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	<title>detenuti Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sociale. I detenuti al lavoro nei cantieri del Sisma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Oct 2022 09:14:00 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Le persone detenute in dieci province delle regioni Abruzzo, Lazio, Molise, Marche e Umbria avranno<br>l’occasione di lavorare nei cantieri di oltre 5.000 opere di ricostruzione pubblica e in quelli di 2.500<br>chiese danneggiate dal terremoto 2016.<br>Lo stabilisce il Protocollo d’intesa siglato oggi, nella sede del Ministero della Giustizia, tra il<br>Commissario Straordinario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini; la Ministra della Giustizia, Marta<br>Cartabia, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, Cardinale Matteo Maria Zuppi, il Presidente<br>del Consiglio nazionale dell’Anci, Enzo Bianco, e il Vicepresidente Ance con delega per la ricostruzione<br>del Centro Italia Piero Petrucco. Era presente anche il capo del Dipartimento dell’Amministrazione<br>penitenziaria, Carlo Renoldi.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">L’obiettivo del Protocollo, è quello di aumentare le opportunità di lavoro, strumento indispensabile per<br>il pieno reinserimento sociale, di chi sta scontando una pena detentiva in 35 istituti del Centro Italia. Il<br>numero dei detenuti coinvolti dipenderà dal programma dei lavori e dai cantieri individuati. Le modalità<br>di inserimento lavorativo verranno definite in base ai profili dei singoli detenuti e alle esigenze delle<br>aziende.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Al Commissario Straordinario spetterà la funzione di raccordo delle attività, mentre il Dipartimento<br>dell’Amministrazione Penitenziaria individuerà gli idonei e favorirà il loro inserimento in cantieri vicini<br>alle strutture detentive, in accordo con la Magistratura di sorveglianza. La Cei promuoverà, presso le<br>imprese impegnate nella ricostruzione degli edifici di culto, l’utilizzo di manodopera da parte dei<br>detenuti valutati idonei. Ance diffonderà alle proprie strutture territoriali e, per il loro tramite, anche agli<br>enti bilaterali del sistema, i contenuti del Protocollo; allo stesso modo, anche Anci nei Comuni che<br>ospitano strutture penitenziarie. Con il Protocollo viene definito anche un Comitato paritetico di<br>gestione, composto dai rappresentanti dei firmatari, che sarà istituto entro 15 giorni, con il compito di<br>promuovere e monitorare le attività previste dal documento e di coordinare le azioni degli enti e dei<br>soggetti che hanno aderito.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ministra Marta Cartabia: “Ricostruire gli edifici, per ricostruire anche le proprie vite e sentirsi parte<br>della comunità: ha un fortissimo significato simbolico il protocollo che permetterà ad alcune persone di<br>uscire dal carcere, per lavorare nei cantieri dei paesi feriti dai terremoti. Attraverso il lavoro, il tempo<br>della detenzione si orienta verso all’obiettivo costituzionale della rieducazione e del reinserimento<br>sociale. Il lavoro in carcere è stata una delle mie priorità in questo anno e mezzo al Ministero. E sono<br>particolarmente felice di questa firma, a conclusione del mio mandato, perché progetti come questo o<br>come l’accordo siglato con il ministro Colao con le aziende di telecomunicazione per la posa della fibra<br>permettono di guardare al carcere anche come una risorsa per l’intera collettività.”.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Giovanni Legnini:  “L’accordo concluso oggi è densò di significati. Consentire ai detenuti che ne hanno<br>titolo, sulla base delle disposizioni dell’ordinamento penitenziario , di lavorare nei cantieri pubblici e di<br>ricostruzione delle Chiese nell’enorme cratere del centro Italia (con un numero di oltre 5.000 opere<br>pubbliche e di 2.500 Chiese finanziate e da finanziare) rappresenta una bella opportunità per inverare il<br>principio della funzione rieducativa della pena e per le Imprese di formare ed utilizzare personale<br>motivato a dare un contributo a tale importante finalità pubblica . Ringrazio il Ministro Cartabia per la<br>grande e nota sensibilità sul tema, il Capo del DAP e i Presidenti della CEI, dell’Ance e dell’ANCI per<br>la loro adesione al protocollo. Adesso si tratterà di attuarlo con la stessa dedizione e sensibilità dimostrati<br>nella definizione dell’accordo”.