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	<title>partite iva Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Lavoro domestico. Le scadenze INPS</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 12:20:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Scadenza in arrivo per le famiglie italiane: per tutti coloro che in casa si avvalgono dell&#8217;aiuto di colf, badanti e baby sitter e&#8217; arrivato il momento di versare i contributi previdenziali all&#8217;Inps. Il termine ultimo e&#8217; fissato per martedi&#8217; 10 ottobre. &#8220;Nel comparto domestico &#8211; spiega Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico &#8211; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Scadenza in arrivo per le famiglie italiane: per tutti coloro che in casa si avvalgono dell&#8217;aiuto di colf, badanti e baby sitter e&#8217; arrivato il momento di versare i contributi previdenziali all&#8217;Inps. Il termine ultimo e&#8217; fissato per martedi&#8217; 10 ottobre. &#8220;Nel comparto domestico &#8211; spiega Assindatcolf, Associazione Nazionale dei Datori di Lavoro Domestico &#8211; l&#8217;obbligo del versamento contributivo non avviene mensilmente ma ogni 3 mesi, quindi e&#8217; un&#8217;operazione che va svolta 4 volte l&#8217;anno. Le quote contributive attualmente in scadenza sono quelle relative ai mesi luglio-settembre 2017. Attenzione, pero&#8217;, che in questo trimestre le settimane di calendario su cui versare i contributi sono 14 e non 13, come invece avviene di norma, quindi nessun allarmismo se l&#8217;importo riportato sara&#8217; piu&#8217; elevato&#8221;. Assindatcolf ricorda, inoltre, alle famiglie che &#8220;contestualmente dovranno anche essere versati anche i contributi Cas.sa.colf che assicurano prestazioni sanitarie ai lavoratori&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/09/lavoro-domestico-le-scadenze-inps/">Lavoro domestico. Le scadenze INPS</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Lavoro. Crollano i lavoratori autonomi. -541mila dal 2008</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Oct 2017 09:38:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/07/lavoro-crollano-i-lavoratori-autonomi-541mila-dal-2008/">Lavoro. Crollano i lavoratori autonomi. -541mila dal 2008</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se fino a qualche anno fa l&#8217;Italia era considerata il Paese dei piccoli imprenditori, oggi, dopo dieci anni di crisi, non e&#8217; piu&#8217; cosi&#8217;. Mentre infatti l&#8217;occupazione dipendente e&#8217; tornata a crescere, raggiungendo e superando i livelli registrati prima della recessione, &#8220;i lavoratori indipendenti continuano a diminuire. Dal 2008 ad oggi, circa 514mila tra commercianti, artigiani, lavoratori in proprio ed altri professionisti hanno chiuso le loro attività. Un calo del -8,7% che annulla di fatto la ripresa registrata dai lavoratori dipendenti nello stesso periodo. A lanciare l&#8217;allarme sul lavoro autonomo e&#8217; Confesercenti, che analizza i dati Istat nel decennio della crisi. Confesercenti evidenzia &#8220;un percorso totalmente difforme da quello dell&#8217;occupazione dipendente: mentre questa, dopo lo shock iniziale, inverte la tendenza gia&#8217; dal 2011, con un rafforzamento della ripresa a partire dal 2014, i lavoratori indipendenti rimangono invece al palo, diminuendo per quasi tutto il periodo preso in esame&#8221;. Il tutto &#8220;con la prospettiva di ridursi ancora: nel secondo trimestre del 2017 gli indipendenti sono gia&#8217; a quota 5.363.000, in calo di ulteriori 84mila unita&#8217; rispetto allo scorso anno&#8221;.<br />
