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	<title>Cnr Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Convegno sul ruolo delle Big Tech nella ricerca: appuntamento il 14 maggio a Roma</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/convegno-ricerca-e-democrazia-nell-epoca-delle-big-tech-in-ricordo-di-gino-nicolais-14-mag/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 09:59:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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		<category><![CDATA[gruppo 2003]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14 maggio a Roma il convegno "Ricerca e democrazia nell'epoca delle Big Tech" con Giorgio Parisi e una sessione in memoria di Gino Nicolais.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/convegno-ricerca-e-democrazia-nell-epoca-delle-big-tech-in-ricordo-di-gino-nicolais-14-mag/">Convegno sul ruolo delle Big Tech nella ricerca: appuntamento il 14 maggio a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>Il Gruppo 2003 per la Ricerca Scientifica organizza mercoledì 14 maggio 2026, dalle 14:00 alle 17:30, un convegno dal titolo &#8220;Ricerca e democrazia nell&#8217;epoca delle Big Tech&#8221;. L&#8217;incontro si terrà nella Sala Marconi del CNR, a Piazzale Aldo Moro, Roma.</p>
<p>L&#8217;evento mette al centro il tema della concentrazione del potere tecnologico in poche grandi aziende private e le implicazioni che ciò comporta per la ricerca pubblica e per la democrazia. Tra gli interventi annunciati, il premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi presenterà la sua visione di un&#8217;intelligenza artificiale intesa come bene comune e proporrà la creazione di un&#8217;infrastruttura pubblica europea, definita come un &#8220;CERN per l&#8217;IA&#8221;.</p>
<p>Gianfranco Pacchioni affronterà i rischi legati alla privatizzazione della conoscenza scientifica. Carlo Cecati e Letizia Magaldi, in rappresentanza del Kyoto Club, si occuperanno invece delle questioni connesse alla transizione energetica.</p>
<p>La giornata prevede anche una sessione dedicata alla memoria di Gino Nicolais, tra i fondatori del Gruppo 2003, già presidente del CNR e ministro; la sessione sarà curata da Maria Pia Abbracchio, Caterina Meglio e Alessandro Sannino.</p>
<p>Chi desidera partecipare in presenza può confermare la propria adesione scrivendo a segreteria@gruppo2003.org. È prevista anche la possibilità di seguire i lavori in modalità telematica.</p>
<p>Per informazioni di contatto è indicato il nome Luca Carra con l&#8217;indirizzo email segreteria@gruppo2003.org.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/convegno-ricerca-e-democrazia-nell-epoca-delle-big-tech-in-ricordo-di-gino-nicolais-14-mag/">Convegno sul ruolo delle Big Tech nella ricerca: appuntamento il 14 maggio a Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cellule di lievito ingegnerizzate come microlenti biologiche ottiche</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/06/04/cellule-di-lievito-ingegnerizzate-come-microlenti-biologiche-ottiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jun 2024 14:07:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Cellule di lievito ingegnerizzate]]></category>
		<category><![CDATA[Cnr]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquil.org]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[microlenti biologiche ottiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le cellule biologiche possono essere modificate per comportarsi come microlenti ottiche, piccole strutture che funzionano come lenti tradizionali ma fatte di materiali biologici. Proprio come una goccia d&#8217;acqua su una superficie agisce come una lente di ingrandimento, focalizzando i raggi luminosi, così fanno le cellule modificate in microlenti. Studiando il loro comportamento ottico, in futuro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/04/cellule-di-lievito-ingegnerizzate-come-microlenti-biologiche-ottiche/">Cellule di lievito ingegnerizzate come microlenti biologiche ottiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le cellule biologiche possono essere modificate per comportarsi come microlenti ottiche, piccole strutture che funzionano come lenti tradizionali ma fatte di materiali biologici. Proprio come una goccia d&#8217;acqua su una superficie agisce come una lente di ingrandimento, focalizzando i raggi luminosi, così fanno le cellule modificate in microlenti.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Studiando il loro comportamento ottico, in futuro queste cellule potrebbero essere utilizzate per diagnosi mediche basate sulle loro proprietà di focalizzazione della luce. È quanto emerge da una ricerca dell&#8217;Istituto di scienze applicate e sistemi intelligenti del Consiglio nazionale delle ricerche di Pozzuoli (Cnr-Isasi), in collaborazione con l&#8217;Istituto nazionale di astrofisica (Inaf) e l&#8217;Università degli Studi di Napoli Federico II (UniNa). La scoperta apre nuove prospettive per la ricerca scientifica e potrebbe rivoluzionare il campo della diagnostica medica.