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	<title>L&#039;Aquila Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>L&#8217;Aquila, Convegno &#8220;Gioacchino Volpe nell&#8217;Italia repubblicana&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 17 Dec 2023 15:35:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[convegno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo i contributi scientifici di ieri e stamattina, oggi pomeriggio una coda per così dire colloquiale, come diceva Gianni Scipione Rossi, sul rapporto di Gioacchino Volpe con le&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo i contributi scientifici di ieri e stamattina, oggi pomeriggio una coda per così dire colloquiale, come diceva <strong>Gianni Scipione Rossi</strong>, sul rapporto di <strong>Gioacchino Volpe</strong> con le sue radici. Se dovessimo dare a questo nostro intervento un titolo, dovrebbe essere “Lo storico e le sue radici”: vale a dire la poesia con una piccola cornice storica. Né più né meno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostra esposizione consisterà, come accennato da Scipione Rossi, nella lettura di alcuni brani autobiografici da parte di <strong>Fabrizio Pompei</strong>, accompagnata da qualche commento da parte mia, di brani autobiografici di <strong>Gioacchino Volpe</strong> tratti dal libro <em>“Ritorno al paese”. </em>Richiamo qualche dato biografico di questo nostro grande conterraneo, qualche altro cenno lo farò nel corso dell’esposizione per contestualizzare, ove si renda necessario, il brano letto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Gioacchino Volpe</strong> nacque il 16 febbraio 1876 a <strong>Paganica</strong> (oggi grossa frazione dell’Aquila, al tempo comune autonomo, e lo sarà fino al 1927 – tra l’altro, ma non è questo l’argomento che tratteremo -, Volpe si oppose nettamente e con documentata argomentazione, alla soppressione della municipalità di Paganica), insieme a numerosa prole, da <strong>Giacomo</strong>, farmacista e segretario comunale, e <strong>Bianca Mori</strong>, maestra elementare nativa di <strong>Siena</strong>, donna «che parlava – come scrive con affetto nei suoi ricordi il figlio Gioacchino – la più bella lingua d’Italia».&nbsp; Nacque nella contrada di <em>Pietralata,</em> nella stessa casa dove quindici anni prima era venuto alla luce <strong>Edoardo Scarfoglio </strong>(1860 – 1917) – cugino di Gioacchino per essere figlio di una sorella del padre – che sarà fondatore, insieme alla moglie <strong>Matilde Serao </strong>(1856 – 1927), del quotidiano napoletano <em>Il Mattino,</em> del quale sarà pure direttore. Chi avrebbe mai immaginato che in un remoto angoletto della provincia italiana si sarebbe dato appuntamento tanta parte della cultura italiana del Novecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tracciando una biografia minima ma abbastanza eloquente dell’ambiente familiare, il figlio primogenito di <strong>Gioacchino Volpe</strong>, Giovanni, ingegnere che sarà anche editore, in una lettera del 1975 diretta allo storico <strong>Renzo De Felice</strong> (1929 – 1996) scriveva tra l’altro: «Eravamo sei figli, si viveva dello stipendio paterno e di qualche aiuto che uno zio agricoltore mandava a mia madre». I sei figli erano, nell’ordine di nascita: <strong>Giovanni Alberto</strong>, già menzionato, <strong>Edoarda</strong> (Tata), <strong>Arrigo </strong>(che sarà diplomatico), <strong>Simonetta</strong>, <strong>Vittorio</strong> (nato nel 1915, durante quella Grande Guerra, il suo nome era di buon auspicio per la vittoria dell’Italia) e <strong>Benvenuta</strong>, l’ultima nata: «la più piccinella e più bisognosa, ancora, di protezione», come scriveva affettuosamente Volpe nel settembre del ‘44 in una lettera all’amata moglie <strong>Elisa Serpieri</strong>. Nato dunque, il nostro storico, da piccola borghesia nel ventre profondo della provincia italiana, in uno di quei piccoli centri urbani abituati a vivere ai margini della storia nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Solo in due occasioni, che nel suo piccolo scritto autobiografico <strong>Volpe </strong>non manca di ricordare, in età contemporanea, <strong>Paganica </strong>parve scuotersi da questo torpore. Una prima volta accadde quando, sul finire del secolo XVIII, al tempo della calata napoleonica nella penisola, nel vicino capoluogo abruzzese scoppiarono rivolte antifrancesi. Si trattava di reazioni in cui agiva, come per certi aspetti sarebbe avvenuto più tardi anche in <strong>Abruzzo</strong> con il brigantaggio meridionale post unitario, un patriottismo, «che univa – come scrive Volpe – i ceti alti, il clero e le masse contadine fedeli al Re, alla religione, al costume avito, conservatore ma non senza una venatura socialmente rivoluzionaria». Un altro sommovimento, di diverso segno, questa volta liberale, antiborbonico, diversamente patriottico, si verificò negli anni tra il 1848 e il 1849, quando i venti rivoluzionari europei (la “primavera dei popoli”, come sarà chiamata) lambirono anche queste nostre contrade, segnando il destino di un altro Gioacchino Volpe, il nonno dello storico, «medico, cerusico, possidente e comandante della milizia», come verrà definito nelle carte processuali,&nbsp; che, avendo partecipato ai moti, dovette subire una dura carcerazione (accennerò di seguito a questa vicenda). Episodi, questi, che avevano ricollegato per un momento la piccola patria paganichese alla patria più grande, quella della cui vicenda storica Volpe si sarebbe interessato lungo il corso della sua lunga ed operosa vita (vivrà novantacinque anni, e tornerà spesso nella sua Paganica).&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo queste sporadiche vicende, il borgo sarebbe tornato ad essere un ridente e piuttosto fiorente paese della conca aquilana: la “Paganica delle cipolle”, come non esitò a scrivere, accanto al nome dello studente Volpe, in un attestato richiesto allorché si trasferì con la famiglia a <strong>Santarcangelo di Romagna</strong>, un addetto all’amministrazione di quel ginnasio aquilano che il giovane Gioacchino frequentò (con poco profitto, per la verità…storica) fino all’età di 14 anni; ma anche la Paganica delle patate, dei fagioli, degli ovini: un’immagine in ogni caso assai lontana dallo stereotipo di quell’Abruzzo ancestrale delle <em>Novelle della Pescara </em>o della <em>Figlia di Iorio</em> uscito dalla fervida penna di <strong>Gabriele D’Annunzio</strong>. Le non molte pagine del piccolo scritto <em>Ritorno al paese” (Paganica) – Memorie</em> <em>minime</em>, di cui leggeremo alcuni brani, sono un racconto fresco, come le acque di queste nostre montagne che Volpe tanto amava. Non dobbiamo farci ingannare dal sottotitolo “<em>Memorie minime</em>”. La prosa è scorrevole, nitida, a tratti perfino luminosa, come quando l’autore rievoca, con accenti quasi epici, lo spettacolo, che lui si godeva dalla finestra di casa «delle interminabili greggi…ordinate in compagnie o battaglioni…(che) sfilavano senza tregua, un giorno, due giorni», o come quando, all’approssimarsi a <strong>Paganica </strong>provenendo a piedi dall’Aquila insieme alla sua consorte, descrive la campagna circostante come gli appare nel tepore primaverile, per poi sorprendersi, lui già affermato accademico, a bere a lunghi sorsi da una polla d’acqua alla sorgente del <strong>fiume Vera</strong>. L’opuscolo si compone di sei capitoletti, che apparvero, con gli stessi titoli, la prima volta tra il febbraio e marzo 1958 in forma di articoli sul «Tempo», il giornale di quel <strong>Renato Angiolillo</strong> (1901 – 1973) che nel dopoguerra per primo riaprì allo storico le porte della stampa quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È la cronaca di un ritorno, come recita il titolo, per rivedere, dopo trent’anni di assenza, i luoghi dell’infanzia e riscoprire le proprie radici. Al centro di questa cronaca vi è una lunga passeggiata, che, l’autore, in compagnia della sua amata consorte, <strong>Elisa Serpieri</strong>, fa dall’Aquila fino alla non lontana Paganica.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Era l’aprile del 1920, ed io, nato a Paganica, ma milanese allora di adozione e consuetudine di vita, tornai a rivedere il natio Abruzzo. Mi fermai due giorni all’Aquila; e, in quei giorni, battei in lungo e in largo la bella, ariosa e luminosa città, che alta sopra il suo poggio, ad oltre 700 metri sul mare, vede alle sue spalle e davanti levarsi i due giganti dell’Appennino, Gran Sasso e Majella, ed ai suoi piedi scorrere fra alti pioppi e salici l’Aterno, poi Pescara. Volevo, non tanto vedere le cose nuove, su pur ve ne erano, quanto rivedere le cose vecchie, rivederle con occhi di 40 o 45 anni, dopo che le avevo viste, spesso senza guardarle, con occhi di 8, di 10, di 12 anni. I ricordi dell’infanzia mi riportarono, prima che ad ogni altro luogo, alla mia impareggiabile S. Maria di Collemaggio […]. </em><em>Assai familiare era a me quella chiesa, che si leva in solitudine fuori della città.