Il crollo degli autonomi coinvolge praticamente ogni tipo di profilo professionale, segnala Confesercenti. Calano i titolari di attivita&#8217; imprenditoriali in senso stretto (-10mila, per una flessione del 3,2%). Piu&#8217; che decimati anche i lavoratori in proprio, sia con dipendenti che senza, che nel 2017 sono complessivamente 3,182 milioni, sono circa 453mila in meno (-12,7%) rispetto al 2008. Dall&#8217;apocalisse del lavoro indipendente non si salvano nemmeno i coadiuvanti familiari, che si riducono di oltre il 21% per circa 84mila posti in meno rispetto al periodo precedente alla crisi. Crescono invece &#8211; ma appena di 34mila unita&#8217;, pari ad una variazione del 2% &#8211; le altre categorie: liberi professionisti, soci di cooperativa e collaboratori. &#8220;Dai dati emerge con chiarezza la situazione di crisi in cui si trova ancora gran parte del tessuto imprenditoriale italiano. Una crisi cosi&#8217; forte da annullare gli ottimi progressi ottenuti sul fronte dell&#8217;occupazione dipendente&#8221;, commenta Mauro Bussoni, segretario generale Confesercenti. &#8220;Ditte individuali, piccoli imprenditori e lavoratori in proprio hanno sempre caratterizzato fortemente la nostra economia e, nonostante il calo, gli indipendenti costituiscono ancora circa un terzo (30,3%, era il 34,1% nel 2008) del lavoro italiano, responsabile del 20% circa del nostro Pil. Nonostante l&#8217;evidente importanza &#8216;sistemica&#8217; degli indipendenti, pero&#8217;, si registra la mancanza di un piano di intervento per il loro rilancio occupazionale- prosegue Bussoni- sono forse figli di un dio minore&#8221;. Gia&#8217; da qualche anno &#8220;chiediamo che venga messo in campo un JobsAct anche per loro: la nostra proposta e&#8217; di creare un Testo Unico del Lavoro Indipendente, che preveda &#8211; fra gli interventi piu&#8217; urgenti &#8211; tassazione e contribuzione agevolata per i primi tre anni di attivita&#8217; delle nuove imprese, tutele del reddito in caso di inattivita&#8217; temporanea o di cessazione di attivita&#8217; per crisi di mercato- aggiunge Bussoni- Ma serve anche uno sforzo in piu&#8217; per la formazione continua, assolutamente necessaria in un mondo sempre piu&#8217; competitivo&#8221;.</p>
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		<title>Regime forfettario 2017 per le partite iva. Intervista esclusiva a Riccardo Alemanno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 25 Jan 2017 18:16:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Riccardo Alemanno, tributarista e revisore legale, Presidente dell’Associazione INT (Istituto Nazionale Tributaristi) e Vicepresidente vicario di Confassociazioni ha una lunga esperienza costruita “sul campo”. Attento osservatore delle dinamiche che riguardano l’impresa e i professionisti è un esperto di partite iva. Abbiamo chiesto a lui di chiarire i vantaggi del regime forfettario. Accompagnati da alcuni preziosi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/25/regime-forfettario-2017-per-le-partite-iva-intervista-esclusiva-a-riccardo-alemanno/">Regime forfettario 2017 per le partite iva. Intervista esclusiva a Riccardo Alemanno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Riccardo Alemanno, tributarista e revisore legale, Presidente dell’Associazione INT (Istituto Nazionale Tributaristi) e Vicepresidente vicario di Confassociazioni ha una lunga esperienza costruita “sul campo”. Attento osservatore delle dinamiche che riguardano l’impresa e i professionisti è un esperto di partite iva. Abbiamo chiesto a lui di chiarire i vantaggi del regime forfettario. Accompagnati da alcuni preziosi consigli.</p>
<p><strong>Regime dei minimi e regime forfettario. A chi conviene sceglierlo?</strong></p>
<p>Attualmente, relativamente ai regimi agevolati, si può utilizzare solo il regime forfettario che è un regime naturale, perché quello dei minimi è utilizzabile solo da chi lo aveva lo scorso anno. La legge di stabilità 2016 lo ha mantenuto esclusivamente per chi era già in quel regime, quindi per 5 anni o fino al raggiungimento del 35mo anno di età.</p>
<p><strong>Perché scegliere il regime forfettario</strong></p>
