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	<title>dissesto idrogeologico Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Dissesto idrogeologico. Da Cnr-Irpi sistema allarme frane in tempo reale</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/09/26/dissesto-idrogeologico-da-cnr-irpi-sistema-allarme-frane-in-tempo-reale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Sep 2022 14:39:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dal Cnr-Irpi un sistema di allarme per segnalare in tempo reale fenomeni franosi. Progettato dall&#8217;Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogelogica (Irpi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, &#8216;Almond-F&#8217;&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dal Cnr-Irpi un sistema di allarme per segnalare in tempo reale fenomeni franosi. Progettato dall&#8217;Istituto di Ricerca per la Protezione Idrogelogica (Irpi) del Consiglio Nazionale delle Ricerche, &#8216;Almond-F&#8217; (ALarm and MONitoring system for Debris-Flow) è un sistema di allarme per colate detritiche (debris flow), fenomeno franoso molto diffuso sulle Alpi e causa, ogni anno, di ingenti danni e vittime. Il sistema è già adottato dal comune di Courmayeur (Aosta): in occasione della colata detritica dello scorso 5 agosto, che ha interessato un torrente in Val Ferret, ha funzionato efficacemente, attivando i semafori e interrompendo il traffico alcuni minuti prima che la colata invadesse ponte e careggiata.<br>Lo scorso 5 agosto 2022, nel torrente Rochefort in località la Palud nel comune di Courmayeur, si è verificata una colata detritica che ha invaso con fango e massi di grosse dimensioni, la carreggiata della strada che conduce in Val Ferret, danneggiando il ponte che attraversa il torrente stesso ed interrompendo l&#8217;acquedotto che serve il Comune di Courmayeur.<br>Non è la prima volta che il torrente Rochefort genera colate detritiche che interferiscono con la viabilità della valle, mettendo a rischio gli automobilisti che la percorrono. Nel 2017, per volontà della regione Valle d&#8217;Aosta, è stato perciò installato in via sperimentale, in corrispondenza al ponte sul Rochefort, un sistema di monitoraggio ed allarme atto, in caso di colata detritica, ad interrompere il traffico in entrambe le direzioni, tramite due impianti semaforici. Il sistema, denominato &#8216;Almond-F&#8217; (ALarm and MONitoring system for Debris- Flow), è stato installato lungo il torrente poche decine di metri a monte del ponte.<br>A partire dal 2019, terminata la fase sperimentale, il sistema è stato preso in carico a livello amministrativo dal Comune di Courmayeur. &#8216;Almond-F&#8217; implementa a bordo l&#8217;algoritmo di allarme EAGLE-DFO (EArly Ground-vibration Learning of Debris-Flow Occurrence) basato sul rilevamento delle onde sismiche prodotte dalle colate detritiche.<br>L&#8217;algoritmo è frutto di ricerche condotte dal Cnr-Irpi a partire dagli anni 90.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il sistema &#8216;Almond-F&#8217; &#8220;è un ottimo esempio di fruttuosa collaborazione tra ricerca pubblica, amministrazioni locali e impresa privata&#8221;, segnala una nota. Le prime ricerche sono state infatti condotte dal CNR IRPI nel torrente Moscardo (Paluzza, Udine) con il supporto della Regione Friuli Venezia Giulia e successivamente sono proseguite nelle installazioni sperimentali del torrente Gadria (Lasa, Bolzano), gestite dalla Provincia Autonoma di Bolzano.