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	<title>crescita Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Abruzzo. Un patto per l&#8217;estero, Pagliuca: &#8220;Nello scenario internazionale gli imprenditori non sono soli&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/09/12/abruzzo-un-patto-per-lestero-pagliuca-nello-scenario-internazionale-gli-imprenditori-non-sono-soli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 Sep 2019 18:28:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sala Orofino affollata di imprenditori da tutto l&#8217;Abruzzo per conoscere le prospettive e le opportunità di crescita e di formazione per proiettare le imprese sui mercati internazionali. Il Presidente di Confindustria Chieti Pescara, Silvano Pagliuca, ha aperto i lavori del Convegno &#8220;Confindustria nello Scenario Internazionale&#8221; presso la sede di Via Raiale 110 bis, a Pescara, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/12/abruzzo-un-patto-per-lestero-pagliuca-nello-scenario-internazionale-gli-imprenditori-non-sono-soli/">Abruzzo. Un patto per l&#8217;estero, Pagliuca: &#8220;Nello scenario internazionale gli imprenditori non sono soli&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sala Orofino affollata di imprenditori da tutto l&#8217;Abruzzo per conoscere le prospettive e le opportunità di crescita e di formazione per proiettare le imprese sui mercati internazionali.</p>
<p>Il Presidente di Confindustria Chieti Pescara, Silvano Pagliuca, ha aperto i lavori del Convegno &#8220;Confindustria nello Scenario Internazionale&#8221; presso la sede di Via Raiale 110 bis, a Pescara, ricordando che l&#8217;innovazione e l&#8217;internazionalizzazione sono i veri driver di crescita per il futuro delle nostre imprese e ringraziando tutti i relatori presenti che rappresentano una rete fenomenale per accompagnare le imprese all&#8217;estero.</p>
<p>L&#8217;Assessore Regionale alle Attività Produttive Mauro Febbo, ha espresso la sua vicinanza al sistema delle imprese dichiarando il massimo impegno perché le infrastrutture siano sempre più al servizio del mondo produttivo.</p>
<p>Ilaria Vescovi, Presidente del Gruppo Tecnico Internazionalizzazione dei Territori di Confindustria ha definito Confindustria una potenza di fuoco: immenso il bacino di opportunità formative, relazioni istituzionali, fiere, missioni, progetti operativi da cui lei stessa come imprenditrice ha tratto beneficio e che la più grande associazione di categoria d&#8217;Italia rinnova e adatta continuamente all&#8217;evoluzione delle imprese e del mercato.</p>
<p>Pierluigi D&#8217;Agata, Direttore Generale di Confindustria Assafrica &amp; Mediterraneo ha testimoniato che le rappresentanze all&#8217;estero sono un&#8217;esigenza delle imprese che durerà nei prossimi anni, pertanto rafforzare il brand all&#8217;estero è un obiettivo per accompagnare sempre meglio le imprese all&#8217;estero e sostenerle nei loro progetti con gli interlocutori istituzionali.</p>
<p>In videoconferenza il Presidente di Confindustria Russia Ernesto Ferlenghi ha illustrato il mercato russo sottolineato il radicale cambiamento dal 2012, da quando il PIL della Russia è calato, ma ora cresce gradualmente. È un Paese che comincia a scommettere sulla strategia industriale, vuole riconquistare la propria indipendenza dopo essere stato per 50 anni un paese importatore di tecnologia. La Russa esporta molte materie prime, 35% delle importazioni italiane di gas proviene dalla Russia. È un paese ancora non allineato alle regole di mercato e in questo modo ne risente l&#8217;industria stessa. Le sanzioni finanziarie hanno avuto un impatto drammatico: il sistema delle banche russe ancora controllate dallo stato, paga alti livelli di tassi di interesse che si riversano sulle imprese. In questo quadro hanno perso tutte le imprese europee, ma i tedeschi e i francesi hanno puntato sulla localizzazioni tramite jointventure. Il mercato russo è molto selettivo e competitivo e privilegia strategie di lungo termine. Il mercato va studiato e conosciuto, investendo in competenze. La Cina è il grande attore che si affaccia sul mercato russo.</p>
<p>Le PMI chiedono quindi un sostegno finanziario. &#8220;Servono&#8221;, ha concluso, &#8220;servizi di altissima qualità e una approfondita conoscenza del mercato&#8221;. &#8220;Dal Made in Italy al Made with Italy, non dobbiamo aver paura di condividere le nostre competenze per crescere all&#8217;estero&#8221;.</p>
<p>Il Direttore della Delegazione Confindustria presso l&#8217;UE, Matteo Carlo Borsani ha illustrato le tensioni tra Stati Uniti e Cina nonché la situazione complicata in atto con l&#8217;Iran. &#8220;L&#8217;Unione Europea ha davanti quindi delle sfide ma molte possono essere vinte. In passato ha già raggiunto accordi commerciali importanti che sono dei veri polmoni per la nostra economia e per le nostre associate&#8221;. Si pensi al Ceta e agli accordi di scambio con Giappone, con Singapore e con Vietnam. Sono in prospettiva molto interessanti i vantaggi dell&#8217;intesa in lavorazione con il Mercosur, che aprirà un mercato enorme su un&#8217;area ancora commercialmente chiusa, dove le nostre imprese avrebbero ottime opportunità di rapporti commerciali di vantaggio. La delegazione Confindustria di Bruxelles segue l&#8217;evoluzione degli accordi commerciali UE informando tempestivamente delle opportunità e dei rischi le imprese associate.</p>
<p>Presente anche Rodolfo D&#8217;Angelantonio Consigliere, Incaricato per l&#8217;Internazionalizzazione di Confindustria Abruzzo.</p>
<p>Nella seconda parte del convegno dal titolo &#8220;Accrescere le Competenze per far Crescere la tua impresa all&#8217;Estero&#8221;, sono stati illustrati gli strumenti per l&#8217;internazionalizzazione integrata di ICE SACE e SIMEST. Sono intervenute Adele Massi, dirigente dell&#8217;Ufficio Sistemi Formativi dell&#8217;ICE &#8211; Agenzia per la promozione all&#8217;estero e l&#8217;internazionalizzazione delle imprese italiane, che ha relazionato sulle opportunità offerte alle imprese e ai giovani e Mariangela Siciliano, Responsabile Education to Export Area Marketing &amp; Innovation SACE Spa.</p>