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studio si concentra sull&#8217;uso delle cellule di lievito di birra come lenti ottiche biologiche. Queste cellule possiedono proprietà che permettono di modificare rapidamente i loro vacuoli intracellulari, piccole sacche fondamentali per il funzionamento e la salute delle cellule. Sfruttando queste proprietà, i ricercatori hanno trasformato un vacuolo di una cellula di lievito in una microlente. Le lenti di ingrandimento tradizionali raccolgono i raggi luminosi provenienti da un oggetto e li focalizzano in un punto preciso, permettendo una visione dettagliata e ingrandita. Questo è possibile grazie alla capacità delle lenti di deviare i raggi luminosi. Tuttavia, i vacuoli modificati nelle cellule di lievito si comportano in modo diverso: anziché concentrare la luce in un punto (focalizzazione convergente), disperdono la luce (focalizzazione divergente).<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo risultato è significativo perché arricchisce la comprensione di come la luce interagisce con le strutture biologiche e potrebbe portare allo sviluppo di dispositivi biofotonici innovativi, strumenti che utilizzano la luce (fotoni) per studiare, diagnosticare o trattare fenomeni biologici e medici.<br>Lo studio è uno dei primi risultati del progetto Luna (Label-free cytoplasmic vacUoles pheNotyping plAykit), condotto da Cnr-Isasi e Università di Napoli (responsabile scientifico Vittorio Banco di Cnr-Isasi, responsabile di unità del progetto Massimo d&#8217;Agostino dell&#8217;Università di Napoli) nell&#8217;ambito del programma Prin 2022, finanziato dall&#8217;Unione europea-Next Generation Eu.<br>&#8220;Studiare come i vacuoli delle cellule rispondono alla luce è utile per capire meglio le cellule nel sangue e in altri fluidi del corpo. Questo &#8211; spiega Vittorio Bianco (Cnr-Isasi) &#8211; potrebbe aiutare a migliorare le diagnosi mediche e rendere più facile individuare malattie o problemi nel corpo in modo veloce e meno invasivo&#8221;. Lo studio del comportamento della luce nei vacuoli intracellulari può essere utile per individuare rapidamente varie malattie, come quelle da accumulo lisosomiale, il cancro e anche infezioni virali, tra cui il Covid-19 causato dal virus Sars-CoV-2. &#8220;La piattaforma che stiamo sviluppando &#8211; aggiunge Daniele Pirone, ricercatore presso Cnr-Isasi e primo autore dell&#8217;articolo &#8211; aiuterà a identificare queste malattie in modo più efficiente.<br>Inoltre, questa piattaforma sarà utilizzata per testare quanto sono efficaci i farmaci nel rimuovere o ridurre i vacuoli presenti nelle cellule malate&#8221;.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i ricercatori, lo studio offre molteplici applicazioni pratiche in vari settori. &#8220;Questa tecnologia innovativa &#8211; afferma Pietro Ferraro, dirigente di ricerca presso Cnr-Isasi di Pozzuoli e coordinatore del gruppo di ricerca &#8211; potrebbe migliorare le tecniche di imaging esistenti attraverso la creazione di circuiti ottici biocompatibili per i computer del futuro. Inoltre, poiché una lente così piccola ha dimensioni comparabili a molte strutture intracellulari, potrebbe migliorare notevolmente le capacità risolutive della microscopia ottica e permetterebbe di osservare e misurare con maggiore dettaglio le strutture all&#8217;interno delle cellule. In pratica, questo porterebbe a metodi più precisi e dettagliati per identificare e studiare malattie&#8221;. &#8220;Proprio le simulazioni numeriche realizzate dai ricercatori Inaf consentiranno di predire in futuro &#8211; conclude Matteo Lombini, ricercatore presso Inaf &#8211; tali identificazioni dal punto di vista ottico&#8221;.</p>
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		<title>Ambiente. Cnr: nuova specie tropicale avvistata nei mari italiani</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/09/14/ambiente-cnr-nuova-specie-tropicale-avvistata-nei-mari-italiani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Sep 2023 14:58:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tordo con la basetta, Pteragogus trispilus è un piccolo pesce con abitudini costiere entrato in Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La specie è stata avvistata per la prima volta nel 1991 lungo le coste israeliane e ha rapidamente colonizzato tutti i paesi del Mediterraneo orientale stabilendo popolazioni permanenti in Libano, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/09/14/ambiente-cnr-nuova-specie-tropicale-avvistata-nei-mari-italiani/">Ambiente. Cnr: nuova specie tropicale avvistata nei mari italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il tordo con la basetta, Pteragogus trispilus è un piccolo pesce con abitudini costiere entrato in Mediterraneo dal Mar Rosso attraverso il Canale di Suez. La specie è stata avvistata per la prima volta nel 1991 lungo le coste israeliane e ha rapidamente colonizzato tutti i paesi del Mediterraneo orientale stabilendo popolazioni permanenti in Libano, Siria, Turchia, Cipro, Grecia Egitto e Libia. Lo scorso anno la specie era stata segnalata a Malta e oggi, i ricercatori dell&#8217;Istituto per le risorse biologiche e le biotecnologie marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irbim) di Ancona rendono pubblico un video che dimostra, per la prima volta, la presenza di questa specie in acque Italiane. Il video, realizzato dai subacquei di &#8216;Sailing Bubbles&#8217;, un charter che opera nello stretto di Sicilia, è stato girato a 7 metri di profondità presso le Isole Pelagie e mostra chiaramente la specie nuotare tra le foglie di una prateria di posidonia. &#8220;L&#8217;arrivo di questa specie aliena fa parte di una cronaca annunciata&#8221;, dichiara Ernesto Azzurro dirigente di ricerca del Cnr-Irbim di Ancona, &#8220;Abbiamo infatti osservato la sua progressiva espansione nel Mediterraneo. Era già arrivato nello stretto di Sicilia e ora tocca alle nostre