. Ha invitato alla fine la folla osannante a recitare un’<em>Ave Maria</em> alla Madonna di Pompei, che ricorreva quello stesso giorno della sua elezione, mostrando così, insieme alla sua radicata fede mariana, di saper coniugare, in uno stesso discorso, altissimi richiami etici con espressioni di devozione popolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma è nell’omelia tenuta il giorno dopo nella messa celebrata alla <strong>Cappella Sistina</strong> di fronte ai cardinali che ha esplicitato, <em>in nuce,</em> il suo vero programma spirituale. Nella cornice offerta dagli stupendi affreschi michelangioleschi che raffigurano Cristo che giudica il Creato, <strong>Leone XIV</strong> è parso voler tornare ai “fondamentali”, anzi al fondamento stesso della fede cristiana, richiamando quel passo del Vangelo di Matteo in cui Gesù chiede a Pietro chi la gente dice che egli sia, domanda che rivolge a tutti in ogni epoca e quindi anche alla nostra epoca. C’è domanda più importante per chi come noi ha sentito parlare di questo Gesù di Nazareth fin dalla prima infanzia?</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta di Pietro è la stessa che la Chiesa da duemila anni “<strong><em>custodisce, approfondisce e trasmette</em></strong>”, la stessa che ripete il nuovo successore di Pietro: “<strong><em>Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente, cioè l’unico salvatore e rivelatore del volto del Padre</em></strong>”,&nbsp; precisando subito dopo che <em>“<strong>Lui, Dio, per rendersi vicino e accessibile agli uomini si è rivelato a noi, negli occhi fiduciosi di un bambino, nella mente vivace di un giovane, nei lineamenti maturi di un uomo, fino ad apparire ai suoi dopo la risurrezione con il suo corpo glorioso. Ci ha mostrato così un modello di umanità santa che tutti possiamo imitare, insieme alla promessa di un destino eterno che invece supera ogni nostro limite e capacità.</strong></em>” Sono parole luminose, lontane anni-luce dalla mentalità dominante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Papa Leone</strong> inizia col fissare un punto di partenza, che vuole essere anche un obiettivo programmatico: “<strong><em>La Chiesa sia sempre più città posta sul monte, arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia, faro che illumina le notti del mondo</em></strong>”, bellissime immagini, che ci restituiscono tutto il fascino di una visione che non teme confronti; per poi scolpire, con frasi limpide e profonde – rifacendosi alla sostanziale indifferenza, ostilità o incomprensione con la quale accolse Gesù la società del suo tempo – un quadro di disarmante realismo della confusione e miseria spirituale del nostro tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong><em>Anche oggi</em></strong>– ha detto con parole tutt’altro che rituali – <strong><em>non sono pochi i contesti in cui la fede cristiana è ritenuta una cosa assurda, per persone deboli e poco intelligenti; contesti in cui ad essa si preferiscono altre sicurezze, come la tecnologia, il denaro, il successo, il potere, il piacere. Si tratta di ambienti in cui non è facile testimoniare e annunciare il Vangelo e dove chi crede è deriso, osteggiato, disprezzato, o al massimo sopportato e compatito.</em></strong>” Da qui l’urgenza per i cristiani della testimonianza coerente, giacché dalla mancanza della fede, e quindi dal rifiuto dell’antropologia cristiana, derivano alla società molte rilevanti conseguenze: dalla perdita di senso della vita alla crisi della famiglia “<strong><em>e tante altre ferite di cui la nostra società soffre, e non poco</em></strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong><em>Non mancano poi contesti </em></strong>– ha proseguito papa Leone con esemplare chiarezza –<strong><em> in cui Gesù , pur apprezzato come uomo, è ridotto solamente a una specie di leader carismatico o di superuomo, e ciò non solo tra i non credenti, ma anche tra molti&nbsp; battezzati, che finiscono così col vivere, a questo livello, in un ateismo di fatto</em></strong>”: concetti, questi, che fanno giustizia delle tante superficiali&nbsp; affermazioni di tutti quei <em>maîtres à penser</em>, anche cattolici, che in televisione e sui cosiddetti “social” pontificano sulla figura di Gesù banalizzandola. Il nuovo pontefice ha così implicitamente ricordato che il cristianesimo non è una bandiera da sventolare, ma un annuncio da portare in primo luogo con la propria vita, in un quotidiano cammino di conversione, nelle circostanze di tutti i giorni: l’annuncio di Cristo morto e risorto, la sola luce che può fendere le tenebre del male.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Leone XIV</strong> ha infine esortato chiunque nella Chiesa eserciti un ministero di autorità&nbsp; a “<strong><em>sparire perché rimanga Cristo, farsi piccolo perché Lui sia conosciuto e glorificato</em></strong>”, secondo il fulgido esempio di <strong>Sant’Ignazio di Antiochia</strong>, martire vissuto tra il primo e il secondo secolo, che, portato in catene a Roma, mentre attendeva di essere sbranato dalle belve, scriveva ai cristiani dell’Urbe: <em>“<strong>Allora sarò veramente discepolo di Gesù Cristo quando il mondo non vedrà il mio corpo</strong>”</em>, un linguaggio, questo, del tutto estraneo alla mentalità corrente, ormai inusuale perfino in bocca ai preti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La straordinaria omelia di <strong>papa Leone</strong> si può riassumere con una frase lapidaria di <strong>Blaise Pascal </strong>(1623–1662), la stessa riportata dallo scrivente all’inizio di queste modeste riflessioni: “<strong><em>Gesù Cristo rivela Dio all’uomo e l’uomo a se stesso</em></strong>”, sublime intuizione di sapore agostiniano che il giovane Robert Francis Prevost, al tempo della sua formazione, non può non aver letto e assimilato. A dispetto della sua apparente mitezza, quello di Prevost il giorno dopo la sua elezione è già un ruggito da&#8230;Leone. Il nome che un papa appena eletto sceglie è un programma, una memoria richiamata, un cammino ripreso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero corre immediatamente al primo papa che portò questo nome, quel <strong>Leone Magno</strong> (440–461) che nel suo lungo pontificato, a fronte della profonda decadenza delle strutture politiche dell&#8217;Impero, vegliò con energia sull&#8217;unità della Chiesa, affermando la supremazia del vescovo di Roma su ogni altro e combattendo le eresie dei pelagiani e dei manichei. <strong>Papa Prevost</strong>, tuttavia, per sua stessa esplicita ammissione, ha inteso rifarsi al suo immediato predecessore nel nome assunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Egli mostra di voler guidare una