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	<title>costituzione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Né giustizia né pace: l&#8217;inganno della forza e la fragilità della Repubblica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 14:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La guerra è un massacro fra gente che non si conosce, a beneficio di gente che si conosce ma non si massacra.&#8221;— Paul Valéry Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ci sono assenze che gridano. E ci sono verità che, sebbene sotto gli occhi di tutti, diventano invisibili per comodità o paura. [&#8230;]</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La guerra è un massacro fra gente che non si conosce, a beneficio di gente che si conosce ma non si massacra.&#8221;</em><br>— Paul Valéry</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ci sono assenze che gridano. E ci sono verità che, sebbene sotto gli occhi di tutti, diventano invisibili per comodità o paura. Oggi, tra le ceneri di Gaza e le ipocrisie delle capitali occidentali, siamo immersi in una di queste verità scomode: Israele sta affamando un intero popolo. Non è un&#8217;accusa leggera, e non dovrebbe mai essere pronunciata con leggerezza. Ma i fatti — quelli crudi, documentati, innegabili — parlano per sé. Ospedali rasi al suolo, ambulanze bersagliate, aiuti umanitari bloccati ai confini o colpiti durante la distribuzione. E adesso, la fame: calcolata, pianificata, utilizzata come arma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gaza è diventata una prigione a cielo aperto, senza acqua, senza medicine, senza pane. Una popolazione stremata, in gran parte composta da bambini, viene lasciata morire con lentezza chirurgica, nel silenzio complice di chi dovrebbe proteggere il diritto internazionale. Si può parlare di autodifesa quando il bersaglio è il latte in polvere? Si può ancora invocare la sicurezza quando si impedisce a un popolo l&#8217;accesso al cibo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Israele, il cui nome significa &#8220;colui che lotta con Dio&#8221;, sembra essersi attribuito il diritto di portare questa lotta oltre ogni limite umano e divino. Ma la vera lotta con Dio non è nella vendetta, bensì nella giustizia. È nella compassione. È nel limite. Chi combatte contro il volto umano del nemico, chi disumanizza e punisce collettivamente, non sta lottando con Dio: sta perdendo la propria anima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma se è vero che il Medio Oriente è la cartina di tornasole dell&#8217;etica internazionale, è altrettanto vero che anche a casa nostra la barbarie assume forme sempre più sottili. In Italia, recentemente, abbiamo assistito a un fenomeno allarmante: le minacce rivolte ai figli di leader politici. Che si tratti di Giorgia Meloni o Matteo Salvini, non è la persona politica a essere colpita, ma i suoi affetti più indifesi. È un gesto infame, codardo, che non può essere giustificato né dalla rabbia né dalla disperazione. È l&#8217;espressione più bassa e disumana del dissenso, quella che trasforma la protesta in persecuzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I figli sono sacri. Sempre. Che siano figli di potenti o di poveri, che abbiano una madre di destra o un padre di sinistra, sono esseri umani con il diritto di vivere lontano dall&#8217;odio degli adulti. Quando iniziamo a tollerare — o peggio, a giustificare — le minacce ai bambini in nome di una battaglia politica, abbiamo già perso. La violenza verbale è solo il primo passo verso una violenza più grande, e più irreparabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi, come ogni anno, arriva il 2 giugno. Si festeggia la Repubblica, si sventolano bandiere, si fanno discorsi solenni. Eppure, a ben guardare, la parola &#8220;Repubblica&#8221; è forse il termine più teorico di tutti. Nella realtà quotidiana dell&#8217;Italia, esistono i Comuni, i campanili, le famiglie, i clan, le parrocchie, i bar di paese, le amicizie d&#8217;infanzia. L&#8217;Italia è un Paese costruito più su legami orizzontali che verticali. La Repubblica è un&#8217;astrazione, spesso tradita proprio da chi dovrebbe rappresentarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è chi obbedisce alla Costituzione, e chi la piega alla convenienza. C&#8217;è chi parla di Stato, ma lavora solo per il proprio tornaconto. C&#8217;è chi indossa la fascia tricolore e poi ignora gli ultimi, i fragili, i senza voce. C&#8217;è chi grida &#8220;onore alla patria&#8221; e poi svende il lavoro, svilisce la scuola, taglia la sanità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La verità è che l&#8217;Italia non è mai stata davvero una Repubblica nel senso profondo del termine: una <em>res publica</em>, una &#8220;cosa di tutti&#8221;. È sempre stata una somma di