coste. Come altri labridi, il tordo con la basetta è una specie carnivora, ma gli impatti di questa invasione sono ancora poco conosciuti. Di fatto, considerate le sue modeste dimensioni, le prede sono costituite da piccoli animali come gasteropodi, foraminiferi e minuscoli crostacei&#8221;. La distribuzione geografica del tordo con la basetta, e la sua progressiva espansione verso le nostre coste, può essere da tutti verificata attraverso il sito www.ormef.eu, un geoportale, curato dal Cnr Irbim che fornisce informazioni, mappe e animazioni relative alla presenza di oltre 200 specie di pesci esotici nel Mar Mediterraneo, il mare più invaso al mondo. I ricercatori del Cnr, in collaborazione con i progetti USEIt, Alienfish, la campagna di allerta &#8216;Attenti a quei 4&#8217; ed il gruppo Facebook &#8216;Oddfish&#8217;, ringraziano Lucio Bellomo di &#8216;Sailing Bubbles&#8217;, per la pronta segnalazione e il video del tordo con la basetta.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/09/14/ambiente-cnr-nuova-specie-tropicale-avvistata-nei-mari-italiani/">Ambiente. Cnr: nuova specie tropicale avvistata nei mari italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute. Cnr: metastasi colon retto, nuovi bersagli da cellule senescenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Aug 2023 16:44:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[cellule senescenti]]></category>
		<category><![CDATA[Cnr]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un team di ricerca dell&#8217;Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) di Milano, in collaborazione con Humanitas, ha condotto uno studio sul processo di invecchiamento cellulare, noto come senescenza cellulare, su biopsie di metastasi epatiche provenienti da pazienti affetti da tumore primario al colon. Lo scopo dello studio, pubblicato su [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/08/04/salute-cnr-metastasi-colon-retto-nuovi-bersagli-da-cellule-senescenti/">Salute. Cnr: metastasi colon retto, nuovi bersagli da cellule senescenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Un team di ricerca dell&#8217;Istituto di ricerca genetica e biomedica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irgb) di Milano, in collaborazione con Humanitas, ha condotto uno studio sul processo di invecchiamento cellulare, noto come senescenza cellulare, su biopsie di metastasi epatiche provenienti da pazienti affetti da tumore primario al colon. Lo scopo dello studio, pubblicato su Aging Cell, è quello di comprendere il ruolo di questo fenomeno nella fase avanzata del cancro. La ricerca è stata finanziata dal ministero della Salute. I risultati ottenuti hanno permesso di identificare due tipi di cellule tumorali senescenti con ruoli totalmente opposti, uno benigno e uno maligno, in termini di impatto sui valori di sopravvivenza dei pazienti e sul tempo che intercorre prima della ricomparsa della recidiva dopo la rimozione chirurgica. &#8220;La metastasi epatica è una sfida clinica per il cancro del colon-retto- spiega Francesca Faggioli, ricercatrice del Cnr-Irgb- Il 90% della letalità del cancro è dovuto alla formazione di metastasi, cellule tumorali che dalla sede primaria colonizzano altri organi. Le metastasi al fegato da tumore del colon-retto non fanno eccezione. Si sviluppano infatti nel 50% dei pazienti. La rimozione chirurgica dopo chemioterapia neo-adiuvante è il trattamento terapeutico di riferimento, ma solo il 10%-20% dei pazienti è valutato idoneo. La mancanza di efficaci approcci terapeutici risiede nella scarsa conoscenza dell&#8217;evolversi della patologia e di quello che effettivamente accade negli organi secondari&#8221;. Il gruppo di ricerca si è chiesto quale fosse il contributo di queste cellule invecchiate nelle metastasi. &#8220;Per rispondere a questa domanda- afferma Faggioli- abbiamo applicato lo spatial transcriptomics, una nuova tecnologia in grado di visualizzare sull&#8217;area della metastasi l&#8217;espressione genica di tutte le cellule che la compongono. Con questo approccio, abbiamo stabilito il tipo di azioni di cui sono capaci le cellule tumorali e quelle che le circondano, incluse le cellule immunitarie e quelle di supporto strutturale. L&#8217;esperimento è stato condotto su cinque biopsie metastatiche di pazienti affetti da tumore primario al colon&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;impatto che deriva dalla presenza di cellule senescenti dipende dal contesto patologico. Spesso, la loro presenza in stadi preneoplastici è interpretata in maniera positiva perché, non proliferando più, rappresentano una barriera fisica alla disseminazione del tumore. Tuttavia, in alcuni casi sviluppano proprietà accessorie con le quali manipolano l&#8217;ambiente circostante, promuovendo l&#8217;avanzamento e l&#8217;aggressività delle cellule tumorali. &#8220;I risultati sono stati validati in una corte retrospettica di settanta pazienti metastatici randomizzati in due categorie a seconda del trattamento chemioterapico subito- prosegue la ricercatrice- le cellule senescenti maligne sono sensibili alla chemioterapia e contribuiscono a instaurare un ambiente immunologico permissivo per la crescita tumorale. Un maggiore accumulo di cellule senescenti benigne invece corrisponde a parametri di sopravvivenza positivi e a un ambiente immunitario efficiente con azione antitumorale. Questo studio stabilisce che la direzione in cui evolverà la metastasi è da attribuire al tipo di cellula metastatica senescente che prevale sulle altre. Paradossalmente il ruolo chiave in questo processo è determinato, in ogni caso, da cellule che hanno perso la capacità di dividersi e riprodursi&#8221;. I risultati proposti costituiscono un forte contributo nell&#8217;ampliamento della conoscenza dei meccanismi alla base della crescita metastatica e aiutano a comprendere i limiti delle terapie standard basate esclusivamente sul targeting di cellule proliferanti. Inoltre, aprono la strada all&#8217;applicazione di agenti senolitici, in grado cioè di eliminare le cellule senescenti. Come e quando sono gli obbiettivi della ricerca che seguirà a questi primi risultati.