Sua Santità Benedetto XVI il Papa del Gran Coraggio

“Decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae…Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”(Sua Santità Benedetto XVI, Roma 11 Febbraio 2013). Storico, commosso ed atteso annuncio. Il Sommo Pontefice tedesco, grande amico del Beato Giovanni Paolo II al cui alto magistero si è ispirato nei suoi […]

“Decisionem magni momenti pro Ecclesiae vitae…Le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino”(Sua Santità Benedetto XVI, Roma 11 Febbraio 2013). Storico, commosso ed atteso annuncio. Il Sommo Pontefice tedesco, grande amico del Beato Giovanni Paolo II al cui alto magistero si è ispirato nei suoi otto anni in Vaticano, Sua Santità Benedetto XVI sarà ricordato come il Papa del Gran Coraggio. Da 598 anni non era più successo che un Papa rinunciasse al suo alto magistero petrino al servizio della Chiesa di Cristo. Viviamo da sempre la Storia che in Cristo si compie ogni giorno nella Sua Chiesa e nell’Universo. Il Papa, il primo Romano Pontefice con l’iPad, lascerà il pontificato dalle ore 20 del giorno 28 Febbraio 2013. Papa Ratzinger lo ha deciso Domenica 10 Febbraio e lo ha annunciato personalmente, in latino, Lunedì 11 Febbraio alle ore 11:46, in cui si celebra la Beata Maria Vergine di Lourdes, durante il Concistoro per la canonizzazione dei Santi Martiri di Otranto. Una decisione clamorosa e storica. È capitata nella Storia della Chiesa per la terza volta in mille anni. La prima in occasione del Gran rifiuto di Papa Celestino V nell’Anno 1294 a cinque mesi dalla sua elezione. “Ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà – annuncia Benedetto XVI alle ore 11:46 – dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 Aprile 2005”. Il Papa spiega di sentire il peso dell’incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa di Cristo. Il Codice di diritto canonico, nel Libro II (parte II, sezione I, capitolo I) Benedetto XVI Adorazione Eucarestiaall’articolo 1 così afferma:“Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti”. Dunque, il Papa può dimettersi, se ha un motivo valido per farlo. Celestino V, “condannato” da Dante e celebrato da Petrarca, rinunciò alla sua carica per non essere soggetto alle manovre politiche ed economiche legate alla sua persona. “Carissimi Fratelli – scrive Benedetto XVI – vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20:00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”. Preoccupazione e partecipazione per lo stato di salute di Bendetto XVI e rammarico per la sua repentina decisione di lasciare l’incarico, sono i sentimenti espressi dal presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna. “Gli ebrei italiani vogliono esprimere la loro vicinanza e il loro rispetto a papa Benedetto XVI per la sofferta e coraggiosa decisione presa in queste ore. Estremamente significativi, nel corso del suo magistero, i passi compiuti per l’avvicinamento tra ebrei e cristiani nel solco dei valori comuni. La visita ufficiale in Israele, la preghiera per la pace al Muro del Pianto, le parole pronunciate al Memoriale dello Yad Vashem. E ancora l’incontro con gli ebrei romani al Tempio Maggiore. ‘La dottrina del Concilio Vaticano II – affermò Benedetto XVI in quella circostanza – ha rappresentato per i cattolici un punto fermo a cui riferirsi costantemente nell’atteggiamento e nei rapporti con il popolo ebraico, segnando una nuova e significativa tappa’. Un cammino verso la comprensione che è prerogativa irrinunciabile per noi tutti e che il pontefice, con le sue parole, ha rafforzato. La nostra speranza – dichiara il Presidente UCEI – è che egli possa contribuire anche in futuro a un dialogo basato sui principi della pari dignità e del reciproco rispetto”. Anche il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, non appena appresa la notizia della drammatica decisione del papa, ha affermato che Benedetto XVI si è rivelato un interlocutore “attento, prezioso e sensibile”. Il rapporto che si era andato rinsaldando con il mondo ebraico è stato basato su reciproci sentimenti di rispetto e di stima. “Papa Ratizinger – afferma Riccardo Di Segni – ha manifestato attenzione per le radici ebraiche del cristianesimo e anche se non sono mancati inevitabili momenti di divergenza il nostro rapporto si è sempre dimostrato di alto livello. La sua visita alla sinagoga di Roma del 2010 non sarà dimenticata”. Il caso più famoso di “dimissioni papali” è quello di Celestino V, il molisano Pietro da Morrone, sacerdote. Condusse vita eremitica, fondò l’Ordine dei “Fratelli dello Spirito Santo”, i “Celestini”, approvato da Urbano IV, e vari eremi. Eletto papa quasi ottantenne, dopo