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	<title>potere Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Trump e Musk: Attrazione Fatale tra Potere e Innovazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 16:42:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[carlo di stanislao]]></category>
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		<category><![CDATA[Trump e Musk]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non mi interessa essere Presidente, ma se lo volessi, lo vincerei facilmente&#8221; – Elon Musk L&#8217;incontro-scontro tra Donald Trump ed Elon Musk rappresenta una delle dinamiche più intriganti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/31/trump-e-musk-attrazione-fatale-tra-potere-e-innovazione/">Trump e Musk: Attrazione Fatale tra Potere e Innovazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Non mi interessa essere Presidente, ma se lo volessi, lo vincerei facilmente&#8221; – Elon Musk</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro-scontro tra Donald Trump ed Elon Musk rappresenta una delle dinamiche più intriganti del nostro tempo. Due uomini potenti, accomunati da un ego smisurato e una visione del mondo che sfida il conformismo, sembrano orbitare l&#8217;uno attorno all&#8217;altro in un gioco di attrazione e repulsione. Sebbene operino in ambiti diversi – politica ed economia – le loro traiettorie si incrociano continuamente, alimentando dibattiti e speculazioni sul loro rapporto e sul loro impatto sulla società. Ora, con Trump nuovamente eletto presidente e Musk inserito in un ruolo chiave all&#8217;interno del governo, questa relazione è più decisiva che mai.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Due leader fuori dagli schemi</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Donald Trump, magnate dell&#8217;immobiliare e outsider della politica, ha scosso gli Stati Uniti con un approccio populista e diretto, rompendo gli schemi della tradizionale politica americana. Dopo aver riconquistato la Casa Bianca nelle ultime elezioni, Trump ha riaffermato la sua influenza sulla politica globale, rafforzando il suo messaggio nazionalista e promuovendo una nuova fase di deregulation economica. Con il suo ritorno al potere, ha rinnovato la sua promessa di mettere &#8220;America First&#8221;, concentrandosi su una politica estera più aggressiva, una riduzione della burocrazia e un rilancio dell&#8217;industria nazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;altra parte, Elon Musk è l&#8217;incarnazione dell&#8217;imprenditore visionario: con Tesla ha rivoluzionato l&#8217;industria automobilistica, con SpaceX ha aperto nuove prospettive per l&#8217;esplorazione spaziale, con Neuralink e The Boring Company punta a trasformare il futuro della tecnologia e delle infrastrutture. La sua capacità di anticipare le tendenze e di imporsi come leader innovativo lo ha reso una figura centrale nel panorama economico e tecnologico mondiale. Ora, con la sua recente nomina a un ruolo di primo piano all&#8217;interno del governo Trump, il suo impatto si estende direttamente alla politica nazionale e internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua influenza si sta facendo sentire soprattutto nelle politiche tecnologiche, con un focus su innovazione, intelligenza artificiale e un ruolo più dominante dell&#8217;America nello spazio. Musk ha anche avviato un programma per espandere le infrastrutture digitali del paese e rafforzare la sicurezza informatica, portando le sue competenze nel settore pubblico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Alleati o rivali?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto tra Trump e Musk è stato altalenante. Nel corso degli anni, Musk ha criticato alcune politiche di Trump, in particolare sulla gestione del cambiamento climatico e sull&#8217;abbandono degli accordi di Parigi. Tuttavia, non ha esitato a riconoscere i benefici fiscali ricevuti sotto la presidenza Trump, che hanno favorito la crescita delle sue aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trump, a sua volta, ha più volte elogiato Musk per il suo genio imprenditoriale e per il ruolo di leader nel settore tecnologico. Tuttavia, quando Musk ha preso le distanze dall&#8217;ex presidente, Trump non ha esitato a colpirlo, accusandolo di essere un &#8220;finto repubblicano&#8221; e suggerendo che senza il suo sostegno, Tesla non sarebbe mai diventata l&#8217;azienda che è oggi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, con Musk coinvolto direttamente nel governo, il loro rapporto si è evoluto. Musk ha assunto un ruolo chiave nell&#8217;innovazione tecnologica e nelle politiche economiche, contribuendo a definire nuove strategie per il rilancio industriale e lo sviluppo delle infrastrutture digitali. Questa collaborazione ha rafforzato il legame tra i due, ma ha anche generato tensioni con altre figure dell&#8217;establishment politico e industriale. Molti vedono Musk come una figura potenzialmente troppo indipendente per un&#8217;amministrazione che cerca fedeltà assoluta. Le sue recenti dichiarazioni su una possibile futura candidatura politica hanno anche sollevato interrogativi su quanto tempo rimarrà allineato con Trump.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il futuro di questa attrazione fatale</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Con Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti e Musk integrato nel governo, il loro rapporto potrebbe essere determinante per il futuro del paese. Musk, con la sua influenza nel settore tecnologico e della difesa, potrebbe ridefinire le priorità strategiche dell&#8217;amministrazione, mentre Trump potrebbe trarre vantaggio dall&#8217;innovazione e dalla visione futuristica dell&#8217;imprenditore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno dei punti più interessanti da monitorare sarà la collaborazione tra governo e settore privato. Trump ha sempre favorito un&#8217;industria libera da vincoli regolatori, mentre Musk ha dimostrato di essere disposto a muoversi rapidamente in territori ancora poco regolamentati, come l&#8217;intelligenza artificiale e l&#8217;automazione. Questa sinergia potrebbe portare a un&#8217;accelerazione senza precedenti dell&#8217;innovazione tecnologica americana, con implicazioni sia economiche che geopolitiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, il rischio di divergenze è sempre presente. Musk non è noto per seguire ordini senza discutere, e se dovesse scontrarsi con l&#8217;amministrazione su temi chiave, potrebbe rapidamente passare da alleato strategico a oppositore interno. Inoltre, le sue ambizioni globali e i suoi legami con investitori internazionali potrebbero generare sospetti all&#8217;interno di un&#8217;amministrazione che promuove un&#8217;agenda nazionalista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attrazione tra il potere politico e quello economico è inevitabile, ma le divergenze potrebbero renderla esplosiva. Quel che è certo è che entrambi continueranno a influenzare il destino degli Stati Uniti – e del mondo intero – in modi imprevedibili, con un impatto che si estenderà ben oltre i confini delle loro rispettive sfere d&#8217;azione. Sarà interessante osservare se questa attrazione fatale si trasformerà in una vera alleanza strategica o in una rivalità ancora più accesa. In ogni caso, il loro sodalizio – o scontro – definirà il futuro dell&#8217;America e probabilmente del mondo intero nei prossimi anni.