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	<title>Cresa Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cala  (-10,5%) la spesa per consumi delle famiglie abruzzesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Mar 2017 16:30:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[consumi famiglie abruzzesi]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo i dati<strong> CRESA</strong> nel periodo marzo 2014 &#8211; febbraio 2015 <strong>le famiglie abruzzesi hanno speso in media 2.049,1 €,</strong> valore leggermente inferiore a quello rilevato per l’Abruzzo dall’Istat nell’anno 2014 (2.130,30 €) e decisamente più basso di quello medio nazionale (2.488,5 €).<br />
Rispetto alla precedente indagine CRESA (2009-2010), <strong>la spesa per consumi in regione è diminuita del 10,5% (Istat Abruzzo: -11,9%; Istat Italia: +1,9%).</strong></p>
<p><strong>Le spese più consistenti riguardano l’abitazione</strong> (788,7 €, pari al 38,5% della SMMF), <strong>gli alimenti </strong>e le bevande analcoliche (430,9 €, pari al 21,9%) nonché i<strong> trasporti</strong> (228,7 €, pari all’11,2%), voci per le quali gli abruzzesi utilizzano poco più del <strong>70% del loro budget di spesa, superiore al 64,5% medio nazionale.</strong><br />
Le scelte delle famiglie in regione, in linea con una tradizione propria dell’Italia meridionale, mostrano la preferenza a impiegare risorse per la casa e l’alimentazione e a risparmiare, da una parte, su alcune voci in qualche misura comprimibili (abbigliamento) e, dall’altra, su alcune spese superflue (vacanze). Il confronto con i dati della precedente indagine CRESA evidenzia, infatti, la <strong>contrazione drastica di tutti i consumi tranne quelli che soddisfano i bisogni fondamentali</strong> (alimentari, abitativi, sanitari e di istruzione), che sono in qualche modo incomprimibili. In controtendenza con quanto si rileva nella media nazionale, <strong>aumentano le spese per gli alimenti e per l’istruzione e diminuiscono quelle per le comunicazioni e il tempo libero.</strong></p>
<p>La consistenza della spesa media mensile varia, anche se in modo meno che proporzionale per via della presenza di “economie di scala”, al variare del numero dei componenti. Rispetto alle famiglie di due persone (1.832,8 €), quelle con un solo componente spendono mediamente il 24% in meno (1.397 €), quelle formate da 3, 4, 5 e più persone il 27% (2.324 €), il 55% (2.837 €) e il 59% (2.916 €) in più.<br />
Se si considerano le spese destinate al <strong>soddisfacimento dei bisogni primari</strong>, si osserva che alcune di esse, quali i generi alimentari, quelle cioè sulle quali incide in maniera più diretta il numero di consumatori all’interno della famiglia, aumentano, anche se in modo meno che proporzionale, all<strong>’aumentare del numero di componenti</strong> e arrivano ad avere l’<strong>incidenza massima sul totale della spesa per consumi nelle famiglie più numerose</strong>.<br />
I consumi superflui, quali quelli per il tempo libero, e quelli necessari ma modulabili sulla base dello stile di vita e del budget familiare, quale l’abbigliamento, comprimibile fino ad una certa misura, aumentano, se si escludono i nuclei più numerosi, in termini di valore assoluto all’aumentare della numerosità della famiglia ma hanno la massima incidenza (circa il 6% per il tempo libero e il 5% per l’abbigliamento) nelle famiglie di 4 componenti (soprattutto coppie con figli).<br />
Altre spese, non strettamente connesse con la numerosità dei componenti e per le quali è, pertanto, possibile realizzare economie di scala, quali l’abitazione, tendono, al crescere della numerosità delle famiglie, a diminuire in termini di incidenza percentuale sulla spesa complessiva e, ad esclusione delle famiglie composte da 5 e più persone, ad aumentare in termini di valore assoluto.</p>
