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	<title>intervista Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>“Mi lasciano morire di cancro perché moglie d’un militante di Hamas”. L&#8217;intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 17:12:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ottobre 2016, Palestina, mi trovo in questi territori da parecchi giorni, stando qui ci si rende subito conto di come le differenze tra gli esseri umani siano scandite&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/09/mi-lasciano-morire-di-cancro-perche-moglie-dun-militante-di-hamas-lintervista/">“Mi lasciano morire di cancro perché moglie d’un militante di Hamas”. L&#8217;intervista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre 2016, Palestina, mi trovo in questi territori da parecchi giorni, stando qui ci si rende subito conto di come le differenze tra gli esseri umani siano scandite non solo dall’occupazione dell’esercito israeliano, ma da precise scelte politiche personali.<br />
Vi sono diatribe esterne che pesano sulla normale quotidianità degli abitanti. Come tutti ben sanno, a detenere il potere locale è l’ANP, Autorità Nazionale Palestinese, guidata e sorretta dal Presidente in carica Abu Mazen. La fazione più forte dopo il partito del Presidente è quella di Hamas, da anni in aperto conflitto con le scelte del partito opposto e che ha visto saltare anche la partecipazione alle ultime elezioni palestinesi. Le faide interne sono numerose, proprio a causa di una condizione voluta da chi della Palestina da tempo ne occupa i territori:  dove nessuna forma di diritto è assicurato è molto facile che poi nascano dispute per interessi personali, per tutelare i diritti di singole famiglie o al massimo di una piccola parte dell’intera comunità palestinese; in questo contesto, così voluto e mantenuto, diventa impossibile  tutelare diritti come quello all’istruzione oppure quello che garantisce l’accesso alle cure mediche.</p>
<h4>In viaggio verso Jenin</h4>
<p>E’ mattino e di buon ora siamo in cammino verso Jenin; abbiamo scelto di partire presto a causa dei numerosi blocchi militari che si possono incontrare verso la strada, forse il più rischioso, quello di Kalandia Checkpoint: per percorrere un tratto di strada per cui normalmente occorrerebbero meno di 90 minuti di strada a bordo dello Shirut, ( taxi collettivo) spesso occorrono anche più di 3 ore, solo per raggiungere la città.<br />
Ad accompagnarmi in questo viaggio, oltre al fotoreporter Mohammed Abbas, c’è anche un interprete. Passando per ampie strade, arriviamo finalmente nel campo di Jenin, città famosa oltre che per i suoi numerosi martiri, per via dei molti libri che narrano delle vicissitudini del grande campo profughi insediato al suo interno, puntualmente boicottati dalla comunità internazionale in svariate occasioni, come a non voler far conoscere al resto del mondo <strong>una penosa realtà, quella di persone, di donne, di uomini, di bambini a cui non viene nemmeno più concesso il diritto ad esistere e di lottare per la propria sopravvivenza.</strong></p>
<h4>Dentro il campo profughi</h4>
<p>Usciamo dalla città e cerchiamo d’intervistare la gente comune che però per paura non ci rivolge la parola, allora decidiamo che addentrarci nel campo profughi sia la scelta più ovvia. Agli angoli delle strade e sulle porte troviamo affissi ovunque i manifestini che ritraggono i militanti morti di Hamas, qui quasi ogni famiglia palestinese ha morti da ricordare ed è usanza affiggere, sull’entrata o sulle mura dell’abitazione, le foto di coloro che sono morti in quella famiglia, in particolar modo ci colpisce un’abitazione con una porta di ferro blu, su cui troviamo addirittura ritratte 9 persone. Parliamo con alcuni ragazzi che ci indicano un posto, la casa di un’importante famiglia di militanti di Hamas.<br />
Giungiamo così a casa di Asma Abu Al Hija, membro di un’importante famiglia all’interno della comunità di Jenin, affiliata alle brigate Qassam, moglie dello sceicco Jamal Abu Hija, detenuto in carcere dal 2002 dopo avere portato a termine un’operazione militare che ha visto morire 9 militari israeliani. Nel 2015 vi furono scontri a fuoco tra la popolazione e la polizia israeliana che per due settimane tenne sotto assedio il campo profughi con l’uso di bulldozer, mitra e granate esplosive. In passato il campo venne raso al suolo distrutte abitazioni, scuole, e presidi medici, le intifade interne in seguito approdarono anche ad una guerriglia armata che vide sconfitte quelle fazioni legate alla jihad islamica.</p>
<h4>La storia di Asma</h4>
<p>Asma è malata di cancro e lotta da tempo contro questa malattia, quando di tempo ormai non ce n’è più. Ci vengono mostrati i documenti medici, dimostrano una volontà da parte dei sanitari di operarla al cervello, in tempi brevi, a causa della massa cancerogena di dimensioni oramai insostenibili e che la sta portando a un deterioramento non solo della vista ma anche a un progressivo peggioramento del suo stato di salute fisica. Asma Abu Hija è una donna di 52 anni di una bellezza particolare, dai modi leggeri, gentili, nello sguardo si cela la fierezza di una donna che conserva ancora oggi, pur nella malattia, il coraggio di difendere con tutta la forza la sua famiglia sottoposta da anni di soprusi, d’incursioni ed umiliazioni. Trattenuta anch’ella in carcere, dopo avere visto imprigionati tutti i suoi figli, successivamente all’arresto del marito. Asma tempo dopo, ha vissuto anche la morte di un figlio, per mano di un militare israeliano, durante un combattimento.</p>