individui, di egoismi e resistenze, di slanci nobili e piccoli tradimenti quotidiani. Ma proprio in questa frammentazione può nascondersi una speranza: se la Repubblica è fragile, è proprio perché deve essere ogni giorno rifondata. Non da un&#8217;istituzione, ma da ogni persona che sceglie l&#8217;onestà, la solidarietà, la verità, anche quando costa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E protestare davvero, oggi, significa anche alzare la voce contro tutti i regimi autoritari e antidemocratici del mondo. Contro la Russia, che imprigiona dissidenti e manda a morire i giovani in guerre insensate. Contro la Cina, dove milioni vivono sotto sorveglianza e repressione, e chi parla viene fatto sparire. Contro l&#8217;Iran, dove una ragazza senza velo può diventare un martire, e dove il carcere è destino per chi canta, scrive, ama o sogna. E contro tutti quei luoghi — anche meno noti — dove l&#8217;essere umano è ridotto a ingranaggio, dove vale la legge dell&#8217;uomo lupo per l&#8217;uomo, <em>homo homini lupus</em>, e non quella della dignità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guerra in Medio Oriente, la violenza nelle nostre piazze, l&#8217;illusione di una Repubblica unita, la viltà dei totalitarismi: tutto ci richiama a una stessa scelta morale. O difendiamo ovunque la libertà e la vita umana, o diventiamo complici del silenzio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La festa della Repubblica dovrebbe essere l&#8217;occasione per guardarsi allo specchio e domandarsi: stiamo costruendo un Paese giusto o solo un palcoscenico per maschere stanche? Stiamo difendendo davvero i diritti di tutti o solo i privilegi di pochi?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fino a quando un popolo verrà affamato senza che l&#8217;Italia dica &#8220;basta&#8221;, fino a quando i figli verranno minacciati per vendetta ideologica, fino a quando la Repubblica sarà solo una cerimonia e non una responsabilità, fino a quando taceremo davanti alla prigione e alla tortura degli innocenti&#8230; non ci sarà nulla da festeggiare.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Cultura. Dante: Studiosi concordano, suo pensiero è attuale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Apr 2021 15:28:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A settecento anni dalla sua morte, il pensiero politico di Dante e&#8217; ancora attuale. Lo han confermato gli esperti di atenei di tutta Italia nel webinar &#8220;Dante e le parole della politica&#8221;, nell&#8217;ambito del &#8220;Sabato delle Idee&#8221;, l&#8217;iniziativa che punta a far sorgere a Napoli nuovi spazi di discussione e di risvegliare le capacita&#8217; critiche [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A settecento anni dalla sua morte, il pensiero politico di Dante e&#8217; ancora attuale. Lo han confermato gli esperti di atenei di tutta Italia nel webinar &#8220;Dante e le parole della politica&#8221;, nell&#8217;ambito del &#8220;Sabato delle Idee&#8221;, l&#8217;iniziativa che punta a far sorgere a Napoli nuovi spazi di discussione e di risvegliare le capacita&#8217; critiche e propositive della societa&#8217; civile, e che riparte dopo un anno di stop per la pandemia con la riflessione su Dante politico. Durante i lavori, coordinati da Enzo D&#8217;Errico, direttore del Corriere del Mezzogiorno, sono intervenuti, Marco Salvatore, Lucio d&#8217;Alessandro, Elio Franzini, Matteo Lorito, Francesco Bruni, Paolo Chiesa, Arturo De Vivo, Emma Giammattei, Andrea Mazzucchi, Andrea Salvo Rossi, Andrea Tabarroni. &#8220;E&#8217; bene leggere il presente e il futuro sulla base di quello che il Poeta ci ha insegnato nelle sue opere. Le sue parole sono un viatico all&#8217;urgenza per il nostro Paese di superare la diatriba Nord-Sud attraverso luoghi di discussione, di dialogo e di conoscenza. Perche&#8217; il Nord non puo&#8217; crescere senza l&#8217;aiuto del Sud, il quale a sua volta da solo non ce la fa&#8221;, ha detto Marco Salvatore, presidente della Fondazione Salvatore ed anima dell&#8217;iniziativa che si affianca alla scuola di formazione per &#8216;Architetti della Politica&#8217; Poli&#8217;MiNa (Politica Milano-Napoli) promossa dalla Fondazione Salvatore che si rivolge ai giovani tra i 18 ed i 33 anni, in collaborazione con l&#8217;Universita&#8217; Statale di Milano, la Federico II e il Suor Orsola Benincasa di Napoli. &#8220;Dante dice che la politica deve consentire all&#8217;uomo, a qualunque razza o religione appartenga, di raggiungere la felicita&#8217; e richiama tutti gli uomini all&#8217;impegno civile ed al dovere di lasciare il mondo in una situazione migliore di quella in cui lo ha trovato&#8221;, ha affermato Paolo Chiesa, Ordinario di Letteratura Latina Medievale e Umanistica presso l&#8217;Universita&#8217; Statale di Milano. Un