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	<title>studio Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sclerosi multipla, ogni anno solo in Italia colpisce 3.600 persone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 May 2024 13:58:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sclerosi multipla, si cambia. La ricerca su questa malattia è in continuo movimento e produce risultati tangibili che hanno cambiato la vita delle persone con SM. Ma si&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sclerosi multipla, si cambia. La ricerca su questa malattia è in continuo movimento e produce risultati tangibili che hanno cambiato la vita delle persone con SM. Ma si può e si deve fare di più per una patologia che ogni anno, solo in Italia, colpisce 3.600 persone: sono circa 3 milioni nel mondo, oltre 140mila in Italia, una diagnosi ogni 3 ore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A cominciare dalla prevenzione e dalla diagnosi della malattia, i temi al centro del congresso annuale della Fism, la Fondazione dell&#8217;Associazione Italiana Sclerosi Multipla, al via oggi a Roma presso l&#8217;hotel Villa Pamphili fino al prossimo 30 maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il convegno si intitola <strong>&#8216;Salute del cervello: ripensare la diagnosi della sclerosi multipla e delle patologie correlate&#8217;:</strong> sempre di più i successi della ricerca sulla sclerosi multipla e patologie correlate si legano a un&#8217;agenda globale che ha come obiettivo la salute del cervello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E a testimonianza di un lavoro di ricerca mondiale il congresso Fism apre con la presenza di numerosi ricercatori internazionali che con Aism e Fism stanno portando avanti considerevoli<strong> progetti per trovare quella cura definitiva</strong> che ancora non esiste.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le nuove evidenze scientifiche mostrano che la ricerca sulle cause della sclerosi multipla ha compiuto enormi passi avanti negli ultimi anni. Questo oggi consente sempre di più di immaginare <strong>strategie di prevenzione</strong> che, se non possono ancora prevenire l&#8217;insorgenza della malattia, possono aiutare a identificare i fattori di rischio e scongiurare la disabilità. O a capire quali sono le strade da percorrere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come accade nel caso del virus Epstein-Barr, ricorda<strong> Kjell-Morten Myhr</strong> dell&#8217;<strong>università di Bergen, </strong>ospite della prima giornata di lavori del congresso Fism. &#8216;È ormai dimostrato infatti- afferma- che <strong>l&#8217;infezione da EBV</strong> sia un prerequisito essenziale per lo sviluppo della malattia, ma non è chiaro ancora in che modo un virus così comune possa contribuire alla SM&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per scoprirlo, Myhr e colleghi hanno lanciato il progetto EBV-MS finanziato dall&#8217;Unione europea per un valore di 7 milioni di euro, che vede anche la partecipazione di Fism, per studiare a 360 gradi il virus, le sue interazioni con l&#8217;ospite, gli stili di vita e immaginare possibili strategie terapeutiche, dagli antivirali ai vaccini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella seconda giornata il professor<strong> Luca Battistini,</strong> direttore del Laboratorio di Neuroimmunologia,&nbsp;Fondazione <strong>Santa Lucia Irccs di Roma,</strong> con la sua lettura per la consegna del Premio Rita Levi Montalcini ricorderà l<strong>&#8216;importanza crescente dell&#8217;asse intestino-cervello </strong>e della disbiosi come&nbsp;ulteriore &#8216;trigger&#8217; (detonatore) per lo sviluppo della sclerosi multipla e come fattore di rischio su cui è possibile fare prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma i traguardi della ricerca hanno già prodotto risultati concreti destinati a cambiare la pratica clinica. È il caso dei nuovi criteri diagnostici per la sclerosi multipla: ufficialmente verranno presentati solo al prossimo congresso Ectrims, in programma a settembre a Copenaghen, ma<strong> Xavier Montalban del Cemcat,</strong> il <strong>Centro per la Sclerosi Multipla della Catalogna,</strong> ne anticipa i contenuti al congresso Fism. &#8216;Grazie al lavoro di revisione portato avanti da esperti radiologi, clinici, epidemiologi e con il contributo del punto di vista dei pazienti- spiega- abbiamo raggiunto un consensus su quelli che saranno i <strong>nuovi criteri diagnostici</strong> per la sclerosi multipla&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma quali sono i benefici di nuovi criteri diagnostici? &#8216;La revisione periodica dei criteri diagnostici sulla base delle evidenze scientifiche- prosegue Montalban- ci consente di poter <strong>anticipare sempre di più le diagnosi</strong> e così i trattamenti, magari anche prima della manifestazione dei sintomi. E questo, lo abbiamo dimostrato, si associa a una migliore prognosi sul lungo termine, in grado anche di<strong> abbassare il rischio di disabilità </strong>e migliorare la qualità di vita dei pazienti&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i temi al centro della revisione, ha anticipato Montalban, le caratteristiche del nervo ottico, l&#8217;analisi di nuovi marcatori di risonanza magnetica e le valutazioni relative ai pazienti con concomitanti fattori di rischio vascolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;Abbiamo bisogno di una ricerca che produca ricadute concrete sulla vita delle persone con SM- dichiara la <strong>vicepresidente Aism, Rachele Michelacci</strong>&#8211; e l&#8217;arrivo di nuovi criteri diagnostici che&nbsp;promettono di<strong> migliorare la prognosi e la qualità di vita delle persone</strong> risponde appieno al primo dei punti inclusi nella nostra <strong>Carta dei Diritti, il diritto alla salute</strong>&#8216;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal congresso della Fism emerge chiaramente l&#8217;importanza di investire in una nuova disciplina: la scienza con e del paziente. Questo sottolinea un concetto fondamentale: una diagnosi precoce&nbsp;della malattia verso una medicina preventiva può progredire solo conoscendo l&#8217;esperienza di malattia della persona e rendendola scientifica per tutti gli attori del sistema.