<p>Le conclusioni e il coordinamento sono stati affidati ad Alessandro Addari, consigliere di Presidenza, delegato per l&#8217;Internazionalizzazione di Confindustria Chieti Pescara che ha sottolineato l&#8217;importanza della sinergia tra associazioni ed istituzioni per ottenere i migliori servizi alle imprese che vogliono affrontare in sicurezza i mercati esteri.</p>
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		<title>Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/economia-cresce-del-45-limport-di-infissi-in-pvc/</link>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 16:04:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2017 il mercato italiano ha importato prevalentemente infissi in PVC, il 45% del totale in termini di valore, una quota cresciuta progressivamente nell&#8217;arco degli ultimi anni (35% nel 2010). Nel complesso, alla fine di quest&#8217;anno verranno importate finestre e porte per un valore totale di circa 226 milioni di euro, 25 in piu&#8217; rispetto [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/economia-cresce-del-45-limport-di-infissi-in-pvc/">Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2017 il mercato italiano ha importato prevalentemente infissi in PVC, il 45% del totale in termini di valore, una quota cresciuta progressivamente nell&#8217;arco degli ultimi anni (35% nel 2010). Nel complesso, alla fine di quest&#8217;anno verranno importate finestre e porte per un valore totale di circa 226 milioni di euro, 25 in piu&#8217; rispetto al 2016. Lo dice il primo rapporto congiunturale previsionale 2017 sul mercato dei serramenti in Italia, presentato nella sede della Cna e curato dal Cresme. Larga parte delle importazioni riguarda infissi in plastica. Interessante notare la crescita sperimentata da questa tipologia, specialmente se comparata con le dinamiche vissute da altri materiali. Prendendo come anno base il 2010, ad esempio, emerge come in sette anni le importazioni di infissi in PVC siano incrementate del 74% mentre legno (-23%), ferro e acciaio (-49%) hanno vissuto una dinamica negativa. La domanda in questo settore e&#8217; cresciuta particolarmente, rendendo necessaria l&#8217;importazione dall&#8217;estero di un numero crescente di infissi in PVC, specialmente da Paesi dell&#8217;Est, Polonia e Romania su tutti, oltre a produttori storici quali Austria e Germania. Nel 2016 l&#8217;Italia ha importato dalla Polonia quasi 200mila infissi in PVC (nel 2010 erano 90mila) per un valore di 23 milioni di euro. Per quanto riguarda il legno, invece, le importazioni si sono assestate su un valore complessivo di circa 41 milioni di euro (730mila pezzi importati); oltre alle &#8216;solite&#8217; Austria e Polonia, seguono Ungheria, Danimarca e Germania che scivola all&#8217;ottavo posto. Sul fronte degli infissi in ferro e metallo, invece, la Germania occupa il primo posto tra i Paesi esportatori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/economia-cresce-del-45-limport-di-infissi-in-pvc/">Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/</link>
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		<pubDate>Thu, 06 Oct 2016 10:56:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, a margine del workshop &#8220;Il sociale torna a crescere&#8221; in corso al Cinema Teatro Massimo di Pescara, ha detto: &#8220;Se vincesse il no si aprirebbe una situazione di instabilita&#8217; e problematicita&#8217; di prospettiva e di incertezza&#8220;. &#8220;Credo &#8211; ha aggiunto il ministro &#8211; che sia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/">Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I<strong>l ministro del Lavoro e delle Politiche sociali</strong>, <strong>Giuliano Poletti</strong>, a margine del workshop &#8220;<strong>Il sociale torna a crescere&#8221;</strong> in corso al Cinema Teatro Massimo di Pescara, ha detto: &#8220;<strong>Se vincesse il no si aprirebbe una situazione di instabilita&#8217; e problematicita&#8217; di prospettiva e di incertezza</strong>&#8220;.</p>
<p>&#8220;Credo &#8211; ha aggiunto il ministro &#8211; che sia una cosa perfino elementare. Quano c&#8217;e&#8217; una fase di incertezza le aspettative peggiorano e l&#8217;economia rallenta, quindi, c&#8217;e&#8217; una conseguenza generale in questo senso. Io, peraltro, continuo a pensare, a lavorare perche&#8217; vinca il si&#8217; in quanto sono convinto che<strong> il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</strong>, a modernizzarsi e a stare al passo con i tempi del cambiamento e dell&#8217;innovazione sul versante tecnologico. Una domanda che ci dobbiamo sempre fare &#8211; ha concluso Poletti &#8211; e&#8217; come riuscire a far stare allineati i ritmi del cambiamento, dell&#8217;innovazione, della tecnologia e della globalizzazione con i ritmi della decisione pubblica e come facciamo a fare in modo che la democrazia funzioni nell&#8217;epoca del grande cambiamento&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/06/referendum-poletti-il-si-e-la-risposta-necessaria-a-un-paese-che-vuole-continuare-a-cambiare/">Referendum: Poletti,  il si&#8217; e&#8217; la risposta necessaria a un paese che vuole continuare a cambiare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>E&#8217; importante riformare la Costituzione per avere la crescita?</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/10/05/e-importante-riformare-la-costituzione-per-avere-la-crescita/</link>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 19:12:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la riforma della Costituzione sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/05/e-importante-riformare-la-costituzione-per-avere-la-crescita/">E&#8217; importante riformare la Costituzione per avere la crescita?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la<strong> riforma della Costituzione</strong> sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero essere variabili dipendenti dai contesti che mutano.</p>