<h4>L’intervista</h4>
<p><strong>Come si è evoluta la situazione all’interno della sua famiglia dopo l’ultima incursione all’ interno del campo di una anno fa?</strong><br />
Sono una madre ed una moglie, ma prima di tutto sono una donna palestinese a cui sono stati negati tutti i diritti fondamentali, tutti i diritti normalmente riconosciuti ad un essere umano. Mio marito è stato arrestato nel 2002, da quel giorno è stata negata a me ed ai miei figli la possibilità di incontrarlo anche solo per un secondo, mio marito oggi ha 56 anni. Ho 4 figli maschi e 2 figlie femmine, uno dei miei figli è stato ucciso, Hamze, e nel frattempo in questi anni ho visto gli altri 3 portati via in carcere, uno ad uno, presero anche me e mi tennero in cella per 9 mesi, come detenzione amministrativa ma non mi venne mai formulata nessuna accusa.<br />
<strong>Lei non ha mai incontrato suo marito e le è sempre stata negata la richiesta?</strong><br />
In verità mi è stata accettata una volta, il giorno che avrei dovuto incontrare finalmente mio marito, i militari uccisero mio figlio. Il giorno peggiore della mia vita, dalla felicità alla morte interiore, mi venne strappata l’anima in quelle ore. Pochi giorni dopo vi fu il funerale di Hamze, in cui si presentarono i militari israeliani, arrivarono anche in quel giorno per non darci pace.<br />
<strong>Cosa accadde il giorno del funerale?</strong><br />
Una tragedia infinita, è di usanza durante il funerale di un martire, sparare colpi in aria con il mitra, per dare onore al suo viaggio in paradiso, come si fa normalmente in molte occasioni militari. I soldati israeliani, quel giorno aprirono il fuoco ed uccisero altri due ragazzi, fu un martirio. Nei mesi a venire, i nuovi nascituri del campo vennero chiamati Hamze, in onore di mio figlio e della tragedia che ha colpito non solo noi ma l’intero campo profughi.<br />
<strong>Continuate a subire incursioni all’interno della vostra abitazione?</strong><br />
Sì, siamo nel mirino non solo degli israeliani, ma anche della polizia dell’ANP, perché siamo dichiaratamente militanti di Hamas, un fazione opposta, tengo a chiarire che all’ interno del campo entrano quasi tutte le sere. Spesso subiamo irruzioni continue, l’ultima risale ad un mese fa, entrando all’improvviso, come d’altronde fanno sempre, facendo saltare la porta di casa con l’esplosivo, distruggono tutto, senza curarsi nemmeno della presenza dei bambini, non hanno rispetto di nulla. Un mese fa sono andati anche nel negozio di telefoni cellulari di mio figlio, prima di fare a pezzi tutto hanno portato via quello che gli interessava (si chiama rubare). Hanno distrutto anche l’automobile che aveva appena acquistato, alla banca di certo questo non interessa, stiamo ancora pagando le rate per qualcosa che non abbiamo più.<br />
<strong>E’ mai accaduto che siano entrati mentre una donna era sola in casa?</strong><br />
Accade spesso che facciano incursione nei campi durante la notte, tra le due e le tre, quando la gente dorme, ed è accaduto mentre eravamo sole io e mia figlia con tre bambini piccoli. Mi misi di fronte a loro, per difendere i bambini, quando videro le fotografie di Hamas sulle pareti divennero come animali selvaggi. Entrarono stanza per stanza distruggendo tutto, ogni più piccola cosa, poi ci chiusero in camera, obbligandoci a non parlare anche tra di noi. Questa casa ha visto molto dolore, le pareti sono intrise di sangue, abbiamo ancora negli occhi le immagini di quando uccisero un martire, lasciandolo agonizzante per terra che perdeva sangue sino a dissanguarsi, fino al suo ultimo respiro. Non hanno nessuna pietà.<br />
<strong>Lei è malata, sta vivendo situazioni incredibili, dimostrando una forza difficile da concepire, le cure per lei sono gratuite?</strong><br />
No, non lo sarebbero neanche se me le prestassero qui nei campi l’Unrwa (Organizzazione dell’ONU) paga il 30 per cento delle cure, l’altro 70 per cento è a nostro carico. Ho un tumore al cervello diagnosticato da tempo e che deve essere rimosso attraverso un’operazione, i medici mi hanno rilasciato vari fogli perché io possa accedere alla chemioterapia ed altre cure per poi poter effettuare l’operazione. Ogni volta che mi presento alle porte di Gerusalemme o per andare in Giordania mi viene negato l’accesso e io davvero non so più come fare. Lei non è la prima a venire da me, alcune associazioni umanitarie sono venute qui, tante belle parole ma poi tutti spariscono. Nessuno vuole pestare i piedi alla politica, preferiscono lasciarti morire.</p>
<h4>Non più politica nè guerra, bensì diritti umani fondamentali negati</h4>