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Cardinale Zuppi: “Il Protocollo rappresenta un passo importante sulla strada della responsabilità<br>comune. Se vogliamo che il carcere non sia solo punitivo, ma soprattutto redentivo dobbiamo smettere<br>di pensarlo come una realtà isolata, a sé stante, emarginata. Dare ai detenuti la possibilità di lavorare è<br>un modo per farli sentire parte della comunità, per dare loro una prospettiva di futuro e un’alternativa<br>valida per non tornare a delinquere una volta scontata la pena. Il fatto che siano impegnati in cantieri per<br>la ricostruzione, pubblica e religiosa, è poi un segno di speranza e un incoraggiamento a costruire insieme il nostro domani”.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Enzo Bianco: “Questo protocollo rafforza la collaborazione avviata dieci anni fa con il Ministero della<br>Giustizia sul tema dei lavori di pubblica utilità nei Comuni: abbiamo dato vita ad un programma<br>sperimentale per attività lavorative extramurarie dei detenuti attraverso progetti concreti a favore delle<br>comunità locali.<br>Oggi vogliamo sottolineare una volta di più l’importanza che il lavoro ricopre in ogni percorso<br>riabilitativo, insieme a tutti i soggetti firmatari dell’intesa. È un’opportunità significativa per i detenuti<br>di impegnarsi concretamente nei territori così duramente colpiti dagli eventi sismici del 2016. È una<br>duplice ricostruzione: della vita dei detenuti su un percorso di riabilitazione e di quei territori, in favore<br>delle comunità locali. Gli amministratori locali sanno bene infatti che il carcere dev’essere un luogo<br>dove scontare la pena, ma anche una occasione di recupero e reinserimento nella nostra società”.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Vicepresidente Ance Petrucco: “Questo Protocollo rappresenta anche un’opportunità per le imprese<br>di formare e occupare nuova manodopera in opere importanti per la rinascita di un territorio ferito dal<br>terremoto. Si tratta di un impegno che può garantire risvolti positivi sia dal punto di vista sociale che<br>economico, in linea con gli obiettivi che Ance vuole perseguire&#8221;.</p>
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		<title>Carcere, don Agresti: &#8220;Così rieduco detenuti con lavoro&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 24 May 2019 17:14:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;idea di fondo e&#8217; di contrapporre un&#8217;alternativa alla mentalita&#8217; che sembra comunemente condivisa in Italia della sanzione penale intransigente quale unica cura alla devianza criminale. E in proposito don Agresti chiede: &#8220;A chi sta giovando il fatto&#8221; di abbandonare &#8220;questi uomini che hanno rubato galline o hanno commessi microreati anziche&#8217; dare loro un&#8217;altra opportunita&#8217;? È [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;idea di fondo e&#8217; di contrapporre un&#8217;alternativa alla mentalita&#8217; che sembra comunemente condivisa in Italia della sanzione penale intransigente quale unica cura alla devianza criminale. E in proposito don Agresti chiede: &#8220;A chi sta giovando il fatto&#8221; di abbandonare &#8220;questi uomini che hanno rubato galline o hanno commessi microreati anziche&#8217; dare loro un&#8217;altra opportunita&#8217;? È una cattiveria, una politica che ci portera&#8217; alla deriva. Mentre la politica dell&#8217;amore, basata sullo stare accanto a un fratello per spiegargli che nella societa&#8217; dobbiamo donarci e non appropriarci dei doni altrui, e&#8217; la mentalita&#8217; vincente&#8221;.</p>