<p align="JUSTIFY">L’innovazione tecnologica ci ha abituato a rottamare stili di vita, modi di lavorare e di comunicare, ma certi principi hanno valore assoluto: non invecchiano col tempo che passa, né sono messi fuori moda dall’incalzare di nuovi ritmi, nuove tecnologie e nuovi interessi economici. La democrazia non ha come obiettivo la fretta, ma scelte meditate e partecipate finalizzate ad ottenere leggi giuste. Leggi, cioè, varate, nel rispetto della volontà popolare a favore di equità, libertà, sostenibilità, dignità per tutti, come sancito dalla Costituzione. Per questo <strong>i nostri padri costituenti avevano progettato un assetto istituzionale che intendeva avvicinare i livelli decisionali ai cittadini</strong> tramite gli enti locali, che affermava la sovranità del Parlamento sul governo, che prevedeva oculatezza attraverso un doppio passaggio legislativo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La riforma di oggi</strong> va in direzione opposta: <strong>vuole espropriare le Region</strong>i rispetto a temi cruciali come la salvaguardia dei territori e dei beni comuni, vuole ridurre il potere elettivo del popolo impedendogli di eleggere il Senato, vuole azzoppare il Parlamento riservando la piena potestà legislativa alla sola Camera dei deputati, vuole trasformare l’unica Camera pienamente legiferante in un leggificio al servizio del governo, vuole ridurre i momenti di confronto fra governo e Parlamento mantenendo in vita un Senato che fra i propri compiti non ha più quello di accordare la fiducia al governo. In una parola è una riforma che non solo punta ad accentrare le decisioni a livello nazionale ma anche a spostare l’asse del potere dal Parlamento al governo, impedendo sempre di più al popolo di esprimere la propria rappresentanza. E lo dimostra non solo la decisione di non farci più eleggere il Senato, ma di accompagnare la riforma costituzionale con una legge elettorale che garantisce la maggioranza parlamentare al partito che in rapporto agli altri ottiene più voti, non importa quanti. Il che, considerato l’astensionismo crescente che si va affermando nel paese, ci condurrà a maggioranze parlamentari che rappresentano solo una parte molto esigua dell’elettorato.</p>
<p align="JUSTIFY">Che<strong> la riforma in atto rappresenti un picconamento della democrazia</strong> è fuori di dubbio. Ma secondo molti si tratterebbe di un male da accettare in nome di due grandi obiettivi: stabilità di governo e leggi veloci. Il tutto come precondizione per raggiungere quello che oggi è ritenuto il massimo bene. Per chi non l’avesse capito stiamo parlando della crescita, la medicina miracolosa che secondo l’accordo unanime di imprenditori, politici e sindacati sarebbe capace di curarci da ogni male. Che si tratti di debito pubblico, di pensioni, di disoccupazione, di degrado ambientale, di povertà, la ricetta è sempre la stessa: crescita. Ce lo ripetono all’unisono settanta volte al giorno. Ma sulla miracolosità della ricetta esistono molti dubbi, non solo per i risultati non garantiti sul piano sociale, ma soprattutto per i sicuri effetti indesiderati sul piano ambientale. E tuttavia, anche ammesso e non concesso che la ricetta sia corretta, una domanda continua a rimanere nell’aria:<strong> perché per avere la crescita è così importante riformare la Costituzione?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il nesso non verrà mai afferrato finché non si mette a fuoco che nella testa dei politici non esiste altro soggetto economico se non le imprese private. Un tempo il ventaglio dei soggetti economici comprendeva anche la comunità, nelle sue varie articolazioni (Stato, Regioni, Comuni), che poteva, anzi doveva intervenire per creare ricchezza al servizio dei cittadini nella sue componenti più nobili: la difesa dei beni comuni, la garanzia dei servizi alla persona, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. Ma il vento neoliberista ha fatto piazza pulita di ogni idea di comunità imprenditrice di se stessa convincendoci che solo le imprese orientate al mercato sono autorizzate ad avviare attività produttive. Oggi, però, non è facile trovarne di disposte ad investire in Italia perché nel tempo della globalizzazione le imprese hanno acquisito il privilegio di poter sfarfallare da un paese all’altro alla ricerca di quello che offre le condizioni più vantaggiose. Ecco perché lo sport nazionale di ogni governo è diventato la riforma di tutto ciò che non piace alle imprese per invogliarle ad investire nel proprio paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Sulle riforme da introdurre per attirare gli investimenti, i governi non hanno molto da inventare, ha già scritto tutto <strong>Il World Economic Forum</strong>, l’associazione delle multinazionali che tutti gli anni, a gennaio, organizza l’incontro di Davos per dettare l’agenda politica dell’anno che verrà. Nei suoi rapporti sono elencate le condizioni che piacciono alle imprese: non solo un basso regime fiscale, bassi oneri sociali, alta flessibilità del lavoro, ma anche un assetto istituzionale sicuro e veloce. Che tradotto significa governi stabili capaci di garantire continuità politica e parlamenti veloci capaci di produrre in fretta leggi favorevoli agli affari. Del resto già nel 2013, la banca internazionale JP Morgan aveva messo nero su bianco il percorso di riforme per l’Italia: «I sistemi politici dell’Europa meridionale soffrono di esecutivi deboli, strutture statali centrali deboli rispetto alle Regioni, protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, diritto di protestare se intervengono cambiamenti non graditi. (…) Il test più importante sarà per l’Italia dove il nuovo governo dovrà dimostrare di sapersi Impegnare per una riforma politica significativa».