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	<title>pieta Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Mentre Damasco esplode, si chiudono gli occhi che hanno denunciato la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:53:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[di stanislao]]></category>
		<category><![CDATA[guerra]]></category>
		<category><![CDATA[Horst Faas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono chiusi gli occhi che hanno guardato con pietà e denunciato l’insensatezza di ogni guerra, occhi che, per 50 anni, non hanno smesso di registrare l’orrore in&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/mentre-damasco-esplode-si-chiudono-gli-occhi-che-hanno-denunciato-la-guerra/">Mentre Damasco esplode, si chiudono gli occhi che hanno denunciato la guerra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono chiusi gli occhi che hanno guardato con pietà e denunciato l’insensatezza di ogni guerra, occhi che, per 50 anni, non hanno smesso di registrare l’orrore in ogni conflitto.<br />
E’ morto ieri a 79 anni Horst Faas, leggendario fotografo di guerra della agenzia Associated Press, vincitore due volte del premio Pulitzer, autore di alcune delle immagini più note del conflitto vietnamita, come quella dell&#8217;esecuzione di un giovane vietnamita, in piedi, in mezzo ad una strada con un colpo di pistola alla tempia o della ragazzina urlante e nuda, che fugge a piedi durante un bombardamento con il napalm.<br />
Proprio per le sue foto dal Vietnam, dove nel 1967 rimase anche gravemente ferito, Faas, che era tedesco, ha vinto nel 1965 il suo primo Pulitzer,; mentre il secondo gli venne conferito, assieme ad un altro grande fotografo, Michel Laurent, nel 1972, per una serie di foto sulle torture ed esecuzioni in Bangladesh.<br />
Nell’annunciare la sua morte, la Associated Press, per cui Faas ha lavorato per quasi cinquant&#8217;anni, ha ricordato le sue parole quando nel 1965 vinse il Pulitzer. &#8220;La sua missione &#8211; disse &#8211; era registrare le sofferenze, le emozioni e i sacrifici sia degli americani che dei vietnamiti&#8221;.<br />
E chissà come Faas avrebbe documentato quella sporca e sempre più tragica guerra che si combatte da un anno e quattro mesi in Siria, con l’ultima strage ieri a Damasco, con un doppio attentato con auto-bomba imbottite di tritolo (per un totale di 1.000 kg), esplose in successione nella parte Sud della città, con morti e feriti che ricordano la Baghdad del 2003, la Algeri del &#8217;92 o la Beirut degli anni Ottanta.<br />
Faas avrebbe descritto con commossa emozione l&#8217;aria densa di fumo, i vapori di benzina e nitrato, l&#8217;asfalto cosparso di vetri e pezzi di metallo carbonizzati e “mostrato” l’ansimare di centinaia di persone che corrono verso lo stesso punto all&#8217;orizzonte, con le urla dei feriti e le grida dei soldati che tentano di fermare la folla.<br />
Scrive Alberto Negri su La Stampa, che la guerra civile, in Siria, precipita verso una deriva irachena o di stampo algerino.<br />
E, come sempre dopo un attentato, a Damasco si contrappongono due versioni della storia e del complotto: il regime accusa Al-Qaida e gli estremisti islamici, l&#8217;opposizione punta il dito contro il potere, responsabile di una cinica strategia della tensione per screditare la rivolta.<br />
Da più di un anno, ormai, il regime e l&#8217;opposizione lavorano giorno dopo giorno per accreditare la loro versione della storia.<br />
Anche questo attentato non sfugge alle manipolazioni e come nell&#8217;Algeria degli anni 90 (200mila morti) affiora la domanda più inquietante: “Chi uccide chi?”.<br />
Una domanda senza risposta, perché si muore, comunque, da ambo le parti.<br />
Il problema in Siria e nel Medio Oriente è grande e di mezzo c’è il fatto che, in quell’area del mondo, in mezzo secolo, si sono stritolate tutte, una dopo l&#8217;altra, le minoranze etniche e religiose e i cristiani, che arretrano dalla Mesopotamia alla Siria al Libano, per salvarsi, afferrano ogni bastone che galleggia nella tempesta.<br />
L’attentato di ieri, di una violenza inaudita, con due successive esplosioni, ha divelto l’edificio principale del “Palestine Branch”, l&#8217;unità nata negli anni 50 per dare la caccia alle spie israeliane, una delle filiali più temute dei servizi: qui ci sono centinaia di detenuti, si conducono gli interrogatori e si tortura. Una fama sinistra che si è guadagnata tra gli oppositori l&#8217;ironico appellativo di &#8220;Sheraton&#8221;.<br />