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;La scienza con le persone della persona- sottolinea <strong>Paola Zaratin, direttore della ricerca scientifica Fism-</strong> deve essere una delle discipline fondamentali di un <strong>modello di ricerca e cura&nbsp;</strong><strong>multidisciplinare </strong>e partecipatorio, unico a garantire che l&#8217;innovazione scientifica e la trasformazione digitale possano essere introdotti nella pratica clinica&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo spirito i pazienti sono chiamati a unirsi al tavolo della ricerca. &#8216;Noi persone con SM- le parole di Michelacci- ci dobbiamo sentire co-responsabili nei confronti della ricerca. Per una diagnosi precoce della progressione, per conoscere le cause della malattia, per trovare le cure dobbiamo essere al tavolo della ricerca e dare, insieme a tutti gli altri attori, quelle risposte che ancora non ci sono. Dobbiamo essere parte attiva del disegno scientifico. E un lavoro che va fatto insieme, reciprocamente&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al centro di un programma per la salute del cervello e di una medicina preventiva anche la creazione di un EU Brain Data System. &#8216;In questo contesto- dichiara <strong>Marco Salvetti, professore ordinario di Neurologia Università Sapienza</strong>, direttore della neurologia dell&#8217;Azienda ospedaliero-Universitaria S. Andrea di Roma, membro del consiglio di amministrazione di Fism- continuiamo il nostro impegno per la creazione di<strong> sistema integrato di dati clinici, genetici, di neuroimmagini e riferiti dai pazienti</strong> (Barcoding MS), per la caratterizzazione di tutti i nuovi casi diagnosticati di SM in Italia e in Europa&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ripensare la diagnosi della sclerosi multipla e garantire la salute del cervello, significa però anche continuare a investire nella ricerca di potenziali biomarcatori e fattori di rischio della malattia. Si parlerà anche di questo al congresso, con la presentazione dei risultati dei progetti sostenuti da Fism che hanno indagato, tra l&#8217;altro, il ruolo dell&#8217;inquinamento atmosferico come possibile trigger dell&#8217;infiammazione nella SM, e la ricerca di biomarcatori nel sangue e nel liquido cerebrospinale per il monitoraggio della malattia e per studiare efficacia ed effetti collaterali delle terapie, anche grazie ai dati clinici che arrivano dal Registro Italiano Sclerosi Multipla e Patologie Correlate, che <strong>oggi comprende oltre 90mila pazienti.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella terza giornata del convegno, invece, i massimi esperti di cellule staminali si confronteranno con rappresentanti delle istituzioni ed esperti di economia sanitaria e sviluppo di farmaci per discutere delle prospettive concrete che vengono dalle cellule staminali per la sclerosi multiple e delle sfide, cliniche e regolatorie, poste dall&#8217;avvento delle terapie avanzate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiuderanno i lavori le presentazioni sul ruolo centrale della riabilitazione attraverso la ricerca fisica e cognitiva svolta dalla Fondazione, come chiave per mantenere in salute il cervello, preservare la funzione e la qualità di vita delle persone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono<strong> 188 i progetti in corso, </strong>nel periodo 2022-2024, sostenuti da Fism (84 per bloccare la SM, 74 per ristabilire la funzione, 23 per la prevenzione primaria e sette per potenziare le infrastrutture di ricerca) per un investimento complessivo di oltre 56 milioni di euro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A questi si aggiungeranno altri cinque milioni di euro con il finanziamento del bando Fism 2024, ottenuti in gran parte grazie al contributo del 5xmille dei cittadini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fism e i suoi ricercatori fanno parte di una rete internazionale e nel 2023, insieme alle associazioni di<strong> Australia, Canada, Danimarca, Francia, Germania, Spagna, Regno Unito, Stati Uniti e alla Federazione Internazionale SM, </strong>si sono impegnati per una strategia di ricerca globale. &#8216;Solo inserendo le priorità di ricerca all&#8217;interno di una strategia globale e valorizzando il contributo dei pazienti- evidenzia il presidente della Fism, Mario Alberto Battaglia- possiamo rispondere ai bisogni delle persone con SM&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;Nel farlo- precisa- ci siamo dati tre direttrici. La prima mira a <strong>bloccare la sclerosi multipla</strong>, la progressione dei sintomi e della disabilità, trovando i nuovi trattamenti che ancora mancano. La seconda punta a <strong>recuperare la funzione: </strong>trovare strategie per riparare la mielina, rendere sempre più efficace la riabilitazione, migliorare la qualità di vita delle persone. La terza è l&#8217;ambizione di <strong>mettere una volta per tutte la parola fine alla SM,</strong> che vuol dire ridurre a zero i fattori di rischio e arrivare a un mondo in cui non ci sia più nessuna diagnosi di sclerosi multipla&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La presenza sulla scena internazionale di Aism e Fism è quanto mai fondamentale in un periodo come questo, ha sottolineato il direttore esecutivo dell&#8217;European Brain Council,<strong> Frédéric Destrebecq,</strong> ospite del congresso. &#8216;Le elezioni europee- ricorda- sono una grande occasione per portare all&#8217;attenzione del nuovo Parlamento l&#8217;importanza della salute del cervello. Auspichiamo&nbsp;che questo possa tradursi in una strategia a livello europeo che dialoghi con i piani nazionali&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8216;Il numero delle persone in Europa che convivono con problemi neurologici è elevato- conclude- e le discussioni su questi temi devono avvenire con il contributo di chi è esperto per sua esperienza, per rompere lo stigma e l&#8217;isolamento. Il coinvolgimento delle persone aiuterà ad <strong>aumentare l&#8217;attenzione soprattutto su una condizione come la SM, </strong>dove abbiamo l&#8217;opportunità di raccontare di come la ricerca abbia portato allo sviluppo di molte terapie&#8217;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il congresso è stato reso possibile con la sponsorizzazione non condizionante dei main sponsor Alexion, AstraZeneca Rare Disease, Biogen, Merck Italia, Neuraxpharm, Novartis Italia e dello Sponsor Bristol-Myers Squibb.</p>
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		<title>Nuovo Studio esplora la predizione dei terremoti attraverso il comportamento dei serpenti</title>
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		<pubDate>Wed, 17 Apr 2024 16:32:22 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;osservazione di una attività anomala dei serpenti in occasione del terremoto dell&#8217;Aquila nell&#8217;aprile 2009 ha dato l&#8217;input per intraprendere la ricerca che da 12 anni vede impegnati Gianpaolo Montinaro, biologo, specializzato in erpetologia, il dottor Ernesto Filippi e il veterinario Pasqualino Piro nel monitoraggio dei serpenti nell&#8217;ambito della festa dei serpari di Cocullo, comune in provincia dell&#8217;Aquila. Si tratta di una festa sacro pagana in cui i serpenti sono catturati in natura dai serpari e portati in processione sulla statua di San Domenico (protettore dai morsi dei serpenti e dei cani con rabbia). </p>