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/08/04/salute-cnr-metastasi-colon-retto-nuovi-bersagli-da-cellule-senescenti/">Salute. Cnr: metastasi colon retto, nuovi bersagli da cellule senescenti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cnr. Sciami di insetti, gli ingredienti per il volo perfetto</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/05/21/cnr-sciami-di-insetti-gli-ingredienti-per-il-volo-perfetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 May 2023 10:18:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[Cnr]]></category>
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		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<category><![CDATA[Sciami di insetti]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Abilità di muoversi nello spazio e una buona dose di &#8216;pigrizia&#8217;. Sono le caratteristiche necessarie per mantenere unito il gruppo. Lo evidenzia un nuovo studio sul comportamento collettivo di un sistema biologico, come gli sciami di insetti, pubblicato sulla rivista Nature Physics dal Cnr-Isc e dal Dipartimento di fisica dell&#8217;Università &#8216;Sapienza&#8217; di Roma. Sciami di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/21/cnr-sciami-di-insetti-gli-ingredienti-per-il-volo-perfetto/">Cnr. Sciami di insetti, gli ingredienti per il volo perfetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Abilità di muoversi nello spazio e una buona dose di &#8216;pigrizia&#8217;. Sono le caratteristiche necessarie per mantenere unito il gruppo. Lo evidenzia un nuovo studio sul comportamento collettivo di un sistema biologico, come gli sciami di insetti, pubblicato sulla rivista Nature Physics dal Cnr-Isc e dal Dipartimento di fisica dell&#8217;Università &#8216;Sapienza&#8217; di Roma. Sciami di moscerini e stormi di uccelli sono esempi comuni di comportamenti collettivi biologici. Sebbene gli organismi che compongono tali gruppi siano molto diversi a livello individuale, spesso i comportamenti dei gruppi hanno caratteristiche simili a livello globale. Per esempio, gli sciami di moscerini, che osserviamo nei parchi, ci appaiono tutti uguali, ma in realtà sono spesso sciami di specie diverse. Sembrerebbe dunque che, nonostante le specificità degli individui che ne fanno parte, solo alcuni ingredienti determinano le proprietà collettive di un gruppo. Uno studio, pubblicato su Nature Physics dal gruppo CoBBS &#8211; Collective Behavior in Biological Systems &#8211; composto da ricercatori dell&#8217;Istituto dei sistemi complessi del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isc) e del Dipartimento di fisica dell&#8217;Università &#8216;Sapienza&#8217; di Roma, identifica tali ingredienti grazie ad un approccio teorico mutuato dalla fisica dei sistemi complessi interagenti, permettendo di caratterizzare per la prima volta il comportamento collettivo di un sistema biologico. &#8220;Gli sciami sono sistemi solo apparentemente disordinati e caotici; in realtà, al loro interno, gli insetti si comportano in modo altamente coordinato e fortemente correlato. Alla base di questa coordinazione vi è un meccanismo imitativo: ogni moscerino tende a voler imitare il comportamento dei propri vicini&#8221;, spiega Stefania Melillo, ricercatrice Cnr-Isc e afferente al gruppo CoBBS. &#8220;Sotto questo punto di vista, sciami di insetti e sistemi fisici come i magneti sembrano estremamente simili: in ambedue i casi gli agenti &#8211; atomi o animali che siano &#8211; provano ad allinearsi gli uni agli altri. Nei magneti questo allineamento permette di generare un campo magnetico stabile, nel caso degli animali invece l&#8217;allineamento permette al gruppo intero di coordinarsi anche a grandi distanze&#8221;. Nel nuovo studio, i ricercatori del gruppo CoBBS introducono un modello che combina la capacità degli insetti di allineare la loro velocità a due nuovi ingredienti che derivano da osservazioni sperimentali precedentemente condotte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il primo ingrediente, il più intuitivo e ovvio, è l&#8217;abilità degli individui di muoversi nello spazio, che in fisica è chiamata &#8216;attività&#8217;; al contrario dei ferromagneti, gli insetti non sono fermi su un reticolo ma sono liberi di muoversi spinti dalla loro velocità&#8221;, afferma Mattia Scandolo del Dipartimento di Fisica, Università Sapienza di Roma. &#8220;Il secondo ingrediente è invece quella che viene detta &#8216;inerzia comportamentale&#8217;: questa rappresenta la resistenza degli insetti nel modificare il loro comportamento, una sorta di &#8216;pigrizia&#8217; che porta i singoli moscerini a non allinearsi istantaneamente al comportamento dei vicini&#8221;. Lo studio rivela che la combinazione di questi due ingredienti aggiuntivi, attività e inerzia, spiega in modo accurato la dinamica dei comportamenti collettivi che emergono negli sciami