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	<title>disoccupazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Giovani. Rapporto Giovani 2021: con covid sospeso passaggio età adulta</title>
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		<pubDate>Wed, 19 May 2021 16:27:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Come hanno vissuto il 2020 i giovani italiani? Com&#8217;è cambiata la frequenza in classe e nei corsi universitari? Quale l&#8217;impatto sulle scelte formative? Quali conseguenze sulle prospettive occupazionali, sulle modalità di lavoro, sui progetti di vita? Come stanno reimpostando le nuove generazioni, il proprio modo di leggere la realtà in cui vivono e quali spazi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Come hanno vissuto il 2020 i giovani italiani? Com&#8217;è cambiata la frequenza in classe e nei corsi universitari? Quale l&#8217;impatto sulle scelte formative? Quali conseguenze sulle prospettive occupazionali, sulle modalità di lavoro, sui progetti di vita? Come stanno reimpostando le nuove generazioni, il proprio modo di leggere la realtà in cui vivono e quali spazi di reazione e azione positiva individuale e collettiva intravedono? Queste le domande principali di cui si occupa la prima parte del volume &#8216;La condizione giovanile in Italia &#8211; Rapporto Giovani 2021&#8217; (ed. Il Mulino), promosso dall&#8217;Istituto Giuseppe Toniolo. La seconda è dedicata alle faglie di genere, territoriali e sociali, che la pandemia rischia di allargare. Compreso il divario tra presente e futuro, in particolare tra la condizione passiva da troppi giovani subita e le prospettive di farsi parte attiva nei percorsi di crescita del paese. Infine, due approfondimenti, nella terza parte, sono dedicati ai consumi alimentari e alle esperienze di vita comune dei giovani. Alcuni dei dati del nuovo rapporto sono stati presentati stamattina in occasione del webinar promosso dall&#8217;Istituto Toniolo e dall&#8217;Università Cattolica che ha visto la partecipazione, tra gli altri, di Fabiana Dadone, ministro per le Politiche giovanili, Mauro Migliavacca, sociologo dell&#8217;Università di Genova, Alessandro Rosina, demografo e coordinatore scientifico dell&#8217;Osservatorio Giovani dell&#8217;Istituto Toniolo e Antonella Sciarrone Alibrandi, prorettore dell&#8217;Università Cattolica del Sacro Cuore, insieme a Roberto Fontolan, responsabile comunicazione Istituto Toniolo e alla giornalista Monica Maggioni.</p>
<p>I dati descritti e analizzati nel volume provengono dalla principale indagine italiana sulle nuove generazioni, iniziata nel 2012 e che costituisce l&#8217;asse centrale di un sistema di rilevazioni quantitative e qualitative realizzate dall&#8217;Istituto Toniolo attraverso l&#8217;Osservatorio Giovani. Un progetto che si avvale del sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, beneficiando inoltre delle competenze scientifiche dell&#8217;Università Cattolica. Obiettivo dell&#8217;edizione del 2021 è contribuire a capire come cambiano condizioni oggettive e attese di fronte a un evento inatteso e di grande portata che proietta tutti in un mondo diverso. Con la consapevolezza che proprio le nuove generazioni hanno maggiormente da perdere, ma anche da guadagnare nel nuovo scenario post pandemia, tutto ancora da costruire.</p>
<p><strong>LE SCELTE DI VITA</strong> &#8211; Le conseguenze della crisi sanitaria rischiano di essere particolarmente gravi nel nostro Paese. Come documentato nelle edizioni precedenti del Rapporto Giovani, l&#8217;Italia presentava già preoccupanti fragilità e diseguaglianze nei percorsi formativi, professionali e di vita delle nuove generazioni. L&#8217;emergenza da Covid-19 sta, in particolare, avendo un impatto rilevante sulla progettualità delle giovani generazioni, portando a una sospensione di scelte importanti legate alla transizione alla vita adulta. I dati di un&#8217;ampia indagine condotta a novembre 2020 mostrano come la ricaduta negativa sia strettamente legata all&#8217;incertezza lavorativa e al peggioramento della situazione economica. La sicurezza di un buon reddito, data anche da un lavoro stabile, è considerata un prerequisito indispensabile dalla maggior parte degli intervistati per formare una propria famiglia</p>
<p>Tra gli intervistati che vivono ancora con i genitori il 26% dichiara di rimanere a vivere con loro perché &#8216;sto ancora studiando&#8217;. Rispetto agli altri motivi a prevalere decisamente sono le difficoltà oggettive: oltre uno su tre afferma di non vivere autonomamente perché non in grado di affrontare i costi di un&#8217;abitazione (35%) contro uno su cinque che dichiara &#8220;sto bene così&#8221; (20,7%). I più in difficoltà sono evidentemente i giovani che non studiano più ma non hanno un lavoro (in NEET). Tra gli uomini, in particolare, la percentuale di chi si trova bloccato nel percorso di autonomia perché non può permettersi una casa, è pari al 49% dei NEET contro il 27% circa di chi ha un lavoro stabile. La condizione di NEET, di cui abbiamo il record in Europa, comprime sia la valorizzazione delle nuove generazioni nei processi di sviluppo del Paese, che i progetti di vita dei singoli, come abbiamo visto. La