<p>Siamo di fronte ad una situazione di una donna gravemente malata che non dovrebbe avere niente a che fare con questioni di politica interna. Ma esiste di peggio, in Palestina ci sono associazioni ed ONG che vivono esclusivamente grazie al supporto di aiuti economici occidentali, della Comunità Internazionale, della Comunità Europea, e a volte anche grazie al contributo volontario di privati cittadini. Siamo di fronte ad una realtà di organizzazioni nate apposta per offrire aiuto alle popolazioni locali o quantomeno per alleviarne le sofferenze, ma che purtroppo non adempiono più allo scopo per cui sono nate, neanche la più minima richiesta di aiuto viene ormai soddisfatta. In Palestina, e in tutte le questioni ad essa legate, siamo d’innanzi ad una condizione generale legata alla paura, ai soprusi, alle violenze senza fine, alla mancanza totale di ogni più minimo diritto umano, all’assenza di ogni forma minima di assistenza, ma quel che è peggio è che siamo anche di fronte ad una forma vera e propria di omertà internazionale collettiva, che sempre per interessi politici e soprattutto economici si volta sempre più dall’altra parte, lasciando solo un popolo e un paese, quello palestinese che ancora oggi, secondo le leggi del diritto internazionale risulta occupato.</p>
<p style="text-align: right;">Antonietta Chiodo-Pressenza</p>
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<div class="item active"><img decoding="async" src="http://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2016/10/Strada-di-Jenin-780x433-c-default.jpg" alt="Strada di Jenin" /></div>
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		<title>Summit sul Microcredito: intervista al “Banchiere dei Poveri”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Mar 2016 11:19:24 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chi dice Microcredito dice Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006 con la seguente motivazione:“Per aver istituzionalizzato i piccoli prestiti che hanno consentito di creare sviluppo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/18/91205/">Summit sul Microcredito: intervista al “Banchiere dei Poveri”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chi dice Microcredito dice Muhammad Yunus, premio Nobel per la pace nel 2006 con la seguente motivazione:“Per aver istituzionalizzato i piccoli prestiti che hanno consentito di creare sviluppo economico e sociale dal basso. Una pace duratura non si può raggiungere se larghe fasce di popolazione non trovano la via per sfuggire alla morsa della povertà. Il Microcredito è una di queste vie. Lo sviluppo dal basso promuove anche la democrazia e i diritti umani”.In effetti il professor Yunus resta molto ancorato al livello basico, nonostante il fatto che la sua Grameen Bank abbia raggiunto cifre da capogiro: quasi 3000 sedi in tutto il Bangladesh, con 27.000 impiegati e con un giro di prestiti che, nei primi dodici anni di attività, ha raggiunto 7,5 milioni di clienti in 80.000 villaggi, per un equivalente di 7 miliardi di dollari. Inoltre il suo modello viene replicato in tutto il mondo da istituzioni pubbliche e private.</p>
<p>Anche in questo summit il professore ha partecipato a tutte le giornate dei lavori, non negandosi a nessuno dei partecipanti neppure negli intervalli. Chi per chiedergli qualche consiglio, chi per fargli conoscere la propria organizzazione o anche solo per farsi fare una foto al suo fianco…</p>
<p>In un precedente articolo (<u><a href="http://www.pressenza.com/it/2016/03/abu-dhabi-un-macrosummit-sul-microcredito/">http://www.pressenza.com/it/2016/03/abu-dhabi-un-macrosummit-sul-microcredito/</a></u>) ho fatto un sommario resoconto sul 18mo Summit sul Microcredito svoltosi ad Abu Dhabi da lunedì 14 a giovedì 17 Marzo.</p>
<p>D.: Professor Yunus, oggi sembra tutto relativamente facile sul fronte del Microcredito. Quanto Le è costato partire da zero, in un paese povero come il suo Bangladesh?</p>
<p>R.: Io dico che quella è stata la mia fortuna, e lo credo veramente. Se non ci sono ostacoli, non ci sono stimoli per superarli. Lo dico anche ai giovani di oggi: cercate le sfide! I giovani di oggi hanno uno strumento incredibile, la tecnologia telematica. Possono adagiarsi sulle comodità che essa offre… oppure possono usarla per realizzare opportunità fino a ieri inimmaginabili, proprio sul fronte del microcredito. Anche gli scenari virtuali, con la tecnologia odierna, costituiscono una grande opportunità. Perché permettono di immaginare qualcosa che ancora non c’è: se non ci fosse immaginazione non ci sarebbe creazione di cose nuove. Perciò ripeto ai giovani, cercate le sfide, e sognate come superarle!</p>
<p><strong>Professore, Lei ha ripetuto in più occasioni che nell’universo del Microcredito c’è posto sia per l’assistenzialismo puro che per il business. Ma la convivenza di attori con motivazioni così differenti non crea conflitti, o quantomeno confusione?</strong></p>
<p>Il conflitto fa parte della vita, e ribadisco che le sfide sono opportunità più che ostacoli. L’unica cosa che veramente uno deve a se stesso e agli altri è la chiarezza. Vuoi fare Microcredito per pura inclusione sociale? Benvenuto! Vuoi fare Microcredito come business? Benvenuto! Vuoi fare metà e metà o un mix in qualsiasi percentuale? Benvenuto!</p>
<p><strong>Ma Lei personalmente come si colloca? Non Le crea disagio essere qui oggi, pensando alla povera gente che tornerà ad assediarla domani in uno sperduto villaggio?</strong></p>
<p>Io ho fatto la mia scelta, e anche in questa sede ho ribadito che la mia scelta preferenziale è di operare dal basso. Ma oggi sono felice e grato di essere qui, in compagnia di tutte queste meravigliose persone che condividono il mio stesso obiettivo e che dichiarano con chiarezza in che modo intendono perseguirlo.</p>