messaggio piu&#8217; che attuale, sottolinea il rettore dell&#8217;Universita&#8217; Suor Orsola Benincasa di Napoli Lucio D&#8217;Alessandro. &#8220;La sua lezione di sette secoli fa ci fa riflettere ancora: sulla utilita&#8217; del Titolo V della Costituzione nella lotta alla pandemia, sul tema della liberta&#8217; dell&#8217;uomo, sul tanto parlare e poco fare dei politici, sul valore della civilta&#8217; cui le leggi devono essere asservite e non viceversa&#8221;. Anche perche&#8217;, ha aggiunto il rettore della Statale di Milano Elio Franzini, &#8220;L&#8217;invettiva contro la &#8216;Serva Italia&#8217; ci pone il tema se nella relazione con la politica sia possibile una moralita&#8217; civile, un senso delle cose e una capacita&#8217; di essere solidali. Dante dice il suo tempo e parla in modo trans-storico, e pone domande non solo all&#8217;Italia ma anche all&#8217;Europa di ieri e di oggi&#8221;.</p>
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		<title>Salute: obbligo vaccino influenza contro legge? Costituzione non prevede</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/08/27/salute-obbligo-vaccino-influenza-contro-legge-costituzione-non-prevede/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Aug 2020 14:21:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;obbligo del vaccino contro l&#8217;influenza e&#8217; incostituzionale? Il problema e&#8217; che la Costituzione non prevede le pandemie. Quindi in una situazione di normalita&#8217; la legge vale, ma in una situazione di emergenza, ove necessario, ritengo che il vaccino sia indispensabile&#8221;. Risponde cosi&#8217; il presidente dell&#8217;Ordine dei Medici di Roma, Antonio Magi, interpellato sul tema dall&#8217;agenzia Dire. &#8220;L&#8217;obbligo del vaccino- prosegue Magi- dipende dalle valutazioni di natura emergenziale. L&#8217;emergenza e&#8217; una cosa diversa dalla normalita&#8217;, bisogna valutare questo; non si tratta di un fatto medico, ma noi come medici diciamo chiaramente che il vaccino va fatto&#8221;. Per &#8220;convincere&#8221; le persone a vaccinarsi contro l&#8217;influenza, quest&#8217;anno &#8220;piu&#8217; che mai&#8221; serve una &#8220;campagna molto forte- sottolinea il presidente dell&#8217;Omceo Roma- È necessario spiegare alle persone perche&#8217; e&#8217; importante e utile il vaccino, soprattutto perche&#8217; dobbiamo essere subito in grado di distinguere una &#8216;semplice&#8217; influenza dal Covid-19. Non dobbiamo poi dimenticare che chi si ammala di influenza puo&#8217; anche &#8216;beccarsi&#8217; il Covid e che il combinato disposto crea una malattia molto piu&#8217; grave perche&#8217; si hanno le difese immunitarie molto piu&#8217; basse&#8221;. Secondo Magi, insomma, sono &#8220;tante le motivazioni per cui il vaccino contro l&#8217;influenza va fatto- aggiunge- e penso che questo vada spiegato a tutti quanti nella maniera piu&#8217; semplice possibile&#8221;, conclude.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/27/salute-obbligo-vaccino-influenza-contro-legge-costituzione-non-prevede/">Salute: obbligo vaccino influenza contro legge? Costituzione non prevede</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Il 25 aprile e la Resistenza in prosa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/04/24/il-25-aprile-e-la-resistenza-in-prosa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Apr 2017 18:35:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 25 aprile è la festa della Liberazione. Perché quel 25 aprile del 1945 ha segnato una fine e soprattutto un inizio: la fine della dittatura fascista e, quindi, l’inizio che ha reso possibile una stagione di democrazia. Pertanto il giorno del 25 aprile di ogni anno ci invita a rendere testimonianza pubblica e collettiva [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/04/24/il-25-aprile-e-la-resistenza-in-prosa/">Il 25 aprile e la Resistenza in prosa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 25 aprile è la festa della Liberazione. Perché quel 25 aprile del 1945 ha segnato una fine e soprattutto un inizio: la fine della dittatura fascista e, quindi, l’inizio che ha reso possibile una stagione di democrazia. Pertanto il giorno del 25 aprile di ogni anno ci invita a rendere testimonianza pubblica e collettiva di volere tenere insieme memoria antifascista e impegno democratico nelle scelte delle nostre vite.</p>
<p>Il 25 aprile è una ricorrenza che si fonda sulla memoria. Negli anni drammatici della guerra, uomini e donne sono stati chiamati ad una lotta di resistenza e di liberazione, che ci ha insegnato come, in realtà, ogni tempo chiama ogni persona a rendere conto della giustizia e della libertà di tutti. Proprio l’intelligenza della memoria oggi ci spinge a cercare le forme, vive, della sua trasmissione. Vuol dire essere capaci di non imbalsamare antifascismo e resistenza nella retorica di una narrazione soltanto celebrativa. Significa anche conservare salda la necessità di distinguere le responsabilità e di chiamare le cose con il loro nome. Così la memoria tiene fermo il senso della storia.</p>