</em><em>Da ragazzo, avevo abitato, per due anni, lì vicinissimo: e tutte le mattine (d’inverno, rompendo col petto la neve…), passavo lì davanti per andare a scuola, oltre un chilometro lontana. Era un pomeriggio sereno, quel giorno di aprile. Ed i marmi bianchi e rosa della facciata si illuminavano, si accendevano, fiammeggiavano, per riflesso del sole calante che dall’opposto orizzonte vi dardeggiava sopra. Da Collemaggio passai a rendere tributo a S. Maria Paganica, la chiesa dei Paganichesi, degli antichi padri miei paganichesi, quando, nel ‘200, concorsero con altri castelli della valle alla fondazione della città. Poi, ancora, la chiesa di San Bernardino, consacrata dagli Aquilani del ‘500 al grande predicatore e santo, caro a mia madre senese. […] Dopo di che, per Piazza Castello […] prendemmo a piedi la via di Paganica, che era – e gli Aquilani me lo perdonino – la vera meta del nostro viaggio, quasi pellegrinaggio. Lì avevo aperto gli occhi alla prima luce, lì sentito il tepore del primo sole, lì bevuto la prima acqua, acqua di sorgente, lì mangiato il primo pane, lì assaporato i primi frutti della terra, di quella terra, che fa noi simili a sé.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">In quest’ultima frase si coglie quel naturalismo, che anima anche la scrittura saggistica di <strong>Volpe</strong>, cui ieri faceva riferimento il prof. <strong>Giovanni Belardelli</strong>. A <strong>Santarcangelo di Romagna</strong>, nuova residenza scelta dalla famiglia, <strong>Gioacchino</strong> lo attende un «sottile leggero luccicante cavallo di acciaio», la bicicletta compratagli da suo padre per consentirgli di recarsi tutte le mattine a Rimini, dove completerà il ginnasio iniziato all’Aquila, per poi frequentare il liceo a Pesaro. Nuova vita, dunque, e senza rimpianti; eppure, in un cantuccio della memoria, i ricordi del paesello natio non lo abbandoneranno mai. Seguono pagine tra le più luminose, ed esemplari dello stile narrativo di Volpe, capace di muoversi, nella stessa pagina, e con pari maestria, tra piani diversi: quello della memoria accarezzata e quello dell’acuta riflessione sul presente, stile ravvisabile nella sua stessa opera storiografica, che coniuga il racconto con l’analisi, come accennava ieri il <strong>Prof. Pescosolido</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Presente, presentissimo, il mio bell’orto di Paganica, proprio sotto casa, tutto ben cintato di mura, pieno di alberi da frutto, di viti e di verdure, formicolante di nidi, bagnato anche del mio sudore. Aiutavo mio padre nei lavori più leggeri o… più divertenti. Ma giornate serie, giornate campali, giornate attesissime, inebrianti, erano per me quelle d’estate, quando, al tramonto, un paio di volte alla settimana, irrigavamo l’orto.[…] Oppure, a primavera e in autunno, lo spettacolo delle interminabili greggi, di questo o quel grande pecoraio d’Abruzzo […], che due volte all’anno sfilavano per Pietralata, ad un centinaio di metri da casa mia. […] Ordinate in compagnie o battaglioni, ognuno con suo bravo cane in testa, dal collare irto di punte a difesa contro i lupi, e in coda il suo pastore a cavallo, lungo bastone in mano, vello di pecora o di capra addosso, zucca a tracolla; così ordinate, esse sfilavano senza tregua, un giorno, due giorni. […] Chi sa perché, quella marcia ordinata, silenziosa come di esercito, mi incantava, mi inchiodava lì per ore e ore.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Subito dopo, ricordando <em>Capovere</em>, una località non molto distante dal centro abitato di <strong>Paganica</strong>, nome che indica la sorgente del <strong>fiume</strong> <strong>Vera</strong>, un grosso ruscello che subito diventava quasi fiume e irrigava, sopra il piano di Paganica, «ogni zolla, creando – scrive il nostro autore con bellissimo ossimoro – «la povera ricchezza» dei contadini, quasi tutti piccoli proprietari, lo storico alterna espressioni di pura poesia del particolare con visione più ampia: il suolo fisico diventa metafora del suolo sociale.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Io non so se allora apprezzassi molto quei doni che l’acqua di Capovere, nonché il duro lavoro di quei contadini, offriva ai Paganichesi e al mondo (fagioli, e specialmente mandorle e zafferano, erano molto apprezzati anche fuori e oggetto di incetta all’Aquila e di lontana esportazione da parte di Lombardi e Toscani e Tedeschi). Solo so che quelle sorgenti, che pareva avessero una voce, la voce della terra, quell’acqua che correva da tutte le parti, che docile si prestava ai miei giuochi e lavori e quasi prendeva forma dalle mie mani, costituivano per me attrattiva grandissima. Più tardi, quando cominciai a bazzicare con gli studi storici, eguale attrattiva ebbero per me certi momenti più particolarmente creativi della nostra storia, quando nuove attività, nuovi modi di vivere, nuovi istituti, nuovi pensieri pullulano rapidamente dal suolo sociale…, come l’acqua delle sorgenti di Capovere, vicino a Paganica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Analoga acuta sensibilità, quella di trattare di un grande avvenimento avendo cura di coglierne le conseguenze sulla vita ordinaria delle persone, si potrebbe dire nei piani bassi della storia, lo studioso dimostra allorché rievoca un episodio della sua infanzia, quello relativo a un soldato dell’aquilano sopravvissuto alla sfortunata battaglia di Dogali del gennaio 1887, in cui erano morti ben 500 soldati italiani, episodio che aveva segnato una battuta d’arresto nella appena avviata politica coloniale del nostro Paese e che, vissuta come un disastro nazionale, segnerà una svolta nella politica italiana, aprendo la strada al primo governo di <strong>Francesco Crispi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Grande folla si raccolse una sera d’aprile o di maggio giù alla stazione dell’Aquila (ed io, trascinato da essa, sommerso in essa, ma non insensibile ai sentimenti che la animavano…), in attesa di un reduce e ferito di guerra, di un superstite di Dogali, di uno di quei Cinquecento che erano caduti quasi tutti sul posto di combattimento, dopo aver sparato fino all’ultima cartuccia […]. Infatti, il soldato, che era un fante contadino dell’Aquilano, arrivò a notte avanzata, fra fragore di bande, grida di evviva, luci rossastre di fiaccole. I più fanatici e vicini lo issarono sopra una carrozza e, staccati i cavalli, lo trainarono a braccia su in città, sino all’albergo, sempre acclamando. Poi lo vollero al balcone. E non furono paghi se non quando l’umile eroe, bianco nella sua divisa d’Africa, bianco nel suo viso ancora segnato delle recenti ferite, si presentò al balcone, a salutare e ringraziare con gesti della mano e del capo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbene, questo episodio, all’apparenza di folclore paesano, ci fa capire forse più di un saggio quanta emozione l’avvenimento tragico di <strong>Dogali</strong> aveva suscitato nella provincia italiana e quindi nel paese reale.&nbsp; È l’irruzione, di cui si parlava all’inizio, della grande storia che lascia i suoi segni nella sonnolenta periferia, di cui si parlava. Ma a questo processo dall’alto verso il basso, fa poi subito seguito, nella narrazione di <strong>Volpe</strong>, il processo inverso dal basso verso l’alto, e così il soldatino che torna ferito dall’Africa e che vive per una sera la sua epopea, finisce per essere, nella visione dello storico, il prototipo del contadino del Mezzogiorno,</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Quel contadino povero, affamato di terra, sempre migrante, ora con le sue pecore tra monte e piano, ora con le sue varie capacità (non esclusa l’arte culinaria e l’arte di bene servire a tavola) verso Napoli e Roma, ora col suo badile e la sua zappa verso ogni paese, in ultimo verso l’Etiopia conquistata e da conquistare. Al tempo di quell’impresa, mi dissero che nelle formazioni volontarie andate laggiù, oppure offertesi per andare, c’erano un centinaio di paganichesi […]: cento, sopra 4-5000 che sono gli abitatori di quel Comune, tutti contadini, piccoli proprietari.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma questo legame con la sua terra affidato ai soli ricordi dell’infanzia finisce per affievolirsi, come è nella logica delle cose; ma si ricostituisce su di un altro piano, meno emotivo ma più solido: quello della conoscenza dell’Abruzzo che a Volpe, dal 1895 studente della Scuola Normale di Pisa, verrà da suoi condiscepoli abruzzesi:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Non più solo ricordo di orti e somari, di pecore e sorgenti, ma ben altro…[…] La mia visione dell’Abruzzo, fatta sino allora solo di cose vicine e tangibili, cominciò ad arricchirsi di elementi nuovi e diversi. Fra questi compagni, Edmondo Clerici, teramano, promettente ingegno, morto poi giovane, ma non senza averci prima dato notevoli saggi storico-letterari. Votato all’ammirazione, quasi culto, di Gabriele D’Annunzio, e dannunzianeggiante lui stesso nel parlare e nel gestire, il nostro Edmondo rappresentò fra noi, non senza qualche beffa o ironia nostra, quell’Abruzzo un po’ vero e un po’ affatturato che era l’Abruzzo dannunziano. Così io feci la prima conoscenza dello scrittore abruzzese e del suo Abruzzo.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un debito di riconoscenza <strong>Volpe </strong>lo esprime anche nei confronti del suo professore di storia medievale e moderna, <strong>Amedeo Crivellucci</strong> (1850 – 1914), straordinaria figura di storico che aveva fondato una rivista sulla quale si esercitavano i suoi allievi, e che si stampava in una piccola tipografia impiantata nella sua casa di campagna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Fra l’abruzzese e il marchigiano […], Crivellucci aveva per noi anche un altro nome, «Sciabolone», suggerito, oltre che dalla statura, dal titolo di un suo libro, dedicato ad Il Brigante Sciabolone, capobanda o capomassa – uno dei tanti –&nbsp; che, fra ‘700 e ‘800, capeggiarono nelle nostre città e campagne le resistenze e le insurrezioni popolaresche e contadinesche fra l’Ascolano e l’Aquilano, provincie finitime, contro Francesi e loro alleati nostrani. […] </em>Ne seppe qualcosa anche l’Aquila che i Francesi vollero liberare dalla tirannide borbonica, le masse liberare dai Francesi, di nuovo i Francesi liberare dalle masse.