</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>JP Morgan</strong> è la sesta banca del mondo per valori amministrati, qualcosa come 2.500 miliardi di dollari. Lavora per l’1% del pianeta, quelli che da soli controllano il 50% della ricchezza mondiale. Amministra le loro ricchezze affinché ne abbiano sempre di più. E pur di servirli non si fa neanche scrupolo ad elaborare truffe che mandano in rovina i risparmiatori più sprovveduti. Dal 2012 al 2015 JP Morgan ha collezionato multe, per comportamenti illeciti, pari a 30 miliardi di dollari. Ma il suo amministratore delegato, Jamie Dimon guadagna sempre di più. Nel 2015 ha ottenuto compensi per 27 milioni di dollari, permettendogli l’ingresso trionfale nell’olimpo dei miliardari. Per queste imprese e questi personaggi stiamo rinunciando alla nostra democrazia, ma è davvero ciò che ci conviene?*</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Francesco Gesualdi-Pressenza</p>
<p>*I contenuti di questo articolo sono espressi anche sotto forma di dossier infografico reperibile al link<a href="http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf">http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf</a></p>
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		<title>Confindustria: Italia al palo da 15 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Sep 2016 13:46:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sul piano dell&#8217;avanzamento economico l&#8217;Italia ha alle spalle un quindicennio perduto e l&#8217;appuntamento ai livelli pre-crisi e&#8217; rimandato al 2028. Lo sottolinea il Centro studi Confidnustria nel rapporto &#8216;Le sfide della politica economica&#8217;. &#8220;Il tempo sprecato &#8211; si legge &#8211; si allunga notevolmente se si considera il prodotto per abitante, indicatore perfettibile ma significativo di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sul piano dell&#8217;avanzamento economico l&#8217;Italia ha alle spalle un quindicennio perduto e l&#8217;appuntamento ai livelli pre-crisi e&#8217; rimandato al 2028. Lo sottolinea il Centro studi Confidnustria nel rapporto &#8216;Le sfide della politica economica&#8217;. &#8220;Il tempo sprecato &#8211; si legge &#8211; si allunga notevolmente se si considera il prodotto per abitante, indicatore perfettibile ma significativo di benessere. Ai ritmi attuali di incremento del prodotto, l&#8217;appuntamento con i livelli lasciati nel 2007 e&#8217; rinviato al 2028 mentre non verra&#8217; mai riagguantato il sentiero di crescita che si sarebbe avuto proseguendo con il passo precedente, pur lento&#8221;. Riemerge inoltre &#8220;con forza la questione del divario di crescita tra l&#8217;Italia e gli altri paesi europei, che pure in media non sono brillanti&#8221;.</p>
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		<title>Istat: interrotta fase di crescita, nei prossimi mesi ancora fase debole</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Sep 2016 17:45:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;economia italiana ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell&#8217;offerta dalla caduta produttiva del settore industriale&#8221;. Lo sottolinea l&#8217;Istat nella nota mensile sull&#8217;andamento dell&#8217;economia italiana spiegando che &#8220;l&#8217;indicatore anticipatore dell&#8217;economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;economia italiana ha interrotto la fase di crescita, condizionata dal lato della domanda dal contributo negativo della componente interna e dal lato dell&#8217;offerta dalla caduta produttiva del settore industriale&#8221;. Lo sottolinea l&#8217;Istat nella nota mensile sull&#8217;andamento dell&#8217;economia italiana spiegando che &#8220;l&#8217;indicatore anticipatore dell&#8217;economia rimane negativo a luglio, suggerendo per i prossimi mesi un proseguimento della fase di debolezza dell&#8217;economia italiana&#8221;.</p>
<p>Dopo la crescita registrata nei trimestri precedenti, nel secondo trimestre il prodotto interno lordo, sottolinea l&#8217;Istat, &#8220;ha subito una battuta d&#8217;arresto, segnando una variazione nulla su base congiunturale. La variazione rispetto al secondo trimestre 2015 e&#8217; stata pari allo 0,8%, in calo rispetto all&#8217;1% registrato nel primo trimestre&#8221;. Alla variazione congiunturale del Pil, spiega l&#8217;istituto di statistica, &#8220;ha contribuito positivamente la domanda estera netta (+0,2 punti percentuali): le importazioni sono aumentate dell&#8217;1,5% e le esportazioni dell&#8217;1,9%. L&#8217;apporto degli investimenti e dei consumi finali nazionali e&#8217; stato nullo.<br />
La dinamica della domanda interna e&#8217; stata caratterizzata dalla sostanziale stabilita&#8217; dei consumi finali nazionali, sintesi di una crescita dello 0,1% dei consumi delle famiglie e di una flessione dello 0,3% della spesa della Pa, e dalla contrazione congiunturale degli investimenti fissi lordi (-0,3%), determinata principalmente dalla diminuzione della spesa per macchinari, attrezzature e altri prodotti (-0,8%). Gli investimenti in costruzioni hanno registrato una variazione nulla mentre la componente dei mezzi di trasporto ha segnato una variazione positiva (+1,4%)&#8221;.<br />