pandemia ha fatto lievitare ulteriormente la loro incidenza, non solo nella fascia giovane ma anche in quella giovane-adulta (25-34 anni): dal 28,9% del 2019 al 30,7% (con un divario dalla media europea salito da 11,6 a 12,3 punti percentuali, secondo i dati Eurostat). Il Rapporto Giovani 2021 fornisce un approfondimento delle condizioni in cui si trovano. I dati analizzati mostrano come la componente in maggior difficoltà sia quella che combina una protratta condizione di disoccupazione con disagiata situazione economica di partenza. Sono coloro che presentano i livelli peggiori di &#8216;life satisfaction&#8217; e alto rischio di esclusione sociale permanente, con rinuncia definitiva a solidi progetti di vita. In particolare, nella fascia cruciale di entrata piena nella vita adulta, quella in età 30-34 anni, quasi l&#8217;80% dei NEET si dichiarano insoddisfatti della propria situazione economica contro il 42% circa degli altri giovani. Questo ampio divario fa capire come la condizione di povertà sia strettamente legata alla condizione occupazionale tra i giovani adulti, non solo nel presente ma anche in prospettiva per le conseguenze che entrare tardi e male nel mondo del lavoro produce nel medio-lungo periodo.</p>
<p>Il programma &#8216;Garanzia giovani&#8217;, avviato in Italia nel 2004 come principale iniziativa di contrasto al fenomeno dei NEET e di rafforzamento della transizione scuola-lavoro, oltre ad aver prodotto risultati non in grado di far recuperare lo svantaggio italiano rispetto al resto d&#8217;Europa non è tutt&#8217;ora adeguatamente conosciuto. Tra i 30-34enni (che nel 2004 erano in pieno target per tale misura) quasi due su tre non ne hanno mai sentito parlare o solo vagamente, ma si arriva a tre su quattro tra gli under 25. &#8216;I dati sulla scarsa conoscenza di Garanzia Giovani proprio da parte dei giovani forniscono evidenza del fatto che a scuola e all&#8217;Università generalmente non si parla degli strumenti principali che riguardano il lavoro delle nuove generazioni. Inoltre, solo circa la metà di chi ne ha beneficiato fornisce una valutazione positiva in termini di miglioramento delle competenze e di conoscenza del mercato del lavoro. L&#8217;auspicio è che la nuova Garanzia Giovani rilanciata in concomitanza con i finanziamenti di Next Generation Eu riesca a superare i limiti sperimentati in passato- ha commentato Alessandro Rosina- Ma particolare attenzione va data anche ai NEET tardivi (oltre i 30 anni) fuori dal target principale di Garanzia Giovani. Si tratta di una componente particolarmente problematica che a fragilità pregresse ora somma l&#8217;impatto della pandemia in una fase cruciale della costruzione della propria vita adulta. In assenza di politiche adeguate alto è il rischio di cronicizzazione di tale condizione e di diventare destinatari passivi del reddito di cittadinanza&#8217;.</p>
<p>Dai dati emerge, inoltre, come coloro che navigano in cattive acque economiche siano più propensi ad accettare qualsiasi lavoro in modo immediato (il che a volte espone a rischi di sfruttamento e condizioni di lavoro inadeguate). La differenza si mantiene alta per la classe di età 30-34 anni: il 41,7% di chi dichiara una situazione finanziaria insoddisfacente accetterebbe qualsiasi lavoro contro il 33,3% di chi sta economicamente meglio. Per chi è in buona condizione finanziaria l&#8217;accettazione di un lavoro è molto legata alla conciliazione, soprattutto sul versante femminile, tra vita familiare e lavoro (per due trentenni su tre conta la comodità degli orari e la distanza da casa).</p>
<p><strong>POVERTÀ ECONOMICA</strong> &#8211; Le giovani generazioni rappresentano uno dei gruppi maggiormente colpiti da condizioni di vulnerabilità e fragilità economica. Le prime informazioni relative agli effetti dell&#8217;emergenza Covid-19 segnalano il reale rischio di un ulteriore peggioramento. I dati dell&#8217;indagine condotta a novembre 2020 evidenziano un&#8217;alta percentuale di giovani (tra i 18 e i 34 anni) che dichiarano una non buona situazione economica personale (42,1%), mentre uno su quattro (25,3%) dà la stessa valutazione alla famiglia in cui vive. La crisi sanitaria ha, nel complesso, accentuato ulteriormente la dipendenza dalla famiglia di origine. Tra chi vive in famiglie beneficiarie del reddito di cittadinanza, il 46% circa ha titolo di studio basso, contro il 27% degli altri giovani. Questo evidenzia il forte rischio di diseguaglianze persistenti e di freno alla mobilità sociale se non si rafforzano i percorsi professionali e le politiche attive del lavoro.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/05/19/giovani-rapporto-giovani-2021-con-covid-sospeso-passaggio-eta-adulta/">Giovani. Rapporto Giovani 2021: con covid sospeso passaggio età adulta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Lavoro: in Abruzzo 26 mila posti persi e disoccupazione al 12,1%</title>