Chiesa che sia una nuova e credibile coscienza critica del mondo contemporaneo, come seppe fare verso la fine dell’Ottocento <strong>Leone XIII </strong>(1878/1903, al secolo <strong>Vincenzo Gioacchino Pecci</strong>, nato nel 1810), diventato papa nella travagliata epoca dell’Italia post risorgimentale e all’indomani della seconda rivoluzione industriale, che poneva problemi nuovi e domandava risposte nuove, diverse certo da quelle che si agitavano nei vivaci circoli politici del tempo, ma pur sempre risposte da dare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui la <em>Rerum Novarum</em> (“Sulle cose nuove”, 1891), l’enciclica che dette il via alla grande stagione della <strong>dottrina sociale della Chiesa</strong>, che avrebbe impegnato nel secolo successivo tante belle risorse intellettuali del laicato cattolico: non ricette economiche o programmi politici, beninteso, ma principi morali e linee guida con cui orientare i cristiani e tutti gli uomini di buona volontà in un universo sociale che era radicalmente mutato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed ecco allora, accanto al riconoscimento della proprietà privata e della libertà d’impresa, la chiara denuncia di un capitalismo selvaggio che mostrava di sacrificare la dignità del lavoratore alla logica del profitto; ed ecco, accanto alla condanna senza riserve del socialismo e del comunismo, il pieno riconoscimento del diritto dei lavoratori, a tutela dei propri diritti, di associarsi in liberi sindacati, nei quali si indicava il concreto terreno per un&#8217;azione politico-sociale tesa a migliorare le condizioni delle classi lavoratrici. Ed ecco infine, accanto alla ripulsa di ogni lotta di classe, l’auspicio di una feconda collaborazione tra capitale e lavoro. Non mancava inoltre, nell’importante documento, un&#8217;attenzione nuova nei confronti dello Stato, chiamato a farsi carico dei problemi sociali e ad assumersi il compito di rimuovere per tempo le cause dei conflitti tra operai e datori di lavoro.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era un approccio diverso rispetto al passato anche recente: non più, come nel <em>Sillabo </em>di <strong>Pio IX</strong> (1846–1878) del 1864, un’opposizione su tutta la linea ad una modernità vista come nemica inconciliabile della Chiesa, ma un intelligente ed equilibrato discernimento di ciò che di buono essa, inevitabilmente, recava con sé. Ma <strong>Leone XIII</strong> non fu solo il papa “sociale”, fu anche, anzi soprattutto, la guida sicura del gregge assegnatogli, il custode premuroso di quella dottrina della fede di cui la dottrina sociale è conseguenza ideale e concreta applicazione. Fu l’artefice di un programma di restaurazione culturale in una stagione della storia in cui si facevano ancora sentire le conseguenze della Rivoluzione del 1789.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A tale proposito, e per accennare soltanto alle principali encicliche che precedettero la <em>Rerum Novarum</em>, nel 1879, nel secondo anno del suo pontificato, nell’ottica di un virtuoso rapporto tra fede e ragione, con l’<em>Aeterni Patris </em>aveva raccomandato lo studio della filosofia e della teologia scolastica, con particolare riferimento al pensiero di<strong> San Tommaso d’Aquino</strong> (1225–1274), ritenuto strumento validissimo per difendere e illustrare le verità cristiane. Nel 1880, con la<em> Arcanum Divinae</em>, aveva inteso ribadire la condanna del divorzio e la sacralità del matrimonio, mentre nel 1884, con la <em>Humanum Genus</em>, aveva denunciato il relativismo filosofico e morale propugnato dalla massoneria. È del 1885 la <em>Immortale Dei</em>, con la quale aveva voluto sensibilizzare i cattolici sull’esigenza dell’evangelizzazione di una civiltà in via di paganizzazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può poi non ricordare che papa Pecci dispose, in conseguenza &#8211; pare &#8211; di una terribile visione avuta, che i sacerdoti a fine messa recitassero un’invocazione a<strong> San Michele Arcangelo</strong> (il principe delle schiere celesti che secondo quanto si legge nel Libro dell’Apocalisse guidò la lotta contro gli angeli ribelli guidati da<strong> Lucifero</strong>) al fine di difendere la Chiesa dalle insidie del demonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Attenzione ai temi sociali posti dall’attualità e rigore dottrinale fu ciò che caratterizzò il lungo e non facile pontificato di <strong>Leone XIII</strong>, e questo stesso stile pastorale il nuovo vescovo di Roma ha voluto preannunciare con la scelta del nome. Di fronte a quella che appare a tutti gli effetti una nuova rivoluzione industriale, caratterizzata dallo sviluppo planetario della telematica e dalla incipiente intelligenza artificiale (ciò che delinea una cornice analoga a quella in cui Leone XIII si trovò ad operare), <strong>Leone XIV</strong> desidera che la Chiesa offra a tutti il suo patrimonio di dottrina sociale di fronte alle nuove sfide che si pongono in ordine alla dignità umana e alla giustizia sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una Chiesa non in ritirata, dunque, ma in ascolto attivo del mondo, un mondo dilaniato dalle guerre e scosso da sfide epocali, quali l’emergenza ambientale, la frammentazione sociale, la perdita di senso delle nuove generazioni. Una Chiesa chiamata tuttavia a non smarrire la propria identità e a non tradire la propria vocazione, che non è quella di essere una semplice agenzia morale, o un’associazione filantropica, come molti la vedono e come molti la vorrebbero, ma quella di annunciare a tutti e a ciascuno la buona novella di una vita che non finisce con la morte naturale, di un Dio che si è incarnato in Gesù Cristo in un supremo atto di amore e che ci attende sull’altra sponda. Una chiesa “segno di contraddizione”, non come espressione di un’astratta e disincarnata ritualità, ma per fedeltà alla sua missione, quella ricevuta dal Cristo risorto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato in una grande metropoli del <strong>Nord America</strong> e missionario per lunghi anni in <strong>Perù</strong>, il nuovo pontefice conosce da vicino sia le periferie esistenziali dell’Occidente sazio e disperato sia le <em>bidonville</em> degli squallidi sobborghi latino-americani. <strong>Papa Leone</strong> è infine, <em>last but not least</em>, un figlio di <strong>Sant’Agostino</strong> (354–430), come si è dianzi accennato, quel vescovo di Ippona che è il prototipo dell’intellettuale cristiano di ogni tempo, e che unisce mirabilmente profondità di dottrina con sublimi slanci del cuore (celebre è la sua invocazione: “<strong><em>Ci hai fatti per Te, Signore,</em></strong> <strong><em>e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te</em></strong>”; o l’affermazione, ancor più profonda: “<strong><em>Dio è più intimo a me di me stesso</em></strong>”).