L&#8217;industria in senso stretto, prosegue la nota, &#8220;ha mostrato segnali di debolezza registrando una riduzione significativa del valore aggiunto (-0,8% rispetto al primo trimestre). Le attese per il prossimi mesi permangono deboli. Il clima di fiducia delle imprese manifatturiere e&#8217; infatti peggiorato nel mese di agosto non evidenziando segnali di particolare vivacita&#8217; tra le componenti. Il valore aggiunto delle costruzioni ha invece segnato un lieve incremento congiunturale (+0,1%) dopo il forte calo registrato nel trimestre precedente (-0,5% rispetto al quarto trimestre 2015). Ad agosto, il clima di fiducia ha segnato un peggioramento mantenendosi comunque sui livelli piu&#8217; elevati degli ultimi mesi. Anche il comparto dei servizi ha registrato una variazione congiunturale positiva (+0,2), confermando una tendenza espansiva che persiste da 5 trimestri, seppure con andamenti differenziati a livello settoriale. Le attivita&#8217; finanziarie e assicurative hanno segnato la diminuzione piu&#8217; marcata (-0,6%), anche se di intensita&#8217; minore rispetto ai trimestri precedenti. Flessioni di minore entita&#8217; hanno caratterizzato i servizi di informazione e comunicazione e la PA, difesa, istruzione e sanita&#8217; (-0,2% per entrambi i comparti). Incrementi significativi riguardano le attivita&#8217; professionali e di supporto (+0,5%), il commercio, il trasporto e l&#8217;alloggio (+0,4%) e le attivita&#8217; immobiliari (+0,4%)&#8221;.</p>
<p>Nel mese di luglio, rileva ancora l&#8217;Istat, &#8220;la dinamica del mercato del lavoro ha mostrato una battuta d&#8217;arresto. Gli occupati totali sono diminuiti di circa 63 mila unita&#8217; (-0,3%) dopo 4 mesi consecutivi di aumento. Nel trimestre maggio-luglio, l&#8217;occupazione e&#8217; comunque aumentata in misura significativa (+0,7% rispetto al trimestre precedente, pari a +157 mila unita&#8217;). La riduzione degli occupati in luglio ha riguardato esclusivamente gli indipendenti (-68 mila) e in misura maggiore la componente femminile (-51 mila). I disoccupati totali sono diminuiti determinando un calo del tasso di disoccupazione che si e&#8217; attestato all&#8217;11,4% (-0,1 punti percentuali). Nella fascia di eta&#8217; 15-24 il tasso di disoccupazione e&#8217; cresciuto per il terzo mese consecutivo (+39,2%) mentre per gli occupati con 50 anni e piu&#8217; il tasso di occupazione e&#8217; aumentato per la settima volta dall&#8217;inizio dell&#8217;anno. Le retribuzioni sono rimaste sostanzialmente stabili rispetto a giugno&#8221;.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Spese militari in crescita: cambiare direzione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/04/06/spese-militari-in-crescita-cambiare-direzione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 06 Apr 2016 09:15:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Spese militari mondiali in crescita. Rete Disarmo: occorre cambiare direzione Pubblicati i dati SIPRI relativi al 2015: il totale dei fondi destinati ad armi ed eserciti cresciuto dell’1% in termini reali. Dopo tre anni di stasi riprende la crescita iniziata nel 2001. Una nuova ripresa della spesa militare a livello mondiale. E’ questa la situazione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Spese militari mondiali in crescita. Rete Disarmo: occorre cambiare direzione</p>
<p>Pubblicati i dati <strong>SIPRI</strong> relativi al 2015: il totale dei fondi destinati ad armi ed eserciti cresciuto dell’1% in termini reali. Dopo tre anni di stasi riprende la crescita iniziata nel 2001.</p>
<p>Una nuova ripresa della spesa militare a livello mondiale. E’ questa la situazione suggerita dai dati pubblicati oggi dell’Istituto SIPRI di Stoccolma. Dopo tre anni di relativa stasi la crescita misurata nel 2015 si attesta circa sull’1% in termini reali. L’ammontare complessivo delle spese militari è stimato dai ricercatori svedesi in 1.676 miliardi di dollari, equivalenti al 2,3% del prodotto interno lordo mondiale. Nel complesso i primi 15 paesi di questa speciale classifica spendono per gli eserciti e le armi almeno 1.350 miliardi di dollari, equivalenti all’81% del totale. In testa alla classifica come sempre gli Stati Uniti d’America che da soli investono poco meno di 600 miliardi di dollari e contribuiscono al 36% della spesa militare complessiva (quota minore del recente passato grazie alla crescita robusta di altri Paesi). Dietro di loro la Cina, che ha visto una crescita annuale del 7,4% (complessivi 215 miliardi di dollari) e poi, superando anche la Russia, l’Arabia Saudita che ha fatto crescere la propria spesa militare del 5,7% (ad oltre 87 miliardi di dollari). Una crescita dovuta soprattutto agli investimenti diretti per la guerra in Yemen che coinvolgono anche acquisti di bombe italiane. Pur superata dal budget Saudita la Russia ha comunque incrementato la propria spesa militare del 7,5% (oltre 66 miliardi di dollari totali).</p>
<p>“Come al solito dobbiamo considerare questi dati soprattutto dal punto di vista dei trend generali, perché non è mai semplice valutare fino in fondo le effettive spese militari pubbliche – commenta <strong>Francesco Vignarca</strong> coordinatore della Rete Italiana per il Disarmo – le indicazioni sono però chiare sia per quanto riguarda il mondo nel suo complesso sia per quanto riguarda l’Europa occidentale: dopo qualche anno di rallentamento causato dalla crisi finanziaria è all’orizzonte una ripresa degli investimenti militari”.</p>
<p>Una tendenza, quella del 2015, probabilmente stimolata e giustificata agli occhi dei decisori politici dagli eventi terroristici in Europa ed in Occidente e che continua quindi nel solco delle scelte sbagliate di questo millennio. Va ricordato infatti come la spesa militare mondiale sia stata in continua e robusta crescita dal 2000 in poi, con un aumento di oltre il 50% in termini reali proprio a seguito della “guerra al terrore” dichiarata dopo l’11 settembre 2001. Una “risposta armata” che però non ha contribuito a risolvere i problemi, come appare chiaro dalla cronaca di questi temi, ma è servita solamente a far crescere i fatturati delle aziende a produzione militare.</p>
