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	<title>Hamas Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Hamas chiede un corridoio protetto per i suoi miliziani nelle aree controllate dalle forze israeliane, respinto da Tel Aviv</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/11/03/hamas-chiede-un-corridoio-protetto-per-i-suoi-miliziani-nelle-aree-controllate-dalle-forze-israeliane-respinto-da-tel-aviv/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Nov 2025 16:33:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La tregua in Medioriente mostra segni di cedimento mentre i negoziatori tentano di mediare tra Israele e Hamas per assicurare un “passaggio sicuro” ai miliziani ancora nascosti nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/11/03/hamas-chiede-un-corridoio-protetto-per-i-suoi-miliziani-nelle-aree-controllate-dalle-forze-israeliane-respinto-da-tel-aviv/">Hamas chiede un corridoio protetto per i suoi miliziani nelle aree controllate dalle forze israeliane, respinto da Tel Aviv</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La tregua in Medioriente mostra segni di cedimento mentre i negoziatori tentano di mediare tra Israele e Hamas per assicurare un “passaggio sicuro” ai miliziani ancora nascosti nei tunnel al di là della cosiddetta Linea Gialla. Secondo Al Jazeera, gli sforzi diplomatici mirano a proteggere chi non è ancora emerso dopo le recenti operazioni militari.</p>
<p>Dal canto loro, fonti israeliane citate dal portale Ynet rifiutano ogni concessione, accusando Hamas di voler “evacuare” circa 200 combattenti dalla zona di Rafah, ora sotto il controllo delle Forze di Difesa israeliane (IDF). L’esercito di Tel Aviv sostiene che lo spostamento di questi elementi rappresenti un rischio per la sicurezza della regione.</p>
<p>Intanto, le autorità israeliane hanno reso noto di aver ricevuto dalla leadership di Hamas i resti di tre ostaggi, consegnati alla Croce Rossa. Secondo quanto riferito da al Arabiya, citando esponenti del movimento palestinese, uno dei corpi appartiene al colonnello Assaf Hamami. Hamami guidava la Brigata meridionale della divisione di Gaza ed era rimasto ucciso il 7 ottobre 2023 durante scontri a fuoco con miliziani di Hamas nei pressi del kibbutz Nirim.</p>
<p>Sull’evoluzione del conflitto si è pronunciato anche il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, che ha ribadito la piena autonomia decisionale di Gerusalemme nelle operazioni nella Striscia di Gaza: “Non chiediamo il permesso agli Stati Uniti per compiere azioni militari nella Striscia di Gaza”.</p>
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		<title>Stime parlano di tredici ostaggi uccisi da Hamas e cinque ancora dispersi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 25 Oct 2025 09:10:35 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/10/25/stime-parlano-di-tredici-ostaggi-uccisi-da-hamas-e-cinque-ancora-dispersi/">Stime parlano di tredici ostaggi uccisi da Hamas e cinque ancora dispersi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un funzionario israeliano ha riferito che Hamas non è in grado di localizzare cinque dei tredici cadaveri degli ostaggi israeliani ancora trattenuti nella Striscia di Gaza. Parallelamente, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha reso noto che, dall’inizio della tregua, almeno 89 persone sono morte nel territorio.</p>
<p>Nel contesto della Cisgiordania, l’agenzia palestinese Wafa segnala che coloni israeliani hanno incendiato numerosi veicoli palestinesi a Deir Dibwan, a est di Ramallah. L’episodio è avvenuto il giorno dopo l’altolà degli Stati Uniti a Tel Aviv sull’ipotesi di annessione.</p>
<p>Sul fronte diplomatico, il presidente statunitense Donald Trump ha risposto a chi sollevava dubbi sul progetto israeliano: “Non accadrà, ho dato la mia parola ai Paesi arabi”. In visita nella regione, il segretario di Stato Marco Rubio ha avvertito che un’operazione del genere “sarebbe una minaccia alla pace”.</p>
<p>Di fronte alle pressioni, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha deciso di bloccare l’iter della legge che prevedeva l’annessione di parte della Cisgiordania.</p>
<p>Infine, il ministro israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha rivolto un insulto ai sauditi in merito alla proposta di istituire uno Stato palestinese, affermando: “Restate sui cammelli”.</p>
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		<title>Corteo a Tel Aviv per ostaggi e cessate il fuoco a Gaza: l’IDF indica una telecamera di Hamas come causa del danno all’ospedale Nasser</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Aug 2025 20:44:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono passati 690 giorni dall’inizio delle ostilità in Medio Oriente. Secondo l’esercito israeliano, il recente attacco all’ospedale Nasser aveva come obiettivo una telecamera che, a loro avviso, “fosse&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/08/27/corteo-a-tel-aviv-per-ostaggi-e-cessate-il-fuoco-a-gaza-lidf-indica-una-telecamera-di-hamas-come-causa-del-danno-allospedale-nasser/">Corteo a Tel Aviv per ostaggi e cessate il fuoco a Gaza: l’IDF indica una telecamera di Hamas come causa del danno all’ospedale Nasser</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati 690 giorni dall’inizio delle ostilità in Medio Oriente. Secondo l’esercito israeliano, il recente attacco all’ospedale Nasser aveva come obiettivo una telecamera che, a loro avviso, “fosse stata piazzata lì da Hamas per monitorare i movimenti dei combattenti”.</p>