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		<pubDate>Thu, 13 Dec 2018 21:34:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ventiseimila posti di lavoro persi in un anno e un tasso di disoccupazione passata dal 9,7% al 12,1%: 2,4 punti percentuali in piu&#8217;. I dati che arrivano dall&#8217;Istat riguardo al terzo trimestre del 2018 certificano il crollo dell&#8217;occupazione in Abruzzo e confermano il momento di enorme difficolta&#8217; in cui la Giunta Regionale del Pd ci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ventiseimila posti di lavoro persi in un anno e un tasso di disoccupazione passata dal 9,7% al 12,1%: 2,4 punti percentuali in piu&#8217;. I dati che arrivano dall&#8217;Istat riguardo al terzo trimestre del 2018 certificano il crollo dell&#8217;occupazione in Abruzzo e confermano il momento di enorme difficolta&#8217; in cui la Giunta Regionale del Pd ci ha trascinato dopo anni di pessima gestione. &#8220;Una situazione quella che emerge che si riversa direttamente sulle spalle dei lavoratori abruzzesi e delle loro famiglie- ha spiegato Sara Marcozzi,consigliera regionale M5s e candidata alla Regione &#8211; Questo crollo occupazionale si somma ad altri dati che confermano come in Abruzzo si viva peggio adesso rispetto a cinque anni fa. In media abbiamo un abruzzese su sei che non ha i soldi per l&#8217;affitto o le bollette, uno su cinque a rischio poverta&#8217; e addirittura uno su tre a rischio esclusione sociale&#8221;. &#8220;In questi anni dai banchi dell&#8217;opposizione- ha sottolineato Marcozzi- abbiamo provato a far luce sulle questioni occupazionali e lavorative senza mai essere ascoltati. In assenza della creazione di bandi seri per favorire le imprese abruzzesi, siamo stati noi a creare un fondo, finanziato dal taglio dei nostri stipendi, da 133mila euro, che ha garantito prestiti alle PMI da 2 milioni di euro su 80 progetti. E se dall&#8217;opposizione siamo riusciti a fare tutto questo, alla maggioranza potremo allargare ulteriormente la nostra azione per creare nuovo lavoro. Noi crediamo che il tempo dell&#8217;attesa sia finito. Mentre dal centrosinistra continuano ad autodefinirsi competenti, l&#8217;Abruzzo soffre come non mai e crolla pezzo dopo pezzo. Il tempo delle poltrone e&#8217; finito. La guida della Regione deve essere affidata a persone che siano a contatto con la realta&#8217; e conoscano le priorita&#8217; dei cittadini. Il 10 febbraio, giorno delle elezioni regionali, e&#8217; vicino e gli abruzzesi sono pronti a riprendere il controllo del proprio destino, relegando alla minoranza chi ci ha condotto in questa condizione comatosa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/12/13/lavoro-in-abruzzo-26-mila-posti-persi-e-disoccupazione-al-121/">Lavoro: in Abruzzo 26 mila posti persi e disoccupazione al 12,1%</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gaza: disoccupazione record, &#8220;inabitabile&#8221; entro il 2020</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/09/14/gaza-disoccupazione-record-inabitabile-entro-il-2020/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Sep 2018 16:01:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mancanza di servizi di base, problemi sanitari, tasso di disoccupazione al 27 per cento, il piu&#8217; alto del mondo: con queste premesse, secondo l&#8217;Onu, la Striscia di Gaza si appresta a diventare &#8220;inabitabile&#8221; entro il 2020. L&#8217;allarme e&#8217; stato rilanciato questa settimana dalla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo e il commercio (Unctad), che in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mancanza di servizi di base, problemi sanitari, tasso di disoccupazione al 27 per cento, il piu&#8217; alto del mondo: con queste premesse, secondo l&#8217;Onu, la Striscia di Gaza si appresta a diventare &#8220;inabitabile&#8221; entro il 2020. L&#8217;allarme e&#8217; stato rilanciato questa settimana dalla Conferenza delle Nazioni Unite sullo sviluppo e il commercio (Unctad), che in un rapporto riferisce la situazione economica dei Territori occupati &#8220;la piu&#8217; deprimente di sempre&#8221;. Nel 2012, le Nazioni Unite avevano gia&#8217; lanciato l&#8217;allarme secondo cui, se le tendenze in atto non fossero state invertite, la Striscia sarebbe diventata &#8220;inadatta alla vita degli esseri umani&#8221; entro il 2020. Da allora, fa sapere l&#8217;Unctad, tutti gli indicatori socio-economici si sono aggravati ed eventuali misure di &#8220;austerita&#8217;&#8221; rischiano di peggiorare la situazione. Con il blocco imposto da Israele ormai undici anni fa, la Striscia &#8220;e&#8217; stata ridotta a un caso umanitario di profonda sofferenza e dipendenza dagli aiuti&#8221; denuncia l&#8217;Unctad, secondo la quale le donazioni internazionali oggi sono un terzo rispetto al 2008.</p>