<p>Non va infine dimenticato che tali cifre sono relative ai bilanci statali, da cui sfuggono i valori relativi alle forniture di armi a titolo gratuito (si pensi ad esempio a tutte le milizie coinvolte nei conflitti aperti) e ai traffici clandestini di armi piccole e leggere, che alimentano conflitti in varie are geografiche. “Riteniamo poi significativa e preoccupante anche l’impossibilità esplicitata da parte dei ricercatori del SIPRI di valutare nel complesso la spesa militare del Medio Oriente data la situazione d’instabilità diffusa e la difficoltà nel reperire dati affidabili” commenta inoltre Maurizio Simoncelli vicepresidente di Archivio Disarmo.</p>
<p>Per quanto riguarda il nostro Paese, il SIPRI stima una spesa militare di poco inferiore ai 24 miliardi di dollari, segnalando un brusco calo nell’ultimo decennio, ponendo l’Italia al dodicesimo posto a livello mondiale (per una quota pari al’1,4% del totale). Dati che però non devono trarre in inganno poiché, proprio a causa dei meccanismi opachi di finanziamento della spesa militare italiana che da tempo anche Rete Disarmo denuncia, probabilmente a Stoccolma non sono riusciti a valutare appieno la complessiva spesa militare italiana. Mettendo in fila i dati ufficiali dell’ultima legge di Stabilità si raggiunge infatti un totale di 23,12 miliardi di euro corrispondenti (con cambio medio 2015 di 1,1) ad oltre 25 miliardi di dollari e non a meno di 24 miliardi come valutato dal SIPRI. Il motivo della differenza sta forse nei fondi “extra bilancio” (in particolare dalle missioni militari e dal Ministero per lo Sviluppo Economico) su cui la Difesa può contare e i cui dati non sono facilmente rintracciabili, soprattutto per quanto riguarda osservatori stranieri.</p>
<p><strong>La Rete Italiana per il Disarmo</strong> è soprattutto preoccupata della possibile ripresa della spesa militare mondiale ed europea (vanno ricordate infatti le recenti ipotesi della Commissione Europea di non considerare nel deficit la spesa armata) che continuerebbe solo a drenare negativamente risorse altrimenti utili e necessarie a costruire una vera sicurezza basata su uguaglianza, diritti, lavoro, welfare.</p>
<p>Per questo motivo la Rete Italiana per il Disarmo partecipa all’iniziativa della “Global Campaign on Military Spending” promossa dai propri partner europei e coordinata in particolare dell’International Peace Bureau (organizzazione premio Nobel per la Pace 1910). Anche quest’anno, come avviene dal 2011, si celebra infatti proprio il 5 aprile il “Global Day of Action against Military Spending” con iniziative che si protrarranno fino al 18 aprile.</p>
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		<title>Fmi: Italia in crescita e Cina in rallentamento</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/09/03/fmi-italia-in-crescita-e-cina-in-rallentamento/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2015 09:17:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[Fmi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati preliminari relativi al secondo trimestre mostrano che nell&#8217;area euro &#8220;Italia, Irlanda e Spagna&#8221; sono cresciute piu&#8217; del previsto. Lo si legge in un documento preparato dallo staff del Fondo Monetario Internazionale in vista dei lavori del G20 di Ankara. &#8220;La moderata ripresa dell&#8217;area euro e&#8217; previsto prosegua nel 2015 e nel 2016, sostenuta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/09/03/fmi-italia-in-crescita-e-cina-in-rallentamento/">Fmi: Italia in crescita e Cina in rallentamento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I dati preliminari relativi al secondo trimestre mostrano che nell&#8217;area euro <strong>&#8220;Italia, Irlanda e Spagna&#8221;</strong> sono cresciute piu&#8217; del previsto. Lo si legge in un documento preparato dallo staff del <strong>Fondo Monetario Internazionale</strong> in vista dei lavori del G20 di Ankara.</p>
<p><em> &#8220;La moderata ripresa dell&#8217;area euro e&#8217; previsto prosegua nel 2015 e nel 2016, sostenuta da prezzi del petrolio piu&#8217; bassi e dall&#8217;indebolimento dell&#8217;euro&#8221;</em>, prosegue il documento, <em>&#8220;si stima che la crescita acceleri in Germania, Francia, Italia e, soprattutto, in Spagna&#8221;</em>. Piu&#8217; in generale nel primo semestre del 2015 la crescita globale &#8220;resta moderata&#8221; ed e&#8217; calata rispetto al semestre precedente, a fronte di un <em>&#8220;ulteriore rallentamento delle economie emergenti e una debole ripresa nelle economie avanzate&#8221;</em>.<br />
<em>&#8220;In un contesto di crescente volatilita&#8217; dei mercati finanziari, flessione dei prezzi delle materie prime, indebolimento dei flussi di capitale in entrata e deprezzamento delle valute dei mercati emergenti, i rischi per le prospettive sono saliti, soprattutto per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo&#8221;</em>. L&#8217;Fmi e&#8217; preoccupato dalla transizione della Cina verso tassi di crescita piu&#8217; bassi &#8220;<em>sebbene in linea con le attese, sembra avere ripercussioni esterne piu&#8217; vaste di quanto previsto, come evidenziato dal calo dei prezzi delle materie prime e delle azioni&#8221;</em>.<br />
Secondo l&#8217;istituto di Washington, la frenata di Pechino ha avuto inoltre effetti negativi sui volumi del commercio globale, che <em>&#8220;si sono contratti nel secondo trimestre, mettendo in luce l&#8217;incapacita&#8217; degli investimenti di crescere come previsto&#8221;</em>.</p>
<p>&#8220;<em>In Cina, sulla scia di una dovuta correzione nel settore delle costruzioni, gli investimenti hanno rallentato rispetto all&#8217;anno scorso ma la crescita dei consumi e&#8217; rimasta stabile&#8221;</em>, prosegue la nota, <em>&#8220;con la contrazione delle importazioni, le esportazioni nette hanno contribuito positivamente alla crescita nonostante dati piu&#8217; deboli del previsto&#8221;</em>. Il recente tonfo dei mercati finanziari <em>&#8220;non dovrebbe scoraggiare le autorita&#8217; cinesi a portare avanti riforme che diano ai meccanismi di mercato un ruolo piu&#8217; decisivo nell&#8217;economia, eliminino le distorsioni e rafforzino le istituzioni&#8221;</em>.<em> &#8220;In Cina la priorita&#8217; politica e&#8217; il raggiungimento di una transizione morbida verso ritmi di crescita piu&#8217; sostenibili, contenendo allo stesso tempo le vulnerabilita&#8217;&#8221;</em>, si legge nel documento, che definisce il nuovo meccanismo per determinare il tasso di cambio del renminbi <em>&#8220;un positivo passo verso un sistema di tassi di cambio fluttuante ed efficace entro i prossimi due anni&#8221;</em>.</p>