<br>A partire dal 2012 le ricerche si sono concentrate sulla individuazione di un algoritmo capace di riconoscere le colate detritiche sulla base delle vibrazioni da esse indotte nel terreno. Tali ricerche si sono avvalse della collaborazione della Siap+Micros S.p.A. al fine di progettare e produrre sin da subito un apparato hardware, su cui implementare l&#8217;algoritmo, che fosse fabbricato da una azienda in grado di garantirne non solo lo sviluppo e la costruzione, ma anche le successive installazioni e manutenzione per eventuali, concrete, applicazioni sul territorio. L&#8217;obiettivo generale complessivo era infatti quello di cercare di supportare sin dall&#8217;inizio, da un punto di vista hardware, le possibili prestazioni dell&#8217;algoritmo che si intendeva individuare, in modo da dar vita ad un sistema integrato da un punto di vista hardware e software, pronto per l&#8217;uso.<br>Il 5 agosto 2022 il sistema d&#8217;allarme &#8216;Almond-F&#8217; ha funzionato regolarmente ed efficacemente, attivando i semafori ed interrompendo il traffico alcuni minuti prima che la colata invadesse ponte e careggiata. Il sistema ha inoltre segnalato via e-mail alle autorità locali in tempo reale il verificarsi dell&#8217;evento, scattando anche una sequenza di fotografie del ponte prima e dopo l&#8217;arrivo della colata, mostrando così il materiale detritico depositato e le condizioni della strada dopo l&#8217;evento, prima di qualunque sopralluogo. Va segnalato come, nei precedenti cinque anni di funzionamento, il sistema sia risultato sempre in funzione, senza mai produrre falsi allarmi.</p>
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		<title>Maltempo: 10 mln di italiani a rischio dissesto idrogeologico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 16:06:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A causa del dissesto idrogeologico ci sono &#8220;10 milioni di italiani a rischio&#8221;, il che ne fa &#8220;un problema nazionale grandissimo che attraversa tutto il Paese, anche le&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A causa del dissesto idrogeologico ci sono &#8220;10 milioni di italiani a rischio&#8221;, il che ne fa &#8220;un problema nazionale grandissimo che attraversa tutto il Paese, anche le Isole, e va trattato a livello nazionale tenendo presente principio di contiguita&#8217;&#8221;. Sergio Costa, ministro dell&#8217;Ambiente, lo dice nel coso della sua informativa sugli eventi di maltempo che hanno causato devastazione nel Nord Ovest lo scorso fine settimana. Il dissesto idrogeologico e le sue conseguenze sono peggiorati da &#8220;una storia antica di abusivismo, che incide ancora oggi sulla salvaguardia del territorio&#8221;, insieme all&#8217;eccessivo consumo di suolo, dice Costa, senza contare il ruolo delle foreste, dove pur a fronte di un aumento nell&#8217;estensione evidentemente la &#8220;qualita&#8217; dei boschi non e&#8217; cresciuta come dovrebbe&#8221;, creando quindi &#8220;anche una questione forestale&#8221;.</p>
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		<title>Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 19:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/">Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie nazionale; quelli a rischio medio-alto sono 1690, interessano quasi 77.000 kmq, il 25% del territorio nazionale, e sono abitati da 11,6 milioni di persone. Napoli, Palermo, Catania, Messina, Brescia, Reggio Calabria, Perugia, Foggia, Rimini, Salerno sono tra i comuni con il rischio piu&#8217; elevato. Sono questi alcuni dei dati della ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8216;Lo stato del territorio italiano, tra rischio sismico, idrogeologico, e consumo di suolo&#8217; presentata oggi a Padova nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Ricerca che per la prima volta analizza come la combinazione del rischio idrogeologico (pericolo di frane e di alluvioni) con quello legato alla sismicita&#8217; ricada sui territori italiani. Come i comuni a rischio alto anche quelli classificati a rischio medio alto sono caratterizzati dalla