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	<title>ictus Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ictus: al centro del dibattito la prevenzione delle recidive e la continuità delle cure</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2026 16:40:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[a l i ce italia odv]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In occasione della Giornata mondiale contro l'ictus, esperti e istituzioni discutono di prevenzione delle recidive e continuità delle cure.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/10/29/ictus-dopo-il-primo-evento-l-obiettivo-e-il-recupero-della-qualita-della-vita-e-la-prevenz/">Ictus: al centro del dibattito la prevenzione delle recidive e la continuità delle cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione della Giornata mondiale contro l&#8217;ictus, fissata per il 29 ottobre, il focus si sposta sulla fase successiva al primo evento cerebrovascolare. L&#8217;obiettivo principale è garantire il recupero della qualità della vita e ridurre il rischio di nuove crisi. I dati del Ministero della Salute indicano circa 90.000 ricoveri annuali in Italia, di cui il 20% dovuto a recidive.</p>
<p>Uno studio pubblicato sullo European Stroke Journal ha stimato il costo complessivo della malattia a circa 6,9 miliardi di euro nel 2017, includendo spesa sanitaria, sociale e perdita di produttività. L&#8217;ictus rappresenta una delle principali cause di disabilità e morte, con ripercussioni significative sull&#8217;autonomia e sulla partecipazione sociale e lavorativa dei pazienti. La gestione richiede un approccio integrato che vada dal controllo dei fattori di rischio all&#8217;emergenza, fino alla riabilitazione e all&#8217;assistenza a lungo termine.</p>
<p>È cruciale rafforzare il collegamento tra emergenza territoriale, Stroke Unit e centri di riferimento per garantire cure tempestive e ridurre le disuguaglianze tra i diversi territori. Dopo la fase acuta, permane un rischio residuo di nuovi eventi, rendendo fondamentale la continuità nella presa in carico, l&#8217;aderenza alle terapie e il monitoraggio costante. La prevenzione secondaria deve essere considerata parte integrante del percorso di cura, attraverso una collaborazione strutturata tra specialisti, medicina generale e territorio.</p>
<p>I caregiver, che affrontano un carico assistenziale, emotivo ed economico rilevante, necessitano di supporto, così come i pazienti devono essere in grado di riconoscere rapidamente i sintomi per attivare i soccorsi in caso di un secondo attacco. La senatrice Giusy Versace ha promosso una mozione per definire entro sei mesi priorità attuative, fabbisogni e strumenti di finanziamento. La mozione prevede il monitoraggio dell&#8217;intero percorso con il supporto di Agenas e Iss, con l&#8217;obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali.</p>
<p>In un evento organizzato da Motore Sanità, intitolato &#8216;Ictus oltre l&#8217;acuto prevenire il primo evento e le recidive. L&#8217;impegno delle istituzioni per una presa in carico continua&#8217;, sono intervenuti massimi esperti nazionali. L&#8217;iniziativa è stata realizzata grazie al contributo incondizionato di Bayer Italia.</p>
<p>Giusy Versace ha sottolineato l&#8217;importanza di riportare le persone al centro del confronto, ricordando che dietro la parola &#8216;ictus&#8217; ci sono vite che cambiano all&#8217;improvviso e famiglie che si riorganizzano. Ha auspicato una riflessione sulla continuità delle cure e sul sostegno alle famiglie, affinché tornare alla propria vita e ai propri affetti sia l&#8217;orizzonte di ogni percorso di cura. Andrea Vianello, Presidente di A.L. I. Ce.Italia Odv, ha evidenziato come il primo obiettivo sia salvare la vita, ma sia fondamentale evitare che l&#8217;evento si ripeta. Un secondo ictus può compromettere ulteriormente l&#8217;autonomia e la qualità della vita, con conseguenze profonde per i familiari e i caregiver. Vianello ha chiesto che la prevenzione delle recidive diventi una componente concreta e continuativa del percorso di cura, accessibile a tutti indipendentemente dal luogo di residenza.</p>
<p>Paola Santalucia, Presidente ISA-AII, ha sostenuto che l&#8217;ictus richiede attenzione anche dopo la fase acuta con una gestione continuativa. La prevenzione delle recidive deve iniziare durante la presa in carico del primo evento e proseguire nel tempo con strategie personalizzate. È necessario identificare le cause, intervenire sui fattori di rischio modificabili e garantire l&#8217;appropriatezza delle terapie e il monitoraggio nel follow-up.</p>