<p>Ci sono sicuramente elementi a favore, come l’alleggerimento degli adempimenti contabili e la riduzione dei costi da tassazione. Chi inizia un’attività nel regime forfettario ha, per i primi 5 anni, il 5% come imposta sostitutiva. Comparato anche solo con le aliquote Irpef, la differenza è evidente.</p>
<p><strong>Conviene a tutti?</strong></p>
<p>Come con gli altri regimi contabili, è necessario fare dei calcoli misurati sulla singola persona e attività. Essendo un’imposta sostitutiva, non c’è la possibilità di andare a detrarre i carichi di famiglia o gli oneri deducibili. Quindi, se un soggetto ha degli importanti oneri deducibili o dei familiari a carico, applicando il regime forfettario dovrà rinunciare a quelle detrazioni di imposta. Si devono, poi, fare le valutazioni in base al tipo di attività. Se si tratta di un’attività che prevede costi importanti, è evidente che si debba compararli a quelle che sono le percentuali di forfettizzazione dei ricavi, che variano a seconda della tipologia dell’attività stessa.</p>
<p><strong>Non è una scelta automatica, quindi?</strong></p>
<p>Chiaramente, per chi inizia un’attività, in linea di massima sono a favore del forfettario, quantomeno per il primo anno. Poi, se si superano le soglie di limite di reddito o altri paletti che impediscono di proseguire quel tipo di regime, evidentemente si applicherà il regime ordinario o normale che dir si voglia. La questione riguarda anche chi volesse svolgere una nuova attività e svolga già un’attività di lavoro dipendente o abbia un assegno pensionistico. C’è un primo limite: il reddito derivante da lavoro o pensione non deve superare i 30 mila euro annui lordi, perché se supera quella soglia non può accedere al regime forfettario. Abbiamo chiesto che questo limite venga eliminato, perché evidentemente il pensionato o il lavoratore dipendente che volesse svolgere un’attività accessoria…</p>
<p>Q<strong>uello che una volta si chiamava secondo lavoro…</strong></p>
<p>Esattamente. Dovrebbe poterlo svolgere indipendentemente da quello che è l’assegno pensionistico – che si sarà guadagnato con il versamento dei contributi e dal lavoro dipendente – perché magari ha necessità o esigenze famigliari di avere un ulteriore reddito. Se questi soggetti aderiscono, invece, a un regime ordinario al di là di avere una tassazione maggiore quel reddito viene a sommarsi a quello da lavoro dipendente o di pensione e quindi l’effetto delle aliquote progressive dell’Irpef diventa estremamente pesante.</p>
<p><strong>In questo regime, quindi, il reddito derivante dall’attività non viene sommato ad altri?</strong></p>
<p>Il regime forfettario, essendo tassato con imposta sostitutiva, non si va a sommare ad altri eventuali redditi. Prendiamo, ad esempio, il soggetto che gode di un reddito da locazione. Se fosse in un regime normale, andrebbe a sommarsi al reddito da lavoro professionale o d’impresa. Nel regime forfettario questo non avviene, perché non c’è assimilazione, essendo un reddito tassato Irpef. Rimane il limite, per chi ha già un reddito di 30mila euro lordi (sia per chi ha pensione sia chi reddito da lavoro).</p>
<p>E<strong>’ uno strumento che può essere utile ai giovani?</strong></p>
<p>Sicuramente. E’ già molto utilizzato anche dai giovani professionisti, perché evidentemente all’inizio hanno agevolazioni di tassazione e di costi. Anche il costo di un consulente per la contabilità è estremamente ridotto. Non sono previste le scritture contabili anche se è sempre bene avere sott’occhio sia gli acquisti – perché le fatture ancorché non deducibili vengono emesse da fornitori che vengono a contatto con i soggetti forfettari – sia soprattutto le fatture o i corrispettivi emessi. Va tenuto sotto controllo anche il livello di ricavi. Questo per monitorare un eventuale passaggio al regime ordinario l’anno successivo, perché le soglie previste per le singole tipologie di attività d’impresa o professionale sono state superate</p>
<p><strong>Togliere il limite dei 30mila euro cui accennava è un obiettivo importante per il superamento del lavoro in nero?</strong></p>