<p>Nel frattempo, le principali autorità religiose cattoliche e ortodosse a Gaza hanno annunciato che non seguiranno l’ordine di lasciare la Striscia. In una nota congiunta, il cardinale Pierbattista Pizzaballa e il patriarca Teofilo hanno dichiarato: “Il clero e le suore rimarranno e continueranno a prendersi cura di tutti coloro che saranno nei complessi. Andarsene sarebbe una condanna a morte”.</p>
<p>Intanto i raid israeliani nella Striscia non accennano a diminuire, causando numerose vittime, tra cui bambini. In serata, migliaia di persone hanno sfilato per le vie di Tel Aviv, chiedendo il rilascio degli ostaggi e un immediato cessate il fuoco.</p>
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		<title>Hamas accoglie con favore la nuova proposta di tregua, segnalano i media</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Jul 2025 08:18:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il conflitto in Medioriente è entrato oggi nel suo 636º giorno, mentre emergono segnali sia di possibile tregua sia di intensificazione delle tensioni regionali. Fonti vicine ad Hamas,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/07/05/hamas-accoglie-con-favore-la-nuova-proposta-di-tregua-segnalano-i-media/">Hamas accoglie con favore la nuova proposta di tregua, segnalano i media</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il conflitto in Medioriente è entrato oggi nel suo 636º giorno, mentre emergono segnali sia di possibile tregua sia di intensificazione delle tensioni regionali.</p>
<p>Fonti vicine ad Hamas, tramite il canale Al-Aqsa, hanno comunicato di aver trasmesso al Qatar una risposta positiva alla nuova proposta di accordo per la tregua e la liberazione degli ostaggi. Qualche ora prima, l’ex presidente statunitense Donald Trump aveva annunciato che «Israele ha accettato le condizioni per una tregua di 60 giorni a Gaza».</p>
<p>Sul fronte politico-istituzionale israeliano, il primo ministro Benjamin Netanyahu ha ribadito l’obiettivo di neutralizzare completamente Hamas: «Hamas non esisterà più. Non ci sarà un ‘Hamastan’. Non si torna indietro. È finita. Libereremo tutti i nostri ostaggi». Dal canto suo, l’organizzazione islamista ha dichiarato di essere disposta a definire un’intesa con Tel Aviv, a condizione che le ostilità vengano interrotte.</p>
<p>In parallelo, l’Iran ha rimosso per la prima volta dal 13 giugno il divieto di sorvolo sul proprio spazio aereo, segnalando una revisione delle restrizioni imposte all’aviazione civile nazionale.</p>
<p>Le condizioni umanitarie nella Striscia di Gaza restano critiche. L’agenzia Ap riferisce che l’ondata di calore torrido e la scarsità d’acqua hanno scatenato un «effetto domino», aggravando le difficoltà quotidiane dei circa due milioni di residenti.</p>
<p>Sul piano delle accuse internazionali, il quotidiano The Guardian ha rilanciato l’accusa che Israele «ha lanciato una bomba illegale sulla Striscia». Nel frattempo, il ministro della Giustizia israeliano ha definito «il momento di annettere la Cisgiordania», suscitando ulteriori tensioni sui futuri assetti territoriali.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/07/05/hamas-accoglie-con-favore-la-nuova-proposta-di-tregua-segnalano-i-media/">Hamas accoglie con favore la nuova proposta di tregua, segnalano i media</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Incontri di Pace: delegazione di Hamas al Cairo per finalizzare l&#8217;accordo di tregua</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/05/06/incontri-di-pace-delegazione-di-hamas-al-cairo-per-finalizzare-laccordo-di-tregua/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 May 2024 19:04:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una delegazione di Hamas è attesa al Cairo martedì mattina per discutere i dettagli finali di un proposto accordo di tregua. Secondo fonti egiziane di alto livello, l&#8217;incontro&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/06/incontri-di-pace-delegazione-di-hamas-al-cairo-per-finalizzare-laccordo-di-tregua/">Incontri di Pace: delegazione di Hamas al Cairo per finalizzare l&#8217;accordo di tregua</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Una delegazione di Hamas è attesa al Cairo martedì mattina per discutere i dettagli finali di un proposto accordo di tregua. Secondo fonti egiziane di alto livello, l&#8217;incontro si focalizzerà sugli ultimi aspetti dell&#8217;accordo preliminarmente approvato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La leadership di Hamas ha dimostrato un approccio costruttivo nei confronti della proposta di cessate il fuoco ricevuta di recente. &#8220;La direzione del movimento ha studiato la proposta con uno spirito positivo e con questo stesso spirito si recherà al Cairo per raggiungere l&#8217;accordo&#8221;, ha dichiarato Hamas tramite Skynews Arabia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa mossa rappresenta un passo importante verso la risoluzione del conflitto in corso, sottolineando il ruolo cruciale dell&#8217;Egitto come mediatore nei dialoghi di pace nella regione. L&#8217;incontro al Cairo potrebbe segnare un momento decisivo per il futuro delle relazioni nella regione e per la stabilità a lungo termine.