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	<title>Governance Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>RAIL: la Lombardia punta a diventare hub europeo per i trial clinici</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/22/assolombarda-presenta-il-progetto-rail-al-clinical-trials-day-la-lombardia-punta-a-diventa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2026 17:55:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[assolombarda]]></category>
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		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[investimenti r s]]></category>
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		<category><![CDATA[trial clinici]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Assolombarda presenta RAIL per rendere la Lombardia hub europeo dei trial clinici, con quattro azioni per snellire avvii e formare figure specializzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/22/assolombarda-presenta-il-progetto-rail-al-clinical-trials-day-la-lombardia-punta-a-diventa/">RAIL: la Lombardia punta a diventare hub europeo per i trial clinici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>Assolombarda ha illustrato le prime evidenze del progetto RAIL (Research Act and Innovation in Lombardy), avviato per rafforzare la competitività della Lombardia nella ricerca clinica e attrarre nuovi investimenti. L&#8217;iniziativa è stata presentata in occasione dell&#8217;International Clinical Trials&#8217; Day, evento promosso da AFI con il supporto delle principali società scientifiche nazionali.</p>
<p>Secondo i dati illustrati, l&#8217;Italia ha arruolato circa 25.000 pazienti nei trial multinazionali nel triennio 2022-2025, attivando 1.100 studi clinici: un numero inferiore rispetto ad alcuni Paesi concorrenti, con 450 studi in meno rispetto alla Spagna e 250 in meno rispetto a Francia e Germania. Le procedure amministrative nazionali risultano più lunghe: quando i centri esteri iniziano l&#8217;arruolamento, in molti casi in Italia sono ancora in corso le fasi autorizzative. La finestra di avvio dell&#8217;arruolamento è stimata mediamente più lunga di 35 giorni, una differenza che si tradurrebbe in una perdita stimata di 2,5 pazienti al giorno per studio.</p>
<p>Un&#8217;analisi commissionata da EFPIA rileva che l&#8217;industria dei trial clinici genera nell&#8217;Area Economica Europea 21,7 miliardi di euro di valore aggiunto lordo all&#8217;anno e sostiene circa 165.000 posti di lavoro, di cui oltre 45.000 impiegati direttamente nella ricerca clinica. In Italia gli investimenti annui in ricerca clinica sono stimati intorno ai 750 milioni di euro; secondo le stime fornite, ogni euro investito produrrebbe un ritorno di 2,77 euro per il Servizio Sanitario Nazionale.</p>
<p>Negli ultimi dieci anni l&#8217;Europa ha però perso quote di mercato: la quota europea sui trial industriali globali sarebbe scesa dal 22% del 2013 al 12% del 2023. In questo contesto la Lombardia è individuata come il principale asset competitivo italiano: nel 2023 il 43% delle sperimentazioni cliniche valutate in Italia si è svolto nella regione, che può contare su 20 IRCCS, una rete ospedaliera tra le più avanzate in Europa e investimenti in ricerca e sviluppo per la salute che nel 2025 hanno superato i 640 milioni di euro.</p>
<p>Il gruppo di lavoro del progetto RAIL, coordinato da Assolombarda e comprensivo di attori pubblici e privati, ha definito quattro linee d&#8217;intervento prioritarie. La prima prevede la standardizzazione dell&#8217;avvio della contrattualistica in parallelo all&#8217;iter autorizzativo, con l&#8217;obiettivo di ridurre i tempi complessivi di attivazione degli studi. La seconda propone di estendere e chiarire l&#8217;applicabilità del template contrattuale rilasciato dal Centro di coordinamento nazionale dei Comitati etici, includendovi anche gli studi osservazionali e biologici, che rappresentano circa il 40% del totale e attualmente mancano di modelli uniformi.</p>
<p>La terza linea d&#8217;azione mira a introdurre maggiore trasparenza nei tariffari: ogni centro dovrebbe rendere accessibile e strutturato il proprio listino per i costi della ricerca clinica, così da rendere le negoziazioni più rapide e prevedibili. La quarta priorità riguarda la formazione e le competenze: il progetto intende promuovere tavoli di lavoro dedicati su intelligenza artificiale, governance dei dati e gestione dei processi tra sponsor e strutture, con particolare attenzione alla crescita di figure professionali come data manager e study manager.</p>
<p>L&#8217;obiettivo dichiarato dal progetto RAIL è trasformare l&#8217;eccellenza infrastrutturale e scientifica della Lombardia in un vantaggio sistemico stabile, capace di attrarre ricerca avanzata e investimenti per generare valore economico e sociale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/22/assolombarda-presenta-il-progetto-rail-al-clinical-trials-day-la-lombardia-punta-a-diventa/">RAIL: la Lombardia punta a diventare hub europeo per i trial clinici</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>L’Italia, più che di un Governo, ha bisogno di Governance</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/05/02/litalia-piu-che-di-un-governo-ha-bisogno-di-governance/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 May 2018 16:32:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Governance]]></category>