<p>Esattamente, soprattutto riguardo a pensionati e lavoratori dipendenti. Con la legge di stabilità 2016 c’era già stato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Prima il limite era legato al fatto che l’attività di lavoro autonomo o d’impresa in regime forfettario fosse superiore al reddito di lavoro dipendente o all’assegno pensionistico. E’ stata poi modificata introducendo il non superamento del tetto dei 30mila euro, un miglioramento che ha permesso ad alcuni soggetti di utilizzare questo regime forfettario agevolato. Tuttavia, occorre migliorare ancora.</p>
<p><strong>Come?</strong></p>
<p>Abbiamo chiesto che i limiti rispetto al reddito da lavoro dipendente e di pensione venissero esclusi. Ce ne sono anche altri, come quello di non avere beni strumentali per un importo superiore a 20 mila euro. Si tratta di attività che impieghino pochi mezzi e abbiano costi relativi. Se ho tanti costi, anche se inizio l’attività probabilmente non mi conviene il regime forfettario perché, ad esempio, per investimenti fatti per un esercizio o due esercizi, vado in perdita. Se sono in regime ordinario, godo delle perdite e quindi non avrò tassazione mentre nel regime forfettario vengo comunque tassato, essendoci una forfettizzazione dei costi deducibili. Insomma, vanno fatte delle attente analisi.</p>
<p><strong>Ci sono altri elementi a cui prestare attenzione?</strong></p>
<p>Non è necessario avere i registri. La legge non lo prevede. Non c’è l’applicazione della ritenuta d’acconto anche per attività professionali, e quindi non ci saranno dichiarazioni da presentare come il modello 770. Ovvero il riassuntivo delle ritenute versate. Ma in sede di dichiarazione dei redditi vanno indicati alcuni costi, come i rapporti con soggetti a cui potenzialmente si dovrebbe applicare la ritenuta, che vanno indicati in appositi righi. Quindi alcuni dati contabili devono essere inseriti comunque in dichiarazione. Per queste ragioni è bene che almeno ogni tre, sei mesi si faccia ordine con metodo. Altrimenti ci si trova a fine anno con problemi nella compilazione della dichiarazione dei redditi.</p>
<p><strong>A conti fatti, che giudizio dà sul regime forfettario?</strong></p>
<p>Non è una panacea. Ma non esiste un regime che sia la panacea delle difficoltà burocratiche. In molti casi è un buon regime, da sfruttare positivamente per chi inizia un’attività e questo indipendentemente dall’età. Chi inizia un’attività – giovane o meno giovane che sia – ha sempre le stesse difficoltà. Ovviamente, un regime che sia premiante nella riduzione dei costi e nella non applicazione degli studi di settore, permette a chi inizia attività o ha certi livelli di ricavo di essere meno angustiato dalla burocrazia contabile che effettivamente a volte eccede un po’ in quelle che sono le ragioni di avere una contabilità. I soggetti forfettari, non essendo soggetti Iva, sono al di fuori degli adempimenti normali. Esclusi anche dallo spesometro.</p>
<p>Se vuole una valutazione complessiva e sintetica sul sì o no al regime forfettario, propendo decisamente per il sì.</p>
<p><strong>Parlando delle partite Iva in generale, pensa ci sia attenzione sufficiente da parte del governo?</strong></p>
<p>Uno degli ultimi atti rispetto alle partite Iva – che sono soggette ai contributi della gestione separata – è stato quello della riduzione dell’aliquota dal 27 al 25%. Detto così (due punti in percentuale) può sembrare poco e probabilmente lo è, ma il vero valore è stato quello di scongiurare l’aumento sino al 32%, previsto dai provvedimenti precedenti, che sarebbe stato disastroso. Attualmente, c’è ancora in discussione il disegno di legge sul lavoro autonomo, che dovrebbe, ad esempio, dare delle opportunità alle lavoratrici autonome con partita Iva, con gestione separata, in termini di maternità e di congedo parentale e permettere una maggiore detrazione dei costi collegati all’aggiornamento professionale. Purtroppo bisogna segnalare che all’interno del ddl sono state inserite, non presenti nella prima scritturazione, norme che oltre a burocratizzare ancora di più la vita dei contribuenti, tengono solo conto del settore professionale ordinistico e non di quello associativo, come puntualmente Confassociazioni ha evidenziato nell’ambito dell’audizione parlamentare in Commissione Lavoro. Un ddl che si sta snaturando rispetto agli originari obiettivi.</p>