Mentre il &#8220;diavolo&#8221; mediatico è Al-Jazeera, la tv di Doha, inneggia al presidente, maledicono gli arabi del petrolio e la Turchia di Erdogan ed affermando che la bestia nera è lo sceicco Ahmad è Al-Thani, l&#8217;emiro del Qatar, la monarchia del Golfo, insieme a quella saudita, il quale sarebbe il vero responsabile del finanziamento dei gruppi armati anti-regime.<br />
In questa confusione estrema restano i corpi dilaniati di decine di persone, fra cui studenti e bambini, uccisi nell’attento di ieri, ultime vittime di un bagno di sangue che non sembra avere mai fine.<br />
“E&#8217; un altro esempio delle sofferenze inflitte al popolo siriano&#8221;, ha detto il generale Robert Mood, alla guida della missione dell&#8217;Onu.<br />
&#8220;Noi &#8211; ha aggiunto &#8211; la comunità internazionale, siamo qui con il popolo siriano e chiediamo a ciascuno, dentro e fuori la Siria, un aiuto per fermare questa violenza.<br />
Kofi Annan, inviato del Palazzo di Vetro, ha condannato gli attentati, e altrettanto ha fatto l&#8217;Italia, con Giulio Terzi. Il ministro degli Esteri ha auspicato che Damasco stabilizzi le condizioni di sicurezza e ha ipotizzato, qualora falliscano i tentativi di mediazione politica, un intervento armato della comunità internazionale, in base all&#8217;articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, per proteggere tanto la popolazione civile che gli osservatori stessi; ma ha osservato che &#8220;un&#8217;ipotesi del genere va considerata in Consiglio di sicurezza e che ci vogliono le condizioni politiche&#8221; affinché tutti i membri dell&#8217;organismo siano concordi.<br />
Quanto ai quindici osservatori italiani in partenza per la Siria, Terzi ha lasciato capire che non ci sarà alcun cambio di programma e che è nostra intenzione seguire le indicazioni dell&#8217;Onu.<br />
Come annota oggi Il Manifesta nella versione on-line, aveva ragione padre Paolo Dall&#8217;Oglio, animatore da molti anni della comunità monastica di Mar Musa, rispondendo il mese scorso alle domande di un sito d&#8217;informazione italiano. Al giornalista che parlava di «sollevazione popolare» contro il regime di Bashar Assad, Dall&#8217;Oglio aveva replicato che in Siria c&#8217;è la guerra civile “da giugno del 2011”.<br />
I crimini di Assad e delle forze armate sono davanti agli occhi di tutti: è sufficiente ricordare le migliaia di morti e il bombardamento devastante di Baba Amr a Homs.</p>
<p>Ed è anche chiaro che nessuna soluzione politica della crisi potrà riportare la Siria indietro all&#8217;inizio del 2011, lasciando il regime al potere come se nulla fosse accaduto.<br />
Allo stesso tempo descrivere i ribelli come scolaretti in gita, poco armati e poco addestrati, è un fuorviante.<br />
Così come è pericoloso minimizzare che l&#8217;estremismo religioso (e con esso il settarismo) &#8211; sponsorizzato generosamente dall&#8217;area del Golfo &#8211; conquista terreno ogni giorno che passa.<br />
Nella regione tutti sanno che i jihadisti si sono spostati dall&#8217;Iraq in Siria per combattere contro gli “apostati” sciiti al potere e riportare Damasco sotto il controllo sunnita.</p>
<p>In questo quadro insanguinato è passata inosservata la notizia che il Fronte dell&#8217;Unità nazionale, ossia il Partito Baath al potere e i suoi satelliti, ha vinto le elezioni legislative non solo a Damasco, ma a Daraa e Idlib, roccaforti delle proteste anti-regime, in elezioni boicottate dalle opposizioni che pure qualche valore dovranno pur avere.<br />
Ma, con i media internazionali che da 14 mesi continuano a ripetere la favola dell’Orco Cattivo (macellaio grigio e spietato Assad) e del fanciullino buono (i ribelli), non è possibile alcuna analisi ragionovele e critica, della criticissima situazione.<br />
E non vorremo che, come oggi direbbe anche Faas, la soluzioni sembri, come pare evidente da certe “mosse” statunitensi, l’apertura di un altro fronte di guerra, con forze internazionali a disseminare pace a forza di bombe.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/mentre-damasco-esplode-si-chiudono-gli-occhi-che-hanno-denunciato-la-guerra/">Mentre Damasco esplode, si chiudono gli occhi che hanno denunciato la guerra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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