<em>E furono, ora in ultimo, tre giorni di saccheggio e licenza soldatesca. Decine di morti, anche preti e frati. Il convento e la chiesa di San Bernardino invasi, violata la tomba del Santo e rubata la cassa d’argento, pregevole opera d’arte.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Era, questa dolente istoria, abruzzese e italiana, la storia drammatica di due patriottismi: quello antifrancese e conservatore (ma non senza una sua venatura socialmente rivoluzionaria anche esso) dei ceti più alti, del clero e delle masse popolari e contadine, fedeli al Re, alla religione ed al costume avito; e quello dei «patrioti» o «giacobini», alleati coi Francesi, cioè il nuovo patriottismo liberale, il patriottismo, presso a poco, che poi trionfò, quello che noi giovani studenti accettavamo. E io mi ricordai, facendomene qualche vanto con i miei compagni, di un altro Gioacchino Volpe, possidente e medico di Paganica, mio nonno, che avendo partecipato da liberale a moti aquilani attorno al 1840, aveva sofferto il carcere, e di quelle sofferenze era, dopo uscito di là, morto ancor giovane: donde la cospicua pensione di 25 lire annue che mio padre, rimasto orfano a dieci anni, ancora riscuoteva, come “vittima politica”, e seguitò a riscuotere fino a che visse, 1929.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlando dei moti contadineschi, in un punto il nostro raggiunge la vetta suprema dell’ironia: «Ne seppe qualcosa anche L’Aquila, che i Francesi vollero liberare dalla tirannide borbonica, le masse liberare dai Francesi, di nuovo i Francesi liberare dalle masse». C’è da chiedersi chi fossero i veri “liberatori” e chi fossero i veri “tiranni”, e soprattutto che fine hanno fatto le masse, che rimangono “popolari”. È una domanda che ci facciamo da più di duecento anni, noi meridionali. Dedicheremo al tema un altro convegno. Ironia a parte, un breve commento merita poi la vicenda nella quale fu coinvolto il nonno dello storico, notizia che a <strong>Volpe</strong> perviene da una tramandata memoria familiare e che egli colloca, con approssimazione, attorno al 1840, come abbiamo letto. L’episodio trova un preciso riscontro presso l’Archivio dell’Aquila in un fascicolo relativo ai cosiddetti «Fatti di Paganica». Si trattò di una sorta di faida civile tra opposte fazioni politiche (una filoborbonica, l’altra repubblicana, che potremmo meglio definire tardo-carbonara), una vicenda assai composita, in cui, come spesso accadeva nelle nostre comunità chiuse, alla contrapposizione politica si aggiunsero motivi di risentimento personale e familiare, e che si concluse senza spargimento di sangue alla fine di luglio del 1849, quando un distaccamento militare, ristabilito l’ordine, traeva in arresto alcuni presunti liberali e repubblicani, tra cui il nonno dello storico: tutti accusati di far parte di una congiura finalizzata a sovvertire l’ordine costituito. Il processo che ne seguì, e che vide alla fine ben 62 imputati, non tutti paganichesi, si concluse, nel 1851, con dure condanne: 19 in tutto, tra cui quella, a un solo anno di reclusione, di Gioacchino Volpe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ciò che colpisce in questa vicenda è la presenza tra gli imputati – ben i due terzi – di persone appartenenti alle classi popolari (artigiani e braccianti), nonostante la delusione che avevano subito nella precedente rivolta antiborbonica dell’Aquila di qualche anno prima (1841), che aveva visto protagonisti una parte del patriziato aquilano e un numero cospicuo di artigiani e che era fallita, oltre che a motivo della inadeguata direzione politica, per la complicità con il potere costituito di una certa borghesia cittadina, mercantile e burocratica, quella stessa borghesia trasformistica meridionale che poi passerà disinvoltamente dai Borboni ai Savoia.&nbsp; Ebbene, nonostante ciò, si ha l’impressione che a <strong>Paganica</strong>, tra il 1848-49, il ‘popolo’ di Mazzini, pur tra limiti e contraddizioni, abbia risposto all’appello. Per tornare a <strong>Volpe</strong>, dopo la laurea a Pisa, una collaborazione a Napoli alla redazione del quotidiano <em>“Il Mattino”</em> guidato da suo cugino <strong>Edoardo Scarfoglio</strong>, il perfezionamento all’Istituto di Studi Superiori di Firenze e un breve incarico di professore in Abruzzo, a Città S. Angelo, nel 1905 vince il concorso per la cattedra di storia moderna bandito dall’<strong>Accademia scientifico-letteraria </strong>di <strong>Milano</strong>, dove prenderà servizio come straordinario nel febbraio del 1906. A Milano resterà per vent’anni. Nel 1925 si trasferisce a <strong>Roma </strong>nella nuova Facoltà di Scienze Politiche per insegnarvi “Storia della politica moderna”, e dal 1936 “Storia moderna”. Si riavvicinerà, insomma, al suo Abruzzo e alla sua <strong>Paganica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Venti anni di Milano. Grande città, operosa, ricca, generosa città, sempre la prima a dare, quando si tratta di dare. Io personalmente, poi, non dimentico che lì sono nati i più dei miei figlioli, lì ho maturato molti miei lavori, lì ebbi molti scolari con cui sono rimasto sempre legato di affettuosa amicizia […] Eppure io, abruzzese, montanaro, «terrone», stentai non poco ad acclimatarmi: come stenta ad attecchire e crescere un alberello trapiantato in terreno non suo. Strapaese in Stracittà. Ci fu sempre, fra me e la grande Milano, come un tenue diaframma, fatto di nulla, ma pur fatto di qualche cosa: lo stesso diaframma che un uomo del Nord poteva avvertire scendendo al Sud. Ecco qui. […] Così, un po’ per volta, con lenta marcia di avvicinamento, fattasi più sollecita con la guerra, io tornai idealmente verso l’Abruzzo o esso tornò verso di me. E ora, primavera del 1920, vivido io di ricordi d’infanzia, legatomi nel frattempo con tanti abruzzesi espatriati, infarinato di storia d’Abruzzo, sospinto dal desiderio d’Abruzzo che gli anni avevano risvegliato in me; ora eccomi all’Aquila e, dopo un paio di giorni aquilani, incamminato, con la mia donna, verso Paganica. […] Davanti a noi, in alto, in basso, attorno, aspre nevose e fredde montagne, e pendici di nuda roccia rossastra: ma anche, un piano tenerissimo di verde, qua e là luccicante di acque; e su quelle rocce stesse, tutta una fiorita di mandorli bianco e rosa, che davano un senso come di tepore primaverile. […]. Tutto si vedeva nitidamente, in quel mattino sereno. Giunti al piano,[…] C’era lì Tempera, con i suoi mulini, con la Vera che vi corre in mezzo placida, limpida, profonda; c’era il sentiero, tutto pioppi e salici, che, risalendo per breve tratto il torrentello, quasi fiume, giunge a Capovere. Ed ecco il professor Volpe lungo disteso sulla polla più grande, liberato da tutte le sue istorie e ridiventato creatura elementare, a bere, bere, bere, come un bimbo ingordo e affamato che si attacca di furia al capezzolo materno. E poi, subito dopo, Paganica.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulle prime il paese e il suo figlio tornato dopo trent’anni non si riconoscono, e quasi si annusano: ecco la piazzetta di Pietralata, ecco la piazza maggiore con al centro la fontana che <strong>Gioacchino</strong> bambino vedeva sempre affollata di donne che andavano a riempire le conche di rame lucide, ecco la grande Villa del Duca col suo grande giardino, ecco il Municipio dove lui, sempre presente quando suo padre, in funzione di sindaco, celebrava i matrimoni, riceveva il rituale cartoccio di confetti…ma poi il contatto sarà più forte.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Cominciò poi qualche più vivo contatto con le persone. […] Ecco donna Concettina, ecco donna Amalia, ecco Aghituccia, donna del popolo, che una volta sfaccendava sempre in casa nostra e parlava, scriveva un suo linguaggio immaginoso e poetico. E questo è Luigi, sì, Luigi, il contadino bracciante che, unico, era venuto a salutarci alla stazione, trenta anni prima, ora vecchio, tremulo, ma con gli occhi che gli ridevano. E poi Giustinello, fratello di Luigi; Giustinello, il ciabattino della contrada di Pietralata, il primo e maggiore amico della mia infanzia, da cui avevo imparato tante cose, come si prepara la suola, come si impecia lo spago, come si affila un coltello, ma specialmente questa: come si fa il presepe, un presepe con le sue montagne piene di neve, con le sue acque a cascata, i suoi pastori e le sue pecore, i suoi asini carichi di doni: insomma, un presepe…fatto ad immagine dell’Abruzzo. […] Così mi rituffai per qualche giorno a Paganica, ripresi dimestichezza</em> <em>con quelle</em> <em>strade, stradette, sentieri, con quei campi, con quei rivi, con quelle sorgenti. E mi parve di ridiventar paganichese. Durò pochi giorni. Ma dopo di allora, quasi ogni anno sono tornato a Paganica. Anche perché ormai non c’era più, fra me ed essa, la grande distanza di prima. Da Milano il ministro Gentile mi volle nel 1925 a Roma, per la Facoltà che intendeva fondare. E fu per me quasi un rimpatrio.