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Agostino</strong>, in un epoca di transizione che ricorda per tanti aspetti quella attuale, è il giovane inquieto alla ricerca della verità a cui la conversione e la fede in Gesù Cristo e nella sua Chiesa, divenendo sostanza della sua carne, mutarono il suo modo di vivere, aprendo alla sua fervida mente insperati orizzonti di pensiero. La “filosofia cristiana”, largamente preparata dai Padri greci, giunse con lui alla piena maturazione. Guardando alla figura di colui che è stato chiamato alla guida della Chiesa Cattolica,&nbsp; viene alla mente il vecchio adagio <em>“In medio stat virtus”</em>, dove per ‘virtus’, non si&nbsp; deve intendere scelta moderata tra due estremi, bensì, in omaggio a ciò che il termine indica in latino, cioè ‘forza’, la saggezza che viene da una forza tranquilla (la stessa che l’immagine del leone, fortemente simbolica nella rivelazione ebraico-cristana, reca con sé), quella che la sera dell’8 maggio si leggeva nel volto e nelle parole del nuovo successore di Pietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un uomo prudente, un uomo saggio, un uomo di Dio, una guida rassicurante: è così che appare <strong>Leone XIV</strong> da questi primi passi da papa, “<strong><em>cristiano con voi, vescovo per voi</em></strong>”, secondo il celebre motto del <strong>santo vescovo di Ippona</strong> che non ha mancato di ripetere appena eletto affacciato al balcone, preoccupato forse di non alimentare un tifo da stadio, in questa nostra civiltà dell’immagine che tende a spettacolarizzare perfino la santità. Abbiamo ancora nelle orecchie le tante chiacchiere inutili e previsioni campate sul nulla che si sono sentite fino a pochi istanti prima di conoscere il nome del <strong>nuovo vescovo di Roma</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure ci sarebbe da chiedersi: la rapidità con la quale questo papa è stato eletto, il grande consenso che la sua figura ha raccolto tra i cardinali elettori, non ha insegnato nulla a chi, per pigrizia mentale o altro, non riesce a fare a meno di applicare categorie come “conservatore” e “progressista”, o, peggio, “destra” e “sinistra”, proprie di una segnaletica orizzontale molto in uso presso i giornalisti, appena appena adeguata per descrivere un contesto socio–politico, ma del tutto inservibile per spiegare una realtà come la <strong>Chiesa Cattolica</strong>, che benché inserita nella storia della vicenda umana, con i suoi limiti e le sue contraddizioni, si staglia in un orizzonte metastorico?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Viene in soccorso ancora una volta <strong>Blaise Pascal</strong>, originale figura di matematico e filosofo cristiano, che in uno dei suoi geniali pensieri, riferendosi alla Chiesa e al suo travagliato e pur glorioso cammino attraverso i secoli (<em>“<strong>arca di salvezza che naviga attraverso i flutti della storia</strong>” </em>l’ha definita il nuovo papa), così si esprime: <em>“<strong>È bello essere in un vascello sbattuto dai venti sapendo in anticipo che non si perirà</strong>”</em>. Lo Spirito Santo, che il percorso di quel vascello sorveglia da duemila anni, non finirà mai di stupirci. Un vento nuovo è tornato a soffiare.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Giuseppe Lalli</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/18/i-primi-passi-da-leone-di-un-agostiniano-diventato-papa/">I primi passi da&#8230;Leone di un agostiniano diventato papa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Papa Leone XIV, il pastore silenzioso che inquieta i signori del potere</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/papa-leone-xiv-il-pastore-silenzioso-che-inquieta-i-signori-del-potere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 16:33:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La verità vi farà liberi.&#8221; – Vangelo secondo Giovanni, 8:32 Nel giro di poche ore dalla sua elezione, Papa Leone XIV si è trovato al centro di una&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/papa-leone-xiv-il-pastore-silenzioso-che-inquieta-i-signori-del-potere/">Papa Leone XIV, il pastore silenzioso che inquieta i signori del potere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La verità vi farà liberi.&#8221; – Vangelo secondo Giovanni, 8:32</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel giro di poche ore dalla sua elezione, Papa Leone XIV si è trovato al centro di una campagna diffamatoria orchestrata con precisione: avrebbe coperto preti pedofili negli Stati Uniti, sarebbe vicino all&#8217;estrema destra americana, e infine un uomo troppo &#8220;grigio&#8221; per succedere a un Papa mediaticamente esplosivo come Francesco. Accuse fragili, spesso maliziosamente infondate, eppure già diffuse capillarmente da certi ambienti ecclesiastici e politici. Ma chi è davvero Robert Francis Prevost, il nuovo vescovo di Roma?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Classe 1955, originario di Chicago, Robert Prevost è cresciuto in una famiglia cattolica di origini franco-canadesi. Entra negli Agostiniani da giovane, affascinato da una spiritualità che coniuga comunità, studio e servizio. Dopo il dottorato in diritto canonico a Roma, nel 1985 si trasferisce in Perù: lì resta per più di vent&#8217;anni, diventando prima superiore della missione, poi vescovo di Chiclayo. Un pastore tra la gente, che ha conosciuto da vicino la povertà materiale e quella spirituale, in una delle regioni più difficili del continente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È proprio in terra andina che Prevost si trova a fronteggiare uno dei casi più oscuri della Chiesa latinoamericana: lo scandalo del Sodalicio de Vida Cristiana. L&#8217;organizzazione, fondata da un laico peruviano, si rivela un nido di abusi sessuali, manipolazioni psicologiche e relazioni opache con il potere politico. Mentre molti scelgono la prudenza del silenzio, Prevost agisce: collabora con le autorità civili, ascolta le vittime, rimuove i responsabili. Il giornalista Pedro Salinas, tra i primi a denunciare gli abusi, ha riconosciuto apertamente il ruolo decisivo di Prevost, definendolo &#8220;uno dei pochi che ha rotto l&#8217;omertà&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risulta dunque paradossale – se non sospetto – che si voglia oggi dipingerlo come un &#8220;copritore&#8221;. È invece una figura di rottura proprio per chi nella Chiesa ha sempre cercato di anestetizzare la verità, più interessato a difendere l&#8217;istituzione che a