<p>Questo approccio multidisciplinare richiede una collaborazione strutturata tra ospedale e territorio e il coinvolgimento attivo del paziente. Ridurre il rischio di un nuovo evento cerebrovascolare significa migliorare gli esiti individuali e limitare il carico di disabilità sull&#8217;intero sistema sanitario. Fausto Galanti, Chapter Head Market Access, Tenders, Public &amp; Regulatory Affairs di Bayer Italia, ha ricordato che l&#8217;ictus è la prima causa di invalidità in Italia secondo i dati del Ministero della Salute.</p>
<p>Per Galanti, la prevenzione significa evitare sia l&#8217;insorgenza di un primo evento sia quella di una recidiva. Ha sottolineato come circa un ricovero su cinque sia legato a una recidiva, dimostrando la necessità di garantire continuità di cura, aderenza alle terapie e monitoraggio. Bayer Italia si impegna a contribuire allo sviluppo di evidenze solide e a favorire un accesso equo alle innovazioni di comprovato beneficio, per permettere a più persone di ridurre il rischio di nuovi eventi e preservare la propria autonomia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/10/29/ictus-dopo-il-primo-evento-l-obiettivo-e-il-recupero-della-qualita-della-vita-e-la-prevenz/">Ictus: al centro del dibattito la prevenzione delle recidive e la continuità delle cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità. L&#8217;ictus è una delle prime dieci cause di morte tra i bambini</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/01/09/sanita-lictus-e-una-delle-prime-dieci-cause-di-morte-tra-i-bambini/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Jan 2024 15:44:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ictus è una patologia relativamente rara nel bambino ma, nei Paesi sviluppati, è una delle più frequenti cause di disabilità e rappresenta una tra le prime dieci cause&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/01/09/sanita-lictus-e-una-delle-prime-dieci-cause-di-morte-tra-i-bambini/">Sanità. L&#8217;ictus è una delle prime dieci cause di morte tra i bambini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ictus è una patologia relativamente rara nel bambino ma, nei Paesi sviluppati, è una delle più frequenti cause di disabilità e rappresenta una tra le prime dieci cause di morte nella popolazione pediatrica con una percentuale più alta nel primo anno di vita. L&#8217;ictus nel bambino viene tipicamente suddiviso in due categorie: ictus perinatale (quando avviene tra la 20esima settimana gestazionale e il 28esimo giorno di vita) con una incidenza stimata tra 25-40 casi ogni 100.000 nati/anno e ictus pediatrico (dal 29esimo giorno di vita ai 18 anni) con una incidenza di 1.3-13 casi su 100.000 nati/anno (https://sip.it/2021/10/27/stroke-pediatrico/). Nonostante la maggior plasticità cerebrale, non sempre il recupero nei bambini è migliore rispetto a quanto accade nella popolazione adulta: i bambini che sopravvivono all&#8217;ictus perinatale/pediatrico hanno un alto rischio di disabilità, di complessità e severità variabile, che può interessare la sfera motoria, sensoriale, cognitiva e comportamentale, oltre a portare conseguenze di tipo neurologico, come l&#8217;epilessia. La maggior parte di bambini colpiti da ictus richiede quindi una presa in carico riabilitativa multidisciplinare complessa con l&#8217;obiettivo di favorire il massimo livello di partecipazione possibile a tutte le attività quotidiane, migliorando la qualità della loro vita. Una figura chiave è quella del terapista occupazionale, il professionista sanitario della riabilitazione che si occupa di promuovere la salute e il benessere attraverso la possibile attività che può essere svolta. La terapia occupazionale è una scienza altamente centrata sul paziente e sulla famiglia, perché le nostre occupazioni sono inscindibili dal contesto ambientale, sociale e familiare in cui viviamo. L&#8217;intervento del terapista occupazionale è quindi altamente individualizzato poiché, ognuno di noi svolge, nella propria quotidianità, attività significative profondamente diverse. Nell&#8217;ambito dell&#8217;età evolutiva, e in particolare nell&#8217;ictus pediatrico, il ruolo del terapista occupazionale diventa quello di aiutare i bambini non solo a recuperare le abilità perse