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		<title>Roma: detenuti in strada per riparare buche e rifare strisce</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Aug 2018 13:46:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quindici detenuti, selezionati tra quelli a bassa pericolosita&#8217; e pene ridotte, verranno formati in carcere e da Autostrade per l&#8217;Italia per due mesi e mezzo, al termine dei quali otterranno un attestato professionale e poi potranno mettersi al lavoro per la manutenzione delle strade della Capitale e dell&#8217;area metropolitana, dove svolgeranno interventi di pulizia delle [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quindici detenuti, selezionati tra quelli a bassa pericolosita&#8217; e pene ridotte, verranno formati in carcere e da Autostrade per l&#8217;Italia per due mesi e mezzo, al termine dei quali otterranno un attestato professionale e poi potranno mettersi al lavoro per la manutenzione delle strade della Capitale e dell&#8217;area metropolitana, dove svolgeranno interventi di pulizia delle caditoie, riparazione delle buche a caldo e ripasso delle strisce pedonali, in particolare nel Centro storico di Roma. È il contenuto del protocollo di intenti &#8216;Mi riscatto per Roma&#8217; firmato da autostrade per l&#8217;Italia, il ministero della Giustizia, Roma Capitale e il Dipartimento dell&#8217;amministrazione penitenziaria per riqualificare le strade della Capitale attraverso il lavoro dei detenuti, presentato stamattina nel corso di una conferenza stampa in Campidoglio dal ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, dalla sindaca di Roma, Virginia Raggi, dall&#8217;amministratore delegato di Atlantia e Autostrade per l&#8217;Italia, Giovanni Castellucci, dal capo della Polizia penitenziaria, Francesco Basentini e dalla presidente del Tribunale di sorveglianza di Roma, Maria Antonia Vertaldi. &#8220;Siamo qui per presentare e rinnovare un progetto che avevamo gia&#8217; iniziato in forma sperimentale e in cui abbiamo creduto tantissimo, ovvero la possibilita&#8217; di poter dare ai detenuti una seconda chance reintroducendosi in societa&#8217; attraverso la ricucitura di quel patto che si e&#8217; spezzato grazie ad attivita&#8217; in favore della collettivita&#8217;&#8221;, ha spiegato Raggi. &#8220;L&#8217;anno scorso la sperimentazione e&#8217; avvenuta sul verde di Roma, che ha aree verdi per oltre 40 milioni di km quadrati, con lo sfalcio, il taglio dell&#8217;erba e il ripristino dei parchi con il duplice risultato di riqualificare queste persone, che hanno svolto un corso di formazione, e dare il via anche a una visione e un rapporto diverso con l&#8217;ambiente che li circondava, unito a un grandissimo apprezzamento da parte dei cittadini che ha contribuito a ricostituire un legame. È il segno che questo progetto e&#8217; risucito a creare un ponto che secondo la Costituzione e&#8217; fondamentale per funzione rieducativa della pena&#8221;.</p>
<p>Il progetto, ha spiegato la sindaca, &#8220;ci e&#8217; piaciuto talmente tanto che abbiamo deciso non solo di replicarlo ma di ampliarlo, e stavolta abbiamo deciso di concentrarci sulle strade, in particolare sulla segnaletica orizzontale e la pulizia delle caditoie e dei tombini, che a Roma sono circa 800mila. Riteniamo che questo porti benefici non solo alla citta&#8217; di Roma, ma anche ai romani e ai detenuti in primis, che possono ritornare nella loro citta&#8217; con un rapporto di rispetto. Ringrazio in particolare Autostrade per il supporto e per la formazione che dara&#8217; a queste persone per prendersi cura delle nostre strade&#8221;. I primi interventi interesseranno le strade adiacenti al penitenziario di Rebibbia che, una volta risanate, diverranno il laboratorio di formazione dei detenuti. Autostrade per l&#8217;Italia fornira&#8217; gratuitamente la formazione tramite capisquadra, dispositivi di protezione individuale, attrezzature e materiali, mentre i cantieri saranno responsabilita&#8217; del Campidoglio. La collaborazione permettera&#8217; di testare delle nuove smart technology utilizzate da Autostrade per l&#8217;Italia in collaborazione