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Violenza donne. Anarkikka: &#8220;Con vignette racconto che è sistema di potere&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Nov 2019 12:23:30 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/25/violenza-donne-anarkikka-con-vignette-racconto-che-e-sistema-di-potere/">Violenza donne. Anarkikka: &#8220;Con vignette racconto che è sistema di potere&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si scrive Anarkikka, si legge &#8220;rinata determinata&#8221;. È cosi&#8217;, con due aggettivi, che ama definirsi Stefania Spano&#8217;, napoletana di 54 anni all&#8217;anagrafe, rinata a 42 in una casa di campagna della provincia di Latina &#8220;dopo una vita segnata da storie pesanti dalla quale sono uscita in maniera catartica cominciando a raccontare&#8221; grazie alla passione per il disegno digitale con il mouse, che l&#8217;ha fatta diventare nel giro di meno di dieci anni una delle vignettiste piu&#8217; amate dalle femministe italiane. Poche linee tratteggiano il caschetto nero quasi perfetto del suo personaggio, Anarkikka, fenomeno social da oltre 30mila follower, nato nel 2012 col soprannome di sua figlia, poi diventato il suo alter ego con blog su l&#8217;Espresso. Quasi, se non fosse per quella ciocca a forma di virgola che accompagna le emozioni di questa settenne, tutte racchiuse nei suoi occhi a volte tristi a volte stupiti, spesso indignati. Si indigna, Anarkikka, e prende posizione contro un sacco di cose.<br />
Soprattutto, contro la violenza maschile sulle donne e quella assistita dai bambini come lei, alla cui infanzia negata da&#8217; voce nelle sue tavole, nate sul web e diventate nel tempo mostre itineranti (Violenza assistita, Unchildren, E&#8217; nata donna, Non chiamatelo raptus).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>LA VIOLENZA SULLE DONNE &#8220;NON E&#8217; FOLLIA, MA UN SISTEMA DI POTERE NELLE RELAZIONI&#8221;</strong> &#8211; &#8220;Quello che tento di raccontare e&#8217; che la violenza maschile sulle donne non e&#8217; una follia- spiega Stefania, intervistata dalla Dire in occasione della Giornata internazionale per l&#8217;eliminazione della violenza contro le donne- Quella fisica o il femminicidio, le piu&#8217; visibili, sono il prodotto della cultura nella quale viviamo e cresciamo come donne e uomini. Il problema e&#8217; il sistema di potere che esiste da sempre nella relazione uomo-donna, che va scardinato&#8221;. Il suo metodo per scardinarlo, Anarkikka, lo ha trovato. È il commento, pungente e diretto, l&#8217;opinione non richiesta, condivisa spesso con le sue anarchiche compagne di vignetta. Fatti di cronaca, agenda politica, poco importa: Anarkikka ha un&#8217;idea su tutto. E sopporta pochissimo la narrazione che della violenza di genere fa la stampa italiana. &#8220;&#8216;Uccisa, fermato il marito visibilmente distrutto&#8217;, &#8216;Ha pur sempre perso la moglie'&#8221;, dice con un&#8217;amica mentre sfoglia il giornale. Arrabiatissima, urla: &#8220;&#8216;Le ha uccise perche&#8217; le amava troppo&#8217;, ma vi sentite?&#8221;. Sarcastica, commenta: &#8220;&#8216;In Italia hai solo sei mesi per denunciare uno stupro&#8217;. &#8216;I tempi veloci della giustizia&#8217;&#8221;. Poi sentenzia lapidaria: &#8220;Ddl Pillon: piu&#8217; che un disegno uno scarabocchio&#8221;. E si domanda: &#8220;Avete mai visto un uomo colto da raptus aggredirne un altro grande e grosso?&#8221;. Diritti negati, migranti morti in mare, odiatori di professione.<br />
Anarkikka e&#8217; un fiume in piena e non fa sconti a nessuno. Ma il suo pallino sono e restano le donne.</p>
<p><strong>&#8220;SÌ, SONO FEMMINISTA, PERCHÈ CE N&#8217;È BISOGNO&#8221;</strong> &#8211; &#8220;Ho scelto di raccontare l&#8217;universo femminile perche&#8217; era il tema in cui mi sentivo piu&#8217; coinvolta, in quanto donna e sopravvissuta- sottolinea Stefania- Non faccio parte della generazione del femminismo storico, ma di quella che pensava di aver conquistato dei diritti. Poi mi sono resa conto vivendo, che questi diritti si rischiava di perderli e mi sono data molto da fare da quando ho avvertito che c&#8217;era stato un salto anche culturale da questo punto di vista&#8221;. Una cesura che l&#8217;ha fatta nascere all&#8217;attivismo da adulta, anche se Stefania fa fatica ancora oggi a definirsi femminista.<br />
&#8220;Ho talmente tanto rispetto di quella storia che non me la sento di appropriarmene&#8221;, dice. Ma poi precisa: &#8220;C&#8217;e&#8217; un nuovo femminismo oggi necessario. E quindi si&#8217;, sono femminista, perche&#8217; ce n&#8217;e&#8217; bisogno&#8221;. E c&#8217;e&#8217; bisogno, soprattutto, &#8220;di non dividersi- osserva la vignettista- Alcune femministe adulte non si aprono alle piu&#8217; giovani. Io cerco di parlare a loro, a tutte.<br />
A chi e&#8217; femminista e non sa di esserlo o ha una vita molto distante dalla mia. Bisogna parlare a tutte le donne e dalle giovani dobbiamo imparare&#8221;.</p>
<p><strong>DAL FENOMENO SOCIAL ALLE MOSTRE IN TUTTA ITALIA</strong> &#8211; Sul come, pochi dubbi. &#8220;Anarkikka nasce su Facebook quando sono andata a vivere in campagna sperduta tra gli ulivi e l&#8217;unico modo che avevo per relazionarmi col mondo era la rete- racconta- I social sono uno strumento potentissimo. Io ero timidissima e mi hanno aiutato tanto ad entrare in contatto con persone con cui pensavo di non essere all&#8217;altezza&#8221;.<br />
Nel frattempo, Anarkikka, appesa con &#8216;Violenza assistita&#8217; sui muri del centro antiviolenza &#8216;Donna Lilith&#8217; di Latina, dove e&#8217; di casa, porta la sua giovane irriverenza in giro per la penisola.<br />
&#8220;In questo momento ci sono mostre a Rimini, a Quarto Oggiaro, a Ogliastra in Sardegna, a Padova, in provincia di Bolzano, a Castelfiorentino&#8221;, racconta ancora Stefania, che per il 25 novembre lancia un triplo appello: &#8220;Al mio pubblico dico che bisogna crederci, anche se siamo un po&#8217; scoraggiati dalla situazione politica. Dobbiamo sostenerci e non dividerci, capire cosa va scardinato. Alla politica- continua- chiedo un punto fermo sull&#8217;alienazione genitoriale. Va rivista la legge 54 sulla bigenitorialita&#8217; perfetta che perfetta non e&#8217;, e nei casi di violenza non puo&#8217; esserlo. Stanno avvenendo aberrazioni: bambini tolti a mamme che hanno gia&#8217; subito violenza e che poi sono costrette a subire un ricatto istituzionale, attraverso un costrutto ascientifico. È un crimine di Stato&#8221;. E alle donne che vogliono uscire dalla violenza dice: &#8220;Quello che vi succede non succede solo a voi, non e&#8217; colpa vostra. Ho qualche problema a dirvi di denunciare, perche&#8217; non basta. Non affrontate tutto da sole, soprattutto quando ci sono i figli. La chiave e&#8217; raccontarsi ad altre donne e, prima di denunciare, cercare una rete di sostegno&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/25/violenza-donne-anarkikka-con-vignette-racconto-che-e-sistema-di-potere/">Violenza donne. Anarkikka: &#8220;Con vignette racconto che è sistema di potere&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/10/15/le-dimissioni-da-pontefice-celestino-v-e-benedetto-xvi-la-rinuncia-al-potere-una-festa-mai-celebrata/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 19:37:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/15/le-dimissioni-da-pontefice-celestino-v-e-benedetto-xvi-la-rinuncia-al-potere-una-festa-mai-celebrata/">Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre qualcosa di strano nella storia degli uomini. Qualcosa di inafferrabile, di incomprensibile. Ma certamente di calcolato, voluto, condiviso. L&#8217;interrogativo: “Perché il 13 dicembre di ieri e di oggi non è mai diventata una festa?” Una data rimasta nel silenzio, spesso nel più lontano dimenticatoio. In quel giorno, in quella data storica, un papa rassegnò le dimissioni. Si chiamava Celestino V. Un gesto mai accaduto, se non alcune volte per gravi motivi di salute. Un gesto, quello di Celestino, profondamente rivoluzionario non solo nella storia della Chiesa, ma nella storia degli uomini. Imperatori e re dimissionari non pare ce ne siano stati. Le dimissioni non sono mai passate come gesto di esempio e di coerenza, ma espressione di pavidità e di fuga dalle responsabilità.</p>