<p>Le restrizioni israeliane sul commercio palestinese, ricorda l&#8217;Unctad, includono tutti i materiali &#8220;dual-use&#8221; ovvero beni che potrebbero avere scopi sia civili che militari: &#8220;macchinari civili, pezzi di ricambio, fertilizzanti, prodotti chimici, attrezzature mediche, elettrodomestici, apparecchiature per le telecomunicazioni, tubi di acciaio e metallo, fresatrici, apparecchiature ottiche e per la navigazione&#8221;. Basterebbe ridurre queste limitazioni al commercio e agli investimenti palestinesi per consentire all&#8217;economia locale di crescere del 10 per cento, fa sapere l&#8217;agenzia Onu. Ma tra il 2017 e il 2018 la costruzione di insediamenti israeliani ha subito un&#8217;accelerazione, mentre la crisi energetica si e&#8217; aggravata e nei primi mesi del 2018 le case di Gaza hanno ricevuto in media una fornitura elettrica di due ore al giorno. Tutto questo influisce pesantemente sulle condizioni psicologiche degli abitanti: nel 2017 225mila bambini (oltre il 10% della popolazione totale) ha avuto bisogno di sostegno psicologico.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/14/gaza-disoccupazione-record-inabitabile-entro-il-2020/">Gaza: disoccupazione record, &#8220;inabitabile&#8221; entro il 2020</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Merkel: &#8220;Piena collaborazione con Italia contro disoccupazione&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/06/18/merkel-piena-collaborazione-con-italia-contro-disoccupazione/</link>
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		<pubDate>Mon, 18 Jun 2018 21:15:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Italia ha tutta una serie di problemi per quanto riguarda la disoccupazione giovanile e in questo caso vogliamo collaborare ben volentieri con l&#8217;Italia. I nostri ministri del lavoro si incontreranno. Piena collaborazione da parte nostra. Anche quando la Germania e&#8217; stata unificata abbiamo incontrato problemi simili&#8221;. Lo ha detto la Cancelliera Angela Merkel nel corso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/06/18/merkel-piena-collaborazione-con-italia-contro-disoccupazione/">Merkel: &#8220;Piena collaborazione con Italia contro disoccupazione&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;Italia ha tutta una serie di problemi per quanto riguarda la disoccupazione giovanile e in questo caso vogliamo collaborare ben volentieri con l&#8217;Italia. I nostri ministri del lavoro si incontreranno. Piena collaborazione da parte nostra. Anche quando la Germania e&#8217; stata unificata abbiamo incontrato problemi simili&#8221;. Lo ha detto la Cancelliera Angela Merkel nel corso di un incontro con la stampa insieme al premier Giuseppe Conte.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/06/18/merkel-piena-collaborazione-con-italia-contro-disoccupazione/">Merkel: &#8220;Piena collaborazione con Italia contro disoccupazione&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Lavoro: a rischio povertà 9,3 milioni di italiani</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/lavoro-a-rischio-poverta-93-milioni-di-italiani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 17:48:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Meno disoccupazione,&#160;compensata da una “fabbrica” di lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Lo rileva il Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat. Dal 2016 al 2017 altre 128mila [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/lavoro-a-rischio-poverta-93-milioni-di-italiani/">Lavoro: a rischio povertà 9,3 milioni di italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Meno disoccupazione,<strong>&nbsp;compensata da una “fabbrica” di lavoratori precari</strong>. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Lo rileva il Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat.</p>
<p><strong>Dal 2016 al 2017 altre 128mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia</strong>: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 293 mila soggetti in difficoltà.<strong>&nbsp;Crescono soprattutto gli occupati-precari</strong>: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 197mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio.</p>
<p>Ai “semplici” disoccupati – che hanno fatto registrare una diminuzione di 69mil unità – vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi.&nbsp;<strong>Si tratta di un’enorme “area di disagio”</strong>: ai quasi 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (900mila persone) sia quelli a orario pieno (2 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (722mila), i collaboratori (251mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,68 milioni).</p>
<p><a href="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA1.jpeg" data-slb-active="1" data-slb-asset="815349034" data-slb-internal="0" data-slb-group="195192"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-195197 initial loading" src="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA1.jpeg" sizes="(max-width: 724px) 100vw, 724px" srcset="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA1.jpeg 724w, http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA1-360x215.jpeg 360w" alt="" width="724" height="433" data-was-processed="true"></a>Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,55 milioni di unità.&nbsp;<strong>Il totale del’area di disagio sociale</strong>, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat,&nbsp;<strong>a fine 2017 comprendeva dunque 9,29 milioni di persone</strong>, in aumento rispetto&nbsp; fine 2016 di 197mila unità (+1,4%).</p>
