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	<title>figli Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Lavoro. Se fai figli non ti assumo, è allarme &#8220;Career gap stigma&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/07/03/lavoro-se-fai-figli-non-ti-assumo-e-allarme-career-gap-stigma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Jul 2023 10:25:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[aziende]]></category>
		<category><![CDATA[Career gap stigma]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/07/03/lavoro-se-fai-figli-non-ti-assumo-e-allarme-career-gap-stigma/">Lavoro. Se fai figli non ti assumo, è allarme &#8220;Career gap stigma&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Processi di selezione chiari, obiettivi descritti con coerenza, modalità trasparenti: è questo ciò che i candidati si auspicano di trovare durante i colloqui di lavoro e che consentirebbero alle aziende di attrarre talenti e di selezionare i candidati migliori per il ruolo offerto. Ma non è sempre così e, spesso, chi è alla ricerca di un impiego si è sentito nel bisogno di giustificarsi per i &#8216;vuoti di carriera&#8217;, ossia quei periodi in cui, per svariati motivi, è capitato di non lavorare. Da una recente indagine, sembra che questo problema di doversi giustificare riguardi soprattutto le donne e l&#8217;origine sarebbe da ricondurre principalmente alle gravidanze e all&#8217;accudimento dei neonati. Secondo un sondaggio condotto da People Management su un campione di oltre 2.000 persone, due quinti delle donne senior manager (40%) sono state interrogate durante i colloqui di lavoro sull&#8217;intenzione di voler mettere al mondo dei figli in futuro o sul fatto di avere, al momento della selezione, figli piccoli di cui prendersi cura. I recruiter avrebbero indagato proprio sui &#8216;career break&#8217;, ma gli esperti hanno evidenziato che i datori di lavoro che pongono queste domande sono passibili di denuncia per discriminazione e molestie, ai sensi dell&#8217;Equality Act. Sempre secondo lo stesso studio, solo il 18% delle donne che non ricoprono ruoli senior ha dichiarato di aver ricevuto le stesse domande durante il processo di assunzione in azienda. Il 38% delle donne intervistate, e che ha dovuto assentarsi dal lavoro con un intervallo di almeno sei mesi per la gravidanza, ha dichiarato che il motivo di questa assenza è stata la cura dei neonati. Mentre lo stesso motivo è stato causa di un&#8217;assenza superiore ai sei mesi per l&#8217;accudimento dei figli soltanto per l&#8217;11% degli uomini. Ben due terzi delle mamme lavoratrici ha affermato di aver dovuto rinunciare alla carriera professionale dopo aver avuto figli. Il 45% delle donne intervistate ha dichiarato che il tempo di pausa dovuto alla maternità si è rivelato prezioso e ha permesso di acquisire nuove competenze, come la capacità organizzativa e la gestione del tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha spiegato alcune di queste dinamiche Laura Tolosi, Communication Manager di Eudaimon: &#8220;La nostra mission è quella di supportare le aziende che vogliono creare un ambiente di lavoro inclusivo e positivo dove il singolo possa esprimere appieno il suo potenziale, a prescindere ovviamente dal genere. La maternità, e come il datore di lavoro la gestisce, rappresenta un importante momento di verifica di come e se l&#8217;azienda stia riuscendo a centrare il suddetto obiettivo. Io sono una manager e una mamma e nel mio lavoro supporto quotidianamente le aziende nel veicolare e nel comunicare ai dipendenti le iniziative e i benefici relativi al welfare. Dal mio particolare osservatorio, posso dire che informare la futura mamma rispetto a tutti i diritti che ha e avrà a seguito dell&#8217;arrivo dei figli, garantire e strutturare maggiore flessibilità nel percorso di rientro al lavoro e investire in servizi e soluzioni che permettano un prezioso e costante bilanciamento fra responsabilità lavorative e famigliari sono già risposte concrete ed efficaci a supporto di donne manager. Risposte ai