ma, in alcuni casi, a raggiungere veri e propri obiettivi di autonomia che, a causa della precocità dell&#8217;evento, non erano ancora stati acquisiti. Bambini e ragazzi possono trovarsi da un giorno all&#8217;altro a non essere più in grado di svolgere alcune attività per loro fondamentali nel percorso di costruzione della propria personalità. &#8220;Rabbia, frustrazione, depressione, senso di isolamento e paura per il futuro- dichiara Marta Bertamino, dirigente medico, specialista in pediatria, Uoc medicina fisica e riabilitazione dell&#8217;Irccs ospedale Gaslini di Genova- sono sentimenti spesso presenti nelle persone colpite da ictus, soprattutto se si tratta di adolescenti&#8221;. &#8220;Riappropriarsi della propria autonomia, anche se in una forma diversa rispetto a quella sperimentata prima dell&#8217;ictus- prosegue- ha ricadute positive sulla qualità di vita non solo del bambino/ragazzo ma anche della famiglia. Il terapista occupazionale può aiutare il bambino, i caregiver e le comunità attraverso un supporto educativo alle autonomie e alla promozione del senso di competenza&#8221;. L&#8217;intervento del terapista occupazionale dovrebbe iniziare precocemente nei casi di ictus in età evolutiva ed è ovviamente differenziato rispetto alle esigenze, all&#8217;età e alla complessità del quadro clinico. Si integra con le altre figure delle professioni riabilitative e assistenziali nell&#8217;identificare, ad esempio, gli ausili necessari e i corretti posizionamenti per favorire l&#8217;allineamento posturale e, nel percorso riabilitativo, per accompagnare il rientro a casa, tenendo conto delle abitudini del nucleo familiare. Prima di ogni valutazione, il terapista occupazionale effettua un&#8217;analisi preliminare di tre elementi fondamentali per lo svolgimento delle attività: la persona, con il suo background emotivo, cognitivo, spirituale e le caratteristiche fisiche, l&#8217;occupazione, cioè l&#8217;attività che la persona si trova a svolgere nel suo contesto e l&#8217;ambiente, nella sua accezione sia fisica che sociale, in cui la persona si trova a svolgere le attività per lei significative. L&#8217;intersezione di questi tre sistemi è lo spazio di realizzazione di quella che viene chiamata performance occupazionale. Più questi sistemi si parlano e si intersecano, maggiore sarà la possibilità che la performance si realizzi con efficacia e soddisfazione. &#8220;Partecipazione, autonomia e inclusione- conclude il presidente di Alice Italia Odv-Associazione per la lotta all&#8217;ictus cerebrale, Andrea Vianello- sono le parole chiave soprattutto quando si tratta di bambini o adolescenti e, in questo, l&#8217;intervento del terapista occupazionale è di cruciale importanza in una situazione così complessa come quella causata dalla disabilità post ictus&#8221;.</p>
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		<title>Salute. Ictus, donne più esposte a rischio, colpisce il doppio cancro al seno</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/10/29/salute-ictus-donne-piu-esposte-a-rischio-colpisce-il-doppio-cancro-al-seno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 29 Oct 2022 18:26:18 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/10/29/salute-ictus-donne-piu-esposte-a-rischio-colpisce-il-doppio-cancro-al-seno/">Salute. Ictus, donne più esposte a rischio, colpisce il doppio cancro al seno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Una donna su cinque si troverà ad affrontare un ictus nell&#8217;arco della vita. Le donne sono più esposte al rischio di esser colpite da questa malattia, che uccide due volte di più del cancro al seno. Questo il pensiero della neurologa dell&#8217;università di Perugia Valeria Caso della Stroke Unit dell&#8217;ospedale Santa Maria della Misericordia del capoluogo umbro- che concentra sull&#8217;importanza della prevenzione, in occasione della Giornata mondiale dell&#8217;ictus, il &#8216;World stroke day&#8217; che si celebra oggi 29 ottobre; giorno in cui si conclude il congresso mondiale della World Stroke Organization (WSO) in corso a Singapore, dove Valeria Caso è stata eletta come tesoriera, entrando a far parte del board dell&#8217;Organizzazione&#8221;. Lo si apprende dalla nota diffusa da Valeria Caso, neurologa dell&#8217;università di Perugia e membro della Stroke Unit dell&#8217;ospedale Santa Maria della Misericordia che è stata eletta, come prima italiana, nel board della World