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	<title>decarbonizzazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Clima: Meloni contraria alla decarbonizzazione che penalizza l’economia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/01/15/clima-meloni-contraria-alla-decarbonizzazione-che-penalizza-leconomia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2025 09:49:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;impegno per fronteggiare la crisi climatica alle condizioni attuali &#8220;ci impone di ragionare in modi diversi&#8221; e procedere &#8220;superando l&#8217;anacronistica divisione tra economie sviluppate e emergenti&#8221;. Soprattutto impone di procedere &#8220;rigettando un approccio ideologico&#8221;, perché &#8220;non avremo successo nel triplicare le rinnovabili al 2030 né nel raddoppiare l&#8217;efficienza energetica se continuiamo a cercare decarbonizzazione a [&#8230;]</p>
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<p>L&#8217;impegno per fronteggiare la crisi climatica alle condizioni attuali &#8220;ci impone di ragionare in modi diversi&#8221; e procedere &#8220;superando l&#8217;anacronistica divisione tra economie sviluppate e emergenti&#8221;. Soprattutto impone di procedere &#8220;rigettando un approccio ideologico&#8221;, perché &#8220;non avremo successo nel triplicare le rinnovabili al 2030 né nel raddoppiare l&#8217;efficienza energetica se continuiamo a cercare decarbonizzazione a costo della desertificazione economica&#8221;. </p>



<p>Quindi &#8220;dobbiamo essere pragmatici semplicemente perché la realtà lo richiede&#8221;. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo dice nel suo intervento alla Abu Dhabi Sustainability Week.</p>
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		<title>Nucleare in Italia, l&#8217;81% è contrario</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/11/28/nucleare-in-italia-l81-e-contrario/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Nov 2024 16:19:46 +0000</pubDate>
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<p>&#8220;Nucleare sì o nucleare no? L&#8217;81% degli italiani (a giugno 2024, cinque mesi fa, erano il 75%) non ha dubbi sulla contrarietà a questa tecnologia che il governo vorrebbe reintrodurre nel mix energetico all&#8217;interno del processo di decarbonizzazione nel Paese. Un&#8217;avversione su cui pesano la percezione dei rischi correlati e i costi nascosti, e che fa il paio con quella che i cittadini hanno espresso sulla distanza minima che dovrebbe avere un impianto nucleare dalla propria abitazione: il 41% non lo vorrebbe in nessun caso&#8221;. Lo fa sapere una nota del XVII Forum QualEnergia. &#8220;L&#8217;effetto Nimby- spiegano- si riflette anche tra coloro che sono aperti a valutare un ritorno a questa tecnologia: solo il 18% sarebbe disposto ad accettare la costruzione di un sito a una distanza minima di dieci chilometri dalla sua abitazione, mentre il 20% non lo vuole per nulla. A chiudere il cerchio dei dati raccolti sull&#8217;energia nucleare, quello che fa riferimento alla stima temporale dei benefici: secondo il 43% del campione il rientro dall&#8217;investimento si avrà dai 20 anni in su o addirittura non ci sarà, in quanto i costi per produrre questo tipo di energia sono incalcolabili&#8221;. &#8220;Ad aprire questo scenario che mette in evidenza una divisione abbastanza netta tra il punto di vista dei cittadini e quello sostenuto dal governo, è la nuova indagine Ipsos &#8220;Gli Italiani e l&#8217;energia&#8221;, realizzata per Legambiente, Nuova Ecologia e Kyoto Club, e presentata oggi a Roma nel corso della seconda giornata del XVII Forum QualEnergia.</p>