<p><strong>Lei certamente ha meritato il Nobel per la pace, ma in prima istanza Le spettava il Nobel per l’economia: si sono sbagliati?</strong></p>
<p>(illuminandosi in un sorriso complice) Eh, questa domanda bisogna farla a loro!</p>
<p><strong>Già. Ma “loro”, quelli che assegnano il Nobel per l’Economia, non sono gli stessi che assegnano il Nobel per la pace.</strong></p>
<p>Sì, “loro” sono quelli della Banca di Svezia…</p>
<p><strong>E hanno istituito il Nobel per l’Economia settant’anni dopo i veri Nobel. Hanno anche assegnato qualcuno dei “loro” premi a economisti non ortodossi, purché mantenessero le critiche sul puro piano teorico. Quindi chiedo: non potevano proprio assegnarlo a Lei, che ha messo in atto una rivoluzione economica pratica, di portata storica?</strong></p>
<p>(col medesimo sorriso complice stampato in faccia) Una domanda intrigante… da fare a loro!</p>
<p><strong>OK, lasciamo stare loro e torniamo a Lei. Lei da banchiere ha dato credito ai poveri, e da maschio musulmano ha dato credito alle donne: quindi Lei è un doppio rivoluzionario?</strong></p>
<p>Sono uno al quale piacciono le sfide. La mia era effettivamente una sfida doppia e grande, ma è bastato raccoglierla e la strada per la sua soluzione si è rivelata ovvia e praticabile.</p>
<p><strong>Lei continua a fare il modesto. Ancora oggi i poveri e le donne sono le maggiori vittime della violenza su questo pianeta. Quindi Lei è un rivoluzionario nonviolento di portata planetaria.</strong></p>
<p>La ringrazio. Ma allora, se la nonviolenza è la strada maestra per la pace, anche Lei dovrà ammettere che, forse, non mi hanno assegnato il Nobel sbagliato!</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, salesiani per la formazione dei giovani/video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 13:21:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Ci batteremo fino all&#8217;ultimo respiro perché i giovani abbiano la possibilità di imparare e usare l&#8217;intelligenza che hanno nelle mani”. Così Don Fabio Bianchini, delegato regionale CNOS-FAP Abruzzo,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Ci batteremo fino all&#8217;ultimo respiro perché i giovani abbiano la possibilità di imparare e usare l&#8217;intelligenza che hanno nelle mani”. Così <strong>Don Fabio Bianchini</strong>, delegato regionale CNOS-FAP Abruzzo, ovvero le scuole professionali dei salesiani.</p>
<p>Il centro di formazione aquilano è da sempre punto di riferimento per i giovani della provincia che vogliono imparare un mestiere.</p>
<p>La formazione professionale nasce con Don Bosco nell&#8217;Ottocento. Nel corso degli anni i salesiani hanno portato il sistema educativo attraverso la formazione professionale in tutto il mondo, diventando punto di riferimento per milioni di giovani e il centro aquilano non fa eccezione: circa duecento ragazzi partecipano alle attività formative del CNOS-FAP dell&#8217;Aquila, di recente selezionato per partecipare al programma sperimentale di educazione duale. “Una grandissima opportunità – dice don Bianchini – la nuova formula che il governo e il Ministero del Lavoro stanno inaugurando, e in questo noi siamo tra i tre centri di formazione professionale selezionati per partecipare a questo nuovo sistema formativo, fatto di alternanza scuola lavoro e apprendistato. Il centro dell&#8217;Aquila è al primo posto.”</p>
<p>L&#8217;attività all&#8217;Aquila esiste dagli anni cinquanta, e attualmente ci sono attività per ragazzi dai 14 ai 18 anni per operatori elettrici, termo-idraulici e riparazione autoveicoli. Per questa fascia d&#8217;età ci sono possibilità nel settore Garanzia Giovani, anche per ragazzi più grandi.</p>
<p>“Noi cerchiamo di aiutare i ragazzi anche per l&#8217;inserimento nel mondo del lavoro, facendo da tramite con le aziende – ha dichiarato <strong>Carlo Sammaciccia</strong>, Direttore Generale CNOS-FAP Abruzzo – per ora la percentuale di inserimento lavorativo è del&#8217;85%.”</p>
<p>Proprio in questi giorni è in partenza un ciclo triennale di formazione per aspiranti operatori della riparazione di veicoli a motore con Garanzia Giovani, le cui iscrizioni sono aperte.</p>
<p>&#8220;Stiamo vivendo dei brutti tempi &#8211; dice Don Fabio &#8211; questo centro è una risposta a questi brutti tempi. I ragazzi hanno l&#8217;intelligenza delle mani. Grazie a quell&#8217;intelligenza potranno avere un futuro, la devono far fruttare.&#8221;</p>
<p><a href="http://www.tikotv.it/video/Scienza_e_Societ/LAquila_salesiani_per_la_formazione_dei_giovani/2843">Guarda su tikotv</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/07/laquila-salesiani-per-la-formazione-dei-giovani/">L&#8217;Aquila, salesiani per la formazione dei giovani/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Nicola Piepoli: “L’Italia è un paese conservatore. Il Pd? Nei fatti a destra. Altrimenti cade”. Intervista</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/10/20/nicola-piepoli-litalia-e-un-paese-conservatore-il-pd-nei-fatti-a-destra-altrimenti-cade-intervista/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 20 Oct 2015 11:33:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il nostro un Paese di conservatori. Il governo fa cose di destra perchè altrimenti cade. Gli exit pool bruciati perchè pagati poco. La politica non sa usare i&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/10/20/nicola-piepoli-litalia-e-un-paese-conservatore-il-pd-nei-fatti-a-destra-altrimenti-cade-intervista/">Nicola Piepoli: “L’Italia è un paese conservatore. Il Pd? Nei fatti a destra. Altrimenti cade”. Intervista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nostro un Paese di conservatori. Il governo fa cose di destra perchè altrimenti cade. Gli exit pool bruciati perchè pagati poco. La politica non sa usare i sondaggi e li vuole gratis. Gli italiani? votano i politici e poi li maledicono. Bersani? nel 2013 non ha capito nulla. Queste e altre affermazioni nell’intervista esclusiva di tribunapoliticaweb.it e retewebitalia.net a Nicola Piepoli.</p>