di moscerini, indipendentemente dalla specie in questione, facendo chiarezza sui meccanismi messi in atto. L&#8217;innovazione della ricerca, tuttavia, sta non solo nei risultati, ma anche nel metodo usato. È infatti la prima volta che un approccio mutuato dalla fisica dei sistemi interagenti predice i comportamenti collettivi di un sistema biologico con tale accuratezza. &#8220;L&#8217;idea di fondo di questo approccio, noto come &#8216;gruppo di rinormalizzazione&#8217;, è simile a quanto accade nell&#8217;occhio umano, che vede i dettagli di un oggetto sfocarsi man mano che questo si allontana; così nell&#8217;ambito della fisica teorica è possibile &#8216;sfocare&#8217; i dettagli di un sistema fisico, permettendo, al contempo, di apprezzare appieno le caratteristiche collettive su scala macroscopica&#8221;, prosegue Scandolo. Il successo nell&#8217;applicazione di uno strumento così sofisticato, come il &#8216;gruppo di rinormalizzazione&#8217;, suggerisce come, anche nei sistemi biologici, un ruolo decisivo può essere giocato dall&#8221;universalità&#8217;. &#8220;Qualsiasi sistema che condivide con gli sciami di insetti le stesse caratteristiche generali esibirà comportamenti simili a quelli ora studiati&#8221;, conclude Melillo. &#8220;Non è stato, infatti, necessario un modello che descrivesse le interazioni biologiche tra gli insetti nel minimo dettaglio, ma è bastato individuare i pochi ingredienti fondamentali per comprendere i comportamenti collettivi negli sciami di insetti&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/21/cnr-sciami-di-insetti-gli-ingredienti-per-il-volo-perfetto/">Cnr. Sciami di insetti, gli ingredienti per il volo perfetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute. Cnr: &#8220;L&#8217;aria della foresta diminuisce l&#8217;ansia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 13:26:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una ricerca sperimentale condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani ha permesso di svelare il ruolo dei monoterpeni &#8211; componenti profumati degli oli essenziali emessi dalle piante &#8211; e di isolarne l&#8217;effetto specifico sulla riduzione significativa dei sintomi dell&#8217;ansia. A condurla, un team di ricercatori dell&#8217;Istituto per la bioeconomia del Consiglio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/02/15/salute-cnr-laria-della-foresta-diminuisce-lansia/">Salute. Cnr: &#8220;L&#8217;aria della foresta diminuisce l&#8217;ansia&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Una ricerca sperimentale condotta in 39 siti italiani tra montagna, collina e parchi urbani ha permesso di svelare il ruolo dei monoterpeni &#8211; componenti profumati degli oli essenziali emessi dalle piante &#8211; e di isolarne l&#8217;effetto specifico sulla riduzione significativa dei sintomi dell&#8217;ansia. A condurla, un team di ricercatori dell&#8217;Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche di Firenze (Cnr-Ibe) e del Club Alpino Italiano, insieme alle Università di Parma e Firenze, all&#8217;Azienda unità sanitaria locale (Ausl) di Reggio Emilia, e con il sostegno del Centro di riferimento regionale per la fitoterapia (Cerfit) di Firenze: la ricerca è pubblicata sul International Journal of Environmental Research and Public Health. In base all&#8217;analisi di dati ambientali e psicometrici raccolti nel corso delle campagne svolte nel 2021 e nel 2022, è stato individuato e isolato l&#8217;effetto specifico dell&#8217;esposizione ai monoterpeni &#8211; e in particolare ad a-pinene- sulla riduzione significativa dei sintomi di ansia, identificando non solo soglie di esposizione, ma anche la correlazione alla quantità di monoterpeni inalati. &#8220;I risultati mostrano che, oltre una data soglia di concentrazione di monoterpeni totali o anche del solo a-pinene, i sintomi di ansia diminuiscono a prescindere da tutti gli altri parametri, sia ambientali che individuali, e poiché questi composti sono emessi dalle piante, possiamo ora assegnare un valore terapeutico specifico a ogni sito verde, anche condizionato alla frequentazione in momenti diversi dell&#8217;anno e del giorno- sottolinea Francesco Meneguzzo, ricercatore del Cnr-Ibe e membro del Comitato scientifico centrale del Cai- I monoterpeni sono molto più abbondanti nelle foreste remote che nei parchi urbani, sebbene con un notevole grado di variabilità: un prossimo passo sarà mappare e prevedere le relative concentrazioni&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;organizzazione della ricerca si è rivelata particolarmente articolata, con centinaia di partecipanti coinvolti in sessioni standardizzate di terapia, condotte in siti di tutta Italia. &#8220;Combinando sessioni di terapia forestale condotte da psicologi professionisti con tecniche avanzate di statistica, abbiamo potuto dimostrare che, in certe condizioni, l&#8217;aria della foresta è davvero terapeutica: un traguardo importante per la progressiva adozione di pratiche sanitarie verdi&#8221;, afferma Federica Zabini di Cnr-Ibe, responsabile Cnr del progetto e supervisore della ricerca. &#8220;Abbiamo applicato un metodo statistico avanzato in uso nella ricerca clinica, che ha consentito di creare gruppi di intervento e di controllo perfettamente abbinati: i risultati ci permettono, oggi, di disporre di criteri oggettivi per individuare e qualificare stazioni di Terapia Forestale in grado di consentire prestazioni di livello clinico- aggiunge Davide Donelli del Dipartimento di medicina e chirurgia dell&#8217;Università di Parma e Divisione di cardiologia dell&#8217;Azienda ospedaliero-universitaria di Parma- Poiché è ormai consolidata la connessione tra stati di ansia e rischio cardiovascolare, i risultati ottenuti assumono un valore importante anche in ambito patofisiologico, e quella sarà materia di ulteriori ricerche&#8221;. Lo studio prosegue il filone di ricerca intrapreso nel 2019 relativo alla distribuzione degli oli essenziali emessi dalle piante, che ha portato a numerose pubblicazioni scientifiche e alla realizzazione di due volumi sulla Terapia Forestale, editi dal Cnr, che hanno permesso di sistematizzare le conoscenze ad oggi acquisite in merito a questa disciplina emergente.</p>
