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	<title>inquinamento Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Mobilitazione nazionale di Plastic Free il 6-7 giugno per la raccolta dei mozziconi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 May 2026 22:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Plastic Free organizza il 6-7 giugno una mobilitazione nazionale per raccogliere mozziconi e denunciare il loro impatto su suolo, acqua e biodiversità.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/31/giornata-mondiale-senza-tabacco-plastic-free-lancia-mobilitazione-nazionale-6-7-giugno-per/">Mobilitazione nazionale di Plastic Free il 6-7 giugno per la raccolta dei mozziconi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>In occasione della Giornata mondiale senza tabacco, Plastic Free promuove una mobilitazione nazionale dedicata alla raccolta dei mozziconi di sigaretta. L’iniziativa si terrà il 6 e 7 giugno e coinvolgerà piazze, spiagge, parchi e aree verdi su tutto il territorio nazionale, con la partecipazione di cittadini, scuole, associazioni, aziende e amministrazioni comunali. Il claim scelto per l’evento è “Il pianeta non è un portacenere”.</p>
<p>L’organizzazione richiama l’attenzione sull’impatto ambientale dei filtri: non sono fatti di cotone ma di acetato di cellulosa, una plastica sintetica che può impiegare oltre dieci anni a degradarsi, frammentandosi in micro e nanoplastiche. Secondo i dati citati, ogni anno nel mondo vengono dispersi circa 4,5 trilioni di mozziconi e in Italia si consumano oltre 70 miliardi di sigarette. Un singolo mozzicone può contaminare fino a 500 litri d’acqua, rilasciando metalli pesanti e altre sostanze tossiche dannose per gli ecosistemi acquatici.</p>
<p>“La Giornata mondiale senza tabacco ci ricorda i danni enormi del fumo sulla salute delle persone, ma deve essere anche l’occasione per guardare a ciò che resta nell’ambiente dopo ogni sigaretta – dichiara Luca De Gaetano, fondatore e presidente di Plastic Free Onlus – Il mozzicone è un rifiuto piccolo solo nelle dimensioni, ma devastante per suolo, acqua, mare e biodiversità. Non scompare: rilascia chimica, si frammenta in microplastiche e può entrare nella catena alimentare. Per questo diciamo con forza che il pianeta non è un portacenere”.</p>
<p>Nel 2025 Plastic Free ha già organizzato 147 appuntamenti dedicati esclusivamente alla raccolta dei mozziconi, coinvolgendo oltre 2.800 volontari e rimuovendo più di 3.188 chilogrammi di cicche, equivalenti a circa 13 milioni di filtri dispersi sul territorio.</p>
<p>L’organizzazione sottolinea che il problema va oltre il decoro urbano: attraverso tombini e reti fognarie i mozziconi raggiungono fiumi e mari, con possibili ripercussioni su pesci, tartarughe, uccelli e sull’equilibrio degli habitat acquatici. Per questo, oltre alle azioni di pulizia, Plastic Free sollecita misure pratiche da parte delle amministrazioni locali, come l’installazione di smoking area attrezzate, posacenere urbani e contenitori dedicati per la raccolta dei filtri.</p>
<p>“Il 6 e 7 giugno saremo in piazze, spiagge, parchi e aree verdi con una mobilitazione nazionale aperta a tutti – aggiunge De Gaetano –. Vogliamo coinvolgere cittadini, scuole, aziende, associazioni e amministrazioni comunali in un gesto semplice ma concreto: raccogliere ciò che inquina e, soprattutto, cambiare abitudini. Gettare una cicca a terra non è una distrazione: è un atto di inquinamento”.</p>
<p>Diversi Comuni hanno già introdotto aree dedicate ai fumatori e strumenti per favorire il corretto conferimento delle cicche; inoltre si stanno diffondendo ordinanze che vietano il fumo sulle spiagge per ridurre l’inquinamento e tutelare il litorale. “La politica dei divieti da sola non basta, ma può essere utile se accompagnata da informazione, prevenzione e alternative concrete – conclude De Gaetano –. Smoking area, posacenere dedicati o tascabili e ordinanze sulle spiagge dimostrano che cambiare abitudini è possibile. Ora serve un salto culturale: dobbiamo smettere di considerare normale vedere mozziconi ovunque”.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Goletta Verde 2024. Mare e laghi italiani non godono di ottima salute</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/08/13/goletta-verde-2024-mare-e-laghi-italiani-non-godono-di-ottima-salute/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Aug 2024 15:57:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[estate 2024]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È tempo di bilanci per il mare e i laghi della Penisola, che in questa estate 2024 non godono di ottima salute. A minacciarli maladepurazione, scarichi abusivi, inquinamento, ma anche l&#8217;accelerata della crisi climatica che, in particolare, con le piogge intense mette sotto pressione i sistemi di depurazione. Il risultato è che su 394 punti [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/08/13/goletta-verde-2024-mare-e-laghi-italiani-non-godono-di-ottima-salute/">Goletta Verde 2024. Mare e laghi italiani non godono di ottima salute</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È tempo di bilanci per il mare e i laghi della Penisola, che in questa estate 2024 non godono di ottima salute. A minacciarli maladepurazione, scarichi abusivi, inquinamento, ma anche l&#8217;accelerata della crisi climatica che, in particolare, con le piogge intense mette sotto pressione i sistemi di depurazione. Il risultato è che su 394 punti campionati tra giugno, luglio e inizio agosto da Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2024 di Legambiente in 19 regioni, il 36% è stato giudicato complessivamente &#8220;oltre il limite&#8221; con 101 punti che hanno ricevuto il giudizio di &#8220;Fortemente inquinato&#8221; e 39 di &#8220;Inquinato&#8221;. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Preoccupa soprattutto lo stato di salute del mare, dove in media si registra un punto inquinato ogni 76 km di costa, e dove il trend dei punti oltre il limite risulta in lenta crescita passando dal 31% del 2022, al 36% del 2023 fino al 37% di quest&#8217;anno. A scattare questa fotografia è Legambiente che presenta oggi a Roma il bilancio finale delle sue campagne estive Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2024 &#8211; giunte rispettivamente alla 38esima e 19esima edizione, entrambe realizzate con le partnership principali di CONOU, Novamont, e la media partnership di Nuova Ecologia, e con ANEV e Renexia come partner aggiuntivi per Goletta Verde. Foci dei fiumi, canali e corsi d&#8217;acqua che sfociano a mare o nel lago si confermano i punti critici. Il 47% dei prelievi complessivi (185 su 394) delle Golette è, infatti, avvenuto presso le foci dei fiumi e nel 59% dei casi il giudizio è stato &#8220;oltre il limite&#8217; (109 su 185). Migliori invece i risultati dei campioni prelevati nelle acque lacustri e marine sia in aree di maggior afflusso di bagnanti che in prossimità di punti critici: solo il 14% dei campioni hanno ricevuto un giudizio negativo in base alla analisi delle Golette (30 punti su 208). </p>