		<category><![CDATA[governo]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[stato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se da un lato il “governo” è la costituzione formale e gerarchica del potere dello Stato, d’altro lato la Governance, termine mutuato dall’inglese, ne definisce secondo l’accezione attuale&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/02/litalia-piu-che-di-un-governo-ha-bisogno-di-governance/">L’Italia, più che di un Governo, ha bisogno di Governance</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se da un lato il “governo” è la costituzione formale e gerarchica del potere dello Stato, d’altro lato la Governance, termine mutuato dall’inglese, ne definisce secondo l’accezione attuale l’esercizio pratico, oculato e soprattutto efficace, teso al bene collettivo nel lungo termine. Purtroppo accade spesso che ci si fermi alla forma. È un male italico antico che vede l’intero paese infervorarsi per l’una o per l’altra parte politica, con gli stessi campioni popolari che manovrano e formano alleanze battagliando come leoni sulla costituzione formale di un governo, salvo poi dimenticarsi, una volta costituita la “forma”, degli aspetti più pratici e terreni del governare. Lo stesso vale per tutte le forme di potere, istituzionale o civile, nelle aziende o nelle organizzazioni di ogni ordine e grado.</p>
<p><strong>Poco conta il valore dei contendenti, se è il sistema-paese ad essere disorganizzato</strong><br />
Se noi guardiamo a tutti i momenti di conflitto, di tensione e di difficoltà nella gestione delle discussioni e dei confronti tra le persone, ci rendiamo conto che sono la conseguenza di una mancanza di processi di governance efficaci. In questi casi non è chiaro chi decida cosa, chi debba gestire la discussione e quali siano le competenze di ciascuno all’interno del proprio ruolo specifico. Questa poca chiarezza non solo porta al conflitto, ma anche, quelle poche volte che si riescono ad avere dei risultati, ad ulteriori risse per accaparrarsi i meriti di questi ultimi.<br />
Ciò si verifica anche in presenza di personaggi di elevata statura, di contenuti di grande valore, e di ingenti risorse &#8211; ne abbiamo a iosa e non le stiamo utilizzando appieno &#8211; poiché non si riesce a portare a termine un’azione in maniera efficace.<br />
In assenza di governance, vi è uno spazio di ambiguità tale per cui i più furbi, sul brevissimo termine, si fanno i fatti loro nella logica dell’individualismo. Così non si riesce mai a ingranare la marcia sul lungo termine e sul collettivo.</p>
<p><strong>Un male italico, ma non solo</strong><br />
Questo è un problema abbastanza diffuso, seppure in Italia in modo più esacerbato, che dipende anche dal fatto che negli ultimi anni c’è stata una fortissima accelerazione della condivisione delle informazioni che ha fatto sì che ognuno sovrastimasse un po’ la propria capacità di impatto e la propria importanza. È come se si fossero persi i confini del proprio ruolo, e la nozione del tempo necessario per maturare. Oramai un tredicenne e un settantenne hanno la stessa mole di informazioni, e ciò falsa di molto il peso specifico dell’esperienza e della capacità di usarla per prendere decisioni di valore.<br />
In Italia, per la situazione storica, per il fatto di essere un Paese che è stato sempre saccheggiato, diviso, terra di conquista, le persone che volevano sopravvivere dovevano imparare a difendere il proprio orticello, la propria famiglia, la propria ristretta cerchia sociale. Questo clan-centrismo, oltre a far sì che il “parco manager” da cui pescare per popolare CdA e piani alti aziendali sia sempre ridotto agli stessi profili in una sorta di incesto manageriale, determina ancora oggi alcuni fenomeni, come il proliferare di università in tutte le città italiane con un abbassamento della qualità del valore accademico e un costo eccessivo dell’istruzione, perché ognuno deve avere l’università sotto casa.<br />
La stessa cosa vale per altre realtà: l’eccessiva capillarità, e quindi la ridondanza, di tutta una serie di centri di servizi e di competenze ne determinano una qualità inferiore rispetto a quella che si potrebbe avere se avessimo solo alcuni punti di eccellenza ben distribuiti nel paese. Qualità che purtroppo è destinata a rimanere in secondo piano se non si ha la volontà di operare delle scelte realmente basate su meritocrazia e competenza.</p>
<p><strong>Da dove passa la cura</strong><br />
La riscossa passa da un salto generazionale a piè pari e da un investimento fortissimo su cultura e formazione. In Italia il rischio è che tutto ciò non si faccia con l’ottica dell’eccellenza ma con quella dell’accontentare tutti. Così purtroppo la cura non funzionerà, né nelle scuole, né nelle università né in altri ambiti. È il fenomeno del “risotto degli sposi”, sempre ed invariabilmente in bianco, con al massimo una spruzzata di champagne, per non scontentare nessuno. Se si vuole davvero cambiare, bisogna avere il coraggio di rompere questa logica. Ci sono però dei segnali positivi. Sempre più persone stanno esprimendo questo concetto in vari modi, ma c’è ancora un problema di massa critica: l’impatto di poche azioni solitarie ancora non si vede sul sistema-paese. Si dovrà attendere fiduciosi, e continuare a predicare la governance, o buon governo che si voglia.</p>
<p style="text-align: right;">Anna Zanardi</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/02/litalia-piu-che-di-un-governo-ha-bisogno-di-governance/">L’Italia, più che di un Governo, ha bisogno di Governance</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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