Stroke Organization al congresso a Singapore. &#8220;Le donne sono maggiormente a rischio e possono essere vittima di ictus anche in età fertile- spiega Caso- dopo gli 80 anni le donne sono per il 20% più a rischio rispetto agli uomini, e la mortalità al femminile è in generale più elevata. Allo stesso tempo in Paesi come l&#8217;Italia, dove la popolazione è in progressivo invecchiamento, le donne rappresentano più della metà della popolazione anziana; subiscono maggiormente i disagi in quanto sono spesso sole e prive di un sostegno sostanziale da parte dello Stato. Soprattutto per quella fascia di popolazione definita &#8216;povera&#8217; che subisce il gap pensionistico e salariale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La donna di per sé tende sempre a mettersi all&#8217;ultimo posto. Una madre- aggiunge l&#8217;esperta- prima di curare se stessa &#8211; deve curare un figlio, un marito o un genitore anziano &#8211; prosegue Caso &#8211; e poi c&#8217;è il carico di lavoro quotidiano che può essere domestico oppure legato a un proprio percorso professionale. Queste donne si trovano schiacciate perché dedite agli altri membri della famiglia. Spesso ricevo pazienti che non hanno alcun genere di attenzione verso la propria salute. Non si curano. Soffrono di ipertensione e mi ripetono tutte, &#8216;la mia pressione è sempre bassa&#8217;, per poi scoprire che non c&#8217;è alcun controllo da alcuni anni. Si tratta di donne che magari hanno deciso di partorire i propri figli in età più avanzata, privilegiando giustamente scelte legate alla professione. Queste sono maggiormente a rischio di patologie vascolari, anche in momenti delicati come la gravidanza&#8221;. &#8220;Tra i fattori di rischio per le donne- mette in evidenza Caso- c&#8217;è anche la terapia anticoncezionale. In questa fascia di età giovane c&#8217;è anche il rischio di patologie ormonali. Poi segue in genere un periodo più tranquillo, per poi registrare un nuovo picco tra gli &#8216;over 80&#8242;&#8221;. E&#8217; necessario fare di più sulla prevenzione: &#8220;Non è accettabile che non ci si concentri maggiormente. Usciamo da due anni in cui il Covid ha concentrato la ricerca medica sulla pandemia lasciando indietro la prevenzione da molte altre malattie. Adesso nel mio reparto arrivano persone di età critica, tra i 50 e i 70 anni che sono ingrassate anche di 10 chilogrammi; gente molto più malata, diabetica o ipertesa, e che magari ha ricominciato a fumare. Si tratta ancora di una fascia di età lavorativa. Si tratta quindi di pazienti gravi, malati, ma che non possono permettersi di perdere la propria indipendenza. In questo contesto sociale ed economico chi si può permettere di star male: nessuno, maggiormente adesso. Dobbiamo fare di tutto per proteggere la popolazione&#8221;, conclude l&#8217;esperta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/10/29/salute-ictus-donne-piu-esposte-a-rischio-colpisce-il-doppio-cancro-al-seno/">Salute. Ictus, donne più esposte a rischio, colpisce il doppio cancro al seno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>La BioRobotica: ecco i trattamenti sicuri per i disabili colpiti da ictus, sclerosi multipla, Parkinson</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/23/la-biorobotica-ecco-i-trattamenti-sicuri-per-i-disabili-colpiti-da-ictus-sclerosi-multipla-parkinson/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Apr 2018 14:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[BioRobotica]]></category>
		<category><![CDATA[Dott. Mazzoleni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Studi recenti hanno dimostrato l&#8217;efficacia della robotica e di altre tecnologie per la riabilitazione e l&#8217;assistenza di persone con disabilità. In particolare ai fini del recupero motorio di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/23/la-biorobotica-ecco-i-trattamenti-sicuri-per-i-disabili-colpiti-da-ictus-sclerosi-multipla-parkinson/">La BioRobotica: ecco i trattamenti sicuri per i disabili colpiti da ictus, sclerosi multipla, Parkinson</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Studi recenti hanno dimostrato l&#8217;efficacia della robotica e di altre tecnologie per la riabilitazione e l&#8217;assistenza di persone con disabilità. In particolare ai fini del recupero motorio di persone con disabilità a seguito di danni neurologici (ad es. ictus, lesioni midollari, sclerosi multipla e Parkinson) i dispositivi robotici sviluppati a partire dagli ultimi 20 anni sono in grado di erogare trattamenti sicuri, intensivi e ripetibili, sempre sotto la stretta supervisione dei professionisti dello staff riabilitativo, e di quantificare gli esiti dei trattamenti riabilitativi mediante la registrazione di dati relativi ai movimenti effettuati e alle forze esercitate dal paziente.</p>