<p>Quest’anno ha compiuto 51 anni di lavoro. Pioniere delle ricerche di opinione e marketing, laureato in giurisprudenza a Torino e master a Buffalo (Usa), Nicola Piepoli è noto al grande pubblico anche per le sue frequenti apparizioni in tv come sondaggista. E’ fondatore di istituti di ricerche, prima Cirm nel 1965 e poi l’Istituto Piepoli che attualmente dirige insieme a Roberto Baldassarri, suo sodale da sempre. Professore di Statistica all’Università di Padova</p>
<p>Lei è un osservatore dell’Italia dal 1965. Come è cambiato il Paese, o meglio, come lo ha visto cambiare attraverso i numeri e le opinioni?</p>
<p>È cambiato come numero di famiglie perché all’epoca dei miei inizi erano 18milioni e ora sono 25milioni. All’epoca c’erano circa 50milioni di abitanti ora sono circa 60milioni. Ma è l’unico cambiamento che potrei definire apprezzabile. Prendiamo un caso qualsiasi: il caso dei divorzi. Prima ci si separava senza dire niente a nessuno e successivamente, dopo la legge, si è passati a divorziare. Che differenza fa? I numeri sono sempre gli stessi percentualmente.</p>
<p>Sta dicendo che non è cambiato sostanzialmente nulla?</p>
<p>Dipende dal punto di vista. La nostra società era senza una cultura di base, all’epoca in cui ho iniziato, perché si leggeva poco. Ora sembra che si legga di più attraverso il web. In realtà si legge ancora poco perché lo si fa in modo disordinato. La cultura non si fa con il disordine bensì con metodologia. Direi quindi che l’Italia è molto simile a se stessa. Ci sono le autostrade, c’è l’alta velocità, ma è pura forma.</p>
<p>Un paese sostanzialmente conservatore?</p>
<p>Sì conservatore. Noi siamo a destra. Il Pd è al potere per il semplice motivo che è di destra. Altrimenti sarebbe all’opposizione. Fa cose di destra. E se fa cose di destra è a destra. Faccia conto che io sono un conservatore dal punto di vista dell’osservazione sociale.</p>
<p>Oggi i conservatori sono il Pd o solo gli ex comunisti?</p>
<p>Il governo è un governo conservatore dal mio punto di vista. Altrimenti cadrebbe. Resta in piedi perché emana norme e leggi in funzione della “maggioranza silenziosa”, come si diceva una volta indicando un segmento del centro-destra. La “maggioranza silenziosa” vuole meno tasse? si programmano meno tasse. Vuole che la prima casa non venga toccata dalle tasse? Si toglie la tassa sulla prima casa, e via di questo passo. D’altra parte attraverso i gesti si traccia la propria ideologia.</p>
<p>Però un popolo che è conservatore nel 2013 vede l’esplosione del Movimento Cinque Stelle con il saltare di tutti gli exit pool…</p>
<p>Nel 2013 il Movimento è risultato il primo partito, cosa che ha fatto gridare alla sconfitta Bersani che non aveva capito nulla. Con gli alleati vinceva e infatti si è dimostrato successivamente. Con gli stessi numeri, ma riletti in una maniera diversa. Il Movimento Cinque Stelle, comunque, è nato con una morfologia contestatrice e quindi anarchica, senza senso dello Stato. Ora la carica anarchica è decisamente diminuita all’interno del Movimento. In più c’è da sottolineare che sono giovani e studiano. È incredibile come il prodotto di un anarchico come Grillo stia diventando un partito che pensa allo Stato, di servizio allo Stato.. In questo momento invocano di andare al potere. La gente quasi ci crede. Hanno un uno per cento in più in quota rispetto al 2013.</p>
<p>In questi giorni sulla giustizia il M5s ha chiesto di abolire la prescrizione …</p>
<p>Delle perversioni ci sono sempre.</p>
<p>Tornando al discorso della statistica gli exit pool si sono bruciati definitivamente secondo lei?</p>
<p>Sì perché sono pagati poco. Noi li abbiamo introdotti in Italia ed erano ben pagati. Erano perfetti come orologi elettronici, poi si è voluto pagarli la metà e quindi non si sono potute più seguire le regole necessarie per una tecnica di ricerca corretta.</p>
<p>Ma la politica sa usare i sondaggi?</p>
<p>No, li vuole gratis.</p>
<p>L’utilizzo che ne fa è corretto?</p>
<p>Quando pagano. È assolutamente attendibile la notizia che Renzi abbia stoppato le questioni gay perché ha ricevuto dei sondaggi in cui risulta che il 65% degli Italiani sono contro i gay. Cosa fa il governo? Appoggia i gay? Segue i sondaggi. Non siamo in Francia che è un Paese laico, il nostro è un Paese cattolico.</p>
<p>Ma la politica che usa i sondaggi come clava per conquistarsi i voti fa bene o male?</p>
<p>Male, malissimo. Lo diceva De Gaulle. Il generale voleva conoscere i sondaggi perché voleva sapere l’opinione e dopo aver saputo cosa pensava l’opinione pubblica, realizzava la sua politica. Purtroppo oggi in tutta Europa non è così, salvo che in Francia dove si rispetta ancora quel pensiero.</p>