<p>“<strong>Auspichiamo la rapida formazione di una maggioranza e di un governo</strong>. Le aziende italiane hanno bisogno di risorse e incentivi per crescere e svilupparsi dunque per avere i presupposti necessari a creare nuova occupazione stabile.&nbsp;<strong>C’è bisogno di più lavoro per gli italiani</strong>: in questo senso, vanno accolti con favore tutti gli strumenti e le misure volte a rendere meno onerose le assunzioni di lavoratori, meglio se si tratta di interventi strutturali e non di aiuti una tantum.&nbsp;<strong>Riteniamo sbagliato insistere con forme di sussidio</strong>, perché strumenti come il reddito di inclusione alimentano l’assistenzialismo e disincentivano, di fatto, la crescita economica.&nbsp;<strong>I poveri non vanno lasciati nella loro condizione</strong>” commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.</p>
<p>Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche&nbsp;<strong>la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici</strong>. Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,29 milioni di persone è relativo al terzo trimestre del 2017 e complessivamente<strong>risulta in aumento dell’1,4% rispetto al terzo trimestre del 2016</strong>, quando l’asticella si era fermata a 9,16 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.</p>
<p><strong><a href="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA2.jpeg" data-slb-active="1" data-slb-asset="100376324" data-slb-internal="0" data-slb-group="195192"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-195196 loading" src="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA2.jpeg" sizes="(max-width: 732px) 100vw, 732px" srcset="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA2.jpeg 732w, http://www.dire.it/wp-content/uploads/2018/04/UNIMPRESA2-360x154.jpeg 360w" alt="" width="732" height="313" data-was-processed="true"></a>Nel terzo trimestre del 2016 i disoccupati erano in totale 2,80 milioni</strong>: 1,53 milioni di ex occupati, 578mila ex inattivi e 693mila in cerca di prima occupazione. A settembre 2017 i disoccupati risultano in discesa di 69mila unità (-2,5%). Incide il calo di 139mila unità degli ex occupati, mentre crescono di 41mila unità gli ex inattivi; e salgono pure coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 29mila unità.</p>
<p><strong>In salita il dato degli occupati in difficoltà</strong>: erano 6,35 milioni a settembre 2016 e sono risultati 6,55 milioni a settembre scorso. In totale 197mila soggetti in più (+3,1%). Una crescita dell’area di difficoltà che rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana, nonostante alcuni segnali di miglioramento: soprattutto le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno –&nbsp;<strong>favorite dalle misure inserite soprattutto nel Jobs Act</strong>&nbsp;– pagano il conto della recessione.</p>
<p>I contratti a temine part time sono saliti di 146mila unità da 754mila a 900mila (+19,4%), i contratti a termine full time sono cresciuti di 196mila unità da 1,80 milioni a 2 milioni (+10,9%), i contratti a tempo indeterminato part time sono calati dell’1,0% da 2,70 milioni a 2,68 milioni (-27mila). Scendono i contratti di collaborazione (-56mila unità) da 307mila a 251mila (-18,2%) e risultano in diminuzione anche gli autonomi part time (-7,9%) da 784mila a 722mila (-62mila).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/lavoro-a-rischio-poverta-93-milioni-di-italiani/">Lavoro: a rischio povertà 9,3 milioni di italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Crisi: a rischio di povertà 9,3 milioni di italiani</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/12/26/crisi-a-rischio-di-poverta-93-milioni-di-italiani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Dec 2017 15:48:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[crisi]]></category>
		<category><![CDATA[deboli]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Più disoccupazione e più lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2016 al 2017 altre 105mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/12/26/crisi-a-rischio-di-poverta-93-milioni-di-italiani/">Crisi: a rischio di povertà 9,3 milioni di italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Più disoccupazione e più lavoratori precari. Ora sono oltre 9,3 milioni gli italiani non ce la fanno e sono a rischio povertà: è sempre più estesa l’area di disagio sociale che non accenna a restringersi. Dal 2016 al 2017 altre 105mila persone sono entrate nel bacino dei deboli in Italia: complessivamente, adesso, si tratta di 9 milioni e 347 mila soggetti in difficoltà. Crescono in particolare gli occupati-precari: in un anno, dunque, è aumentato il lavoro non stabile per 28mila soggetti che vanno ad allargare la fascia di italiani a rischio.</p>
<p>Ai “semplici” disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. Si tratta di un’enorme “area di disagio”: agli oltre 3 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (803mila persone) sia quelli a orario pieno (1,71 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (803mila), i collaboratori (3284mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,67 milioni). Questo gruppo di persone occupate – ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute – ammonta complessivamente a 6,27 milioni di unità. Il totale del’area di disagio sociale, calcolata dal Centro studi di Unimpresa sulla base dei dati Istat, a metà del 2017 comprendeva dunque 9,34 milioni di persone, in aumento rispetto al 2016 di 105mila unità (+1,14%).</p>