<p>Infine per l&#8217;Fmi i paesi piu&#8217; avanzati dovrebbero mantenere politiche monetarie accomodanti, alla luce dell&#8217;inflazione sotto gli obiettivi e gli &#8216;output-gap&#8217;, con politiche fiscali <em>&#8220;favorevoli alla crescita&#8221;</em> e <em>&#8220;ancorate a piani di medio termine credibili&#8221;</em>. <em>&#8220;Gestire l&#8217;elevato debito pubblico in un contesto di bassa crescita e bassa inflazione resta una sfida chiave&#8221;</em>, aggiunge il Fmi, che invita inoltre le economie avanzate, in particolare quelle dell&#8217;Eurozona, ad attuare <em>&#8220;riforme strutturali che aumentino la produttivita&#8217;&#8221;, in particolare nel mercato del lavoro, cosi&#8217; da &#8220;aumentare la domanda di lavoro e rimuovere gli ostacoli all&#8217;occupazione&#8221;.</em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/09/03/fmi-italia-in-crescita-e-cina-in-rallentamento/">Fmi: Italia in crescita e Cina in rallentamento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Consumatori ancora vittime della crisi</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/31/consumatori-ancora-vittime-della-crisi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2015 09:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Associazioni dei consumatori deluse dai dati Istat sulle vendite al dettaglio: crescita &#8220;a ritmo da moviola&#8221;, afferma il Codacons; &#8220;segnali ancora timidi e incerti&#8221;, commentano Federconsumatori-Adusbef. &#8220;La lentezza che caratterizza il settore del commercio e&#8217; particolarmente deludente e dimostra come la crisi economica non sia ancora superata &#8211; spiega il presidente del Codacons Carlo Rienzi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Associazioni dei consumatori deluse dai dati Istat sulle vendite al dettaglio: crescita <em>&#8220;a ritmo da moviola&#8221;</em>, afferma il <strong>Codacons</strong>;<em> &#8220;segnali ancora timidi e incerti&#8221;</em>, commentano <strong>Federconsumatori-Adusbef</strong>.</p>
<p><em>&#8220;La lentezza che caratterizza il settore del commercio e&#8217; particolarmente deludente e dimostra come la crisi economica non sia ancora superata &#8211; spiega il presidente del Codacons <strong>Carlo Rienzi</strong> &#8211; Ci si aspettava nei primi mesi dell&#8217;anno una sensibile ripresa dei consumi da parte delle famiglie e di commercio e vendite in generale, che evidentemente non c&#8217;e&#8217; stata&#8221;</em>. <em>&#8220;Le famiglie si trovano ancora in una situazione di profonda crisi &#8211; sostengono Federconsumatori e Adusbef &#8211; aggravata dai numerosi impegni economici previsti nel periodo autunnale. Si prospetta, infatti, una vera e propria stangata, il cui importo ammontera&#8217; mediamente a 1.760,23 euro. Questo incidera&#8217; ulteriormente, in maniera allarmante, sul potere di acquisto dei cittadini e sull&#8217;intero andamento del sistema economico&#8221;</em>.</p>
<p>Secondo l&#8217;associazione, per far ripartire l&#8217; economia e&#8217; fondamentale avviare un serio Piano straordinario per il lavoro che punti sul rilancio degli investimenti. <em>&#8220;Solo redistribuendo i redditi e dando nuove prospettive di crescita al Paese &#8211; dichiarano <strong>Rosario Trefiletti</strong> ed <strong>Elio Lannutti</strong>, presidenti di Federconsumatori e Adusbef &#8211; sara&#8217; possibile realizzare quella ripresa della domanda interna che tutti ci auguriamo&#8221;</em>.</p>
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		<title>Occuparsi di occupare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Sep 2012 10:39:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[crescita]]></category>
		<category><![CDATA[dati allarmanti]]></category>
		<category><![CDATA[inutilmente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I dati sono allarmanti, soprattutto quelli sulla disoccupazione giovanile, che a luglio ha raggiunto la cifra record del 35,5%, sicché, in termini bruti, le persone fra i 15 e i 24 anni che cercano (inutilmente) lavoro sono 618.000, con l’aggravante di un picco del 48% (una su due) per le giovani donne del sud, in [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">I dati sono allarmanti, soprattutto quelli sulla disoccupazione giovanile, che a luglio ha raggiunto la cifra record del 35,5%, sicché, in termini bruti, le persone fra i 15 e i 24 anni che cercano (inutilmente) lavoro sono 618.000, con l’aggravante di un picco del 48% (una su due) per le giovani donne del sud, in crescita di 2,7 punti rispetto al 2011, mentre l’inflazione sale al 3,2%, mentre le retribuzioni crescono solo dell’1,5%.</p>
<p align="JUSTIFY">Non crescono, invece, gli occupati stabili con, secondo l&#8217;Istat, un calo della componente maschile e un aumento di quella femminile ed tasso totale pari al solo 57,1%.</p>
<p align="JUSTIFY">Osservando, poi, il numero di<strong> </strong><strong>inattivi tra i giovani</strong>, alla fine del secondo trimestre di quest’anno, in Italia se ne contavano <strong>quasi sei milioni e mezzo</strong>, di cui più della metà al Sud.</p>
<p align="JUSTIFY">Le differenze tra i valori assoluti mostrano rispetto ai primi tre mesi dell’anno un aumento complessivo di oltre 70 mila unità: a livello territoriale il Nord ha visto aumentare il numero di inattivi di quasi 109 mila unità (di cui circa 77 mila nel Nordovest), mentre il Mezzogiorno ha registrato una diminuzione pari quasi a 49 mila.</p>