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non solo Paganica, ma l’Abruzzo in generale sarà la meta ambita dei suoi giorni di riposo o di ricerca della giusta concentrazione:</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Volevo, dopo aver praticato nella mia vita ogni sport, ciclismo e podismo, nuoto e remo, corsa e palestra, lotta e braccio di ferro; volevo prima di invecchiare, veder come è fatto lo sci, che cosa è una volata in slitta, giù per un ripido pendio nevoso? Ed eccomi con i miei figli più grandi Giovanni, Edoarda, Arrigo, a Roccaraso, dove “zi’ moneca” (una «monaca di casa») teneva una specie di alberghetto familiare.&nbsp; Volevo isolarmi dal mondo per lavorare in pace, per finire o avviare un lavoro? C’era Pescasseroli, nell’alta Marsica, fra grandi boschi. […] Volevo riposare una due tre settimane? C’era Francavilla a mare, che consentiva rapide corse alle piccole città dell’Abruzzo adriatico, poco noto a me.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oppure, c’era il Vasto, non la città ma la località sulle pendici del Gran Sasso, sopra Assergi (abbiamo tanto parlato di Paganica, adesso nominiamo il mio paese). Ed è al ricordo di una di queste gite al Vasto insieme ai suoi figli che Volpe, con quell’autoironia che mai lo abbandona, affida un suo vecchio dubbio sulla sua vocazione di storico. Ma noi che leggiamo queste pagine non abbiamo dubbi sulla sua vocazione: <strong>Gioacchino Volpe</strong> fu un intellettuale con la stoffa del contadino. Per lui il legame con la piccola patria (l’Abruzzo e Paganica), per quanto forte, fu, come si coglie in queste stesse pagine, premessa del rapporto con la patria più grande, quell’Italia che seppe raccontare perché non smise mai di amare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che si poteva, che si doveva fare lì, al Vasto? Starsene lunghi distesi, ore e ore, al margine di quel piano erboso, sotto grandi alberi di noce. Assistere alla pesca delle trote destinate alla mensa, in certi minuscoli laghetti. Andare di primo mattino alla ricerca di acqua sorgiva e abbeverarsene. Conversare con gli animali. Trovai lì, vicino al casale, la mattina appresso, un asinello da latte che se ne stava poco distante dalla sua mamma: arrivato lì, un passo dopo l’altro, da qualche vicino casale. Appena mi vide, si staccò dalla madre, si avvicinò a me, come ad un amico di famiglia, mi si strofinò addosso, mi cercò le mani, prese in bocca un pezzetto di pane, lo mangiò con qualche stento, ma con gusto crescente […]. Poi, alzò il capo, tese il collo, modulò, con molte note false, un suo canto o raglio. La scena si ripeté i giorni appresso. […] Così passai giorni lieti, fino a che spuntò quello di partenza. Ci avviammo giù per la valle: io col mio zaino in spalla, aprivo la marcia, a qualche distanza dagli altri. Ma dopo mezz’ora, ecco, dietro di me, uno scalpitio rapido e lieve. Mi volto…Era il mio asinello che mi cercava. Voleva venire con me? Rimproverare me di non averlo salutato alla partenza? Ci volle del bello e del buono, grida e mani levate in alto a minaccia, perché l’asinello tornasse indietro. Quel giorno, tornò ad affacciarsi in me un dubbio antico: se, per avventura io non fossi nato con la vocazione del contadino abruzzese, anzi paganichese, almeno come esso era allora, sempre vicino alla terra, alla pecora, all’asino, al maiale, piuttosto che con la vocazione del raccontatore di storie.</em><br>C’è una frase, tratta da <em>Lettere dall’Italia perduta</em>, edite nel 2006 da Sellerio a cura di <strong>Giovanni Belardelli</strong>, con la quale mi piace concludere questa piccola antologia, che <strong>Volpe</strong> scrive al figlio <strong>Giovanni </strong>(Nanni) in una lettera del luglio del ‘45, a guerra appena finita, che ben sintetizza la qualità del rapporto che lo legava alla sua terra: «<em>Caro Nanni, torno dal mio natio Abruzzo, dalla mia più che natia Paganica, sostanza della mia carne</em>». Non c’è nulla da aggiungere.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Giuseppe Lalli</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/12/17/laquila-convegno-gioacchino-volpe-nellitalia-repubblicana/">L&#8217;Aquila, Convegno &#8220;Gioacchino Volpe nell&#8217;Italia repubblicana&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cultura. Capitale italiana, 16 città in gara per il titolo 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Sep 2023 16:48:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 16 i dossier delle città e delle Unioni di Comuni candidati per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026 pervenuti al Ministero della Cultura entro il&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/09/28/cultura-capitale-italiana-16-citta-in-gara-per-il-titolo-2026/">Cultura. Capitale italiana, 16 città in gara per il titolo 2026</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono 16 i dossier delle città e delle Unioni di Comuni candidati per il titolo di Capitale italiana della Cultura 2026 pervenuti al Ministero della Cultura entro il termine previsto del 27 settembre 2023. Di seguito l&#8217;elenco delle città, con il titolo del progetto, che hanno presentato la domanda: </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Agnone (Isernia), &#8220;Agnone 2026: Fuoco, dentro. Margine al centro&#8221; 2. Alba (Cuneo), &#8220;Vivere è cominciare. Langhe e Roero, un&#8217;altra storia&#8221; 3. Bernalda (Matera), &#8220;Ascolto. Mondo, Conoscenza e Mistero&#8221; 4. Cosenza, &#8220;Dai Sogni ai Segni&#8221; 5. Gaeta (Latina), &#8220;Blu, il Clima della Cultura&#8221; 6. L&#8217;Aquila, &#8220;L&#8217;Aquila Città Multiverso&#8221; 7. Latina, &#8220;Latina bonum facere&#8221; 8. Lucca, &#8220;Lucca 2026. Abitare la cultura&#8221; 9. Lucera (Foggia), &#8220;Lucera 2026: Crocevia di Popoli e Culture&#8221; 10. Maratea (Potenza), &#8220;Maratea 2026. Il futuro parte da un viaggio millenario&#8221;.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E ancora: <strong>11. Marcellinara (Catanzaro), &#8220;L&#8217;Incontro nel punto più stretto d&#8217;Italia&#8221; 12. Rimini, &#8220;Vieni oltre. Il futuro qui e ora&#8221; 13. Treviso, &#8220;I Sensi della Cultura&#8221; 14. Unione dei Comuni Terre dell&#8217;Olio e del Sagrantino (Perugia), &#8220;CulturaXBenessere&#8221; 15. Unione dei Comuni Valdichiana Senese (Siena), &#8220;Valdichiana 2026, seme d&#8217;Italia&#8221; 16. Unione Montana dei Comuni della Valtiberina Toscana (Arezzo), &#8220;Il Cantico delle Culture&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"> Le domande, che contengono il progetto culturale della durata di un anno, il dettaglio del cronoprogramma e delle singole attività previste oltre che la valutazione di sostenibilità economico-finanziaria, saranno valutati da una Giuria di esperti che le esaminerà e selezionerà un massimo di dieci finaliste entro il 15 dicembre 2023. Tutte le città finaliste verranno convocate per le audizioni pubbliche, che dovranno svolgersi entro il 14 marzo 2024. In quel momento ogni candidata avrà la possibilità di presentazione e approfondire il proprio progetto alla Giuria. La proclamazione della Capitale italiana della Cultura si terrà entro il 29 marzo 2024. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La vincitrice riceverà un contributo finanziario di un milione di euro per realizzare gli obiettivi previsti dal progetto di candidatura, trasformare le idee in un programma di azione e mettere in mostra, nel periodo di un anno, la propria ricchezza culturale e le potenzialità di sviluppo ad essa connesse.</p>
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		<title>Cultura. Celestino, il Santo del perdono e della bellezza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jun 2023 05:36:36 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prende spunto dalla guida storico artistica del Nunzio Apostolico Orlando Antonini, narrante la bellezza di “Santa Maria di Collemaggio – Tempio del Perdono” (One Group Edizioni), la tavola&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/06/18/cultura-celestino-il-santo-del-perdono-e-della-bellezza/">Cultura. Celestino, il Santo del perdono e della bellezza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Prende spunto dalla guida storico artistica del Nunzio Apostolico <strong>Orlando Antonini</strong>, narrante la bellezza di<strong> “Santa Maria di Collemaggio – Tempio del Perdono</strong>” (One Group Edizioni), la tavola rotonda che si terrà all’Aquila, al Palazzetto dei Nobili, il 20 giugno alle ore 18:00.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tributo alla figura di <strong>Celestino V come promotore di arte e di artisti</strong>. Un aspetto del Santo che si ritrova nella sua grande opera della Basilica, da Lui scelta sia come sede della sua incoronazione pontificia e sia come luogo della Perdonanza, <strong>primo Giubileo della storia della Cristianità</strong>, proclamato all’atto dell’incoronazione e istituito la Bolla del 29 settembre 1294. Da allora, ogni anno all’Aquila si celebra, dal vespro del 28 agosto a quello del 29, la Perdonanza Celestiniana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ad aprire la tavola rotonda sarà il <strong>Cardinale Arcivescovo Metropolita dall’Aquila, Giuseppe</strong> <strong>Petrocchi</strong>,con un intervento di approfondimento sui valori portanti della bellezza della Basilica che si ritrovano ampiamente descritti nell’opera di <strong>Antonini</strong> che, in quanto da insigne studioso di architettura religiosa della città, traccia le complesse vicende della sua evoluzione costruttiva di ben otto secoli. Con particolari e dati aggiornati ad oggi, e con la meticolosità dello studioso, di fatto nella sua pubblicazione tratta temi architettonici, artistici, storici e del sacro edificio fino ad oggi. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà poi lo stesso Nunzio, mons.<strong> Orlando Antonini</strong>, a mettere in evidenza un altro tratto della grandiosa personalità di <strong>Celestino come cultore di quell’arte e di quella bellezza che risplendono nella maestosa Basilica di Collemaggio per mano degli artisti di quel tempo</strong> che, chiamati a realizzare il sacro edificio, videro così riconosciuta e valorizzata la loro arte…</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri interventi andranno a diversificare e a caratterizzare l’incontro con i loro contenuti: <strong>Barbara Frale</strong>, storica e Paleografa presso l’Archivio Apostolico Vaticano, <strong>Stefania di Carlo</strong>, docente di Storia Antica e Medioevale presso l’ISSR “Fides et Ratio” dell’Aquila, <strong>Francesca Pompa</strong>, presidente One Group Edizioni della One Group Marketing e Comunicazione. Moderatore dell’incontro il giornalista <strong>Giustino Parisse</strong>.</p>
