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	<title>benedetto XVI Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Lettera a Francesco Merlo (La Repubblica): Celestino V non fu “colui che per fece viltade il gran rifiuto”, ma un papa profetico per la cristianità del suo tempo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 11:40:39 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/18/lettera-a-francesco-merlo-la-repubblica-celestino-v-non-fu-colui-che-per-fece-viltade-il-gran-rifiuto-ma-un-papa-profetico-per-la-cristianita-del-suo-tempo/">Lettera a Francesco Merlo (La Repubblica): Celestino V non fu “colui che per fece viltade il gran rifiuto”, ma un papa profetico per la cristianità del suo tempo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gentile dr. Merlo,</p>



<p class="wp-block-paragraph">leggo ogni giorno su Repubblica, con grande interesse e godimento, la sua rubrica “Posta e Risposta”. Nel numero di sabato 15 marzo, in particolare, la sua risposta ad una lettrice di Perugia nella quale parla dell’ignavia e di <strong>Celestino V</strong>, il papa che “fece per viltade il gran rifiuto”. Vorrei proporle qualche annotazione al riguardo. <strong>Dante</strong> in quel verso non cita <strong>papa Celestino</strong>, egli che nella <strong>Commedia</strong> dà sempre chiaramente il nome ai personaggi che incontra. Dopo la morte di Dante fu il figlio Jacopo a fornire per primo a quell’<em>ombra</em> l’identità di <strong>Celestino V</strong> e per secoli quel papa si porta addosso il durissimo giudizio di viltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come sia potuto accadere che quel verso del III canto dell’Inferno &#8211; <em>«Poscia ch&#8217;io v&#8217;ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l&#8217;ombra di colui&nbsp;che fece per viltade il gran rifiuto»</em> &#8211; avrebbe per secoli perseguitato come una <em>damnatio memoriae </em>il povero Celestino resta un fatto clamoroso, mentre non è assolutamente dato per certo che il <strong>Sommo Poeta</strong> a lui si riferisse. Infatti proprio a <strong>Dante</strong>, il padre della lingua italiana, è impossibile che sfuggisse la differenza tra <strong>rinuncia</strong> e <strong>rifiuto</strong>. Quel <strong>“gran rifiuto”</strong> che invece il Cardinale decano <strong>Matteo Rosso Orsini</strong>, nel conclave del dicembre 1294, aveva espresso ai cardinali dopo la sua elezione a pontefice, spianando la strada a <strong>Benedetto Caetani</strong> eletto papa il 24 dicembre con il nome di <strong>Bonifacio VIII</strong>.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Celestino V</strong> ha dovuto così subire, per il suo gesto rivoluzionario delle <strong>dimissioni </strong>del13 dicembre 1294, con la <strong>“rinuncia”</strong> alla tiara resa a <strong>Napoli</strong> dopo appena quattro mesi di pontificato, tutte le conseguenze inferte dal successore <strong>Bonifacio VIII</strong>, compresa la prigionia in una cella del castello di <strong>Fumone </strong>dove ebbe la morte il 19 maggio 1296. E per sette secoli una quasi imbarazzata “rimozione” del suo profetico pontificato, pur di fronte alla santità accertata e riconosciuta per ben due volte in due distinti processi canonici, nel 1313 come confessore e nel 1668 come papa. Ci sono voluti quattro suoi grandi successori &#8211; <strong>Paolo VI</strong>, <strong>Giovanni Paolo II</strong>, <strong>Benedetto XVI</strong> e <strong>Francesco</strong> – per riconoscere il coraggio eroico delle sue dimissioni dal soglio di Pietro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono voluti anche sette secoli perché valenti studiosi e storici del nostro tempo – quali <strong>Raoul Manselli</strong>, <strong>Edith Pasztor</strong>, <strong>Peter Herde</strong> e tanti altri ancora – lo sottraessero da un superficiale quanto iniquo giudizio di viltà, derivato dall’impropria identificazione nel verso dantesco, come dal ritenerlo uomo incolto e succubo, restituendogli finalmente la giusta dimensione nella storia della cristianità e nella spiritualità del suo tempo. Come pure hanno confermato altri insigni studiosi in recenti Convegni, grazie alle ricerche condotte negli archivi vaticani resi ora accessibili. Una convinzione, sul piano letterario, che non era sfuggita ad <strong>Ignazio Silone</strong>, che a Celestino dedicò un’intensa opera teatrale qual è “<em>L’avventura di un povero cristiano</em>”, insieme all’ammirazione che Francesco Petrarca in <em>De vita solitaria</em> aveva riservato alla scelta delle dimissioni di Celestino V, gesto sofferto ma di grande dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dunque non un pavido e un ignavo, <strong>Celestino V</strong>, ma una figura spirituale di rilievo in quella temperie storica per la Chiesa, dopo Gioacchino da Fiore e Francesco d’Assisi, dove l’umile monaco <strong>Pietro del Morrone</strong> in appena qualche decennio era riuscito a costituire secondo la regola di San Benedetto un suo ordine monastico, a farlo riconoscere e poi persino a farlo confermare da Gregorio X nel Concilio di Lione, dov’egli s’era recato nel 1274 a perorarne la causa. E poi ancora a diffonderlo ampiamente con numerosi monasteri e abbazie. In quei pochi mesi di pontificato egli compì per la cristianità gesti di valore profetico, tra essi la <strong>Perdonanza </strong>istituita nell’atto della sua incoronazione a L’Aquila il 29 agosto 1294, giubileo d’un solo giorno, il primo della storia, la cui Bolla fu affidata al Primo Magistrato (il sindaco del tempo). Proprio per questa singolarità <strong>Bonifacio VIII</strong> non riuscì ad annullarla e da 731 anni la Perdonanza si svolge ogni anno a L’Aquila dal 28 al 29 agosto, riconosciuta nel 2019 Patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco per il suo messaggio universale di riconciliazione e di pace.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Benedetto XVI</strong>, venuto il 28 aprile 2009 a <strong>L’Aquila</strong> tre settimane dopo il terremoto, nella semidistrutta basilica di Collemaggio si soffermò in raccoglimento davanti all’urna delle spoglie di <strong>Celestino V</strong> e vi depose sopra il suo <strong>pallio</strong>, straordinario omaggio alla santità di quel papa e all’eroismo delle sue dimissioni. Quasi un’anticipazione del gesto che egli stesso nel febbraio 2013 avrebbe compiuto. Riconoscimento della grandezza di Celestino V che avrebbe avuto la sua più alta gratificazione il 28 agosto 2022 da <strong>papa Francesco</strong>, in visita pastorale a L’Aquila nella <strong>Perdonanza n.728 </strong>per aprire la Porta Santa di Collemaggio.Nell’omelia <strong>Francesco</strong> disse che <em>«</em><em><strong>Celestino</strong></em>&nbsp;<strong><em>V</em></strong><em> non è stato l&#8217;<strong>uomo del</strong>&nbsp;<strong>“no”</strong>, è stato l&#8217;<strong>uomo del</strong></em>&nbsp;“<em><strong>sì</strong></em>”» e che L’Aquila era <strong><em>“Capitale del perdono, della riconciliazione e della pace”</em></strong>. &nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ringrazio per l’attenzione e la saluto assai cordialmente, davvero con molta stima</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
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		<title>Addio Benedetto XVI: La Santa Sede annuncia la morte del Papa Emerito</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/12/31/addio-benedetto-xvi-la-santa-sede-annuncia-la-morte-del-papa-emerito/</link>
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		<pubDate>Sat, 31 Dec 2022 10:32:14 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Con dolore informo che il Papa Emerito, Benedetto XVI, è deceduto oggi alle ore 9:34, nel Monastero Mater Ecclesiae in Vaticano&#8221;. Lo ha annunciato il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Matteo Bruni. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2 gennaio 2023, il corpo di Papa Emerito Benedetto XVI sarà esposto nella Basilica di San Pietro per il saluto dei fedeli. Questo è quanto emerso dalla Sala stampa vaticana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Santo padre emerito è deceduto all&#8217;età di 95 anni. Benedetto XVI, nato Joseph Aloisius Ratzinger, era malato da tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il nome di Benedetto XVI è stato il 265mo Papa della Chiesa cattolica dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. L&#8217;11 febbraio 2013 annunciò in latino la rinuncia al ministero petrino, sorprendendo il mondo intero. Ratzinger è stato il primo papa in epoca moderna ad aver lasciato il pontificato. Nella storia della Chiesa altri sette pontefici lo avevano preceduto: si tratta di Clemente I, Ponziano, Silverio, Benedetto IX, Gregorio VI, Celestino V e Gregorio XII.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Oct 2019 19:37:54 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/15/le-dimissioni-da-pontefice-celestino-v-e-benedetto-xvi-la-rinuncia-al-potere-una-festa-mai-celebrata/">Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>C&#8217;è sempre qualcosa di strano nella storia degli uomini. Qualcosa di inafferrabile, di incomprensibile. Ma certamente di calcolato, voluto, condiviso. L&#8217;interrogativo: “Perché il 13 dicembre di ieri e di oggi non è mai diventata una festa?” Una data rimasta nel silenzio, spesso nel più lontano dimenticatoio. In quel giorno, in quella data storica, un papa rassegnò le dimissioni. Si chiamava Celestino V. Un gesto mai accaduto, se non alcune volte per gravi motivi di salute. Un gesto, quello di Celestino, profondamente rivoluzionario non solo nella storia della Chiesa, ma nella storia degli uomini. Imperatori e re dimissionari non pare ce ne siano stati. Le dimissioni non sono mai passate come gesto di esempio e di coerenza, ma espressione di pavidità e di fuga dalle responsabilità.</p>