<p class="wp-block-paragraph">La festa si celebra da più di cinquecento anni il primo maggio quando, dopo la processione, i serpenti sono rilasciati in natura per essere catturati l&#8217;anno successivo. Dall&#8217;anno scorso al gruppo di ricerca dei colleghi Montinaro e Filippi si sono uniti, i professori Jairo Alfonso Mendoza Roldan e Domenico Otranto, parassitologi presso il Dipartimento di Medicina veterinaria dell&#8217;Università degli Studi di Bari Aldo Moro, per studiare i parassiti tipici dei serpenti italiani e quelli potenzialmente trasmissibili all&#8217;uomo. &#8220;Lo studio, pubblicato su un&#8217;importante rivista che si occupa di malattie neglette dell&#8217;uomo, è stato occasione di entrare in un mondo magico, fatto di storie e narrazioni, in una dimensione sacro-profana dai contorni fiabeschi, nel piccolo borgo di Cocullo&#8221;. Così Mendoza Roldan, docente colombiano ormai italiano di adozione, esperto di medicina erpetologica e parassitologia che ha lavorato per otto anni nel più grande centro per la preparazione dei sieri antiofidici in Brasile (l&#8217;Istituto Butantan di San Paolo) ed è attualmente responsabile di un progetto di ricerca che riguardante una nuova Leishmania ritrovata in Italia nei gechi, nell&#8217;uomo e nel cane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra qualche giorno, sulla base dell&#8217;esperienza fatta a Cocullo nel 2023, in collaborazione con Martin Wikelski, direttore del Dipartimento del Comportamento animale e la ricercatrice Uschi Müller del Max Planck Institute (Mpi) sarà avviato uno studio sulla sensibilità dei serpenti ai movimenti sismici nell&#8217;ambito del progetto mondiale Icarus (International cooperation for animal research using space). Il progetto si basa sull&#8217;osservazione dei movimenti e dei comportamenti di numerose specie animali in relazione ai disastri naturali, quali il terremoto. Jairo Mendoza sarà il responsabile dell&#8217;innesto di un piccolo trasmettitore in alcuni esemplari di cervone (Elaphe quatuorlineata) a Cocullo per permetterne il monitoraggio delle attività sismologiche, attraverso una tecnologia satellitare. Inoltre, continueranno le attività di monitoraggio della salute dei serpenti nel loro ambiente naturale.</p>
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		<title>Terremoto Amatrice, possibile ricostruire case storiche</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2020 08:24:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ricostruire le case storiche in pietra drammaticamente crollate con il terremoto del 2016, rispettando lo spirito di un tempo e garantendone la massima sicurezza antisismica e&#8217; possibile. A&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/23/terremoto-amatrice-possibile-ricostruire-case-storiche/">Terremoto Amatrice, possibile ricostruire case storiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ricostruire le case storiche in pietra drammaticamente crollate con il terremoto del 2016, rispettando lo spirito di un tempo e garantendone la massima sicurezza antisismica e&#8217; possibile. A dimostrarlo, a quattro anni dalla tragedia di Amatrice, e&#8217; lo studio SICURA coordinato dal Professor Gianmarco de Felice del Dipartimento di Ingegneria dell&#8217;Universita&#8217; Roma Tre che ha messo a confronto, attraverso la simulazione su tavola vibrante, gli effetti del terremoto del 2016 su un prototipo di muratura storica degli Appennini ricostruito con le pietre recuperate tra macerie delle frazioni di Accumoli e un altro identico ma rinforzato con una tecnologia innovativa. Nel secondo caso il muro non e&#8217; crollato. &#8220;Con questo progetto vogliamo dare risposte alle comunita&#8217; locali che si apprestano a ricostruire le loro case e che hanno perso la fiducia nelle costruzioni tradizionali in pietra, dimostrando che esistono tecnologie adeguate per coniugare sicurezza e preservazione del patrimonio&#8221;, ha dichiarato Gianmarco de Felice, professore ordinario di Tecnica delle Costruzioni nel Dipartimento di Ingegneria dell&#8217;Universita&#8217; Roma Tre e titolare dei corsi di Costruzioni in Zona Sismica e Riabilitazione delle Strutture. Coordinato dall&#8217;Universita&#8217; Roma Tre, il progetto ha visto il coinvolgimento del Dipartimento di Ingegneria Strutturale e Geotecnica di Sapienza Universita&#8217; di Roma, del Laboratorio Tecnologie per la Dinamica delle Strutture e la Prevenzione del Rischio Sismico e Idrogeologico del Centro Ricerche ENEA Casaccia. Il progetto e&#8217; stato possibile grazie al finanziamento della Regione Lazio ed ha avuto il sostegno del Consorzio Interuniversitario ReLUIS nell&#8217;ambito di un progetto finanziato dal Dipartimento della Protezione Civile e si e&#8217; avvalso della collaborazione e del supporto dell&#8217;azienda FIBRE NET SpA, come partner industriale.</p>
<p>Sono stati costruiti, dunque, due prototipi di murature storiche degli Appennini di circa quattro metri di altezza, spessore 50 cm, fabbricate con le pietre recuperate tra macerie delle frazioni di Accumoli (grazie al supporto del Centro Operativo Intercomunale Amatrice Accumoli) allettate con malta di calce del tutto simile a quella dei campioni rilevati sul campo. Il primo e&#8217; stato provato privo di rinforzo, il secondo invece e&#8217; stato consolidato con una tecnologia innovativa data dalla combinazione di un intonaco rinforzato con una maglia in fibra di vetro sul lato interno e connettori trasversali per prevenire la disgregazione della muratura.</p>
<p><strong>LA SIMULAZIONE DEL TERREMOTO</strong> &#8211; Le prove di simulazione sismica sono state eseguite sulla tavola vibrante del centro Enea Casaccia e la risposta sismica monitorata da speciali marcatori disposti sul prototipo il cui spostamento e&#8217; stato acquisito con un sistema ottico innovativo, denominato 3DVision. Come input sismico sono stati selezionati tre eventi della sequenza sismica del 2016 e precisamente le registrazioni di Norcia del 24 agosto 2016 con un picco di accelerazione di 0,35g; Castelsantangelo sul Nera del 26 ottobre 2016 con un picco di accelerazione di 0,53g e infine Amatrice del 30 ottobre 2016 con un picco di accelerazione di 0,52g. Tre eventi sismici diversi, in tre diverse localita&#8217; di tre diverse regioni italiane. Sono state riprodotte su tavola vibrante sia la componente EW sia la componente verticale delle registrazioni sismiche in una sequenza di intensita&#8217; screscente applicando un fattore per scalare le accelerazioni via via crescente dal 20% al 140%.</p>
<p><strong>I RISULTATI</strong> &#8211; Le prove eseguite sul campione non rinforzato hanno riprodotto i crolli del 2016 in una sequenza drammatica in cui la disgregazione della parete viene innescata dal distacco di alcune pietre della facciata seguito dalla fessurazione interna e alla rovinosa separazione dei due paramenti. I primi distacchi si sono verificati con i segnali accelerometri ridotti al 60% delle registrazioni reali e il crollo completo si e&#8217; verificato con gli input sismici scalati all&#8217;80%. La massima accelerazione alla base e&#8217; stata di circa 0.40g. Le prove condotte sul campione rinforzato invece, hanno dimostrato la loro efficacia nel limitare il danneggiamento e incrementare la capacita&#8217; sismica. Sono stati infatti ripetuti tutti i test gia&#8217; svolti sul campione non rinforzato senza alcuna lesione, fino alla serie di prove con input sismici amplificati del 120%. La parete avrebbe quindi resistito, senza danni, ai terremoti della sequenza sismica del 2016.