due anni di conclave, il 5 Luglio 1294, fu incoronato nella neonata Aquila (oggi L’Aquila, la capitale d’Abruzzo) il 29 Agosto nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio dov’è sepolto. Prese il nome di Celestino V e, uomo santo e pio, si trovò di fronte ad interessi politico-economici ed a ingerenze di Carlo d’Angiò. Accortosi delle manovre legate alla sua persona, dopo 5 mesi rinunziò alla carica, il 13 Dicembre 1294, morendo due anni dopo in isolamento coatto nel castello di Fumone. Giudicato severamente da Dante come “colui che per viltade fece il gran rifiuto”, oggi, grazie al Petrarca, si parla di lui come di un uomo di straordinaria fede e forza d’animo, esempio di umiltà e di buonsenso. Il secondo caso che la storia della Chiesa ricorda è quello di Gregorio XII, papa dal Papa dal 19 Dicembre 1406 al 4 Luglio 1415. Veneziano, una volta eletto si impegnò a porre fine al «grande scisma» fra i pontefici di Roma e quelli di Avignone. Ma ogni tentativo risultò vano. Solo il concilio di Costanza (1414-1417) vi riuscì. Gregorio XII rinunciò al pontificato e si ritirò a Recanati. Nel 1417, due anni dopo la sua morte, il suo successore lo nominò Pontefice Emerito di Roma. Da documenti d’archivio di fonte ecclesiastica, relativi alla Seconda Guerra Mondiale, sembra inoltre che Papa Pio XII (1876-1958) avesse scritto un documento segreto dove affermava che doveva essere considerato dimissionario nel caso in cui fosse stato rapito dai nazisti su ordine di Hitler. Eugenio Pacelli era stato informato di un piano del dittatore tedesco per arrestarlo e portarlo in una piccola località in Germania. Papa Clemente I, in carica dal 88 al 97 dopo Cristo, pontefice romano, rinunciò alla carica a favore di Evaristo, poiché arrestato ed esiliato non voleva che i fedeli rimanessero senza una guida spirituale. Nella prima metà del III Secolo, Ponziano lo imitò poco prima di essere esiliato in Sardegna. Al suo posto fu eletto Antero. Silverio, 58esimo vescovo di Roma, fu deposto da Belisario e in punto di morte (11 Marzo 537) rinunciò in favore di Vigilio, fino ad allora considerato un usurpatore. Vi sono poi molti altri casi, più problematici, in cui si discute se vi sia stata rinuncia o addirittura rinuncia tacita, come nel caso di Martino (VII secolo). Altro caso più difficile da inquadrare è quello di Benedetto IX che prima venne deposto in favore di Silvestro III, salvo poi riassumere la carica per poi rivenderla a Gregorio VI, il quale, accusato di simonia, fece atto di rinuncia dopo aver ammesso le sue colpe. Siamo nella prima metà dell’anno Mille. Il fratello del papa, Georg Ratzinger, 89 anni, era al corrente da mesi dei piani di dimissioni di Benedetto XVI. “Ne ero al corrente – ha dichiarato alla Welt-online, sottolineando che “l’età pesa”. Il medico aveva consigliato al pontefice, 85 anni, di non compiere più viaggi oltreoceano. Anche camminare era diventata una cosa sempre più difficile. “Mio fratello si augura più riposo in vecchiaia”. Il direttore della sala stampa vaticana, padre Federico Lombardi, ha spiegato:“Il Papa ci ha preso un po’ di sorpresa: papa Benedetto XVIabbiamo un po’ notato il senso di affaticamento e di stanchezza maggiori del Papa rispetto al passato”, ripercorrendo le ragioni che hanno indotto il Papa alle dimissioni, fra le quali Ratzinger ha indicato appunto la fatica fisica ad assolvere al proprio ruolo. “Il Papa non ha lasciato per depressione o scoraggiamento”. Il portavoce vaticano ha escluso l’ipotesi che le dimissioni del Papa possano provocare uno scisma tra coloro che seguiranno il prossimo Pontefice e chi rimarrà legato a Benedetto XVI. “Ritengo che il Papa abbia pensato del tutto consapevolmente alla situazione e ritengo che non avesse alcun timore di questo genere perché dicendo in modo chiaro che rinuncia, come previsto dal diritto canonico, non c’è nessuna discussione da fare. Dal 28 Febbraio non è più il Papa nella pienezza del suo ministero. Continueremo a pregare con lui ma non avrà più il compito di governare la Chiesa. Non c’è nessun dubbio e quindi non penso in nessun modo che ci siano rischi di confusioni o divisioni a questo proposito”. Il cardinale Angelo Sodano, al termine del Concistoro ha rivolto queste parole al Papa:“Santità, amato e venerato successore di Pietro, come un fulmine a ciel sereno, ha risuonato in quest’aula il suo commosso messaggio. L’abbiamo ascoltato con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre Ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto Ella ha amato. Ora permetta a me di dirle a nome di questo cenacolo apostolico, il collegio cardinalizio, a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi 8 anni del suo pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al temine del Conclave, io le chiesi, con voce anche trepida da parte mia, “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice?”, ed Ella non tardò, pur con trepidazione, a rispondere dicendo di accettare confidando nella grazia del Signore e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come Maria, quel giorno Ella ha detto il suo “Si” ed ha iniziato il suo luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella continuità di cui Ella tanto ci ha parlato nella storia della Chiesa, nel solco della continuità coi suoi 265 predecessori sulla cattedra di Pietro, nel corso di 2mila anni di storia, dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai grandi papi del secolo scorso, da San Pio X al beato Giovanni Paolo II. Santo Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola fine a questo suo servizio pontificale fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio, avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti. Così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà, insieme alle autorità di tanti Paesi. Poi ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore, già mercoledì nella giornata delle Ceneri, poi giovedì col clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì. Ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna. La sua missione però continuerà. Ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nel cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica”. Papa Benedetto XVI, 265° Papa della Chiesa cattolica, era stato eletto al soglio di Pietro il 19 Aprile 2005, al quinto scrutinio del Conclave dopo la morte di Giovanni Paolo II. Un pontificato durato sette anni e dieci mesi e 9 giorni per il Papa teologo, che aveva scelto il motto “Cooperatores Veritatis”, collaboratore della verità, per il suo mandato. Per anni Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, Papa Ratzinger aveva scelto il nome di Benedetto per richiamarsi al pontefice che aveva guidato la chiesa durante la Prima Guerra Mondiale. “Il nome Benedetto – disse Papa Ratzinger – evoca inoltre la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, san Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein”. Figlio di un poliziotto e di una cuoca, Joseph Ratzinger è nato a Marktl am Inn, il 16 Aprile 1927. Uomo timido ma dotato di grande capacità di ascolto e maestro nel predicare in modo accessibile anche sui temi più complessi, il suo pontificato è incentrato sull’insegnamento e sulla spiegazione della fede cattolica, nella ricerca di soluzioni ai problemi di discernimento della fede. È deciso oppositore della dittatura del relativismo, definito come l’odierno problema centrale della fede. Tra le sue opere la storia di Gesù di Nazareth in tre volumi, in cui spiega che la fede non è un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia con il Dio “fatto uomo”. Ratzinger affronta durante il suo pontificato i temi della povertà e dell’Africa, dei giovani, dell’ecumenismo e dell’annuncio della fede al mondo secolarizzato al centro del proprio regno. E ha fronteggiato energicamente contro la pedofilia del clero (due nuovi casi al giorno!), imponendo un’inversione di rotta nella coscienza, nelle norme e negli atteggiamenti della Chiesa nei confronti dei preti pedofili. Iscritto d’ufficio alla Gioventù hitleriana, Joseph Ratzinger prende i voti il 29 Giugno 1951, con un dottorato in teologia e una tesi su sant’Agostino. Abilitato alla docenza con una tesi su san Bonaventura, insegna a Frisinga, Bonn, Muenster, Tubinga e Ratisbona. È “esparto” al Concilio Vaticano II. Nel ‘77 Paolo VI lo nomina arcivescovo di Monaco e il 27 Giugno lo crea cardinale. Partecipa ai conclavi che nel ‘78 eleggono Giovanni Paolo I, Papa Luciani, e papa Wojtyla. Nell’81 Giovanni Paolo II lo nomina Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. È stato presidente della commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica, vice decano e poi decano dei cardinali. A nove giorni dalla sua elezione, il 28 Aprile 2005, Benedetto XVI concede la dispensa dal tempo di cinque anni di attesa dalla morte per l’inizio della causa di beatificazione del suo predecessore, Giovanni Paolo II. Un primo gesto di omaggio e riconoscenza della Chiesa, sull’onda anche della grande emozione suscitata in Piazza San Pietro tra i giovani dalla scomparsa di Giovanni Paolo II che diverrà beato il 1° Maggio 2011. Un mese dopo il papa tedesco visita in Polonia il campo di concentramento di Auschwitz. È nel settembre dell’anno successivo l’evento che suscita le prime polemiche. Il 12 Settembre 2006 Benedetto XVI tiene