<p>De Gaulle come riferimento quindi?</p>
<p>Guardi, De Gaulle ha voluto dimettersi a un certo punto perché come presidente si sentiva vecchio. Ha fatto un referendum e prima di farlo ha fatto fare un sondaggio. Dal sondaggio risultava che avrebbe perso E’ andato al referendum lo stesso, sapendo di perdere, per poter andarsene. Se è esistita una persona civile è stato proprio lui. Occasionalmente non era di sinistra. Era un combattente uno che pensava al Paese e non alla destra o alla sinistra.</p>
<p>Lei come vede l’opinione sulla politica in Italia in questo momento?</p>
<p>Catastrofica. La gente dà addosso alla politica dimenticando che la politica è frutto delle scelte della stessa gente. Se do addosso alla politica creo solo mostri.</p>
<p>Ma gli italiani sono così secondo lei?</p>
<p>In ogni caso, votano queste persone e poi maledicono la politica.</p>
<p>Sul web ci sono sondaggi fatti attraverso gli internauti che livelli di affidabilità hanno?</p>
<p>Sul “sì o no” l’attendibilità è buona, pessima su “quanti” dicono sì o no. Sono due cose diverse. Se vuoi tendenze il web può andare bene, ma non se vuoi numeri. Non sono uno che guarda al web e pensa che il web possa rivoluzionare tutto. Il web conferma le tendenze.</p>
<p>Voi lo usate?</p>
<p>Sì normalmente. Confrontiamo i sondaggi con il web ma su focus nostri. Non ci sono grandi differenze. Il problema è che l’informazione web dal punto di vista statistico non è ancora ben assestata.</p>
<p style="text-align: right;">Dario Tiengo</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>I quotidiani di Retewebitalia.net: <strong>ALBENGA CORSARA.IT – ALERTMILANO.IT – ATNEWS.IT -BASILICATA24.IT -BELLUNOPRESS.IT -BSNEWS.IT – BUONGIORNOSUEDTIROL.IT – CASERTACE.IT – CN24TV.IT – CRONACHE ANCONETANE.IT – CUNEOCRONACA.IT – FRODIALIMENTARI – FRODIONLINE.IT – GAZZETTADELLASPEZIA.IT – GAZZETTADIREGGIO.COM – GIORNALEPARTITEIVA.IT – GREENSOCIETY.IT- ILCITTADINOONLINE.IT – ILFATTONISSENO.IT – ILMETROPOLITANO.IT – ILPAESENUOVO.IT – ISERNIANEWS.IT – L’IMPRONTAL’AQUILA.ORG – LATINA QUOTIDIANO.IT – LETRUSCO.IT – MESSINAOGGI.IT – NEWSAVELLINO.IT – NEWSCAMPANIA.IT – NEWSSANNIO.IT – OBIETTIVONEWS.IT – OGGITREVISO.IT – ONTUSCIA.IT – PALERMOMANIA.IT – PICUSONLINE.IT – QUICOSENZA.IT – SARDEGNAREPORTER.IT – SESTOPOTERE.COM – SUDONLINE.IT – TRAPANIOK.IT – VIVIENNA.IT – VIVISICILIA.IT- VOGHERANEWS.IT</strong></p>
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		<title>19 anni fa veniva ucciso don Pino Puglisi. Intervista a Marco Corvaia, autore di &#8220;Pino se lo aspettava&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 05:32:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Interviste]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[marco corvaia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Lo scorso 28 giugno Benedetto XVI ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto per il martirio di don Pino Puglisi, ucciso il 15 settembre di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/17/19-anni-fa-veniva-ucciso-don-pino-puglisi-intervista-a-marco-corvaia-autore-di-pino-se-lo-aspettava/">19 anni fa veniva ucciso don Pino Puglisi. Intervista a Marco Corvaia, autore di &#8220;Pino se lo aspettava&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Lo scorso 28 giugno<strong> Benedetto XVI</strong> ha autorizzato la Congregazione per le Cause dei Santi a promulgare il decreto per il martirio di <strong>don Pino Puglisi</strong>, ucciso il 15 settembre di 19 anni fa <em>in odium fidei</em>, che consente di procedere alla sua beatificazione. Un percorso iniziato nel 1999 quando il cardinale <strong>Salvatore De Giorgi</strong> aprì la causa di beatificazione proclamando padre Puglisi &#8216;servo di Dio&#8217;. Con il volume &#8220;<strong>Pino se lo aspettava. Il racconto della vita e della morte di padre Puglisi</strong>&#8220;, il giovane scrittore siciliano <strong>Marco Corvaia</strong> ne fa un ritratto non come prete né come oppositore alla mafia siciliana, ma prima di tutto come uomo. <strong>Il libro partecipa alla III edizione del Premio Letterario &#8220;Torre dell&#8217;Orologio&#8221; di Siculiana</strong>: non vuole essere una cronaca, ma il ricordo di un uomo che con la sua morte ha lasciato un vuoto e di cui si sente semplicemente la mancanza. <strong>L&#8217;intervista all&#8217;autore</strong>.</p>
<p><strong>Raccogliere ricordi e testimonianza di Pippo De Pasquale personalmente sotto quali aspetti le ha fatto conoscere la figura di Puglisi?</strong><br />
Il racconto mi ha permesso di addentrarmi nei luoghi intimi, e pressoché sconosciuti ai più, dell&#8217;uomo Puglisi, che era ciò che maggiormente mi interessava. Nel mio libro ritraggo una figura che va oltre l&#8217;abito che indossava, o la lotta che aveva intrapreso. Che persona è un uomo che sa che a causa del proprio lavoro verrà ucciso e decide di perseverare, di non farsi fermare dalla concreta paura della propria morte per mano di mafia? Forse guardarlo mangiare nella sua cucina immersa di libri, sapere che preferiva indossare umili abiti civili, e che non trovava neppure il tempo per ripararsi le scarpe (nonostante sapesse farlo) tanto era il suo impegno quotidiano, può aiutarci a capirlo.</p>