timori più grandi, purtroppo spesso motivati, ovvero quelli di essere sostituite o demansionate dopo la prima gravidanza&#8221;. Proseguendo sulle parole di Laura Tolosi, dallo studio emerge che il 40% delle madri occupate riferisce di aver bisogno di completare le attività lavorative al di fuori del normale orario. Secondo un sondaggio condotto da Careering into Motherhood su oltre 2.000 mamme lavoratrici con figli di età inferiore ai 18 anni, il 92% ha dichiarato che il proprio datore di lavoro è ricettivo alle richieste di flessibilità, ma ci sono ancora situazioni di risposte negative alle richieste. Quasi 4 mamme lavoratrici su 10 (38%) non hanno chiesto alcun lavoro flessibile e il 46% ritiene che chiedere flessibilità abbia un impatto negativo sulle future opportunità di promozione e carriera. I modelli di lavoro flessibile innovativi, come ad esempio la settimana lavorativa di quattro giorni, posso diventare un&#8217;importante opzione per migliorare l&#8217;equilibrio tra vita privata e lavoro. Lo conferma anche People Management che ha riferito che il 92% delle aziende che hanno sperimentato la prova settimanale di quattro giorni lavorativi ha deciso di continuare ad adottarla, visti gli incredibili risultati ottenuti nel Regno Unito.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/07/03/lavoro-se-fai-figli-non-ti-assumo-e-allarme-career-gap-stigma/">Lavoro. Se fai figli non ti assumo, è allarme &#8220;Career gap stigma&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Natalità. Papa: &#8220;Solo ricchi possono scegliere se far figli, umiliante&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/05/12/natalita-papa-solo-ricchi-possono-scegliere-se-far-figli-umiliante/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 May 2023 11:13:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sentirsi soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze è pericoloso: vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/12/natalita-papa-solo-ricchi-possono-scegliere-se-far-figli-umiliante/">Natalità. Papa: &#8220;Solo ricchi possono scegliere se far figli, umiliante&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Sentirsi soli e costretti a contare esclusivamente sulle proprie forze è pericoloso: vuol dire erodere lentamente il vivere comune e rassegnarsi a esistenze solitarie, in cui ciascuno deve fare da sé. Con la conseguenza che solo i più ricchi possono permettersi, grazie alle loro risorse, maggiore libertà nello scegliere che forma dare alle proprie vite. E questo è ingiusto, oltre che umiliante&#8221;. Così papa Francesco, parlando agli Stati generali della natalità. &#8220;Viviamo un clima sociale in cui metter su famiglia si sta trasformando in uno sforzo titanico, anziché essere un valore condiviso che tutti riconoscono e sostengono&#8221;, aggiunge..</p>
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		<title>Coronavirus. Infanzia, l&#8217;esperta: &#8220;Spiegate senza mentire e giocate con i figli&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/02/27/coronavirus-infanzia-lesperta-spiegate-senza-mentire-e-giocate-con-i-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Feb 2020 10:46:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mantenere in casa un clima sereno, accogliere ansie e dare risposte alle domande dei bambini, non lasciarli soli di fronte ai notiziari, giocare e creare con loro ma&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/02/27/coronavirus-infanzia-lesperta-spiegate-senza-mentire-e-giocate-con-i-figli/">Coronavirus. Infanzia, l&#8217;esperta: &#8220;Spiegate senza mentire e giocate con i figli&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Mantenere in casa un clima sereno, accogliere ansie e dare risposte alle domande dei bambini, non lasciarli soli di fronte ai notiziari, giocare e creare con loro ma anche sforzarsi di non alterare eccessivamente la routine. Sono, in sintesi, i consigli per i genitori della scuola dell&#8217;infanzia contenuti in un documento che e&#8217; stato elaborato da Marzia Calvano, dirigente