purificarla. La sua determinazione nel contrasto agli abusi è in realtà una delle ragioni principali per cui è stato scelto da Francesco come Prefetto del Dicastero per i Vescovi, uno dei ruoli più strategici della Curia romana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;altra accusa – quella di essere vicino a Donald Trump – crolla sotto il peso delle stesse fonti da cui proviene. Steve Bannon, ex consigliere del tycoon e volto dell&#8217;alt-right americana, ha espresso pubblicamente forte disappunto per la sua elezione, definendolo &#8220;uno dei più progressisti cardinali americani&#8221;, in linea con la &#8220;Chiesa globalista e sinodale&#8221; voluta da Bergoglio. Un&#8217;uscita che smaschera la propaganda di chi lo etichetta come &#8220;trumpiano&#8221;: i poteri forti, quelli veri, lo temono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cifra teologica di Leone XIV affonda le radici nell&#8217;agostinismo: centralità della grazia, introspezione, fiducia nella forza del Vangelo più che nelle strutture. Non è un innovatore da copertina, ma un restauratore di essenzialità. La sua ecclesiologia rifugge gli estremismi: né Chiesa autoreferenziale chiusa nei dogmi, né comunità fluida e svuotata di verità. Vuole una Chiesa sinodale, ma ancorata; accogliente, ma non indifferente alla verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua cultura teologica e umanistica non è da sottovalutare. Paolo Mieli, voce laica tra le più lucide del panorama italiano, lo ha definito in un recente articolo &#8220;di gran lunga superiore a Papa Francesco sotto il profilo culturale e pastorale&#8221;. Un giudizio netto, che fotografa bene l&#8217;equilibrio del nuovo Papa: sobrio ma colto, profondo ma comunicativo, spirituale senza essere ingenuo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo primo messaggio da Pontefice, pronunciato con voce ferma dalla loggia di San Pietro, è stato: &#8220;Non abbiate paura del mondo, ma di perdere il sapore del Vangelo&#8221;. Non uno slogan, ma una visione. In quelle parole si riconosce la linea del suo pontificato: ricentrato sul Vangelo, alieno da protagonismi, vicino ai dolori del mondo ma saldo nella dottrina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Papa Leone XIV non è un uomo dei salotti, non ha clientele curiali, non è prigioniero di ideologie. È un pastore vero, e proprio per questo – in un tempo in cui la Chiesa è spesso ridotta a campo di battaglia tra opposti fondamentalismi – rappresenta una minaccia per i professionisti della divisione. E forse è proprio questo che lo rende il Papa di cui oggi c&#8217;è più bisogno.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/papa-leone-xiv-il-pastore-silenzioso-che-inquieta-i-signori-del-potere/">Papa Leone XIV, il pastore silenzioso che inquieta i signori del potere</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Papa Francesco critica investimenti in armi e anticoncezionali e sottolinea l&#8217;importanza di politiche pro-natalità</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/05/10/papa-francesco-critica-investimenti-in-armi-e-anticoncezionali-e-sottolinea-limportanza-di-politiche-pro-natalita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 May 2024 09:31:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Durante il suo intervento agli Stati generali della natalità, Papa Francesco ha espresso preoccupazione per i tipi di investimenti che attualmente generano il maggior reddito, citando le fabbriche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/10/papa-francesco-critica-investimenti-in-armi-e-anticoncezionali-e-sottolinea-limportanza-di-politiche-pro-natalita/">Papa Francesco critica investimenti in armi e anticoncezionali e sottolinea l&#8217;importanza di politiche pro-natalità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Durante il suo intervento agli Stati generali della natalità, Papa Francesco ha espresso preoccupazione per i tipi di investimenti che attualmente generano il maggior reddito, citando le fabbriche di armi e gli anticoncezionali come esempi. Ha sottolineato come questi due tipi di investimenti abbiano un impatto diretto sulla vita: uno la distrugge e l&#8217;altro ne impedisce la creazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pontefice ha proseguito discutendo i veri problemi del mondo moderno, che, secondo lui, non sono i bambini che nascono, ma piuttosto l&#8217;egoismo, il consumismo e l&#8217;individualismo. Questi atteggiamenti, ha affermato, rendono le persone &#8220;sazie, sole e infelici&#8221; e contribuiscono a problemi globali come l&#8217;inquinamento e la fame. Per Papa Francesco, il vero interrogativo non è quante persone popolano il mondo, ma la qualità del mondo che stiamo costruendo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha inoltre criticato il modo in cui l&#8217;egoismo può &#8220;rendere sordi alla voce di Dio&#8221; e come spesso le case si riempiano di oggetti materiali ma rimangano vuote di bambini, sostituiti da animali domestici come cani e gatti. Il Papa ha enfatizzato che il problema non è la presenza di bambini, ma l&#8217;assenza di un approccio al mondo incentrato sull&#8217;amore e sulla generosità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, ha fatto appello a una maggiore azione istituzionale per combattere la denatalità, chiamando i governi a implementare politiche più efficaci e decisioni coraggiose che possano permettere alle nuove generazioni di realizzare i propri sogni. Ha sottolineato l&#8217;importanza di politiche che permettano alle madri di non dover scegliere tra lavoro e cura dei figli e di liberare le giovani coppie dalla precarietà occupazionale e dalle difficoltà nell&#8217;acquistare una casa.</p>