<p>Il 25 aprile è un’occasione per rileggere le parole della lettera agli amici che Giacomo Ulivi, un giovane partigiano, pochi giorni prima di essere fucilato dai fascisti, ha scritto dal carcere: “Dobbiamo guardare ed esaminare insieme: che cosa? Noi stessi. Per abituarci a vedere in noi la parte di responsabilità che abbiamo dei nostri mali. Per riconoscere quanto da parte nostra si è fatto, per giungere ove siamo giunti. (…) Al di là di ogni retorica, constatiamo come la cosa pubblica sia noi stessi, la nostra famiglia, il nostro lavoro, il nostro mondo, insomma, che ogni sua sciagura è sciagura nostra, come ora soffriamo per l’estrema miseria in cui il nostro paese è caduto: se lo avessimo sempre tenuto presente, come sarebbe successo questo? (…) Oggi bisogna combattere contro l’oppressore. Questo è il primo dovere per noi tutti: ma è bene prepararsi a risolvere quei problemi in modo duraturo, e che eviti il risorgere di essi ed il ripetersi di tutto quanto si è abbattuto su di noi”.</p>
<p>Oggi la vita e la memoria di chi si è sacrificato per la libertà interrogano anche il nostro presente, il nostro impegno attuale. Ogni giorno siamo chiamati a prendere la parola e ad agire coerentemente contro le forme, talvolta striscianti e suggestive, della violenza e dei soprusi di oggi. Parafrasando Primo Levi, il fascismo può essere di nuovo possibile, se cessiamo di essere presenti e protagonisti nell’esercizio della democrazia; se non prendiamo posizione quotidianamente contro il razzismo, l’esclusione e ogni forma di ingiustizia; se non agiamo ogni giorno e dovunque per l’esercizio dei diritti di tutte le persone, per difendere l’autodeterminazione della società, per fare vivere nelle istituzioni e nelle pratiche i valori di una Costituzione democratica fondata sul lavoro.   La contrapposizione tra fascismo e Costituzione è evidente, come ha sottolineato la costituzionalista Barbara Pezzini: “Il fascismo assume la discriminazione come propria categoria fondante (sino all’estrema abiezione delle leggi razziali); la Costituzione assume l’eguaglianza e l’universalità dei diritti come principio fondamentale. Il fascismo sopprime il pluralismo e concentra il potere nelle mani di un capo supremo; la Costituzione ha una struttura istituzionale fondata sulla divisione, la distribuzione, l’articolazione e diffusione massima dei poteri.</p>
<p>Il fascismo aggredisce le autonomie individuali e sociali; la Costituzione fissa un perimetro invalicabile di libertà individuali e di autonomia sociale. Il fascismo celebra la politica di potenza e di guerra, nel disprezzo del diritto internazionale; la Costituzione ripudia la guerra, negando alla radice la legittimità della politica di potenza”.</p>
<p>Per dirla con le parole usate da Piero Calamandrei già nel 1946, si tratta di attuare la “Resistenza in prosa”, dopo la “Resistenza eroica” dei partigiani. La “Resistenza in prosa” oggi sta anzitutto nella difesa attiva della Costituzione: nei principi fondamentali, nei diritti e doveri e nelle forme istituzionali che separano i poteri per dare garanzie. È l’architettura del sistema costituzionale che fa la differenza ed impedisce ogni trasformazione autoritaria o dittatura della maggioranza; questo spiega l’insofferenza e i reiterati attacchi alla Costituzione da parte di chi persegue il disegno di restaurare l’onnipotenza dei decisori politici o economici. La difesa della Costituzione deve essere praticata anche contro insidie più sottili e insinuanti, ma altrettanto pericolose: la tentazione di una verticalizzazione del potere, il rischio di delegare ad un leader carismatico la soluzione dei problemi, la scorciatoia di scegliere un capo politico rispetto al quale il partito o il movimento diviene solo una macchina elettorale, uno strumento plebiscitario.</p>
<p>Il divieto di riorganizzare il disciolto partito fascista, posto dalla XII disposizione finale, non è un frammento di Costituzione isolato ed obsoleto, rivolto al passato: è la cifra fondamentale della nostra Costituzione antifascista, non a-fascista, come ben sapevano i Costituenti; quel divieto non serviva solo a chiudere i conti con il regime fascista, dice molto di più: con quel divieto la Costituzione indica che cosa è la sovranità popolare di cui parla l’art. 1. La sovranità appartiene al popolo, perché nessun individuo, nessun partito e nessun potere possano appropriarsene. E il popolo sovrano si esprime nella pluralità dei poteri che la Costituzione organizza e pone in equilibrio, nella loro dialettica, magari faticosa ma irrinunciabile, e si esprime direttamente nell’esercizio delle libertà, individuali e collettive, dei cittadini.</p>