<p>Le dimissioni di Papa Celestino V furono e sono rimaste come denuncia, attacco ad un potere che aveva ben poco di evangelico. Ad un regime ed un sistema lontani dalla vita eremitica che Pietro del Morrone aveva condotto fino alla incoronazione papale. Le dimissioni sono il frutto d&#8217;una consapevolezza interiore che nega il potere come tale, rinunciandovi e ritenendolo ostacolo alla salvezza. Lo afferma espressamente: «Io Papa Celestino V, spinto da legittime ragioni, per bisogno di umiltà, di perfezionamento morale e per obbligo di coscienza, per debolezza del corpo, difetto di dottrina e la cattiveria del mondo, al fine di recuperare la pace e le consolazioni della vita di prima, abbandono liberamente e spontaneamente il Pontificato e rinuncio espressamente al trono, alla dignità, all&#8217;onere e all&#8217;onore che esso comporta».</p>
<p>E lo conferma il successore, Bonifacio VIII, nella Bolla “Olim Celestinus” dell’8 aprile 1295: «incalzandolo la coscienza, puramente ed assolutamente rinunciò al papato». Rinunciava ad un tipo di papato che Bonifacio desiderava ed aveva ottenuto. E rinunciava non “per viltade” come sembra accusarlo Dante Alighieri: “vidi e conobbi l’ombra di colui / che fece per viltade il gran rifiuto”. Sono i versi più famosi della Divina Commedia, riguardanti Celestino V. Resta il fatto che Dante parli di “ombra”, anche se allora facilmente individuabile. La motivazione dell’attacco di Dante, sempre che si riferisca a Celestino, sembra avere valore politico personale. Così scrivono Bianca Garavelli e Maria Corti: “È possibile, anzi plausibile che Dante si accanisse contro l’eremita molisano perché con la sua rinuncia al papato permise indirettamente l’ascesa del Caetani, spietato fautore del potere temporale del papato, esponente di un modo secondo Dante eccessivamente politico e aggressivo di interpretare il ruolo della Chiesa, e suo nemico personale”.</p>
<p>Un altro grande poeta del medioevo italiano, Francesco Petrarca, nato otto anni dopo la morte di Celestino V, nel “De vita solitaria” esclama “Oh fossi vissuto con lui!” e dichiara: “Persone che lo videro mi raccontarono che fuggì, con tanto giubilo, mostrando tali segni di letizia negli occhi e nella fronte quando si allontanò dal concistoro, libero di sé, come se avesse liberato il collo non da un peso lieve, ma da crudeli mannaie, tanto che gli sfolgorava in viso qualche cosa d’angelico”. Sono parole meravigliose, quando ormai Celestino è diventato un mito, un modello di papa santo. “La sua santità &#8211; scrisse nel Trecento Giovanni Villani &#8211; era stata proclamata ancor prima che egli morisse”. E Paolo Golinelli, nella biografia dal titolo “Il papa contadino”, scrive: “Mentre Bonifacio cercava di consolidare il suo potere, Celestino si era già guadagnato la palma del martirio e l’onore degli altari presso il popolo”.</p>
<p>La fuga dal palazzo reale di Napoli, dove si trovava relegato come pontefice, anche se in una povera capanna costruita appositamente per lui, era la riconquista della libertà contro l&#8217;ipocrisia e la contraddizione. Un cristiano/papa non poteva vivere tra le ricchezze d&#8217;un re, accumulate frodando e impoverendo il suo popolo. Più che rinuncia, perché all&#8217;inizio aveva accettato, in Celestino si evidenzia il netto rifiuto della carica, del ruolo del papa, in quelle condizioni di servo dei potenti. Lo stretto rapporto con Carlo ll d&#8217;Angiò che lo schiacciava col suo potere regale e che muoveva tutti i fili del pontificato era una evidente ingiustizia che subiva e una colpa che lo affliggeva.</p>
<p>La vita di Celestino V è stata una continua “conversione” (metànoia). Ne è testimonianza la stessa proclamazione della Perdonanza, all’atto della sua incoronazione a L’Aquila il 29 agosto 1294 nella Basilica di Collemaggio. E l’istituzione della Perdonanza celestiniana – il primo giubileo della cristianità – con la Bolla “Inter sanctorum solemnia” del seguente 29 settembre, non è un normale anno giubilare, come quello proposto nel 1300 dal successore Bonifacio VIII. È una frattura. Un diaframma che infrange il ritmo del tempo, la routine della vita. Con il rito della Perdonanza Celestino intendeva proporre alla Cristianità Universale lo stile di vita evangelica: la conversione interiore. Era la realizzazione dell’Amore per Dio e per gli uomini, che fra Pietro aveva imparato e vissuto durante la sua permanenza sul Morrone, a contatto con la natura, con la gente semplice e povera di quei luoghi impervi d’Abruzzo.</p>
<p>Il concetto di Perdono, direttamente connesso alla incoronazione papale, appare come una confessione pubblica di fallibilità e di indulgenza, di fiducia e di debolezza. Un atto di umiltà che Bonifacio VIII revoca con estremo rigore mediante la Bolla “Sicut plurimorum assertio” del 18 agosto 1295, perché in antitesi con la sua visione del potere papale, ma che non riuscirà ad annullare, perché mai il Primo Magistrato aquilano – il sindaco dell’epoca –, cui Celestino aveva consegnato un originale della Bolla, la restituì. Da 725 anni il prezioso documento è custodito nel forziere della Cappella della Torre civica e proprio il suo possesso ha consentito per oltre sette secoli che sia proprio l’autorità civile, e non quella religiosa, ad indire annualmente questo speciale Giubileo di un giorno che concede l’indulgenza plenaria a chiunque, sinceramente pentito e confessato, varchi la porta della Basilica di Collemaggio dai Vespri del 28 agosto a quelli del giorno immediatamente successivo.</p>
<p>Dopo l&#8217;incoronazione, Papa Celestino V e il Re Carlo II d’Angiò partono per Napoli e vi arrivano il 5 novembre, accolti da una massa di napoletani entusiasti. I 107 giorni, dal 29 agosto al 13 dicembre 1294, rappresentano il tempo di riflessione, di sofferenza, di espiazione per aver accettato la nomina a pontefice. Un tempo trascorso nel ricordare i luoghi del suo eremitaggio. Desiderio che cercherà di realizzare in tutti i modi, chiedendo direttamente al nuovo papa di tornare all’eremo di S. Onofrio. Richiesta che Bonifacio nega, dicendogli: “Non voglio che tu torni all’eremo, ma voglio che mi segua in Campania”, come riferisce Tommaso da Sulmona. Ma, al seguito di Bonifacio, giunti al convento di Piedimonte San Germano, la piccola Montecassino, confida la sua idea di fuggire ad un sacerdote amico, che gli mette a disposizione una bestia da soma e può così raggiungere il Morrone.</p>
<p>La gente di Sulmona, appresa la notizia, sale a salutarlo. Rimane sul Morrone alcuni mesi, nella primavera del 1295. Sarà il periodo delle sue fughe quotidiane per evitare le guardie papali che lo vanno cercando. Al disgelo, quando il Morrone e le falde della Maiella si liberano dell’alta coltre di neve, intraprende con un compagno il cammino verso il Gargano e la Foresta Umbra. Ma, braccato anche in quei luoghi, progetta di oltrepassare il mare per recarsi in Grecia, tanto che alcuni marinai di Rodi Garganico si rendono disponibili ad aiutarlo e predispongono la barca. Riescono a partire, ma vengono rigettati dal vento e dalla tempesta sulla costa, vicino a Vieste.</p>