compresenza dei tre elementi di rischio naturale. Per tutti la sismicita&#8217; e&#8217; elevata, complessivamente qui vivono oltre 11,6 milioni di persone, di cui 298 mila nelle aree a rischio frana elevato (pari a 5.200 kmq) e 174 mila persone nelle aree a pericolosita&#8217; di alluvione elevata (pari a 2.052 kmq). Anche nei comuni a rischio medio esistono contemporaneamente i tre elementi di rischio naturale: ben 38.540 kmq sono in zona sismica 1 o 2 dove risiedono oltre 2 milioni di persone; nelle aree ad elevato rischio di frana (pari a 5.360 kmq) risiedono 234 mila persone mentre nelle aree ad elevato rischio di alluvione (pari a 2.740 kmq) risiedono 740mila persone.</p>
<p>I comuni classificati a rischio medio basso &#8211; prosegue la ricerca la ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8211; sono 1.122 tra i quali non vi sono comuni ad elevato rischio sismico ma che hanno aree ad elevato rischio di frana, pari a 4.918 kmq, e aree ad elevato rischio di alluvione, pari a 3.408 kmq. In particolare nelle prime risiedono 205mila persone e nelle seconde oltre 415mila. Nei comuni classificati a rischio naturale alto o medio alto risiedono circa 20 milioni di persone delle quali 5,3 milioni in Campania e 4 milioni in Sicilia. In queste regioni il pericolo da frana interessa rispettivamente 189.000 e 12.500 persone, il pericolo di alluvione riguarda 60.000 persone in Campania e 20.800 in Sicilia. Nel Lazio e in Calabria la popolazione residente nei comuni classificati a rischio alto o medio-alto ammonta a circa 1,7 milioni di persone. In particolare in Calabria 12.500 persone sono in aree a pericolo di frana elevata e 20.800 persone nelle aree a pericolo di alluvione; nel Lazio 13.500 persone sono in aree a pericolo di frana e 11.200 a pericolo di alluvione. Tra le situazioni piu&#8217; problematiche e&#8217; da segnalare l&#8217;Emilia Romagna per l&#8217;esposizione al rischio di alluvione, con 171.500 persone esposte a questo problema e altre 35.300 persone che vivono nelle aree di pericolo di frana.</p>
<p>La ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti approfondisce, poi, sul fronte degli eventi connessi al dissesto idrogeologico gli anni che vanno dal 2009 al 2016 rilevando un tendenziale peggioramento della situazione, e soprattutto un drammatica cronicita&#8217;. Complessivamente in 8 anni sono stati rilevati 5.824 eventi di dissesto, dei quali 853 hanno coinvolto direttamente la popolazione provocando 242 vittime. Negli 8 anni le regioni in cui si sono registrati piu&#8217; di 500 eventi sono la Liguria con 745 eventi, il Piemonte con 609 eventi, la Toscana con 583 eventi e la Sicilia con 521. Le regioni nelle quali sono stati rilevati meno di 100 eventi sono 5 ossia la Puglia (con 97 eventi), l&#8217;Umbria (con 70 eventi), la Basilicata (con 61 eventi), la Valle d&#8217;Aosta (con 45 eventi) e il Molise (con 34 eventi). La Liguria emerge anche se si considera il numero di eventi in funzione della dimensione della regione, con 137 eventi per 1.000 kmq; nelle altre regioni questo dato e&#8217; ben al disotto e al massimo si attesta a 26 eventi per 1.000 kmq in Campania, 25 eventi per 1.000 kmq nelle Marche e 23 eventi per 1.000 kmq in Abruzzo. In Veneto tra il 2009 ed il 2016 si sono verificati 305 eventi; di questi 35 hanno causato danni a persone e, nello specifico, 24 morti. Nel 2016 gli eventi sono stati 49, hanno coinvolto 37 comuni e causato un morto. Il biennio 2014 &#8211; 2015 e&#8217; stato il peggiore per numero di eventi complessivi, rispettivamente 1.558 il primo anno e 1.466 il secondo, sia per gli eventi piu&#8217; gravi, ben 213 nel 2014 e 161 nel 2015, ma non per il numero di vittime, rispettivamente 34 nel 2014 e 23 nel 2015 a fronte di 51 vittime causate nel 2009. Nel 2016 sono stati rilevati 715 eventi coinvolgendo 515 comuni. Oltre 78 di questi eventi hanno provocato danni diretti alle popolazione (vittime, feriti, sfollati) e hanno provocato 13 vittime.</p>