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		<title>Sociale. All&#8217;Aquila fiaccolata contro violenza operatori sanitari</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 May 2023 18:47:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mercoledì 3 maggio si terrà a L&#8217;Aquila una fiaccolata che intende sensibilizzare contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari. La manifestazione sarà condotta in analogia&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/02/sociale-allaquila-fiaccolata-contro-violenza-operatori-sanitari/">Sociale. All&#8217;Aquila fiaccolata contro violenza operatori sanitari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Mercoledì 3 maggio si terrà a L&#8217;Aquila una fiaccolata che intende sensibilizzare <strong>contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e socio-sanitari.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione sarà condotta in analogia a quanto avverrà in molte città italiane, per ricordare la Collega <strong>Barbara Capovani</strong>, psichiatra barbaramente uccisa a Pisa il 21 aprile us a fine del proprio turno di lavoro. La fiaccolata aquilana si svolgerà contemporaneamente a quella di Pisa in segno di vicinanza ai Colleghi ed ai familiari di Barbara e nelle città di Agrigento, Bari, Bologna, Bolzano, Cagliari, Catania, Genova, Messina, Milano, Napoli, Palermo, Perugia, Ragusa, Roma, San Benedetto del Tronto, Siracusa, Teramo, Torino. Nell&#8217;occasione il Centro di Salute Mentale di Campobasso sarà aperto dalle ore 20 alle ore 24.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli organizzatori tutti ed i partecipanti si stringono al dolore dei familiari e dei Colleghi della Dottoressa Capovani, ricordando nel contempo tutti gli operatori sanitari e socio-sanitari che hanno avuto lo stesso crudele destino. Non ci abitueremo mai a fatti del genere che continuiamo a condannare senza se e senza ma.&nbsp;L&#8217;auspicio condiviso è che non ci siano più esitenze straordinarie spezzate nel corso del loro cammino professionale, personale, familiare e sociale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La manifestazione è sostenuta in primo luogo dalla Società Italiana di Psichiatria, SIP, con la sezione abruzzese-molisana della Società Italiana di Psichiatria, SIPSAM, e dal Dipartimento di Salute Mentale della ASL 1 – Regione Abruzzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Hanno aderito:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; l&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della Provincia di L&#8217;Aquila;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; l&#8217;Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; l&#8217;Ordine delle Professioni Infermieristiche della Provincia L&#8217;Aquila, OPIAQ;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; la Commissione d&#8217;Albo dei Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica e l&#8217;Ordine dei Tecnici Sanitari di Radiologia Medica, delle Professioni Sanitarie Tecniche, della Riabilitazione e della Prevenzione (TSRM PSTRP) d&#8217;Abruzzo;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; l&#8217;Associazione Italiana Tecnici della Riabilitazione Psichiatrica, A.I.Te.R.P.;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; la Società Italiana di Riabilitazione Psicosociale, SIRP, con la sua sezione abruzzese;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; il Corso di Laurea in Tecnica della Riabilitazione Psichiatrica, Università dell&#8217;Aquila;</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8211; il Corso di Laurea in Infermieristica, Università dell&#8217;Aquila.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/02/sociale-allaquila-fiaccolata-contro-violenza-operatori-sanitari/">Sociale. All&#8217;Aquila fiaccolata contro violenza operatori sanitari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cultura. Addio a Raffaele Colapietra, storico e studioso aquilano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2023 08:36:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>È morto nella sua casa all&#8217;Aquila Raffaele Colapietra, storico e studioso aquilano. I funerali si terranno presso la chiesa di San Silvestro domani, venerdì 28 aprile, alle ore&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/04/27/cultura-addio-a-raffaele-colapietra-storico-e-studioso-aquilano/">Cultura. Addio a Raffaele Colapietra, storico e studioso aquilano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">È morto nella sua casa all&#8217;Aquila<strong> Raffaele Colapietra</strong>, storico e studioso aquilano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I funerali si terranno presso la <strong>chiesa di San Silvestro</strong> domani, venerdì 28 aprile, alle ore 15,30. Sarà allestita la <strong>Camera Ardente presso la Sala Spagnoli del Consiglio regionale</strong>, dalle ore 10 e fino alle 14 dello stesso giorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il cordoglio del presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">“Con la scomparsa di Raffaele Colapietra l’Abruzzo, e in particolare la città dell’Aquila, perde uno studioso e uno storico che con le sue numerose pubblicazioni ha tracciato un percorso di memoria. A nome personale e dell’intera giunta regionale porgo il cordoglio per questa perdita”. Lo ha dichiarato il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La nota della Sopritendenza&nbsp;&nbsp;</strong></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph">Il Soprintendente Cristina Collettini e il personale tutto delle Soprintendenze Archeologia Belle Arti e Paesaggio &nbsp;per le provincie L’Aquila – Teramo e Chieti – Pescara esprimono il più vivo cordoglio per la scomparsa del Prof. Raffaele Colapietra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;E’ stato uno studioso appassionato ed entusiasta, mente lucida e brillante; vera memoria storica della città dell’Aquila, del suo territorio e dell’intero Abruzzo. Il suo lavoro di storico non ha avuto confini lasciandoci un corpus di opere importanti che sono ancora oggi punto di riferimento per molti studiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi se ne va un intellettuale e una mente critica ma il suo impegno sarà la nostra eredità, i suoi studi e le sue ricerche sono  e saranno un punto di riferimento anche per il nostro lavoro&#8221;.</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.rete8.it/cronaca/123previsioni-meteo-abruzzo-giovedi-27-aprile/"></a>Questa la sua biografia e bibliografia riportata sul sito web della <strong>Deputazione di Storia Patria Abruzzo:</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Raffaele Colapietra</strong> è nato all’Aquila nel 1931, si è laureato a Roma nel 1952 con una tesi in Letteratura italiana, relatore Natalino Sapegno, sulla prosa di Galilei che gli è valsa l’ottenimento di una una borsa di studio presso l’Istituto italiano per gli studi storici fondato a Napoli da Benedetto Croce per il successivo anno accademico.<br>Ha insegnato come titolare di materie letterarie nella scuola media inferiore dal 1956 al 1966 a Torre Annnunziata, Portici e Roma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Libero docente in Storia del Risorgimento nel 1965 ha insegnato Storia dei partiti e movimenti politici nella facoltà di Magistero di Messina e dal 1969 al 1990 prima la medesima materia e subito dopo, ed a lungo, Storia moderna nella facoltà di Magistero di Salerno, tornando nel frattempo a insegnare Storia dei partiti e movimenti politici per supplenze biennali nelle facoltà di Scienze politiche di Catania e Teramo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1990 si è volontariamente dimesso dall’università e, in quiescenza, si è ritirato a vita privata, senza aver fatto parte né prima né in seguito di alcuna società o accademia se non della Deputazione abruzzese di Storia patria in qualità di socio e poi di deputato, rispettivamente dal 1966 e dal 1973.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’anno 2004, nella ricorrenza della nascita della sua defunta madre, Enzo Fimiani ed Errico Centofanti hanno curato&nbsp;<em>Raffaele Colapietra l’uomo lo studioso il cittadino</em>&nbsp;(L’Aquila, 2004) da cui si ricava l’essenziale per intendere ciò che precede, arricchito da una bibliografia di 1336 voci complessive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ambito nazionale vanno segnalate le seguenti opere maggiormente significative:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>Leonida Bissolati</em>&nbsp;(Milano, 1958),</li>