<p>Bonifacio VIII non si dà pace e cerca di rintracciarlo, rivolgendosi alle autorità per farlo arrestare e condurlo da lui. È così che una delegazione con il patriarca di Gerusalemme e un priore dei Templari riesce a scovarlo e ad accompagnarlo in Campania, dove Bonifacio aveva inviato il vescovo Teodorico Ranieri che, di notte, senza che nessuno se ne accorgesse, conduce Celestino ad Anagni, al palazzo dei Caetani. Al mattino, l’incontro tra Bonifacio e Celestino. Bonifacio gli rimprovera la fuga da San Germano e di aver disobbedito. Celestino chiede perdono e implora nuovamente di poter tornare sul Morrone. Bonifacio lo trattiene ad Anagni per due mesi. Parecchi cardinali erano del parere di lasciarlo in pace, ma Bonifacio aveva trovato la soluzione: rinchiuderlo in una cella del castello di Fumone. Vi rimane dall’estate 1295 al 19 maggio 1296. Il giorno della sua morte.</p>
<p>La figura di Pier da Morrone/Celestino V è indubbiamente, a tutt’oggi, un enigma. “Una figura lontana, diversa, per certi aspetti incomprensibile” la definisce Paolo Golinelli. Un “povero cristiano”, per dirla con lo scrittore abruzzese Ignazio Silone, autore del dramma “L’avventura d’un povero cristiano”, in cui focalizza il conflitto tra istituzione e profezia, lettera e spirito. Silone, umilmente e quasi sotto voce, cerca di rintracciare la via maestra, segnata da Celestino, per costruire un mondo di pace e di fratellanza, concludendo: «A ben riflettere e proprio per tutto dire, rimane il “Pater noster”». L&#8217;esempio di Celestino è stato seguito, dopo oltre sette secoli, da Benedetto XVI, che annuncia le dimissioni l’11 febbraio 2013, stabilendo che la sede pontificia diventi vacante dalle ore 20.00 del 28 febbraio 2013. Anche le sue dimissioni evidenziano la debolezza d’una persona di 86 anni ed una inconfessata denuncia della burocrazia vaticana, causa di uno spiacevole isolamento nello svolgimento dell’attività pastorale di pontefice. Dimissioni che aprono nuove vie.</p>
<p>Proprio parlando di Celestino V, nella visita pastorale del 4 luglio 2010 a Sulmona, nell’800° anniversario della nascita di Pietro Angelerio del Morrone, Papa Benedetto XVI tra l’altro affermava: «[…] San Pietro Celestino, pur conducendo vita eremitica, non era “chiuso in se stesso”, ma era preso dalla passione di portare la buona notizia del Vangelo ai fratelli. E il segreto della sua fecondità pastorale stava proprio nel “rimanere” con il Signore, nella preghiera, come ci è stato ricordato anche nel brano evangelico odierno: il primo imperativo è sempre quello di pregare il Signore della messe. Ed è solo dopo questo invito che Gesù definisce alcuni impegni essenziali dei discepoli: l’annuncio sereno, chiaro e coraggioso del messaggio evangelico &#8211; anche nei momenti di persecuzione – senza cedere né al fascino della moda, né a quello della violenza o dell’imposizione; il distacco dalle preoccupazioni per le cose – il denaro e il vestito – confidando nella Provvidenza del Padre; l’attenzione e cura in particolare verso i malati nel corpo e nello spirito. Queste furono anche le caratteristiche del breve e sofferto pontificato di Celestino V e queste sono le caratteristiche dell’attività missionaria della Chiesa in ogni epoca. […]».</p>
<p>E ancora Papa Benedetto a Sulmona: «[…] Tutto questo non distoglie dalla vita, ma aiuta invece ad essere veramente se stessi in ogni ambiente, fedeli alla voce di Dio che parla alla coscienza, liberi dai condizionamenti del momento! Così fu per san Celestino V: egli seppe agire secondo coscienza in obbedienza a Dio, e perciò senza paura e con grande coraggio, anche nei momenti difficili, come quelli legati al suo breve Pontificato, non temendo di perdere la propria dignità, ma sapendo che questa consiste nell’essere nella verità. E il garante della verità è Dio. […]». Un anno prima, il 28 aprile 2009 a L’Aquila, visitando la Basilica di Collemaggio devastata dal sisma, Papa Benedetto XVI si era raccolto davanti all’urna con le spoglie di san Celestino V, rimasta intatta nel mausoleo quasi per miracolo salvo dalle copiose macerie d’intorno, e vi aveva deposto con un gesto di umiltà e d’intenso raccoglimento il suo Pallio di pontefice. Un gesto fortemente simbolico davanti al suo predecessore, quasi profetico per quel che egli stesso avrebbe compiuto tre anni dopo, con le sue dimissioni.</p>
<p>Per questo il successore, col nome significativo di Francesco, eletto il 13 marzo 2013, ha preferito vivere in una normale dimora, la casa di Santa Marta, a testimonianza di stile e di esempio di vita. Non sappiamo se la data della sua ordinazione sacerdotale, il 13 dicembre 1969, abbia riferimenti con la data delle dimissioni di Celestino V, ma certamente appare non casuale e piuttosto provvidenziale a motivo dell&#8217;incontro inimmaginabile tra un pontefice che lascia il potere ed uno che lo accoglie. Papa Francesco, con l’età di 83 anni, non sembra preoccuparsi per motivi di salute, ma potrebbe anch’egli raggiungere gli 86 anni e rassegnare le dimissioni. Cosa assolutamente possibile, anche se non augurabile.</p>
<p>Resta sempre, latente, il desiderio di quel “Papa Angelico, al quale sarà data piena libertà per rinnovare la religione cristiana e per predicare il Verbo di Dio”, secondo le parole di Gioacchino da Fiore, applicate allora a Celestino V. È oggi più che evidente lo sforzo di Papa Francesco nel rinnovare la Chiesa, nonostante le critiche dei conservatori e, talvolta, la mancanza di adesione convinta da parte dei collaboratori più stretti. Purtroppo negli episcòpi, spesso antiche e artistiche costruzioni con numerose stanze decorate, i vescovi vi dimorano come gentiluomini e burocrati. Lontani dagli eremi dove viveva e amava vivere Celestino. E, paradossalmente, lontani da quel popolo di Dio che sono chiamati a servire.</p>
<p>Paolo VI, nel post Concilio, aveva ordinato ai vescovi di rassegnare le dimissioni all&#8217;età di 75 anni, con il Motu Proprio “Ecclesiae Sanctae” del 6 agosto 1966. Una normativa che lo aveva angosciato, perché avrebbe dovuto valere anche per il papa. Si recò al castello di Fumone, il 1° settembre di quell’anno, in visita alla cella dove era morto Celestino, per pregare e avere ispirazione sul tema delle dimissioni. Addirittura si parlò di sue dimissioni e di un eventuale eremitaggio sul Morrone, sulle orme di Celestino. In quella occasione Papa Paolo VI tra l’altro disse: «[…] Ed ecco rifulgere la santità sulle manchevolezze umane: il Papa (Celestino V, ndr), come per dovere aveva accettato il Pontificato supremo, così, per dovere, vi rinuncia; non per viltà, come Dante scrisse &#8211; se le sue parole si riferiscono veramente a Celestino &#8211; ma per eroismo di virtù, per sentimento di dovere. E morì qui, segregato, perché altri non potesse profittare ancora della sua semplicità ed umiltà, e la morte non fu per lui la fine, ma il principio della gloria, oltre che nel paradiso, anche sulla terra. […]». Le disposizioni che obbligano i vescovi a rassegnare le dimissioni all’età di 75 anni sono state recentemente ribadite anche da Papa Francesco. La regola delle dimissioni apre una strada nuova, meravigliosa, non solo per la Chiesa, ma per l&#8217;umanità. È la strada della critica al potere che deve trasformarsi in servizio. Una critica che assume i caratteri dell’auto-critica.</p>
<p>Celestino, dunque, non è imprigionabile nelle stanze del potere, di ogni potere, anche di quello ecclesiastico, simboleggiato dalla tiara, il copricapo che con Bonifacio VIII diventerà “triregno”, a significare il potere temporale del papato. Questo simbolo venne eliminato da Paolo VI e venduto per ricavarne denaro da destinare ai popoli del Terzo Mondo. La salma di Celestino, lasciata prima a Ferentino, da alcuni monaci Celestini fu proditoriamente trafugata nel 1327 e traslate a L’Aquila. Nel frattempo c’era stata la prima canonizzazione di san Pietro del Morrone, come confessore, avvenuta nel 1313 ad opera di Clemente V ad Avignone, dove lo stesso pontefice aveva trasferito la sede apostolica. Bisogna attendere il 1668 per la seconda canonizzazione come pontefice, diventando così san Pietro Celestino. Oggi le spoglie di Celestino V sono custodite nella Basilica di Collemaggio, nello cinquecentesco mausoleo realizzato dallo scultore Girolamo da Vicenza, raccolte in un’urna di cristallo e argento sbalzato. Probabilmente Celestino non immaginava né voleva che le sue spoglie mortali fossero rivestite dei paramenti pontificali, esposte alla venerazione dei fedeli. Più verosimilmente avrebbe preferito indossare, da morto, il saio della povertà e rimanere nella grotta del Morrone, col suo stile di vita umile e modesto.</p>
<p>A livello di analisi esegetica, c’è un concetto semplice e profondo, eloquente e terribile, esposto in poche parole nella lettera di San Paolo ai Filippesi: “Cristo Gesù, pur essendo di natura divina non considerò un tesoro geloso la sua uguaglianza con Dio, ma spogliò se stesso, assumendo la condizione di servo”(2,6-8). È la “kénosi”, parola derivante dal verbo greco “ekénosen”, che significa appunto “spogliarsi, svuotarsi, privarsi”. Forse nessun passo della Scrittura è così sconvolgente come questo. In poche parole viene focalizzata la figura di Cristo-Dio, nella sua eccezionalità: rinuncia all’ “onnipotenza” divina e scelta della “debolezza” umana. Su questa via, segnata dal sangue del Fondatore, si sono incamminati tutti coloro che, come Celestino, hanno lasciato un’orma indelebile nella storia e tutti coloro che oggi ne incarnano la vita.</p>
