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	<title>Patrizia Tocci Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Premio Bonanni, Patrizia Tocci racconta Laudomia Bonanni: &#8220;L’Aquila vive nelle sue pagine&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 28 Jun 2026 15:25:24 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura abruzzo]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/06/28/premio-bonanni-patrizia-tocci-racconta-laudomia-bonanni-laquila-vive-nelle-sue-pagine/">Premio Bonanni, Patrizia Tocci racconta Laudomia Bonanni: &#8220;L’Aquila vive nelle sue pagine&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non una semplice presentazione editoriale, ma un&#8217;occasione di riflessione sul rapporto tra letteratura, memoria e identità collettiva. Al Palazzetto dei Nobili si è svolto il terzo appuntamento del ciclo di incontri promosso dal <strong>Premio Letterario Internazionale L&#8217;Aquila – BPER Banca</strong>, inserito nel programma che celebra i venticinque anni della manifestazione e dedicato alla figura di <strong>Laudomia Bonanni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro dell&#8217;incontro il saggio <strong>&#8220;In difesa delle imputate&#8221;</strong>, pubblicato da Solfanelli, nel quale la scrittrice <strong>Patrizia Tocci</strong> propone una lettura inedita dell&#8217;universo narrativo bonanniano partendo da tre figure femminili che attraversano la sua opera: Anna, Linda e La Rossa. Personaggi diversi tra loro ma accomunati da un destino segnato dalla sofferenza, dal giudizio degli altri e dalle ferite lasciate dalla storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più che raccontare tre protagoniste, il volume mette in luce il modo in cui Laudomia Bonanni abbia saputo dare voce alle donne quando ancora la loro esperienza faticava a trovare spazio nella narrativa italiana. Le sue pagine restituiscono una realtà fatta di conflitti interiori, emarginazione e desiderio di riscatto, offrendo ancora oggi spunti di straordinaria attualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del confronto con il pubblico, Patrizia Tocci ha posto l&#8217;attenzione anche sul legame profondo tra la scrittrice e il capoluogo abruzzese, spiegando come L&#8217;Aquila non rappresenti soltanto il luogo in cui sono ambientate molte delle sue storie, ma diventi una componente essenziale della sua scrittura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«La scrittrice è metafora di una città e la città è la scenografia della sua opera», ha osservato l&#8217;autrice, ricordando come ogni romanzo di Bonanni conservi un filo diretto con il territorio che l&#8217;ha ispirata. Da qui la proposta di immaginare un percorso culturale permanente dedicato alla scrittrice, capace di trasformarne l&#8217;eredità letteraria in un patrimonio condiviso e in una risorsa per la città. «La ricchezza culturale paga», ha aggiunto, definendo Laudomia Bonanni «uno stemma per L&#8217;Aquila».</p>



<p class="wp-block-paragraph">A dialogare con Patrizia Tocci sono stati <strong>Stefania Pezzopane</strong>, presidente della Giuria del Premio Bonanni, <strong>Gianfranco Giustizieri</strong> e <strong>Maria Elena Cialente</strong>, protagonisti di un confronto che ha evidenziato l&#8217;attualità della produzione bonanniana e il ruolo della letteratura nel raccontare le trasformazioni della società.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel suo intervento conclusivo, Pezzopane ha sottolineato come il saggio riesca a restituire centralità alle donne dei romanzi di Bonanni, ricordando che dietro le loro vicende il vero protagonista è il dramma della guerra. «Il vero imputato non sono loro – ha affermato – ma la violenza del conflitto, capace di spezzare vite e destini». Un invito a rileggere l&#8217;opera della scrittrice aquilana superando i giudizi e riconoscendo la forza umana delle sue protagoniste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A chiudere l&#8217;iniziativa sono state le letture di <strong>Adriano Sabatini</strong>, che hanno riportato in sala la potenza narrativa di Laudomia Bonanni, accompagnando il pubblico in un viaggio tra memoria, letteratura e coscienza civile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro ha confermato la volontà del Premio Bonanni di affiancare alla storica competizione letteraria un percorso di approfondimento culturale che valorizzi il patrimonio lasciato dalla scrittrice aquilana e ne rinnovi il dialogo con il presente.</p>