<p>Il budget complessivo e il peso delle singole voci che lo compongono dipendono sostanzialmente, oltre che dalla numerosità dei componenti, anche dalla loro età e dalla tipologia familiare (uni personali, coppie senza figli, coppie con figli e monoparentali).<br />
Alcune voci, quali l’istruzione, i trasporti e la sanità, sono connesse alla fase del ciclo di vita familiare. Le prime due tendono ad essere massime in presenza di adulti in età lavorativa e ragazzi in età scolare, vale a dire nelle famiglie monoparentali e in quelle composte da coppie con due o più figli; le spese relative alla salute arrivano a pesare il 6% circa sulla spesa media familiare delle famiglie composte da una e due persone, vale a dire nelle fasce di maggiore incidenza degli over 65, soli o in coppia.<br />
Sono proprio le coppie con figli a far osservare una SMMF più elevata delle famiglie monoparentali (2.673 € contro 1.898 €). Le differenze in valore assoluto sono evidenti (intorno o al di sopra del 50%) nel caso dell’abbigliamento, dei mobili ed accessori per la casa, della sanità, dei trasporti, dell’istruzione e del tempo libero. Se si considera l’incidenza percentuale delle singole voci sulla SMMF totale, assai maggiore è il peso nelle monoparentali degli alimenti, bevande e tabacchi nonché dell’abitazione, simile è il peso della spesa per comunicazioni.</p>
<p><strong>La differenza tra famiglie con a capo un cittadino straniero e quelle che lo hanno italiano è abissale</strong>: queste ultime spendono il 41% in meno delle prime (1.229 € contro 2.098 €). Il<strong> divario</strong> di spesa è tanto maggiore quanto più è superfluo il genere di consumo: esso si attesta intorno al 70% per tempo libero, mobili ed accessori per la casa, tra il 50% e il 63% per sanità, abbigliamento, istruzione e trasporti, è più “contenuto” tra il 24% e il 36%, per abitazione, alimenti e comunicazioni. Una curiosità: la spesa per bevande alcoliche e tabacchi delle famiglie italiane e straniere è pressoché identica (40 €) ma la sua incidenza sul totale della SMMF è nel caso delle straniere più assai più elevata (3,2% contro 1,9%). In realtà, a ben guardare all’interno della categoria, si rilevano diversità sostanziali: le famiglie straniere spendono assai più delle italiane per i tabacchi (28 € contro 21 €) e assai meno per le bevande alcoliche (11 € contro 18 €), certamente per una maggiore diffusione nell’ambito delle prime di tabagisti e al, contempo, per la presenza al loro interno di musulmani.</p>
<p>Prendendo in considerazione alcune particolari categorie di beni, categorie correlate ad una gestione consapevole dell’ambiente <strong>(prodotti a risparmio energetico, biologici, a km. 0</strong>), a requisiti di qualità dei beni alimentari (<strong>DOC, IGT, DOP)</strong> o ad un’esigenza di risparmio (<strong>in saldo</strong>), la metà delle famiglie abruzzesi ha comprato prodotti a risparmio energetico, più di un quarto prodotti biologici e a Km. 0, con un incremento rispetto al 2013 del 30% circa per tutte e tre le categorie di beni. Quasi il 30% ha preferito l’acquisto di alimenti e vini DOC, IGT, DOP, con un aumento rispetto ai due anni precedenti di poco superiore al 10%. La maggioranza delle famiglie (71%), in crescita del 31% se confrontata al 2013, ha effettuato spese nei periodi di saldo.<br />
Le famiglie con figli mostrano nel complesso una maggiore attenzione alla qualità, all’ambiente e al risparmio e sono soprattutto le monoparentali a far registrare il maggior incremento dell’acquisto di prodotti a risparmio energetico e in saldo, mostrando in tal modo una maggiore propensione al risparmio nel breve e medio periodo. Diminuisce la quota di famiglie straniere che ha comprato prodotti DOC, IGT e DOP.</p>