<p style="text-align: right;">Goffredo Palmerini e Mario Setta</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/10/15/le-dimissioni-da-pontefice-celestino-v-e-benedetto-xvi-la-rinuncia-al-potere-una-festa-mai-celebrata/">Le dimissioni da Pontefice: Celestino V e Benedetto XVI. La rinuncia al potere: una festa mai celebrata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Papa, Benedetto XVI : &#8220;Reagire a stolto pregiudizio su Francesco&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/03/12/papa-benedetto-xvi-reagire-a-stolto-pregiudizio-su-francesco101140/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Mar 2018 17:43:51 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[La Teologia di Papa Francesco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una lettera personale di Benedetto XVI sulla continuita&#8217; con il pontificato di Papa Francesco. A renderla pubblica il prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC), mons. Dario Edoardo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/12/papa-benedetto-xvi-reagire-a-stolto-pregiudizio-su-francesco101140/">Papa, Benedetto XVI : &#8220;Reagire a stolto pregiudizio su Francesco&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una lettera personale di Benedetto XVI sulla continuita&#8217; con il pontificato di Papa Francesco. A renderla pubblica il prefetto della Segreteria per la comunicazione (SpC), mons. Dario Edoardo Vigano&#8217;, che l&#8217;ha ricevuta in occasione della presentazione della collana &#8216;La Teologia di Papa Francesco&#8217;, edita dalla Libreria Editrice Vaticana (Lev), avvenuta oggi nel corso di una conferenza stampa a Roma presso la Sala Marconi di Palazzo Pio.<br />
&#8220;Plaudo a questa iniziativa &#8211; scrive Benedetto XVI &#8211; che vuole opporsi e reagire allo stolto pregiudizio per cui Papa Francesco sarebbe solo un uomo pratico privo di particolare formazione teologica o filosofica, mentre io sarei stato unicamente un teorico della teologia che poco avrebbe capito della vita concreta di un cristiano oggi&#8221;.<br />
Il Papa emerito ringrazia di aver ricevuto in dono gli undici libri scritti da altrettanti teologi di fama internazionale che compongono la collana curata da don Roberto Repole, presidente dell&#8217;Associazione teologica italiana. &#8220;I piccoli volumi &#8211; aggiunge Benedetto XVI &#8211; mostrano a ragione che Papa Francesco e&#8217; un uomo di profonda formazione filosofica e teologica e aiutano percio&#8217; a vedere la continuita&#8217; interiore tra i due pontificati, pur con tutte le differenze di stile e di temperamento&#8221;.<br />
Durante l&#8217;evento, il nuovo responsabile editoriale della Libreria Editrice Vaticana, fra Giulio Cesareo, ha precisato che sono in corso trattative con editori di tutto il mondo. Fino ad ora, sono stati siglati accordi per la distribuzione della collana in inglese, spagnolo, francese, portoghese, polacco e romeno.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/12/papa-benedetto-xvi-reagire-a-stolto-pregiudizio-su-francesco101140/">Papa, Benedetto XVI : &#8220;Reagire a stolto pregiudizio su Francesco&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Vaticano: tra scandali e fine del mondo/video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Feb 2013 11:49:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Manca meno di una settimana al termine dell&#8217;attuale papato (video sulle dimissioni). IL 28 febbraio, alle ore 20:00, Benedetto XVI terminerà, per suo espresso volere, il suo incarico.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/22/vaticano-tra-scandali-e-fine-del-mondovideo/">Vaticano: tra scandali e fine del mondo/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Manca meno di una settimana al termine dell&#8217;attuale papato (<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Vaticano_Shock_Benedetto_XVI_si_dimette/654">video sulle dimissioni</a>). IL 28 febbraio, alle ore 20:00, Benedetto XVI terminerà, per suo espresso volere, il suo incarico. Nell&#8217;immaginario collettivo un Papa che si dimette non è facilmente comprensibile. A L&#8217;Aquila il concetto si può capire meglio, visti i trascorsi dell&#8217;unico Papa non sepolto a San Pietro, ma a Collemaggio: Celestino V. (<a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Dimissioni_Papa_parlano_religiosi_e_fedeli/655">qui le reazioni di religiosi e laici alle dimissioni del Papa</a>)<br />
Come si gestisce un Papa dimesso, e cosa succederà nei prossimi mesi è stato annunciato. Benedetto XVI sosterà, se così vogliamo dire, a Castelgandolfo per due mesi. La residenza estiva dei pontefici ospiterà il futuro ex pontifex, nick name del papa su twitter, prima del suo trasferimento al monastero Mater Ecclesiae, nella Santa Sede. Nel frattempo 116 Cardinali si chiuderanno in Conclave per eleggere un nuovo pontefice. Eleggibile con maggioranza dei 2/3 dei votanti. A proposito dei votanti: Il cardinale di Los Angeles, Mahony, è stato diffidato dalla comunità cattolica statunitense dal partecipare al Conclave, accusato di aver coperto numerosi casi di pedofilia. Stesso motivo per cui al Cardinale Sean Brady è stato chiesto di restare in Irlanda e di non presentarsi al Conclave, questo perché il settantatreenne irlandese ha dichiarato di aver coperto un prete pedofilo, lasciandolo addirittura nella sua comunità.<br />
Tra i favoriti all&#8217;elezione Peter Turkson, ghanese, che in un&#8217;intervista alla Cnn avrebbe assimilato in qualche modo i pedofili agli omosessuali.I motivi delle dimissioni del Papa sono  stati spiegati dallo stesso Ratzinger, sostanzialmente si riferiscono allo stato di salute del pontefice, sempre più precario, ma non mancano le ipotesi complottistiche, che ricamano su argomenti delicati di questo pontificato: da Vatileaks agli scandali dei preti pedofili, dalla gestione delle finanze vaticane attraverso lo Ior a presunte pressioni di associazioni omosessuali. Più affascinanti, o comiche, dipende dai punti di vista, le profezie apocalittiche in merito alle dimissioni del Papa. Nell&#8217;occhio del ciclone la profezia di Malachia, un elenco di 111 frasi in latino identificative dei pontefici, penultimo dei quali sarebbe Ratzinger. A sfatare la profezia erede di quella Maya il fatto che si tratterebbe di un falso di Alfonso Ceccarelli, redatto con lo scopo di influenzare il Conclave del 1590. Ad annunciare la fine del mondo potrebbe anche essere l&#8217;elezione di un Cardinale africano al soglio di Pietro, secondo la vulgata degli esoterici. In attesa della prossima bufala e del prossimo scandalo c&#8217;è tanto materiale su cui speculare.</p>
<p>Fabio Zenadocchio</p>
<p><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Dimissioni_Papa_tra_scandali_e_fine_del_mondo/742" title="Vaticano">guarda il video</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/22/vaticano-tra-scandali-e-fine-del-mondovideo/">Vaticano: tra scandali e fine del mondo/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Papa, mai strumentalizzare Dio per potere e successo</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Feb 2013 19:39:12 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Piu&#8217; di 100 mila fedeli a piazza San Pietro per l&#8217;Angelus di Benedetto XVI, il penultimo prima del ritiro il 28 febbraio. &#8216;Nei momenti decisivi della vita, ma,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/17/papa-mai-strumentalizzare-dio-per-potere-e-successo/">Papa, mai strumentalizzare Dio per potere e successo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Piu&#8217; di 100 mila fedeli a piazza San Pietro per l&#8217;Angelus di Benedetto XVI, il penultimo prima del ritiro il 28 febbraio. &#8216;Nei momenti decisivi della vita, ma, a ben vedere, in ogni momento, siamo di fronte a un bivio: vogliamo seguire l&#8217;io o Dio? L&#8217;interesse individuale oppure il vero Bene?&#8217; ha detto Ratzinger. Il Pontefice ha raccomandato di non strumentalizzare mai Dio per il successo, i beni materiali e il potere. Infine ha ringraziato i fedeli per la vicinanza spirituale e l&#8217;affetto.