dell&#8217;istituto comprensivo &#8216;Sassuolo 4 ovest&#8217;, in collaborazione con Elisa Guerra, coordinatrice pedagogica dei tre plessi dell&#8217;infanzia di cui si compone l&#8217;istituto. Segue poi un elenco di suggerimenti utili per impiegare il tempo insieme, tra le mura domestiche e all&#8217;aperto: passeggiare o pedalare, raccogliere foglie e sassi, impastare, apparecchiare e sparecchiare come farebbero a scuola, creare mondi magici con sciarpe e coperte, ascoltare o inventare storie, guardare qualche bel film d&#8217;animazione. &#8220;I bambini ci guardano, ci ascoltano anche quando non sembra- scrivono le due educatrici che poi insistono nell&#8217;impedire l&#8217;esposizione a immagini o notizie eccessivamente aggressive perche&#8217;- i bambini tenderebbero, probabilmente, ad introiettare solo un senso di grande timore e ansia. Cercate, invece, di rispondere loro con dolcezza e sincerita&#8217;, tranquillizzandoli senza mentire. Spiegate loro qual e&#8217; la situazione e cosa possiamo fare nel nostro piccolo&#8221;.</p>
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		<title>Scuola. Bullismo, per esperto è figlio della solitudine</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/scuola-bullismo-per-esperto-e-figlio-della-solitudine/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 20:02:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Fino a 15-20 anni fa avevamo il problema della solitudine nei giovani, attualmente si parla molto poco di solitudine e molto di bullismo, ma il problema e&#8217; che&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Fino a 15-20 anni fa avevamo il problema della solitudine nei giovani, attualmente si parla molto poco di solitudine e molto di bullismo, ma il problema e&#8217; che uno e&#8217; figlio dell&#8217;altro&#8221;. Cosi&#8217; Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta e direttore dell&#8217;Istituto di Ortofonologia (IdO), a margine del convegno &#8216;Pensiamo fuori dalla scatola&#8217;, oggi al Centro Convegni Auditorium di Roma. &#8220;I ragazzi a forza di sentirsi soli possono sviluppare una reazione violenta, ed ecco il bullismo, che e&#8217; una chiara sopraffazione dell&#8217;altro- continua lo psicoterapeuta- Dobbiamo pero&#8217; pensare che tutti i ragazzi condividono lo stesso sentimento: la rabbia. Dal sentimento della solitudine siamo passati a quello della rabbia, che puo&#8217; portare a comportamenti inaccettabili, che abbiamo troppo facilmente etichettato con la parola &#8216;bullismo&#8217;, che da un lato indica ma dall&#8217;altro perimetra. Questa perimetrazione non rende conto di tutte le violenze presenti nella gioventu&#8217;, che vanno dalla efferatezza, alla violenza sul web o fuori dal web. Dal sentirsi soli all&#8217;essere arrabbiati, questo e&#8217; il passaggio che abbiamo avuto in questi anni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/scuola-bullismo-per-esperto-e-figlio-della-solitudine/">Scuola. Bullismo, per esperto è figlio della solitudine</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>La psicologa Salomoni: “Le madri troppo presenti intaccano la socialità dei figli”</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/06/08/la-psicologa-salomoni-le-madri-troppo-presenti-intaccano-la-socialita-dei-figli/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 08 Jun 2019 20:40:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Serenella Salomoni, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa e terapista di coppia è intervenuta è intervenuta nella trasmissione ‘Un Giorno da ascoltare’ condotta da Arianna Caramanti e Camilla Vitanza su Radio&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/06/08/la-psicologa-salomoni-le-madri-troppo-presenti-intaccano-la-socialita-dei-figli/">La psicologa Salomoni: “Le madri troppo presenti intaccano la socialità dei figli”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Serenella Salomoni, psicologa, psicoterapeuta, sessuologa e terapista di coppia è intervenuta è intervenuta nella trasmissione ‘Un Giorno da ascoltare’ condotta da Arianna Caramanti e Camilla Vitanza su Radio Cusano Campus per parlare del rapporto tra genitori e figli.</p>