una “lectio magistralis” all’Università di Ratisbona sul tema dei rapporti tra fede e religione. Il discorso, frainteso, provoca reazioni nel mondo islamico per una citazione dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo che combattè contro gli ottomani. A seguito di queste reazioni irrazionali, il Papa invitò al dialogo e al riavvicinamento tra fede e ragione e tra le diverse fedi. Del mese successivo è infatti la visita della Moschea Blu di Istanbul e la preghiera accanto al Gran Mufti. Papa Benedetto XVI “ha dimostrato a noi tutti cosa può essere in concreto la vocazione della Sede di Roma, una testimonianza su scala universale del Vangelo e un messaggero di speranza”. Il neo arcivescovo di Canterbury, Justin Welby, leader della Comunione anglicana nel mondo – riferisce l’agenzia Sir – è il primo nel mondo ecumenico a prendere la parola per dire “a mio nome, a nome dei miei predecessori arcivescovi e di tutti gli anglicani sparsi nel mondo”. “Grazie a Dio” per il ministero che Benedetto XVI ha svolto “con grande dignità, visione e coraggio. Nel suo insegnamento e nei suoi scritti –prosegue l’arcivescovo Welby – egli ha saputo affrontare con mente teologica creativa e notevole le questioni di oggi. Noi, che apparteniamo alle famiglie cristiani siamo consapevoli dell’importanza di questa testimonianza e ci uniamo ai nostri fratelli e sorelle cattoliche nel ringraziare Dio per l’ispirazione e la sfida del ministero di papa Benedetto. Preghiamo che Dio lo benedica nel ritiro con salute e pace nel corpo e nel cuore, abbiamo fiducia nello Spirito Santo che ha la responsabilità di eleggere il suo successore”. Il cardinale Angelo Bagnasco dichiara:“Una decisione che ci lascia con l’animo carico di dolore e di rincrescimento; ancora una volta Benedetto XVI ha offerto esempio di profonda libertà interiore”. Il card. Bagnasco, presente al Concistoro per la canonizzazione dei Martiri d’Otranto, ha appreso dalle parole stesse del Papa la scelta di lasciare, per l’età avanzata, il pontificato. E, con la certezza che “il Signore Risorto, Pastore dei pastori, continua ad essere il nocchiero della Chiesa”, assicura al Papa “la profonda gratitudine e l’affettuosa vicinanza dei Vescovi italiani per l’attenzione costante che ha avuto per il nostro Paese e per la guida sicura e umile con cui ha indirizzato la barca di Pietro”. Nessuno dimentica quella mattina del 18 Aprile 2005. “Preghiamo con insistenza il Signore, perché dopo il grande dono di Papa Giovanni Paolo II, ci doni di nuovo un pastore secondo il suo cuore”. In una Basilica Vaticana gremita di fedeli, il cardinale decano Joseph Ratzinger celebra la Missa pro eligendo Pontifice. Negli occhi e nei cuori dei porporati, che si apprestano ad eleggere il 265.mo Successore di Pietro, sono ancora impresse le immagini del funerale di Karol Wojtyla, il Papa che per 27 anni ha guidato con indomito coraggio la Barca di Pietro. In molti osservano che è stato proprio il suo collaboratore più stretto a celebrare le esequie ed ora la Messa che precede l’apertura del Conclave. Sembra quasi un ideale passaggio di consegne. Una sensazione che trova conferma il giorno dopo, quando al termine di un Conclave tra i più veloci della storia recente, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez pronuncia la formula dell’Habemus Papam: “Annuntio vobis, gaudium magnum, habemus Papam!”. Alle ore 18.45 di Roma, il mondo conosce il nome del nuovo Papa. È Joseph Ratzinger che da questo momento e per sempre sarà Benedetto XVI. Come il suo amato predecessore, anche il nuovo vescovo di Roma non si limita ad una benedizione “muta” dalla Loggia Centrale della Basilica petrina. Vuole subito rivolgersi ai fedeli che gremiscono Piazza San Pietro e a tutti coloro che attraverso i media, e per la prima volta anche via Internet, attendono con trepidazione di sentire la voce del Papa. Le prime brevi parole di Benedetto XVI danno al tempo stesso la cifra della persona e una visione del suo ministero: “Cari fratelli e care sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore”(19 Aprile 2005). Fin dai primi passi, si delinea il profilo di un “pastore mite e fermo” che con umiltà serve la verità evangelica, come ricorda il suo stesso motto episcopale: Cooperatores Veritatis. E come sottolinea nella Messa di inizio Pontificato, il 24 Aprile del 2005. Oltre 300mila persone affollano Piazza San Pietro e via della Conciliazione. In un’omelia interrotta dagli applausi (ben 37 volte) il Papa delinea quale sia il suo programma di Pontificato:“Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire le mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia”(24 Aprile 2005).