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/17/papa-mai-strumentalizzare-dio-per-potere-e-successo/">Papa, mai strumentalizzare Dio per potere e successo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sua Santità Benedetto XVI il Papa del Gran Coraggio</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Feb 2013 16:19:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae&#8230;Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”(Sua Santità Benedetto XVI, Roma 11&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/11/sua-santita-benedetto-xvi-il-papa-del-gran-coraggio/">Sua Santità Benedetto XVI il Papa del Gran Coraggio</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">“Decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae&#8230;Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”(Sua Santità <span style="color: #1f497d;">Benedetto XVI</span>, Roma 11 Febbraio 2013). Storico, commosso ed atteso annuncio. Il Sommo Pontefice tedesco, grande amico del Beato Giovanni Paolo II al cui alto magistero si è ispirato nei suoi otto anni in Vaticano, Sua Santità Benedetto XVI sarà ricordato come il Papa del Gran Coraggio. Da 598 anni non era più successo che un Papa rinunciasse al suo alto magistero petrino al servizio della Chiesa di Cristo. Viviamo da sempre la Storia che in Cristo si compie ogni giorno nella Sua Chiesa e nell’Universo. Il Papa, il primo Romano Pontefice con l’iPad, lascerà il pontificato dalle ore 20 del giorno 28 Febbraio 2013. Papa Ratzinger lo ha deciso Domenica 10 Febbraio e lo ha annunciato personalmente, in latino, Lunedì 11 Febbraio alle ore 11:46, in cui si celebra la Beata Maria Vergine di Lourdes, durante il Concistoro per la canonizzazione dei Santi Martiri di Otranto. Una decisione clamorosa e storica. È capitata nella Storia della Chiesa per la terza volta in mille anni. La prima in occasione del Gran rifiuto di Papa Celestino V nell’Anno 1294 a cinque mesi dalla sua elezione. “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà – annuncia Benedetto XVI alle ore 11:46 – dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 Aprile 2005”. Il Papa spiega di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa di Cristo. Il Codice di diritto canonico, nel Libro II (parte II, sezione I, capitolo I) <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-Adorazione-Eucarestia.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53069" alt="Benedetto XVI Adorazione Eucarestia" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-Adorazione-Eucarestia-300x225.jpg" width="300" height="225" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-Adorazione-Eucarestia-300x225.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-Adorazione-Eucarestia.jpg 400w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>all’articolo 1 così afferma:“Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”. Dunque, il Papa può dimettersi, se ha un motivo valido per farlo. Celestino V, “condannato” da Dante e celebrato da Petrarca, rinunciò alla sua carica per non essere soggetto alle manovre politiche ed economiche legate alla sua persona. “Carissimi Fratelli – scrive Benedetto XVI – vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”. Preoccupazione e partecipazione per lo stato di salute di Bendetto XVI e rammarico per la sua repentina decisione di lasciare l’incarico, sono i sentimenti espressi dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna. “Gli ebrei italiani vogliono esprimere la loro vicinanza e il loro rispetto a papa Benedetto XVI per la sofferta e coraggiosa decisione presa in queste ore. Estremamente significativi, nel corso del suo magistero, i passi compiuti per l’avvicinamento tra ebrei e cristiani nel solco dei valori comuni. La visita ufficiale in Israele, la preghiera per la pace al Muro del Pianto, le parole pronunciate al Memoriale dello Yad Vashem. E ancora l’incontro con gli ebrei romani al Tempio Maggiore. &#8216;La dottrina del Concilio Vaticano II – affermò Benedetto XVI in quella circostanza – ha rappresentato per i cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa&#8217;. Un cammino verso la comprensione che è prerogativa irrinunciabile per noi tutti e che il pontefice, con le sue parole, ha rafforzato. La nostra speranza – dichiara il Presidente UCEI – è che egli possa contribuire anche in futuro a un dialogo basato sui principi della pari dignità e del reciproco rispetto”. Anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, non appena appresa la notizia della drammatica decisione del papa, ha affermato che Benedetto XVI si è rivelato un interlocutore “attento, prezioso e sensibile”. Il rapporto che si era andato rinsaldando con il mondo ebraico è stato basato su reciproci sentimenti di rispetto e di stima. “Papa Ratizinger – afferma Riccardo Di Segni – ha manifestato attenzione per le radici ebraiche del cristianesimo e anche se non sono mancati inevitabili momenti di divergenza il nostro rapporto si è sempre dimostrato di alto livello. La sua visita alla sinagoga di Roma del 2010 non sarà dimenticata”. Il caso più famoso di “dimissioni papali” è quello di Celestino V, il molisano Pietro da Morrone, sacerdote. Condusse vita eremitica, fondò l’Ordine dei “Fratelli dello Spirito Santo”, i “Celestini”, approvato da Urbano IV, e vari eremi. Eletto papa quasi ottantenne, dopo due anni di conclave, il 5 Luglio 1294, fu incoronato nella neonata Aquila (oggi L’Aquila, la capitale d’Abruzzo) il 29 Agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dov’è sepolto. Prese il nome di Celestino V e, uomo santo e pio, si trovò di fronte ad interessi politico-economici ed a ingerenze di Carlo d’Angiò. Accortosi delle manovre legate alla sua persona, dopo 5 mesi rinunziò alla carica, il 13 Dicembre 1294, morendo due anni dopo in isolamento coatto nel castello di Fumone. Giudicato severamente da Dante come “colui che per viltade fece il gran rifiuto”, oggi, grazie al Petrarca, si parla di lui come di un uomo di straordinaria fede e forza d’animo, esempio di umiltà e di buonsenso. Il secondo caso che la storia della Chiesa ricorda è quello di Gregorio XII, papa dal Papa dal 19 Dicembre 1406 al 4 Luglio 1415. Veneziano, una volta eletto si impegnò a porre fine al «grande scisma» fra i pontefici di Roma e quelli di Avignone. Ma ogni tentativo risultò vano. Solo il concilio di Costanza (1414-1417) vi riuscì. Gregorio XII rinunciò al pontificato e si ritirò a Recanati. Nel 1417, due anni dopo la sua morte, il suo successore lo nominò Pontefice Emerito di Roma. Da documenti d’archivio di fonte ecclesiastica, relativi alla Seconda Guerra Mondiale, sembra inoltre che Papa Pio XII (1876-1958) avesse scritto un documento segreto dove affermava che doveva essere considerato dimissionario nel caso in cui fosse stato rapito dai nazisti su ordine di Hitler. Eugenio Pacelli era stato informato di un piano del dittatore tedesco per arrestarlo e portarlo in una piccola località in Germania. Papa Clemente I, in carica dal 88 al 97 dopo Cristo, pontefice romano, rinunciò alla carica a favore di Evaristo, poiché arrestato ed esiliato non voleva che i fedeli rimanessero senza una guida spirituale. Nella prima metà del III Secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere esiliato in Sardegna. Al suo posto fu eletto Antero. Silverio, 58esimo vescovo di Roma, fu deposto da Belisario e in punto di morte (11 Marzo 537) rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino (VII secolo). Altro caso più difficile da inquadrare è quello di Benedetto IX che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe. Siamo nella prima metà dell’anno Mille. Il fratello del papa, Georg Ratzinger, 89 anni, era al corrente da mesi dei piani di dimissioni di Benedetto XVI. “Ne ero al corrente – ha dichiarato alla Welt-online, sottolineando che “l’età pesa”. Il medico aveva consigliato al pontefice, 85 anni, di non compiere più viaggi oltreoceano. Anche camminare era diventata una cosa sempre più difficile. “Mio fratello si augura più riposo in vecchiaia”. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato:“Il Papa ci ha preso un po’ di sorpresa: <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/papa-Benedetto-XVI.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53071" alt="papa Benedetto XVI" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/papa-Benedetto-XVI-300x227.jpg" width="300" height="227" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/papa-Benedetto-XVI-300x227.