<p><strong>Complicato seguire il tutto. La semplificazione dove sta?</strong></p>
<p>Le varie norme, che nel tempo si sono susseguite, hanno creato una sorta di sedimentazione. Anno dopo anno si è creato un carico burocratico. Il nostro sistema fiscale è complesso. E’ giusto perseguire la semplificazione ma facendo attenzione a non usare la scimitarra. Potrebbe andare a detrimento dell’equità e soprattutto la recente storia della semplificazione fiscale insegna che la soppressione di alcuni adempimenti è stata poi seguita dall’introduzione di altri obblighi anche più complessi.</p>
<p><strong>Ma la complicazione non viene a favore dei professionisti? Con tutti gli adempimenti, norme e cavilli ci si perde e si deve ricorrere a un professionista, non crede?</strong></p>
<p>E’ un luogo comune che non corrisponde a verità. I professionisti (del settore tributario contabile) nell’immaginario collettivo sono quelli che dovrebbero godere della complicazione ma, ahimè, non è così. Anche perché si perde quello che è il valore del proprio mestiere professionale, che è quello della consulenza, per diventare compilatori di modulistica.</p>
<p>Se al mio cliente invece di fare 30 telefonare all’anno per dire c’è da versare… c’è da presentare… ho il tempo di fare della consulenza anche per aiutarlo a pianificare i costi o analizzare i costi di impresa o le opportunità di detrazione, nell’ambito della correttezza e del rispetto della norma, probabilmente il mio cliente sarà anche più contento di pagarmi la parcella anziché vedere in me un “avvisatore” di scadenze di versamento.</p>
<p><strong>Alla fine c’è il rischio di diventare anche antipatici…</strong></p>
<p>Assolutamente sì! C’è anche il rischio che qualcuno creda che prendiamo delle percentuali, invece siamo intermediari a costo zero per lo Stato. La complicazione penalizza l’azienda ed anche il consulente.</p>
<p><em>Riccardo Alemanno è Vice Presidente Vicario con delega alle Relazioni Istituzionali di Confassociazioni. Tributarista e revisore legale. Nel 1984 intraprende l’attività professionale nel settore tributario. Nel 1987 è presidente provinciale della Lapet, guidata da Giusepe Oca, nel 91 entra in Consiglio Direttivo e poi ne diventa Segretario nazionale. Dal 1995 è iscritto nel Registro dei Revisori Legali. Dal 1997 è Presidente Nazionale dell’INT, Istituto Nazionale Tributaristi. Nel 2006 è stato insignito dal Presidente Giorgio Napolitano dell’Onorificenza di Cavaliere Ordine al Merito della Repubblica Italiana. E’ Presidente dell’UNITRE ed è stato Assessore al Bilancio e Patrimonio della Città di Acqui Terme, membro dell’Osservatorio sulle professioni del CNEL, Presidente della società Sistemi Spa, Vice Presidente della società Nuove Terme, membro del Tavolo tecnico permanente e del Gruppo di lavoro su Bilancio e spesa pubblica del MEF. E’ membro di Collegi sindacali di varie società.</em></p>
<p style="text-align: right;">Dario Tiengo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/25/regime-forfettario-2017-per-le-partite-iva-intervista-esclusiva-a-riccardo-alemanno/">Regime forfettario 2017 per le partite iva. Intervista esclusiva a Riccardo Alemanno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Denuncia Unimpresa:  90% controlli fiscali su piccole imprese</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/24/denuncia-unimpresa-90-controlli-fiscali-su-piccole-imprese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2015 10:20:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[controlli fiscali]]></category>