<p>Il 63% delle famiglie effettua la spesa di<strong> generi alimentari presso la distribuzione organizzata</strong> una o due volte la settimana, il 29% una sola volta ogni sette giorni, il 7,8% con frequenza mensile o più di rado. <strong>L’importo dello scontrino</strong> è per il 93%<strong> delle famiglie inferiore a 100 €</strong> (65% fino a 50 €, 29% da 50 € a 100 €). Solo nel 5,7% dei casi arriva a 300 € e nello 0,1% a più di tale importo.<br />
<strong>Il giorno più “gettonato”</strong> per tali acquisti è <strong>la domenica</strong> (73%), gli altri giorni riportano percentuali assai più basse che vanno dal 39% del martedì al 24% del sabato.</p>
<p>Le famiglie abruzzesi stanno modificando radicalmente le proprie abitudini di acquisto.<strong> Restano prevalenti, i punti vendita e la distribuzione organizzata tradizionali</strong> (centri commerciali: 46% per i prodotti alimentari e 57% per i non alimentari; supermercati:65% per i prodotti alimentari; negozi tradizionali: 33% per gli alimenti e 64% per gli altri beni, nel biennio preso in esame (2013-2015) ma, al contempo<strong>, aumenta il ricorso agli acquisti on line</strong> (+14%), di quelli effettuati<strong> direttamente dai produttori</strong> (+32%),<strong> degli hard discount</strong> (+26%) e <strong>dei mercati ambulanti</strong> (+23%) per i prodotti alimentari, <strong>degli outlet</strong> (+8%) per i beni non alimentari. Solo i negozi tradizionali, relativamente ai prodotti non alimentari, fanno registrare un incremento consistente (+14%).</p>
<p>Tali osservazioni fanno emergere una duplice tendenza: da una parte<strong> i consumatori scelgono di acquistare</strong>, a parità di qualità,<strong> prodotti in punti vendita meno costosi</strong> e, dall’altra, che una quota principalmente ma non esclusivamente di popolazione meno abbiente, stia orientando le proprie scelte di acquisto verso prodotti non solo a più basso costo ma anche di qualità percepita inferiore <strong>(hard discount per i prodotti alimentari e grandi magazzini per quelli non alimentari, principalmente abbigliamento</strong>).<br />
<strong>Impressionante l’aumento del ricorso agli acquisti on line</strong>, i quali vedono un incremento assai consistente legato alla crescente e sempre più diffusa dimestichezza con l’informatica e il mondo web e certamente corroborato dalla sempre maggiore presenza di siti di e-commerce sui social (Facebook, Youtube, Twitter, ecc.) che hanno contribuito ad abbassare il livello di diffidenza dei consumatori.<br />
Colpisce, al contrario di quanto si osserva a livello medio nazionale, la tendenza al <strong>decremento del ricorso ai Gruppi di acquisto solidale.</strong></p>
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		<title>CRESA, per il commercio e l&#8217;artigianato segnali positivi/Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Apr 2016 12:13:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il secondo semestre 2015 consegna per il commercio e l&#8217;artigianato una serie di segnali interpretabili positivamente nel loro complesso. Le principali variabili analizzate compaiono ancora con il segno negativo davanti, tuttavia l&#8217;intensita&#8217; dell&#8217;arretramento si e&#8217; sensibilmente attenuata rispetto al passato. Sia le imprese commerciali che quelle artigiane chiudono il 2015 con una flessione del fatturato di circa l&#8217;1 per cento rispetto al 2014. L&#8217;analisi e&#8217; del <strong>Cresa (Centro regionale di studi e ricerche economico sociali). </strong></p>
<p>Nel commercio, sono ancora le imprese della grande distribuzione a pagare il prezzo piu&#8217; elevato, anche sotto il profilo occupazionale, mentre quelle della ristorazione sembrano mostrare una maggiore capacita&#8217; di ripresa. Nella media dell&#8217;anno l&#8217;artigianato edile e quello manifatturiero scontano ancora gli effetti della fase ciclica negativa. Tuttavia, il secondo semestre sembra offrire spunti per una lettura meno pessimistica dei mesi futuri: sia in termini congiunturali che tendenziali, edilizia e servizi alle imprese mostrano modesti avanzamenti nel fatturato e una forte attenuazione nella flessione delle altre variabili. Prevale ancora un certo scetticismo sulle prospettive future: i saldi delle risposte raccolte sia tra gli operatori del commercio che tra gli artigiani restano negativi e bisognera&#8217; attendere un po&#8217; prima di avere indicazioni piu&#8217; precise sulle dinamiche in corso.</p>