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/papa-Benedetto-XVI.jpg 500w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>abbiamo un po’ notato il senso di affaticamento e di stanchezza maggiori del Papa rispetto al passato”, ripercorrendo le ragioni che hanno indotto il Papa alle dimissioni, fra le quali Ratzinger ha indicato appunto la fatica fisica ad assolvere al proprio ruolo. “Il Papa non ha lasciato per depressione o scoraggiamento”. Il portavoce vaticano ha escluso l’ipotesi che le dimissioni del Papa possano provocare uno scisma tra coloro che seguiranno il prossimo Pontefice e chi rimarrà legato a Benedetto XVI. “Ritengo che il Papa abbia pensato del tutto consapevolmente alla situazione e ritengo che non avesse alcun timore di questo genere perché dicendo in modo chiaro che rinuncia, come previsto dal diritto canonico, non c’è nessuna discussione da fare. Dal 28 Febbraio non è più il Papa nella pienezza del suo ministero. Continueremo a pregare con lui ma non avrà più il compito di governare la Chiesa. Non c’è nessun dubbio e quindi non penso in nessun modo che ci siano rischi di confusioni o divisioni a questo proposito”. Il cardinale Angelo Sodano, al termine del Concistoro ha rivolto queste parole al Papa:“Santità, amato e venerato successore di Pietro, come un fulmine a ciel sereno, ha risuonato in quest’aula il suo commosso messaggio. L’abbiamo ascoltato con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre Ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto Ella ha amato. Ora permetta a me di dirle a nome di questo cenacolo apostolico, il collegio cardinalizio, a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi 8 anni del suo pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al temine del Conclave, io le chiesi, con voce anche trepida da parte mia, “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”, ed Ella non tardò, pur con trepidazione, a rispondere dicendo di accettare confidando nella grazia del Signore e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come Maria, quel giorno Ella ha detto il suo “Si” ed ha iniziato il suo luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella continuità di cui Ella tanto ci ha parlato nella storia della Chiesa, nel solco della continuità coi suoi 265 predecessori sulla cattedra di Pietro, nel corso di 2mila anni di storia, dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai grandi papi del secolo scorso, da San Pio X al beato Giovanni Paolo II. Santo Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola fine a questo suo servizio pontificale fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio, avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti. Così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà, insieme alle autorità di tanti Paesi. Poi ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore, già mercoledì nella giornata delle Ceneri, poi giovedì col clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì. Ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna. La sua missione però continuerà. Ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica”. Papa Benedetto XVI, 265° Papa della Chiesa cattolica, era stato eletto al soglio di Pietro il 19 Aprile 2005, al quinto scrutinio del Conclave dopo la morte di Giovanni Paolo II. Un pontificato durato sette anni e dieci mesi e 9 giorni per il Papa teologo, che aveva scelto il motto “Cooperatores Veritatis”, collaboratore della verità, per il suo mandato. Per anni Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Papa Ratzinger aveva scelto il nome di Benedetto per richiamarsi al pontefice che aveva guidato la chiesa durante la Prima Guerra Mondiale. “Il nome Benedetto – disse Papa Ratzinger – evoca inoltre la straordinaria figura del grande &#8220;Patriarca del monachesimo occidentale&#8221;, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein”. Figlio di un poliziotto e di una cuoca, Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn, il 16 Aprile 1927. Uomo timido ma dotato di grande capacità di ascolto e maestro nel predicare in modo accessibile anche sui temi più complessi, il suo pontificato è incentrato sull’insegnamento e sulla spiegazione della fede cattolica, nella ricerca di soluzioni ai problemi di discernimento della fede. È deciso oppositore della dittatura del relativismo, definito come l’odierno problema centrale della fede. Tra le sue opere la storia di Gesù di Nazareth in tre volumi, in cui spiega che la fede non è un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia con il Dio “fatto uomo”. Ratzinger affronta durante il suo pontificato i temi della povertà e dell’Africa, dei giovani, dell’ecumenismo e dell’annuncio della fede al mondo secolarizzato al centro del proprio regno. E ha fronteggiato energicamente contro la pedofilia del clero (due nuovi casi al giorno!), imponendo un’inversione di rotta nella coscienza, nelle norme e negli atteggiamenti della Chiesa nei confronti dei preti pedofili. Iscritto d’ufficio alla Gioventù hitleriana, Joseph Ratzinger prende i voti il 29 Giugno 1951, con un dottorato in teologia e una tesi su sant’Agostino. Abilitato alla docenza con una tesi su san Bonaventura, insegna a Frisinga, Bonn, Muenster, Tubinga e Ratisbona. È “esparto” al Concilio Vaticano II. Nel ‘77 Paolo VI lo nomina arcivescovo di Monaco e il 27 Giugno lo crea cardinale. Partecipa ai conclavi che nel ‘78 eleggono Giovanni Paolo I, Papa Luciani, e papa Wojtyla. Nell’81 Giovanni Paolo II lo nomina Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. È stato presidente della commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica, vice decano e poi decano dei cardinali. A nove giorni dalla sua elezione, il 28 Aprile 2005, Benedetto XVI concede la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dalla morte per l’inizio della causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo II. Un primo gesto di omaggio e riconoscenza della Chiesa, sull’onda anche della grande emozione suscitata in Piazza San Pietro tra i giovani dalla scomparsa di Giovanni Paolo II che diverrà beato il 1° Maggio 2011. Un mese dopo il papa tedesco visita in Polonia il campo di concentramento di Auschwitz. È nel settembre dell’anno successivo l’evento che suscita le prime polemiche. Il 12 Settembre 2006 Benedetto XVI tiene una “lectio magistralis” all’Università di Ratisbona sul tema dei rapporti tra fede e religione. Il discorso, frainteso, provoca reazioni nel mondo islamico per una <b>citazione</b> dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo che combattè contro gli ottomani. A seguito di queste reazioni irrazionali, il Papa invitò al dialogo e al riavvicinamento tra fede e ragione e tra le diverse fedi. Del mese successivo è infatti la visita della Moschea Blu di Istanbul e la preghiera accanto al Gran Mufti. Papa Benedetto XVI “ha dimostrato a noi tutti cosa può essere in concreto la vocazione della Sede di Roma, una testimonianza su scala universale del Vangelo e un messaggero di speranza”. Il neo arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, leader della Comunione anglicana nel mondo – riferisce l’agenzia Sir – è il primo nel mondo ecumenico a prendere la parola per dire “a mio nome, a nome dei miei predecessori arcivescovi e di tutti gli anglicani sparsi nel mondo”. “Grazie a Dio” per il ministero che Benedetto XVI ha svolto “con grande dignità, visione e coraggio. Nel suo insegnamento e nei suoi scritti –prosegue l’arcivescovo Welby &#8211; egli ha saputo affrontare con mente teologica creativa e notevole le questioni di oggi. Noi, che apparteniamo alle famiglie cristiani siamo consapevoli dell’importanza di questa testimonianza e ci uniamo ai nostri fratelli e sorelle cattoliche nel ringraziare Dio per l’ispirazione e la sfida del ministero di papa Benedetto. Preghiamo che Dio lo benedica nel ritiro con salute e pace nel corpo e nel cuore, abbiamo fiducia nello Spirito Santo che ha la responsabilità di eleggere il suo successore”. Il cardinale Angelo Bagnasco dichiara:“Una decisione che ci lascia con l’animo carico di dolore e di rincrescimento; ancora una volta Benedetto XVI ha offerto esempio di profonda libertà interiore”. Il card. Bagnasco, presente al Concistoro per la canonizzazione dei Martiri d’Otranto, ha appreso dalle parole stesse del Papa la scelta di lasciare, per l’età avanzata, il pontificato. E, con la certezza che “il Signore Risorto, Pastore dei pastori, continua ad essere il nocchiero della Chiesa”, assicura al Papa “la profonda gratitudine e l’affettuosa vicinanza dei Vescovi italiani per l’attenzione costante che ha avuto per il nostro Paese e per la guida sicura e umile con cui ha indirizzato la barca di Pietro”. Nessuno dimentica quella mattina del 18 Aprile 2005. “Preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore”. In una Basilica Vaticana gremita di fedeli, il cardinale decano Joseph Ratzinger celebra la Missa pro eligendo Pontifice. Negli occhi e nei cuori dei porporati, che si apprestano ad eleggere il 265.mo Successore di Pietro, sono ancora impresse le immagini del funerale di Karol Wojtyla, il Papa che per 27 anni ha guidato con indomito coraggio la Barca di Pietro. In molti osservano che è stato proprio il suo collaboratore più stretto a celebrare le esequie ed ora la Messa che precede l’apertura del Conclave. Sembra quasi un ideale passaggio di consegne. Una sensazione che trova conferma il giorno dopo, quando al termine di un Conclave tra i più veloci della storia recente, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez pronuncia la formula dell’Habemus Papam: “Annuntio vobis, gaudium magnum, habemus Papam!”