<li><em>Il Novantotto. La crisi politica di fine secolo 1896-1900</em>&nbsp;(Milano-Roma, 1959),</li>



<li><em>Vita pubblica e classi sociali nel Viceregno napoletano 1656-1734</em>&nbsp;(Roma, 1961),</li>



<li><em>Napoli tra dopoguerra e fascismo</em>&nbsp;(Milano 1962),</li>



<li><em>La Chiesa tra Lamennais e Metternich. Il pontificato di Leone XII</em>&nbsp;(Brescia, 1963),</li>



<li><em>La formazione diplomatica di Leone XII&nbsp;</em>(Roma, 1965),</li>



<li><em>Felice Cavallotti e la democrazia radicale in Italia</em>&nbsp;(Brescia, 1966),</li>



<li><em>Benedetto Croce e la politica italiana</em>, voll. 2 (Bari Santo Spirito, 1969 e 1970),</li>



<li><em>La lotta politica in Italia dalla liberazione di Roma alla Costituente</em>&nbsp;(Bologna, 1969),</li>



<li><em>La dogana di Foggia: storia di un problema economico</em>&nbsp;(Bari Santo Spirito, 1972),</li>



<li><em>Problemi monetari negli scrittori napoletani del Seicento</em>&nbsp;(Roma, 1973),</li>



<li><em>Storia del Parlamento italiano,&nbsp;</em>voll. VIII e IX (Palermo, 1975 e 1976),</li>



<li><em>1915-1945. Trent’anni di vita politica nel Molise</em>&nbsp;(Campobasso, 1975),</li>



<li><em>La Capitanata nel periodo fascista 1926-1943&nbsp;</em>(Foggia, 1978),</li>



<li><em>L’amabile fierezza di Francesco d’Andrea. Il Seicento napoletano nel carteggio con Gian Andrea Doria</em>&nbsp;(Milano, 1981),</li>



<li><em>I Sanseverino di Salerno. Mito e realtà del barone ribelle</em>&nbsp;(Salerno, 1985),</li>



<li><em>Errico De Marinis: dalla sociologia alla politica</em>&nbsp;(Salerno, 1994),</li>



<li><em>Baronaggio, umanesimo e territorio nel Rinascimento meridionale&nbsp;</em>(Napoli, 1999).</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">In ambito regionale abruzzese vanno segnalate le seguenti opere maggiormente significative:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><em>La Cassa di Risparmio dell’Aquila 1859-1960</em>&nbsp;(Napoli, 1973, rist. L’Aquila, 2010),</li>



<li><em>Fucino ieri 1878-1978,</em>(Avezzano, 1978, rist. 1989),</li>



<li><em>L’Aquila dell’Antinori. Strutture sociali ed urbane della città nel Sei e Settecento</em>, voll. 2 (L’Aquila, 1978, rist. 2002),</li>



<li><em>Pescara 1860-1960</em>&nbsp;(Pescara, 1980),</li>



<li><em>Spiritualità coscienza civile e mentalità collettiva nella storia dell’Aquila</em>&nbsp;(L’Aquila, 1984, rist. Lanciano 2009),</li>



<li><em>Gli Aquilani d’antico regime davanti alla morte 1535-1780&nbsp;</em>(Roma, 1986),</li>



<li><em>Palazzi storici e piazze d’Abruzzo</em>&nbsp;(Cerchio, 1995),</li>



<li><em>Per una rilettura socio-antropologica dell’Abruzzo giacobino e sanfedista</em>&nbsp;(Napoli, 1995),</li>



<li><em>Mario Chini l’opera, l’autobiografia, il carteggio</em>&nbsp;(Messina, 2006),</li>