“Chi crede – soggiunge – non è mai solo”. E ribadisce:“La Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane”, perché “porta in sé il futuro del mondo”. Sembra così un fatto provvidenziale che il primo viaggio internazionale del nuovo Papa, programmato dal suo predecessore, sia proprio per una Gmg per di più in Germania, terra natale di Joseph Ratzinger. Chi pensava che le Giornate Mondiali della Gioventù fossero un’esclusiva del suo ideatore deve presto ricredersi. A Colonia, un milione di giovani prega con il Papa: impressionante il raccoglimento con il quale questa moltitudine di ragazzi vive la Veglia con l’Adorazione Eucaristica. I giovani del mondo si ritrovano con il Papa anche a Sydney, nel 2008, e poi a Madrid, nel 2011. Il Pontefice esorta i giovani a non vergognarsi di essere cattolici e ricorda che “solo da Dio viene la vera rivoluzione”, la rivoluzione dell’amore. Cosa rappresentano dunque le Gmg per Benedetto XVI? È il Papa stesso a confidarlo, mentre è in volo verso l’appuntamento di Madrid: “Direi che queste Gmg sono un segnale, una cascata di luce; danno visibilità alla fede, alla presenza di Dio nel mondo e creano così il coraggio di essere credenti”(18 Agosto 2011). Per essere questa luce nel mondo però, avverte il Papa, i giovani cattolici devono anche essere pronti ad andare “controcorrente” rispetto alle mode del momento e agli stili di vita dominanti. Quella del laicismo che vuole emarginare la fede nella sfera privata è una delle grandi sfide affrontate da Benedetto XVI. Del resto, proprio nella Messa precedente il Conclave, il cardinale Ratzinger aveva messo in guardia dalla “dittatura del relativismo che non riconosce nulla come definitivo e che lascia come ultima misura solo il proprio io e le sue voglie”. Il Papa non si attesta su posizioni di retroguardia. Anzi, soprattutto dopo che – nel gennaio 2009 – gli viene impedito di parlare all’università “La Sapienza” di Roma, sottolinea il ruolo di una “laicità positiva” che sappia valorizzare la dimensione religiosa. Istituisce, così, nel 2010, un dicastero per la Nuova Evangelizzazione col fine di combattere “l’eclissi di Dio” nei Paesi di antica tradizione cristiana. Incontra gli artisti nella Cappella Sistina. E lancia l’idea di un “Cortile dei Gentili”, iniziativa che verrà realizzata dal dicastero della cultura:“Al dialogo con le religioni deve oggi aggiungersi soprattutto il dialogo con coloro per i quali la religione è una cosa estranea, ai quali Dio è sconosciuto e che, tuttavia, non vorrebbero rimanere semplicemente senza Dio, ma avvicinarlo almeno come Sconosciuto”(21 Dicembre 2009). Il Papa, grande estimatore di Sant’Agostino, è convinto che “l’opzione cristiana” sia “anche oggi quella più razionale e quella più umana”. La fede, dunque, deve essere accompagnata da una grande fiducia nella ragione. Su questo terreno, parlando – nel marzo del 2006 – ai parlamentari del Partito Popolare Europeo, Benedetto XVI individua tre emergenze, specialmente per l’uomo occidentale: la tutela della vita, la difesa della famiglia, la libertà educativa. Si tratta, evidenzia, di valori “non negoziabili”. E non perché confessionali, ma perché “iscritti nella stessa natura umana e perciò comuni a tutta l’umanità”. Benedetto XVISono temi questi che – assieme alla pace, alla difesa degli ultimi, alla libertà religiosa – pervadono il Magistero del Papa: le sue omelie, i suoi discorsi e i suoi documenti. Il Papa teologo stupisce per il linguaggio semplice e diretto delle sue Encicliche: Deus Caritas est, sull’amore cristiano (2006); Spe Salvi, sulla speranza cristiana (2007) e Caritas in Veritate (2009) sullo sviluppo umano integrale. Quest’ultima suscita un grande interesse a livello mondiale. Nel pieno della crisi economica, scoppiata nel 2008 negli Usa e presto propagatasi in tutto il mondo, il Papa offre la sua originale riflessione per rimettere la persona al centro delle dinamiche economiche e finanziarie:
“Non dobbiamo dimenticare, infatti, come ricordavo nell’Enciclica Caritas in veritate, che anche nel campo dell’economia e della finanza ‘retta intenzione, trasparenza e ricerca dei buoni risultati sono compatibili e non devono mai essere disgiunti”(10 Dicembre 2011). Oltre alle tre Encicliche, il Papa pubblica anche 4 Esortazioni apostoliche post-sinodali e 19 motu proprio, tra cui il Summorum Pontificum sull’uso della liturgia romana anteriore alla riforma effettuata nel 1970. Numerose le lettere pubblicate in diverse occasioni, tra cui spicca quella rivolta – nel 2007 – ai cattolici in Cina. Un gesto inedito che sottolinea la vicinanza del Papa ai fedeli del grande Paese asiatico. Ma durante il suo Pontificato, Joseph Ratzinger pubblica anche testi più personali: si tratta del libro-intervista “Luce del Mondo” e soprattutto della trilogia su Gesù di Nazareth, nella quale il Papa offre la sua ricerca di credente sulla figura storica di Gesù. In entrambe i casi si tratta di un best seller mondiale. Né meno importante è lo sforzo che il Papa compie per annunciare il Vangelo su vecchi e nuovi media:“Oggi siamo chiamati a scoprire, anche nella cultura digitale, simboli e metafore significative per le persone, che possano essere di aiuto nel parlare del Regno di Dio all’uomo contemporaneo”(28 Febbraio 2011). Benedetto XVI rilascia interviste ad emittenti radiofoniche, invia sms ai ragazzi delle Gmg, risponde a domande in tv in occasione del Venerdì Santo. Si collega, via satellite, con gli astronauti della stazione spaziale internazionale. E firma un editoriale per il Financial Times. Soprattutto, incoraggia i media vaticani e cattolici in generale ad evangelizzare il Web. E lo fa dando l’esempio. Nel Dicembre 2012, infatti, il Papa approda su Twitter con il suo account @Pontifex in 9 lingue, dal latino all’inglese, per diffondere – come scrive in un Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali – la “luce gentile della fede” nella Rete. Prima ancora di entrare nel “continente digitale”, il Papa visita tutti e 5 i “continenti geografici”. Compie 24 viaggi internazionali, alcuni di portata storica come negli Stati Uniti dove si reca all’Onu e a Ground Zero a New York, in Terra Santa e Giordania e poi nel Libano dove incontra i giovani siriani travolti dalla guerra. Ancora nel Regno Unito, dove pronuncia un memorabile discorso a Westminster Hall e a Berlino dove, primo Papa, parla al Bundestag. Toccante e indimenticabile la visita del Papa, figlio della Germania, nel campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau: “Io sono oggi qui come figlio del popolo tedesco, e proprio per questo devo e posso dire come lui: non potevo non venire qui. Dovevo venire. Era ed è un dovere di fronte alla verità e al diritto di quanti hanno sofferto, un dovere davanti a Dio, di essere qui come successore di Giovanni Paolo II e come figlio del popolo tedesco”(29 Maggio 2006). Il Papa ribadirà più volte l’urgenza di non far cadere nell’oblio l’orrore della Shoah. Un appello che si fa ancor più pressante dopo le dichiarazioni negazioniste del vescovo lefebvriano Williamson. Del resto, animato dalla volontà di realizzare la piena unità della Chiesa, non lesinerà sforzi nel dialogo con la Fraternità San Pio X. L’impegno ecumenico è proprio uno dei punti forti del Pontificato: il Papa incontra ad Istanbul il Patriarca ecumenico Bartolomeo I, che ricambia con una visita a Roma; apre una nuova fase di rapporti con il Patriarcato ortodosso di Mosca. A Erfurt, nel convento agostiniano di Martin Lutero, incontra la chiesa evangelica tedesca. Quindi, con la Costituzione Anglicanorum Coetibus, istituisce un Ordinariato per gli anglicani che vogliano rientrare in piena comunione con la Chiesa cattolica. Grande impegno il Papa dedica anche al dialogo con le altre religioni, superando pure difficoltà e iniziali incomprensioni. E’ il caso soprattutto del rapporto con i musulmani. Parlando all’università di Ratisbona, nel settembre del 2006, Benedetto XVI cita un pensiero dell’imperatore bizantino Manuele II Paleologo sull’Islam, che suscita veementi reazioni nel mondo musulmano, culminate in attacchi contro le comunità cristiane in diversi Paesi. Il Papa, pochi giorni dopo, spiega le reali intenzioni di quella citazione:“La mia intenzione era ben diversa: partendo da ciò che Manuele II successivamente dice in modo positivo, con una parola molto bella, circa la ragionevolezza che deve guidare nella trasmissione della fede, volevo spiegare che non ragione e violenza, ma religione e ragione vanno insieme”. Sono parole che non restano inascoltate. Poco dopo, infatti, 38 saggi e guide religiose islamiche, che diventeranno poi 138 e infine 216, scrivono una lettera aperta al Papa per trovare un terreno comune d’incontro tra cristiani e