<p>&#8220;E&#8217; necessario &#8211; spiega il dott. Stefano Mazzoleni, Ricercatore dell&#8217;Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa e responsabile del Laboratorio di Bioingegneria della Riabilitazione &#8211; uno sforzo congiunto con l&#8217;obiettivo di finalizzare trial clinici multicentrici randomizzati controllati (RCT) con lo scopo di evidenziare gli effetti dei trattamenti basati su dispositivi robotici con il massimo rigore metodologico. A tal proposito sono iniziati appena stati avviati due studi RCT multicentrici a livello nazionale, uno focalizzato alla riabilitazione dell&#8217;arto superiore e l&#8217;altro alla riabilitazione del cammino, entrambi in pazienti post-ictus in fase subacuta e cronica, con il coinvolgimento di oltre 20 strutture ospedaliere e centri di ricerca clinica&#8221;.</p>
<p>Inoltre la combinazione di più trattamenti riabilitativi basati su tecnologie innovative (come ad esempio terapia assistita dal robot e stimolazione elettrica funzionale) potrebbe permettere di incrementare i vantaggi rispetto alla somministrazione dei singoli trattamenti separati: i fattori di cui tener conto per l&#8217;identificazione del trattamento ottimale per ciascun paziente sono molteplici (ad esempio intensità, durata e modalità di somministrazione) e devono essere analizzati mediante un approccio metodologico solido al fine di eliminare bias e fattori di confondimento.</p>
<p><strong>IL RUOLO DEI ROBOT</strong> &#8211; &#8220;Grazie a sperimentazioni cliniche abbiamo dimostrato che l&#8217;utilizzo combinato di scale cliniche di valutazione e metodi quantitativi basati, ad esempio, sull&#8217;utilizzo di parametri cinematici registrati dai robot durante le sessioni di riabilitazione, è in grado di fornire un quadro complessivo sugli esiti dei trattamenti in corso. In particolare mediante questo approccio integrato gli operatori dello staff riabilitativo possono ricavare per ciascun paziente informazioni fondamentali &#8211; aggiunge il Dott. Mazzoleni &#8211; per la comprensione dei meccanismi neurofisiologici alla base del recupero motorio e degli adattamenti del sistema nervoso centrale a seguito di danni neurologici. In tal modo i trattamenti riabilitativi possono essere adattati prontamente alle specifiche esigenze di ciascun paziente in modo da ottimizzare i tempi e le risorse a disposizione&#8221;.</p>
<p><strong>LA TELERIABILITAZIONE E TRATTAMENTO DOPO ACUTO</strong> &#8211; Per assicurare la continuità di cura dopo le dimissioni della persona dall&#8217;ospedale e mantenere i benefici ottenuti durante la riabilitazione, le tecnologie, in particolare i sensori indossabili e i dispositivi robotici portatili, possono svolgere un ruolo fondamentale nel favorire la somministrazione di trattamenti da effettuare presso il proprio domicilio o presso strutture sanitarie e assicurare un monitoraggio da remoto delle attività svolte. Negli anni in alcune Regioni sono stati avviati programmi sperimentali di riabilitazione a distanza (spesso identificati dal termine teleriabilitazione), ma l&#8217;implementazione su vasta scala di questo tipo di trattamenti rappresenta un obiettivo importante da raggiungere per incrementare la qualità di vita delle persone con disabilità, tenendo conto anche dei fattori di natura legale (privacy dei dati, riconoscimento della diagnosi a distanza,&#8230;.) ed etica (sostenibilità dei costi sanitari, equità nell&#8217;accesso alle cure, &#8230;).</p>
<p>Le tecnologie come la robotica e l&#8217;intelligenza artificiale sono fondamentali per assicurare un&#8217;assistenza adeguata alle persone con disabilità: infatti gli ausili tecnologici innovativi, come ad esempio la carrozzina robotica RISE sviluppata dal Centro di Riabilitazione Motoria INAIL di Volterra con l&#8217;Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore Sant&#8217;Anna di Pisa all&#8217;interno di un progetto di ricerca congiunto che si sta avviando alla conclusione della validazione clinica il prossimo giugno, possono contribuire al reinserimento socio-lavorativo grazie ad una molteplicità di caratteristiche tecnico-funzionali in grado di assistere la persone nelle attività di vita quotidiana, in particolare la mobilità, la verticalizzazione e l&#8217;accesso ai servizi igienici.</p>