<p><strong>E i palermitani del quartiere come vengono ritratti nei confronti dell&#8217;azione di Puglisi?</strong><br />
Ci sono due diverse tipologie di palermitani all&#8217;interno di quest&#8217;opera: quelli che sono riusciti a odiarlo, che lo hanno ammazzato sotto casa il giorno del suo compleanno, che hanno creato una cloaca di infamie per distruggerne il ricordo, la figura, che chiudono le finestre quando vedono passare il corteo commemorativo; e quelli che si sono riversati per strada al suo funerale, migliaia, quelli che in lui riconoscevano un esempio di onestà, che apprezzavano ciò che stava facendo per Brancaccio , quelli che ne avvertono ancora oggi la mancanza.</p>
<p><strong><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/copertina-puglisi.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-full wp-image-45126" title="copertina-puglisi" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/09/copertina-puglisi.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>Ci sono stati dei momenti in cui &#8220;Pino se lo aspettava&#8221; in maniera particolare?</strong><br />
Conoscere il momento esatto in cui padre Puglisi comprese il destino che lo attendeva&#8230; una tale presa di coscienza è l&#8217;evento esemplare della mia ricerca narrativa, fino a questo testo relegata a personaggi di fantasia, ed è stata mia intenzione avvicinarmi il più possibile a questa risposta. Non possiamo sapere per certo quando tutto gli fu chiaro, ma possiamo immaginare che le percosse che subì, le minacce di morte che ricevette, gli atti intimidatori più violenti subiti dai suoi collaboratori, contribuirono in maniera decisiva a fargli comprendere che se non avesse interrotto il suo operato lo avrebbero fermato &#8220;loro&#8221;, in maniera irreparabile.</p>
<p><strong>Secondo lei, come è stato visto e raccontato finora Padre Pino Puglisi?</strong><br />
Sono stati scritti diversi libri, interviste, biografie, saggi, poesie e racconti, sono stati realizzati un&#8217;opera teatrale, un film, una fiction tv, un film d&#8217;animazione. Credo che ogni autore abbia apportato qualcosa di significativo nel processo di conservazione della memoria di quest&#8217;uomo che possiamo definire un eroe. Far conoscere a più persone possibile la sua storia è un intento di grande importanza, ma anche di grande responsabilità. Nei casi in cui la Storia viene manomessa, e ce ne sono, si commette un errore, che io ho deciso di evitare. La verità non è mai banale. E un buon narratore sa raccontare una storia senza comprometterla.</p>
<p><strong>E lei come lo narrerebbe cinematograficamente?</strong><br />
Mi occupo di narrativa, di poesia, realizzo cortometraggi, video arte, ho avuto un&#8217;esperienza teatrale e mi diletto con la fotografia e la musica. Sono diversi modi per esprimersi, per comunicare, per raccontare una storia, ma non ho mai il dubbio su quale sarà il mezzo che userò per la storia che ho in testa, è un processo naturale di coscienza artistica. Ho raccontato questa storia attraverso questo racconto perché ero convinto che fosse la formula migliore. Ho scritto una storia vera che si è svolta in due ore, la si legge in due ore, e due ore è la durata standard di un film; cambierebbe la tecnica narrativa, parte del linguaggio, ma una trasposizione sarebbe piuttosto semplice. Di solito si è delusi dalle versioni filmiche dei libri, e una delle ragioni più diffuse è dovuta alla sottrazione, l&#8217;eliminazione di tutto il materiale che per necessità commerciali non può far parte del film. Ma nel caso di un libro di sessanta pagine questo rischio non si corre, basterebbe mantenerne la sincerità.</p>
<p style="text-align: right;"><em> </em>Giovanni Zambito</p>
<p><strong>L&#8217;AUTORE</strong><br />
Marco Corvaia è nato e vive a Palermo, si è diplomato alla S.N.C.I di Firenze al Corso di regia cinematografica e ha scritto e diretto diversi cortometraggi. Ha pubblicato racconti brevi in antologie con Navarra Editore e Giulio Perrone Editore, e con il racconto Mafia di sale ha vinto il primo premio del concorso Arpeggi indetto dall&#8217;ARPA Sicilia. Ha pubblicato poesie con Giulio Perrone Editore, Aletti Editore, Albus Edizioni, Prospektiva e altri. Collabora con Navarra Editore e Officine Trinacria. È docente di scrittura creativa ai corsi regionali di &#8220;Attore Creativo&#8221; dell&#8217;ARRCA Srl.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila, Rugby: Intervista a John Akurangi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 21 Aug 2012 12:25:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[intervista]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come annunciato dallo stesso DT Lorenzetti,  nel corso dell’ultima conferenza stampa,  John Akurangi allenerà il pacchetto di mischia aquilano affiancando Alessandro Laurenzi, tecnico dei tre quarti.  Uomo di&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come annunciato dallo stesso DT Lorenzetti,  nel corso dell’ultima conferenza stampa,  John Akurangi allenerà il pacchetto di mischia aquilano affiancando Alessandro Laurenzi, tecnico dei tre quarti.  Uomo di prima linea, sia tallonatore che pilone, ha indossato le maglie dei migliori club neozelandesi – Auckland Marist, Blues, Crusaders e Chief – ed europei – Stade Francais e Leicester Tigers – passando per le convocazioni  internazionali dei New Zeland Maori. Un’esperienza internazionale di spessore prima di lasciare il rugby giocato per intraprendere la carriera di allenatore.</p>