<p class="wp-block-paragraph">Novità di quest&#8217;anno anche 18 osservati speciali (14 lungo la costa e 4 nei laghi Maggiore, Orta, Trasimeno e Bolsena) monitorati da Goletta Verde e dei Laghi. Si tratta di punti storicamente critici dove Legambiente, tra marzo e giugno, ha ripetuto in media 3 prelievi aggiuntivi a quello ufficiale previsto durante il passaggio delle campagne. Su 45 campioni, 32 lungo la costa e 13 nei laghi, il 69% ha mostrato concentrazioni al di sopra dei limiti di legge anche nei mesi precedenti al periodo estivo. Legambiente valuterà se ci sono i presupposti per fare esposti alle autorità competenti e chiedere maggiori monitoraggi e controlli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le campagne estive Goletta Verde e Goletta dei Laghi 2024 quest&#8217;estate hanno monitorato lo stato di salute del Mediterraneo e dei bacini lacustri grazie ad oltre 200 volontari e volontarie di regionali e circoli di Legambiente attivi nei campionamenti, portando anche in primo piano il tema dell&#8217;eolico offshore, che rappresenta una grande opportunità per il Paese, e denunciando al tempo stesso con una serie di blitz anche gli attacchi da cemento illegale, speculazioni, abusivismo edilizio, trivelle e opere inutili, gli incedi e poi la grande emergenza siccità con un blitz sul lago di Pergusa. Tra le minacce per lo stato di salute della qualità delle acque di mare e laghi, preoccupa anche l&#8217;accelerata della crisi climatica nel 2024: dall&#8217;emergenza siccità mai finita che ha colpito soprattutto il sud Italia con laghi quasi in secca, all&#8217;aumento degli eventi meteo estremi (soprattutto le piogge intense che hanno colpito il nord Italia) mettendo sotto stress gli impianti di depurazione; dalla tropicalizzazione del mar Mediterraneo, soprattutto dell&#8217;Adriatico, all&#8217;invasione delle specie aliene come il granchio blu. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bilancio, in sintesi, preoccupante quello delle Golette su cui per Legambiente bisogna intervenire. Da Roma Legambiente lancia la sua proposta: un piano nazionale per la tutela di mare e laghi che abbia al centro l&#8217;ammodernamento e il completamento del sistema di depurazione, l&#8217;applicazione dei piani di adattamento al clima, più aree protette entro il 2030 e una virata decisa verso le rinnovabili e l&#8217;eolico offshore. In particolare, in tema di eolico offshore, occorre definire la Pianificazione dello Spazio Marittimo (PSM) che serve ad organizzare al meglio le interazioni fra i suoi usi, per conciliare la domanda di sviluppo con la salvaguardia degli ecosistemi marini. Proposte e dati sono stati presentati oggi a Roma nella conferenza stampa, moderata da Francesca Cugnata, coordinatrice ufficio campagne Legambiente, e che ha visto intervenire: Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente, Katiuscia Eroe, responsabile energia di Legambiente, Simone Togni, presidente dell&#8217;ANEV, Riccardo Piunti, presidente del CONOU, Andrea Porchera, responsabile relazioni istituzionali e comunicazione di Renexia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Anche quest&#8217;anno Goletta Verde e dei laghi, insieme agli osservati speciali- commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente- ci ricordano come i fiumi ed i canali che si immettono in mare e nei laghi possano essere veicolo di inquinamento dovuto ad una cattiva o assente depurazione. Un tallone d&#8217;Achille del nostro Paese che ha già pagato sanzioni pecuniarie per oltre 142 milioni di euro. Per questo oggi lanciamo la proposta di un piano nazionale per mare e laghi basato su quattro pilastri per contrastare anche la crisi climatica: dal sistema di depurazione ai piani di adattamento al clima passando per più aree protette; ma è fondamentale investire anche su rinnovabili ed eolico offshore su cui l&#8217;Italia è in forte ritardo con un solo parco eolico attivo, quello di Taranto, e zero progetti autorizzati tra gli 87 segnalati sul portale VAS-VIA del Mase. Pochi quelli ammessi alla valutazione di impatto ambientale, nonostante un potenziale importante messo in evidenza proprio da questi per una potenza complessiva di almeno 68 GigaWatt, ma anche dal fermento dimostrato con le richieste di connessione a Terna, che a fine giugno, arrivano a 133 per 84 GW di potenza. Impianti che non si faranno certamente tutti, ma che mettono in evidenza le potenzialità dei nostri territori&#8217;. Un potenziale quello dell&#8217;eolico offshore decisamente sottovalutato dal Governo Meloni, e dimostrato non solo attraverso le lentezze burocratiche, come tutte le fonti rinnovabili, ma anche dall&#8217;obiettivo di sviluppo programmato nel nuovo Piano Nazionale Integrato Energia e Clima dove al 2030 si pone un obiettivo di soli 2,1 GW. Senza dimenticare le numerose opposizioni regionali e locali che si sviluppano intorno a questi progetti, supportati da fakenews e campagne denigratorie. Tra le regioni più coinvolte dalle richieste troviamo Puglia, con 37 pratiche e 26 GW, Sicilia, con 35 pratiche e 23 GW e Sardegna con 29 pratiche e 13 GW</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I risultati di Goletta Verde e dei Laghi- aggiunge Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente- risentono spesso anche delle differenti condizioni metereologiche avute nei mesi estivi di questi ultimi due anni, in cui si è passati da una condizione di siccità dominante in tutto il territorio del centro nord della penisola, con fiumi in secca e canali prosciugati, ad un&#8217;estate come quella in corso che è stata caratterizzata invece da frequenti ed abbondanti piogge che possono aver mandato in sofferenza gli impianti di depurazione. Evidenze che si sono viste soprattutto nel corso della Goletta dei laghi dove, rispetto al 2023, quest&#8217;anno è cresciuta la percentuale complessiva di punti oltre il limite di legge, passando dal 23% dell&#8217;anno scorso