<p>Per Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, &#8220;in occasione di tragedie o di calamita&#8217; i problemi che devono essere affrontati non sono quasi mai &#8211; fortunatamente &#8211; connessi alla gestione dell&#8217;emergenza, grazie all&#8217;impegno e alla competenza del Dipartimento della Protezione Civile. Purtroppo e&#8217; invece assolutamente evidente come nel Paese manchi la cultura della prevenzione e della manutenzione. Sono assolutamente necessari maggiori investimenti in termini di prevenzione attraverso i quali inaugurare un nuovo approccio verso i territori mettendo al primo posto la sicurezza della collettivita&#8217;. Se non si mette in sicurezza il suolo &#8211; e quanto e&#8217; avvenuto negli ultimi mesi lo dimostra &#8211; non si pu garantire la sicurezza dei cittadini&#8221;. Il tema del dissesto idrogeologico, continua Cappochin, &#8220;va di pari passo con quello del consumo di suolo. Quest&#8217;ultimo va pero&#8217; affrontato con un approccio legislativo totalmente opposto rispetto a quello contenuto nel disegno di legge in discussione in Commissione al Senato: non una mera operazione ragionieristica sul risparmio di suolo che contiene riferimenti alla rigenerazione urbana sostenibile, ma la promozione della rigenerazione urbana sostenibile come principale azione per contrastare il consumo di suolo&#8221;. Nella giornata conclusiva della Conferenza di domani, sabato 28 ottobre, al centro del dibattito saranno, invece, i dati della ricerca, sempre Cresme/Consiglio Nazionale &#8216;Chi ha disegnato l&#8217;Italia? Storia dell&#8217;edilizia italiana tra autopromozione, abusivismo e bella architettura&#8217; che sara&#8217; presentata nel corso della Tavola Rotonda &#8216;Il concorso di progettazione: strumento indispensabile per il rilancio dell&#8217;architettura di qualita&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/">Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Fajar, l’uomo che ha sfidato il dissesto idrogeologico in Borneo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/05/30/fajar-luomo-che-ha-sfidato-il-dissesto-idrogeologico-in-borneo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 May 2016 10:22:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Borneo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Abbiamo resistito. Siamo stati considerati folli. Ma facciamo tutto questo per la comunità. Per poter vivere una vita dignitosa, lontani dalla paura di dovercene andare via a causa&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/30/fajar-luomo-che-ha-sfidato-il-dissesto-idrogeologico-in-borneo/">Fajar, l’uomo che ha sfidato il dissesto idrogeologico in Borneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Abbiamo resistito. Siamo stati considerati folli. Ma facciamo tutto questo per la comunità. Per poter vivere una vita dignitosa, lontani dalla paura di dovercene andare via a causa dell’erosione costiera”.</p>
<p>I danni ambientali nel <strong>Borneo Occidentale</strong> sono allarmanti. La superficie totale del territorio continua a diminuire a causa dell’abrasione della costa da parte delle onde del mare.</p>
<p>L’ecosistema forestale delle mangrovie è danneggiato da quelle attività economiche che si basano sull’abbattimento sfrenato degli alberi, che non prestano la dovuta attenzione all’ecologia. Molti terreni vengono ad esemio trasformati in laghetti per pesci. E le temperature continuano a mutare, così come il livello del mare, che avanza di dieci – quindici centimetri l’anno.</p>