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		<title>Il Novecento e la Chiesa </title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/05/12/il-novecento-e-la-chiesa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 13:15:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Agli inizi del Novecento Don Luigi Sturzo ebbe a dire:  “La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori, perché, in tutto, si&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/05/12/il-novecento-e-la-chiesa/">Il Novecento e la Chiesa </a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Agli inizi del Novecento Don Luigi Sturzo ebbe a dire:  “La missione del cattolico in ogni attività umana è tutta impregnata di ideali superiori, perché, in tutto, si riflette il Divino. Se questo senso del Divino manca, tutto si deturpa: la politica diviene mezzo per l&#8217;arricchimento, l&#8217;economia arriva al furto e alla truffa, la scienza si applica ai forni di Dachau, la filosofia al materialismo e al marxismo, l&#8217;arte decade al meretricio”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le teorie e le ideologie del Novecento furono in antitesi con i principi di verità, di giustizia, e di amore che costituiscono i fondamenti e la forza del Cristianesimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 15 maggio 1891 fu promulgata l’Enciclica Rerum Novarum da Papa Leone XIII per rispondere alla questione sociale scatenata dalla seconda rivoluzione industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La <em>Rerum Novarum,</em> assieme alla Dottrina Sociale della Chiesa, designò il Magistero che la Chiesa avrebbe esercitato su temi concernenti la società e il mondo del lavoro. I loro fondamenti teorici, le loro “<em>sorgenti</em>” o “<em>fonti</em>” furono le Sacre Scritture, la Parola di Dio rivelata, i Sacri Libri dunque, a partire da Genesi, poi il Vangelo, gli Scritti apostolici, etc…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel nostro tempo, in cui vige il neoliberismo più sfrenato, dove il lavoro e la dignità dell’uomo sono calpestati quotidianamente, dove sono ricorrenti gli incidenti sul lavoro, vale la pena soffermarsi sulla Dottrina Sociale della Chiesa, sul suo importante e determinante contributo nel disegno della nostra Repubblica e&nbsp; nella ricostruzione post-bellica della società civile italiana. Riflettendo, comprendiamo quanto sia necessario ed attuale l’attuazione del suo Magistero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le convinzioni d’intelletto della Dottrina Sociale della Chiesa in merito all’uomo e al lavoro dell’uomo (così come è scritto nella Lettera Enciclica Laborem Exercens di Papa Giovanni Paolo II, emanata nel 1981, al 90° anniversario  dell’enciclica Rerum Novarum) acquisiscono il carattere di convinzione di fede, poiché ciò che esse propongono ed insegnano, risiedono nella Parola di Dio rivelata, nelle Sacre Scritture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dottrina Sociale della Chiesa affonda le proprie radici nel fatto che la Chiesa crede nell&#8217;uomo, pensa all&#8217;uomo e si rivolge all&#8217;uomo non solo alla luce dell&#8217;esperienza storica quanto innanzitutto alla luce della Parola rivelata del Dio vivente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Chiesa attraverso la Dottrina Sociale ebbe (ed ha tuttora) una <em>mission</em>, un compito sacro da adempiere: riferendosi all&#8217;uomo, essa cerca di esprimere quei <em>disegni eterni</em> e quei <em>destini trascendenti </em>che il Dio Vivente, Creatore e Redentore, ha legato all&#8217;uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Dottrina Sociale della Chiesa trova già nelle prime pagine di <em>Genesi</em>, 1° Libro della Bibbia, la fonte della sua convinzione, ossia il lavoro costituisce una fondamentale dimensione dell&#8217;esistenza umana sulla terra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tali verità fondamentali intorno all&#8217;uomo sono già insite nel contesto del mistero della Creazione. Proprio nell&#8217;ambito della Creazione in Genesi è scritto: l&#8217;uomo è fatto ad immagine di Dio “maschio e femmina li creò, a sua somiglianza, a sua immagine”; siate fecondi e “moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Certamente “moltiplicatevi, riempite la terra, soggiogatela”  non si riferiscono direttamente ed esplicitamente al lavoro ma indirettamente già indicano all&#8217;uomo il lavoro che dovrà eseguire e le attività che dovrà svolgere nel mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Già in <em>Genesi</em> incontriamo l&#8217;uomo nell&#8217;adempimento del mandato affidatogli dal Creatore. L’uomo dunque riflette la stessa azione del Creatore dell&#8217;universo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole proferite in Genesi ancora oggi non cessano di essere attuali e la moltiplicazione, il riempimento della terra e il suo soggiogamento costituiscono un processo universale che abbraccia tutti e ciascuno; ogni generazione in ogni fase dello sviluppo economico e culturale della società in cui essa (generazione) è contestualizzata. Si tratta di un processo che si attua in ogni uomo. Tutti e  ciascuno sono contemporaneamente abbracciati da quel processo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti e ciascuno prendono parte al gigantesco processo, mediante il quale l’uomo “soggioga la terra” attraverso il suo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così il lavoro umano diviene la chiave, ovvero la chiave essenziale di tutta la questione sociale, solo se si tende al bene dell&#8217;uomo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La graduale soluzione della questione sociale volge a rendere la vita umana più umana e dunque il lavoro umano acquisisce un&#8217;importanza fondamentale, decisiva nella Dottrina Sociale della Chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La primordiale intenzione di Dio nei confronti dell&#8217;uomo non fu ritrattata né cancellata neppure nel momento in cui l&#8217;uomo infranse l&#8217;originaria alleanza allorquando Dio gli disse: “col sudore del tuo volto mangerai il pane”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole di Dio “profetizzarono” la fatica, a volte assai pesante, che da quel momento accompagnò Adamo e il lavoro umano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nulla è cambiato da quel tempo affinché l&#8217;uomo possa realizzare il suo dominio soggiogando la terra. La fatica del lavoro, e nel lavoro, è universalmente riconosciuta. La conoscono tutti gli uomini che lavorano, poiché il lavoro è una vocazione universale. La conoscono gli agricoltori, i minatori, i siderurgici, i muratori, i medici, gli infermieri, gli insegnanti, gli artigiani, i riders, tutti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro conferisce dignità all&#8217;uomo poiché è un bene che esprime la dignità dell&#8217;uomo e la accre<em>sce.