<p><strong>Da qualche settimana è arrivato a L’Aquila: come si trova?</strong></p>
<p>“Bene! – risponde senza troppi giri di parole – Appena arrivato ho percepito l’aria che si respira in una città di rugby.  Trovo molta somiglianza con la Nuova Zelanda, in particolare con la parte meridionale del paese, sia per il clima, caldo d’estate e freddo d’inverno, sia per la tradizione culinaria della carne, che io amo molto. L’aspetto che preferisco è la gentilezza degli aquilani: nonostante la difficile esperienza vissuta riescono ad essere disponibili e sorridenti ”.</p>
<p><strong>Dalla città alla squadra di rugby: ha assistito per lo più al lavoro in palestra e alla preparazione atletica del club: che impressione ha avuto del gruppo?</strong></p>
<p>“La prima impressione è stata buona: trovo di qualità il lavoro che stanno svolgendo Maurizio Zaffiri e Serena Chiavaroli e apprezzo i risultati raggiunti alla fine dello scorso campionato da Umberto Lorenzetti. Penso sia importante guardare sempre avanti e considerare il campionato ormai alle porte come una grande opportunità per tutti noi, una sfida da raccogliere. Abbiamo tutte le carte in regola per  regalare e regalarci soddisfazioni importanti: abbiamo il dovere di crederci ”.</p>
<p><strong> Primo allenamento degli avanti: da dove inizierà?</strong></p>
<p>“Quando arriverà il momento di lavorare per reparti non inizierò né dal gioco né dalle posizioni, ma dal dialogo: parlerò con ciascun giocatore del pacchetto di mischia per capire cosa c’è e cosa manca, solo dopo inizieremo il lavoro fisico.”</p>
<p><strong>Cosa non deve mancare ad un pacchetto di mischia per essere esplosivo?</strong></p>
<p>“L’aggressività, soprattutto della prima linea che si trova ad affrontare, per 80 minuti, un duro lavoro di contatto e opposizione per la conquista del terreno. L’aggressività è fondamentale per mantenere sempre alta la concentrazione. Poi, non devono mancare la determinazione per conquistare tutti i palloni, penso alle touche ad esempio o al gran lavoro delle terze linee, e per difendere e dare qualità al gioco” – dichiara con le idee chiare e la sicurezza di chi ha vissuto in prima persona, anzi in prima linea, quanto affermato.</p>
<p>Ad intervista conclusa, chiedo, con un po’ di timore, come sta quello che lui  chiama il suo “cagnolino”, Ra, un bellissimo rottweiler: “sta benissimo, si è già ambientato: è un animale molto socievole e buono, non c’è da preoccuparsi, è un gentiluomo!” – risponde con un gran sorriso.</p>
<p>Si dice spesso che i cani assomiglino ai loro padroni … prima di iniziare la nostra <em>chiacchierata</em>  l’ex pilone maori, che ha mantenuto nell’aspetto tutto il carattere di un prima linea, ha scostato la sedia per farmi accomodare, ha aspettato che mi sedessi e solo dopo si è seduto …</p>
<p>I.F.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/21/laquila-rugby-intervista-a-john-akurangi/">L&#8217;Aquila, Rugby: Intervista a John Akurangi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Lagarde, &#8216;meno di tre mesi per salvare l&#8217;euro&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jun 2012 12:17:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[direttore]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[intervista]]></category>
		<category><![CDATA[lagarde]]></category>
		<category><![CDATA[monetario]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;euro ha meno di tre mesi di vita, lo ha detto il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde in un&#8217;intervista alla Cnn. Secondo Lagarde, sarebbe necessario attuare&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/12/lagarde-meno-di-tre-mesi-per-salvare-leuro/">Lagarde, &#8216;meno di tre mesi per salvare l&#8217;euro&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;euro ha meno di tre mesi di vita, lo ha detto il direttore del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde in un&#8217;intervista alla Cnn. Secondo Lagarde, sarebbe necessario attuare &#8220;un&#8217;azione per salvare l&#8217;euro in meno di tre mesi&#8221;.</p>
<p>&#8220;Non sto fissando un termine ultimo entro il quale la situazione debba sbrogliarsi. &#8211; ha detto il direttore del Fondo Monetario Internazionale &#8211; La creazione dell&#8217;Eurozona ha richiesto tempo ed è un lavoro ancora in corso al momento e deve essere migliorato, modificato e rafforzato nel corso del tempo.  I mercati ritengono che stia avvenendo troppo lentamente e questo è ovviamente il messaggio che è stato mandato&#8221;.</p>
<p>Legarde ha ribadito che &#8220;il pagamento delle tasse è uno strumento necessario per riequilibrare la situazione di ogni Paese, Grecia compresa&#8221;.&#8221;Bisogna ridurre il deficit fiscale gradualmente, con fermezza – ha affermato – non deve essere lo stringere la cinghia di cui tutti parlano, ma deve essere solido&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/12/lagarde-meno-di-tre-mesi-per-salvare-leuro/">Lagarde, &#8216;meno di tre mesi per salvare l&#8217;euro&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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