<p>Le dimissioni di Papa Celestino V furono e sono rimaste come denuncia, attacco ad un potere che aveva ben poco di evangelico. Ad un regime ed un sistema lontani dalla vita eremitica che Pietro del Morrone aveva condotto fino alla incoronazione papale. Le dimissioni sono il frutto d&#8217;una consapevolezza interiore che nega il potere come tale, rinunciandovi e ritenendolo ostacolo alla salvezza. Lo afferma espressamente: «Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale e per obbligo di coscienza, per debolezza del corpo, difetto di dottrina e la cattiveria del mondo, al fine di recuperare la pace e le consolazioni della vita di prima, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all&#8217;onere e all&#8217;onore che esso comporta».</p>
<p>E lo conferma il successore, Bonifacio VIII, nella Bolla “Olim Celestinus” dell’8 aprile 1295: «incalzandolo la coscienza, puramente ed assolutamente rinunciò al papato». Rinunciava ad un tipo di papato che Bonifacio desiderava ed aveva ottenuto. E rinunciava non “per viltade” come sembra accusarlo Dante Alighieri: “vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto”. Sono i versi più famosi della Divina Commedia, riguardanti Celestino V. Resta il fatto che Dante parli di “ombra”, anche se allora facilmente individuabile. La motivazione dell’attacco di Dante, sempre che si riferisca a Celestino, sembra avere valore politico personale. Così scrivono Bianca Garavelli e Maria Corti: “È possibile, anzi plausibile che Dante si accanisse contro l’eremita molisano perché con la sua rinuncia al papato permise indirettamente l’ascesa del Caetani, spietato fautore del potere temporale del papato, esponente di un modo secondo Dante eccessivamente politico e aggressivo di interpretare il ruolo della Chiesa, e suo nemico personale”.</p>
<p>Un altro grande poeta del medioevo italiano, Francesco Petrarca, nato otto anni dopo la morte di Celestino V, nel “De vita solitaria” esclama “Oh fossi vissuto con lui!” e dichiara: “Persone che lo videro mi raccontarono che fuggì, con tanto giubilo, mostrando tali segni di letizia negli occhi e nella fronte quando si allontanò dal concistoro, libero di sé, come se avesse liberato il collo non da un peso lieve, ma da crudeli mannaie, tanto che gli sfolgorava in viso qualche cosa d’angelico”. Sono parole meravigliose, quando ormai Celestino è diventato un mito, un modello di papa santo. “La sua santità &#8211; scrisse nel Trecento Giovanni Villani &#8211; era stata proclamata ancor prima che egli morisse”. E Paolo Golinelli, nella biografia dal titolo “Il papa contadino”, scrive: “Mentre Bonifacio cercava di consolidare il suo potere, Celestino si era già guadagnato la palma del martirio e l’onore degli altari presso il popolo”.</p>
<p>La fuga dal palazzo reale di Napoli, dove si trovava relegato come pontefice, anche se in una povera capanna costruita appositamente per lui, era la riconquista della libertà contro l&#8217;ipocrisia e la contraddizione. Un cristiano/papa non poteva vivere tra le ricchezze d&#8217;un re, accumulate frodando e impoverendo il suo popolo. Più che rinuncia, perché all&#8217;inizio aveva accettato, in Celestino si evidenzia il netto rifiuto della carica, del ruolo del papa, in quelle condizioni di servo dei potenti. Lo stretto rapporto con Carlo ll d&#8217;Angiò che lo schiacciava col suo potere regale e che muoveva tutti i fili del pontificato era una evidente ingiustizia che subiva e una colpa che lo affliggeva.</p>
<p>La vita di Celestino V è stata una continua “conversione” (metànoia). Ne è testimonianza la stessa proclamazione della Perdonanza, all’atto della sua incoronazione a L’Aquila il 29 agosto 1294 nella Basilica di Collemaggio. E l’istituzione della Perdonanza celestiniana – il primo giubileo della cristianità – con la Bolla “Inter sanctorum solemnia” del seguente 29 settembre, non è un normale anno giubilare, come quello proposto nel 1300 dal successore Bonifacio VIII. È una frattura. Un diaframma che infrange il ritmo del tempo, la routine della vita. Con il rito della Perdonanza Celestino intendeva proporre alla Cristianità Universale lo stile di vita evangelica: la conversione interiore. Era la realizzazione dell’Amore per Dio e per gli uomini, che fra Pietro aveva imparato e vissuto durante la sua permanenza sul Morrone, a contatto con la natura, con la gente semplice e povera di quei luoghi impervi d’Abruzzo.</p>
<p>Il concetto di Perdono, direttamente connesso alla incoronazione papale, appare come una confessione pubblica di fallibilità e di indulgenza, di fiducia e di debolezza. Un atto di umiltà che Bonifacio VIII revoca con estremo rigore mediante la Bolla “Sicut plurimorum assertio” del 18 agosto 1295, perché in antitesi con la sua visione del potere papale, ma che non riuscirà ad annullare, perché mai il Primo Magistrato aquilano – il sindaco dell’epoca –, cui Celestino aveva consegnato un originale della Bolla, la restituì. Da 725 anni il prezioso documento è custodito nel forziere della Cappella della Torre civica e proprio il suo possesso ha consentito per oltre sette secoli che sia proprio l’autorità civile, e non quella religiosa, ad indire annualmente questo speciale Giubileo di un giorno che concede l’indulgenza plenaria a chiunque, sinceramente pentito e confessato, varchi la porta della Basilica di Collemaggio dai Vespri del 28 agosto a quelli del giorno immediatamente successivo.</p>
<p>Dopo l&#8217;incoronazione, Papa Celestino V e il Re Carlo II d’Angiò partono per Napoli e vi arrivano il 5 novembre, accolti da una massa di napoletani entusiasti. I 107 giorni, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294, rappresentano il tempo di riflessione, di sofferenza, di espiazione per aver accettato la nomina a pontefice. Un tempo trascorso nel ricordare i luoghi del suo eremitaggio. Desiderio che cercherà di realizzare in tutti i modi, chiedendo direttamente al nuovo papa di tornare all’eremo di S. Onofrio. Richiesta che Bonifacio nega, dicendogli: “Non voglio che tu torni all’eremo, ma voglio che mi segua in Campania”, come riferisce Tommaso da Sulmona. Ma, al seguito di Bonifacio, giunti al convento di Piedimonte San Germano, la piccola Montecassino, confida la sua idea di fuggire ad un sacerdote amico, che gli mette a disposizione una bestia da soma e può così raggiungere il Morrone.</p>
<p>La gente di Sulmona, appresa la notizia, sale a salutarlo. Rimane sul Morrone alcuni mesi, nella primavera del 1295. Sarà il periodo delle sue fughe quotidiane per evitare le guardie papali che lo vanno cercando. Al disgelo, quando il Morrone e le falde della Maiella si liberano dell’alta coltre di neve, intraprende con un compagno il cammino verso il Gargano e la Foresta Umbra. Ma, braccato anche in quei luoghi, progetta di oltrepassare il mare per recarsi in Grecia, tanto che alcuni marinai di Rodi Garganico si rendono disponibili ad aiutarlo e predispongono la barca. Riescono a partire, ma vengono rigettati dal vento e dalla tempesta sulla costa, vicino a Vieste.</p>