<p>&#8220;Emblematico- spiegano- dell&#8217;attuale scollamento è anche il 64% di coloro che non sono d&#8217;accordo al definanziamento del fondo automotive previsto nella legge di Bilancio a favore del settore difesa. Tra questi il 39% del campione preferirebbe vedere confermato il fondo automotive o alternativamente lo spostamento degli investimenti su altri settori industriali. Il quadro su ciò che pensano gli intervistati sui temi energetici e su quale ritengano sia la strada giusta per garantire sicurezza e stabilità energetica senza trascurare la sostenibilità ambientale si chiude con il focus sulla transizione verso le fonti rinnovabili. L&#8217;85% degli italiani associano le fonti rinnovabili alla sostenibilità ambientale, e rispetto al dato sui tempi di attesa per trarre vantaggio dall&#8217;investimento, il 44% ritiene che i benefici ci saranno entro dieci anni&#8221;. &#8220;È abbastanza impressionante il dato sulle opinioni dei cittadini sul nucleare- afferma Francesco Ferrante, vicepresidente di Kyoto Club. Dopo mesi di campagna martellante sui media e social di qualche grande azienda e di una parte importante della politica, tesa a promuovere il &#8216;ritorno&#8217; del nucleare nel nostro Paese, i nostri concittadini confermano la loro contrarietà, e anzi risulta aumentata la percentuale di coloro che non la considerano un&#8217;opzione valida. D&#8217;altronde basterebbe vedere i costi delle ultime centrali nucleari in costruzione in Europa (da Flamanville in Francia a quella di Hinkley Point nel Regno Unito) per rendersi conto che il nucleare, oltre a portare con sé gli storici problemi di pericolosità e di incapacità di smaltimento delle scorie, sarebbe anche antieconomico. Già con il referendum abrogativo del 2011 salvammo l&#8217;Enel da un&#8217;avventura che l&#8217;avrebbe messa in ginocchio, come è successo ai cugini francesi che sono falliti e poi salvati dallo Stato, il quale deve anche difendere la sua &#8216;force de frappe&#8217;. Per fortuna gli italiani non si fanno incantare da sirene nucleariste e giustamente puntano sulle rinnovabili&#8221;.</p>



<p>&#8220;Per il 52% degli italiani- continua il comunicato- la transizione energetica verso le fonti pulite permetterebbe al Paese di ridurre la dipendenza dai paesi esteri produttori di fonti fossili. Spostando il focus dalla transizione energetica alle energie rinnovabili, il vantaggio di avere maggiore indipendenza dalle importazioni estere (35%) si affianca alla riduzione del costo energetico, avvertito come un ulteriore effetto positivo dal 37% degli italiani, e alla possibilità di autoprodurre la propria energia (35%). D&#8217;altro canto, sul fronte degli svantaggi legati alla transizione energetica, il 41% annovera i costi iniziali elevati per la riconversione/installazione dei sistemi di produzione di energie per cittadini e imprese. Nonostante questo, la maggioranza (58%) è concorde che la transizione energetica sarà conveniente&#8221;. &#8220;Il contributo sempre più residuale dell&#8217;atomo per produrre elettricità nei prossimi decenni nel mondo è dovuto ai costi esorbitanti di questa tecnologia, sempre maggiori a quelle delle rinnovabili in tutti i continenti, come risulta chiaramente nei rapporti di una fonte non ambientalista come l&#8217;Agenzia Internazionale dell&#8217;Energia &#8211; dichiara Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente. Le imprese nel mondo stanno investendo quasi esclusivamente in impianti a fonti pulite: lo scorso anno, secondo i dati di IRENA, in tutto il mondo, gli impianti a fonti rinnovabili hanno rappresentato l&#8217;86% della nuova potenza installata per produrre elettricità, mentre quelli a fonti fossili e gli impianti nucleari hanno contribuito solo per il 14%. Basterebbero questi pochi dati per non riaprire in Italia una discussione che pensavamo di aver chiuso, per ben due volte, con il voto referendario del 1987 e 2011. Il nucleare è morto, e non siamo stati noi ambientalisti ad ucciderlo, ma un killer insospettabile: il libero mercato. Ne prenda atto il governo italiano&#8221;. E poi: &#8220;Anche la conoscenza e l&#8217;opinione sulle Comunità Energetiche Rinnovabili trovano spazio tra i contenuti dell&#8217;indagine condotta da Ipsos rivelando quanto ancora sia necessario lavorare sull&#8217;educazione al tema. Infatti, solo 14% degli italiani dichiara di sapere cosa siano le CER. Nonostante la scarsa conoscenza, il 76% le giudica una opportunità nazionale e/o locale in grado di rivoluzionare il futuro della produzione di energia. Tuttavia, emerge anche il timore che la burocrazia possa ostacolare il loro sviluppo e diffusione, vanificandone il potenziale (27%)&#8221;.</p>