<p><strong>L&#8217;APPROFONDIMENTO DEL DOTT.&nbsp;&nbsp;MAZZOLENI</strong>&#8211; &#8220;A partire dagli studi disponibili nella letteratura sull&#8217;utilizzo di sistemi robotici per la riabilitazione sono stati evidenziati miglioramenti significativi per quanto riguarda gli arti superiori (attività di vita quotidiana : SMD 0.37, intervallo di confidenza 95%: 0.11 &#8211; 0.64, P = 0.005, I² = 62%), funzione arto superiore: SMD 0.35, intervallo di confidenza 95%: 0.18 &#8211; 0.51, P &lt; 0.0001, I² = 36%), e forza muscolare: SMD 0.36, intervallo di confidenza 95%: 0.01 &#8211; 0.70, P = 0.04, I² = 72%), sebbene la qualità dell&#8217;evidenza sia piuttosto bassa a causa di alcuni fattori e bias degli studi sperimentali che non consentono di trarre conclusioni generali: scarsa numerosità del campione analizzato, differenti durate dei trattamenti, alta variabilità delle caratteristiche cliniche dei soggetti reclutati, mancanza del gruppo di controllo, mancanza del calcolo del campione, mancato riferimento alle minime differenze clinicamente significative (Mehrholz et al., Cochrane Database Syst Rev. 2015).</p>
<p>Per quanto riguarda il recupero del cammino, l&#8217;utilizzo di sistemi robotici in combinazione con trattamenti riabilitativi tradizionali ha mostrato effetti benefici aggiuntivi sulle abilità locomotorie principalmente in pazienti con lesioni midollari in fase subacuta e nei pazienti post-ictus in fase subacuta (Schwartz, Biomed Eng. 2015).</p>
<p>Un durata maggiore e una maggiore intensità dei trattamenti basati su sistemi robotici sembra avere maggiori benefici sugli esiti finali dal punto di vista funzionale. In ogni caso sono necessari studi randomizzati controllati con un ampio campione di soggetti, come quello appena iniziato in Italia con oltre venti centri partecipanti, al fine di determinare la durata ottimale e il tipo di protocollo più appropriato per massimizzare l&#8217;efficacia e gli effetti a lungo termine per i pazienti con danni neurologici&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/23/la-biorobotica-ecco-i-trattamenti-sicuri-per-i-disabili-colpiti-da-ictus-sclerosi-multipla-parkinson/">La BioRobotica: ecco i trattamenti sicuri per i disabili colpiti da ictus, sclerosi multipla, Parkinson</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità: Italia sempre più anziana, aumentano ictus e lesioni midollo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Apr 2018 19:24:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[ictus]]></category>
		<category><![CDATA[invecchiamento]]></category>
		<category><![CDATA[SIRN]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La popolazione italiana ha una elevata longevita&#8217;: la speranza di vita alla nascita e&#8217; di 80,3 anni per gli uomini e 84,9 per le donne, superiore alla media&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La popolazione italiana ha una elevata longevita&#8217;: la speranza di vita alla nascita e&#8217; di 80,3 anni per gli uomini e 84,9 per le donne, superiore alla media europea, che e&#8217; di 77,9 e 83,3. Inoltre in Italia si registra la percentuale piu&#8217; alta di popolazione anziana, ovvero gli over 65: il 21,7% della popolazione contro una media europea del 18,9%. &#8220;L&#8217;invecchiamento della popolazione e&#8217; tipicamente accompagnato da un aumento del carico delle malattie non trasmissibili- spiega il Dr. Stefano Paolucci, Direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia &#8211; IRCCS di Roma- come quelle cardiovascolari, il diabete, la malattia di Alzheimer e altre patologie neurodegenerative, tumori, malattie polmonari croniche ostruttive e problemi muscoloscheletrici. Per esempio, il World Alzheimer Report riporta che il numero attuale di 47 milioni di persone affetti da demenza e&#8217; destinato a salire, a causa dell&#8217;invecchiamento della popolazione, a 131 milioni entro il 2050&#8221;.</p>