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		<title>Ricerca: Meduse, Cibo sostenibile del futuro?</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2021 15:46:54 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Piatto tradizionale in Cina e in vari paesi del Sud-est asiatico, le meduse in Europa non sono ancora autorizzate per uso alimentare. Eppure, sono una fonte di proteine, povere di calorie e di grassi, contengono elementi preziosi come aminoacidi, magnesio e potassio, hanno proprieta&#8217; antinfiammatorie e antiossidanti. E potrebbero essere anche golose, suggeriscono gli chef [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Piatto tradizionale in Cina e in vari paesi del Sud-est asiatico, le meduse in Europa non sono ancora autorizzate per uso alimentare. Eppure, sono una fonte di proteine, povere di calorie e di grassi, contengono elementi preziosi come aminoacidi, magnesio e potassio, hanno proprieta&#8217; antinfiammatorie e antiossidanti. E potrebbero essere anche golose, suggeriscono gli chef coinvolti nel volume &#8220;European Jellyfish &#8211; Prime ricette a base di meduse in stile occidentale&#8221;, edito da Cnr Edizioni &#8211; Unita&#8217; Comunicazione relazioni con il pubblico e curato da Antonella Leone dell&#8217;Istituto di scienze delle produzioni alimentari (Ispa) del Consiglio nazionale delle ricerche di Lecce nell&#8217;ambito del progetto europeo &#8220;GoJelly&#8221;. &#8220;Dobbiamo subito precisare che l&#8217;uso alimentare delle meduse in Italia e in Europa non e&#8217; ancora autorizzato al momento della pubblicazione di questo libro. Il regolamento UE sui nuovi alimenti richiede infatti una autorizzazione o notifica della Commissione Europea, per l&#8217;immissione sul mercato all&#8217;interno dell&#8217;Unione di un alimento tradizionale proveniente da un Paese terzo&#8221;, spiega Antonella Leone (Cnr-Ispa), ricercatrice impegnata nel progetto per l&#8217;Italia. I &#8220;nuovi alimenti&#8221; o nuovi ingredienti alimentari non devono essere dannosi per la salute pubblica.</p>
<p>&#8220;Dopo la valutazione della domanda da parte della Commissione e l&#8217;opinione favorevole dell&#8217;EFSA (Autorita&#8217; Europea sulla Sicurezza Alimentare) le meduse potranno essere commercializzate e consumate. L&#8217;immissione sul mercato all&#8217;interno dell&#8217;Unione potrebbe essere facilitata laddove ne sia stato dimostrato il consumo per almeno 25 anni come parte della dieta abituale di un numero significativo di persone, in almeno un Paese terzo&#8221;. Per quanto riguarda le meduse, i richiedenti dovrebbero pertanto poter optare per una procedura piu&#8217; rapida e semplificata a patto che non vengano espresse obiezioni di sicurezza debitamente motivate. &#8220;Da anni, attraverso il progetto Go Jelly finanziato nell&#8217;ambito del Programma Horizon 2020, la comunita&#8217; scientifica internazionale e&#8217; impegnata nello studio delle meduse come risorsa sostenibile&#8221;, prosegue Leone. &#8220;Come Cnr-Ispa, in particolare, indaghiamo le caratteristiche biochimiche, nutraceutiche e nutrizionali delle meduse mediterranee ed europee con l&#8217;obiettivo di promuoverne l&#8217;utilizzo in campo alimentare, studiando anche nuovi e piu&#8217; salubri processi alimentari che elimino l&#8217;uso di composti tossici come l&#8217;allume presente nel processo tradizionale asiatico&#8221;.</p>
<p>Oggi, con i mari sempre meno pescosi e la presenza sempre piu&#8217; numerosa di meduse in tutti gli oceani e mari del pianeta &#8211; dovuta in parte al sovrasfruttamento delle popolazioni ittiche, e in parte a fattori quali l&#8217;aumento delle temperature dell&#8217;acqua e l&#8217;acidificazione degli oceani &#8211; si profila l&#8217;opportunita&#8217; di utilizzarle come &#8220;novel food&#8221; anche in Occidente: &#8220;In estremo Oriente questi animali sono utilizzati da oltre 2.000 anni, con un impatto significativo anche sull&#8217;economia. Con una popolazione mondiale che cresce ad un ritmo esponenziale &#8211; a fronte di una produzione di cibo che aumenta molto piu&#8217; lentamente &#8211; individuare risorse alimentari nuove e sostenibili e&#8217;, infatti, una sfida inevitabile&#8221;, aggiunge la ricercatrice. Dalle semplici meduse marinate o in carpaccio al piu&#8217; sofisticato piatto di medusa con falso caviale, dalle zuppe alle abbinate con pasta o noodles, l&#8217;evento del 29 marzo sara&#8217; l&#8217;occasione per illustrare alcune delle ricette originali proposte nel libro, che fanno capire come l&#8217;inclusione delle meduse nella nostra dieta possa essere vincente anche sotto il profilo del gusto. Tra gli obiettivi del progetto &#8220;GoJelly&#8221;, anche la possibilita&#8217; di utilizzare le enormi quantita&#8217; di biomasse che le meduse forniscono in altri settori: ad esempio nel settore cosmetico &#8211; grazie alla quantita&#8217; di collagene contenuta in tali organismi &#8211; o per la produzione di filtri per microplastiche per il trattamento delle acque reflue, fino al loro utilizzo per la realizzazione di fertilizzanti &#8220;bio&#8221; o mangimi.