al 33% del 2024&#8221;. Legambiente ricorda che ad oggi pesano sull&#8217;Italia quattro procedure di infrazione per la mancata conformità alla Direttiva Acque Reflue (91/271/CEE); l&#8217;ultima (2017/2181) è ancora in fase di istruttoria, le prime tre sono già sfociate in sentenza di condanna e in particolare la prima, risalente al 2004, è giunta fino alla sanzione pecuniaria. Su 265 punti campionati da Goletta Verde in 15 regioni costiere il 37% è stato giudicato oltre il limite. Nello specifico il 25% dei campioni è risultato &#8220;Fortemente inquinato&#8221;, mentre il 12% &#8220;Inquinato&#8221;. Il 63% sono risultati invece &#8220;Entro il limite&#8221;. Preoccupano sempre le foci di fiumi. Il 44% di quelle analizzate hanno avuto un giudizio di &#8220;Fortemente inquinato&#8221;, il 16% &#8220;Inquinato&#8221; e solo il 40% &#8220;Entro il limite&#8221;. Per quanto riguarda i bacini lacustri, sono stati 39 i laghi in 11 regioni monitorati da Goletta dei Laghi 2024 di Legambiente. Su 129 campionamenti eseguiti, il 67% dei punti è risultato &#8220;Entro il limite&#8221;, il 28% &#8220;Fortemente inquinato&#8221; e il 5% &#8220;Inquinato&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legambiente ricorda come le analisi e i giudizi espressi dalle Golette non vanno a sostituirsi al lavoro delle autorità competenti in materia di balneazione: sono infatti diversi gli obiettivi delle campagne di Legambiente, incentrate sul tema della scarsa o assente depurazione; nella maggior parte dei casi, inoltre, anche i punti dove vengono prelevati i campioni di acqua sono differenti rispetto a quelli monitorati dalle Arpa e dalle ATS, essendo i primi anche nelle foci dei fiumi o nei tratti di mare o lago antistanti le stesse. I risultati di Legambiente non esprimono quindi una patente per la balneabilità di un tratto di costa o sponda lacustre, ma restituiscono una istantanea volta a scovare criticità legate all&#8217;inquinamento microbiologico delle acque dovuto ad una scarsa o assente depurazione. Tra le buone notizie la liberazione in mare della tartaruga marina Sipontina detta Tina nel Golfo di Manfredonia accompagnata da Goletta Verde e da Paco, uno dei cani della squadra dei Tartadog prime unità cinofile, pensate nell&#8217;ambito del progetto LIFE TURTLENEST, specializzate nella ricerca dei nidi di tartarughe marine e che hanno incontrato questa estate Goletta Verde in Toscana e Puglia. Il successo dei laboratori didattici a bordo di Goletta Verde con al centro i progetti Life Delfi, Life Sea.Net, Life Turtlenest e Life Elife dedicati a biodiversità dei mari, squali, cetacei e tartarughe marine.</p>
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		<title>Pm10 sopra soglia in 6 province lombarde su 10</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 16:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Valori di particolato sottile (Pm10) superiori alla norma in 6 capoluoghi lombardi su 10. Stando ai dati forniti dall&#8217;Arpa della Lombardia, Il primo trimestre del 2024 si chiude con &#8220;un quadro impietoso della qualità dell&#8217;aria respirata dai cittadini lombardi&#8221;. Lo scrive Legambiente in una nota. L&#8217;aria peggiore si è registrata, nell&#8217;ordine, a Monza, Cremona, Brescia, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Valori di particolato sottile (Pm10) superiori alla norma in 6 capoluoghi lombardi su 10. Stando ai dati forniti dall&#8217;Arpa della Lombardia, Il primo trimestre del 2024 si chiude con &#8220;un quadro impietoso della qualità dell&#8217;aria respirata dai cittadini lombardi&#8221;. Lo scrive Legambiente in una nota. L&#8217;aria peggiore si è registrata, nell&#8217;ordine, a Monza, Cremona, Brescia, Mantova, Lodi e Milano. Nei sei capoluoghi, la concentrazione media di Pm10 ha superato i 40 microgrammi al metro cubo, valore soglia indicato dalla norma europea come media annua. Situazione appena migliore a Bergamo e Pavia, e poi nelle città pedemontane di Como, Varese, Sondrio e Lecco. &#8220;In ogni caso, nessuna di queste città ha fatto registrare valori inferiori a quelli previsti dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell&#8217;aria, che una volta entrata in vigore abbasserà la media annua a 20 microgrammi al metro cubo&#8221;, spiega l&#8217;associazione ambientalista. Che definisce &#8220;altrettanto sconsolante&#8221; il dato relativo al numero di giorni in cui l&#8217;aria è risultata irrespirabile, facendo registrare valori superiori ai 50 microgrammi al metro cubo come media giornaliera. &#8220;Due capoluoghi- Cremona e Brescia- alla data del 31 marzo hanno già sfondato il limite massimo di 35 giorni di aria irrespirabile all&#8217;anno fissato dalla direttiva, mentre altri quattro (nell&#8217;ordine: Milano, Monza, Mantova e Lodi) hanno quasi esaurito i giorni di &#8216;franchigia&#8217; ammessi dalla direttiva&#8221;, si legge nella nota. In bilico anche Pavia e Bergamo: &#8220;Per queste due città è improbabile che l&#8217;anno si concluda senza il superamento della soglia, mentre le giornate di aria tossica sono decisamente meno per i capoluoghi insubrici e per quello valtellinese&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio di medio termine della qualità dell&#8217;aria per il 2024 conferma per la Lombardia il primato di capoluoghi più inquinati, che comprendono non solo quelli posti al centro dell&#8217;area metropolitana (come Milano e Monza), con i loro irrisolti problemi di traffico urbano e autostradale, ma anche quelli che delimitano l&#8217;area agricola padana, nella quale si concentrano gli allevamenti intensivi. Il quadrilatero tra Mantova, Brescia, Lodi e Cremona produce infatti oltre il 40% del latte e il 50% della carne suina italiana, ma anche decine di milioni di tonnellate di liquami e letami, da cui esalano sostanze organiche volatili e soprattutto ammoniaca. Nel semestre freddo, oltre 90.000 tonnellate annue di questo gas, secondo i dati dell&#8217;Arpa Lombardia, sono all&#8217;origine della formazione di particolato sottile atmosferico. Anche per questo &#8220;non sono solo le grandi città a soffrire di aria malata, ma anche i piccoli centri&#8221;, osserva l&#8217;associazione ambientalista. Il record spetta anche quest&#8217;anno a Soresina, in provincia di Cremona, con ben 40 giorni di superamento da inizio anno. Un dato che &#8220;si spiega bene con la enorme concentrazione di allevamenti intensivi nelle campagne circostanti&#8221;. Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, &#8220;la primavera si apre con un bilancio pesante per la qualità dell&#8217;aria che solo la pioggia di queste settimane ha fermato&#8221;. E aggiunge: &#8220;Occorre intervenire urgentemente per evitare ai lombardi un altro inverno con emergenza smog. Purtroppo, le misure attuali risultano ormai insufficienti per risolvere il problema. Ripensare le politiche introdotte in questi anni è necessario, ancora di più agire sul comparto che ad oggi, assieme a traffico e riscaldamento domestico, incide di più sull&#8217;immissione di inquinanti: l&#8217;agricoltura della pianura padana&#8221;.</p>