<p>Questa è oggi la “Resistenza in prosa”: diritti individuali e collettivi affermati dalla Costituzione e sostenuti e vivificati dalla capacità dei cittadini e delle formazioni sociali di difenderne la pratica quotidiana. Non va dimenticato che la Costituzione, come e più di ogni norma, si regge se – e solo se – attorno ad essa rimane viva la tensione etica e se essa è continuamente incarnata e riconfermata da una cittadinanza vigile e consapevole. Perciò prestiamo ascolto alle voci dei partigiani, che hanno scelto con il loro sangue da che parte stare, consapevoli che nessuna libertà è conquistata per sempre, nessun diritto è garantito soltanto perché è scritto in una Costituzione; la libertà è possibile perché viene esercitata continuamente ed effettivamente, perché è protetta e custodita dalla pratica di coloro che hanno a cuore la giustizia e i diritti, per tutte e per tutti.</p>
<p>Giuseppe Dossetti, resistente e costituente, rivolgendosi ai giovani, negli ultimi anni della sua vita diceva: “Non abbiate prevenzioni rispetto alla Costituzione del ’48, solo perché opera di una generazione ormai trascorsa. Non lasciatevi neppure turbare da un certo rumore di fondo, che accompagna l’attuale dialogo nazionale. Perché, se mai, è proprio nei momenti di confusione o di transizione indistinta che le Costituzioni adempiono la più vera loro funzione: cioè quella di essere per tutti punto di riferimento e di chiarimento”. Questa è la “prosa” che rende il 25 aprile una data sempre attuale.</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/04/24/il-25-aprile-e-la-resistenza-in-prosa/">Il 25 aprile e la Resistenza in prosa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Giustozzi (Dossetti) su tsunami Roma e Milano: “Lo strumento di contrasto efficace alla corruzione è nella Costituzione”</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2016 16:15:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Un dirigente del Campidoglio, vicino alla Prima cittadina Virginia Raggi, viene arrestato a Roma, mentre a Milano un sindaco indagato si autosospende dalla Giunta. Speriamo di non dover richiamare il vecchio detto, per cui non c’è due senza tre”. A dichiararlo stamane è Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione Dossetti, intervenuto in risposta ai due tsunami [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Un dirigente del Campidoglio, vicino alla Prima cittadina Virginia Raggi, viene arrestato a Roma, mentre a Milano un sindaco indagato si autosospende dalla Giunta. Speriamo di non dover richiamare il vecchio detto, per cui non c’è due senza tre”. A dichiararlo stamane è Claudio Giustozzi, segretario nazionale dell’Associazione Dossetti, intervenuto in risposta ai due tsunami che stanno colpendo la Capitale e il capoluogo lombardo. Se l’ex commissario straordinario dell&#8217;Esposizione universale vede inserito il suo nome nel registro degli indagati, con l’accusa di falso ideologico e falso materiale, a Roma la Giunta M5s si trova a dover fare i conti con l’arresto per corruzione di Raffaele Marra, fedelissimo della quasi neosindaca Raggi, eletta soltanto a giugno in forze al movimento di Beppe Grillo.</p>
<p>“Roma e Milano hanno bisogno di continuità amministrativa &#8211; ha ripreso Giustozzi – per tale ragione mi auguro vivamente che tali vicende interferiscano il meno possibile con il normale svolgimento delle attività consiliari. Lasciamo intanto che la magistratura faccia il suo corso – ha proseguito &#8211; ma, nel frattempo, auspichiamo una profonda riflessione della classe dirigente sul clima culturale presente nelle nostre istituzioni”.</p>
<p>Il richiamo del Segretario va poi a ritroso nel tempo: “Ai tempi della Prima Repubblica, quando Craxi pronunciò il suo ultimo discorso in Parlamento, nessuno dei presenti in Aula proferì parola, né ebbe il coraggio di alzarsi in piedi e riconoscere quello che era l’effettivo funzionamento del sistema politico. Il rischio è che si continui a perpetuare il medesimo atteggiamento e le cronache giudiziarie sono colme di esempi in tal senso. Il malcostume dilaga ed è trasversale agli schieramenti. Oggi più che mai &#8211; ha infine concluso &#8211; risuona attuale il messaggio di Giuseppe Dossetti che, negli ultimi anni di vita, si prodigò in un’opera testimoniale verso quello che fu lo spirito costituente di cui egli stesso era stato parte attiva e che, oggi, è necessario rendere nuovamente attuale, attraverso la promozione di una cultura del rispetto del dettato costituzionale. In esso è racchiuso lo strumento di contrasto più efficace nei confronti del virus della corruzione”.</p>
<p style="text-align: right;">Foto: Agenzia Dire</p>