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Coronavirus. Cnr: &#8220;15% forme gravi spiegato da anomalie genetiche&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 15:44:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Perche&#8217; la risposta individuale all&#8217;infezione da virus SARS-CoV2 varia cosi&#8217; tanto da persona a persona? Risolvere questo mistero renderebbe possibile identificare i pazienti a rischio, anticipare e migliorare la loro cura e offrire nuove vie terapeutiche basate su una maggiore comprensione della malattia. Due studi condotti da un team internazionale a cui hanno partecipato Francesca [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/25/coronavirus-cnr-15-forme-gravi-spiegato-da-anomalie-genetiche/">Coronavirus. Cnr: &#8220;15% forme gravi spiegato da anomalie genetiche&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Perche&#8217; la risposta individuale all&#8217;infezione da virus SARS-CoV2 varia cosi&#8217; tanto da persona a persona? Risolvere questo mistero renderebbe possibile identificare i pazienti a rischio, anticipare e migliorare la loro cura e offrire nuove vie terapeutiche basate su una maggiore comprensione della malattia. Due studi condotti da un team internazionale a cui hanno partecipato Francesca Fusco e Matilde Valeria Ursini dell&#8217;istituto di genetica e biofisica &#8220;A. Buzzati-Traverso&#8221; del Consiglio nazionale delle ricerche di Napoli (Cnr-Igb) e pubblicati sulla rivista Science danno risposta a questa domanda chiave. Il team &#8211; guidato da Jean-Laurent Casanova (The Rockefeller University, NY, USA e Istitute Imagine/Necker-Enfants malades, Parigi, Francia) e Helen Su (National Institute of Allergy and Infectious Diseases, NIH, USA) &#8211; ha identificato le cause genetiche e immunologiche che spiegano il 15% delle forme gravi di Covid-19. I pazienti hanno in comune un difetto nell&#8217;attivita&#8217; delle forme di Interferone di tipo I (INF-1), molecole del sistema immunitario che normalmente svolgono una potente attivita&#8217; antivirale. Queste scoperte potrebbero consentire di sottoporre a screening le persone a rischio di sviluppare una forma grave e di trattare in maniera mirata i pazienti.</p>
<p>I risultati sono i primi pubblicati dal COVID Human Genetic Effort, un progetto internazionale in corso che copre oltre 50 centri di sequenziamento e centinaia di ospedali e centri di ricerca in tutto il mondo. I partecipanti allo studio provengono da Asia, Europa, America Latina e Medio Oriente. Il consorzio nasce con l&#8217;obiettivo di identificare i fattori genetici e immunologici che possono spiegare il verificarsi di forme gravi di Covid-19. Nella ricerca sui meccanismi di immunita&#8217; degli IFN di tipo I, che sono potenti molecole antivirali, il team ha identificato in alcuni pazienti anomalie genetiche che riducono la produzione di IFN di tipo I e, in altri, anticorpi autoimmuni che ne bloccano l&#8217;azione (rispettivamente, 3-4% e 10-11% delle forme gravi). Tra questi anche pazienti con la malattia genetica rara Incontinentia Pigmenti, che in circa il 25% dei casi presentano un&#8217;alta concentrazione di questi autoanticorpi. &#8220;Il primo articolo pubblicato su Science descrive le anomalie genetiche in pazienti con forme gravi di Covid-19 a livello di 13 geni gia&#8217; noti per governare la risposta immunitaria controllata da IFN I contro il virus dell&#8217;influenza&#8221;, spiega Fusco. &#8220;Queste varianti genetiche sono presenti anche negli adulti che non sono stati malati prima. Indipendentemente dalla loro eta&#8217;, le persone con queste mutazioni sono maggiormente a rischio di sviluppare una forma molto grave di Covid-19. L&#8217;assunzione precoce di IFN di tipo 1 in questi pazienti potrebbe essere una via terapeutica: questi farmaci sono disponibili da oltre 30 anni e senza effetti collaterali evidenti se assunti per un breve periodo&#8221;.</p>
<p>Foto: NurPhoto.com</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/25/coronavirus-cnr-15-forme-gravi-spiegato-da-anomalie-genetiche/">Coronavirus. Cnr: &#8220;15% forme gravi spiegato da anomalie genetiche&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ricerca. CNR: &#8220;Covid-19, prevedere decorso analizzando il sangue&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/09/18/ricerca-cnr-covid-19-prevedere-decorso-analizzando-il-sangue/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Sep 2020 19:20:57 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[sangue]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;infezione da virus Sars-Cov-2 puo&#8217; essere asintomatica, oppure causare la malattia denominata Covid-19, le cui manifestazioni cliniche sono estremamente eterogenee: da una patologia respiratoria lieve a un quadro clinico grave, in alcuni casi fatale. Analizzando il sangue dei pazienti si possono pero&#8217; ottenere previsioni sul decorso della malattia. Lo studio &#8220;Covid-Ip&#8221;, condotto da un team [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/18/ricerca-cnr-covid-19-prevedere-decorso-analizzando-il-sangue/">Ricerca. CNR: &#8220;Covid-19, prevedere decorso analizzando