<p>Il senso di colpa dei figli. “Il rapporto tra genitori e figli è complicato per entrambi. I genitori sono responsabili di tutti gli ambiti educativi dei figli. I ragazzi non vengono più cresciuti come una volta, quando un neonato diventava un impegno collettivo della società, del quartiere. Oggi i genitori lavorano e i bambini sono più soli rispetto al passato. Inoltre, il bambino ha poco tempo per poter sviluppare il rapporto con il genitore: i genitori devono essere conosci di quello che mettono in atto nell’educazione del bambino.</p>
<p>Un figlio si sente in colpa di lasciare il nucleo familiare quando c’è un solo genitore, andando a ricoprire così il posto di responsabilità del padre. Questo avviene nei casi di divorzio, e addirittura anche nei casi la madre si sia rifatta una vita. E’ normale che un figlio che parte si senta in colpa di lasciare la madre. Questo processo può verificarsi anche nei casi in cui il ragazzo sia cresciuto nel cerchio magico materno, non riuscendo così a specchiarsi in un rapporto maschile con il padre. I ragazzi diventano così i sostituti dei padri.</p>
<p>I figli che si sentono in colpa perché vivono all’estero sono una tipicità del nostro Paese. I giovani italiani non sono abituati a spostarsi frequentemente. Negli Stati Uniti i ragazzi escono di casa a 17 anni. Non tutte le famiglie hanno, però, le possibilità economiche di mandare i figli all’estero: allo stesso modo le ristrettezze economiche diventano una scusa per accudire il figlio fino alla tarda età. L’eccessivo accudimento materno ha inevitabilmente una conseguenza diretta sulla coppia. Si generano così due situazioni nella relazione: o la donna non vuole in alcun modo ricoprire un ruolo materno o lo vuole troppo.</p>
<p>L’eccessiva presenza di nonni e madri. “La nuova famiglia non deve mai dipendere dalla famiglia di origine. L’eccessiva presenza dei nonni è dannosa perché mina il ruolo dei genitori. Serve più autonomia psicologica ma soprattutto fisica. I nonni non possono intervenire nella quotidianità.</p>
<p>L’adolescente ha bisogno di confrontarsi con il lato paterno genitoriale: in questo senso la madre dovrebbe lasciare più spazio. Il bambino forma molti tratti della sua personalità nei primi cinque sei anni della sua vita: tutto questo dev’essere fatto lontano dalla madre. La socialità si sviluppa in questo momento e una madre troppo presente va ad intaccare lo sviluppo di questo tratto della personalità sostituendo tutti le sfere della socialità.</p>
<p>Esistono anche donne mammone. La donna può diventare dipendente dalla madre ma si confronta pur sempre con una figura femminile. Le donne dipendenti dalle madri non si sentiranno mai autonome e cercheranno sempre il sostegno delle madri anche nell’educazione dei loro stessi figli.”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/06/08/la-psicologa-salomoni-le-madri-troppo-presenti-intaccano-la-socialita-dei-figli/">La psicologa Salomoni: “Le madri troppo presenti intaccano la socialità dei figli”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Social network: quando sono i genitori a trasmettere ai figli l&#8217;ansia da notifiche</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/30/social-network-quando-sono-i-genitori-a-trasmettere-ai-figli-lansia-da-notifiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Apr 2019 19:07:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[ansia]]></category>
		<category><![CDATA[depressione]]></category>