<p>Il presidente del Cresa<strong> Roberto Di Vincenzo</strong> sottolinea la delicatezza del momento: &#8220;Cominciano ad intravedersi gli effetti della pur timida ripresa della domanda interna: vanno valutati positivamente i segnali che arrivano dalla ristorazione ma anche quelli delle imprese edili artigiane, movimenti importanti che monitoreremo con rinnovata attenzione nei prossimi mesi&#8221;. Analogo il commento del direttore Francesco Prosperococco che, pur sottolineando la permanenza di &#8220;elementi di incertezza che fanno pensare che le difficolt-m non sono ancora completamente superate, fanno tuttavia ben sperare per l&#8217;anno in corso le previsioni di ripresa sui consumi delle famiglie anche della nostra regione&#8221;.</p>
<p><a href="https://youtu.be/gWiMmJwRteA">Guarda Video</a></p>
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		<title>Economia Abruzzo: Cresa, flessione del Pil del -1,8% nel rapporto 2014/video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Oct 2015 15:53:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Cresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un contesto nazionale ancora negativo per il 2014, le stime elaborate dall&#8217;istituto di analisi economica Prometeia ed elaborate dal Cresa nel rapporto 2014 su economia e societa&#8217; in Abruzzo, indicano per la nostra regione una flessione del Pil del -1,8% in termini reali rispetto all&#8217;anno precedente (-0,2% l&#8217;Italia). Nel 2014 la contrazione del Pil [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/10/28/economia-abruzzo-cresa-flessione-del-pil-del-18-nel-rapporto-2014video/">Economia Abruzzo: Cresa, flessione del Pil del -1,8% nel rapporto 2014/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un contesto nazionale ancora negativo per il 2014, le stime elaborate dall&#8217;istituto di analisi economica Prometeia ed elaborate da<a href="http://www.tikotv.it/video/Finanzia_e_risparmio/Francesco_Prosperococco_su_Raporto_Economico_CRESA/2797">l Cresa nel rapporto 2014 su economia e societa&#8217; in Abruzzo,</a> indicano per la nostra regione una flessione del Pil del -1,8% in termini reali rispetto all&#8217;anno precedente (-0,2% l&#8217;Italia). Nel 2014 la contrazione del Pil abruzzese e&#8217; stata determinata dal contributo negativo di tutte le componenti della domanda interna, in particolare quella relativa agli investimenti fissi lordi (-1,1% rispetto al 2013) mentre la spesa delle famiglie si e&#8217; ridotta dello 0,2%. I consumi delle famiglie hanno risentito della riduzione della capacita&#8217; di spesa legata, in particolare, alle difficili condizioni del mercato del lavoro. La manovra di risanamento dei conti pubblici ha continuato a limitare i consumi delle Amministrazioni pubbliche e delle Istituzioni sociali private (-0,2% in Abruzzo). Alla forte crisi del mercato interno che ha depresso la domanda nazionale si e&#8217; accompagnata una ancora insufficiente reazione sui mercati esteri: il contributo del saldo commerciale e&#8217; risultato nullo. Il calo delle attivita&#8217; e&#8217; diffuso nei settori. La dinamica della domanda interna e&#8217; ancora negativa e insufficiente l&#8217;andamento sui mercati internazionali. Tra i settori di attivita&#8217; le situazioni di maggiore sofferenza hanno investito il comparto delle costruzioni che ha fatto registrare una riduzione di oltre il 5% rispetto al 2013 (-3,8% la media italiana). Anche il valore aggiunto manifatturiero ha accusato una flessione (-2,1%) quasi doppia rispetto a quella media nazionale. Le attivita&#8217; del terziario sembrano mostrare una migliore capacita&#8217; di resistenza nelle fasi cicliche negative.</p>