<p>Come emerso nel 1999 da uno studio della<strong> Facoltà Forestale dell’Università dell’Agricoltura di Bogor</strong>, la superficie totale della foresta di mangrovie nel Borneo Occidentale si estendeva per 472.385,80 ettari. Lo stesso studio ha però dimostrato anche che il 44,36% dell’area forestale analizzata è fortemente danneggiata.</p>
<p>Una condizione che terrorizza chi vive e lavora nelle zone costiere. Ne è un esempio il villaggio di Sungai Duri. Ad ogni stagione delle piogge, alla fine dell’anno, molti residenti di questo villaggio vengono evacuati. Le loro case vengono sommerse dalla marea. E i maremoti distruggono anche la loro economia, basata sui prodotti del mare.</p>
<p>Una trentina d’anni fa, la regione costiera a nord del Borneo Occidentale andava fiera del suo boom economico. Ma ora è tutto cambiato. L’economia è crollata. La produzione è diminuita in modo significativo. Molte strade e altre infrastrutture sono state distrutte dalle onde e dalle mareggiate.</p>
<p>Un’analisi condotta dal WWF tra il 2000 ed il 2009 ha mostrato che nel quartiere di Mempawah è stata distrutta un’area di mangrovie pari a 645,974 ettari.</p>
<p><strong>Lotta in difesa della terra</strong></p>
<p>Raja Fajar Azansyah è un uomo di 38 anni, residente a Mempawah. Gli abitanti del villaggio lo definiscono “un instancabile lottatore”. Le sue armi sono però quelle della sensibilizzazione e dell’esempio pratico: Fajar vive infatti lanciando campagne, e piantando nuove mangrovie per contrastare passo dopo passo l’abrasione della costa.</p>
<p>Il degrado della costa di Mempawah, l’indifferenza di gran parte della popolazione e la conseguente angoscia hanno spinto Fajar ad essere attivo nella difesa ambientale nel 2011.</p>
<p>“È triste. Era dicembre del 2011. Dopo aver notato le condizioni in cui riversava la spiaggia, gravemente danneggiata dall’erosione, mi sono sentito in dovere di fare qualcosa. Ho reclutato allora due miei amici, Roni e Iyan, che vivono sulla spiaggia, per iniziare ad agire. Ho pensato che se non eravamo noi, gente del posto, a muoverci, nessun altro se ne sarebbe interessato”, racconta Raja Fajar Azyansyah.</p>
<p>Fajar spiega che l’entità dei danni nel distretto di Mempawah è davvero allarmante. In un periodo di 20 – 30 anni, l’abrasione ha distrutto ben 1,5 chilometri di terraferma.</p>
<p>In passato una diga naturale, situata a circa un chilometro dalla spiaggia, faceva da argine ed era in grado di sopportare la forza delle onde provenienti dal largo. Ma intorno agli anni ’70 l’erosione ha colpito la costa, distruggendo la foresta di mangrovie e separando quella porzione di terra, formando l’isolotto di Penibung.</p>
<p>“In passato isola e terraferma erano unite. Ora sono state separate dall’erosione. Uno dei tanti problemi è costituito dagli stagni che la gente costruisce, senza alcun riguardo per le funzioni ecologiche. Così ora gli argini naturali sono stati consumati dalle onde, e non ci sono più” dichiara Fajar.</p>
<p>Fajar ed i suoi compagni hanno quindi fondato il Mempawah Mangrove Conservation (MMC) ed hanno iniziato a piantare questi arbusti nel 2011.</p>
<p>Inizialmente è stato possibile piantare soltanto 7000 steli di mangrovie, concentrati nel villaggio costiero di Benteng. I fondi erano molto limitati, il denaro raccolto era destinato all’acquisto di sacchetti neri per le piante. Si recavano nella limitrofa foresta per prelevare e poi ripiantare le mangrovie.</p>
<p>“Non potevamo aspettare oltre, in quelle condizioni. Attraverso l’MMC abbiamo iniziato le nostre attività di rimboschimento. Ma purtroppo ci siamo potuti focalizzare solo su un’unica zona, poiché i costi erano elevati. E a quel tempo eravamo noi a finanziarci”.</p>
<p>Nonostante i fondi limitati, Fajar non si è arreso. Nel 2012 lui e l’MMC hanno lanciato una campagna sull’importanza della conservazione delle mangrovie, andando di scuola in scuola a parlare della situazioe. Hanno inoltre chiesto ai membri del villaggio di partecipare alle attività di piantagione degli arbusti.</p>