		<category><![CDATA[facebook]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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		<category><![CDATA[social network]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La FOMO, che letteralmente significa “fear of missing out” (“paura di perdersi qualcosa”), è una sensazione che prima o poi abbiamo provato tutti. Ci assale quando dedichiamo minuti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/30/social-network-quando-sono-i-genitori-a-trasmettere-ai-figli-lansia-da-notifiche/">Social network: quando sono i genitori a trasmettere ai figli l&#8217;ansia da notifiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La FOMO, che letteralmente significa “fear of missing out” (“paura di perdersi qualcosa”), è una sensazione che prima o poi abbiamo provato tutti. Ci assale quando dedichiamo minuti interi allo scroll del feed di Instagram o Facebook e, confrontandoci con le vite apparentemente perfette degli altri, ci sentiamo inadeguati. Sembrano tutti così in forma, così sorridenti, così circondati da amici. Pur di restare al passo, ci sentiamo in dovere di postare una story o un selfie, rigorosamente filtrato per non sfigurare. La FOMO non è semplice vanità, ma uno stato continuo di ansia che può avere ripercussioni soprattutto sulla psiche degli adolescenti: secondo il report #StatusOfMind della Royal Society for Public Health britannica, negli ultimi 25 anni è aumentata del 70% l’incidenza di ansia e depressione nei giovani, che additano proprio i social network come causa del loro malessere.</p>
<p>La lettura più semplice è quella che bolla gli adolescenti come indolenti, apatici, incapaci di staccare gli occhi dallo smartphone. Ma siamo così sicuri che sia tutta colpa dei ragazzi? Nan Coosemans, family coach e fondatrice di Younite (http://www.youniteonline.com/it/), propone un’altra prospettiva. “Confrontandomi in prima persona con centinaia di famiglie, posso dire che in molti casi la FOMO parte proprio dai genitori. Quante mamme sono intente a scattarsi un selfie dopo l’altro, in qualsiasi contesto, entrando così implicitamente in competizione con le figlie? Dinamiche del genere possono rivelarsi molto pericolose. Senza esserne consapevoli, infatti, i genitori instillano nei figli una sottile sensazione di inadeguatezza”.</p>
<p>I genitori non hanno nessuna intenzione di nuocere ai loro figli, chiarisce. Semplicemente, anche loro hanno dovuto fare i conti con il boom delle nuove tecnologie, senza disporre degli strumenti per interiorizzarle. Per questo la family coach propone cinque consigli per i genitori alle prese con l’ansia da notifiche:</p>
<p>1. Fai un’analisi di te stesso: ti senti davvero soddisfatto della tua vita, del tuo lavoro e della tua famiglia? Molto spesso ci si mette sotto i riflettori social per riscattarsi dalla mancata autorealizzazione, ma così facendo il problema alla base rimane irrisolto.</p>
<p>2. Lavora sulla tua autostima. Diventare genitori è un viaggio che riserva tante sorprese e impone qualche sacrificio, soprattutto per le donne, che spesso faticano a conciliare famiglia e carriera. La soluzione però non è certo quella di creare un’immagine filtrata di sé per andare a caccia di like su Instagram. Anzi, chi riesce a valorizzare il proprio sé più autentico ha molto meno bisogno di conferme da parte degli estranei.</p>
<p>3. Ritagliati alcuni momenti di connessione vera con i tuoi figli. Che sia al mattino durante la colazione o al loro ritorno da scuola, assicurati di riuscire a trascorrere ogni giorno qualche minuto insieme ai tuoi figli, mettendo al bando gli schermi di ogni tipo. Potrà sembrare una banalità, ma questi momenti sono preziosissimi per fare una pausa dalla frenesia quotidiana e dialogare in modo diretto e sincero.</p>
<p>4. Informati sulle nuove tecnologie: da un giorno all’altro ci siamo trovati in mano smartphone capaci di fare qualsiasi cosa, ma quanti di noi sono realmente consapevoli delle loro potenzialità e dei loro rischi? In commercio ci sono libri, corsi e webinar che ti possono chiarire le idee sulle nuove tecnologie.</p>
<p>5. Fatti queste domande: che esempio stai dando ai tuoi figli con la tua sovraesposizione? Che cosa stai cercando di dimostrare con quel selfie o quel post?</p>