<p>Stando al rapporto del Cresa il 2015 si profila come l&#8217;anno della ripresa per la sola area centro-settentrionale del paese che trae maggior vantaggio da un quadro esogeno piu&#8217; favorevole (accelerazione della domanda mondiale, deprezzamento dell&#8217;euro) e che ha subito un minor deterioramento dell&#8217;attivita&#8217; economica negli anni di crisi. Il numero di imprese attive rilevato in Abruzzo a fine 2014 (128.109 unita&#8217;, pari al 2,5% del totale nazionale) e&#8217; diminuito dell&#8217;1,1% rispetto all&#8217;anno precedente. Il calo ha interessato tutte le province, ad eccezione di Pescara, e soprattutto i settori delle costruzioni (-3,3%), dei trasporti (-2,5%), dell&#8217;agricoltura (-2,1%) e delle attivita&#8217; manifatturiere (-1,3%) mentre hanno mostrato incrementi, in particolare, il noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+4,1%) e le attivita&#8217; professionali, scientifiche e tecniche (+1,1%). Nel 2014 calano le imprese totali in tutte le province e nel-la maggior parte dei settori economici. Le imprese manifatturiere (12.219 attive)registrano una flessione in tutte le province e in alcuni dei settori piu&#8217; diffusi a livello regionale (abbiglia-mento: -3,6%; lavorazione di minerali non metalliferi: -2,7%) mentre aumentano, tra gli altri, le industrie alimentari e la fabbricazione di prodotti in metallo (entrambi +2,9%). Come gia&#8217; rilevato negli anni precedenti, e in linea con la tendenza nazionale, la struttura imprenditoriale abruzzese prosegue lungo il sentiero della riorganizzazione e del consolidamento: le imprese individuali, che costituiscono piu&#8217; dei due terzi del totale, registrano una progressiva diminuzione (-1,6%) mentre aumenta il peso delle imprese con assetto gestionale ed organizzativo piu&#8217; complesso (societa&#8217; di capitali: +3,5%).</p>
<p>A fine 2014 le imprese artigiane attive sono 32.733, con una flessione del 3,2% rispetto al 2013 derivante dal calo registrato in tutte le province e in tutti i comparti, ad eccezione del noleggio, agenzie di viaggio, della sanita&#8217; e delle attivita&#8217; artistiche e sportive. Emergono andamenti particolarmente gravi nelle costruzioni (-671 im-prese pari al -5,3%), nelle attivita&#8217; manifatturiere (-228 imprese pari al -3,0%) e nel trasporto e magazzinaggio (-84 imprese pari al -4,8%). Il 2014 sembra essere stato un anno difficile considerando che il valore aggiunto agricolo e&#8217; stimato in calo rispetto all&#8217;anno precedente dall&#8217;istituto di analisi Prometeia (-5,9%). Il saldo commerciale agricolo e&#8217; negativo e in peggioramento rispetto al 2013 per l&#8217;effetto combinato della diminuzione delle esportazioni (-16,3%) e dell&#8217;aumento delle importazioni (+4,9%). Secondo i dati provvisori dell&#8217;Istat nel 2014 sono stati riscontrati flessioni nella produzione olivicola (-15,5%), frutticola (-4,0%) e pataticola (-1,7%) insieme all&#8217;aumento di quella cerealicola (+1,7%) e orticola. Il 2014 per l&#8217;edilizia regionale e&#8217; stato un anno difficile come evidenziato dalla diminuzione del valore aggiunto che l&#8217;istituto di analisi Prometeia stima pari al -5,4%, peggiore del -3,8% nazionale. Alla fine del 2014 il numero delle imprese edili attive era pari a 18.702 unita&#8217;, il 3,3% in meno rispetto all&#8217;anno precedente. La diminuzione e&#8217; stata registrata in tutte le province, in particolare Teramo (-5,8%). A fine 2014 le imprese commerciali attive in Abruzzo sono 32.653, in diminuzione (-0,7%) rispetto al 2013, a causa delle flessioni registrate in tutte le province, ad eccezione di Pescara dove aumentano (+1,7%). Tra le diverse componenti il calo e&#8217; stato osservato nel commercio sia all&#8217;in-grosso sia al dettaglio (rispettivamente -1,8% e -0,2%). Per il settore del trurismo i dati provvisori elaborati dalla regione Abruzzo indicano per il 2014 un movimento complessivo di circa 6,3 milioni di unita&#8217;, in calo del 9,1% rispetto all&#8217;anno precedente. Tale flessione e&#8217; conseguenza della diminuzione delle giornate di soggiorno registrate dai turisti sia italiani (-8,8%) che stranieri (-10,8%) e da tutte le province.</p>