il sangue&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;infezione da virus Sars-Cov-2 puo&#8217; essere asintomatica, oppure causare la malattia denominata Covid-19, le cui manifestazioni cliniche sono estremamente eterogenee: da una patologia respiratoria lieve a un quadro clinico grave, in alcuni casi fatale. Analizzando il sangue dei pazienti si possono pero&#8217; ottenere previsioni sul decorso della malattia. Lo studio &#8220;Covid-Ip&#8221;, condotto da un team internazionale guidato da Adrian Hayday del King&#8217;s College London e del Francis Crick Institute di Londra con la partecipazione di Francesca Di Rosa dell&#8217;Istituto di biologia e patologia molecolari del Consiglio nazionale delle ricerche di Roma (Cnr-Ibpm), pubblicato su Nature Medicine, ha identificato alcune alterazioni immunologiche che potranno essere sfruttate per identificare mediante un esame del sangue i pazienti destinati ad aggravarsi. Un punto di forza dello studio e&#8217; l&#8217;uso di un test per analizzare nel sangue il ciclo cellulare dei linfociti T, cellule fondamentali della risposta immunitaria specifica. &#8220;Qualche anno fa abbiamo ideato un test che ci ha consentito di scoprire che nel sangue di topolini vaccinati ci sono linfociti T proliferanti in fase di duplicazione del DNA. Lo studio riguardava allora un vaccino sperimentale in collaborazione con la ditta Reithera&#8221;, spiega Di Rosa. &#8220;Oggi, nel nuovo studio Covid-Ip, il test ci ha consentito di identificare alcuni sotto-tipi di linfociti T proliferanti nei pazienti piu&#8217; gravi e di avere informazioni dettagliate sul loro ciclo cellulare, ovvero l&#8217;insieme degli eventi compresi tra la formazione di una cellula e la sua divisione in due&#8221;. La proliferazione si accompagna ad una marcata diminuzione nel sangue dei linfociti T nei pazienti Covid-19 piu&#8217; gravi.</p>
<p>&#8220;Questi risultati aprono la strada a una migliore comprensione delle funzioni dei linfociti T in questa malattia. In particolare, le alterazioni dei linfociti T potrebbero riflettere la capacita&#8217; del virus Sars-Cov-2 di tenere sotto scacco la risposta immunitaria, nonostante quasi tutti i pazienti abbiano anticorpi specifici nel sangue, prodotti dai linfociti B. I linfociti T e B sono le cellule del sistema immunitario che si occupano di mediare la risposta specifica contro un agente patogeno, infatti in presenza di uno stimolo i linfociti si attivano e si riproducono velocemente per fronteggiarlo. Nel Covid-19 la risposta dei linfociti T appare disregolata&#8221;, prosegue la ricercatrice del Cnr-Ibpm. &#8220;Altro elemento correlato con la gravita&#8217; del decorso clinico e&#8217; la notevole riduzione dei granulociti basofili e delle cellule dendritiche plasmacitoidi. Inoltre, e&#8217; stato dimostrato che l&#8217;aumento dei livelli di una triade di molecole &#8211; chemochina IP-10, interleuchina-10 e interleuchina-6 &#8211; e&#8217; un segnale premonitore dell&#8217;aggravarsi della malattia piu&#8217; attendibile di quelli finora analizzati (proteina C-reattiva, ferritina, D-dimero)&#8221;. Le potenziali implicazioni di questo studio, condotto su 63 pazienti ricoverati con Covid-19 presso gli ospedali Guy&#8217;s e St Thomas&#8217; di Londra, appaiono interessanti. &#8220;Se confermate in un numero piu&#8217; elevato di pazienti, queste informazioni potranno rivelarsi utili a scopi prognostici, consentendo di prevedere quali siano i pazienti maggiormente a rischio di aggravarsi e di mettere cosi&#8217; in atto tempestive e adeguate misure&#8221;, conclude Di Rosa.</p>
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		<title>Coronavirus. Cnr: &#8220;Cambiato spettro clinico manifestazione Covid-19&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2020 13:25:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Cnr]]></category>
		<category><![CDATA[contagi]]></category>
		<category><![CDATA[coronavirus]]></category>
		<category><![CDATA[Covid 19]]></category>
		<category><![CDATA[infezione]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il Cnr risponde&#8221;, lo spazio di informazione in pillole video di due minuti, dedicato alle principali questioni di attualita&#8217;, oggi e&#8217; online con Giovanni Maga, direttore dell&#8217;Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) che sottolinea come non ci siano indicazioni sull&#8217;indebolimento del virus e sulla sua capacita&#8217; di infettare e di provocare patologie: il virus e&#8217; lo stesso che circola negli Stati Uniti, nell&#8217;America Latina e negli altri Paesi. &#8220;E&#8217; cambiato lo spettro clinico della manifestazione dell&#8217;infezione. In questa stagione dell&#8217;anno le persone tossiscono di meno e stanno piu&#8217; all&#8217;aria aperta. Inoltre, le misure di contenimento adottate hanno ridotto moltissimo le catene di trasmissione&#8221;. Ma questo non significa che non si debba continuare a mantenere alta l&#8217;attenzione. &#8220;Anche se il covid e&#8217; un virus stagionale, comunque continua a circolare, come testimoniano i focolai e i nuovi casi segnalati tutti i giorni. Occorre prudenza e continuare a rispettare le misure anti-Covid, anche perche&#8217; e&#8217; molto probabile che, con la nuova stagione invernale, il virus riprendera&#8217; a circolare in maniera piu&#8217; intensa e noi dobbiamo essere preparati ad affrontare e isolare immediatamente i nuovi casi quando si presenteranno&#8221;.</p>
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