<p>Ciò non significa demonizzare i social media, che sono ormai parte del nostro mondo, ma impegnarsi per trarre il meglio da questi strumenti. “I social network si possono usare anche per veicolare contenuti di valore, mettere in luce il proprio talento e diventare una fonte di ispirazione per gli altri”, chiarisce Nan Coosemans. “Spesso i genitori (gli stessi che magari controllano compulsivamente il loro smartphone!) sgridano i figli perché passano troppo tempo su YouTube. Se però avessero la voglia e la curiosità di saperne di più, potrebbero addirittura imparare qualcosa di nuovo”.</p>
<p>E proprio da questa intuizione è nata l’idea di Youtour, il primo tour itinerante per scoprire e valorizzare la propria unicità, dedicato ai ragazzi e ai loro genitori. A ogni tappa Nan Coosemans si confronterà con uno Youtuber, che condividerà con i partecipanti la propria esperienza, risponderà alle loro domande e racconterà i segreti che gli hanno permesso di superare le difficoltà e arrivare al successo. “Ognuno di loro è diventato quello che è perché ha seguito le proprie inclinazioni, ha dato retta al proprio cuore e all’istinto, non si è omologato a regole standard”, commenta la family coach. Youtour farà tappa in tre città italiane: si parte il 4 maggio da Milano (l’ospite è IlvostrocaroDexter), per proseguire l’11 maggio a Bari con i Nirkiop e il 18 maggio a Roma con MikeShowSha.</p>
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		<title>Abbiamo perduto tutti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 09:32:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[indifferenza]]></category>
		<category><![CDATA[ottusita]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un adolescente se ne va, un figlio di tutti noi è rimasto attaccato ad una sciarpa legata al collo, impigliato senza potere reagire né difendersi. E’ morto così, ma&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un adolescente se ne va, un figlio di tutti noi è rimasto attaccato ad una sciarpa legata al collo, impigliato senza potere reagire né difendersi. E’ morto così, ma non per sua scelta, impiccato con le nostre mani, i nostri giudizi affrettati, sommari, E somari quanto i nostri silenzi indifferenti.<br />
Un ragazzino di quindici anni reso diverso dalla sua fisicità esile, dalla sua presenza fragile, forse un chiacchiericcio inventato ad arte sulla sessualità non “conforme” ai tanti, un giovane diverso perché messo intenzionalmente alla berlina, volutamente collocato tra i pochi che sono minoranza da deridere, per un sollazzo simile alla malattia della violenza, ben definita “patologia della diversità” che fa ingiustizia e differenza, imparata e tramandata da padre in figlio, da macho a macho, da chi premeditatamente addita e condanna senza possibilità di appello.<br />
Un ragazzino ha preferito l’oblio allo sberleffo quotidiano, alla viltà asimmetrica che distorce le passioni, le emozioni, gli affetti, annienta i sogni e le speranze di una vita tutta da vivere nella ricerca di una identità vissuta per davvero, di un ruolo definito, uno stare insieme armonioso e felice, dentro la propria diversità che non è un delitto, né un reato o una offesa per nessuno.<br />
Quell’adolescente sospeso a mezz’aria come uno straccio sporco, al chiodo come un qualsiasi Cristo, non suscita un moto di vergogna, un sussulto di dignità: un rimbalzo di ira per la compassione messa al muro dalle giustificazioni inattendibili, dalle difese improponibili, dalle attenuanti sempre prevalenti alle aggravanti.<br />
Tanta ingiusta indifferenza non scalza le responsabilità, le disattenzioni, il disamore di questa irrispettosa dipartita, poco importa se ognuno afferma che il ragazzo non era gay, non era quello il motivo per cui è andato a morire.<br />
E’ incredibile come anche di fronte alla morte di un giovanissimo c’è l’urto e il fastidio della negazione alla negazione, come a dire che non può esistere una cosa del genere, che qualcuno si dia la morte per sessualità diversa dal corpo che lo ospita, che qualcuno muoia per solitudine imposta e costretta all’umiliazione sul banco scolastico, in video on line, nella messaggistica istantanea, un marchio a fuoco per l’inaccettazione più sconsiderata.<br />