musulmani. È l’inizio di una nuova stagione di dialogo, nella carità e nella verità, che vivrà uno dei suoi momenti più forti, anche simbolicamente, con la visita di Benedetto XVI alla Moschea Blu di Istanbul. Non meno significative le visite del Papa alle sinagoghe di Roma, Colonia e New York e la Giornata per la Pace ad Assisi, nell’ottobre 2011, aperta non solo agli uomini di fede, ma anche ai non credenti. Gli anni del Pontificato di Benedetto XVI vedono anche lo scatenarsi di nuove persecuzioni che fanno della comunità cristiana la più perseguitata al mondo. Violenze che colpiscono duramente i cristiani nello Stato indiano dell’Orissa, Pakistan, Nigeria, Nord Africa, Sud Est Asiatico. E in Medio Oriente, come viene sottolineato nel Sinodo dei vescovi per la regione:
“Così le parole e i pensieri del Sinodo devono essere un forte grido rivolto a tutte le persone con responsabilità politica o religiosa perché fermino la cristianofobia; perché si alzino a difendere i profughi e i sofferenti e a rivitalizzare lo spirito della riconciliazione”(20 Dicembre 2010). Se, dunque, la Chiesa è scossa all’esterno dalle persecuzioni, all’interno viene sconvolta dallo scandalo degli abusi sessuali su minori perpetrati da sacerdoti e religiosi. E’ una piaga che in alcuni Paesi – come Stati Uniti e Irlanda – è già emersa nel Pontificato di Giovanni Paolo II. Ma il fenomeno esplode in modo eclatante proprio mentre la Chiesa sta celebrando l’Anno sacerdotale, voluto da Benedetto XVI nel 150.mo della morte di San Giovanni Maria Vianney:“E così è successo che, proprio in questo anno di gioia per il sacramento del sacerdozio, siano venuti alla luce i peccati di sacerdoti, soprattutto l’abuso nei confronti dei piccoli, nel quale il sacerdozio come compito della premura di Dio a vantaggio dell’uomo viene volto nel suo contrario” (11 Giugno 2010). Il Pontefice affronta con determinazione questa emergenza che sfigura il volto della Chiesa. Incontra personalmente le vittime degli abusi nei suoi viaggi a Malta, Stati Uniti, Australia e Regno Unito. Momenti commoventi che toccano profondamente il cuore del Papa. Scrive una Lettera pastorale ai fedeli in Irlanda. E soprattutto emana delle nuove regole sui casi di abusi che rendono più veloci e più severe le procedure per punire quanti si siano macchiati di questo orrendo delitto:“Dobbiamo trovare una nuova risolutezza nella fede e nel bene. Dobbiamo essere capaci di penitenza. Dobbiamo sforzarci di tentare tutto il possibile, nella preparazione al sacerdozio, perché una tale cosa non possa più succedere”(20 Dicembre 2010). Una fermezza che contraddistingue anche il processo di rinnovamento, voluto dal Papa, nella gestione dello Ior e delle attività economiche vaticane. Con la stessa volontà di trasparenza affronta, nel 2012, la penosa vicenda di “Vatileaks” culminata nella condanna, per sottrazione di documenti personali, del suo aiutante di Camera a cui poi concederà la grazia andando personalmente a visitarlo in carcere. In continuità con il Pontificato precedente, anche Benedetto XVI proclama Beati e Santi alcune grandi figure della Chiesa da don Guanella a padre De Veuster, da don Gnocchi a Rosmini, da Mary MacKillop a Charles de Foucauld e Kateri Tekakwitha, la prima Santa pellerossa. Nel cuore di tutti resta la Beatificazione di Giovanni Paolo II, in Piazza San Pietro, a cui partecipano oltre 2 milioni di fedeli. Nell’omelia, Benedetto XVI si rivolge in prima persona al suo amato Predecessore e amico:“Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto in questa piazza…Oggi ti preghiamo: Santo Padre, ci benedica! Amen”(1° Maggio 2011). Per aiutare i fedeli ad approfondire le ragioni della speranza cristiana, il Papa indice alcuni Anni speciali: oltre al già ricordato Anno sacerdotale, celebra un Anno Paolino, nel bimillenario della nascita dell’Apostolo delle Genti. Quindi, nel 50.mo dell’inizio del Concilio Vaticano II, promuove un Anno della Fede. Il Concilio, osserva il Papa, è ancora una “bussola che permette alla nave della Chiesa di procedere in mare aperto”. D’altro canto, già nel suo primo discorso alla Curia, nel dicembre 2005, sottolinea che il Concilio va letto “nel rinnovamento” e “nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa”, non c’è discontinuità nella vita ecclesiale:“La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi”(22 Dicembre 2005).