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		<title>Referendum: una giusta e severa lezione</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 10:04:04 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/05/referendum-una-giusta-e-severa-lezione/">Referendum: una giusta e severa lezione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I numeri talvolta sono impietosi: 13 milioni di Sì, 19 milioni di No: 41% e 59%. Una severa (e meritata) lezione per chi ha avuto l’arroganza di voler stabilire da solo le regole del gioco democratico, facendo approvare con il voto di fiducia la nuova legge elettorale per la Camera dei deputati e poi promuovendo una revisione costituzionale grazie ad un premio di maggioranza giudicato incostituzionale dalla Consulta.</p>
<p>Analizzando la geografia del voto, si vede chiaramente che i riformatori hanno vinto soltanto nel cuore dell’Emilia Romagna e della Toscana (cioè nelle roccaforti del Partito Democratico), oltre che con il voto degli italiani all’estero, che hanno dimostrato di non essere in sintonia con chi in Italia vive quotidianamente.</p>
<p>Gli elettori, dovendo scegliere tra la stabilità della Costituzione e quella del governo, hanno saggiamente scelto la prima. Dopo la forzatura del centrodestra nel 2006 è stata bocciata sonoramente anche quella effettuata dall’attuale maggioranza di centrosinistra. Il confronto dei dati dell’affluenza nei tre referendum costituzionali finora svolti è particolarmente significativo: nel 2001 per la riforma limitata del Titolo V andarono alle urne il 34% degli elettori, nel 2006 per la più ampia revisione proposta l’affluenza arrivò al 54% e questa volta per le svariate materie del quesito referendario è stato superato il 65%. Sembra che tra gli italiani in questi anni sia cresciuta la consapevolezza dell’importanza della posta in gioco: le regole comuni che a tutti appartengono.</p>
<p>Certamente la rilevanza del voto è stata accresciuta anche dallo stretto legame – voluto da Matteo Renzi – tra esito del referendum e continuità del governo. Ma è evidente che tra le disomogenee motivazioni del No, c’è anche un legame identitario con la Carta che i nostri nonni ci hanno trasmesso come testimonianza e indicazione per il futuro. Questo voto afferma con chiarezza che gli aggiornamenti della Costituzione sono possibili, ma soltanto se si tratta di interventi di ordinaria manutenzione e non di ampia ristrutturazione. E soprattutto che tali modifiche devono essere effettuate con la condivisione delle diverse componenti politiche, sociali e culturali del paese.</p>
<p>Pertanto ci auguriamo che mai più si proceda a colpi di maggioranza, per altro rappresentativa soltanto di una minoranza degli elettori, grazie ai premi assegnati dalle leggi elettorali più recenti.</p>
<p>Inoltre, speriamo che la lezione possa servire ad ogni futuro governo, che – in qualità di potere esecutivo – dovrà svolgere la propria vera funzione: attuare l’indirizzo politico della maggioranza parlamentare, senza immischiarsi nella materia costituzionale.</p>
<p>Guardando avanti in tempi brevi si pone un problema. L’attuale legge elettorale per la Camera (iper maggioritaria) è profondamente diversa da quella per il Senato (proporzionale). Se si andasse al voto oggi, avremmo sicuramente maggioranza diverse nei due rami del Parlamento, con una situazione di stallo legislativo ed istituzionale. Tutto ciò a causa della presunzione di Matteo Renzi e della sua maggioranza, che ha approvato soltanto la legge elettorale della Camera, dando per scontato che la revisione costituzionale sarebbe stata confermata e che di conseguenza i senatori sarebbero stati eletti dai consigli regionali. Di conseguenza, siamo al paradosso che chi ha proclamato per tutta la campagna referendaria la necessità della stabilità e della semplificazione, ci ha condotti irresponsabilmente in una situazione di complessa e probabile instabilità.</p>
<p>Confidiamo nella saggezza del Presidente della Repubblica affinché intervenga nei confronti dell’attuale Parlamento per porre rimedio a questa grave lacuna.</p>
<p>Infine possiamo dire che questo voto ristabilisce un più corretto ordine costituzionale tra le istituzioni del paese, con una drastica riduzione dell’ipertrofia governativa. A chi sta ai vertici ogni tanto un bagno di umiltà non può che fare bene, anche soltanto per ricordare che la politica è al servizio del bene comune (e non il contrario).</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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		<title>Referendum: in Abruzzo ha vinto la Costituzione, L&#8217;Aquila sceglie il No per il 64,95%</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 09:51:59 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ha vinto la Costituzione in Abruzzo. Quella del 1948, anche se rimaneggiata più volte in questi sessantanove anni. Non Grillo, non Salvini o Berlusconi. L&#8217;Abruzzo sceglie il No per il 64,39% e i Sì al 35,61%. All&#8217;Aquila i No sono 64,95%, i Sì al 35,05%. A Teramo i No al 63,42%, i Sì al 36,58%. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/05/referendum-in-abruzzo-ha-vinto-la-costituzione-laquila-sceglie-il-no-per-il-6495/">Referendum: in Abruzzo ha vinto la Costituzione, L&#8217;Aquila sceglie il No per il 64,95%</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha vinto la Costituzione in Abruzzo. Quella del 1948, anche se rimaneggiata più volte in questi sessantanove anni. Non Grillo, non Salvini o Berlusconi.</p>