Gli adolescenti sanno essere pericolosi nel ferire e nel mettere fuori dal recinto un loro pari, per questo sono da seguire e accompagnare: il mondo adulto-educatori-formatori, non può chiamarsi out da questo atto terroristico al futuro di ciascuno, non può pensare di esser escluso dal farci i conti, perché “ non accadrà mai a mio figlio”.<br />
Essere gay non è un artifizio per non risultare un buon cittadino, un buon essere umano, una persona migliore, essere gay è un diritto di ogni persona, una scelta che non fa danno ad alcuno, non segna il passo a chi ha fretta di arrivare, di essere, di avere quanto gli spetta.<br />
La libertà di quello studente è stata messa in croce da un’altra libertà prostituita dalle inadempienze degli esempi sbagliati che non sanno risultare autorevoli, dalle asserzioni bullistiche che affascinano e creano consenso, creando terreno fertile per intendere che “la mia libertà conta, poi viene la tua se rimarrà tempo da dedicarti”.<br />
Esser libero significa ascoltare quanto cresce nel proprio cuore, nel rispetto di te stesso e degli altri, quel rispetto che però è mancato nei confronti di quel ragazzo, quel rispetto che dovrebbe essere insegnato da chi è un esempio, non brevetto depositato dai duri e dai furbi, ma da ogni essere umano, soprattutto di chi è più indifeso e fragile.</p>
<p style="text-align: right;">Vincenzo Andraous</p>
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		<title>Bambino di 4 anni lasciato solo per 8 ore, genitori in manette</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Jul 2012 09:22:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[abitazione]]></category>
		<category><![CDATA[arrestati]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quando i Carabinieri del N.O.R.M. della Compagnia di Castel Gandolfo sono intervenuti intorno alla mezzanotte nell’abitazione di via Tor Paluzzi, località Cecchina, hanno trovato il piccolo di 4&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quando i Carabinieri del N.O.R.M. della Compagnia di Castel Gandolfo sono intervenuti intorno alla mezzanotte nell’abitazione di via Tor Paluzzi, località Cecchina, hanno trovato il piccolo di 4 anni in lacrime e spaventato. A lanciare l’allarme è stato un vicino preoccupato dagli incessanti singhiozzi del bambino che provenivano dalla casa dove da qualche giorno si era stabilita la coppia di cittadini romeni, un uomo di 22 anni ed una donna di 18 anni madre del bambino. Gli accertamenti dei militari permettevano di accertare che i due si erano allontanati da casa fin dalle 16,00 non curandosi minimamente delle esigenze del bimbo, lasciandolo incustodito e senza cibo. Quando i Carabinieri li hanno finalmente rintracciati i due hanno tentato invano di giustificarsi riferendo di essersi momentaneamente allontananti per andare a comprare il pane e sono stati arrestati per abbandono di minore. Il bambino è stato temporaneamente affidato ad una vicina di casa.</p>
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		<title>Donne straniere si sposano prima e fanno più figli</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 11:31:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[figli]]></category>
		<category><![CDATA[immigrate]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se non ci fossero le mamme straniere sarebbe un bel guaio. L&#8217;Italia diventerebbe sempre più vecchia. In Lombardia oltre i due terzi delle circa 480 mila immigrate presenti&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se non ci fossero le mamme straniere sarebbe un bel guaio. L&#8217;Italia diventerebbe sempre più vecchia. In Lombardia oltre i due terzi delle circa 480 mila immigrate presenti hanno almeno un figlio, più spesso due. &#8220;Considerata la giovane età vi è da pensare che molte di esse non abbiano affatto terminato la propria &#8216;carriera riproduttiva&#8217; &#8211; spiega Laura Zanfrini, responsabile del settore Economia e lavoro della Fondazione ISMU-. E tutto ciò a dispetto di condizioni di reddito e abitative che le vedono nettamente penalizzate rispetto alle italiane&#8221;.</p>