. Alle ore 18.45 di Roma, il mondo conosce il nome del nuovo Papa. È Joseph Ratzinger che da questo momento e per sempre sarà Benedetto XVI. Come il suo amato predecessore, anche il nuovo vescovo di Roma non si limita ad una benedizione “muta” dalla Loggia Centrale della Basilica petrina. Vuole subito rivolgersi ai fedeli che gremiscono Piazza San Pietro e a tutti coloro che attraverso i media, e per la prima volta anche via Internet, attendono con trepidazione di sentire la voce del Papa. Le prime brevi parole di Benedetto XVI danno al tempo stesso la cifra della persona e una visione del suo ministero: “Cari fratelli e care sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”(19 Aprile 2005). Fin dai primi passi, si delinea il profilo di un “pastore mite e fermo” che con umiltà serve la verità evangelica, come ricorda il suo stesso motto episcopale: Cooperatores Veritatis. E come sottolinea nella Messa di inizio Pontificato, il 24 Aprile del 2005. Oltre 300mila persone affollano Piazza San Pietro e via della Conciliazione. In un’omelia interrotta dagli applausi (ben 37 volte) il Papa delinea quale sia il suo programma di Pontificato:“Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire le mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”(24 Aprile 2005).<br />
“Chi crede – soggiunge – non è mai solo”. E ribadisce:“La Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane”, perché “porta in sé il futuro del mondo”. Sembra così un fatto provvidenziale che il primo viaggio internazionale del nuovo Papa, programmato dal suo predecessore, sia proprio per una Gmg per di più in Germania, terra natale di Joseph Ratzinger. Chi pensava che le Giornate Mondiali della Gioventù fossero un’esclusiva del suo ideatore deve presto ricredersi. A Colonia, un milione di giovani prega con il Papa: impressionante il raccoglimento con il quale questa moltitudine di ragazzi vive la Veglia con l’Adorazione Eucaristica. I giovani del mondo si ritrovano con il Papa anche a Sydney, nel 2008, e poi a Madrid, nel 2011. Il Pontefice esorta i giovani a non vergognarsi di essere cattolici e ricorda che “solo da Dio viene la vera rivoluzione”, la rivoluzione dell’amore. Cosa rappresentano dunque le Gmg per Benedetto XVI? È il Papa stesso a confidarlo, mentre è in volo verso l’appuntamento di Madrid: “Direi che queste Gmg sono un segnale, una cascata di luce; danno visibilità alla fede, alla presenza di Dio nel mondo e creano così il coraggio di essere credenti”(18 Agosto 2011). Per essere questa luce nel mondo però, avverte il Papa, i giovani cattolici devono anche essere pronti ad andare “controcorrente” rispetto alle mode del momento e agli stili di vita dominanti. Quella del laicismo che vuole emarginare la fede nella sfera privata è una delle grandi sfide affrontate da Benedetto XVI. Del resto, proprio nella Messa precedente il Conclave, il cardinale Ratzinger aveva messo in guardia dalla “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Il Papa non si attesta su posizioni di retroguardia. Anzi, soprattutto dopo che – nel gennaio 2009 – gli viene impedito di parlare all’università “La Sapienza” di Roma, sottolinea il ruolo di una “laicità positiva” che sappia valorizzare la dimensione religiosa. Istituisce, così, nel 2010, un dicastero per la Nuova Evangelizzazione col fine di combattere “l’eclissi di Dio” nei Paesi di antica tradizione cristiana. Incontra gli artisti nella Cappella Sistina. E lancia l’idea di un “Cortile dei Gentili”, iniziativa che verrà realizzata dal dicastero della cultura:“Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”(21 Dicembre 2009). Il Papa, grande estimatore di Sant’Agostino, è convinto che “l’opzione cristiana” sia “anche oggi quella più razionale e quella più umana”. La fede, dunque, deve essere accompagnata da una grande fiducia nella ragione. Su questo terreno, parlando &#8211; nel marzo del 2006 &#8211; ai parlamentari del Partito Popolare Europeo, Benedetto XVI individua tre emergenze, specialmente per l’uomo occidentale: la tutela della vita, la difesa della famiglia, la libertà educativa. Si tratta, evidenzia, di valori “non negoziabili”. E non perché confessionali, ma perché “iscritti nella stessa natura umana e perciò comuni a tutta l’umanità”. <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-53068" alt="Benedetto XVI" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-269x300.jpg" width="269" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI-269x300.jpg 269w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/02/Benedetto-XVI.jpg 350w" sizes="(max-width: 269px) 100vw, 269px" /></a>Sono temi questi che &#8211; assieme alla pace, alla difesa degli ultimi, alla libertà religiosa &#8211; pervadono il Magistero del Papa: le sue omelie, i suoi discorsi e i suoi documenti. Il Papa teologo stupisce per il linguaggio semplice e diretto delle sue Encicliche: Deus Caritas est, sull’amore cristiano (2006); Spe Salvi, sulla speranza cristiana (2007) e Caritas in Veritate (2009) sullo sviluppo umano integrale. Quest’ultima suscita un grande interesse a livello mondiale. Nel pieno della crisi economica, scoppiata nel 2008 negli Usa e presto propagatasi in tutto il mondo, il Papa offre la sua originale riflessione per rimettere la persona al centro delle dinamiche economiche e finanziarie:<br />
“Non dobbiamo dimenticare, infatti, come ricordavo nell’Enciclica Caritas in veritate, che anche nel campo dell’economia e della finanza ‘retta intenzione, trasparenza e ricerca dei buoni risultati sono compatibili e non devono mai essere disgiunti”(10 Dicembre 2011). Oltre alle tre Encicliche, il Papa pubblica anche 4 Esortazioni apostoliche post-sinodali e 19 motu proprio, tra cui il Summorum Pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Numerose le lettere pubblicate in diverse occasioni, tra cui spicca quella rivolta &#8211; nel 2007 &#8211; ai cattolici in Cina. Un gesto inedito che sottolinea la vicinanza del Papa ai fedeli del grande Paese asiatico. Ma durante il suo Pontificato, Joseph Ratzinger pubblica anche testi più personali: si tratta del libro-intervista “Luce del Mondo” e soprattutto della trilogia su Gesù di Nazareth, nella quale il Papa offre la sua ricerca di credente sulla figura storica di Gesù. In entrambe i casi si tratta di un best seller mondiale. Né meno importante è lo sforzo che il Papa compie per annunciare il Vangelo su vecchi e nuovi media:“Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”(28 Febbraio 2011). Benedetto XVI rilascia interviste ad emittenti radiofoniche, invia sms ai ragazzi delle Gmg, risponde a domande in tv in occasione del Venerdì Santo. Si collega, via satellite, con gli astronauti della stazione spaziale internazionale. E firma un editoriale per il Financial Times. Soprattutto, incoraggia i media vaticani e cattolici in generale ad evangelizzare il Web. E lo fa dando l’esempio. Nel Dicembre 2012, infatti, il Papa approda su Twitter con il suo account @Pontifex in 9 lingue, dal latino all’inglese, per diffondere – come scrive in un Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali – la “luce gentile della fede” nella Rete. Prima ancora di entrare nel “continente digitale”, il Papa visita tutti e 5 i “continenti geografici”. Compie 24 viaggi internazionali, alcuni di portata storica come negli Stati Uniti dove si reca all’Onu e a Ground Zero a New York, in Terra Santa e Giordania e poi nel Libano dove incontra i giovani siriani travolti dalla guerra. Ancora nel Regno Unito, dove pronuncia un memorabile discorso a Westminster Hall e a Berlino dove, primo Papa, parla al Bundestag. Toccante e indimenticabile la visita del Papa, figlio della Germania, nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: “Io sono oggi qui come figlio del popolo tedesco, e proprio per questo devo e posso dire come lui: non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco”(29 Maggio 2006). Il Papa ribadirà più volte l’urgenza di non far cadere nell’oblio l’orrore della Shoah. Un appello che si fa ancor più pressante dopo le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Williamson. Del resto, animato dalla volontà di realizzare la piena unità della Chiesa, non lesinerà sforzi nel dialogo