<p>Bonifacio VIII non si dà pace e cerca di rintracciarlo, rivolgendosi alle autorità per farlo arrestare e condurlo da lui. È così che una delegazione con il patriarca di Gerusalemme e un priore dei Templari riesce a scovarlo e ad accompagnarlo in Campania, dove Bonifacio aveva inviato il vescovo Teodorico Ranieri che, di notte, senza che nessuno se ne accorgesse, conduce Celestino ad Anagni, al palazzo dei Caetani. Al mattino, l’incontro tra Bonifacio e Celestino. Bonifacio gli rimprovera la fuga da San Germano e di aver disobbedito. Celestino chiede perdono e implora nuovamente di poter tornare sul Morrone. Bonifacio lo trattiene ad Anagni per due mesi. Parecchi cardinali erano del parere di lasciarlo in pace, ma Bonifacio aveva trovato la soluzione: rinchiuderlo in una cella del castello di Fumone. Vi rimane dall’estate 1295 al 19 maggio 1296. Il giorno della sua morte.</p>
<p>La figura di Pier da Morrone/Celestino V è indubbiamente, a tutt’oggi, un enigma. “Una figura lontana, diversa, per certi aspetti incomprensibile” la definisce Paolo Golinelli. Un “povero cristiano”, per dirla con lo scrittore abruzzese Ignazio Silone, autore del dramma “L’avventura d’un povero cristiano”, in cui focalizza il conflitto tra istituzione e profezia, lettera e spirito. Silone, umilmente e quasi sotto voce, cerca di rintracciare la via maestra, segnata da Celestino, per costruire un mondo di pace e di fratellanza, concludendo: «A ben riflettere e proprio per tutto dire, rimane il “Pater noster”». L&#8217;esempio di Celestino è stato seguito, dopo oltre sette secoli, da Benedetto XVI, che annuncia le dimissioni l’11 febbraio 2013, stabilendo che la sede pontificia diventi vacante dalle ore 20.00 del 28 febbraio 2013. Anche le sue dimissioni evidenziano la debolezza d’una persona di 86 anni ed una inconfessata denuncia della burocrazia vaticana, causa di uno spiacevole isolamento nello svolgimento dell’attività pastorale di pontefice. Dimissioni che aprono nuove vie.</p>
<p>Proprio parlando di Celestino V, nella visita pastorale del 4 luglio 2010 a Sulmona, nell’800° anniversario della nascita di Pietro Angelerio del Morrone, Papa Benedetto XVI tra l’altro affermava: «[…] San Pietro Celestino, pur conducendo vita eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era preso dalla passione di portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua fecondità pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore, nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico odierno: il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe. Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce alcuni impegni essenziali dei discepoli: l’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del messaggio evangelico &#8211; anche nei momenti di persecuzione – senza cedere né al fascino della moda, né a quello della violenza o dell’imposizione; il distacco dalle preoccupazioni per le cose – il denaro e il vestito – confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in particolare verso i malati nel corpo e nello spirito. Queste furono anche le caratteristiche del breve e sofferto pontificato di Celestino V e queste sono le caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa in ogni epoca. […]».</p>
<p>E ancora Papa Benedetto a Sulmona: «[…] Tutto questo non distoglie dalla vita, ma aiuta invece ad essere veramente se stessi in ogni ambiente, fedeli alla voce di Dio che parla alla coscienza, liberi dai condizionamenti del momento! Così fu per san Celestino V: egli seppe agire secondo coscienza in obbedienza a Dio, e perciò senza paura e con grande coraggio, anche nei momenti difficili, come quelli legati al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la propria dignità, ma sapendo che questa consiste nell’essere nella verità. E il garante della verità è Dio. […]». Un anno prima, il 28 aprile 2009 a L’Aquila, visitando la Basilica di Collemaggio devastata dal sisma, Papa Benedetto XVI si era raccolto davanti all’urna con le spoglie di san Celestino V, rimasta intatta nel mausoleo quasi per miracolo salvo dalle copiose macerie d’intorno, e vi aveva deposto con un gesto di umiltà e d’intenso raccoglimento il suo Pallio di pontefice. Un gesto fortemente simbolico davanti al suo predecessore, quasi profetico per quel che egli stesso avrebbe compiuto tre anni dopo, con le sue dimissioni.</p>
<p>Per questo il successore, col nome significativo di Francesco, eletto il 13 marzo 2013, ha preferito vivere in una normale dimora, la casa di Santa Marta, a testimonianza di stile e di esempio di vita. Non sappiamo se la data della sua ordinazione sacerdotale, il 13 dicembre 1969, abbia riferimenti con la data delle dimissioni di Celestino V, ma certamente appare non casuale e piuttosto provvidenziale a motivo dell&#8217;incontro inimmaginabile tra un pontefice che lascia il potere ed uno che lo accoglie. Papa Francesco, con l’età di 83 anni, non sembra preoccuparsi per motivi di salute, ma potrebbe anch’egli raggiungere gli 86 anni e rassegnare le dimissioni. Cosa assolutamente possibile, anche se non augurabile.</p>
<p>Resta sempre, latente, il desiderio di quel “Papa Angelico, al quale sarà data piena libertà per rinnovare la religione cristiana e per predicare il Verbo di Dio”, secondo le parole di Gioacchino da Fiore, applicate allora a Celestino V. È oggi più che evidente lo sforzo di Papa Francesco nel rinnovare la Chiesa, nonostante le critiche dei conservatori e, talvolta, la mancanza di adesione convinta da parte dei collaboratori più stretti. Purtroppo negli episcòpi, spesso antiche e artistiche costruzioni con numerose stanze decorate, i vescovi vi dimorano come gentiluomini e burocrati. Lontani dagli eremi dove viveva e amava vivere Celestino. E, paradossalmente, lontani da quel popolo di Dio che sono chiamati a servire.</p>
<p>Paolo VI, nel post Concilio, aveva ordinato ai vescovi di rassegnare le dimissioni all&#8217;età di 75 anni, con il Motu Proprio “Ecclesiae Sanctae” del 6 agosto 1966. Una normativa che lo aveva angosciato, perché avrebbe dovuto valere anche per il papa. Si recò al castello di Fumone, il 1° settembre di quell’anno, in visita alla cella dove era morto Celestino, per pregare e avere ispirazione sul tema delle dimissioni. Addirittura si parlò di sue dimissioni e di un eventuale eremitaggio sul Morrone, sulle orme di Celestino. In quella occasione Papa Paolo VI tra l’altro disse: «[…] Ed ecco rifulgere la santità sulle manchevolezze umane: il Papa (Celestino V, ndr), come per dovere aveva accettato il Pontificato supremo, così, per dovere, vi rinuncia; non per viltà, come Dante scrisse &#8211; se le sue parole si riferiscono veramente a Celestino &#8211; ma per eroismo di virtù, per sentimento di dovere. E morì qui, segregato, perché altri non potesse profittare ancora della sua semplicità ed umiltà, e la morte non fu per lui la fine, ma il principio della gloria, oltre che nel paradiso, anche sulla terra. […]». Le disposizioni che obbligano i vescovi a rassegnare le dimissioni all’età di 75 anni sono state recentemente ribadite anche da Papa Francesco. La regola delle dimissioni apre una strada nuova, meravigliosa, non solo per la Chiesa, ma per l&#8217;umanità. È la strada della critica al potere che deve trasformarsi in servizio. Una critica che assume i caratteri dell’auto-critica.</p>