<p>Vedi video su <a href="http://www.tikotv.it/video/Finanzia_e_risparmio/Francesco_Prosperococco_su_Raporto_Economico_CRESA/2797">tiKotv</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/10/28/economia-abruzzo-cresa-flessione-del-pil-del-18-nel-rapporto-2014video/">Economia Abruzzo: Cresa, flessione del Pil del -1,8% nel rapporto 2014/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>CRESA: saldo occupazionale positivo per imprese abruzzesi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 13:04:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cresa]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[occupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per il 2015  le imprese abruzzesi prevedono un saldo occupazionale positivo (+2.000 lavoratori circa) recuperando il dato negativo del 2014 (5.100 posti in meno). Tale risultato deriva dalle 6.450 assunzioni programmate e dalle 4.460 uscite, secondo le rilevazioni del Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro (che ricostruisce annualmente e trimestralmente il quadro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Per il 2015  le imprese abruzzesi prevedono <strong>un saldo occupazionale positivo </strong>(+2.000 lavoratori circa) recuperando il dato negativo del 2014 (5.100 posti in meno). Tale risultato deriva dalle <strong>6.450 assunzioni programmate e dalle 4.460 uscite</strong>, secondo le rilevazioni del <strong>Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e Ministero del Lavoro</strong> (che ricostruisce annualmente e trimestralmente il quadro previsionale della domanda di lavoro e dei fabbisogni professionali e formativi espressi dalle imprese) elaborate dal <strong>CRESA – Centro Regionale di Studi e Ricerche Economico Sociali</strong>, istituito dalle Camere di Commercio d’Abruzzo.</p>
<p><strong>In netta ripresa il lavoro dipendente</strong>, che registra un saldo positivo di 1.860 unità derivante da 5.550 assunzioni e 3.690 uscite e corrispondente a una variazione del +15% rispetto al 2014. Anche i contratti atipici registrano un aumento del 7%.  A livello territoriale si nota che il saldo maggiore riguarda la provincia di Teramo (+860), seguita da  Chieti (+500), Pescara (+440) e L’Aquila (+200). Le assunzioni di lavoratori dipendenti peseranno per l’86% sul totale, mentre i contratti atipici dovrebbero attestarsi al 14%.</p>
<p><strong>Riguardo alle tipologie contrattuali la maggior parte delle assunzioni previste (70,9%) sarà a tempo determinato</strong>, una quota inferiore (23,8%) sarà a tempo indeterminato a tutele crescenti, mentre il 5,2% avrà altre modalità contrattuali, tra cui l’apprendistato. Nel dettaglio provinciale, le assunzioni a tempo indeterminato assumeranno un peso elevato a Pescara (36,3% del totale provinciale), quelle a tempo determinato a L’Aquila (79,3%) e le altre modalità contrattuali a Teramo (7%).</p>
<p>La principale motivazione che nelle previsioni spinge le imprese ad assumere a tempo determinato è lo <strong>svolgimento di attività o lavorazioni stagionali</strong> (74,3% delle assunzioni totali) seguita dalla copertura di <strong>picchi di attività</strong> (12,2%), mentre lo svolgimento di un periodo di prova e la sostituzione temporanea di dipendenti hanno pesi sensibilmente inferiori (rispettivamente 8,4% e 5,2%). L’esecuzione di attività stagionali prevale nella provincia di Teramo (82%), la copertura di picchi di attività prevale a L’Aquila (15,2%) mentre lo svolgimento del periodo di prova e la sostituzione temporanea in quella di Chieti (rispettivamente 13,7% e 7,4%).</p>