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		<title>La magia dei “Carboncini” di Patrizia Tocci, con sguardi e parole. Fascino del bianco e nero. Quando una foto diventa racconto&#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 02 Feb 2020 20:17:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[autrice]]></category>
		<category><![CDATA[Carboncini]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Logozzo]]></category>
		<category><![CDATA[libro]]></category>
		<category><![CDATA[Patrizia Tocci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Foto che raccontano. E ci riportano indietro nel lontano passato. Il fascino e la magia del bianco e nero. E’ così che da una immagine prendono vita tante&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/02/02/la-magia-dei-carboncini-di-patrizia-tocci-con-sguardi-e-parole-fascino-del-bianco-e-nero-quando-una-foto-diventa-racconto/">La magia dei “Carboncini” di Patrizia Tocci, con sguardi e parole. Fascino del bianco e nero. Quando una foto diventa racconto&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Foto che raccontano. E ci riportano indietro nel lontano passato. Il fascino e la magia del bianco e nero. E’ così che da una immagine prendono vita tante sensazioni ed emozioni, che fanno riflettere, grazie alla bella penna della scrittrice Patrizia Tocci. Lo scrittore Giovanni D’Alessandro, a giusta ragione, definisce “una maga”, la “talentuosa romanziera, poetessa, giornalista, fotografa, docente e animatrice di eventi”. E lo fa nella presentazione del libro “Carboncini &#8211; Sguardi e parole”, edito da Tabula Fati. “Per averne conferma &#8211; spiega D’Alessandro -, basta scorrere i 99 Carboncini i quali, nella varietà dei temi trattati, presentano una caratteristica comune: sono percorsi dal sacro fuoco dell’ispirazione e dall’esigenza di riversare su pagina &#8211; all’istante, senza filtri &#8211; il pensiero, la riflessione, il ricordo, il momento di commozione. E’ questo che fa muovere la maga nel suo antro, dove è intenta, in modo insonne, a distillare inattese alchimie e a sperimentare formule di evocazione di realtà parallele”.</p>
<p>Dopo aver letto il libro non posso che condividere pienamente il pensiero di D’Alessandro sul valore e sul significato dei “Carboncini”, pubblicati per più anni e con cadenza settimanale, sul quotidiano abruzzese “il Centro”: una specie di diario a cuore aperto molto atteso dai lettori”. Anche io sono stato sempre un attento lettore. E con ansia aspettavo ogni domenica di leggere la rubrica settimanale dell’autrice di “Nero è il cuore del papavero”, il suo primo romanzo, con la presentazione di Paolo Rumiz, dedicato al padre, dove rivive “la cultura contadina, l’infanzia e la memoria”.</p>
<p>Una bella sorpresa Patrizia Tocci me l’ha fatta domenica 14 ottobre 2018, quando ha dedicato il “carboncino” ad una mia foto in bianco e nero fatta nel mio bel paese calabrese, Gioiosa Jonica, nei primi Anni Settanta. L’avevo pubblicata su facebook. Grande e graditissima sorpresa. Dalla sorpresa all’emozione e poi, confesso, tanta ma tanta commozione e occhi lucidi. La “maga” aveva fatto diventare quella foto un racconto storico, culturale e sociale.</p>
<p>Il “carboncino” iniziava con una opportuna riflessione, interrogandosi e interrogandoci “se i social ci abbiano cambiato la vita in bene o in peggio” lasciando la risposta ad una corretta valutazione futura: “lo sapremo solo tra qualche tempo: mescolano perle e spazzatura in una orgia infinita”. E poi diceva dell’origine del “carboncino” di quella domenica. “In un post c’era una bellissima foto del giornalista Domenico Logozzo. Era così bella che avevo pensato di scriverci una storia”. E si soffermava nel descriverla. “Un vecchio borgo di un paese qualsiasi, una piazzetta su cui si affacciavano porte e vicoli; in alto una torre antica e in basso tre figurine scure di età differenti: tre bimbe con trecce, gonnella e calzettoni bianchi; scattata a Gioiosa Jonica, paese natale di Domenico Logozzo: un fermo immagine di quella memoria condivisa che richiama echi nemmeno troppo lontani”.</p>