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/23/terremoto-amatrice-possibile-ricostruire-case-storiche/">Terremoto Amatrice, possibile ricostruire case storiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Coronavirus: dieta chetogenica può abbassare mortalità</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Aug 2020 14:39:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una dieta chetogenica, a limitata assunzione di carboidrati e alto contenuto di lipidi, puo&#8217; contribuire alla riduzione della mortalita&#8217; e alla necessita&#8217; di ricovero in terapia intensiva per&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una dieta chetogenica, a limitata assunzione di carboidrati e alto contenuto di lipidi, puo&#8217; contribuire alla riduzione della mortalita&#8217; e alla necessita&#8217; di ricovero in terapia intensiva per pazienti affetti da covid. E&#8217; quanto si sta sperimentando al policlinico San Martino di Genova. Lo studio muove dall&#8217;osservazione che i pazienti affetti da covid-19 che presentano un quadro piu&#8217; grave possono essere colpiti da una &#8220;tempesta citochinica&#8221;, una risposta immunitaria esagerata. Tra i principali responsabili, cellule che, quando si attivano, consumano esclusivamente glucosio. Pertanto, una dieta povera di zuccheri dovrebbe consentire di limitare la produzione delle citochine. La teoria, per il momento, sta avendo le prime conferme anche dalla pratica. Da una prima analisi nel reparto di Malattie infettive del San Martino, condotta su 34 persone che avevano seguito una dieta normocalorica, normoproteica, chetogenica, confrontate con il doppio di pazienti che avevano seguito, nello stesso periodo, una dieta comune, sono emersi risultati particolarmente positivi sulla sopravvivenza a 30 giorni e sulle minori necessita&#8217; di trasferimento in terapia intensiva. &#8220;Non bisogna confondere tale dieta chetogenica normocalorica con diete chetogeniche ipocaloriche, che hanno altre indicazioni, tra cui il calo ponderale, che non e&#8217; certo l&#8217;obiettivo della nutrizione durante il covid- avverte Samir Sukkar, direttore di Dietologia e nutrizione clinica del policlinico- inoltre, bisogna fare attenzione a utilizzare questo tipo di dieta sotto controllo medico, in quanto esistono controindicazioni per il diabete tipo 1 e di tipo 2 in trattamento farmacologico a rischio di ipoglicemia. Tale trattamento non ha un effetto provato nella prevenzione della malattia, ma dai nostri dati e&#8217; suggeribile effettuarlo dall&#8217;inizio dei sintomi&#8221;.</p>
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		<title>Ricerca. Individuato potenziale ruolo ricettori coinvolti in schizofrenia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2020 17:24:32 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3, nello sviluppo&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p> Uno studio condotto dai ricercatori del Laboratorio di Neurofarmacologia dell&#8217;Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia) dimostra il ruolo di specifici recettori presenti sulle cellule nervose, gli mGlu3, nello sviluppo del sistema nervoso immediatamente dopo la nascita. Alterazioni di questi recettori nelle fasi iniziali della vita sono considerate alla base di patologie psichiatriche, soprattutto della schizofrenia.<br />
La ricerca, pubblicata sulla rivista scientifica Faseb Journal, e&#8217; stata condotta in collaborazione con Istituti di ricerca italiani ed internazionali, tra gli altri l&#8217;Universita&#8217; Sapienza di Roma, l&#8217;Universita&#8217; di Lund in Svezia, l&#8217;Istituto di Genetica e Biofisica del Cnr di Napoli e l&#8217;Universita&#8217; di Lille in Francia. Al centro del lavoro, un sottogruppo dei recettori metabotropici per il glutammato (mGlu). I recettori sono molecole presenti sulla superficie delle cellule nervose capaci di rispondere selettivamente a determinati neurotrasmettitori, in questo caso al glutammato. Il recettore studiato dai ricercatori Neuromed e&#8217; il sottotipo 3, che negli ultimi anni ha attirato l&#8217;attenzione dei ricercatori proprio per il suo possibile coinvolgimento nelle patologie psichiatriche.<br />
&#8220;I modelli sperimentali animali &#8211; dice la dottoressa Tiziana Imbriglio &#8211; ci hanno permesso di identificare un ruolo fondamentale dei recettori mGlu3 nel corretto sviluppo, dopo la nascita, delle connessioni nervose che formano gli interneuroni GABAergici&#8221;. Gli interneuroni sono una categoria di cellule nervose con una funzione di coordinamento delle informazioni sensoriali e delle relative risposte, una specie di centralina, in parole povere. Proprio una loro disfunzione sembra implicata nella comparsa di una patologia psichiatrica come la schizofrenia. &#8220;I recettori mGlu3 &#8211; continua il dottor Remy Verhaeghe &#8211; sono fondamentali, secondo le nostre ricerche, per il corretto sviluppo e la specializzazione degli interneuroni, ma anche per un meccanismo piu&#8217; ampio legato alla sincronizzazione delle reti nervose all&#8217;interno del cervello&#8221;.<br />
È da considerare che studi precedenti hanno dimostrato come alcune particolari caratteristiche genetiche siano associate con patologie psichiatriche. &#8220;Siamo solo agli inizi di un lungo cammino &#8211; commenta la dottoressa Milena Cannella &#8211; ma la nostra ipotesi e&#8217; che, in presenza di queste varianti genetiche, un intervento farmacologico sui recettori mGlu3, da compiere nelle prime fasi della vita, potrebbe avere un&#8217;azione preventiva nei confronti dei soggetti a rischio di sviluppare la schizofrenia&#8221;.</p>
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		<title>Coronavirus. Studio su possibili implicazioni in sistema nervoso centrale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Apr 2020 18:40:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 potrebbe penetrare nel sistema nervoso centrale creando una condizione di severa neuroinfiammazione, in grado di causare o aggravare il decorso di malattie, come alzheimer,&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il nuovo coronavirus Sars-CoV-2 potrebbe penetrare nel sistema nervoso centrale creando una condizione di severa neuroinfiammazione, in grado di causare o aggravare il decorso di malattie, come alzheimer, epilessia, Parkinson, disturbi come psicosi, disturbi da stress post-traumatico, autismo e depressioni maggiori. E&#8217; l&#8217;ipotesi avanzata da un gruppo di neuropsichiatri e fisiologi guidati dal professor Luca Steardo, dell&#8217;universita&#8217; Giustino Fortunato di Benevento e dell&#8217;universita&#8217; Sapienza di Roma. Secondo lo studio, descritto in un editoriale apparso sulla rivista Acta Physiologica a firma della Federazione delle Societa&#8217; Europee di Fisiologia e dai colleghi Luca Steardo jr, dell&#8217;universita&#8217; Magna Graecia di Catanzaro, Robert Zorec dell&#8217;universita&#8217; slovena di Lubiana, e da Alexei Verkhratsky dell&#8217;universita&#8217; britannica di Manchester, gli aspetti neurologici e psichiatrici dell&#8217;attacco virale dovrebbero essere presi in considerazione nella progettazione delle strategie terapeutiche riabilitative rivolte a chi si e&#8217; ammalato di Covid-19. &#8220;Dinanzi alla gravita&#8217; del fenomeno del Covid-19, con un numero cosi&#8217; alto di ricoveri e decessi, ci siamo chiesti se la severita&#8217; della sintomatologia potesse dipendere da una invasione del virus che non si limitasse solo al livello polmonare ma anche a livello del sistema nervoso centrale &#8211; rileva Steardo &#8211; Le prime osservazioni dei clinici indicavano che la patologia potesse iniziare con una sintomatologia di tipo influenzale, complicata poi da crisi respiratorie per l&#8217;invasione dei polmoni, da parte del virus, ma piu&#8217; attente osservazioni successive hanno fatto capire che ci potevano essere manifestazioni neurologiche, per esempio mal di testa, delirio, perdita di olfatto e gusto, come una sintomatologia di esordio&#8221;. Questi ultimi due sintomi &#8220;certamente potrebbero essere anche spiegati &#8211; osserva il neuropsichiatra &#8211; dall&#8217;effetto dell&#8217;invasione del virus delle cavita&#8217; nasali con distruzione del tessuto endoteliale e delle terminazioni nervose&#8221;. Gli esperti si sono chiesti se non ci potesse essere invasione del virus anche a livello cerebrale, dal momento che alcuni virus &#8216;cugini&#8217; lo fanno.<br />