<p>Celestino, dunque, non è imprigionabile nelle stanze del potere, di ogni potere, anche di quello ecclesiastico, simboleggiato dalla tiara, il copricapo che con Bonifacio VIII diventerà “triregno”, a significare il potere temporale del papato. Questo simbolo venne eliminato da Paolo VI e venduto per ricavarne denaro da destinare ai popoli del Terzo Mondo. La salma di Celestino, lasciata prima a Ferentino, da alcuni monaci Celestini fu proditoriamente trafugata nel 1327 e traslate a L’Aquila. Nel frattempo c’era stata la prima canonizzazione di san Pietro del Morrone, come confessore, avvenuta nel 1313 ad opera di Clemente V ad Avignone, dove lo stesso pontefice aveva trasferito la sede apostolica. Bisogna attendere il 1668 per la seconda canonizzazione come pontefice, diventando così san Pietro Celestino. Oggi le spoglie di Celestino V sono custodite nella Basilica di Collemaggio, nello cinquecentesco mausoleo realizzato dallo scultore Girolamo da Vicenza, raccolte in un’urna di cristallo e argento sbalzato. Probabilmente Celestino non immaginava né voleva che le sue spoglie mortali fossero rivestite dei paramenti pontificali, esposte alla venerazione dei fedeli. Più verosimilmente avrebbe preferito indossare, da morto, il saio della povertà e rimanere nella grotta del Morrone, col suo stile di vita umile e modesto.</p>
<p>A livello di analisi esegetica, c’è un concetto semplice e profondo, eloquente e terribile, esposto in poche parole nella lettera di San Paolo ai Filippesi: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”(2,6-8). È la “kénosi”, parola derivante dal verbo greco “ekénosen”, che significa appunto “spogliarsi, svuotarsi, privarsi”. Forse nessun passo della Scrittura è così sconvolgente come questo. In poche parole viene focalizzata la figura di Cristo-Dio, nella sua eccezionalità: rinuncia all’ “onnipotenza” divina e scelta della “debolezza” umana. Su questa via, segnata dal sangue del Fondatore, si sono incamminati tutti coloro che, come Celestino, hanno lasciato un’orma indelebile nella storia e tutti coloro che oggi ne incarnano la vita.</p>
<p style="text-align: right;">Goffredo Palmerini e Mario Setta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/15/le-dimissioni-da-pontefice-celestino-v-e-benedetto-xvi-la-rinuncia-al-potere-una-festa-mai-celebrata/">Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Regionali Lazio: Pirozzi: &#8220;Mi candido non per potere ma per dare voce ai territori&#8221;</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Nov 2017 20:51:21 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Sono qui oggi non per annunciarvi che mi candido</strong>, perche&#8217; questo lo sapete gia&#8217;, ma vi chiedo perche&#8217; mi dovrei candidare? Rispondo io: non per bramosia di potere, non per fare gli interessi di qualcuno ma<strong> perche&#8217; penso sia giusto ridare voce ai territori, ai sindaci, al mondo del volontariato, dei professionisti</strong> che hanno lasciato nella loro vita un&#8217;impronta&#8221;. A dirlo nel corso di una conferenza stampa in corso a Roma, <strong>il sindaco di Amatrice, Sergio Pirozzi, candidato alla Regione Lazio</strong>.</p>
<p>Pirozzi ha poi proseguito: &#8220;Io sono impegnato da 22 anni nella pubblica amministrazione, ne ho incontrati tanti di professionisti che senza intendere la politica come professione ha cercato di lasciare qualcosa di se&#8217;, questo sara&#8217; il target della nostra lista. È chiaro che noi non abbiamo niente da perdere, nel senso che tutti noi abbiamo gia&#8217; un lavoro, io penso che ognuno di noi abbia voglia di lasciare qualcosa del suo passaggio nella vita. Per cui il mondo che fara&#8217; parte della mia lista sara&#8217; di questo target&#8221;</p>
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		<title>Governo Gentiloni, tra scoglio Italicum e nodo vitalizi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 11 Dec 2016 19:49:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Pieni poteri al nuovo governo Gentiloni, che nascerà senza alcuna scadenza e soprattutto con lo scopo di “facilitare”, come ha detto il premier incaricato, la nuova legge elettorale, da&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Pieni poteri al nuovo governo Gentiloni, che nascerà<strong> senza alcuna scadenza</strong> e soprattutto con lo scopo di “facilitare”, come ha detto il premier incaricato, la <strong>nuova legge elettorale</strong>, da scrivere in Parlamento, senza colpi di fiducia o pesanti interventi dell’esecutivo. Sulla nomina di Gentiloni ha certamente pesato la <strong>caratura internazionale del ministro</strong> degli Esteri, tenuto conto anche degli impegni che l’Italia dovrà affrontare nel 2017. C’è stato un momento, secondo quanto trapela dalle forze politiche impegnate nelle consultazioni, in cui <strong>il nome di Pier Carlo Padoan è stato sul tavolo</strong>. Poi, però, il congelamento delle dimissioni di Matteo Renzi (un comportamento che Mattarella avrebbe molto apprezzato, soddisfatto dalla responsabilità con cui il Pd si è fatto carico di dare una soluzione di governo) e l’approvazione della legge di bilancio hanno fatto tramontare l’ipotesi di un governo guidato dal ministro dell’Economia.</p>
<p>La priorità del governo Gentiloni, che potrebbe giurare martedì, è la legge elettorale. Il percorso, è l’auspicio emerso nel corso delle consultazioni, prevede che le <strong>modifiche all’italicum</strong> vengano <strong>decise dal Parlamento</strong> e non dall’esecutivo: un cammino più parlamentare che governativo. E dopo? Il nuovo governo nasce senza scadenze e resterà in carica, ovviamente, finché avrà una maggioranza che lo sostiene: <strong>una volta fatta la legge elettorale, l’esecutivo potrebbe durare ancora qualche mese</strong>, contribuendo nel migliore dei casi a svelenire il clima politico. Ovvio però che, una volta modificato l’italicum, sia maggioranza che opposizione potrebbero voler accelerare verso il voto: si potrebbe andare<strong> alle urne a giugno o a ottobre</strong>. Non secondaria sarà anche la scadenza che consente ai parlamentari di prima nomina di maturare il diritto al vitalizio, il prossimo 15 settembre. “Vogliono tirare a campare per prendersi la pensione”, attacca oggi Luigi Di Maio. Il M5s promette di farne un elemento di spiccata propaganda politica. Resta da capire se le forze che sostengono il governo vorranno prestare il fianco alle critiche, a ridosso dall’appuntamento elettorale.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Antonio Bravetti-Dire</strong></p>