con Google e Pirelli che con foto geolocalizzate delle buche e pneumatici intelligenti capaci di fornire informazioni sul manto stradale permetteranno di pianificare e gestire al meglio la manutenzione delle strade della Capitale. Con la firma di questo protocollo, ha dichiarato Castellucci, &#8220;Autostrade per l&#8217;Italia mette a disposizione di Roma capitale competenze, mezzi e materiali per riqualificare le strade del Centro storico, insegnando un mestiere ai detenuti e dando cosi&#8217; loro una possibilita&#8217; di reinserimento. Siamo molto felici di poter contribuire ad un progetto innovativo che affronta uno dei problemi della capitale, con un modello organizzativo socialmente utile&#8221;.</p>
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		<title>Carceri: in Abruzzo meno detenuti, ma più criticità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Aug 2015 08:56:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I detenuti complessivamente presenti nelle carceri regionali dell&#8217;Abruzzo erano, il 30 luglio scorso, <strong>1.765.</strong> In calo rispetto ad un anno fa quando, nello stesso giorno del 2014, erano 1.919. A non calare, pero&#8217;, sono gli eventi e gli episodi critici nelle celle, secondo la denuncia del <strong>Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria Sappe</strong>. <em>&#8220;Per il Dipartimento dell&#8217;Amministrazione Penitenziaria le condizioni di vita dei detenuti, in linea con le prescrizioni dettate dalla sentenza Torreggiani, sono migliorate in Italia. Non si dice, pero&#8217;</em> &#8211; sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe &#8211;<em> che le tensioni del sistema penitenziario italiano continuano a scaricarsi sulle donne e gli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria, quotidianamente impegnati a contrastare le tensioni e le violenze che avvengono nelle nostre carceri vedono spesso i nostri Agenti, Sovrintendenti, Ispettori picchiati e feriti dalle violenze ingiustificate di una consistente fetta di detenuti che evidentemente si sentono intoccabili&#8221;.</em></p>
<p><em>&#8220;I dati sono gravi e sconcertanti e sono utili a comprendere organicamente la situazione delle prigioni del nostro Paese: ometterli e&#8217; operazione mistificatoria&#8221;</em>, prosegue il leader del primo Sindacato della Polizia Penitenziaria con il segretario regionale Sappe d&#8217;Abruzzo <strong>Giuseppe Ninu</strong>. &#8220;<em>Dal primo gennaio al 30 giugno 2015 nelle 8 carceri dell&#8217;Abruzzo si sono infatti contati 15 decessi per cause naturali in cella, 3 tentati suicidi sventati in tempo dai poliziotti penitenziari e 78 atti di autolesionismo posti in essere da detenuti. Ancora piu&#8217; gravi i numeri delle violenze contro i nostri poliziotti penitenziari: parliamo</em> &#8211; affermano i sindacalisti &#8211;<em> di 41 colluttazioni e 16 ferimenti. Ogni giorno, insomma, le turbolenti carceri abruzzesi ed italiane vedono le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria fronteggiare pericoli e tensioni e per i poliziotti penitenziari in servizio le condizioni di lavoro restano pericolose e stressanti&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;Ma il Dap queste cose non le dice&#8221;</em>, denunciano infine Capece e Ninu: <em>&#8220;l&#8217;unica preoccupazione, per i solerti dirigenti ministeriali, e&#8217; evidentemente quella di migliorare la vita in cella ai detenuti. I poliziotti possono continuare a prendere sberle e pugni, a salvare la vita ai detenuti che tentato il suicidio nel silenzio e nell&#8217;indifferenza dell&#8217;Amministrazione penitenziaria&#8221;</em>. Teramo e L&#8217;Aquila sono le due carceri abruzzesi con il piu&#8217; alto numero di atti di autolesionismo (quando un detenuto si lesiona il corpo ingerendo chiodi, pile, lamette, o procurandosi tagli sul corpo), rispettivamente 40 e 20 casi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/11/carceri-in-abruzzo-meno-detenuti-ma-piu-criticita/">Carceri: in Abruzzo meno detenuti, ma più criticità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sollicciano(Fi): detenuti