<p>L&#8217;Abruzzo sceglie il No per il 64,39% e i Sì al 35,61%. All&#8217;Aquila i No sono 64,95%, i Sì al 35,05%. A Teramo i No al 63,42%, i Sì al 36,58%. A Pescara il No al 64,80%, Sì al 35,20%. A Chieti il No al 64,40%, Sì al 35,60%.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/05/referendum-in-abruzzo-ha-vinto-la-costituzione-laquila-sceglie-il-no-per-il-6495/">Referendum: in Abruzzo ha vinto la Costituzione, L&#8217;Aquila sceglie il No per il 64,95%</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum e spirito olimpico</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 16:48:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Purtroppo ci sono molti elettori che per decidere per il sì o per il no al referendum, anziché valutare il metodo e il merito del progetto di riforma costituzionale, stanno a vedere chi si è schierato per il Sì e chi per No. Non è un buon sistema di scelta, poiché le motivazione di chi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/02/referendum-e-spirito-olimpico/">Referendum e spirito olimpico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ci sono molti elettori che per decidere per il sì o per il no al referendum, anziché valutare il metodo e il merito del progetto di riforma costituzionale, stanno a vedere chi si è schierato per il Sì e chi per No.</p>
<p>Non è un buon sistema di scelta, poiché le motivazione di chi dice Sì e ancor più di chi dice No alla riforma sono alquanto diverse e non omologabili.</p>
<p>Detto questo, se comunque volessimo stare al gioco di chi sta da una parte e chi dall’altra, nella squadra del No l’autorevole “commissario tecnico” Nando dalla Chiesa ha presentato questa formazione (11 titolari come nel calcio): Padellaro, Di Matteo, Rodotà, Bonsanti, Monti, Smuraglia, Spataro, Zagrebelsky, don Ciotti, Onida, Camusso.</p>
<p>Nella squadra del Sì dovremmo sicuramente inserire Renzi e Boschi: ai lettori l’esercizio di aggiungere gli altri nove, ma sarà difficile eguagliare la qualità e l’autorevolezza della squadra del No, in particolare nella difesa dei diritti e nell’adempimento dei doveri, nella ricerca dell’equità e nella promozione della giustizia, nella lotta alla corruzione e nel contrasto alle mafie.</p>
<p>Anche perché a fianco della squadra del No ci potremmo mettere legittimamente anche quelli che hanno scritto la Costituzione vigente (e che rimarrebbe tale con la vittoria dei No). Quindi, potremmo indicare: Basso, Calamandrei, Dossetti, Iotti, La Pira, Lazzati, Moro, Pertini, Scoca, Terracini e Togliatti.</p>
<p>È evidente che in questo confronto non c’è gara, anzi non c’è storia.</p>
<p>Comunque, con spirito olimpico ci auguriamo che il 4 dicembre vincano i migliori…</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/02/referendum-e-spirito-olimpico/">Referendum e spirito olimpico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum, Segni: &#8220;Voterò Si nonostante Renzi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 10:52:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mario Segni, storico leader referendario degli anni ’90, è intervenuto a ‘La Storia Oscura’ su Radio Cusano Campus per parlare del voto di domenica 4 dicembre: “Io voterò ‘SI’ –ha detto Segni- ma non per fare un piacere a Renzi, anzi aggiungo che voterò ‘SI’ nonostante Renzi. Perché il presidente del Consiglio ha fatto una [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/01/referendum-segni-votero-si-nonostante-renzi/">Referendum, Segni: &#8220;Voterò Si nonostante Renzi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mario Segni, storico leader referendario degli anni ’90, è intervenuto a ‘La Storia Oscura’ su Radio Cusano Campus per parlare del voto di domenica 4 dicembre: “Io voterò ‘SI’ –ha detto Segni- ma non per fare un piacere a Renzi, anzi aggiungo che voterò ‘SI’ nonostante Renzi. Perché il presidente del Consiglio ha fatto una cosa che ha urtato tanti italiani e tanti riformisti come me; cioè Renzi ha fatto tutta questa campagna elettorale come se il discorso delle riforme in Italia iniziasse con lui, per la serie io sono il messia e sono appena arrivato eccomi qua guardatemi tutti. E questa direi che è quasi un’offesa per chi invece ha combattuto per anni come me e