<p>Relativamente ai settori di attività economica si nota che <strong>il 72,8% delle assunzioni di lavoratori dipendenti (esclusi gli interinali) programmate in Abruzzo riguarderà i servizi</strong>, in crescita di oltre 6 punti percentuali rispetto al 2014. Prevalgono le assunzioni nelle attività del turismo e della ristorazione (45,6%), seguite dagli altri servizi (12%). L’industria assorbirà il 27,4% delle assunzioni, con una diminuzione di oltre 6 punti rispetto al 2014. Esse si concentreranno nelle costruzioni (13,3%) e nelle altre industrie (8,2%). Nel dettaglio provinciale si osserva che le assunzioni nell’industria sono particolarmente numerose a Pescara (33,3% del totale provinciale) mentre quelle nei servizi a Teramo (80%).</p>
<p>Per le imprese abruzzesi le difficoltà di reperimento dei profili desiderati sono in aumento, considerando che la quota di figure professionali difficili da trovare è pari al 10,1% del totale, rispetto all’8% segnalato nel 2014. A questo proposito la situazione più complicata è prevista a Pescara (17,7%).</p>
<p><strong>La richiesta di esperienza specifica è molto diffusa</strong>: al 64% dei nuovi assunti viene richiesta un’esperienza nella professione. Tra i settori economici in cui l’esperienza costituisce un requisito particolarmente importante figurano le costruzioni, dove sarà richiesta per l’81,4% delle assunzioni, e i servizi finanziari e assicurativi (71,9%).</p>
<p>Tra le figure professionali più richieste nelle previsioni a livello regionale si rileva che quelle high skills, cioè dirigenti, specialisti e tecnici, saranno pari all’8,1% (rispetto al 14,3% nazionale) mentre le figure intermedie saranno circa il 51% del totale. Nel dettaglio provinciale, i profili maggiormente richiesti sono legati alle professioni turistiche (Teramo: 920; L’Aquila: 720; Pescara: 360;  Chieti: 530).</p>
<p>Tenendo conto delle assunzioni per le quali l’età è ritenuta indifferente e ripartendole proporzionalmente tra “under 30” e “over 30”, <strong>le assunzioni di giovani sotto i 30 anni costituiranno il 49,3% del totale</strong>. Lavoratori giovani sono maggiormente richiesti nella provincia di Chieti (50,6%) mentre a L’Aquila raggiungono quote inferiori (47,3%). Il settore maggiormente disponibile all’inserimento di giovani è quello delle industrie metalmeccaniche  ed elettroniche (dove il 39,7% delle assunzioni riguarderà esplicitamente i giovani con meno di 30 anni), seguito dai servizi avanzati di supporto alle imprese (30,3%).</p>
<p>Considerando le assunzioni per le quali il genere è indifferente e ripartendole tra maschi e femmine, <strong>la quota di assunzioni che riguarderà le donne sarà del 41,4%</strong>. Il dettaglio provinciale mostra maggiori opportunità di assunzione per le donne a Teramo (46,6%).</p>
<p>Con riferimento al livello di istruzione le 5.550 assunzioni di lavoratori dipendenti programmate per il 2015 riguarderanno per il <strong>5,7% i laureati</strong>, per il <strong>33% diplomati</strong> e per il <strong>31,9% profili senza formazione</strong> specifica per il <strong>29,4% persone con qualifica professionale</strong>. Tra le province spiccano Pescara e Chieti dove la quota di laureati e diplomati è superiore alla media regionale (rispettivamente 8,7% e 35,4%).</p>
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		<title>Cresa: in crescita imprenditoria giovanile abruzzese</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 08:25:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cresa]]></category>
		<category><![CDATA[imprenditoria giovanile]]></category>