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		<title>Salute. Non solo papillomavirus, anche lo smog può causare tumori testa-collo</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2022 15:29:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Spesso taciuti e sottovalutati, nonostante colpiscano ogni anno 10mila italiani, i tumori testa-collo che comprendono &#8220;lingua, laringe organo della voce, ghiandole salivari e cavità nasali&#8221; sono i meno conosciuti, pur essendo i più visibili perché segnano e a volte stravolgono il volto. Ma se è facile immaginare che fumo, dieta e alcol siano fattori di [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Spesso taciuti e sottovalutati, nonostante colpiscano ogni anno 10mila italiani, i tumori testa-collo che comprendono &#8220;lingua, laringe organo della voce, ghiandole salivari e cavità nasali&#8221; sono i meno conosciuti, pur essendo i più visibili perché segnano e a volte stravolgono il volto. Ma se è facile immaginare che fumo, dieta e alcol siano fattori di rischio importanti oltre al papillomavirus, è da poco tempo che si sta facendo strada l&#8217;ipotesi del ruolo significativo che lo smog può giocare nell&#8217;insorgenza dei tumori testa-collo. Così una nota stampa su questi tumori ancora poco conosciuti. &#8220;Vivere in aree con elevati livelli di inquinamento atmosferico può essere un fattore di rischio per alcuni tipi di tumore testa-collo, in particolare per il cancro del cavo orale, della laringe e della faringe. Ad aggiungere nuove evidenze all&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di un legame tra smog e tumori testa-collo è uno studio del Rush University Medical Center di Chicago, presentato pochi giorni fa al meeting annuale dell&#8217;American Head and Neck Society. &#8220;Non si tratta del primo studio sull&#8217;argomento- spiega Stefano Bondi, direttore dell&#8217;unità operativa di otorinolaringoiatria dell&#8217;Istituto Candiolo- L&#8217;inquinamento atmosferico e le polveri sottili sono state già inserite tra le sostanze di classe I, ossia cancerogene, mentre uno studio tedesco del 2018 condotto in Sassonia su 2 milioni di persone esposte a livelli crescenti di inquinamento ha ipotizzato un incremento del rischio relativo del 53% per lo sviluppo di tumori di bocca e gola&#8221;. Nel nuovo studio i ricercatori hanno incrociato i dati del registro tumori dell&#8217;Illinois, relativi al periodo che va dal 2014 al 2018, con i codici postali di residenza dei pazienti con tumori testa-collo. Per determinare il livello d&#8217;inquinamento delle singole aree i ricercatori hanno utilizzato le mappe dell&#8217;Agenzia per la protezione ambientale americana. I risultati hanno mostrato un rischio 2,5 volte maggiore di tumori testa-collo, in particolare del cavo orale e faringeo, nelle persone con un&#8217;età superiore ai 65 anni, residenti nelle aree con alti livelli di particolato diesel sprigionato in gran parte dal traffico. &#8220;Questo studio rafforza l&#8217;ipotesi dell&#8217;esistenza di una correlazione diretta tra incremento dei valori di inquinamento e tumore testa-collo, e questa associazione va considerata con estrema attenzione&#8221;, sottolinea Bondi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questi tumori comprendono cavo orale, lingua, laringe e organo della voce, ghiandole salivari, cavità nasali e seni paranasali. Ogni anno si registrano in Italia 10mila nuovi casi. &#8220;La malattia è più frequente al Nord &#8211; dice Bondi- e tende a colpire maggiormente gli uomini, con un&#8217;incidenza da due a tre volte superiore rispetto alle donne e aumenta con il passare dell&#8217;età anche se le diagnosi fra le donne e gli under 40 sono in crescita&#8221;. In Italia sono 57.900 le persone che convivono con una diagnosi di tumore testa-collo (36.100 uomini e 21.800 donne). Tali tumori si confermano più frequenti negli uomini con oltre 65 anni d&#8217;età, con un tasso di mortalità in riduzione ma ancora elevato. La sopravvivenza media a 5 anni non supera complessivamente il 60%. &#8220;Il 75% di questi tumori è legato alla dieta, al consumo di tabacco e bevande alcoliche- spiega Bondi- In particolare l&#8217;effetto sinergico di queste sostanze, se utilizzate dallo stesso soggetto, moltiplica il rischio. Ad esempio chi assume più di 4 drink al giorno e fuma circa due pacchetti di sigarette ha un rischio aumentato di 35 volte&#8221;. Negli ultimi 20 anni, inoltre, è stata scoperta una correlazione anche con agenti virali, in particolare il papillomavirus (HPV). &#8220;E&#8217; stata riscontrata un&#8217;infezione da HPV nel 30% dei pazienti con tumori dell&#8217;orofaringe- conferma Bondi- e meno frequentemente in soggetti con tumori del cavo orale e della laringe. Esistono infine altri fattori di rischio legati alla scarsa igiene orale (ad esempio denti acuminati o protesi mal posizionate), o alla esposizione professionali a polveri di amianto o polveri del legno&#8221;. &#8220;I tumori testa-collo sono fortemente invalidanti, ma anche ad alto impatto emotivo perché possono compromettere, non solo funzionalità importanti come masticazione, deglutizione e voce, ma anche- continua l&#8217;esperto- l&#8217;immagine di sé con conseguenze negative nella qualità di vita delle persone. Per questo è importante dare a questi pazienti prospettive terapeutiche innovative per combattere efficacemente queste patologie senza compromettere la funzionalità. Grazie alle nuove tecniche chirurgiche e alle innovative tecnologie di cui l&#8217;Istituto Candiolo rappresenta un esempio d&#8217;eccellenza in Italia e all&#8217;estero, è possibile intervenire chirurgicamente con grande precisione senza compromettere le strutture nervose prossime, preservando in questo modo le funzioni potenzialmente coinvolte. Resta tuttavia vero che oltre la metà dei casi vengono diagnosticati in fase localmente avanzata o già metastatica, per la scarsa conoscenza dei sintomi, come ad esempio raucedine protratta per più di 3 settimane, ulcere nella bocca che non si rimarginano, dolore a gola e tumefazioni al collo. Ma i trattamenti, specialmente quello chirurgico, hanno maggiori probabilità di successo quando il tumore si trova allo stadio iniziale&#8221;, conclude Bondi.</p>