Un&#8217;altra considerazione alla base dell&#8217;ipotesi e&#8217; che il virus penetra nell&#8217;organismo umano agganciandosi alla proteina Ace2 che e&#8217; sulla membrana delle cellule umane. Questa proteina &#8220;e&#8217; particolarmente presente nel tessuto alveolare polmonare e intestinale ma anche in alcune aree del sistema nervoso centrale&#8221;. Una ulteriore via di accesso del virus al sistema nervoso centrale, secondo gli esperti, potrebbe essere il nervo dell&#8217;olfatto tramite il quale il virus salirebbe per via retrograda al cervello dalla cavita&#8217; nasale. Questa ipotesi sta trovando conferma in alcuni studi condotti in Cina e negli Usa su alcune vittime del Covid-19. &#8220;Se nei malati Covid e&#8217; vero che il virus invade il tronco encefalico &#8211; osserva Steardo &#8211; questo potrebbe spiegare, in una certa quota, la gravita&#8217; dei problemi respiratori che presentano questi pazienti perche&#8217; il tronco encefalico e&#8217; l&#8217;area del cervello dove risiedono i centri che regolano il ritmo della respirazione&#8221;. Gli esperti hanno voluto cogliere anche un altro aspetto della malattia. &#8220;Quando c&#8217;e&#8217; infiammazione periferica in un organismo si liberano sostanze, le citochine, che se sono in cosi&#8217; grande quantita&#8217;, come nel caso del Covid-19, rompono la barriera ematoencefalica che protegge il cervello, entrano nell&#8217;organo e attivano le cellule gliali, avviando una neuroinfiammazione in maniera piuttosto subdola, tale che le persone non avvertono disturbi&#8221;. La neuroinfiammazione e&#8217; una condizione alla base di molte malattie neurologiche e psichiatriche, come l&#8217;alzheimer, il parkinson, l&#8217;epilessia, disturbi come schizofrenia e depressioni maggiori. Inoltre, un&#8217;altra condizione che innesca e aggrava la neuroinfiammazione e&#8217; l&#8217;ipossia, cioe&#8217; la scarsa ossigenazione che si puo&#8217; avere nel corso della malattia polmonare da Covid-19, durante la quale il sistema nervoso rimane scarsamente ossigenato.</p>
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		<title>Scuola. Maturità, i consigli per affrontare lo studio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2019 16:33:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La maturita&#8217; e&#8217; alle porte e migliaia di studenti si stanno preparando ad affrontare un periodo di intenso studio. Non solo i maturandi, ma anche gli studenti universitari&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La maturita&#8217; e&#8217; alle porte e migliaia di studenti si stanno preparando ad affrontare un periodo di intenso studio. Non solo i maturandi, ma anche gli studenti universitari e in generale chiunque stia concludendo un ciclo di studi si ritrova in queste settimane a combattere con stress e tensioni, notti insonni e ore passate sui libri, tipiche dei periodi che precedono gli esami. Come se non bastasse a minacciare memoria e concentrazione si aggiungono anche smartphone e tablet, chat e social network, che non costituiscono solo fonti di distrazione ma rischiano di aggravare alcuni dei tipici disturbi che si accentuano quando si passano ore sui libri. Questi fattori combinati possono, infatti, avere qualche conseguenza sulla salute, provocando piccoli disturbi che potrebbero mettere a rischio la possibilita&#8217; di studiare e prepararsi con serenita&#8217; alle prove d&#8217;esame. Per questo Assosalute, l&#8217;Associazione nazionale farmaci di automedicazione che fa parte di Federchimica, ha evidenziato una serie di consigli utili per affrontare i disturbi piu&#8217; comuni e, se necessario, ricorrendo anche all&#8217;impiego consapevole e responsabile dei farmaci di automedicazione, riconoscibili grazie alla presenza del bollino rosso che sorride sulla confezione. Cosi&#8217; in un comunicato Assosalute.</p>
<p><strong>Mal di testa</strong> &#8211; Uno dei sintomi piu&#8217; diffusi nei periodi di studio e&#8217; proprio il mal di testa che, tra le cause piu&#8217; comuni, vede stress, spossatezza, disturbi del sonno e stanchezza degli occhi. A questo si aggiunge anche l&#8217;esposizione prolungata a schermi e PC. Per questo e&#8217; importante, per evitare il dolore, staccare di tanto in tanto, distraendosi con attivita&#8217; all&#8217;aria aperta, cercando di fare delle pause non solo dai libri ma anche dai device elettronici. Inoltre, fondamentale anche durante le ore di studio e&#8217; bere. La disidratazione puo&#8217;, infatti, favorire- complice anche la stanchezza- la comparsa di mal di testa. In caso di necessita&#8217;: antinfiammatori e antidolorifici.</p>
<p><strong>Disturbi gastro-intestinali</strong> &#8211; L&#8217;apparato digestivo puo&#8217; essere la valvola di sfogo di ansia e tensioni e per questo, quando si e&#8217; sotto stress, possono manifestarsi disturbi come acidita&#8217; di stomaco e diarrea. Per contrastarli, e&#8217; fondamentale mangiare cibi sani e leggeri- attenzione in questo caso a snack e cibi molto calorici, che possono favorire il bruciore allo stomaco. In caso di diarrea, e&#8217; bene bere molta acqua e adottare una dieta povera di fibre. In caso di necessita&#8217;: fermenti lattici, antidiarroici e antiacidi.</p>
<p><strong>Disturbi del sonno</strong> &#8211; È risaputo che le notti prima degli esami sono spesso insonni e passate sui libri. Tuttavia, e&#8217; buona abitudine per facilitare lo studio e aiutare la memoria, studiare di giorno e dormire nelle ore notturne, cercando di coricarsi sempre alla stessa ora. Per favorire il sonno, e&#8217; utile limitare l&#8217;assunzione di cibi stimolanti come il cacao e di bevande ad alto contenuto di caffeina, attenzione anche ai rumori, cosi&#8217; come all&#8217;uso di computer o smartphone prima di mettersi al letto. La luce degli schermi stimola, infatti, l&#8217;attivita&#8217; cerebrale e rende piu&#8217; &#8220;difficile staccare il cervello&#8221; e prendere sonno. In caso di necessita&#8217;: farmaci ad azione blandamente sedativa a base di valeriana, da sola o in combinazione.</p>
<p><strong>Occhio secco</strong> &#8211; Le ore passate davanti ai libri e al PC possono lasciare a fine giornata la sgradevole sensazione dell&#8217;occhio secco, con conseguente arrossamento e bruciore. Il consiglio principale in questi casi e&#8217; quello di &#8216;ammiccare&#8217; spesso, cioe&#8217; aprire e chiudere gli occhi per lubrificarli, un&#8217;azione che, specialmente davanti ai PC, si riduce di un terzo rispetto al normale. È bene inoltre &#8216;staccare&#8217; di tanto in tanto gli occhi da libri e PC ed evitare di studiare in ambienti con aria troppo secca o condizionata. In caso di necessita&#8217;: colliri gel e pomate oculari ad azione lubrificante e antisettica.</p>