<p>&#8220;In programma nel secondo giorno del Forum QualEnergia un dibattito tematico dal titolo &#8220;Illusione nucleare&#8221; con il presidente nazionale Legambiente, Stefano Ciafani, ed Edo Ronchi di 100% Rinnovabili Network. A seguire &#8220;I cambiamenti climatici tra economia circolare e la decarbonizzazione&#8221;, dove a confrontarsi ci sono rappresentanti istituzionali e politici, associazioni datoriali, società consortili e mondo dell&#8217;imprenditoria. In chiusura focus sulle biomasse forestali, un&#8217;opportunità per la transizione ecologica con il responsabile nazionale aree protette di Legambiente, Antonio Nicoletti, il direttore dell&#8217;Ufficio Sviluppo Fiere Forestali del MASAF, Pietro Oieni, e Davide Pettenella dell&#8217;Università di Padova&#8221;.<a href="https://www.teleambiente.it/nucleare-italia-sondaggio-ipsos/">Nucleare in Italia, l&#8217;81% degli italiani</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/11/28/nucleare-in-italia-l81-e-contrario/">Nucleare in Italia, l&#8217;81% è contrario</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/</link>
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		<pubDate>Tue, 06 Oct 2020 16:38:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non puo&#8217; passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un &#8220;compromesso&#8221; che non fara&#8217; bene ne&#8217; all&#8217;ambiente ne&#8217; alla salute del Pianeta. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/">Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non puo&#8217; passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un &#8220;compromesso&#8221; che non fara&#8217; bene ne&#8217; all&#8217;ambiente ne&#8217; alla salute del Pianeta. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Per far cio&#8217; occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas&#8221;. È questo il messaggio che Legambiente lancia oggi al Governo a pochi giorni dallo sciopero nazionale per il clima di venerdi&#8217; 9 ottobre presentando il suo nuovo dossier dal titolo &#8220;La decarbonizzazione in Italia non passa peril gas&#8221;. Nel dossier l&#8217;associazione ambientalista, oltre a sfatare alcuni falsi miti sul metano fossile quale fonte di transizione energetica, spiega perche&#8217; l&#8217;Italia deve evitare questa inutile e insensata corsa al gas ricordando che nella Penisola sono gia&#8217; presenti un numero sufficiente di impianti a gas, realizzati dopo il blackout del settembre 2003 grazie al decreto sblocca centrali dell&#8217;allora governo Berlusconi. Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza: oggi, infatti, il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 MW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna). Piu&#8217; che realizzare nuovi impianti, basterebbe aumentare le ore medie annue di esercizio delle centrali a gas esistenti passando da 3.261 a 4.000 ore medie annue. Uno scenario pero&#8217; poco auspicabile per Legambiente perche&#8217; se da una parte permetterebbe di compensare la mancata produzione di energia elettrica generata dal carbone, dall&#8217;altra richiederebbe in se&#8217; un aumento dei consumi di metano. E cio&#8217; non andrebbe affatto bene, perche&#8217; secondo l&#8217;associazione ambientalista bisognerebbe tendere ad una riduzione dei consumi di gas, accompagnata anche da interventi di efficientamento, come quello del riscaldamento civile (da convertire a pompe di calore alimentate elettricamente) e dall&#8217;elettrificazione dei trasporti, a partire dallo sviluppo del un sistema pubblico collettivo (bus, tram, metro, ecc), e della mobilita&#8217; elettrica, i cui consumi possono essere soddisfatti da sistemi di generazione diffusi attraverso le fonti rinnovabili.</p>