		<category><![CDATA[under 35]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Buone notizie per l’imprenditoria giovanile in Abruzzo, con l’ultimo rapporto del Centro di Regionale di Studi e Ricerche economico – sociali, istituito dalle Camere di Commercio d&#8217;abruzzo, che evidenzia una buona crescita della imprenditoria giovanile. Durante il I trimestre 2015 il miglioramento delle aspettative per il futuro sembra favorire la rinascente voglia di fare impresa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/05/cresa-in-crescita-imprenditoria-giovanile-abruzzese/">Cresa: in crescita imprenditoria giovanile abruzzese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Buone notizie per l’imprenditoria giovanile in Abruzzo, con l’ultimo rapporto del<strong> Centro di Regionale di Studi e Ricerche economico – sociali</strong>, istituito dalle Camere di Commercio d&#8217;abruzzo, che evidenzia una buona crescita della imprenditoria giovanile. Durante il I trimestre 2015 il miglioramento delle aspettative per il futuro sembra favorire la rinascente voglia di fare impresa da parte dei <strong>giovani under 35</strong>. Infatti, secondo i registri delle Camere di commercio, <strong>delle 2.704 nuove imprese nate in Abruzzo sono 807 quelle giovanili che quindi rappresentano il 29,8% del totale</strong>. È un valore leggermente inferiore al 31,0% rilevato in Italia ma comunque considerevole, tenendo presente che le imprese giovanili regionali costituiscono meno del 10% del totale delle imprese registrate. Inoltre le imprese giovanili cancellate sono state 517 con un saldo positivo pari a 290. È quanto emerge dalle elaborazioni che il Cresa ha svolto sulla base dei dati Infocamere-Movimprese, il Sistema informativo delle Camere di Commercio.</p>
<p>Tra le province la situazione è diversificata: <strong>risalta L’Aquila</strong>, dove le imprese giovanili costituiscono <strong>il 34% delle nuove iscritte</strong>, mentre a Chieti superano di poco il 27%. Anche <strong>considerando il peso dell’imprenditoria under 35 sul totale L’Aquila raggiunge il 10,6%</strong>, mentre Chieti resta due punti percentuali indietro. Per entrambi gli indicatori Teramo e Pescara mostrano situazioni intermedie (peso delle imprese giovanili sulle iscritte totali: rispettivamente 29,7% e 29,8%; peso delle imprese giovanili sulle registrate totali: rispettivamente 10,2% e 10,3%).</p>
<p>La forma giuridica maggiormente coinvolta dal risveglio dell’imprenditoria giovanile è quella delle <strong>imprese individuali</strong>. Esse costituiscono quasi <strong>il 72% delle nuove iscrizioni giovanili</strong>, mentre nel tessuto imprenditoriale nella sua globalità sono poco più del 62%. <em>“Concordo col presidente di Unioncamere Dardanello quando dice che tali numeri dimostrano che i giovani italiani si stanno rimboccando le maniche”</em>, afferma il Presidente del Cresa <strong>Giandomenico Di Sante</strong>. <em>“Sono dati incoraggianti tanto più che nel I trimestre 2015 sono aumentati i giovani occupati e diminuiti i giovani alla ricerca di occupazione”.</em></p>
<p>Il Direttore del Cresa <strong>Francesco Prosperococco</strong> aggiunge che <em>“il settore particolarmente coinvolto da questa ventata di imprenditorialità giovanile è principalmente quello dei servizi, sia commerciali che non. Infatti, il peso delle nuove iscrizioni giovanili su quelle totali supera abbondantemente la media regionale nel commercio, nell’alloggio e ristorazione, nei servizi di informazione e comunicazione, nel noleggio e attività di supporto alle imprese. Le imprese giovanili sono addirittura più della metà delle nuove iscritte nelle attività finanziarie e assicurative, nella sanità, nelle attività artistiche, sportive e intrattenimento e nelle altre attività di servizi”</em>.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/05/cresa-in-crescita-imprenditoria-giovanile-abruzzese/">Cresa: in crescita imprenditoria giovanile abruzzese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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