<p><strong>Ma non tutti hanno voluto dare una mano. La loro risposta è stata piatta.</strong></p>
<p>“Sì, è andata così. Le persone hanno rifiutato il nostro invito, pensando che le nostre attività facessero parte di un progetto imposto dall’alto. Eppure noi ci autofinanziavamo. Anche se la comunità era contraria, siamo andati avanti e siamo riusciti a piantare altri arbusti di mangrovie”.</p>
<p>Nonostante la risposta non favorevole della comunità, Fajar rimase coerente con le sue idee, e lanciò varie campagne ambientali. Armato delle piantine di mangrovie rimastegli, nel 2013 invitò gli studenti di varie associazioni giovanili a partecipare alle attività di piantagione dei piccoli arbusti.</p>
<p>“Venivano da una varietà di organizzazioni. Tra le altre, la Croce Rossa della Gioventù, studenti ambientalisti, membri della Green School, ed altre associazioni di Mempawah. E rimasi contento nel constatare che si preoccupavano per la nostra regione, diedero un contributo importante alle attività dell’MMC”.</p>
<p>Tutti gli sforzi di Fajar condotti sino a quel momento iniziarono a ricevere apprezzamenti. Nel 2013 l’MMC ricevette una donazione attraverso il programma CSR, o Corporate Social Responsibility, dalla Banca Indonesiana. Sorseo inoltre molti volontari che si offrirono di partecipare alle attività.</p>
<p>In quello stesso anno, l’MMC si riprese la libertà di coinvolgere il pubblico nei lavori di conservazione delle piante, incentrate nei villaggi di Bakau Besar Laut e Bakau Kecil, distretto di Mempawah. La ragione per cui facevano tutto questo era quella di dimostrare alla gente la capacità dell’MMC di muoversi autonomamente, senza alcuna interferenza da parte del governo.</p>
<p>Cambiare il modo di pensare per raddrizzare le storture di un sistema sbagliato</p>
<p>Tuttavia, sostiene Fajar, aprire la mentalità degli abitanti del villaggio non fu affatto semplice, soprattutto a causa del livello medio d’istruzione, ancora molto basso. Così, il primo passo da compiere fu un approccio delicato ma intenso rivolto ai leader dei Dusun.</p>
<p>I Dusun sono delle piccole aree all’interno di ciascun villaggio. Fajar agì in questo modo poiché non vi era una cultura prevalente nella comunità locale, solo il leader e le figure pubbliche avevano grande influenza sul modo di pensare della gente.</p>
<p>Il secondo passo che Fajar condusse, fu quello di sollecitare tutti i leader dei Dusun al dialogo, coinvolgendoli in discussioni riguardanti le condizioni delle spiagge, gravemente danneggiate. Inoltre, li condusse al mare, perché potessero vedere dal vivo le reali condizioni in cui riversavano i luoghi costieri.</p>
<p>“A quel punto dissi loro che avevo delle piantine di mangrovie. Vogliamo piantarle insieme?”</p>
<p>Con questo approccio diplomatico, Fajar fu in grado di risvegliare la consapevolezza della comunità. Alcuni di loro iniziarono a piantare mangrovie. Ed anche diversi leader dei Dusun presso il villaggio di Bakau si dedicarono a questa attività in modo autonomo.</p>
<p>“Le piantine le avevamo. E loro avevano la giusta energia. Così abbiamo potuto lavorare assieme ai giovani del villaggio,” spiega Fajar.</p>
<p>“All’inizio del nostro movimento ci consideravano dei pazzi. Ma in realtà noi stavamo lottando per la comunità, per vivere dignitosamente senza la paura di dovercene andare via a causa dell’erosione costiera. Però sì, il cinismo fa parte di ogni movimento, è normale. Ma sono grato che, giorno dopo giorno, il numero di queste persone è diminuito sempre più,” racconta Fajar.</p>