con la Fraternità San Pio X. L’impegno ecumenico è proprio uno dei punti forti del Pontificato: il Papa incontra ad Istanbul il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, che ricambia con una visita a Roma; apre una nuova fase di rapporti con il Patriarcato ortodosso di Mosca. A Erfurt, nel convento agostiniano di Martin Lutero, incontra la chiesa evangelica tedesca. Quindi, con la Costituzione Anglicanorum Coetibus, istituisce un Ordinariato per gli anglicani che vogliano rientrare in piena comunione con la Chiesa cattolica. Grande impegno il Papa dedica anche al dialogo con le altre religioni, superando pure difficoltà e iniziali incomprensioni. E’ il caso soprattutto del rapporto con i musulmani. Parlando all’università di Ratisbona, nel settembre del 2006, Benedetto XVI cita un pensiero dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo sull’Islam, che suscita veementi reazioni nel mondo musulmano, culminate in attacchi contro le comunità cristiane in diversi Paesi. Il Papa, pochi giorni dopo, spiega le reali intenzioni di quella citazione:“La mia intenzione era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non ragione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme”. Sono parole che non restano inascoltate. Poco dopo, infatti, 38 saggi e guide religiose islamiche, che diventeranno poi 138 e infine 216, scrivono una lettera aperta al Papa per trovare un terreno comune d’incontro tra cristiani e musulmani. È l’inizio di una nuova stagione di dialogo, nella carità e nella verità, che vivrà uno dei suoi momenti più forti, anche simbolicamente, con la visita di Benedetto XVI alla Moschea Blu di Istanbul. Non meno significative le visite del Papa alle sinagoghe di Roma, Colonia e New York e la Giornata per la Pace ad Assisi, nell’ottobre 2011, aperta non solo agli uomini di fede, ma anche ai non credenti. Gli anni del Pontificato di Benedetto XVI vedono anche lo scatenarsi di nuove persecuzioni che fanno della comunità cristiana la più perseguitata al mondo. Violenze che colpiscono duramente i cristiani nello Stato indiano dell’Orissa, Pakistan, Nigeria, Nord Africa, Sud Est Asiatico. E in Medio Oriente, come viene sottolineato nel Sinodo dei vescovi per la regione:<br />
“Così le parole e i pensieri del Sinodo devono essere un forte grido rivolto a tutte le persone con responsabilità politica o religiosa perché fermino la cristianofobia; perché si alzino a difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito della riconciliazione”(20 Dicembre 2010). Se, dunque, la Chiesa è scossa all’esterno dalle persecuzioni, all’interno viene sconvolta dallo scandalo degli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti e religiosi. E’ una piaga che in alcuni Paesi &#8211; come Stati Uniti e Irlanda &#8211; è già emersa nel Pontificato di Giovanni Paolo II. Ma il fenomeno esplode in modo eclatante proprio mentre la Chiesa sta celebrando l’Anno sacerdotale, voluto da Benedetto XVI nel 150.mo della morte di San Giovanni Maria Vianney:“E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario” (11 Giugno 2010). Il Pontefice affronta con determinazione questa emergenza che sfigura il volto della Chiesa. Incontra personalmente le vittime degli abusi nei suoi viaggi a Malta, Stati Uniti, Australia e Regno Unito. Momenti commoventi che toccano profondamente il cuore del Papa. Scrive una Lettera pastorale ai fedeli in Irlanda. E soprattutto emana delle nuove regole sui casi di abusi che rendono più veloci e più severe le procedure per punire quanti si siano macchiati di questo orrendo delitto:“Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere”(20 Dicembre 2010). Una fermezza che contraddistingue anche il processo di rinnovamento, voluto dal Papa, nella gestione dello Ior e delle attività economiche vaticane. Con la stessa volontà di trasparenza affronta, nel 2012, la penosa vicenda di “Vatileaks” culminata nella condanna, per sottrazione di documenti personali, del suo aiutante di Camera a cui poi concederà la grazia andando personalmente a visitarlo in carcere. In continuità con il Pontificato precedente, anche Benedetto XVI proclama Beati e Santi alcune grandi figure della Chiesa da don Guanella a padre De Veuster, da don Gnocchi a Rosmini, da Mary MacKillop a Charles de Foucauld e Kateri Tekakwitha, la prima Santa pellerossa. Nel cuore di tutti resta la Beatificazione di Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro, a cui partecipano oltre 2 milioni di fedeli. Nell’omelia, Benedetto XVI si rivolge in prima persona al suo amato Predecessore e amico:“Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa piazza…Oggi ti preghiamo: Santo Padre, ci benedica! Amen”(1° Maggio 2011). Per aiutare i fedeli ad approfondire le ragioni della speranza cristiana, il Papa indice alcuni Anni speciali: oltre al già ricordato Anno sacerdotale, celebra un Anno Paolino, nel bimillenario della nascita dell’Apostolo delle Genti. Quindi, nel 50.mo dell’inizio del Concilio Vaticano II, promuove un Anno della Fede. Il Concilio, osserva il Papa, è ancora una “bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto”. D’altro canto, già nel suo primo discorso alla Curia, nel dicembre 2005, sottolinea che il Concilio va letto “nel rinnovamento” e “nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa”, non c’è discontinuità nella vita ecclesiale:“La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi”(22 Dicembre 2005).<br />
Tempi che vedono il riproporsi della tragedie della guerra e del terrorismo in tante aree del pianeta. Il Papa si spende senza risparmio per la fine dei conflitti: con la preghiera innanzitutto. Ma anche con appelli di pace, in particolare per l’Iraq, la Siria, la Terra Santa, il Congo e il Mali. E, ancora, con iniziative diplomatiche e invio di aiuti materiali. Impegno, quest’ultimo, che rappresenta una mano tesa anche alle popolazioni colpite da catastrofi naturali. Il Papa, attraverso il dicastero “Cor Unum”, è in prima linea negli aiuti alla popolazione di Haiti, sconvolta dal terremoto del gennaio 2010. Altra emergenza, di tutt’altro genere, è quella della difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Non si contano gli interventi di Benedetto XVI che mettono l’accento sulla centralità della famiglia nella vita della Chiesa e della società. Appelli che risuonano ancor più vibranti nei due Incontri Mondiali delle Famiglie a cui partecipa: a Valencia nel 2006 e a Milano nel 2012. In quest’ultima occasione, il Papa chiede alla Chiesa, a tutti i livelli, di non far sentire estranei quanti vivono la ferita di una separazione o di un divorzio: “Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono ‘fuori’ anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia; devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa”(2 Giugno 2012). Intellettuale finissimo, il Papa ama anche scherzare. Anzi, un tratto del carattere di Joseph Ratzinger è proprio l’umorismo che lo accomuna ad uno dei suoi scrittori preferiti: Chesterton. Un esempio di questo suo buon umore, anche tra le difficoltà, lo si vede qualche giorno dopo la frattura di un polso, durante il suo soggiorno valdostano di Les Combes, nel 2009:“Purtroppo il mio angelo custode non ha impedito il mio infortunio, seguendo certamente ‘ordini superiori’… Forse il Signore voleva insegnarmi maggiore pazienza ed umiltà, darmi più tempo per la preghiera e per la meditazione”(29 Luglio 2009). La gentilezza è un altro tratto che tutti apprezzano nel Papa, che siano potenti o ultimi della Terra. Una gentilezza d’animo sempre accompagnata da quell’umiltà che aveva richiamato all’inizio del suo ministero petrino. “Sento viva la consapevolezza – aveva detto poco dopo l’elezione alla Cattedra di Pietro – di non dover portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo”. Pensiero che ribadisce in più occasioni durante il suo Pontificato:“E sempre più sento che da solo non potrei portare questo compito, questa missione. Ma sento anche come voi lo portiate con me: così sono in una grande comunione e insieme possiamo portare avanti la missione del Signore”(19 Aprile 2006). Pastore umile, mite, coraggioso e fermo per amore della Chiesa di Cristo, Benedetto XVI ha davvero guidato la Barca di Pietro in acque calme e tempestose verso il porto sicuro della fede in Gesù Cristo Re dell’Universo. Il prossimo grande e santo 266mo Papa sarà scelto nella Cappella Sistina tra i Suoi Principi, lasciandosi ispirare dallo sguardo regale e magnifico di Gesù nel Giudizio Universale di Michelangelo, come consigliò il Beato Giovanni Paolo II ai Signori Cardinali.</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Nicola Facciolini</p>
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