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		<title>Smog: in Italia 60mila morti premature l&#8217;anno, Area Padana a rischio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 12 May 2022 13:55:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inquinamento atmosferico è un problema grave che in Italia causa la morte prematura di circa 60mila persone l&#8217;anno, 165 in media ogni giorno, secondo i dati dell&#8217;Agenzia europea dell&#8217;Ambiente. Tra le zone più colpite ci sono la Valle del Sacco nel Lazio, l&#8217;agglomerato di Napoli e Caserta e soprattutto il bacino padano, una delle aree [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inquinamento atmosferico è un problema grave che in Italia causa la morte prematura di circa 60mila persone l&#8217;anno, 165 in media ogni giorno, secondo i dati dell&#8217;Agenzia europea dell&#8217;Ambiente. Tra le zone più colpite ci sono la Valle del Sacco nel Lazio, l&#8217;agglomerato di Napoli e Caserta e soprattutto il bacino padano, una delle aree a maggior rischio sanitario d&#8217;Europa insieme ad alcune regioni di Polonia e Repubblica Ceca. Sono alcuni dei dati chiave del Position paper &#8220;La qualità dell&#8217;aria&#8221;, pubblicato oggi da parte del Gruppo di lavoro dell&#8217;ASviS sul Goal 11 (Città e comunità sostenibili), contenente un&#8217;analisi aggiornata e una serie di proposte sul fenomeno dell&#8217;inquinamento atmosferico in Italia. Pur registrando un generale miglioramento rispetto al passato, il documento rivela che in buona parte delle città italiane i livelli di inquinanti atmosferici sono oltre ai limiti consentiti dalla legge. In evidenza, inoltre, il fatto che al momento sono aperte contro il nostro Paese tre procedure di infrazione per il superamento dei parametri previsti dalle normative europee. Solo quattro delle 17 azioni &#8220;a carattere operativo e di urgenza&#8221; per affrontare la questione previste dal Protocollo di Torino, sottoscritto tra Ministeri e Regioni nel 2019, risultano a oggi implementate. Le maggiori carenze riguardano in particolare l&#8217;abbattimento delle emissioni di ammoniaca e i disincentivi ai veicoli più inquinanti e all&#8217;uso di biomasse e gasolio per il riscaldamento. Tra le proposte di ASviS, spiega Giovanni Fini, curatore del documento e moderatore del sottogruppo sulla Mobilità all&#8217;interno del gruppo di lavoro sul Goal 11, c&#8217;è quella di &#8220;intervenire sui comportamenti dei cittadini e sulla governance, promuovendo nuove soluzioni tramite nuove modalità di cooperazione, considerando il miglioramento della qualità dell&#8217;aria nella sua complessità: non c&#8217;è solo un problema legato ai trasporti, dobbiamo intervenire sul riscaldamento domestico&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il tema della mobilità è il primo che viene in mente quando si parla di qualità dell&#8217;aria ma bisogna lavorare anche su altri settori che concorrono alla formazione dell&#8217;inquinamento atmosferico, come per esempio l&#8217;agricoltura- aggiunge Miriam Cominelli, curatrice del documento e moderatrice del sottogruppo sulla Mobilità all&#8217;interno del gruppo di lavoro sul Goal 11- servono incentivi in grado di ridurre le attività agricole più impattanti&#8221;. Caldaie domestiche a legna e gasolio, allevamenti intensivi, attività industriali e solo in parte la mobilità sono le cause che, combinate con le caratteristiche geografiche e meteoclimatiche, fanno del bacino padano l&#8217;area a maggiore rischio sanitario d&#8217;Europa, insieme ad alcune regioni della Polonia e della Repubblica Ceca, secondo lo studio pubblicato nel gennaio 2021 su &#8220;The Lancet planetary Health&#8221; citato dal Position paper. Uno dei punti chiave su cui intervenire, secondo ASviS, è quello della cultura ovvero della conoscenza e della consapevolezza dei cittadini rispetto all&#8217;ampiezza e alla gravità del problema. Le conseguenze dell&#8217;inquinamento atmosferico sono infatti sottovalutate rispetto alle altre emergenze ambientali, come per esempio quelle derivanti dai cambiamenti climatici. L&#8217;inquinamento atmosferico è ancora una delle principali cause di morte prematura e di malattia e il principale fattore di rischio ambientale per la salute in Europa. Altra questione fondamentale riguarda l&#8217;adozione di provvedimenti che possono essere anche impopolari, sul piano politico, come limitare la circolazione dei veicoli più inquinanti in particolare i diesel incentivare la copertura e lo stoccaggio dei liquami degli allevamenti zootecnici, disincentivare i sistemi di riscaldamento domestico più inquinanti.</p>
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		<title>Ambiente: i Paesi poveri inquinano di più</title>
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		<pubDate>Thu, 06 Jan 2022 08:27:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio di Ener2Crowd sulla disuguaglianza ambientale ed economica ha dimostrato che i Paesi poveri inquinano più di quelli ricchi, così come a livello interno di ciascuno Stato &#8211; paradossalmente &#8211; le persone meno abbienti causano una immissione di gas climalterante esponenzialmente maggiore rispetto a quella prodotta da chi è più facoltoso. La prima [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un nuovo studio di Ener2Crowd sulla disuguaglianza ambientale ed economica ha dimostrato che i Paesi poveri inquinano più di quelli ricchi, così come a livello interno di ciascuno Stato &#8211; paradossalmente &#8211; le persone meno abbienti causano una immissione di gas climalterante esponenzialmente maggiore rispetto a quella prodotta da chi è più facoltoso. La prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico ha infatti calcolato l&#8217;indice di Gini relativo alla distribuzione delle emissioni di CO2 per fascia di ricchezza, nel nostro Paese e nel mondo. IN ITALIA &#8211; Il 10% della popolazione che possiede il 54% della ricchezza finanziaria è responsabile del 26% delle emissioni di CO2; il 40% della popolazione che possiede il 38% della ricchezza finanziaria è responsabile del 41% delle emissioni di CO2; il 50% della popolazione, possiede l&#8217;8,50% della ricchezza finanziaria ed è responsabile del 33% delle emissioni di CO2. NEL MONDO &#8211; L&#8217;1% della popolazione che detiene il 43% della ricchezza finanziaria è responsabile del 15% delle emissioni di CO2; il 49% della popolazione che detiene il 56% della ricchezza finanziaria è responsabile del 78% delle emissioni di CO2; il 50% della popolazione che detiene l&#8217;1% della ricchezza finanziaria è responsabile del 7% delle emissioni di CO2.