scioperano per sovraffollamento/video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/07/02/solliccianofi-detenuti-scioperano-per-sovraffollamentovideo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jul 2013 09:28:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I detenuti dell’Istituto penitenziario fiorentino di Sollicciano, da ieri stanno facendo lo sciopero del carrello, il digiuno a staffetta per la legalità delle carceri, cominciato due settimane fa dal garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone e proseguito da altre persone. Non prenderanno più il cibo distribuito loro a pranzo e a cena dall’amministrazione, ma [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/07/02/solliccianofi-detenuti-scioperano-per-sovraffollamentovideo/">Sollicciano(Fi): detenuti scioperano per sovraffollamento/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I detenuti dell’Istituto penitenziario fiorentino di Sollicciano, da ieri stanno facendo lo sciopero del carrello, il digiuno a staffetta per la legalità delle carceri, cominciato due settimane fa dal garante dei detenuti di Firenze Franco Corleone e proseguito da altre persone. Non prenderanno più il cibo distribuito loro a pranzo e a cena dall’amministrazione, ma cercheranno di arrangiarsi con i viveri da loro comprati o preparati.</p>
<p>Con la loro protesta denunciano, innanzitutto, il primo dei mali del sistema carcerario italiano: il sovraffollamento. Nelle carceri italiane continua la violazione quotidiana dei diritti umani, nascosta sotto il silenzio della comunità e delle istituzioni. Nelle carceri italiane ci sono circa 66 mila persone a fronte di una capienza regolamentare di 45 mila. Per questo che da 30 anni c&#8217;è una condanna della Ue per la situazione delle carceri italiane. Negli ultimi 10 anni ci sono stati circa 660 suicidi di detenuti che non ce l’hanno fatta a resistere a condizioni di vita disumane.</p>
<p>Lo ha denunciato recentemente anche la Ministra della Giustizia Anna Maria Cancellieri che presentando il suo nuovo provvedimento ha spiegato che non si tratta di uno “svuota carceri”, ma di una “nuova filosofia, un nuovo modo per espiare la pena” e ha parlato della riforma del sistema carcerario come di un “imperativo categorico morale”, ricordando la “prepotente urgenza” di cui parlava anni fa il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano.</p>
<p>Il digiuno dei detenuti di Sollicciano rappresenta anche un modo per sostenere la raccolta di firme per le tre proposte di legge di iniziativa popolare su tortura, carceri e droghe, che chiedono tra l’altro l’introduzione del reato di tortura nel codice penale e la completa depenalizzazione del consumo di sostanze stupefacenti e l’accesso ai programmi di recupero per i detenuti tossicodipendenti.</p>
<p>In Italia solo i tossicodipendenti in carcere rappresentano il 38% della popolazione carceraria, contro circa il 15% di Germania e Francia, a fronte del 3,5% dei detenuti, considerati “eccellenti” perché in carcere per corruzione.</p>
<p>“E’ grave – ha spiegato il garante Corleone – che la ministra Cancellieri non abbia ritenuto di inserire nel decreto legge modifiche minime ma essenziali a quella legge criminogena che è la Fini Giovanardi, per impedire l’ingresso in carcere per fatti di lieve entità e per far uscire migliaia di tossicodipendenti dal carcere”.</p>
<p>Guarda anche il video<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Solicciano_detenuti_in_sciopero_della_fame_/1591"> qui</a>.</p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
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		<title>Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 13:34:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[bis]]></category>
		<category><![CDATA[detenuti]]></category>