<p>La “magia” attribuita da D’Alessandro alla Tocci eccola venir fuori. “Avrei aggiunto a quella foto gli odori dei cibi cucinati, il fresco dell’ombra nei vicoli, la lama di luce del sole alto nel cielo, il canto di qualche voce da una finestra semiaperta, un geranio in fiore, o una pianta grassa su quei piccoli balconcini che avevano appena l’ardire di affacciarsi sulla strada, con la ferrata panciuta”.</p>
<p>E’ così l’idea di scrivere il “carboncino”, pubblicato anche sul libro con il titolo “BIANCO E NERO”, si concretizzava dopo non molto tempo. “Ritrovo, qualche giorno dopo, la stessa foto; sotto è un fiorire di commenti. Mi sembra quasi di sentire voci: di sorpresa, di meraviglia, di nostalgia. Scrivono dalla Calabria ma rispondono da Buenos Aires, dall’Australia, dal Canada. L’Italia degli emigrati e degli emigranti, sparsa per il mondo. Rispondono ore dopo, ma rispondono. Ricostruiscono insieme i nomi delle vie, le posizioni delle case, i dirimpettai, i negozi del vicolo. Ognuno porta un tassello nella topografia della memoria. E’ un fiorire di volti, nomi e cognomi sottratti all’oblio, “la casa dove sono nata”, “zia Bettina”, “il nome del sindaco”; si ricostruisce una classe del 1940, si snocciolano i nomi dei professori. L’ultimo commento: “Buongiorno, Tita, sono Mario, mi ricordo di te piccola, in braccio a tua madre”.</p>
<p>Sono fili nostalgici e tenaci, tesi da un oceano all’altro. Abbiamo tutti bisogno di essere riconosciuti”. Ho scritto a Patrizia Tocci: “Commosso, onorato, grato per il meraviglioso racconto che fai della mia foto. Cara Patrizia non so come ringraziarti. Non ho parole. Scritto divinamente. Hai una grande cultura ed una grande dote naturale: scrivi e fai vedere e fai parlare una foto di quasi mezzo secolo fa!”</p>
<p>Patrizia Tocci ha dato “magicamente” voce, sì anche voce, alla foto. Così come si “sentono” le voci dei messaggi degli emigranti sparsi nel mondo. Nostalgia e ricordi da conservare. E mi ritornano alla mente alcuni pensieri di Corrado Alvaro, grande narratore del Novecento, calabrese di San Luca, borgo aspromontano della provincia di Reggio.</p>
<p>Alvaro amava molto la Calabria. “Ho sentito dire a molti stranieri che è una delle regioni più belle d&#8217;Italia. Io non lo so perché l&#8217;amo. Ma so che si fugge e si rimpiange con la sua pena; si torna e si vuole fuggire: come con la casa paterna dove il pane non basta”, scriveva nel 1948 sulla Stampa. Cultura della memoria. Da non cancellare: “E&#8217; una civiltà che scompare, sulla quale non v’è da piangere, ma di cui bisognerebbe trarre il maggior numero di documenti per memoria”. E infatti Alvaro ci teneva a non far scomparire completamente le tradizioni.</p>
<p>Cento anni fa, amaramente constatava: “L&#8217;Italia meridionale, e specialmente le regioni meno a contatto coi traffici, come la Calabria, sta vivendo i suoi ultimi anni di vita tradizionale e antica. Quando le generazioni nate nella prima metà del secolo scorso saranno scomparse, di molte tradizioni e modi di vita non rimarranno che labili tracce; alla prossima generazione saranno cancellate del tutto”. E purtroppo è andata come Alvaro aveva previsto. Le pochissime tradizioni che, a fatica e miracolosamente, ancora oggi sopravvivono bisogna cercare di non farle sparire per sempre. Senza memoria non c’è futuro.</p>
<p>Il libro “Carboncini” di Patrizia Tocci (Ed. Tabula Fati) è stato presentato all’Aurum di Pescara venerdì 31 gennaio alle 17:30. Con l’autrice c’erano lo scrittore Giovanni D’Alessandro e Dante Marianacci, poeta narratore e saggista.</p>
<p style="text-align: right;">Domenico Logozzo</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/02/02/la-magia-dei-carboncini-di-patrizia-tocci-con-sguardi-e-parole-fascino-del-bianco-e-nero-quando-una-foto-diventa-racconto/">La magia dei “Carboncini” di Patrizia Tocci, con sguardi e parole. Fascino del bianco e nero. Quando una foto diventa racconto&#8230;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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