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto possa sembrare strano, l&#8217;indice di Gini relativo alla ricchezza finanziaria (compreso tra 0 ed 1, dove il valore più alto tale indica la più marcata la disuguaglianza) ha lo stesso valore in Italia e nel Mondo, ovvero 0,608, rivelando una profonda disuguaglianza conseguenza dello stesso modello economico. In Italia è invece migliore la situazione che riguarda la disuguaglianza ambientale che è poi strettamente legata alla qualità ecologica dei servizi e dei prodotti oggetto degli scambi economici: mentre nel nostro Paese tale valore è pari a 0,230 nel mondo si attesta a 0,378. Questo vuol dire che nel nostro Paese la disuguaglianza ambientale ancora non è ai livelli di quella finanziaria, forse in parte per la possibilità, o per la necessità, di vivere una dimensione meno globalizzata e legata magari ad ecosistemi di prossimità. Ma l&#8217;aspetto più sconcertante è emerso applicando il principio di calcolo dell&#8217;Intensità Sostenibile di Investimento, ovvero andando a ricercare l&#8217;intensità carbonica di tali porzioni di ricchezza. Ebbene in Italia il 50% più povero possiede una ricchezza che produce 8,2 volte gli impatti ambientali negativi (in termini di emissione di CO2) del 10% più ricco, 3,6 volte quelli del 40% di mezzo e comunque 3,9 volte la media nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mondo la situazione è ancora peggiore: il 50% più povero possiede una ricchezza che produce 20 volte gli impatti ambientali negativi (in termini di emissione di CO2) dell&#8217;1% più ricco, 5 volte quelli del 49% di mezzo e comunque 7 volte la media mondiale. &#8220;Questo vuol dire solo una cosa: non solo le persone più povere sono tali da un punto di vista &#8216;monetario&#8217;, ma lo sono anche da un punto di vista &#8216;ecologico&#8217;, potendo accedere a prodotti e servizi dalle qualità ecologiche intrinseche peggiori- spiega Giorgio Mottironi, cso e co-fondatore di Ener2Crowd nonché chief analyst del GreenVestingForum.it, il forum della finanza alternativa verde- In Italia è ad esempio facile ipotizzare come quel 20% di emissioni di CO2 che importiamo possano essere principalmente legate alle modalità ed abitudini di consumo del 50% più povero&#8221;. In pratica, secondo l&#8217;analisi di Ener2Crowd, lo stesso modello che produce ricchezza, progresso e beni spirituali per i più ricchi, procura miseria e regresso per i più poveri. &#8220;È un aspetto importante su cui riflettere perché riguarda la nostra cultura: non possiamo aspettare che sia la ricchezza monetaria a redistribuirsi per far sì che le &#8216;migliori opportunità di mercato&#8217; a cui si può accedere cambino la qualità della nostra vita- aggiunge Mottironi- Dobbiamo far sì che un nuovo modello culturale orientato alla sostenibilità retroagisca su quello economico, permettendo a chiunque di godere di una migliore &#8216;qualità ecologica&#8217;, consci della necessità che i costi di un &#8216;premium green&#8217; più innovativo siano a carico di chi può effettivamente permetterseli, in attesa che vengano socialmente redistribuiti per favorire il progresso collettivo&#8221; conclude il co-fondatore di Ener2Crowd.</p>
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		<title>Mare. Ue, allarme Mediterraneo: &#8220;Solo il 12% non è inquinato&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 18:01:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I mari europei non sono in buono stato: lo evidenzia un report dell&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente (Aea), con dati che mostrano ad esempio che, anche se l&#8217;ecosistema del Mediterraneo e&#8217; tra i piu&#8217; ricchi al mondo, con 17mila specie, solo il 6,1% dei suoi stock ittici e&#8217; pescato in modo sostenibile e solo il 12,7% [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>I mari europei non sono in buono stato: lo evidenzia un report dell&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente (Aea), con dati che mostrano ad esempio che, anche se l&#8217;ecosistema del Mediterraneo e&#8217; tra i piu&#8217; ricchi al mondo, con 17mila specie, solo il 6,1% dei suoi stock ittici e&#8217; pescato in modo sostenibile e solo il 12,7% della sua area non riscontra problemi di inquinamento. Numeri che non lasciano presagire nulla di buono, a tal punto che secondo l&#8217;Aea e&#8217; difficile che gli Stati possano raggiungere l&#8217;obiettivo di &#8220;buono stato ambientale&#8221; di tutte le acque entro il 2020, come indicato dalla direttiva quadro Ue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/25/mare-ue-allarme-mediterraneo-solo-il-12-non-e-inquinato/">Mare. Ue, allarme Mediterraneo: &#8220;Solo il 12% non è inquinato&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ex Ilva, Castellana (Genitori tarantini): &#8220;Senza salute non c&#8217;è lavoro e non c&#8217;è vita, ma non ci è concesso di scegliere&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/06/19/ex-ilva-castellana-genitori-tarantini-senza-salute-non-ce-lavoro-e-non-ce-vita-ma-non-ci-e-concesso-di-scegliere/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2020 20:05:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Massimo Castellana, portavoce dell’associazione Genitori tarantini, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus, per dare aggiornamenti riguardo la situazione.  Riguardo la nuova lettera inviata da Genitori tarantini al governo sulla situazione a Taranto. “Sono innumerevoli le lettere che abbiamo scritto al governo, perché vengano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/19/ex-ilva-castellana-genitori-tarantini-senza-salute-non-ce-lavoro-e-non-ce-vita-ma-non-ci-e-concesso-di-scegliere/">Ex Ilva, Castellana (Genitori tarantini): &#8220;Senza salute non c&#8217;è lavoro e non c&#8217;è vita, ma non ci è concesso di scegliere&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Massimo Castellana, portavoce dell’associazione Genitori tarantini, è intervenuto ai microfoni della trasmissione “Cosa succede in città”, condotta da Emanuela Valente su Radio Cusano Campus, per dare aggiornamenti riguardo la situazione.</p>