<p>Per questo per Legambiente la strada da seguire e&#8217; un&#8217;altra e si traduce in: &#8220;Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, si&#8217; alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo&#8221;. In questa ottica il primo passo da compiere e&#8217; la chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone per una capacita&#8217; di oltre 7.900 MW senza ricorrere a nuovi impianti a gas, per arrivare entro il 2040 alla chiusura di tutte le centrali inquinanti alimentate da fonti fossili, gas metano compreso. L&#8217;Italia deve avere, inoltre, il coraggio di ridurre fino ad azzerare i consumi di gas al 2040, iniziando da subito a non distribuire piu&#8217; risorse economiche per nuovi impianti come previsto con il Capacity Market. Risorse che si potrebbero usare per incentivare la diffusione delle fonti rinnovabili nella Penisola, a partire da solare ed eolico, di cui il nostro Paese ha grandi potenziali, con numeri di installazioni ben piu&#8217; alti di quelli fino ad oggi trattati anche nei cosiddetti anni d&#8217;oro (2009 &#8211; 2011). Senza pero&#8217; dimenticare la necessita&#8217; di mettere in campo politiche di efficientamento del settore industriale, edilizio e mobilita&#8217; &#8211; fortemente dipendenti dal gas metano &#8211; e piani di riconversione delle aree dove sono situate le centrali a carbone, che grazie alle risorse messe a disposizione dal Green Deal europeo possono dare a questi territori una nuova opportunita&#8217; di creare aree produttive sostenibili e di sostegno alla rete.</p>
<p>Un tema quello della decarbonizzazione in Italia che Legambiente rilancia oggi in vista dello sciopero nazionale per il clima anche per sostenere tutti quei giovani che venerdi&#8217; prossimo scenderanno in piazza per chiedere interventi e politiche piu&#8217; concrete per il Pianeta, a partire dall&#8217;abbandono delle fonti fossili e lo stop ai sussidi ambientalmente dannosi (sono circa 19 i miliardi di euro arrivati in un anno alle fonti fossili, tra sussidi diretti e indiretti, a danno dell&#8217;ambiente). L&#8217;associazione ambientalista ricorda che il dibattito sulla transizione energetica che si e&#8217; aperto in Italia, piuttosto che puntare alla decarbonizzazione attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, continua a focalizzare l&#8217;attenzione sul metano e sul suo presunto ruolo quale fonte di transizione e di aiuto al raggiungimento dell&#8217;obiettivo puntando alla realizzazione di nuove centrali, rese economicamente vantaggiose dal nuovo sussidio del capacity market. Occorre dire basta a modelli energetici superati, vecchi e inquinanti, non in grado di rispondere alle esigenze di innovazione del Paese, di decarbonizzazione, di contrasto alla crisi climatica. &#8220;Il governo italiano sta sbagliando strada sulla lotta alla crisi climatica &#8211; spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Nel settore della produzione di energia promuove la riconversione a gas delle centrali a carbone, investe su nuove infrastrutture per il trasporto del metano fossile, sostiene progetti sbagliati come quello di Eni che vuole confinare al CO2 nei fondali marini davanti alla costa ravennate. È arrivato il momento di scelte chiare e radicali: promuova le semplificazioni autorizzative per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, semplifichi la riconversione degli impianti a biogas in quelli a biometano da immettere in rete, recepisca al piu&#8217; presto la direttiva europea sulle rinnovabili per sbloccare definitivamente le comunita&#8217; energetiche e la smetta di foraggiare i petrolieri e i signori delle fossili. Stiamo entrando nella fase di discussione della prossima legge di bilancio, il vero banco di prova per cominciare a tagliare seriamente i sussidi alle fonti fossili. Vediamo se alle tante parole spese su questo fronte faranno seguito finalmente gli atti concreti&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Accordo di Parigi, gli obiettivi di decarbonizzazione, l&#8217;urgenza della crisi climatici ma anche l&#8217;emergenza sanitaria richiedono, da parte di tutti gli Stati del Mondo, Italia compresa un cambio di rotta forte e innovativo che deve vedere il settore energetico protagonista di un cambio radicale non solo nel modo di produrre energia elettrica e termica, che entro il 2040 dovra&#8217; escludere l&#8217;uso delle fonti fossili, ma anche nel modo di approvvigionamento, di distribuzione, di consumo attraverso un modello distribuito da fonti rinnovabili in cui i consumatori (cittadini, amministrazioni e imprese) diventano produttori e autoconsumatori e in cui gli elettrodomestici non saranno solo piu&#8217; punti di consumo, ma anche fonti di accumulo. Cosi&#8217; come la mobilita&#8217;, che dovra&#8217; essere ripensata e adeguata alle necessita&#8217; della transizione energetica e alla decarbonizzazione. Un cambiamento che richiede investimenti importanti non solo in termini di infrastrutture e impianti, ma soprattutto in termini di reti, di accumuli, di mezzi di trasporto collettivo, di veicoli ed utenze smart e di tutta l&#8217;economia nazionale. A tal proposito Legambiente ricorda che ci sono i fondi europei disponibili per le aree di transizione, il cosiddetto Just Trasition Fund: ossia circa 7,5 miliardi di euro destinati alla conversione industriale di centrali a carbone, gasolio e altre fonti inquinanti. L&#8217;Italia si e&#8217; aggiudicata 364 milioni a fronte di un contributo pari al 12% del Reddito Nazionale Lordo (vale a dire di circa 900 milioni): risorse in grado di mobilitare investimenti pubblici e privati per oltre 4,8 miliardi. Senza dimenticare il Recovery Fund, parte di quei fondi possono essere destinati per la lotta alla crisi climatica. Efficienza energetica, innovazione e rinnovabili devono essere messe al centro del Piano per il rilancio italiano, partendo dallo sviluppo dell&#8217;eolico a terra e a mare e del fotovoltaico in tutto il Paese, sui tetti ma non solo.</p>
<p>Nel dossier Legambiente sfata anche alcuni falsi miti sul metano e sul suo presunto ruolo come fonte di transizione energetica. Primo il metano non aiuta nel processo di decarbonizzazione, come dimostrano anche i vecchi problemi come quelli legati alle perdite in atmosfera che si aggiungono al peso delle nuove estrazioni di shale gas, mettendo fine all&#8217;illusione non solo del metano come fonte &#8220;di transizione&#8221;, ma anche di mitigazione parziale rispetto ad altri combustibili fossili che mettono in evidenza come sia necessario ridurre, fino a ad azzerare l&#8217;estrazione e il consumo di metano per fermare la crisi climatica. Il metano e&#8217; un gas serra molto piu&#8217; potente della CO2, specialmente su tempi brevi: 72 volte nei primi 20 anni dalla sua dispersione in atmosfera. La &#8220;forzante&#8221; climatica del metano avrebbe in questo secolo un ruolo decisamente piu&#8217; sensibile: &#8220;conterebbe&#8221; come un aumento di un terzo delle emissioni di CO2. La preoccupazione e&#8217; cresciuta quando la presenza media del metano in atmosfera terrestre, passata, dal 1750 ad oggi, da 0,7 a 1,8 ppm (parti per milione), dopo un periodo di sostanziale stabilita&#8217; tra il 1990 e il 2007, e&#8217; ripresa a salire rapidamente. &#8220;Il Piano nazionale integrato per l&#8217;energia e il clima (PNIEC), approvato da Bruxelles, &#8211; dichiara Katiuscia Eroe, responsabile nazionale energia di Legambiente &#8211; prevede la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, senza tener conto che gia&#8217; oggi la capacita&#8217; di importazione e&#8217; largamente sovradimensionata e sprecando cosi&#8217; risorse che potrebbero, invece, andare a finanziare l&#8217;azione climatica. È assolutamente inaccettabile che di fronte all&#8217;emergenza climatica si punti su una fonte fossile, in sostituzione di un&#8217;altra fonte fossile. Le fonti fossili, come petrolio, carbone e gas, sono la principale causa dei cambiamenti climatici. La loro combustione per produrre energia elettrica e termica e&#8217; responsabile dell&#8217;81% delle emissioni climalteranti complessive. Per questo Legambiente, con la campagna #ChangeClimateChange, ricorda che la strada maestra da seguire e&#8217; quella che prevede al piu&#8217; presto l&#8217;abbandono definitivo dei combustibili fossili a favore di un sistema energetico sostenibile prevedendo il raddoppio della produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, riducendo sempre di piu&#8217; la dipendenza dal gas ed elettrificando la parte crescente dei consumi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/">Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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