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		<title>Inchiesta Soget: gli impunitopoli del “potere”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Aug 2015 19:14:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal terremoto Soget che ha sconvolto l&#8217;Abruzzo e coinvolge diverse Regioni italiane dove la società pescarese opera e che coinvolge personaggi di tutti gli schieramenti politici, nascono diverse&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/05/inchiesta-soget-gli-impunitopoli-del-potere/">Inchiesta Soget: gli impunitopoli del “potere”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #333333;">Dal terremoto</span><span style="color: #333333;"><b> Soget</b></span><span style="color: #333333;"> che ha sconvolto</span><span style="color: #333333;"><b> l&#8217;Abruzzo</b></span><span style="color: #333333;"> e coinvolge diverse Regioni italiane dove la </span><span style="color: #333333;"><b>società pescarese</b></span><span style="color: #333333;"> opera e che coinvolge personaggi di tutti gli schieramenti politici, nascono diverse domande che una persona onesta e perbene comincia a farsi. Una su tutte e’ comunque questa: come e’ possibile che certe figure possano occupare ancora certi posti nell</span><span style="color: #333333;"><b>&#8216;azienda di riscossione pescarese</b></span><span style="color: #333333;">?</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Sconcerta vedere il ripetersi di abusi da parte della<b> Soget</b> <b>SpA&nbsp;</b>senza che le autorità competenti (Magistratura, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Prefettura) intervengano a porre fine a un<b> sistema di esazione dei tributi illegali</b>, come ormai <b>L&#8217;Impronta</b> denuncia da quasi un anno.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Ad eccezione di pochi esempi illuminati, come in ultimo quello del <b>Comune di Corigliano Calabro</b>, che ha d’ufficio escluso dalla gara d’appalto la<b> Soget&nbsp;</b>perché inaffidabile, come prescrive inequivocabilmente l’art. 38, 1 comma, lett. f), D.lgs. 12 aprile 2006 n. 163 (Codice degli Appalti), citando nella relazione di esclusione proprio l’indagine in corso presso la<b> Procura di Pescara </b>che vede<b> indagati attualmente a vario titolo per corruzione, tentata truffa, falso e abuso d’ufficio, l’ex Direttore Generale, Gaetano Monaco, l’ex Responsabile Esecutivo, Ludovico Domenico, l’Assessore della Regione Abruzzo, Mario Mazzocca e il Consigliere della Regione Abruzzo, Lorenzo Sospiri</b> – &nbsp;quest’ultimo in particolare chiede che sia fatta chiarezza sulla lista dei politici rinvenuta e sequestrata nel computer di Gaetano Monaco e possibili ulteriori trattamenti di favore riservati alla classe politica nazionale che ha contatti con Soget; appello condiviso anche dalla nostra <b>testata L’Impronta, </b>aggiungendo che è necessario che venga fatta chiarezza anche sul ruolo degli <b>Ufficiali della Riscossione</b> ancora impuniti in questa vicenda, che continuano ad operare con spregio della legge a danno di ignari contribuenti anche in Abruzzo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>In redazione giungono quotidianamente segnalazioni da parte di contribuenti vessati dal “modus operandi” portato avanti da anni dalla Soget</b>&nbsp;<b>SpA </b>e oggetto di numerosi esposti/denunce nelle diverse Procure.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">I contribuenti, in ultimo, ci segnalano di aver subito<b> esecuzioni mobiliari da parte degli Ufficiali della Riscossione della Soget</b>, che spaventati dai pignoramenti hanno provveduto a pagare il debito nelle mani dell’Ufficiale, salvo poi accorgersi che era<b> stato loro addebitato il pagamento di più spese esecutive</b>, quando la legge prevede il riconoscimento delle stesse in un&#8217;unica voce e sulla base della somma totale del debito da pagare (art. 2 comma 1, D.M 21 novembre 2000 – Gazzetta Ufficiale 30 del 6 febbraio 2001). (<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2015/08/TABELLA-DEI-RIMBORSI.pdf">TABELLA DEI RIMBORSI</a>)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Quindi, con l’aiuto del <b>Vademecum</b> a cura degli <b>Ufficiali della Riscossione non reticenti,</b> che da tempo alleghiamo ai nostri articoli, <b>i contribuenti vittime degli Ufficiali della Riscossione della Soget, si sono accorti di aver pagato spese doppie o addirittura triple,</b> ad esempio, 18,49 di spese esecutive per ogni cartella o ingiunzione compresa nel pignoramento, che invece la norma prevede venga pagata una sola volta, come già detto, sulla base del debito complessivo.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>Tali operazioni risulterebbero non episodiche, ma sistematiche e in voga già da tempo,</b> soprattutto in quelle zone dove gli Ufficiali operavano sotto la direzione di dell’ex Responsabile Esecutivo <b>Domenico Ludovico,</b> come già denunciato in precedenti articoli.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Inoltre, oltre al gravissimo abuso denunciatoci, bisognerebbe verificare anche se tali pignoramenti mobiliari fossero legittimi, ovvero che le cartelle o ingiunzioni fossero state notificate da meno di un anno o, se oltre questo termine, fossero state rinnovate dalla notifica di un avviso di intimazione, per il quale il diritto all’esecuzione mobiliare si rinnova ma deve essere eseguito non prima di 5 giorni dalla notifica e non oltre 180 giorni dalla stessa, normativa che la Dirigenza Soget e i suoi Ufficiali della Riscossione reticenti in questi anni hanno sistematicamente violato (art. 50 D.P.R. 602/73).</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tal proposito, <b>non ci risulta che la Presidente Lina Di Lello</b> <b>abbia provveduto a sospendere e denunciare l’infedeltà dei suoi Ufficiali all’Autorità Giudiziaria</b>, anche se tali fatti risulterebbero abbastanza noti in azienda. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">La <b>Soget</b>, che i<b>n questi ultimi anni ha ricevuto insieme ai suoi Ufficiali un illecito guadagno</b>, si è semplicemente limitata ad incassare il maltolto e il<strong> Presidente Lina Di Lello a licenziare e minacciare con sanzioni disciplinari i pochissimi che non si sono piegati a tale “modus operandi”</strong>, a danno della loro stessa salute. (<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2015/08/SISTEMA-INCENTIVANTE-2.pdf">SISTEMA INCENTIVANTE</a>)</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Grazie ad Harald Ege, psicologo tedesco che ha introdotto il concetto di mobbing in Italia, <strong>gli Ufficiali della Riscossione non reticenti lottano per i propri diritti..</strong> Fino a poco tempo fa chi subiva vessazioni, demansionamenti e danni psicofisici in ambiente lavorativo non sentiva abbastanza forte il diritto di ribellarsi, quasi fosse un&#8217;ingiustizia intrinseca e ineliminabile.Gli Ufficiali della Riscossione non reticenti Soget sono diventati il simbolo di coraggio che provano a cancellare la solitudine di anni di coloro i quali sono andati contro il sistema </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Perché sentirsi soli e sfiduciati è una delle conseguenze immediate di un mobbing riconosciuto e denunciato, ma non ancora dalla giustizia e dalla società. La speranza è quella di rendere la politica trasparente. Chi denuncia oggi è una minoranza. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">La storia</span><a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-falso-movimento-85085.html"><span style="color: #000000;"><b> dell&#8217;Ufficiale di Riscossione non reticente</b></span></a><span style="color: #000000;"><a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-falso-movimento-85085.html"> raccontata nell&#8217;articolo precedente</a> fa capire perfettamente come la</span><span style="color: #000000;"><b> Presidente Lina Di Lello e il suo stretto collaboratore Gaetano Monaco abbiano considerato “intruso” l&#8217;ufficiale della Riscossione non reticente che dopo anni di onorata carriera non si è piegato al sistema Soget</b></span><span style="color: #000000;">.. </span></span></span><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #000000;">Capita talvolta che i mobber (gli aggressori aziendali) non siano nemmeno consapevoli di innescare un’azione di mobbing: sono semplicemente convinti di fare l’interesse proprio e dell’impresa. «Poi ci sono tutta una serie di casi in cui non si riesce a licenziare il lavoratore, ad esempio per la difficoltà di provare, in senso giuridico, cause come furti, basso rendimento, sabotaggio&#8230;», e quindi il mobbing si scatena come forma estrema per porre rimedio al problema, sperando che la persona se ne vada di sua iniziativa. Vedesi in Soget la rinuncia di reintegra del lavoratore, licenziamenti volontari, cause mobbing,&#8230;.