<p><strong> </strong><strong>Riguardo la nuova lettera inviata da Genitori tarantini al governo sulla situazione a Taranto</strong>. “Sono innumerevoli le lettere che abbiamo scritto al governo, perché vengano garantiti quei diritti che la Costituzione garantisce per tutti i cittadini –ha affermato-. Sia il lavoro che la salute, come la giustizia e l’istruzione, sono diritti inalienabili, ma l’unico diritto fondamentale è quello che è garantito dall’articolo 32 della Costituzione: la salute. Non c’è lavoro senza salute, non c’è vita. A noi non è concesso di scegliere tra salute e lavoro, qui vengono fatti continuamente decreti, tutti a favore dell’industria. Il lavoro all’Ilva non è lavoro, perché il lavoro si fa in un ambiente salubre, quello non è lavoro è schiavismo. L’ex Ilva è una fabbrica che sta cadendo a pezzi. Le polveri si vedono, ma quello ci fa ammalare di più e fa soffrire i nostri figli è la diossina. Quella diossina che a Seveso venne scoperta immediatamente e lì nacque la legge Seveso, a Taranto se ne sono accorti solo nel 2015, è stata nascosta. L’Ilva produce circa il 90% della diossina che si produce nell’intera nazione. L’ex Ilva perde 100 milioni di euro al mese, perché ci andiamo a buttare in un’industrializzazione che è negativa e che produce danni ad ambiente e salute? Questo Stato mi sembra un po’ necrofago, si nutre dei tarantini vivi e va a mangiare anche quelli morti, ci sveste di ogni dignità. Non abbiamo gli stessi diritti degli altri italiani, quelli sanciti dalla Costituzione e per cui chi ha combattuto la resistenza ha dato la vita. Le lettere che abbiamo inviato al governo le diamo anche agli organi di stampa, ma mi pare ci sia una certa censura da parte della maggioranza dei media rispetto alla nostra situazione. Se un giudice, la dottoressa Todisco, emana un’ordinanza di sequestro degli impianti di produzione a caldo e subito dopo intervengono i governi con dodici-tredici decreti, tutti a favore dell’industria, ci fa capire che quella industria che di strategico non ha assolutamente nulla, non so che cos’altro si combini là dentro. Altrimenti non si capisce perché non si chiude un’industria del genere”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/19/ex-ilva-castellana-genitori-tarantini-senza-salute-non-ce-lavoro-e-non-ce-vita-ma-non-ci-e-concesso-di-scegliere/">Ex Ilva, Castellana (Genitori tarantini): &#8220;Senza salute non c&#8217;è lavoro e non c&#8217;è vita, ma non ci è concesso di scegliere&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Inquinamento. Copernicus: Riduzione record ozono su Artico, torna &#8220;buco&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2020 17:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Antartico]]></category>
		<category><![CDATA[artico]]></category>
		<category><![CDATA[buco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) riferisce che le colonne di ozono su gran parte dell&#8217;Artico hanno raggiunto valori bassi da record, causando la formazione di un &#8216;buco&#8217; nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole. Mentre il buco nell&#8217;ozono antartico si forma ogni anno durante la primavera australe, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il servizio Copernicus Atmosphere Monitoring Service (CAMS) riferisce che le colonne di ozono su gran parte dell&#8217;Artico hanno raggiunto valori bassi da record, causando la formazione di un &#8216;buco&#8217; nello strato che protegge la Terra dai raggi ultravioletti nocivi provenienti dal sole. Mentre il buco nell&#8217;ozono antartico si forma ogni anno durante la primavera australe, l&#8217;ultima volta che si e&#8217; verificata una diminuzione di ozono chimico altrettanto forte sull&#8217;Artico e&#8217; stata durante la primavera boreale 2011, e gli scienziati del CAMS prevedono che l&#8217;esaurimento dell&#8217;ozono nell&#8217;Artico nel 2020 sara&#8217; ancora piu&#8217; forte.<br />
Il monitoraggio del buco dell&#8217;ozono e&#8217; importante poiche&#8217; lo strato di ozono stratosferico funge da scudo, proteggendo tutta la vita sulla Terra da radiazioni ultraviolette potenzialmente dannose. CAMS ha seguito da vicino l&#8217;insolita attivita&#8217; nello strato di ozono che si sta verificando in gran parte dell&#8217;Artico questa primavera e i suoi risultati mostrano che la maggior parte dell&#8217;ozono nello strato tra 80 e 50 ettopascal (hPa), a circa 18 chilometri di altitudine, e&#8217; stata esaurita.<br />
Mentre ogni anno si sviluppa un buco nell&#8217;ozono sull&#8217;Antartico durante la primavera australe, i buchi di ozono nell&#8217;Artico sono rari, poiche&#8217; le condizioni necessarie per una tale riduzione dell&#8217;ozono non si trovano normalmente nell&#8217;emisfero settentrionale. La stratosfera artica di solito e&#8217; meno isolata rispetto alla sua controparte antartica, perche&#8217; la presenza di masse terrestri e catene montuose ad alte latitudini nell&#8217;emisfero settentrionale disturba gli schemi meteorologici, rendendo il vortice polare piu&#8217; debole e perturbato.</p>
<p>Mentre ogni anno si sviluppa un buco nell&#8217;ozono sopra l&#8217;Antartico durante la primavera australe, i buchi di ozono nell&#8217;Artico sono rari, avverte CAMS, poiche&#8217; le condizioni necessarie per un tale esaurimento dell&#8217;ozono non si trovano normalmente nell&#8217;emisfero settentrionale. La stratosfera artica di solito e&#8217; meno isolata rispetto alla sua controparte antartica, perche&#8217; la presenza di masse terrestri e catene montuose ad alte latitudini nell&#8217;emisfero settentrionale disturba gli schemi meteorologici, rendendo il vortice polare piu&#8217; debole e perturbato. &#8220;Le nostre previsioni suggeriscono che le temperature hanno iniziato ad aumentare nel vortice polare&#8221;, commenta Vincent-Henri Peuch, direttore del servizio di monitoraggio dell&#8217;atmosfera di Copernicus. &#8220;Cio&#8217; significa che la diminuzione dell&#8217;ozono rallentera&#8217; e alla fine si fermera&#8217;- dice Peuch- poiche&#8217; l&#8217;aria polare si mescolera&#8217; con aria ricca di ozono da latitudini piu&#8217; basse. CAMS continuera&#8217; a monitorare l&#8217;evoluzione del buco nell&#8217;ozono artico nelle prossime settimane. È molto importante mantenere gli sforzi internazionali per monitorare nel tempo gli eventi del buco dell&#8217;ozono e lo strato di