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella Lettera Enciclica “Laborem exercens”, rifacendosi agli scritti di San Tommaso, Giovanni Paolo II scrisse che il lavoro è un bene dell&#8217;uomo, è un bene della sua umanità, perché attraverso il lavoro l&#8217;uomo non solo trasforma la natura adattandola alle proprie necessità, ma anche realizza se stesso come uomo e in un certo senso “diventa più uomo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Enciclica Rerum Novarum di Leone XIII, emanata nel 1891, costituì il fondamento teorico della Dottrina Sociale della Chiesa e rappresentò la risposta della Chiesa alla questione operaia. Le trasformazioni economiche, causate dal capitalismo industriale, ebbero ripercussioni sociali di notevole entità che la Chiesa non poté ignorare. Così Essa sollecitò la nascita di associazioni sindacali operaie nel quadro dei rapporti con i datori di lavoro improntati sulla solidarietà cristiana e affermò la necessità di un ruolo dello Stato nei conflitti fra il Capitale e il Lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai nostri tempi sono andati persi i principi della solidarietà cristiana. Così come è stato smarrito il senso del Divino che dovrebbe permeare ogni attività umana. Don Sturzo affermò che &#8220;se questo senso del Divino manca, tutto si deturpa&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro è riconosciuto nell’Art. 1, fondativo della&nbsp; Costituzione della Repubblica Italiana; ha un ruolo importantissimo nel conferimento della dignità all&#8217;uomo, ma oggi è completamente disatteso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il LAVORO, sia manuale sia intellettuale, NON deve essere inteso come mero strumento del profitto ma VALORE, in quanto frutto, estrinsecazione, ossia traduzione materiale, dello spirito, dell&#8217;intelligenza umana, e in quanto tale teso a conferire dignità, titolarità al diritto di partecipare alla gestione e agli utili di impresa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la concezione cristiana dell&#8217;esistenza, l&#8217;uomo, in quanto persona e non numero, deve sentirsi partecipe di una comunità alla cui evoluzione e crescita, deve contribuire (v. Art. 4 della Costituzione) attraverso uno scambio di beni materiali e immateriali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni uomo è persona unica ed irripetibile e NON è giusto (come oggi purtroppo accade) che venga subdolamente inserito in una massificazione collettiva che impone pensieri e merci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I principi del Cristianesimo, del Cattolicesimo, ispirarono il progetto della nostra Costituzione (senza escludere le altre Confessioni religiose &#8211; v. Art. 8 della Costituzione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Costituzione doveva contemplare un ordinamento politico, culturale, religioso che tutelasse, promuovesse la persona umana (v. Art. 3 della Costituzione). Così fu.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero di Giuseppe Dossetti indusse molti Padri costituenti ad accogliere la tesi secondo cui la persona umana e le comunità intermedie, come la famiglia, la scuola, il lavoro, la comunità religiosa, hanno diritti che precedono lo Stato stesso e che quei diritti devono essere riconosciuti e non concessi da altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il neoliberismo, il comunismo, il fascismo hanno inteso l&#8217;uomo semplicemente come &#8220;elemento produttivo&#8221;, mentre il pensiero cristiano ha avuto come motore l&#8217;intento di formare la persona, l&#8217;uomo, e di renderlo non solo abile professionalmente ma elevato moralmente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il movimento cattolico in Italia attraversò momenti sofferti durante il fascismo in quanto i suoi iscritti compresero subito la diversità fra la &#8220;mistica fascista&#8221; e la “concezione cristiana della vita&#8221;&nbsp; &#8211; come scrisse G. Spataro in una sua opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quando i valori cristiani, su cui è fondata la società occidentale, vengono meno (Jacques Maritain), allora l&#8217;Europa entra in crisi e si affermano i totalitarismi (v. fascismo, nazismo, comunismo, maoismo, neoliberismo attuale o scientismo). Oggi ci troviamo ad un bivio. Occorre scegliere e presto!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Negli ultimi tempi si registrano precarietà sul lavoro,&nbsp; la negazione della dignità delle lavoratrici e dei lavoratori, delocalizzazioni di industrie e aziende con conseguente perdita di posti di lavoro, etc&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si pensi anche al romanzo distopico di Margaret Atwood, candidata al Nobel, <em>“Il racconto dell’ancella”</em>, in cui si prefigura un prossimo futuro con donne votate solo alla procreazione. Aberrante!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel Novecento vi furono donne che combatterono nelle formazioni partigiane, nella Resistenza, nella Costituente per costruire la Repubblica italiana. Esse si interposero fra i gruppi femminili provenienti dall&#8217;alta borghesia e dall&#8217;aristocrazia nobiliare e i gruppi di sinistra, provenienti dalle file socialiste e dalle <em>“agitatrici”</em> laiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcide De Gasperi, in un suo discorso politico a Roma del 2 febbraio 1948, ebbe a dire: Le donne sono più aperte alle ragioni ideali che agli opportunismi. Infatti molte furono le intellettuali, quasi tutte insegnanti, che contribuirono alla nascita di un movimento femminista cattolico, fondato sull&#8217;affermazione della dignità della donna, contro la mentalità imperante della sua inferiorità e della preminenza dell&#8217;uomo. Si batterono contro il Capitalismo che sfruttava i lavoratori, sopraffatti da lavori estenuanti e con salari bassi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A quelle donne si aggiunse l&#8217;impegno militante delle operaie cattoliche, delle associazioni femminili DC, dei quadri dei circoli. Combatterono tutti in difesa del lavoro, delle professioni, dell&#8217;insegnamento, del servizio sanitario, del lavoro autonomo coniugato al femminile. In quel tempo (e ancora oggi, date le recenti, numerose <em>morti bianche</em>) le donne (come anche gli uomini) subirono in fabbrica lo sfruttamento e la discriminazione a causa del sistema capitalistico contrario ad ogni principio di giustizia, di uguaglianza, di parità tra i generi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ancora oggi, nel mondo del lavoro e nella società civile, non sono del tutto implementati i principi di solidarietà e di sussidiarietà (v. il Reddito di Cittadinanza e l’Assegno unico e universale per i figli) contemplati dalla Dottrina Sociale della Chiesa, la quale, in merito alle Istituzioni, sostiene che una “democrazia senza valori (e la Storia lo insegna) facilmente si riduce ad un totalitarismo appena o per nulla mascherato”..</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo la Dottrina Sociale della Chiesa, la comunità politica e le Istituzioni che la rappresentano devono essere essenzialmente a servizio della società civile, delle persone e dei gruppi che quella società civile compongono e giustificano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel regolare le sue relazioni con la società civile la comunità politica è tenuta a rispettare il principio di sussidiarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella società civile importante e di grande valore è il lavoro volontario che mostra alle persone una società civile intesa come luogo dove è possibile costruire un&#8217;etica pubblica basata sulla solidarietà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il lavoro volontario ha grandi potenzialità insite e presta i suoi sforzi per il bene della comunità in generale, in particolare a favore dei più deboli e bisognosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Gabriella Toritto</p>