<li><em>C’è modo e modo di essere aquilano</em>, voll. 2 (Salerno, 2006),</li>



<li><em>Antonio Panella e la cultura storica toscana del Novecento</em>&nbsp;(Messina, 2010).</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/04/27/cultura-addio-a-raffaele-colapietra-storico-e-studioso-aquilano/">Cultura. Addio a Raffaele Colapietra, storico e studioso aquilano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>A New York muore Mario Fratti, tra i più grandi drammaturghi al mondo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/04/15/a-new-york-muore-mario-fratti-tra-i-piu-grandi-drammaturghi-al-mondo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Apr 2023 19:18:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[drammaturgo]]></category>
		<category><![CDATA[goffredo palmerini]]></category>
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		<category><![CDATA[Mario Fratti]]></category>
		<category><![CDATA[morte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Stamattina alle 9 e un quarto (le 3:15 a New York) per telefono mi giunge la notizia della morte di Mario Fratti, avvenuta qualche minuto prima nella sua&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/04/15/a-new-york-muore-mario-fratti-tra-i-piu-grandi-drammaturghi-al-mondo/">A New York muore Mario Fratti, tra i più grandi drammaturghi al mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Stamattina alle 9 e un quarto (le 3:15 a New York) per telefono mi giunge la notizia della morte di <strong>Mario Fratti</strong>, avvenuta qualche minuto prima nella sua casa sulla 55^ strada a Manhattan, a pochi passi da Broadway. Sua figlia <strong>Valentina</strong>, che l’ha assistito amorevolmente, mi ha informato della dipartita, pregandomi di attendere a darne notizia, fino al suo assenso arrivato due ore fa. Scrivo con commozione queste annotazioni su <strong>Mario Fratti</strong>, amico fraterno con il quale tra noi scompariva la differenza di età (avrebbe compiuto 96 anni il prossimo 5 luglio), per la freschezza del suo entusiasmo giovanile, della sua gioia di vivere, della straordinaria sensibilità e curiosità culturale. Ero stato da lui per una settimana nell’ottobre dello scorso anno, ospite a casa sua come tante altre volte, dopo tre anni di pandemia. Avevamo parlato di tante cose, soprattutto era curioso di avere notizie della sua città natale, <strong>L’Aquila</strong>, che tanto ha amato. Le difficoltà di deambulazione non avevano incrinato il suo morale, manteneva l’indole forte che ha sempre avuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli ricordavo sempre che aveva garanzia di vivere in buona salute almeno fino a 99 anni. Lui stesso mi aveva raccontato che era andato in Russia, a San Pietroburgo, dove rappresentavano una delle sue opere, una quarantina di anni fa. Mentre girava per la bella città, in una piazza fu avvicinato da una donna che gli chiese se poteva leggergli la mano. Anziché scostarla, come di solito si fa, con la sua vivace curiosità le stese la mano. La zingara, “leggendo” le pieghe sul palmo della mano, interpretò che avrebbe vissuto a lungo e in buona salute fino a 99 anni. Mario restò sorpreso di quella buona previsione di vita e anche della singolarità del numero degli anni, per lui aquilano il 99 è numero fortunato, legato alla tradizione della città. Quando mi raccontò questo fatto aggiunse: “Quella donna fu molto contenta, si sorprese che le avevo dato una buona mancia in rubli. Ma se la meritava!”</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mario Fratti</strong> è stato un punto di riferimento nella vita culturale di <strong>New York</strong>, dove tutti lo conoscono per nome. L’ha frequentata intensamente fino all’arrivo della pandemia, che è stato esiziale per lui, abituato a frequentare teatri e circoli culturali, costringendolo invece in casa per quasi tre anni e privandogli l’attività di critico teatrale e di assiduo operatore culturale in tante importanti associazioni di cui era figura di spicco. Mario ricordava sempre con molto piacere la festa a sorpresa che nel 2007 gli organizzò il <strong>Comune dell’Aquila</strong> insieme al <strong>Teatro Stabile Abruzzese</strong> per i suoi 80 anni e quella che il <strong>Consiglio Regionale</strong> gli tributò per i suoi 90 anni. Erano stati due eventi che considerava autentici privilegi e che aveva apprezzato più d’ogni altro riconoscimento, egli che ne ha avuti in gran copia in tutto il mondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mario Fratti</strong> era nato a <strong>L’Aquila</strong> il 5 luglio 1927. Drammaturgo, scrittore e critico, è stato tra gli autori di teatro più famosi al mondo. La sua produzione supera le 100 opere. Negli Stati Uniti, sin dal suo arrivo a <strong>New York</strong> nel 1963, venne accolto con favore dalla critica. Il suo stile, perfettamente compatibile con l’indole americana, è alieno dalle ridondanze, dalle metafore e dalle sfumature tipiche del teatro europeo. La completa padronanza della lingua inglese (si era laureato in lingua e letteratura inglese alla Ca’ Foscari di Venezia) e la conoscenza profonda della letteratura americana erano stati essenziali per l’ambientamento nel mondo culturale della Grande Mela. A New York fu subito chiamato ad insegnare nella prestigiosa <strong>Columbia University</strong>, poi all’<strong>Hunter</strong> <strong>College</strong>, dove ha tenuto la docenza fino al 1994.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Legata al caso la circostanza che lo portò negli Stati Uniti. Nel 1962 aveva presentato al Festival di Spoleto il suo atto unico “Suicidio”. Piacque <strong>a Lee Strasberg</strong>, che lo invitò a rappresentarlo all’Actor’s Studio di New York. In quella fucina delle avanguardie teatrali fu un vero successo. Poi ne seguirono tanti altri di successi. Le sue opere, tradotte in 21 lingue, sono state rappresentate in 600 teatri di tutto il mondo. Dall’America all’Europa, dalla Russia al Giappone, dal Brasile alla Cina, dal Canada all’Australia. Esse si connotano per l’immediatezza della scrittura teatrale, asciutta e tagliente come la denuncia politica e sociale senza veli che vi si trasfonde.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Fratti </strong>ha scritto drammi, commedie, un romanzo e un libro di poesie. Ma anche un musical. <em><strong>Nine</strong></em>, tratto da una sua commedia scritta nel 1981 e liberamente ispirata dal film 8½ di Federico Fellini, è diventata un musical di successo di pubblico e di critica, con oltre duemila repliche. L’ultimo revival, con Antonio Banderas interprete, è rimasto per molti mesi in cartellone al teatro Eugene O’ Neil, a Broadway. Negli Stati Uniti ci sono state 36 produzioni di <em>Nine</em>; una a Londra, una a Parigi ed una a Tokyo. Molti i riconoscimenti all’autore teatrale, fanno un elenco lunghissimo. Si citano tra gli altri il premio Selezione O’ Neil, il Richard Rogers, l’Outer Critics, l’Heritage and Culture, l’Otto Drama Desk Awards e ben sette “<strong>Tony Award</strong>”, che per il teatro sono come gli Oscar per il cinema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbero scrivere tante altre cose per ricordare <strong>Mario Fratti</strong>. Il 23 aprile 2016, dopo che con il poeta <strong>Joseph Tusiani</strong> avevano festeggiato qualcosa con il grande poeta italoamericano d’origine pugliese, nato a San Marco in Lamis, si erano reciprocamente dedicati una poesia. Mario mi mandò le foto di quella festicciola e i testi delle poesie. Me le affidò, chiedendomi di pubblicarle quando loro due, Tusiani e Fratti, non ci sarebbero stati più. Chiudo questo ricordo di Mario Fratti rispettando proprio quel suo desiderio.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Mario Fratti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Mario, ti chiedo qual mai raggio vivo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>circonferenza a centro ancor congiunga,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>che’ quasi con intuito giulivo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>sai misurare l’ora breve e lunga,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>tu che in tal modo cogli istante ed anno,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>ritmo di tempo e risonanza eterna.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Io sento e tu fotografi l’affanno</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Che dalle umane menti si squaderna;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>tu numeri le lagrime ch’io tergo,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>io curo le ferite che tu conti;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>io di mia fede mi fo salvo usbergo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>e tu fra bene e male innalzi ponti.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Forse ci unisce quello che non siamo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>e vorremmo essere: il perfetto Adamo</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Joseph Tusiani</strong></p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Joseph Tusiani</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Nella giungla di New York</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>un nido di poesia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Gli dico:</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Se Dio esiste,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>al mio tramonto, mi accetterà,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>perché amo ed aiuto il prossimo</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>come Lui comanda”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Sorride.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Accetta.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Lui ha fede.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Ha una storia miracolosa.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>I primi vent’anni,</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>solo con la sua santa Madre, in Italia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’angosciato genitore tentava la difficile</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>avventura Americana.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dopo vent’anni di duro lavoro</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>invito in America.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Affetto e tenerezza;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>nasce il fratellino.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal cuore di Joseph Tusiani</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>sgorgano fiumi di sofferte poesie.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>Dal dolore nasce bellezza.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><em>L’eternità della sua poesia.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Mario Fratti</strong></p>
</blockquote>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong><em>Goffredo Palmerini</em></strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/04/15/a-new-york-muore-mario-fratti-tra-i-piu-grandi-drammaturghi-al-mondo/">A New York muore Mario Fratti, tra i più grandi drammaturghi al mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Rugby L’Aquila. Domenica al Fattori sfida contro la Us Roma</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/02/10/rugby-laquila-domenica-al-fattori-sfida-contro-la-us-roma/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Feb 2023 17:23:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Rugby]]></category>
		<category><![CDATA[Sport]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Domenica sarà a L&#8217;Aquila un&#8217;altra grande giornata di sport: il rugby e lo stadio Fattori tornano sempre di più ad essere il punto di riferimento per tutti gli&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Domenica sarà a L&#8217;Aquila un&#8217;altra grande giornata di sport: il rugby e lo stadio Fattori tornano sempre di più ad essere il punto di riferimento per tutti gli appassionati, per tutti gli aquilani. La nostra mission va oltre il rettangolo di gioco, è anche quella di offrire occasioni di sani momenti di socialità e divertimento&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Così Mauro Scopano, amministratore dell&#8217;Aterno gas &amp; power, e presidente della Rugby L&#8217;Aquila, alla vigilia della partita di domenica prossima, alle ore 14, allo stadio Tommaso Fattori, contro la Us Roma rugby, valevole per la seconda giornata di ritorno del campionato di serie B, girone 4, partita di recupero del match sospeso, a causa neve, il 22 gennaio scorso.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarà una domenica ricca di novità: le porte dello stadio Fattori si apriranno infatti alle ore 13, per un pranzo offerto dalla società nella clubhouse. Dopo la partita, anticipata alle 14,&nbsp; il terzo tempo terzo sarà a cura de L&#8217;Arte della pizza, di Emanuele Corazza, e infine alle ore 16, tutti davanti allo schermo della clubhouse a tifare la nazionale italiana del rugby,&nbsp; impegnata a Twickenham contro l&#8217;Inghilterra, nel Sei nazioni.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rugby L&#8217;Aquila, guidata mister Massimo Di Marco, head coach, è reduce dalla sofferta e bella vittoria nel derby con il Paganica, e afferma Scopano, &#8220;è stato un importante successo, che ha interrotto una fase negativa, a cui ora però occorre dare seguito, con una continuità di bel gioco e risultati, necessari a scalare la classifica. Sono comunque fiducioso, i ragazzi si sono allenati benissimo, sono molto carichi, e contiamo di portare a casa l&#8217;intera posta.