<p><strong> IL CONGRESSO SIRN 2018</strong> &#8211; Se n&#8217;e&#8217; parlato a Trieste, presso il Palazzo dei Congressi della Stazione Marittima, durante il 18° Congresso Nazionale della Societa&#8217; Italiana di Riabilitazione Neurologica &#8211; SIRN, presieduto dal Prof Carlo Cisari, Presidente SIRN. Al centro dell&#8217;attenzione, ictus, robotica, disabilita&#8217;: questi i principali filoni seguiti. Cinquecento gli specialisti presenti. La riabilitazione e&#8217; un lavoro di gruppo che riguarda piu&#8217; professionalita&#8217;: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l&#8217;infermiere, il bioingegnere. Nella SIRN, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo. &#8220;Il soggetto invecchia normalmente e perde giornalmente le sue competenze, da un punto di vista cognitivo e fisico- spiega il Prof Carlo Cisari, Presidente della SIRN &#8211; Societa&#8217; Italiana di Riabilitazione Neurologica- E&#8217; ovvio che noi dobbiamo stimolare, nell&#8217;ambito della popolazione normale, una serie di attivita&#8217; per ridurre questo invecchiamento, con esercizi ad hoc che stimolino corpo e mente, promuovendo uno stile di vita atto a vivere in maniera sana, senza eccessi, come fumo, stress, malnutrizione e alcol. Purtroppo si e&#8217; visto che anche molti pazienti neurologici, invecchiando, perdono piu&#8217; rapidamente le loro abilita&#8217; motorie, quindi anche quelli in fase cronica devono essere riabilitati costantemente per mantenerle attive. Lasciati a se&#8217;, infatti, perdono drasticamente le loro capacita&#8217;&#8221;.</p>
<p><strong>LE MALATTIE LEGATE ALL&#8217;INVECCHIAMENTO</strong> &#8211; E&#8217; soprattutto l&#8217;ictus, la lesione celebrale focale, la malattia piu&#8217; frequente legata all&#8217;invecchiamento. I numeri sottolineano, pero&#8217;, una lieve diminuzione di incidenza rispetto agli anni scorsi, ma sono anche migliorate le capacita&#8217; di cura in fase acuta, soprattutto con la trombolisi. A preoccupare, pero&#8217;, sono anche le demenze: queste, nel 2050, supereranno i 130 milioni di casi al mondo. In Italia ne e&#8217; affetto un over80enne su 4, per un totale di circa 1 milione e 200mila casi, ma nell&#8217;arco di 25 anni i casi diventeranno 2 milioni e mezzo e riguarderanno un over80enne su 2. &#8220;Molto frequenti, tra le patologie legate all&#8217;eta&#8217;, anche la sclerosi multipla- aggiunge il Prof. Cisari- nonche&#8217; le lesioni del midollo spinale, l&#8217;Alzheimer e il Parkinson: tutte queste malattie sono in aumento, costante e preoccupante. Soprattutto il Parkinson, essendo strettamente legato all&#8217;aumentare dell&#8217;eta&#8217;. Malattie che non si possono prevenire, ma per cui occorre instaurare precocemente una terapia farmacologica corretta e una terapia riabilitativa intensa e continuativa&#8221;. Anche il rapporto con il coma e&#8217; cambiato con il cambiare della popolazione e della sua eta&#8217;. Meno traumi cranici, ma molti piu&#8217; anziani con emorragia cerebrale. &#8220;Fino a 10 anni piu&#8217; del 50% dei pazienti che arrivavano nei reparti di riabilitazione intensiva con alterazione della coscienza o in coma protratto erano giovani con trauma cranico, in seguito a incidente stradali- spiega il Dott. Antonio De Tanti, Direttore Clinico Centro Cardinal Ferrari Coordinatore Direzione Scientifica Gruppo Santo Stefano Riabilitazione &#8211; Fontanellato (PR)- Invece, sempre in quegli anni, il 30% era legato a patologie di carattere vascolare, mentre il restante 20% era colpito da arresto cardiaco. Non c&#8217;erano tumori ne&#8217; patologie di altra natura. Ma i tempi sono cambiati, e come la prevenzione ha ridotto la percentuale di incidenti stradali, e&#8217; aumentato invece il numero di persone con eta&#8217; avanzata che vanno incontro ad arresto cardiaco e a problematiche vascolari. Oggi piu&#8217; del 50% dei pazienti nei reparti di riabilitazione intensiva sono legati a patologie di ordine vascolare o anossica. Aumenta anche la complessita&#8217; della presa in carico, in quanto l&#8217;eta&#8217; influisce anche sulle complicanze anagrafiche di ordine medico, come la presenza di diabete e ipertensione&#8221;.</p>