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		<title>Chiesa: domenica &#8220;Carovana Pace&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Jan 2022 11:40:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 30 gennaio i ragazzi dell&#8217;Azione Cattolica (Acr) di Roma saranno tutti collegati insieme ai loro educatori e genitori per partecipare alla Carovana della Pace, che anche quest&#8217;anno&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Domenica 30 gennaio i ragazzi dell&#8217;Azione Cattolica (Acr) di Roma saranno tutti collegati insieme ai loro educatori e genitori per partecipare alla Carovana della Pace, che anche quest&#8217;anno si svolge in forma &#8216;telematica&#8217;. L&#8217;appuntamento si colloca al termine del Mese della Pace, tradizionalmente dedicato dall&#8217;Azione Cattolica e da tutta la Chiesa alla riflessione su questo tema, con una veste nuova affinché &#8211; in totale sicurezza &#8211; i più piccoli possano comunque far sentire alla città il loro desiderio di pace, in modo ancora più forte in questo tempo segnato dall&#8217;emergenza sanitaria e sociale. Con il supporto dell&#8217;Ufficio Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, andrà in onda alle ore 11 un &#8216;Talk show di Pace&#8217; condotto da due ragazzi dell&#8217;Acr di Roma. Sarà trasmesso dall&#8217;emittente televisiva Telepace (canali 73 e 214 in hd; 515 di Sky) e dai canali social dell&#8217;Azione Cattolica di Roma e vedrà la partecipazione in collegamento del cardinale vicario Angelo De Donatis, e Annamaria Bongio, responsabile nazionale dell&#8217;Acr. Ci sarà spazio anche per un approfondimento sul messaggio del Santo Padre per la LV Giornata Mondiale della Pace. I più piccoli come sempre saranno protagonisti: ogni parrocchia ha inviato un video-messaggio di pace e due ragazzi, a nome di tutta l&#8217;associazione diocesana, leggeranno la lettera aperta rivolta a Sua Santità. Alle 12, come di consueto, tutti uniti a Papa Francesco per la preghiera dell&#8217;Angelus. &#8220;L&#8217;ambientazione del Talk show sarà la sartoria- spiega Antonio Culla, vice-responsabile diocesano Acr- perché i nostri ragazzi sono chiamati a fare discernimento attraverso un&#8217;opera di taglio e cucito: tagliare è scegliere che linea dare al proprio abito, prendere ciò che è buono, fare piccole e grandi scelte. Stanno scoprendo come gli strappi che avvengono nelle nostre relazioni possano essere ricuciti, pongono l&#8217;attenzione ai molti che vengono scartati dalla società, impegnandosi ad averne cura&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I bambini e i ragazzi dai 4 ai 14 anni dell&#8217;Acr, in questo mese allenano il proprio sguardo a riconoscere le situazioni di ingiustizia intorno a loro, quelle che rendono le persone più fragili &#8220;uno scarto&#8221;. Grazie alla testimonianza di Gesù, che è il &#8220;Sarto per eccellenza&#8221;, fanno esperienza di come gli &#8220;scarti&#8221; di tessuti diversi tra loro possano essere elementi chiave per nuove creazioni. Rifletteranno su come anche i più piccoli possono farsi missionari nella loro realtà quotidiana e porteranno questo contributo al cammino sinodale che si sta svolgendo nelle parrocchie e in diocesi. Da qui quindi la scelta di sostenere due progetti di solidarietà: uno nazionale, insieme a tutta l&#8217;Azione cattolica italiana a sostegno dell&#8217;Associazione Bambino Gesù del Cairo Onlus, nella costruzione dell&#8217;Oasi di Pietà, una casa di accoglienza per bambini e ragazzi ed uno come associazione diocesana, aiutando un progetto della Caritas diocesana di Roma, che sostiene giovani e adolescenti attraverso un laboratorio di serigrafia su tessuti. La proposta per i ragazzi è molteplice e pensata per essere vissuta con le famiglie in casa e con i propri coetanei nelle parrocchie, nelle associazioni e nei gruppi in modo che non vada persa la &#8220;missionarietà a misura dei più piccoli&#8221; che da sempre caratterizza la proposta formativa dell&#8217;Acr. I più piccoli sono quindi invitati, supportati da giovani e adulti, ad animare la Messa del 30 gennaio nelle proprie parrocchie e a realizzare striscioni con messaggi di pace che assemblati insieme saranno esposti in piazza San Pietro lo stesso giorno. &#8220;Siamo contenti che anche quest&#8217;anno possiamo vivere questo importante appuntamento del cammino annuale dei ragazzi &#8211; afferma Marilena Pintagro, responsabile diocesana Acr &#8211; anche se con una modalità differente dal solito, ma ci permetterà di diffondere ancora di più il messaggio di pace, oltre le mura della nostra città. Abbiamo coinvolto, oltre ai ragazzi di Roma, anche diversi bambini di altre diocesi d&#8217;Italia. È bellissimo come siano loro i protagonisti assoluti di questo appuntamento e che possano far sentire ancora una volta la loro voce&#8221;.</p>
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		<title>Chiesa. Torna Angelus in Piazza San Pietro: &#8220;Serve ecologia del cuore&#8221;</title>
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		<pubDate>Sun, 18 Jul 2021 10:57:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Papa Francesco, dopo la degenza al Policlinico Gemelli, a seguito di un intervento programmato nei giorni scorsi per stenosi diverticolare del sigma, torna a celebrare l&#8217;Angelus in una Piazza San Pietro gremita di fedeli. &#8220;Abbiamo bisogno di una &#8216;ecologia del cuore&#8217;, che si compone di riposo, contemplazione e compassione- ha detto &#8211; Approfittiamo del tempo estivo per questo, ci aiuta abbastanza&#8221;. Bergoglio osserva: &#8220;Quante volte accade anche nella Chiesa siamo indaffarati, corriamo, pensiamo che tutto dipenda da noi e, alla fine, rischiamo di trascurare Gesù. Per questo Egli invita i suoi a riposare un po&#8217; in disparte, con Lui. Non è solo riposo fisico, è anche riposo del cuore. Perché non basta &#8216;staccare la spina&#8217;, occorre riposare davvero. E per farlo, bisogna ritornare al cuore delle cose: fermarsi, stare in silenzio, pregare, per non passare dalle corse del lavoro a quelle delle ferie&#8221;. Gesù, ha sottolineato il Papa, &#8220;non si sottraeva ai bisogni della folla, ma ogni giorno, prima di ogni cosa, si ritirava in preghiera, in silenzio, nell&#8217;intimità con il Padre. Il suo tenero invito &#8211; &#8216;riposatevi un po&#8217; &#8211; dovrebbe accompagnarci: guardiamoci dall&#8217;efficientismo, fermiamo la corsa frenetica che detta le nostre agende. Impariamo a sostare, a spegnere il telefonino, a contemplare la natura, a rigenerarci nel dialogo con Dio&#8221;.</p>