<p>Ma Fajar ringrazia anche per il fatto che, grazie all’opposizione ricevuta, gli attivisti dell’MMC hanno potuto imparare preziose lezioni, su come cambiare il loro modo di porsi nelle campagne fatte al pubblico. Su come impostare l’approccio educativo per coinvolgere, oltre ai leader dei Dusun, anche i giovani.</p>
<p>“Non solo ci approcciamo a loro in modo diverso, ma cerchiamo di aprire i loro occhi tramite il dialogo e le storie, perché l’erosione sta davanti ai loro occhi. Vorrei che i giovani si svegliassero presto, si mettessero in azione, prima di perdere le loro case. La foresta di mangrovie è una fortezza per la prevenzione dell’erosione costiera”.</p>
<p>I risultati della campagna di tipo educativo hanno portato molta gente ad accoglierci con entusiasmo. Dall’entusiasmo si sono poi creati vari gruppi di persone che hanno a cuore l’ambiente nei villaggi di Bakau Kecil e Bakau Besar. I gruppi sono rappresentati da giovani, donne e casalinghe.</p>
<p>“E noi li sosteniamo aiutandoli e fornendo le piantine di mangrovie,” spiega.</p>
<p>Grazie alla continua lotta di Fajar e dell’MMC sinora sono circa 12 gli ettari di aree costiere salvate attraverso le piantagioni periodiche di mangrovie. Tra il 2012 ed il 2013 sono cioè riusciti a piantare mangrovie su una superficie di due ettari. I 12 ettari totali coprono cinque aree diverse.</p>
<p>Fajar spiega che ora l’MMC non si focalizza soltanto sull’attività di piantagione, ma è attiva anche nell’accompagnamento e monitoraggio della comunità. “Perché il nostro non è un progetto limitato, che iniziamo e terminiamo lo stesso giorno. La gente qui ha bisogno di spazio alla comunicazione intensiva,” dichiara Fajar.</p>
<p>Con il passare del tempo, nel 2015, l’entusiasmo della popolazione è aumentato. La presenza dell’MMC e delle sue attività ha fatto sì che un altro gruppo di persone si interessasse alle mangrovie, nel villaggio di Purun Kecil. Il gruppo è nato dall’iniziativa popolare, ma con gli stessi obiettivi di Fajar e dei suoi compagni. Presso quel villaggio la gente si riunisce a piantare mangrovie.</p>
<p>Nel frattempo, nel villaggio di Pasir, la comunità di pescatori ha cambiato opinione. Adesso vogliono aiutare a preservare la foresta di mangrovie piantate. La loro motivazione sta nell’aver compreso davvero i benefici che le mangrovie possono portare loro dal punto di vista economico.</p>
<p>Fajar racconta che, prima che le mangrovie fossero piantate, la fauna marina delle zone costiere era sparita, per effetto dell’abrasione.</p>
<p>“I vantaggi sono evidenti. Prima, i pescatori dovevano allontanarsi di cinque chilometri dalla spiaggia. Ma dopo che la foresta di mangrovie si è formata, gli esseri marini come pesci, gamberi, granchi e vongole sono tornati. Così ora possono trovare comodamente queste loro risorse naturali lungo la costa. In questo modo anche la loro economia ne risente in positivo,” dichiara Fajar.</p>
<p><strong>La Casa delle Mangrovie, e la forza dell’istruzione</strong></p>
<p>La serietà di Fajar nel lottare come attivista ambientale, soprattutto per quanto riguarda la conservazione delle zone costiere, ha dato vita ad un’idea, una casa comunitaria, la ‘Rumah Mangrove’ (Casa delle Mangrovie).</p>
<p>La Casa delle Mangrovie fu istituita nel 2012 e funge da luogo per le attività dell’MMC, per lanciare campagne su questioni ambientali ed istruzione. Le campagne si rivolgono agli studenti ed ai giovani della zona.</p>
<p>Presso la Casa delle Mangrovie, racconta Fajar, ai bambini viene illustrata la situazione della costa e vengono insegnate le tecniche di coltivazione delle mangrovie. Per poi essere coinvolti nell’attività di piantagione. Con la speranza che, attraverso questa campagna educativa e pratica, la loro inclinazione alle questioni ambientali si faccia sempre più viva.</p>