		<category><![CDATA[micro e piccole imprese]]></category>
		<category><![CDATA[partite iva]]></category>
		<category><![CDATA[unimpresa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Controlli fiscali a senso unico: oltre il 90% riguarda partite Iva e micro-piccole imprese. Le verifiche tributarie relative alle medie aziende, invece, corrispondono all&#8216;8% del totale. Mentre solo l&#8217;1,7% degli accertamenti si concentrano sui grandi gruppi. Lo scorso anno sono stati individuati 47 evasori, per lo piu&#8217; grandi gruppi industriali (31), che avrebbero sottratto all&#8217;erario [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/24/denuncia-unimpresa-90-controlli-fiscali-su-piccole-imprese/">Denuncia Unimpresa:  90% controlli fiscali su piccole imprese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Controlli fiscali a senso unico: <strong>oltre il 90% riguarda partite Iva e micro-piccole imprese.</strong> Le verifiche tributarie relative alle medie aziende, invece, corrispondono all<strong>&#8216;8% del totale</strong>. Mentre <strong>solo l&#8217;1,7% degli accertamenti si concentrano sui grandi gruppi.</strong> Lo scorso anno sono stati individuati 47 evasori, per lo piu&#8217; grandi gruppi industriali (31), che avrebbero sottratto all&#8217;erario quasi 26 milioni di euro ciascuno. Questa la mappa dell&#8217;attività dell&#8217;amministrazione finanziaria realizzata dal Centro studi di Unimpresa, dalla quale emerge <strong>un certo &#8220;accanimento&#8221; sui piccoli con le briglie &#8220;fiscali&#8221; che appaiono meno strette sui soggetti di maggiori dimensioni.</strong></p>
<p>Secondo l&#8217;analisi dell&#8217;associazione, basata su dati dell&#8217;agenzia delle Entrate, nel 2014 sono stati effettuati <strong>177.300 accertamenti da parte dell&#8217;agenzia delle Entrate</strong>. Di questi, 160.007 (90,23%) hanno riguardato micro-piccole imprese e partite Iva, cioè artigiani e liberi professionisti. Nel dettaglio, 45.638 verifiche sono state svolte su fasce di maggiore imposta accertata fino a 1.549 euro, 66.457 verifiche fino a 25.823 euro, 38.470 fino a 185.925 euro, 9.279 fino a 5,1 milioni di euro, 156 fino a 25,8 milioni di euro, 7 oltre 25,8 milioni di euro. Quanto alle medie aziende, gli accertamenti sono stati complessivamente 14.211 (8,01%). Nel dettaglio, 2.750 verifiche sono state svolte su fasce di maggiore imposta accertata fino a 1.549 euro, 3.220 verifiche fino a 25.823 euro, 4.851 fino a 185.925 euro , 3.182 fino a 5,1 milioni di euro, 199 fino a 25,8 milioni di euro, 9 oltre 25,8 milioni di euro. Sui grandi gruppi industriali sono state eseguiti 3.112 controlli (1,75%). Nel dettaglio, 548 verifiche sono state svolte su fasce di maggiore imposta accertata fino a 1.549 euro, 406 verifiche fino a 25.823 euro, 842 fino a 185.925 euro , 1.145 fino a 5,1 milioni di euro, 140 fino a 25,8 milioni di euro, 31 oltre 25,8 milioni di euro. Guardando alle fasce di presunta evasione, emerge che nel 2014 sono stati individuati 48.936 soggetti che non avrebbero versato nelle casse dello Stato fino a 1.549 euro ciascuno; altri 70.083 soggetti avrebbero sottratto all&#8217;erario fino a 25.823 euro ciascuno; altri 44.163 soggetti avrebbero illegalmente trattenuto imposte fino a 185.925 euro ciascuno; altri 13.606 soggetti fino a 5,1 milioni ciascuno; altri 495 soggetti fino a 25,8 milioni ciascuno e 47 soggetti, per lo più grandi industrie (31 su 47), oltre 25,8 milioni ciascuno.</p>
<p><em>&#8220;L&#8217;amministrazione finanziaria si accanisce sui deboli e a nota o giudizio va cambiato drasticamente il rapporto tra Stato e contribuenti. Siamo amareggiati perché il governo di Matteo Renzi con la delega fiscale non ha fatto nulla in questa direzione&#8221;</em> commenta il presidente di Unimpresa, <strong>Paolo Longobardi</strong>.</p>
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