&nbsp; L&#8217;auspicio è anche quello di dare continuità anche per quello che riguarda le presenze allo stadio. Con il Paganica gli spalti erano gremiti, ed è stato bellissimo,&nbsp; per noi il calore del pubblico è fondamentale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Recuperato intanto dall&#8217;infortunio Daniele Sansone, restano però ancora indisponibili Davide Sebastiani, Simone Petrolati, Jacopo Alfonsetti e Lorenzo Pupi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa l&#8217;attuale classifica, tenuto conto che i neroverdi hanno una partita in meno, che sarà appunto recuperata domenica: Rugby Roma Olimpic 43 punti, Cus Catania 36, Frascati Rugby Club 28, Polisportiva Paganica e Unione Rugby Capitolina 27 punti, Us Rugby Benevento 25, Rugby L&#8217;Aquila 21, Us Roma Rugby 16, Messina Rugby 15, Arechi Rugby 1 punto. Il biglietto di ingresso è di 10 euro, comprensivo del pranzo alla club house.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/02/10/rugby-laquila-domenica-al-fattori-sfida-contro-la-us-roma/">Rugby L’Aquila. Domenica al Fattori sfida contro la Us Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>PA. Abruzzo, &#8220;Facciamo semplice l&#8217;Italia&#8221; con ministro Zangrillo fa tappa all&#8217;Aquila</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/02/01/pa-abruzzo-facciamo-semplice-litalia-con-ministro-zangrillo-fa-tappa-allaquila/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Feb 2023 17:28:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>È in programma lunedì 6 febbraio, all&#8217;Aquila, la tappa abruzzese di &#8216;Facciamo semplice l&#8217;Italia. Parola ai territori&#8217;, il percorso lungo il Paese del ministro per la Pubblica amministrazione&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/02/01/pa-abruzzo-facciamo-semplice-litalia-con-ministro-zangrillo-fa-tappa-allaquila/">PA. Abruzzo, &#8220;Facciamo semplice l&#8217;Italia&#8221; con ministro Zangrillo fa tappa all&#8217;Aquila</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">È in programma lunedì 6 febbraio, all&#8217;Aquila, la tappa abruzzese di &#8216;Facciamo semplice l&#8217;Italia. Parola ai territori&#8217;, il percorso lungo il Paese del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, e del dipartimento della Funzione pubblica per l&#8217;ascolto e il confronto con le realtà territoriali. Si tratta di un&#8217;iniziativa per raccogliere le indicazioni e le proposte delle istituzioni e degli stakeholder attivi nei luoghi visitati, con focus, in questo caso, alle tematiche amministrative legate alla ricostruzione, dando voce in particolare agli enti del cratere. Dopo questa seconda tappa, che segue l&#8217;evento di lancio di Perugia svoltosi a gennaio, il viaggio toccherà le città di Napoli e Trieste, proseguendo nel 2023 nelle regioni di tutta Italia. &#8220;Questa giornata &#8211; spiega il ministro Zangrillo &#8211; vuole rappresentare anche un ulteriore segnale di attenzione e vicinanza al personale impegnato nelle operazioni di ricostruzione post sisma, a cui abbiamo dedicato una specifica misura nell&#8217;ultima legge di bilancio. Abbiamo infatti assicurato a tutto il personale tecnico degli enti del cratere una prospettiva certa nella amministrazione di riferimento per aiutare le comunità locali ad uscire dall&#8217;emergenza. Si tratta, in concreto, dell&#8217;ampliamento di una prima stabilizzazione, che aveva riguardato 499 dipendenti, a cui ora se ne aggiungono altri 300 circa, indispensabile per garantire alle amministrazioni comunali e ai cittadini una certezza nella capacità di assolvere alle complesse procedure riguardanti la ricostruzione pubblica e privata&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">a presenza all&#8217;Aquila sarà l&#8217;occasione, per il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, di visitare con il sindaco del capoluogo abruzzese Pierluigi Biondi il cantiere di palazzo Margherita, sede storica del Comune dell&#8217;Aquila, prossimo alla conclusione dei lavori e pronto ad accogliere di nuovo sindaco, assessori, consiglieri e dipendenti e di visionare le sale, in via di ultimazione dopo il restauro e la messa in sicurezza, dell&#8217;ex centro congressi al Monastero di San Basilio, accompagnato dal rettore dell&#8217;Università degli studi dell&#8217;Aquila Edoardo Alesse, e dal vicepresidente della Scuola nazionale dell&#8217;amministrazione (Sna), Remo Morzenti Pellegrini. Proprio lì, infatti, è stata individuata la sede per il nuovo Polo territoriale Sna dell&#8217;Aquila, il centro di alta formazione tecnica della Pubblica amministrazione che potrà accogliere, nei nuovi spazi didattici, i corsi e le esercitazioni tecnico-pratiche per la valorizzazione delle professionalità legate alla gestione delle emergenze e della ricostruzione. L&#8217;hub formativo, in una collocazione geografica strategica e dotata di alto valore simbolico, punta così ad assumere il ruolo di catalizzatore formativo per le facoltà tecniche delle università delle regioni del Centro Italia.</p>
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		<title>Rifiuti. Fedele (M5s): &#8220;Con 39,4% L&#8217;Aquila ultima tra i capoluoghi per differenziata&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2023 16:20:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;I dati sulla raccolta differenziata nella città dell&#8217;Aquila sono imbarazzanti e questo è un fatto. Fa sorridere quindi sentire il sindaco Pierluigi Biondi parlare di attacco politico per&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/01/19/rifiuti-fedele-m5s-con-394-laquila-ultima-tra-i-capoluoghi-per-differenziata/">Rifiuti. Fedele (M5s): &#8220;Con 39,4% L&#8217;Aquila ultima tra i capoluoghi per differenziata&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I dati sulla raccolta differenziata nella città dell&#8217;Aquila sono imbarazzanti e questo è un fatto. Fa sorridere quindi sentire il sindaco Pierluigi Biondi parlare di attacco politico per quanto concerne l&#8217;aumento delle tariffe per lo smaltimento dei rifiuti cittadini quando è stata anche, e soprattutto, la giunta regionale a guida del suo stesso partito a &#8216;punire&#8217; la città dell&#8217;Aquila&#8221;. A dirlo è il consigliere regionale Giorgio Fedele (M5s). &#8220;Infatti la Regione Abruzzo, guidata dal fedelissimo di Fratelli D&#8217;Italia Marsilio, in osservanza delle leggi nazionali, con la deliberazione di Giunta regionale n.633 del 27/10/2022 ha applicato una addizionale del 20% sul tributo speciale dovuto per lo smaltimento in discarica a causa del mancato raggiungimento degli obiettivi minimi di raccolta differenziata previsti per legge- aggiunge Fedele- Per L&#8217;Aquila, i dati ufficiali elaborati dagli uffici regionali SGRB/ORR (Servizio Gestione Rifiuti e Bonifiche &#8211; Osservatorio regionale Rifiuti) in collaborazione con Arta Abruzzo e pubblicati nel catasto rifiuti nazionale di Ispra indicano un deludente 39,44% nel 2021. Per legge, la raccolta differenziata avrebbe dovuto raggiungere il 65% entro il 31 dicembre 2012. Siamo nel 2023 e L&#8217;Aquila non ha ancora raggiunto neanche il precedente obiettivo fissato nel 45% di differenziata entro il 31 dicembre 2008&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La verità è che il centrodestra all&#8217;Aquila sulla gestione dei rifiuti ha fallito completamente la sua mission e sentire un sindaco, dopo sei anni alla guida della città, parlare di complotti politici davanti alla severa realtà dei numeri che certificano il suo fallimento è squalificante per le istituzioni- continua il consigliere regionale Giorgio Fedele (M5s)- Senza risultati concreti nella pratica amministrativa cittadina le norme che abbiamo approvato in Consiglio regionale sull&#8217;economia circolare, alle quali ho voluto dare il mio contributo di contenuti, rischiano di restare lettera morta. Nel capoluogo di regione, il centrodestra non si sta dimostrando capace di passare dalle parole ai fatti. Il sindaco Biondi- prosegue- farebbe bene a incrementare i valori di raccolta differenziata con interventi mirati che aiutino e sensibilizzino i cittadini a un&#8217;efficace separazione dei materiali post consumo. Perché i numeri dell&#8217; Ispra, catasto rifiuti sono impietosi. Raccolta differenziata, anno 2021: Teramo 71,88%; Chieti 69,79%; Pescara 46,56%; L&#8217;Aquila 39,44%. Con una media regionale del 64,63%. L&#8217;Aquila non è solo ultima tra i capoluoghi ma anche ben sotto la soglia della media regionale. Questa bassa raccolta rende anche problematico il trattamento meccanico biologico dei rifiuti aquilani poiché contiene una percentuale molto alta di materiali organici putrescibili che, in una gestione corretta e moderna, andrebbero separati dagli altri rifiuti e avviati a compostaggio. Questo è il punto. Non certo &#8211; conclude Fedele &#8211; come qualcuno auspica la realizzazione di una nuova discarica. O come pretendono altri continuare a pagare meno di quanto dovuto&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/01/19/rifiuti-fedele-m5s-con-394-laquila-ultima-tra-i-capoluoghi-per-differenziata/">Rifiuti. Fedele (M5s): &#8220;Con 39,4% L&#8217;Aquila ultima tra i capoluoghi per differenziata&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Elezioni Sindaco dell&#8217;Aquila. Pezzopane: &#8220;Io ci sono, dico di sì e ringrazio. Ora si Parte&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/02/14/elezioni-sindaco-dellaquila-pezzopane-io-ci-sono-dico-di-si-e-ringrazio-ora-si-parte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Feb 2022 19:40:12 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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		<category><![CDATA[L&#039;Aquila]]></category>
		<category><![CDATA[Stefania Pezzopane]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Amo L’Aquila e la voglio più forte, accogliente, partecipata e competitiva. In questi giorni mi avete inondata di affettuose e incoraggianti sollecitazioni a dare la mia definitiva disponibilità&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/02/14/elezioni-sindaco-dellaquila-pezzopane-io-ci-sono-dico-di-si-e-ringrazio-ora-si-parte/">Elezioni Sindaco dell&#8217;Aquila. Pezzopane: &#8220;Io ci sono, dico di sì e ringrazio. Ora si Parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">“Amo L’Aquila e la voglio più forte, accogliente, partecipata e competitiva. In questi giorni mi avete inondata di affettuose e incoraggianti sollecitazioni a dare la mia definitiva disponibilità alla candidatura a Sindaca dell’Aquila. Io ringrazio tutte e tutti con affetto per ogni telefonata e messaggio. E vi rassIcuro: Io ci sono. In questi anni in Parlamento ho lavorato sodo per la città ed il suo territorio, con infinite iniziative e tanti bei risultati di cui sono orgogliosa. Ho creato cose nuove e portato originali opportunità e miliardi per la ricostruzione e per lo sviluppo sociale ed economico. Assisto però ogni giorno ad una dispersione di quelle risorse, senza una strategia di sviluppo, senza una funzione definita, senza un segno ed un sogno per le nuove generazioni. Soffro per l’abbandono delle frazioni e della periferia e per il centro storico senza una missione. Prima di tutto per me c’è L’Aquila, mi metto a disposizione totale della città, non certo pensando alla mia carriera, sennò proseguirei il mio percorso parlamentare. Penso invece alla città, alle tante persone che mi hanno chiesto di candidarmi, alle donne che vedono in me un riscatto, ai giovani che ho incontrato nelle scuole ed all’università, ai lavoratori precari e delle aziende, dei call center e della sanità, della cultura e di ogni luogo, spazio e realtà che ho seguito in questi anni. Mi scorre tutto davanti e so che sui problemi presenti e sulle aspettative di futuro dobbiamo cimentarci. I partiti, le forze sociali e civili, le cittadine ed i cittadini, le ragazze ed i ragazzi che hanno chiesto di trasformare la mia disponibilità in candidatura alla guida della coalizione democratica e progressista, meritano rispetto e sentimenti positivi. Biondi utilizza la città ad uso e consumo suo e di FdI, con poco rispetto persino del resto del centrodestra, spesso umiliato da lui e da Marsilio. La sfida per il governo della città la faremo con libertà e con un grande progetto, unendo tutte le forze &#8211; tante e propositive &#8211; che vogliono costruire una proposta alternativa, convincente e solida. Ringrazio tutte le esperienze che in questi mesi si sono organizzate per stare insieme, confido in un percorso partecipativo di ulteriore coinvolgimento. Ho avuto bisogno in questi giorni di concentrarmi su me stessa e superare gli ostacoli del COVID. Non son stati comunque giorni persi, ho ascoltato tutte le forze politiche che hanno deciso di sostenere il progetto di cambiamento, ho ascoltato sindacati e forze sociali, ho ascoltato altri soggetti politici, partiti e movimenti. Ho imparato nella mia esperienza che sono più importanti i fatti delle parole e superare ogni avversità è il mio principale dovere. La battaglia elettorale sarà carica di emozioni, di progettualità , di proposte e di sorrisi. I miei nemici sono i problemi delle aquilane e degli aquilani. Poi avrò degli avversari, ma ci sarà tempo e modo per affrontarli. Ora si parte insieme. Siamo la coalizione democratica e progressista. #Stefaniac’è #LAquilaprimaditutto” Così la Deputata Stefania Pezzopane, accoglie la proposta di candidatura per le elezioni comunali di giugno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/02/14/elezioni-sindaco-dellaquila-pezzopane-io-ci-sono-dico-di-si-e-ringrazio-ora-si-parte/">Elezioni Sindaco dell&#8217;Aquila. Pezzopane: &#8220;Io ci sono, dico di sì e ringrazio. Ora si Parte&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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