<p>Secondo i dati diffusi dall&#8217;Ismu, alla vigilia della Festa della mamma, le donne straniere si sposano decisamente prima di quelle italiane, e diventano mamme prima e più spesso delle italiane. Inoltre, solo una mamma su quattro si dichiara casalinga; 4 su dieci lavorano in modo regolare (in circa il 30% dei casi a tempo parziale), le altre sono disoccupate od occupate in maniera precaria o irregolare. La quota di mamme attive e occupate aumenta considerevolmente al crescere del livello di istruzione, a riprova di come, al pari di quanto avviene per le mamme italiane, i capitali formativi costituiscono la principale variabile esplicativa dei comportamenti agiti sul mercato del lavoro dalle donne con responsabilità familiari.</p>
<p>Sono meno di tre su dieci le mamme immigrate che, forti del loro titolo di studio di livello universitario, sono riuscite ad affrancarsi da un mestiere manuale e servile. &#8220;E, comunque, hanno redditi decisamente modesti, di gran lunga inferiori perfino a quelli dei padri immigrati&#8221;, sottolinea Laura Zanfrini.</p>
<p>Le donne immigrate &#8220;fanno&#8221; le mamme secondo stili e usanze spesso molto diversi da quelli occidentali. &#8220;Per esempio, in Europa e nel Nord America, la pratica del “co-sleeping” (il dormire insieme) viene ritenuta anomala, se non addirittura pericolosa per il corretto sviluppo del bambino &#8211; racconta Laura Zanfrini-; sebbene fortemente disapprovata nei paesi occidentali, essa costituisce invece la regola nella maggior parte delle culture del mondo: nel continente africano, in quello asiatico, in America Latina così come nel Medio Oriente il bambino non viene mai lasciato solo a dormire, bensì fatto addormentare a stretto contatto con la madre. Orbene, nonostante la sua stigmatizzazione, numerosi studi recenti forniscono molte ragioni per favorire la pratica del co-sleeping che, oltre a rispondere a un bisogno primario del bambino, favorirebbe il suo sviluppo, migliorerebbe la qualità del sonno tanto del bambino quanto della madre, oltre a rendere quest’ultima pronta a rispondere a qualunque necessità, fino a prevenire la sindrome della morte improvvisa nei bambini (la così detta “morte in culla”), praticamente inesistente nelle società che lo praticano. La presenza di tante mamme immigrate può dunque costituire l’occasione di riscoprire il valore per lo sviluppo del bambino di pratiche di parenting abbandonate in ottemperanza ai ritmi convulsi e ai valori della società contemporanea&#8221;.</p>
<p>Le mamme immigrate pongono nuovi bisogni e nuove sfide al sistema della conciliazione. Esattamente come avviene per le mamme italiane, la nascita dei figli si traduce spesso in una condizione ostativa per accedere o restare sul mercato del lavoro. Considerando poi i dati relativi alla composizione dei nuclei familiari, si può osservare come l’avere un partner e dei figli è la condizione che più allontana le donne immigrate dal mondo del lavoro (mentre le donne sole con figli mantengono un’elevata partecipazione al mercato del lavoro retribuito), e che più influisce negativamente sui livelli salariali percepiti dalle donne immigrate (esattamente l’opposto di quanto non avvenga per gli uomini immigrati). Sfida ancora assolutamente non risolta per le donne autoctone, la conciliazione tra famiglia e lavoro retribuito resta una chimera soprattutto per le donne immigrate.</p>
<p>Secondo la stima dell’Osservatorio sarebbero 162 mila i figli delle immigrate in Lombardia che vivono all’estero. &#8220;Le tecnologie della comunicazione rendono possibile mantenere un contatto quotidiano coi propri figli, e sviluppare forme di “genitorialità a distanza” -aggiunge l&#8217;esperta dell&#8217;Ismu-. Ma gli interrogativi, prima di tutto di ordine etico, sulle conseguenze di questo mercato internazionale del lavoro di cura, restano tutti aperti; giovi la Festa della Mamma a ricordarcelo&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/donne-straniere-si-sposano-prima-e-fanno-piu-figli/">Donne straniere si sposano prima e fanno più figli</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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