<p><strong> Mal di schiena</strong> &#8211; Studiare per numerose ore consecutive, assumendo una postura obbligata e mantenuta per molto tempo, puo&#8217; generare disturbi da &#8220;sovraccarico&#8221; o da &#8220;compressione&#8221;, con conseguenti contratture dolorose al collo, alle spalle e alla schiena. Ad aggravare la situazione, l&#8217;uso continuo del cellulare che puo&#8217; provocare un aumento della lordosi cervicale con dolori al collo e ripercussioni sulla postura. Per questo e&#8217; importante fare alcuni esercizi da seduti (p. es. movimenti tacco-punta) e alzarsi ogni 45-60 minuti, per ridare fiato alle articolazioni e ai muscoli che circondano la colonna vertebrale, facendo dei rapidi movimenti di stretching per il collo, la schiena e gli arti. È inoltre importante organizzare una postazione di lavoro su misura, con una sedia comoda, meglio se ergonomica, alla giusta altezza, con un supporto per la zona lombare e, se si studia al computer, per far si&#8217; che il collo &#8220;sia in scarico&#8221;, assicurarsi che lo sguardo cada al centro dello schermo. In caso di necessita&#8217;: antinfiammatori e antidolorifici.</p>
<p>Infine, per allentare lo stress non dimenticate il valore della distrazione: uscire con gli amici, andare al cinema o semplicemente fare una passeggiata aiuta a pensare ad altro e permette alla mente e al corpo di rigenerarsi. Fondamentale e&#8217; anche lo sport: non solo aiuta a scaricare le tensioni e a sentirsi &#8220;piu&#8217; ottimisti&#8221;, grazie al rilascio di endorfine, ma sembra che l&#8217;attivita&#8217; fisica aerobica, praticata regolarmente, stimoli la corteccia frontale del cervello permettendo, quindi, un miglioramento delle capacita&#8217; di ragionamento. Per maggiori informazioni: www.semplicementesalute.it</p>
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		<title>Sociale: studio su bambini per prevenire disturbi evolutivi/Video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jun 2016 13:58:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un maggiore impegno di tutte le istituzioni sul territorio per prevenire al meglio forme di disturbo evolutivo in modo da non provocare sconvolgimenti all&#8217;interno dei nuclei familiari. È&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/06/01/sociale-studio-su-bambini-per-prevenire-disturbi-evolutivivideo/">Sociale: studio su bambini per prevenire disturbi evolutivi/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un maggiore impegno di tutte le istituzioni sul territorio per prevenire al meglio forme di disturbo evolutivo in modo da non provocare sconvolgimenti all&#8217;interno dei nuclei familiari. È il senso del progetto<strong> &#8220;La scuola Inclusiva&#8221;</strong> avviato dallo psicologo Franco Criscuolo in collaborazione con la <strong>Regione Abruzzo</strong>. Stamane a Pescara presentati i risultati alla presenza dell&#8217;assessore alle Politiche sociali <strong>Marinella Sclocco</strong>.</p>
<p>Trecento i bambini in età evolutiva che sono stati esaminati su tutto il territorio regionale. &#8220;I dati confermano &#8211; ha detto l&#8217;assessore Sclocco &#8211; che dobbiamo mantenere sempre alta l&#8217;attenzione. Il progetto Scuola Inclusiva mira proprio a questo: creare le condizioni migliori per prevenire la diverse forme di disturbo evolutivo, ma anche evitare che sul mondo della scuola si riversino responsabilità ulteriori legate a possibili ritardi che si potrebbero verificare in fase di certificazione dei disturbi. Lo studio, inoltre, vuole dare alla scuola e dunque ai docenti gli strumenti necessari per capire come e quando intervenire di fronte a determinati atteggiamenti dei bambini. L&#8217;obiettivi è migliorare la vita dei più piccoli ma anche delle famiglie direttamente coinvolte&#8221;.</p>
<p>Tra le diverse forme di disturbo evolutivo, tra i trecento bambini della scuola dell&#8217;Infanzia esaminati, figurano il disturbo del linguaggio e il disturbo affettivo con percentuali vicine al 10%, di poco superiore la percentuale dei bambini con instabilità psicomotoria che comprende la capacità del bambino di regolare le proprie competenze, come l&#8217;autocontrollo o la capacità di regolare il tono di voce o le reazioni. &#8220;I dati dicono inoltre &#8211; spiega Franco Criscuolo &#8211; che i bambini con ritardo evolutivo sono una piccola percentuale comunque superiore a quei bambini considerati iperattivi. Dobbiamo lavorare &#8211; prosegue Criscuolo &#8211; ai processi di maturazione che interessano i più piccoli; le famiglie devono concentrarsi a valorizzare maggiormente i processi di maturazione perché solo in questo modo si riesce a cancellare l&#8217;instabilità che segna alcuni comportamenti del bambino&#8221;. Dei trecento bambini esaminati la metà presenta linee evolutive buone e ben integrate all&#8217;adattamento.</p>
<p><a href="https://youtu.be/yn9SvsiNJns">Guarda Video</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/06/01/sociale-studio-su-bambini-per-prevenire-disturbi-evolutivivideo/">Sociale: studio su bambini per prevenire disturbi evolutivi/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Immigrazione: oggi presentazione dello studio su politiche migratorie/Video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/05/09/immigrazione-oggi-presentazione-dello-studio-su-politiche-migratorievideo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 May 2016 10:06:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[immigrazione]]></category>
		<category><![CDATA[politiche migratorie]]></category>
		<category><![CDATA[presentazione]]></category>
		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è tenuta questa mattina, alle ore 9.30, la conferenza stampa nel corso della quare verranno illustrati i risultati dello studio &#8220;Per una gestione integrata delle Politiche migratorie&#8221;,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/09/immigrazione-oggi-presentazione-dello-studio-su-politiche-migratorievideo/">Immigrazione: oggi presentazione dello studio su politiche migratorie/Video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è tenuta questa mattina, alle ore 9.30, la conferenza stampa nel corso della quare verranno illustrati i risultati dello studio <strong>&#8220;Per una gestione integrata delle Politiche migratorie&#8221;</strong>, promosso dalla <strong>Regione Abruzzo</strong>. La ricerca è stata svolta nell&#8217;ambito del progetto &#8220;Partner&#8221;, coordinato dalla prefettura di Chieti e finanziato con i fondi Fei.</p>
<p>L&#8217;iniziativa, organizzata dall&#8217;assessorato alle Politiche sociali in collaborazione con la Prefettura di Chieti e l&#8217;Anci Abruzzo, si rivolge agli operatori pubblici che lavorano nei servizi sociali, sanitari e educativi, a contatto con i cittadini. L&#8217;obiettivo è capire e mettere in evidenza le criticità della rete dei servizi per l&#8217;integrazione dei migranti in modo da studiare ipotesi correttive per una migliore governance. All&#8217;incontro prenderanno parte l&#8217;assessore alle Politiche sociali, Marinella Sclocco, il viceprefetto di Chieti, Luciano Conti, il presidente dell&#8217;Anci Abruzzo, Luciano Lapenna, il direttore dell&#8217;Anci, Massimo Luciani, il sociologo, Vittorio Lannutti, il responsabile scientifico del progetto Partner, Dasantila Hoxha e la docente di sociologia generale, Eide Spedicato Iengo.</p>
<p><a href="https://youtu.be/KNvVC_TOcZg">Guarda Video</a></p>