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">E la</span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b> Soget</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">? Parrebbe che impunita,<strong>&nbsp;nonostante le numerose violazioni di legge, continui ad andare avanti</strong> e a mietere sempre più vittime, ed un </span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"><b>ex Direttore Generale</b></span></span></span><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">&nbsp;<strong>indagato</strong> presenzi come test Soget nelle cause intraprese dai lavoratori. Paradossale, </span></span></span><span style="color: #333333;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">in un paese normale, tutto questo farebbe un gran scalpore. L’intero sistema paese è messo sotto accusa perché inerte dinanzi ai soprusi, e perché vi è una mancanza sostanziale all’interno del diritto.</span></span></span><strong><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;"> Forza Magistratura gli Ufficiali non reticenti e i comuni cittadini attendono Giustizia.</span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">A tal proposito, rinnoviamo l’invito a denunciare all’Autorità Giudiziaria gli abusi Soget e chi favorisce illecitamente i suoi interessi, e alla Magistratura, in particolare quella pescarese, che è stata la prima a muoversi nella giusta direzione anche se con ritardo, di portare fino in fondo al profondo rosso <strong>Soget&nbsp;</strong>le sue indagini. Non tranquillizza contribuenti ed enti sapere che<b> l’ex. Direttore Generale Gaetano Monaco e l’ex Responsabile Esecutivo Domenico Ludovico</b>, sebbene dimissionari, sono ancora stabilmente all’interno della Soget come&nbsp;<b>gli Ufficiali della Riscossione reticenti </b>nella loro piena funzione esecutiva. Certo tranquillizza politici e &#8220;notabili&#8221; che hanno bisogno di revoche di pignoramenti ed ipoteche, o di essere ammessi nelle&#8221; liste degli inesigibili&#8221;.</span></span></p>
<p><span style="font-family: Arial, sans-serif;"><span style="font-size: medium;">Gli Ufficiali della Riscossione non reticenti della Soget in una nota affermano &#8220;<a href="https://www.youtube.com/watch?v=w4A53U_0bZw">I nostri rapporti alla Magistratura non hanno avuto fortuna, ma tuttavia noi siamo radicati nella nostra convinzione</a>&#8230;..&#8221;.</span></span></p>
<p><strong>Vademecum per difendersi dagli abusi di Soget e dai suoi Funzionari </strong>(a cura degli Ufficiali di riscossione non reticenti):</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
Se avete subito un pignoramento mobiliare dell’Ufficiale della Riscossione Soget con titoli scaduti, ovvero ingiunzioni e/o cartelle notificate da più di un anno e, per evitarlo, avete pagato nelle mani dell’Ufficiale della Riscossione della Soget il debito con l’ulteriore aggravio delle spese esecutive illegittime.<br />
La data dell’ultima notifica valida delle singole ingiunzioni e/o cartelle deve essere obbligatoriamente riportata sull’atto di pignoramento o sulla quietanza liberatoria.<br />
Inoltre, se l’esecuzione è avvenuta per crediti fino a 2000 euro (dal 13/07/11 al 31/12/12) o fino a 1000 euro (dal 01/01/13 a oggi), controllate se è stata preceduta dai relativi solleciti obbligatori per legge, che in mancanza renderebbero ulteriormente illegittima l’azione subita.<br />
Le somme così addebitate o riscosse indebitamente sono identificabili, per la maggior parte dei casi, dalle seguenti cifre, che devono essere riportate obbligatoriamente sull’atto di pignoramento o di quietanza liberatoria: 18,59 – 37,18 – 55,77.</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
Se con le stesse illegalità avete subito dall’Ufficiale della Riscossione Soget un pignoramento della pensione, dello stipendio, dell’affitto, del conto corrente o di altro credito.<br />
Controllate se l’atto vi sia stato mai notificato o se è stato notificato con inspiegabile ritardo rispetto a quando è stato notificato al terzo debitore.<br />
Le somme così addebitate o riscosse indebitamente sono identificabili, per la maggior parte dei casi, dalle seguenti cifre, che devono essere riportate obbligatoriamente sull’atto: 27,89 – 55,78.</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
Se avete subito dalla Soget un preavviso di fermo amministrativo per crediti fino a 2000 euro (dal 13/07/11 al 31/12/12) o fino a 1000 euro (dal 01/01/13 a oggi), senza essere stato preceduto dai relativi solleciti obbligatori per legge e se vi siano state addebitate e riscosse le spese dell’atto, anche se fosse legittimo, prima della scadenza del preavviso (20 g g. a partire dal ricevimento della Raccomandata AR fino al 21/06/13; 30 gg. a partire dal ricevimento della Raccomandata AR dal 22/06/13).<br />
Le somme così addebitate o riscosse indebitamente sono identificabili, per la maggior parte dei casi, dalle seguenti cifre, che devono essere riportate obbligatoriamente sull’atto: 30,99 – 61,98.</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
Se avete subito dalla Soget una iscrizione ipotecaria per debiti inferiori agli 8000 euro (dal 03/12/05 al 01/03/12) poiché illegittime. Link sentenze… (<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2015/05/Doc-a.pdf">Doc a</a><br />
Le somme così addebitate o riscosse indebitamente sono identificabili, per la maggior parte dei casi, dalle seguenti cifre, che devono essere riportate obbligatoriamente sull’atto: 211,75 – 423,50 – 635,25.</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
Se la Soget detiene le somme versate in eccedenza dal contribuente senza effettuare l’obbligatorio rimborso nei termini di legge. Recatevi in uno sportello Soget e chiedete se avete delle somme in eccedenza da avere a rimbroso.</p>
<p>DENUNCIATE!<br />
I vostri comuni che continuano ad affidare il servizio di riscossione volontaria e coattiva delle loro entrate a Soget, nonostante la società pescarese sia inaffidabile. (<a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2015/05/Alllegato-a.pdf">Alllegato a</a>)</p>