come tutti noi referendari. Renzi si è dimenticato che fummo noi referendari a introdurre ad esempio l’elezione diretta del sindaco, il sistema elettorale maggioritario e tanto altro. Al di là di questo, però, voterò ‘SI’ al referendum costituzionale perché io credo che anche se questa riforma ha molti difetti, tuttavia bocciarla sarebbe uno sbaglio e soprattutto il bocciarla innescherebbe un meccanismo politico che rischia di riportarci al sistema proporzionale quindi cancellando proprio quei referendum di oltre 20 anni fa per i quali gli italiani andarono a votare in massa con una valanga di ‘SI’”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/01/referendum-segni-votero-si-nonostante-renzi/">Referendum, Segni: &#8220;Voterò Si nonostante Renzi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum: stabilità della Costituzione o del Governo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 15:33:49 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/11/29/referendum-stabilita-della-costituzione-o-del-governo/">Referendum: stabilità della Costituzione o del Governo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stabilità del Governo: sembra essere diventato questo il principale obiettivo di molti che invitano a votare Sì al prossimo referendum costituzionale. Non si può votare No – dicono – perché potrebbe cadere il Governo e addirittura si rischiano le elezioni anticipate nel 2017. Anzitutto va detto che comunque nel 2018 la legislatura arriverà alla sua fine “naturale” (5 anni) e l’anticipo di un anno non può rappresentare un grave problema (ad esempio negli Usa il Presidente ha un mandato di 4 anni). In secondo luogo, paradossalmente è con la vittoria dei Sì che probabilmente la legislatura (e quindi anche il Governo) terminerebbe anzitempo, perché – con la conferma della riforma costituzionale – l’attuale Senato di fatto sarebbe delegittimato, rischiando di trascinarsi inutilmente per un anno in attesa della sua fine definitiva.</p>
<p>Occorre inoltre ricordare che in teoria la sorte del Governo non dovrebbe essere connessa con l’esito del referendum per l’eventuale revisione costituzionale. In realtà il nesso è evidente, ma soltanto per scelta del Governo e in particolare dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha deciso di legare il proprio futuro alla riforma della Costituzione. Pertanto, a mettere a rischio la governabilità è stato proprio il Governo, sebbene avesse potuto evitarlo. Quando si gioca d’azzardo, puntando tutto su un risultato, c’è anche il rischio di perdere tutto. Di conseguenza, viene da chiedersi per quale ragione si dovrebbe votare per salvare un Governo che in modo irresponsabile considera la governabilità una carta che si può giocare al tavolo delle scommesse politiche.</p>
<p>Detto questo, c’è un’altra più grave incongruenza che va segnalata. Chi oggi sceglie il Sì per dare continuità al Governo, è pronto a sacrificare la stabilità costituzionale senza battere ciglio. Tutti dovrebbero sapere che la Costituzione non ha una data di scadenza: si può aggiornare, ma non è un obbligo farlo. Le regole del gioco devono tendere alla stabilità, affinché i giocatori possano esprimersi il meglio, proprio perché sono ben conosciute e possono essere rispettate. Il Governo è soltanto un giocatore, comunque destinato ad essere sostituito dopo qualche anno, dentro il complesso gioco della democrazia.</p>
<p>È davvero assurdo che per prolungare di qualche mese la presenza in campo di un giocatore si sia disposti a cambiare le regole del gioco, come se questa fosse semplicemente un’altra partita da giocare. Significa non aver capito nulla di che cos’è una Costituzione e a che cosa serve. Le regole del gioco si possono anche cambiare, ma lo si dovrebbe fare con il consenso di tutti i giocatori e possibilmente quando la partita non è in corso. Invece, per portare a casa un risultato favorevole (la salvezza del Governo Renzi), si è disposti a forzare la mano per una riforma nella quale comunque non si riconoscerebbe circa la metà dei cittadini.</p>
<p>Quando le regole del gioco vengono imposte da una parte e subite dalle altre parti, anziché essere accettate e condivise, si rischia di creare il massimo di instabilità possibile, perché si divide il Paese sulla Carta che dovrebbe essere comune. Se il terreno su cui si dovrebbe fondare la convivenza è soggetto a consistenti revisioni, anche la governabilità né risentirà fortemente. Purtroppo viviamo in un ambiente ad elevato rischio sismico. Questo vale anche per le istituzioni. Ma per salvare la casa per primo cittadino non possiamo mettere a rischio tutto il paese. Il primo cittadino è al servizio del paese, mentre il contrario non è nello spirito della Costituzione.</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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