<p>“Le aziende italiane hanno bisogno di risorse e incentivi per crescere e svilupparsi dunque per avere i presupposti necessari a creare nuova occupazione. C’è bisogno di più lavoro per gli italiani: in questo senso, vanno accolti con favore tutti gli strumenti e le misure volte a rendere meno onerose le assunzioni di lavoratori, meglio se si tratta di interventi strutturali e non di aiuti una tantum. Riteniamo sbagliato insistere con forme di sussidio, perché strumenti come il reddito di inclusione alimentano l’assistenzialismo e disincentivano, di fatto, la crescita economica. I poveri non vanno lasciati nella loro condizione” commenta il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.</p>
<p>Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici.</p>
<p>Una situazione di fatto aggravata dalle agevolazioni offerte dal Jobs Act che hanno visto favorire forme di lavoro non stabili. Di qui l’estendersi del bacino dei “deboli”. Il dato sui 9,34 milioni di persone è relativo al secondo trimestre del 2017 e complessivamente risulta in aumento dell’1,14% rispetto al secondo trimestre del 2016, quando l’asticella si era fermata a 9,24 milioni di unità: in un anno quindi 105mila persone sono entrate nell’area di disagio sociale.</p>
<p>Nel secondo trimestre del 2016 i disoccupati erano in totale 2.89 milioni: 1,70 milioni di ex occupati, 676mila ex inattivi e 937mila in cerca di prima occupazione. A giugno 2017 i disoccupati risultano in aumento di 179mila unità (+6,18%). In aumento di 105mila unità gli ex occupati, crescono di 42mila unità gli ex inattivi; salgono coloro che sono in cerca di prima occupazione, cresciuti di 58mila unità.</p>
<p>In salita il dato degli occupati in difficoltà: erano 6,24 milioni a giugno 2016 e sono risultati 6,27 milioni a giugno scorso. In totale 28mila soggetti in più (+0,45%). Una crescita dell’area di difficoltà che rappresenta un’ulteriore spia della grave situazione in cui versa l’economia italiana, nonostante alcuni segnali di miglioramento: soprattutto le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno – favorite dalle misure inserite soprattutto nel Jobs Act – pagano il conto della recessione, complice anche uno spostamento delle persone dalla fascia degli occupati deboli a quella dei disoccupati.</p>
<p>I contratti a temine part time sono saliti di 83mila unità da 720mila a 803mila (+11,53%), i contratti a termine full time sono cresciuti di 13mila unità da 1,70 milioni a 1,71 milioni (+0,76%), i contratti a tempo indeterminato part time sono cresciuti dello 0,34% da 2,66 milioni a 2,77 milioni (+9mila). Scendono i contratti di collaborazione (-43mila unità) da 327mila a 284mila (-13,15%) e risultano in lieve diminuzione gli autonomi part time (-4,12%) da 825mila a 791mila (-34mila).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/12/26/crisi-a-rischio-di-poverta-93-milioni-di-italiani/">Crisi: a rischio di povertà 9,3 milioni di italiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Istat: “Il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto al 2008”</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/12/28/istat-il-tasso-di-disoccupazione-degli-stranieri-e-quasi-raddoppiato-rispetto-al-2008/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 13:19:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[occupazioni]]></category>
		<category><![CDATA[stranieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Dal 2008 al 2014 il tasso di occupazione degli stranieri ha subìto una contrazione di 6,3 punti, molto più accentuata rispetto a quella dei naturalizzati e degli italiani dalla nascita (-3,0 e -3,3 punti, rispettivamente). Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto a sei anni prima (+7,1 punti rispetto a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/12/28/istat-il-tasso-di-disoccupazione-degli-stranieri-e-quasi-raddoppiato-rispetto-al-2008/">Istat: “Il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto al 2008”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong>Dal 2008 al 2014 il tasso di occupazione degli stranieri ha subìto una contrazione di 6,3 punti</strong>, molto più accentuata rispetto a quella dei naturalizzati e degli italiani dalla nascita (-3,0 e -3,3 punti, rispettivamente). Al contempo, il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto a sei anni prima (+7,1 punti rispetto a +5,2 per gli italiani dalla nascita)”, passando dal 9 al 16,1%. Lo comunica l’Istat nel rapporto diffuso oggi su ‘L’integrazione degli stranieri e dei naturalizzati nel mercato del lavoro’ sul II trimestre 2014.</p>