<p align="JUSTIFY">E’ tempo di risposte serie e concrete e non solo di tagli e promesse. Lo vuole l’Europa, sempre più preoccupata per la ripresa in Italia e gli italiani, che ormai sono stanchi di discorsi e paroloni sulla macroeconomia e gli spread.</p>
<p align="JUSTIFY">Così Mario Monti accelera l&#8217;agenda per la crescita e, dopo una serie fittissima di riunioni con i suoi ministri, convoca le parti sociali, con l&#8217;obiettivo di portare le nuove misure entro un paio di settimane in Consiglio dei Ministri.</p>
<p align="JUSTIFY">Già a quello previsto per il 5 settembre si potrebbe arrivare con un assaggio del cronoprogramma per dare attuazione alle misure già varate: decreti legislativi e regolamenti ancora da varare.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma il principale obiettivo è quello di sollecitare la ripresa del dialogo tra sindacati e aziende, per arrivare dalla via dei contratti di lavoro all&#8217;aumento della produttività.</p>
<p align="JUSTIFY">Un&#8217;accelerazione, spiegano fonti di governo, che risponde a due esigenze: sul piano interno, dare segnali incoraggianti in vista di un autunno che rischia di essere fin troppo caldo; e, sul piano europeo, rassicurare i partner che l&#8217;Italia non ha intenzione di rallentare l&#8217;impegno sulle riforme.</p>
<p align="JUSTIFY">Per mercoledì 5, alle 12, a Palazzo Chigi il governo incontrerà le associazioni datoriali: ABI, Ania, Alleanza delle cooperative, Confindustria, Rete imprese Italia, per la presentazione del documento &#8220;L`Italia e il futuro dell&#8217;euro e dell&#8217;Unione europea, le proposte delle imprese italiane&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Invece i sindacati (Cgil, Cisl, Uil e Ugl), che insistono su patto per l&#8217;occupazione e un intervento per la riduzione del peso fiscale sul lavoro ma anche sulle pensioni, “ saranno ricevuti a martedì 11, alle 16,30.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che L’Europa si attende è la ripresa di un dialogo tra sindacati e imprese per migliorare la produttività delle aziende, con l&#8217;obiettivo di aumentare la competitività attraverso gli accordi sindacali, unica strada possibile in un momento di scarse disponibilità finanziarie.</p>
<p align="JUSTIFY">Proprio per questo Monti ha trascorso l’intera giornata di ieri a palazzo Chigi, impegnato in tre diverse riunioni interministeriali, la prima delle quali per coordinare con i Ministri interessati &#8220;le modalità per sollecitare un dialogo che conduca a miglioramenti della produttività nelle imprese, nell`ambito del quadro predisposto dal Governo con le nuove iniziative per la crescita e le riforme strutturali volte al miglioramento della competitività&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">Come abbiamo più volte scritto, sarà, credo, necessario guardare ad altri esempi in Europa, come, ad esempio, a quello che sta già facendo (e non solo promettendo), Hollande in Francia: spingere le aziende ad  assumere i giovani, con incentivi che arrivano fino al 75% dello stipendio, con un piano  da 2,3 miliardi di euro, che dovrebbe garantire, entro il 2014, un impiego a 150mila disoccupati francesi di età inferiore ai 26 anni.</p>
<p align="JUSTIFY">Questa la risposta francese al principale dei problemi attuali, che conta una percentuale di giovani non occupati preoccupante (23%), ma molto al di sotto di quella italiana.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello francese, comunque, non è l&#8217;unico modello esistente in Europa per spingere i giovani a inserirsi nel mondo del lavoro.</p>
<p align="JUSTIFY">Appena al di là del Reno c&#8217;è infatti anche il modello tedesco, basato principalmente su un utilizzo virtuoso dell&#8217;apprendistato e incentrato su  stage o tirocini nelle aziende, che iniziano quando gli studenti tedeschi sono ancora minorenni.</p>
<p align="JUSTIFY">E&#8217; il cosiddetto Sistema Duale, basato sull&#8217;alternanza tra scuola e lavoro e sulla stretta collaborazione tra le imprese e il ministero dell&#8217;istruzione.</p>
<p align="JUSTIFY">A giudicare dai numeri, si tratta di un modello che funziona abbastanza bene, visto che in Germania la disoccupazione giovanile è attorno all&#8217;8%, quasi un terzo della media  europea e più o meno lo stesso livello che si registra  in Austria, un&#8217;altra nazione che ha sposato pienamente il sistema duale.</p>
<p align="JUSTIFY">Ma, come scrive su Panorama Andrea Telara, in un articolo molto più serio delle inutili trascrizioni delle intercettazioni a Napolitano, non sarà facile scegliere per il nostro governo, anche perché il modello francese è per le nostre casse troppo oneroso e l&#8217;idea di abbassare le tasse e i contributi sui salari dei giovani, avanzata la scorsa settimana dal ministro del welfare Elsa Fornero, è stata subito bocciata dal presidente del consiglio in persona, perché incompatibile con le politiche di rigore del governo.</p>
<p align="JUSTIFY">Sembrerebbe quindi in pole-position il modello tedesco, che piace alla stessa Fornero, ma anche a Michele Tiraboschi, giuslavorista dell&#8217;Università di Modena ed ex-allievo di Marco Biagi.</p>
<p align="JUSTIFY">Nell&#8217;ultima legge sul lavoro, infatti, è stata inserita dalla Fornero anche una riforma dell&#8217;apprendistato (già iniziata da Maurizio Sacconi, ministro del welfare nel governo Berlusconi), che si basa proprio su percorsi di formazione per i giovani.</p>
<p align="JUSTIFY">Peccato, però, che il sistema tedesco, a differenza dell&#8217;interventismo pubblico di Hollande, richieda un bel po&#8217; di tempo per essere applicato e per  entrare a regime.</p>
<p align="JUSTIFY">E, purtroppo, di tempo l’Italia non ne ha molto.</p>
<p align="JUSTIFY">
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/01/occuparsi-di-occupare/">Occuparsi di occupare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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