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		<title>Coronavirus. La Chiesa concede assoluzione pure senza confessione</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Mar 2020 13:21:22 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Chiesa si adegua (ancora una volta) all&#8217;emergenza coronavirus. E ora da&#8217; il via libera anche all&#8217;assoluzione dei malati senza la confessione. A riferirlo e&#8217; il vescovo di Imola, Giovanni Mosciatti, che ieri ha firmato un decreto ad hoc nel quale si spiega che negli ospedali i sacerdoti possono &#8220;impartire l&#8217;assoluzione a piu&#8217; penitenti senza previa confessione individuale, quando gli ammalati ricoverati siano in pericoIo di vita o si trovino in reparti in cui non sia possibile garantire il segreto della confessione e le adeguate misure sanitarie&#8221;. Allo stesso modo, scrive il vescovo, &#8220;l&#8217;assoluzione puo&#8217; essere impartita anche al personale sanitario che ne faccia richiesta&#8221;. Mosciatti dispone quindi che &#8220;si provveda a impartire l&#8217;assoluzione in modo che i presenti possano ascoltare le parole del sacerdote, rispettando per quanto possibile le sensibilita&#8217; dei non credenti o di chi non sia cristiano&#8221;. Il vescovo di Imola raccomanda anche di avvisare &#8220;in qualche modo&#8221; i malati di queste nuove disposizioni, spiegando le &#8220;condizioni previste per ricevere l&#8217;assoluzione: il pentimento per i propri peccati e il proposito di confessare quelli gravi quando, superate le attuali circostanze o riottenuta la salute, si potra&#8217; accedere alla confessione individuale&#8221;. Vista l&#8217;emergenza sanitaria in atto, spiega poi il vescovo di Imola in una lettera inviata alla sua Diocesi, &#8220;la Chiesa offre la possibilita&#8217; per ammalati, operatori sanitari, ai famigliari e chi si prende cura dei malati, anche con la preghiera, di ottenere l&#8217;indulgenza plenaria&#8221;. Lo ha stabilito &#8220;un decreto straordinario pubblicato dalla Penitenzieria apostolica vaticana&#8221;, richiama Mosciatti, ricordando anche la possibilita&#8217; di &#8220;impartire l&#8217;assoluzione collettiva, cioe&#8217; a piu&#8217; fedeli insieme, senza la previa confessione individuale&#8221;. Per ottenere l&#8217;indulgenza plenaria, continua il vescovo di Imola, i malati di coronavirus, chi e&#8217; in quarantena, gli operatori sanitari e i loro familiari potranno &#8220;con l&#8217;animo distaccato da qualsiasi peccato, unirsi spiritualmente attraverso i mezzi di comunicazione&#8221; alle celebrazioni delle messe, del rosario e della via Crucis. Oppure recitando le preghiere richieste in questo caso (Credo, Padre Nostro, Ave Maria), implorando &#8220;da Dio la cessazione dell&#8217;epidemia, il sollievo per coloro che ne sono afflitti e la salvezza eterna di quanti il Signore ha chiamato a se&#8217;, con la volonta&#8217; di adempiere le solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre), non appena sara&#8217; loro possibile&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/03/25/coronavirus-la-chiesa-concede-assoluzione-pure-senza-confessione/">Coronavirus. La Chiesa concede assoluzione pure senza confessione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Migranti. Papa: &#8220;Morti in mare vittime dell&#8217;ingiustizia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Dec 2019 22:01:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Siamo di fronte ad un&#8217;altra morte causata dall&#8217;ingiustizia. Gia&#8217;, perche&#8217; e&#8217; l&#8217;ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l&#8217;ingiustizia che li obbliga ad attraversare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/12/20/migranti-papa-morti-in-mare-vittime-dellingiustizia/">Migranti. Papa: &#8220;Morti in mare vittime dell&#8217;ingiustizia&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Siamo di fronte ad un&#8217;altra morte causata dall&#8217;ingiustizia. Gia&#8217;, perche&#8217; e&#8217; l&#8217;ingiustizia che costringe molti migranti a lasciare le loro terre. È l&#8217;ingiustizia che li obbliga ad attraversare deserti e a subire abusi e torture nei campi di detenzione&#8221;. Cosi&#8217; il Papa ha salutato i rifugiati arrivati recente da Lesbo con i corridoi umanitari. Nell&#8217;accesso al palazzo apostolico dal Cortile del Belvedere, Francesco ha fatto collocare una croce in ricordo dei migranti e dei rifugiati, appesa alla quale ha collocato un giubbotto salvagente come simbolo dei tanti morti senza nome annegati nel Mediterraneo mentre erano in cerca della salvezza. &#8220;È l&#8217;ingiustizia che li respinge e li fa morire in mare&#8221;, ha ribadito Francesco sulla scorta del suo primo viaggio apostolico a Lampedusa: &#8220;Il giubbotto &#8216;veste&#8217; una croce in resina colorata, che vuole esprimere l&#8217;esperienza spirituale che ho potute cogliere dalle parole dei soccorritori. In Gesu&#8217; Cristo la croce e&#8217; fonte di salvezza, &#8216;stoltezza per quelli che si perdono &#8211; dice San Paolo -, ma per quelli che si salvano, ossia per noi, e&#8217; potenza di Dio'&#8221;. &#8220;Questo e&#8217; il secondo giubbotto salvagente che ricevo in dono&#8221;, ha spiegato il Papa: &#8220;Il primo mi e&#8217; stato regalato qualche anno fa da un gruppo di soccorritori. Apparteneva a una bambina che e&#8217; annegata nel Mediterraneo. L&#8217;ho donato poi ai due Sottosegretari della Sezione Migranti e Rifugiati del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale. Ho detto loro: &#8216;Ecco la vostra missione!'&#8221;. &#8220;Con cio&#8217; ho voluto significare l&#8217;imprescindibile impegno della Chiesa a salvare le vite dei migranti, per poi poterli accogliere, proteggere, promuovere ed integrare&#8221;, ha sottolineato Francesco, specificando che &#8220;questo secondo giubbotto, consegnato da un altro gruppo di soccorritori solo qualche giorno fa, e&#8217; appartenuto a un migrante scomparso in mare lo scorso luglio. Nessuno sa chi fosse o da dove venisse. Solo si sa che il suo giubbotto e&#8217; stato recuperato alla deriva nel Mediterraneo Centrale, il 3 luglio 2019, a determinate coordinate geografiche&#8221;.</p>
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