<p>Poi, l’Istat sottolinea: “Nel secondo trimestre 2014 gli stranieri rappresentano l’8,6% della popolazione residente di 15-74 anni, i naturalizzati italiani l’1,3%. La ricerca di un lavoro è il motivo della migrazione in Italia per il 57% degli stranieri nati all’estero e per un terzo dei naturalizzati”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/12/28/istat-il-tasso-di-disoccupazione-degli-stranieri-e-quasi-raddoppiato-rispetto-al-2008/">Istat: “Il tasso di disoccupazione degli stranieri è quasi raddoppiato rispetto al 2008”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Calo disoccupazione: ai minimi dal 2013</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/09/01/calo-disoccupazione-ai-minimi-dal-2013/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2015 09:18:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La stima Istat dei disoccupati diminuisce del 4,4% (-143 mila) su base mensile a luglio scorso. Dopo la crescita degli ultimi due mesi, a luglio il tasso di disoccupazione cala di 0,5 punti percentuali, arrivando al 12,0% ai minimi da luglio 2013. Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 6,6% (-217 mila persone in cerca [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/09/01/calo-disoccupazione-ai-minimi-dal-2013/">Calo disoccupazione: ai minimi dal 2013</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>La stima Istat dei disoccupati diminuisce del 4,4% (-143 mila) su base mensile a luglio scorso.</strong> Dopo la crescita degli ultimi due mesi, a luglio il tasso di disoccupazione cala di <strong>0,5 punti percentuali</strong>, arrivando al 12,0% ai minimi da luglio 2013. <strong>Nei dodici mesi la disoccupazione diminuisce del 6,6% (-217 mila persone in cerca di lavoro) e il tasso di disoccupazione di 0,9 punti. </strong>Dopo la lieve crescita di maggio (+0,1%) e il calo di giugno (-0,3%),<strong> la stima degli inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell&#8217;ultimo mese dello 0,7%</strong> (+99 mila persone inattive, prevalentemente donne). Il tasso di inattivita&#8217; e&#8217; pari al 35,9%, in aumento di 0,3 punti percentuali. Su base annua l&#8217;inattivita&#8217; e&#8217; in calo dello 0,6% (-87 mila persone inattive) e il tasso di inattivita&#8217; di 0,1 punti.</p>
<p><strong>Cresce a luglio la stima degli occupati:</strong> secondo l&#8217;Istat <strong>l&#8217;aumento e&#8217; dello 0,2%, pari a +44mila</strong>, dopo il calo di maggio (-0,2%) e la lieve crescita di giugno (+0,1%). Il tasso di occupazione aumenta nel mese di 0,1 punti percentuali, arrivando al 56,3%. Nell&#8217;anno l&#8217;occupazione cresce dell&#8217;1,1% (+235 mila persone occupate) e il tasso di occupazione di 0,7 punti. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo maggio-luglio 2015 il tasso di occupazione cresce (+0,2 punti percentuali), mentre calano il tasso di disoccupazione (-0,1 punti) e il tasso di inattivita&#8217; (-0,1 punti).</p>
<p><strong>Il calo della disoccupazione a luglio scorso riguarda anche i giovani 15-24enni.</strong> La stima del numero di giovani disoccupati diminuisce rispetto al mese precedente (-51 mila, pari a -7,6%). L&#8217;incidenza dei giovani disoccupati tra 15 e 24 anni sul totale dei giovani della stessa classe di eta&#8217; e&#8217; pari al 10,4% (cioe&#8217; poco piu&#8217; di un giovane su 10 e&#8217; disoccupato). Tale incidenza &#8211; rileva l&#8217;Istat &#8211; diminuisce nell&#8217;ultimo mese di 0,9 punti percentuali. Il tasso di disoccupazione dei 15-24enni, cioe&#8217; la quota di giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) e&#8217; pari al 40,5%, in calo di 2,5 punti percentuali rispetto al mese precedente. Dal calcolo del tasso di disoccupazione sono esclusi i giovani inattivi, cioe&#8217; coloro che non sono occupati e non cercano lavoro, nella maggior parte dei casi perche&#8217; impegnati negli studi.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/09/01/calo-disoccupazione-ai-minimi-dal-2013/">Calo disoccupazione: ai minimi dal 2013</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Consumi: in diminuzione a maggio, ma non si ferma la ripresa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/07/06/consumi-in-diminuzione-a-maggio-ma-non-si-ferma-la-ripresa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Jul 2015 08:45:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[confcommercio]]></category>
		<category><![CDATA[consumi]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[industria]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;indicatore dei Consumi Confcommercio registra a maggio 2015 una diminuzione dello 0,3% rispetto ad aprile ed un incremento dell&#8217;1,2% tendenziale (rispetto al maggio del 2014). Nonostante il dato negativo registrato nell&#8217;ultimo mese, informa una nota, l&#8217;indicatore conferma, in termini di media mobile a tre mesi, &#8220;la tendenza al progressivo miglioramento tornando sui valori di inizio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/06/consumi-in-diminuzione-a-maggio-ma-non-si-ferma-la-ripresa/">Consumi: in diminuzione a maggio, ma non si ferma la ripresa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;indicatore dei Consumi Confcommercio registra a maggio 2015 una diminuzione dello <strong>0,3% rispetto ad aprile</strong> ed <strong>un incremento dell&#8217;1,2% tendenziale </strong>(rispetto al maggio del 2014). Nonostante il dato negativo registrato nell&#8217;ultimo mese, informa una nota, l&#8217;indicatore conferma, in termini di media mobile a tre mesi, <strong><em>&#8220;la tendenza al progressivo miglioramento tornando sui valori di inizio 2013&#8221;</em></strong>. Il dato dell&#8217;ultimo mese si inserisce in un contesto che, <em>&#8220;pur evidenziando segnali di un miglioramento complessivo, presenta elementi di fragilità derivanti da una ripresa che stenta ad assumere toni di un certo rilievo con effetti altalenanti sulle decisioni di spesa delle famiglie e sull&#8217;occupazione&#8221;</em>. Va anche sottolineato come in questa fase <em>&#8220;parte del recupero del reddito disponibile delle famiglie sia destinato a ricostituire i risparmi fortemente erosi negli ultimi anni&#8221;</em>.</p>