<p>Per completezza dell’informazione vedi anche:<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-falso-movimento-85085.html">Inchiesta Soget: “Falso movimento</a>”,&nbsp;<a title="Inchiesta Soget: notifiche irregolari" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-notifiche-irregolari-84943.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget: notifiche irregolari</a>,&nbsp;<a title="Inchiesta Soget: Gaetano Monaco e Domenico Ludovico si dimettono" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-gaetano-monaco-e-domenico-ludovico-si-dimettono-84871.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget: Gaetano Monaco e Domenico Ludovico si dimettono</a>,&nbsp;<a title="Inchiesta Soget: l’abbraccio mortale con la politica scopre il vaso di Pandora" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-labbraccio-mortale-con-la-politica-scopre-il-vaso-di-pandora-84824.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget: l’abbraccio mortale con la politica scopre il vaso di Pandora</a>,<a title="Inchiesta Soget: chiesta l’interdizione di Monaco e Ludovico" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-chiesta-linterdizione-di-monaco-e-ludovico-84787.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget: chiesta l’interdizione di Monaco e Ludovico</a>,&nbsp;<a title="Inchiesta Soget SpA: altro indagato e scoppia guerra tra Azienda e Ufficiali" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-spa-altro-indagato-e-scoppia-guerra-tra-azienda-e-ufficiali-83566.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget SpA: altro indagato e scoppia guerra tra Azienda e Ufficiali</a>,&nbsp;<a title="Inchiesta Soget SpA: lungo interrogatorio in Procura per un Ufficiale della Riscossione non reticente. Nuova svolta?" href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-spa-lungo-interrogatorio-in-procura-per-un-ufficiale-della-riscossione-non-reticente-nuova-svolta-83232.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget SpA: lungo interrogatorio in Procura per un Ufficiale della Riscossione non reticente. Nuova svolta?</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/laffaire-soget-spa-82827.html">L’Affaire Soget SpA</a>,<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/affari-e-intrecci-soget-spa-enti-locali-politici-vip-e-gli-ufficiali-della-riscossione-82663.html" rel="bookmark">Affari e intrecci Soget SpA: Enti locali, politici, vip… e gli Ufficiali della Riscossione?</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/ufficiali-riscossione-soget-spa-sottomessi-e-con-disastri-psichici-82221.html" rel="bookmark">Ufficiali Riscossione Soget SpA sottomessi e con disastri psichici</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-spa-sospiri-non-riguarda-mie-sanzioni-esigibili-82134.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget SpA : Sospiri, non riguarda mie sanzioni ‘esigibili’</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-spa-rigettato-ricorso-contro-sequestro-documenti-82126.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget SpA: rigettato ricorso contro sequestro documenti</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/inchiesta-soget-ricorso-contro-provvedimento-sequestro-81947.html" rel="bookmark">Inchiesta Soget: ricorso contro provvedimento sequestro documenti</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2015/soget-spa-indagato-gaetano-monaco-per-truffa-81354.html" rel="bookmark">Soget SpA: indagato Gaetano Monaco per truffa</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2014/soget-spa-prassi-aziendale-illecita-lavoratori-emarginati-77222.html" rel="bookmark">SOGET SpA: prassi aziendale illecita, lavoratori emarginati</a>,&nbsp;<a href="http://www.improntalaquila.org/2014/soget-spa-gravi-violazioni-nelle-procedure-esattoriali-77130.html" rel="bookmark">Soget SpA: gravi violazioni nelle procedure esattoriali</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/05/inchiesta-soget-gli-impunitopoli-del-potere/">Inchiesta Soget: gli impunitopoli del “potere”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Pensionati a rischio povertà: il 20% in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 07:51:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[pensioni]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/pensionati-a-rischio-poverta-il-20-in-europa/">Pensionati a rischio povertà: il 20% in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In Europa il 20% degli anziani è a rischio povertà e di esclusione sociale. Lo stesso dato si è registrato in Italia per colpa dello scarso potere d’acquisto delle pensioni, per la bassa qualità e accessibilità dei servizi di welfare e per il costante aumento del costo della vita, dei prezzi e delle tariffe. E’ quanto emerge dai dati diffusi dallo Spi-Cgil in occasione del convegno in corso a Roma dal titolo “L’Unione europea tra paure e speranza. I pensionati di fronte alle incognite della crisi”. Fanno peggio, oltre ai paesi balcanici, il Belgio (21%) e la Spagna (oltre il 26%). Meglio, invece, altri paesi come l’Olanda (6%), Francia (12%), Germania (14%), la Slovacchia (16%) e la Danimarca (18%) dove le pensioni hanno un valore più alto e lo stato-sociale è di maggiore qualità.<br />
<em> </em><br />
<strong>Le pensioni.</strong> Nell’Europa a 27 il 68% del reddito da pensione è assorbito dal costo della vita. Una percentuale alta ma di gran lunga superata da quella dell’Italia, che si attesta intorno all’84%. Il nostro paese ha, quindi, allo stesso tempo i redditi da pensione più bassi in Europa e il costo della vita più alto, peraltro sempre di più in crescita. Sotto la media, invece, la Germania dove solo il 43% del reddito viene destinato al costo della vita, la Spagna con il 58%, la Francia con il 60% e la Svezia con il 66%. E’ un sistema flessibile quello che regola la previdenza degli altri paesi europei, contraddistinto nella maggior parte dei casi dalla possibilità di andare in pensione prima o dopo l’età stabilita attraverso un meccanismo di incentivi e disincentivi. Il pre-pensionamento con conseguenti disincentivi è possibile in Belgio, Danimarca, Germania e Spagna. In Francia, invece, è previsto a 56 anni in caso di lavoratori precari e a 55 anni in caso di grave disabilità. Il pre-pensionamento non è previsto nel Regno Unito e in Svezia. Molto più complesso è il quadro che riguarda i pensionamenti posticipati. Sono ammessi, infatti, in tutti i paesi Ue ma con diverse articolazioni. In Germania, Finlandia, Regno Unito e Spagna ad esempio non hanno alcun limite d’età. In Belgio è possibile, fatta eccezione per i dipendenti pubblici mentre in Danimarca è possibile per la pensione pubblica di vecchiaia fino ad un massimo di 10 anni dopo l’età pensionabile e fino a 75 anni per la pensione integrativa. Anche la Francia fa storia a sé. In questo caso il pensionamento posticipato è possibile dopo i 60 anni per aumentare l’importo della pensione o dopo i 65 anni se non si hanno sufficienti requisiti assicurativi. In Svezia, infine, è possibile continuare a lavorare anche dopo i 67 anni purché vi sia una contribuzione con il datore di lavoro.</p>
<p><strong>Popolazione anziana in crescita. </strong>In Europa si contano circa 87 milioni di persone over 65 anni, il 60% delle quali sono donne e il restante 40% uomini. Il dato, però, è destinato ad aumentare nei prossimi 30 anni segnando il progressivo invecchiamento della popolazione europea. In Italia, ad esempio, nel 2010 gli over 65 anni erano 15 milioni. Nel 2020 invece saranno 16 milioni, nel 2030 19 milioni e nel 2040 arriveranno a toccare quota 21milioni. Il dato subirà un calo nel 2060 quando il numero di anziani arriverà a quota 20 milioni. Le stesse dinamiche si registreranno negli altri paesi Ue. In Germania, infatti, si passerà dai 20 milioni registrati nel 2010 ai 25 milioni del 2040.  Anche in questo caso il dato è previsto in calo nel 2060 quando gli anziani tedeschi saranno circa 23 milioni. In Francia, invece, gli over 65 ad oggi sono 15 milioni e diventeranno 21 milioni nel 2040 e 22 milioni nel 2060. In Spagna, infine, gli anziani registrati nel 2010 hanno toccato quota 8 milioni e arriveranno a 15 milioni nel 2040 e a 16 milioni nel 2060.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/pensionati-a-rischio-poverta-il-20-in-europa/">Pensionati a rischio povertà: il 20% in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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