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		<title>I diritti umani in Palestina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Apr 2016 13:52:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[studio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non si può parlare di diritti umani senza parlare di Palestina e non si può parlare di Palestina senza parlare di diritti umani. Lo ha fatto il 24&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/04/12/i-diritti-umani-in-palestina/">I diritti umani in Palestina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Non si può parlare di diritti umani senza parlare di <strong>Palestina</strong> e non si può parlare di Palestina senza parlare di diritti umani. Lo ha fatto il 24 marzo il <strong>Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite (Unhrc)</strong>, con sede a Ginevra, approvando una risoluzione proprio su questo tema che esprime “grave preoccupazione per la continua e sistematica violazione dei diritti umani del popolo palestinese da parte di Israele, la potenza occupante”.</p>
<p>Le dimissioni a gennaio dell’inviato speciale dell’Onu per i diritti umani nei Territori palestinesi ci hanno però mostrato le difficoltà nel lavoro delle organizzazioni internazionali. L’indonesiano Makarim Wibisono ha lasciato l’incarico perché non era mai stato autorizzato da Israele a recarsi nell’area, come il suo predecessore, lo statunitense Richard Falk, giudicato di parte.</p>
<p>Ciò non sorprende. Va detto che sebbene in casi abominevoli come quello della famiglia Dawabsha, distrutta dall’incendio appiccato alla sua casa, siano evidenti le responsabilità individuali di coloni che mal sopportano la presenza di abitanti palestinesi nella vicinanza dei loro insediamenti illegali, il clima di impunità di cui godono le forze di occupazione e il fatto che le spedizioni punitive dei coloni vengano spesso fatte sotto gli occhi se non sotto la scorta dell’esercito israeliano, fanno sì che si possa tranquillamente parlare di discriminazioni e di violenze di uno Stato che non rispetta i diritti umani.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Le violazioni sono tante e tali che possono essere solo elencate per gruppi o categorie, a partire dagli episodi più recenti:</p>
<ul>
<li>Dalla metà di settembre, la repressione delle forze di occupazione israeliane ai danni della popolazione civile palestinese ha visto un tale incremento delle <strong>esecuzioni sommarie </strong>– con l’uccisione a sangue freddo di più di 200 persone, per lo più molto giovani, che non rappresentavano un pericolo reale e i cui corpi in alcuni casi non sono stati nemmeno restituiti alle famiglie – da allarmare importanti settori della comunità internazionale, altrimenti troppo spesso assuefatta alle ingiustizie commesse contro il popolo palestinese.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Nello stesso periodo, è aumentato il numero di arresti che hanno coinvolto anche bambini, e di<strong>“detenzioni amministrative” </strong>senza processo, accompagnate da maltrattamenti e torture, tra cui spicca la nutrizione forzata imposta a chi, come il giornalista Al-Qeeq, aveva scelto insieme a tanti altri prigionieri politici palestinesi lo sciopero della fame come forma di protesta pacifica.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Anche le <strong>demolizioni </strong>hanno subito una forte accelerazione nel corso dell’ultimo anno. Secondo uno studio commissionato dall’OLP, le forze di occupazione israeliane nel 2015 hanno distrutto 478 edifici palestinesi, tra cui case, ambulatori e siti di interesse storico. Ad essere più duramente colpite sono, da un lato, le famiglie a cui la casa è stata demolita nell’ambito della punizione collettiva con cui le forze di occupazione infieriscono sui parenti di chi è già stato eliminato come elemento pericoloso; e dall’altro, per motivi espansionistici, le comunità dei beduini nel Negev.</li>
</ul>
<ul>
<li>Oltre ad essere uno strumento di deterrenza contro la resistenza palestinese, le demolizioni sono infatti propedeutiche all’espansione degli <strong>insediamenti</strong>, una delle forme più eclatanti di come possano essere calpestati i diritti di un popolo. A metà febbraio, il movimento israeliano Peace Now ha pubblicato il suo Rapporto annuale – relativo al 2015 – sulla situazione degli insediamenti in Cisgiordania. Il titolo del Rapporto parla chiaro: “Il 2015 negli insediamenti: nessun congelamento”, cioè nessuno stop alla costruzione di unità abitative e infrastrutture illegali.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il <strong>Muro </strong>è forse il simbolo più evidente della prepotenza dei successivi governi israeliani. Ricordiamo che Israele cominciò a costruire il Muro piantando cemento, recinzioni e filo spinato nel territorio della Cisgiordania occupata a partire dal giugno del 2002, al culmine della Seconda Intifada palestinese. Questa costruzione, si disse a Tel Aviv, era necessaria per motivi di sicurezza. Ma già nel 2004 la Corte Penale Internazionale (ICJ) si espresse dicendo che il Muro rappresentava una “annessione de facto” della terra palestinese, in nessun modo giustificata da motivi di sicurezza. Conseguentemente, la ICJ decretò che il Muro era illegale, chiese che fosse smantellato e intimò ad Israele di pagare ai palestinesi riparazioni adeguate, aggiungendo che tutti gli altri Stati, ed in particolare le Nazioni Unite, sarebbero dovuti intervenire contro il Muro. Stando ai dati dell’Istituto di Ricerca Applicata di Gerusalemme (ARIJ), se sarà completato secondo i piani, l’85% del Muro si troverà all’interno della Cisgiordania. Lo scorso mese di luglio, con un pronunciamento sorprendente che ne contrastava uno precedente, la Corte Suprema d’Israele ha dato il via libera alla costruzione del “Muro di Apartheid” – o di Annessione – nel tratto che attraversa la valle di Cremisan, a Nord di Betlemme. La valle rappresenta la quintessenza della Palestina biblica, “terra di ulivi e di vigne”, nonché il principale “polmone verde” per la popolazione che vive nell’area di Betlemme. Il tracciato del Muro di separazione voluto da Israele sta devastando questa zona, conosciuta come uno degli ambienti naturali più belli di tutta la Terra Santa. Per contrastare lo scempio – condannato apertamente anche dal Vaticano – si è mobilitata una vasta campagna internazionale.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>L’impatto dell’occupazione israeliana, degli insediamenti e del Muro sugli ulivi, sulla raccolta di olive e sulla società palestinese si può riassumere così: <strong>gli ulivi e le olive </strong>costituiscono da sempre la principale fonte di sostentamento del popolo palestinese. I palestinesi piantano ogni anno in Cisgiordania circa 10.000 nuovi alberi di ulivo, per lo più da olio. L’olio è il secondo prodotto di esportazione della Palestina. Ad oggi circa il 48% del terreno agricolo (soprattutto in Cisgiordania) è coltivato a ulivo. Per costruire il Muro di Separazione e le infrastrutture per gli insediamenti esclusivamente israeliani, le ruspe hanno sradicato finora più di 800.000 alberi d’ulivo mettendo a rischio la sopravvivenza di 80.000 famiglie. Ciò equivarrebbe a dissodare l’intero Central Park per ben 33 volte. Il Muro separa puntualmente i palestinesi dai loro ulivi, cosicché i coltivatori sono costretti a chiedere un permesso alle autorità israeliane per lavorare la propria terra e raccogliere le proprie olive. Incredibilmente, il 42% delle richieste ha esito negativo. Se tutto ciò non bastasse, durante la raccolta i coltivatori subiscono costanti attacchi da parte dei coloni israeliani, che danneggiano volutamente le coltivazioni e perseguitano letteralmente i coltivatori, sparando non solo in aria. Per questo si è mobilitato già da qualche anno un accompagnamento internazionale nonviolento alla raccolta delle olive organizzato dal Servizio Civile Internazionale, AssopacePalestina e Un Ponte Per. E per questo il Presidente Abu Mazen ha voluto ricordare gli ulivi palestinesi alla Conferenza dell’ONU sul Clima che si è tenuta Parigi.