<p>A sostenere <strong>l&#8217;ipotesi di uno stop solo temporaneo nel percorso di ripresa dei consumi delle famiglie</strong>, nel mese di giugno il clima di fiducia ha segnato, dopo un bimestre negativo, <em>&#8220;un deciso recupero tornando su livelli abbastanza elevati, andamento a cui hanno contribuito sia le componenti legate alla situazione personale, sia a quella del paese&#8221;</em>.  Anche sul versante delle imprese nel mese di giugno si è registrato <em>&#8220;un positivo miglioramento del sentimento complessivo, tornato sui livelli di giugno del 2008, sintesi di un recupero della fiducia tra tutti gli operatori dei principali settori di attività economica&#8221;</em>.</p>
<p>Il miglioramento della fiducia &#8220;riflette il proseguimento della fase di graduale recupero dell&#8217;attività produttiva. Stando alle valutazioni di Confindustria la produzione industriale dovrebbe aver registrato a giugno una variazione congiunturale dello <strong>0,2% (+0,3% a maggio)</strong>. La tendenza al recupero, seppure non particolarmente accentuato, dovrebbe proseguire anche nei prossimi mesi in considerazione di un incremento, a giugno, degli ordini dello <strong>0,9%</strong> rispetto a maggio. A maggio <strong>il numero di occupati</strong>, valutati al netto dei fattori stagionali, ha mostrato, dopo il deciso aumento di aprile, <strong>una riduzione di 63mila unità</strong> nei confronti del mese precedente. Analizzando le dinamiche occupazionali in un arco temporale meno ristretto, si rileva comunque come la tendenza, al di là delle fluttuazioni che possono verificarsi in una fase di transizione tra una lunga crisi ed una moderata ripresa, sia improntata al contenuto recupero. Nel complesso dei primi cinque mesi dell&#8217;anno gli occupati sono, infatti, in aumento nei confronti di gennaio-maggio 2014 di 118mila unità. <strong>Nel mese di maggio 2015 le persone in cerca di occupazione sono rimaste sostanzialmente invariate rispetto ad aprile.</strong> Anche in questo caso, se si analizzano le dinamiche rilevate nei primi cinque mesi dell&#8217;anno emerge un miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2014, con una <strong>riduzione di 50mila disoccupati</strong>. Il combinarsi di queste dinamiche ha lasciato, a maggio, il <strong>tasso di disoccupazione al 12,4%</strong>. <em>“A conferma di una situazione meno negativa</em> &#8211; conclude Confcommercio &#8211; <em>rispetto al passato, si rileva come anche a maggio sia proseguita la tendenza alla riduzione, su base annua, delle ore di Cig (-29,0%). Il fenomeno continua ad interessare tutti gli istituti&#8221;</em>.</p>
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		<title>Istat: stabile il tasso di disoccupazione a maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Jun 2015 08:42:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
		<category><![CDATA[giovani]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Istituto Nazionale di Statistica (Istat) ha pubblicato i nuovi dati relativi al tasso di disoccupazione, relativi al mese di maggio 2015. Dopo la crescita registrata a febbraio e a marzo e il calo di aprile, a maggio il tasso di disoccupazione resta invariato rispetto al mese precedente, confermandosi al 12,4%. L&#8217;Istituto evidenzia come il numero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Istituto Nazionale di Statistica (<strong>Istat</strong>) ha pubblicato i nuovi dati relativi al tasso di disoccupazione, relativi al mese di <strong>maggio 2015</strong>. Dopo la crescita registrata a febbraio e a marzo e il calo di aprile, <strong>a maggio il tasso di disoccupazione resta invariato rispetto al mese precedente</strong>, confermandosi al <strong>12,4%.</strong> L&#8217;Istituto evidenzia come il numero di disoccupati rimane sostanzialmente invariato su base mensile, mentre nei dodici mesi il numero di disoccupati <strong>è diminuito dell&#8217;1,8%</strong> (-59 mila) e il <strong>tasso di disoccupazione di 0,2 punti</strong> percentuali.</p>
<p>Per quanto riguarda il tasso di inattività nei giovani, <strong>il numero di individui inattivi tra i 15 e i 64 anni aumenta nell&#8217;ultimo mese (+0,3%, pari a +36 mila)</strong>, dopo che  calo nei quattro mesi precedenti il dato era costantemente calato. Il tasso di inattività (giovani che non studiano e non lavorano), <strong>pari al 36%</strong>, aumenta di <strong>0,1 punti percentuali</strong>. Su base annua gli <strong>inattivi diminuiscono dello 0,9% </strong>(-135 mila) e il tasso di inattività di 0,2 punti. Rispetto ai tre mesi precedenti, nel periodo marzo-maggio 2015 il tasso di occupazione risulta in crescita (+0,1 punti percentuali). <strong>A fronte di un calo del tasso di inattività (-0,2 punti), il tasso di disoccupazione giovanile aumenta (+0,1 punti).</strong></p>
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