		<category><![CDATA[ergastolani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Urla a bassa voce, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga  a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che  di fatto  ci riguardano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Urla a bassa voce</em>, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga  a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che  di fatto  ci riguardano così Don Luigi Ciotti nella prefazione al libro.</p>
<p>Si tratta di una raccolta di interventi di 36 ergastolani ostativi, quasi tutti passati per il 41 bis, sparsi un po in tutte le carceri italiane, nei circuiti AS1. Per loro, dopo le leggi emergenziali in vigore a partire dagli anni &#8217;90, e per via del meccanismo che ne deriva, scatta quello che viene chiamato &#8220;ergastolo ostativo&#8221;,  perché non sono collaboratori di giustizia: la loro situazione, insomma &#8220;osta&#8221; a che , anche dopo lunghi anni di carcere ( e cè chi ne ha trascorsi in carcere trenta), possano ottenere benefici normalmente previsti dalla legge. In pratica dal carcere non escono né usciranno mai.</p>
<p>In questo libro parlano della loro condizione, di quello che pensano, di quello che chiedono. Parole che aprono uno squarcio su un mondo complesso e contraddittorio e pongono un interrogativo: è giusto, qualsiasi cosa sia stata commessa ( e qualcuno comunque qui si dichiara innocente) essere &#8220;condannati&#8221; per sempre?  Perché, almeno in teoria, per chiunque è ammessa &#8220;la redenzione&#8221; e per loro no?  E non è questo in contrasto evidente con il principio, contenuto nella nostra Costituzione, del fine rieducativo della pena? Si tratta delle stesse persone che  hanno provocatoriamente chiesto a Napolitano di tramutare la loro condanna in pena di morte perché, dicono, &#8220;di morte viva si tratta.</p>
<p>Il libro, a distanza di vent&#8217;anni dall&#8217;inasprimento delle leggi introdotte per combattere la criminalità organizzata, pone una questione di diritto e di diritti, e apre a molti interrogativi sul senso della pena. Una questione forse da non accantonare, pur in un momento di tante polemiche a proposito di 41 bis e dintorni, o forse proprio per questo. E un tema di cui si parla grazie ad organizzazioni che si occupano di diritti umani, della condizione dei carcerati, allinterno del mondo carcerario, ma che trova una grande chiusura nella società.</p>
<p>E a questa nostra società tutta che si rivolge Don Luigi Ciotti quando nella prefazione dice: Le ragioni ( sacrosante e legittime) di chi dal delitto è stato ferito nella vita e negli affetti non possono essere negate, così come non può essere dimenticato che ci è chiesto di muoverci nella direzione di una giustizia che sappia riparare, essendo impossibilitata a risarcire davvero, perché alla perdita di un bene supremo qual è la vita non cè rimedio possibile. Impedire alla giustizia di diventare vendetta è la vera sfida a cui siamo chiamati. Impedire che la giustizia chiuda chi ha sbagliato nel suo errore ( e gli neghi la possibilità del cambiamento) è laltra faccia della stessa medaglia. () Giudicare insensato il carcere senza fine non è, del resto, asserzione ideologica o radicalismo astratto, ma semplice constatazione. Tenere una persona imprigionata significa, letteralmente, tenerla in cattività. Non cè positività, non cè il buono possibile nelluomo in catene; cè la sua mortificazione e semmai una spinta a essere peggiore. () <em>Urla a bassa voce</em> ci ricorda che siamo tutti chiamati in causa, nella società e davanti alle nostre coscienze.</p>
<p>Don Luigi Ciotti è firmatario dellappello contro lergastolo, iniziativa di Carmelo Musumeci, che dal carcere di Spoleto, due anni fa, aveva lanciato lidea da cui è poi nato Urla a bassa voce.</p>
<p>Fra gli aderenti alla campagna contro lergastolo, anche Umberto Veronesi che, sostenitore dellorigine ambientale del male, afferma che lergastolo equivale alla morte cerebrale, mentre oggi sappiamo che il nostro cervello può rinnovarsi, premessa che può avere forti implicazioni sul piano della giustizia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/28/urla-a-bassa-voce-dal-buio-del-41-bis-e-finepenamai/">Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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