ozono&#8221;. Come si forma il &#8216;buco&#8217;? Le sostanze contenenti cloro e bromo si accumulano nel vortice polare dove rimangono chimicamente inattive nell&#8217;oscurita&#8217;. Le temperature nel vortice possono scendere al di sotto di -78 gradi Celsius e possono formarsi cristalli di ghiaccio nelle nuvole stratosferiche polari, che svolgono un ruolo importante nelle reazioni chimiche. Mentre il sole sorge sopra il polo, l&#8217;energia del sole rilascia cloro chimicamente attivo e atomi di bromo nel vortice che distruggono rapidamente le molecole di ozono, causando la formazione del buco. CAMS sta contribuendo agli sforzi internazionali per preservare lo strato di ozono monitorando e fornendo continuamente dati di alta qualita&#8217; sul suo stato attuale, come riportare il piu&#8217; piccolo buco nell&#8217;ozono antartico in 35 anni lo scorso novembre. Le misurazioni dai satelliti sono combinate con i modelli computerizzati dell&#8217;atmosfera in modo simile alle previsioni meteorologiche. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/04/07/inquinamento-copernicus-riduzione-record-ozono-su-artico-torna-buco/">Inquinamento. Copernicus: Riduzione record ozono su Artico, torna &#8220;buco&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità. Sempre più allergici, ecco come proteggersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Feb 2020 16:51:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[allergici]]></category>
		<category><![CDATA[cause]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non solo a primavera: le allergie respiratorie mietono vittime anche nei mesi piu&#8217; freddi dell&#8217;anno. Le cause? Inquinamento, smog, ambienti chiusi e poco areati, aumento della temperatura globale. In Italia si stima che tra il 10 e il 20% della popolazione soffra di allergie respiratorie con un picco tra i giovani adulti e maggior prevalenza [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/02/17/sanita-sempre-piu-allergici-ecco-come-proteggersi/">Sanità. Sempre più allergici, ecco come proteggersi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Non solo a primavera: le allergie respiratorie mietono vittime anche nei mesi piu&#8217; freddi dell&#8217;anno. Le cause? Inquinamento, smog, ambienti chiusi e poco areati, aumento della temperatura globale. In Italia si stima che tra il 10 e il 20% della popolazione soffra di allergie respiratorie con un picco tra i giovani adulti e maggior prevalenza nel genere femminile. Sono circa 9-10 milioni gli italiani che si ammalano ogni anno. La prevalenza nel mondo varia dal 10% al 40% a seconda del Paese considerato, ma la tendenza e&#8217; in aumento tanto da prevedere picchi di prevalenza fino al 50% della popolazione.</p>
<p>&#8220;Esistono pollini la cui concentrazione massima si rileva soprattutto nei mesi invernali, tra cui spicca per frequenza di sintomatologia associata, il polline del cipresso- spiega Paola Zangari, allergologa del Gruppo Sanitario Usi di Roma- Una pollinazione invernale riguarda anche le betullacee nel Nord Italia. I sintomi delle allergie a questi pollini si manifestano con rinocongiuntivite (rinorrea acquosa, prurito nasale, occlusione nasale, starnutazione a salve, lacrimazione, iperemia congiuntivale, prurito oculare), prurito alle orecchie, vellichio faringeo, tosse e asma bronchiale nei casi in cui vengano coinvolte le vie aeree inferiori. Per una diagnosi certa di allergia respiratoria esistono test cutanei, i &#8216;Prick test&#8217;, test di I livello, dotati di un elevato valore predittivo&#8221;.</p>
<p>Cosa scatena dunque le allergie d&#8217;inverno? &#8220;L&#8217;urbanizzazione soprattutto nelle periferie delle citta&#8217; con la tendenza al sovraffollamento e vivere in ambienti chiusi, poco areati, con maggiore esposizione ad allergeni indoor (acari, muffe) &#8211; spiega l&#8217;esperta &#8211; Introduzione nel verde pubblico nelle citta&#8217; di piante non autoctone ad elevata impronta allergizzante (ulivo, cipresso); inquinamento (polveri sottili, biossido di ozono, polveri incombuste dei motori), attraverso meccanismi ossidativi con ruolo pro-infiammatorio sulle mucose delle vie aeree; maggior livello di igiene nei Paesi piu&#8217; ricchi, che orienta il sistema immunitario risposte di tipo allergico; aumento della temperatura globale: si stima che un aumento di mezzo grado della temperatura faccia incrementare di 10-100 volte la concentrazione pollinica; obesita&#8217; e riduzione dell&#8217;attivita&#8217; fisica, fattori di rischio per lo sviluppo soprattutto dell&#8217;asma&#8221;.</p>
<p><strong>Ecco allora alcuni accorgimenti utili a limitare l&#8217;entita&#8217; della sintomatologia allergica:</strong></p>
<p>&#8211; Ridurre la concentrazione di polvere domestica nei soggetti allergici ad acari e muffe: materassi, cuscini, coprimaterassi, copricuscini in materiale ipoallergenico. Evitare tappeti folti, librerie, moquettes, tendaggi pesanti. Arieggiare molto gli ambienti chiusi mantenendo il giusto tasso di umidita&#8217; dell&#8217;aria; lavare spesso la biancheria;</p>
<p>&#8211; Per chi ha animali domestici e&#8217; importante ridurne la forfora attraverso una detersione accurata e settimanale del pelo;</p>
<p>&#8211; Effettuare una detersione delle fosse nasali con soluzioni fisiologiche allo scopo di allontanare per quanto possibile allergeni e agenti infettivi;</p>
<p>&#8211; Per le allergie ai pollini e&#8217; indubbiamente piu&#8217; difficile riuscire ad effettuare una prevenzione efficace per ridurre il contatto con essi. In ogni caso si puo&#8217; provare a non uscire nelle ore piu&#8217; calde e umide, proteggere gli occhi con occhiali da sole, non lasciare i finestrini aperti durante la guida;</p>
<p>&#8211; La terapia delle malattie allergiche respiratorie si avvale dell&#8217;impiego di molteplici farmaci che entrano in gioco a seconda del sintomo e della sua gravita&#8217;: antistaminici per os, antistaminici e cortisonici per uso topico nasale per la rinite; cortisonici per uso topico bronchiale, broncodilatatori e antileucotrienici per la malattia asmatica. Di rilievo e&#8217; l&#8217;immunoterapia specifica (vaccino) che ha lo scopo di modificare la risposta immunologica nei confronti degli allergeni selezionati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/02/17/sanita-sempre-piu-allergici-ecco-come-proteggersi/">Sanità. Sempre più allergici, ecco come proteggersi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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