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Nemmeno il <strong>diritto alla salute </strong>è così scontato per il popolo palestinese. Ricordiamo l’azione dei soldati israeliani appartenenti alla sezione “Mistaravin”, che, a fine novembre, travestiti da palestinesi, hanno fatto irruzione in un ospedale di Hebron (Cisgiordania) con le mitragliette nascoste sotto i vestiti portandosi via un uomo ricoverato e uccidendo sul posto suo cugino. E ricordiamo come l’esercito israeliano avesse già fatto irruzione nell’ospedale Makassed di Gerusalemme Est per ben tre volte, forzando l’accesso alle cartelle cliniche dei pazienti e violandone la privacy. Questa struttura sanitaria era stata ripetutamente esposta al lancio di gas lacrimogeni che avevano colpito il personale e i pazienti. Ma un trattamento simile viene riservato alla Mezzaluna Rossa Palestinese, costantemente vittima di attacchi da parte dell’esercito israeliano. Tra ottobre e dicembre, l’esercito ha compiuto almeno 277 aggressioni che hanno portato al ferimento di più di 130 paramedici e volontari, e al danneggiamento di 76 ambulanze. Inoltre, in 70 diverse occasioni è stato impedito alle squadre di soccorso di raggiungere le persone malate o ferite che avevano bisogno del loro aiuto.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Il <strong>diritto allo studio </strong>in un luogo sicuro, sancito dalla Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia, viene continuamente calpestato. Lo dimostra anche il fatto che le forze di occupazione israeliane stiano bloccando la costruzione di scuole e distruggendo le scuole già esistenti nei villaggi dei beduini intorno a Gerico. Lunghi e accidentati sono i percorsi che devono affrontare i giovani studenti palestinesi per raggiungere le loro scuole dai villaggi dove vivono, evitando di essere aggrediti dai coloni degli insediamenti circostanti. Terribili le vessazioni a cui vengono sottoposti questi ragazzi ai posti di blocco, come quello di Gerusalemme Est costruito ad ottobre, dove passano ogni giorno in 5.000 per raggiungere le scuole di Ras al-Amud. Il Ministero dell’Istruzione ha spiegato poi che 45 scuole della Cisgiordania sono state recentemente attaccate dalle forze armate israeliane o dai coloni, e che almeno 19 studenti sono rimasti uccisi, mentre centinaia di alunni e decine di insegnanti sono stati feriti dai proiettili rivestiti di gomma o picchiati dai soldati, soffrendo di problemi respiratori per aver inalato gas lacrimogeni. 102 studenti e 15 insegnanti sono stati arrestati o rapiti, come è avvenuto alla preside della scuola Beit al-Maqdes di Hebron, Haifa Abu Ramila, portata via da casa sua all’alba. Nel migliore dei casi, è stato impedito l’accesso a scuola degli insegnanti, facendo saltare circa 800 lezioni. Ma gli studenti universitari sono ugualmente colpiti dalle aggressioni dell’esercito israeliano. Sono già 80 gli studenti della Bir Zeit e centinaia gli studenti delle altre Università rinchiusi nelle carceri israeliane per proteste contro l’occupazione</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>A partire dall’autunno 2015 si è scatenata una vera e propria <strong>guerra ai media </strong>e in particolare alle radio palestinesi. Le autorità israeliane ne hanno fatte chiudere svariate, soprattutto a Hebron, con il pretesto di presunte “istigazioni contro Israele”. Secondo il presidente di Radio Manbar al-Huriya, Ayman al-Qawasmi, che ha testimoniato come decine di soldati israeliani abbiano fatto irruzione nella sua radio interrompendo la trasmissione, confiscando e distruggendo materiale, si tratta di un tentativo di oscurare la narrazione palestinese e in particolare quella dei giornalisti che hanno documentato come Israele pianti regolarmente un coltello accanto ai palestinesi che vuole uccidere.</li>
</ul>
<ul>
<li>La questione dei <strong>diritti dei rifugiati </strong>resta irrisolta. Come sappiamo, buona parte del popolo palestinese è stata costretta ad abbandonare la propria terra prima, durante e dopo la costruzione della Stato di Israele nel 1948, in seguito alle successive guerre che hanno man mano ridotto il territorio della Palestina storica, portando, di fatto, ad uno stato di occupazione permanente. A nulla sono valse, sin qui, le risoluzioni ONU che, a partire dalla 194 (11 dicembre 1948) sanciscono il Diritto al Ritorno: “I rifugiati che desiderano tornare alle loro case e vivere in pace con i loro vicini dovrebbero essere autorizzati a farlo il prima possibile, e un risarcimento dovrebbe essere pagato per le proprietà di coloro che scelgono di non ritornare, così come per la perdita o i danni alle loro proprietà”. Sono passati quasi 70 anni, la perdita di terre e proprietà è cresciuta a misura dell’’espansione territoriale di Israele, e non solo il principio del Diritto al Ritorno è rimasto disatteso, ma le condizioni in cui vivono molti rifugiati sono andate peggiorando. Ad oggi, i rifugiati palestinesi sono 7 milioni, la maggior parte dei quali vive a non più di 100 Km dal confine con Israele. Per lo più assistiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei rifugiati palestinesi nel Vicino Oriente (UNRWA), questi rifugiati si sono visti ridurre di anno in anno i servizi prestati dall’agenzia ONU.</li>
</ul>
<p>&nbsp;</p>
<ul>
<li>Molti dei rifugiati si trovano a <strong>Gaza</strong>, che però rappresenta una prigione a cielo aperto per tutti coloro che la abitano. Il blocco della striscia di Gaza è un esempio di punizione collettiva e costante del popolo palestinese, a cui si aggiungono azioni violente ricorrenti che per via del blocco assumono connotati ancora più tragici. Gaza è stata distrutta dai raid israeliani dell’estate del 2014 che non hanno risparmiato le strutture sanitarie. Sono circa 17mila le persone ancora in attesa di cure. Oltre all’impossibilità di svolgere liberamente qualsiasi attività di sostentamento a cominciare dalla pesca, e in aggiunta al costante isolamento che vede migliaia di giovani nella necessità di uscire dalla Striscia per completare i propri studi, gli abitanti di Gaza sono costretti a vivere tra le macerie. La ricostruzione più che lenta è ferma. I soldi promessi all’indomani degli oltre 50 giorni di bombardamenti indiscriminati sull’enclave sono arrivati soltanto in parte, in una percentuale bassa e insufficiente a ricostruire le case degli abitanti di Gaza.</li>
</ul>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/04/12/i-diritti-umani-in-palestina/">I diritti umani in Palestina</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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