Tempi che vedono il riproporsi della tragedie della guerra e del terrorismo in tante aree del pianeta. Il Papa si spende senza risparmio per la fine dei conflitti: con la preghiera innanzitutto. Ma anche con appelli di pace, in particolare per l’Iraq, la Siria, la Terra Santa, il Congo e il Mali. E, ancora, con iniziative diplomatiche e invio di aiuti materiali. Impegno, quest’ultimo, che rappresenta una mano tesa anche alle popolazioni colpite da catastrofi naturali. Il Papa, attraverso il dicastero “Cor Unum”, è in prima linea negli aiuti alla popolazione di Haiti, sconvolta dal terremoto del gennaio 2010. Altra emergenza, di tutt’altro genere, è quella della difesa della famiglia fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna. Non si contano gli interventi di Benedetto XVI che mettono l’accento sulla centralità della famiglia nella vita della Chiesa e della società. Appelli che risuonano ancor più vibranti nei due Incontri Mondiali delle Famiglie a cui partecipa: a Valencia nel 2006 e a Milano nel 2012. In quest’ultima occasione, il Papa chiede alla Chiesa, a tutti i livelli, di non far sentire estranei quanti vivono la ferita di una separazione o di un divorzio: “Mi sembra un grande compito di una parrocchia, di una comunità cattolica di fare realmente il possibile perché esse sentano di essere amate, accettate, che non sono ‘fuori’ anche se non possono ricevere l’assoluzione e l’Eucaristia; devono vedere che anche così vivono pienamente nella Chiesa”(2 Giugno 2012). Intellettuale finissimo, il Papa ama anche scherzare. Anzi, un tratto del carattere di Joseph Ratzinger è proprio l’umorismo che lo accomuna ad uno dei suoi scrittori preferiti: Chesterton. Un esempio di questo suo buon umore, anche tra le difficoltà, lo si vede qualche giorno dopo la frattura di un polso, durante il suo soggiorno valdostano di Les Combes, nel 2009:“Purtroppo il mio angelo custode non ha impedito il mio infortunio, seguendo certamente ‘ordini superiori’… Forse il Signore voleva insegnarmi maggiore pazienza ed umiltà, darmi più tempo per la preghiera e per la meditazione”(29 Luglio 2009). La gentilezza è un altro tratto che tutti apprezzano nel Papa, che siano potenti o ultimi della Terra. Una gentilezza d’animo sempre accompagnata da quell’umiltà che aveva richiamato all’inizio del suo ministero petrino. “Sento viva la consapevolezza – aveva detto poco dopo l’elezione alla Cattedra di Pietro – di non dover portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo”. Pensiero che ribadisce in più occasioni durante il suo Pontificato:“E sempre più sento che da solo non potrei portare questo compito, questa missione. Ma sento anche come voi lo portiate con me: così sono in una grande comunione e insieme possiamo portare avanti la missione del Signore”(19 Aprile 2006). Pastore umile, mite, coraggioso e fermo per amore della Chiesa di Cristo, Benedetto XVI ha davvero guidato la Barca di Pietro in acque calme e tempestose verso il porto sicuro della fede in Gesù Cristo Re dell’Universo. Il prossimo grande e santo 266mo Papa sarà scelto nella Cappella Sistina tra i Suoi Principi, lasciandosi ispirare dallo sguardo regale e magnifico di Gesù nel Giudizio Universale di Michelangelo, come consigliò il Beato Giovanni Paolo II ai Signori Cardinali.

Nicola Facciolini