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		<title>Ictus cerebrale: l&#8217;Abruzzo primeggia in Italia per trattamento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 23 Oct 2015 10:32:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[congresso]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le stroke unit degli ospedali &#8216;Careggi&#8217; di Firenze e dell&#8217;Umberto I di Roma, &#8216;perle&#8217; dell&#8217;eccellenza italiana nel trattamento dell&#8217;ictus cerebrale, hanno raccolto l&#8217;invito dei colleghi dell&#8217;ospedale di Avezzano&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le stroke unit degli ospedali &#8216;Careggi&#8217; di Firenze e dell&#8217;Umberto I di Roma, &#8216;perle&#8217; dell&#8217;eccellenza italiana nel trattamento dell&#8217;ictus cerebrale, hanno raccolto l&#8217;invito dei colleghi dell&#8217;ospedale di Avezzano che, con la SIN (societa&#8217; italiana di Neurologia) e l&#8217;ISO (italian stroke organization), hanno organizzato il congresso regionale, svoltosi ieri a Celano, incentrato sul tema: &#8220;Acute ischemic stroke treatment: the earlier, the better for the patient&#8217;. Personaggi del calibro del prof. Salvatore Mangiafico, dell&#8217;ospedale fiorentino e del prof. Danilo Toni, per l&#8217;Umberto I della capitale, hanno illuminato i lavori &#8211; aperti dal manager della Asl aquilana Giancarlo Silveri &#8211; portando tutto il peso della loro esperienza. &#8220;L&#8217;Abruzzo&#8221;, ha detto Toni, &#8220;e&#8217; una delle migliori realta&#8217; in Italia poiche&#8217; ha ospedali che, insieme, riescono a curare attualmente circa il 60% dei malati colpiti dalla malattia. Risultati che sono molto lontani in regioni come, ad esempio, il Lazio dove le strutture specializzate sono 5 e che dovrebbero invece essere 25 in base ai parametri&#8221;. In Abruzzo l&#8217;ospedale di Avezzano, negli ultimi anni, ha fatto passi da gigante, al punto da aver piu&#8217; che raddoppiato il numero delle trombolisi, trattamenti piuttosto complessi con cui si scioglie il coagulo di sangue che determina l&#8217;ostruzione dell&#8217;arteria e quindi l&#8217;ictus. L&#8217;esecuzione di una trombolisi, per la sua efficacia e soprattutto per la rapidita&#8217; con cui va messa in atto, rifugge dall&#8217;improvvisazione e, al contrario, richiede, oltre a mezzi adeguati, un&#8217;esperienza consolidata e un grande gioco di squadra tra i reparti coinvolti. I numeri della stroke unit dell&#8217;ospedale di Avezzano parlano chiaro: ad oggi sono stati compiuti 63 trattamenti trombolitici, oltre il doppio di quelli dello scorso anno.</p>
<p>Delle 63 procedure, effettuate dal gennaio scorso a oggi, 24 sono di tipo endovascolare (intervento meccanico, tramite la radiologia interventistica, sul punto dell&#8217;arteria danneggiato) e le altre di carattere sistemico, vale a dire compiute tramite infusione del farmaco per via endovenosa (flebo). A fine anno, con tutta probabilita&#8217;, la stroke unit di Avezzano guadagnera&#8217; la prima posizione, in Abruzzo, come numero di casi trattati. Dietro questo lavoro ci sono specialisti di lungo corso come il prof. Antonio Carolei, direttore della Neurologia (anche per l&#8217;ospedale di Sulmona), nonche&#8217; presidente nazionale dell&#8217;ISO e, con lui, uno stuolo di validi collaboratori: i medici Federica De Santis, Berardino Orlandi e Francesca Notturno. Al loro reparto di neurologia si aggiungono altri servizi e unita&#8217; operative che lavorano in stretta simbiosi: il 118, diretto da Gino Bianchi, il pronto soccorso, guidato da Ezio De Pratti, la radiologia interventistica con a capo Giovanni Passalacqua e la chirurgia vascolare pilotata da Giovanni De Blasis. Un team multidisciplinare che lavora sempre contro il tempo perche&#8217;, affinche&#8217; sia efficace, l&#8217;intervento anti-ictus deve essere fatto al piu&#8217; tardi entro le 6 ore dal manifestarsi dell&#8217;evento. Un fattore cruciale per il quale il prof. Mangiafico ha auspicato migliore organizzazione ospedaliera. &#8220;Inutile portare&#8221;, ha affermato, &#8220;il malato colpito da ictus, come accade in molte regioni, all&#8217;ospedale piu&#8217; vicino se poi quest&#8217;ultimo non e&#8217; attrezzato: cosi&#8217; si perde del tempo prezioso. Occorre quindi mettere in rete gli ospedali dotati di competenze e professionalita&#8217; adeguate e fissare dei percorsi a priori&#8221;. Oltre 150 i partecipanti al congresso regionale di ieri, tra cui il direttore dell&#8217;Agenzia regionale sanitaria abruzzese, Alfonso Mascitelli, capi dipartimento della Asl, il direttore sanitario dell&#8217;ospedale di Avezzano e numerosi direttori di reparti.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/10/23/ictus-cerebrale-labruzzo-primeggia-in-italia-per-trattamento/">Ictus cerebrale: l&#8217;Abruzzo primeggia in Italia per trattamento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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