<p>“Ecco perché è stata fondata questa Casa delle Mangrovie. Piantare questi arbusti è davvero necessario. Ma anche educare gli studenti ed i giovani è altrettanto importante. Questo è il nostro modo di dare vita a nuovi attivisti, che si focalizzano sull’ambiente. Loro potranno essere in prima linea nella protezione delle foreste di mangrovie della loro zona”.</p>
<p>Le attività della Casa delle Mangrovie sono organizzate regolarmente. Le attività educative si svolgono una volta al mese.</p>
<p>“Noi teniamo conto delle loro richieste. Sono persone motivate. Ma è anche importante sapere che tutta la formazione qui viene fornita in maniera gratuita”.</p>
<p><strong>I benefici delle mangrovie per la vita umana</strong></p>
<p>Fajar racconta di come le mangrovie sono in grado di assorbile anidride carbonica e rilasciare ossigeno cinque volte di più rispetto alle altre piante nella foresta. Nel mondo accademico, la foresta di mangrovie può essere un luogo prediletto dai ricercatori interessati alla biodiversità.</p>
<p>Un’altra funzione che svolgono è quella di essere una vera fortezza contro l’erosione, di proteggere la terraferma dal forte vento, dagli tsunami e dalla forza delle onde del mare. “Inoltre, fungono da barriera di intrusione dell’acqua marina, sono in grado cioè di fare in modo che l’acqua del mare non invada la terraferma, e l’acqua dolce non divenga salata,” spiega Fajar.</p>
<p>“La foresta di mangrovie vive sul mare, nei luoghi ricchi d’acqua. Per questo le radici sono utili per inspirare l’ossigeno. Inoltre le radici si sviluppano nel fango, rendendolo più forte,” dichiara l’uomo.</p>
<p><strong>Il Mangrove Edu-Ecotourism</strong></p>
<p>Oggi le piante di mangrovie piantate dagli attivisti dell’MMC assieme alla comunità, supportati dal WWF, dalla Fondazione per la Conservazione della Biodiversità, dalla Banca Indonesiana, dalla Banca Rakyat Indonesia e da molte altre organizzazioni, formano una vera e propria foresta. Il prossimo obiettivo che Fajar vuole raggiungere è quello, oltre alla conservazione, di dare un impatto positivo all’industria del turismo locale.</p>
<p>Grazie al concetto del Mangrove Edu-Ecotourism, secondo Fajar in futuro in questa zona forestale potrà essere costruito un Mangrove Track esteso per 250 metri. La Casa delle Mangrovie sarà il centro principale di formazione, assieme al Mangrove Information Center.</p>
<p>“E non dimentichiamo la Watching Bird. Sarà una torre da cui osservare gli uccelli, dedicata alle persone che hanno l’hobby della fotografia. Potremmo facilmente realizzarla nel corso di quest’anno,” sorride Fajar.</p>
<p>Fajar spiega anche che un altro target da raggiungere riguarda i gruppi di persone interessati alle mangrovie e formati dall’MMC, i quali dovranno essere in grado di produrre le piantine di mangrovie da piantare in maniera autonoma. Poiché sinora essi ricevono ancora le piantine direttamente dall’MMC.</p>
<p>Per quanto concerne il Mangrove Edu-Ecotourism, Fajar spera che possa migliorare le condizioni economiche delle persone che vivono della zona costiera. Perché l’MMC non cresce le mangrovie per sé, ma per la comunità.</p>
<p>“Per quale motivo ho queste speranze? Perché grazie a queste attività eco-turistiche la comunità costiera giocherà un ruolo molto importante. Potranno vendere i loro prodotti a base di pesce, mostrare il loro mestiere ed i potenziali che si possono trarre dal mare. In sostanza, dobbiamo andare avanti, insieme, l’MMC e la comunità,”.</p>
<p style="text-align: right"><strong>Jemy Haryanto </strong>&#8211; <a href="http://www.pressenza.com/it/2016/05/fajar-luomo-sfidato-dissesto-idrogeologico-borneo/">Frontierenews</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/30/fajar-luomo-che-ha-sfidato-il-dissesto-idrogeologico-in-borneo/">Fajar, l’uomo che ha sfidato il dissesto idrogeologico in Borneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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