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/05/06/incontri-di-pace-delegazione-di-hamas-al-cairo-per-finalizzare-laccordo-di-tregua/">Incontri di Pace: delegazione di Hamas al Cairo per finalizzare l&#8217;accordo di tregua</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>MO. Gaza, Hamas dice si a cessate il fuoco</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/11/14/mo-gaza-hamas-dice-si-a-cessate-il-fuoco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 20:25:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I gruppi armati palestinesi guidati da Hamas hanno deciso di deporre le armi, accettando un accordo mediato dall&#8217;Egitto e le Nazioni Unite per porre fine allo scontro tra&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/14/mo-gaza-hamas-dice-si-a-cessate-il-fuoco/">MO. Gaza, Hamas dice si a cessate il fuoco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I gruppi armati palestinesi guidati da Hamas hanno deciso di deporre le armi, accettando un accordo mediato dall&#8217;Egitto e le Nazioni Unite per porre fine allo scontro tra i miliziani e l&#8217;esercito israeliano nella Striscia di Gaza. Ieri, in una nota, il capo del movimento Ismail Hanyia ha dichiarato: &#8220;Affermiamo con forza che rispetteremo il cessate-il-fuoco, fintanto che Israele osservera&#8217; la tregua raggiunta attraverso la mediazione dell&#8217;Egitto&#8221;. Come riportano vari media internazionali, l&#8217;escalation di violenze nella Striscia di Gaza delle ultime 24 ore e&#8217; stata la piu&#8217; grave dalla guerra del 2014. Tra lunedi&#8217; e martedi&#8217;, da Gaza sono partiti oltre 400 missili contro il territorio israliano. Dal canto suo, l&#8217;aviazione della Stella di Davide ha bombardato 160 obiettivi nella Striscia. Ad ora il governo di Israele non si e&#8217; ancora espresso, mentre il ministro della Difesa Avigdor Lieberman, avrebbe diffuso un comunicato per opporsi allo stop ai raid aerei. Tuttavia, secondo fonti interne all&#8217;esecutivo citate dal quotidiano &#8216;The Independent&#8217;, il premier Netanyahu avrebbe accettato. A partire dalla serata di ieri, dopo l&#8217;annuncio di Hanyia, in effetti i bombardamenti contro l&#8217;enclave sono cessati e la notte e&#8217; trascorsa tranquilla. Stando a &#8216;Radio France internationale&#8217;, la notte scorsa i droni israeliani hanno continuato a sorvolare i cieli di Gaza, mentre le navi della marina militare sono rimaste a presidiare le coste, ma le armi non sono state utilizzate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/14/mo-gaza-hamas-dice-si-a-cessate-il-fuoco/">MO. Gaza, Hamas dice si a cessate il fuoco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gaza: nuovi martiri, ma la marcia non si ferma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 21:53:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[La Grande Marcia del Ritorno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Su Gaza City i droni ronzano in continuazione e volano bassi fin dall’alba. Notizie telefoniche c’informano che volano bassi in tutta la Striscia. Non è un buon segno.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/20/gaza-nuovi-martiri-ma-la-marcia-non-si-ferma/">Gaza: nuovi martiri, ma la marcia non si ferma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Su Gaza City i droni ronzano in continuazione e volano bassi fin dall’alba. Notizie telefoniche c’informano che volano bassi in tutta la Striscia. Non è un buon segno. Oggi è il quarto venerdì della grande marcia del ritorno e i palestinesi hanno promesso molte sorprese per questa quarta giornata, forse i droni sono particolarmente attivi per questo.</p>
<p>In realtà le sorprese degli organizzatori della marcia attingono tutte alla creatività tipica della sfera della nonviolenza. Ma mentre scriviamo Israele ha già fatto il primo martire. Un colpo di precisione ha fatto saltare parte della scatola cranica a un giovane manifestante. Un colpo da killer professionista. Così Ahmed Nabil Akel, un ragazzo di 24 anni, ha smesso di vivere intorno alle 12,30, ora locale, e da giovane scanzonato e sempre pronto al sorriso, come ci viene descritto, si è trasformato nel primo martire del 4° giorno. Dire il primo martire, lo ricordiamo, è diverso dal dire la prima vittima, perché un uomo assassinato è una vittima, ma se questo viene assassinato mentre manifesta per i diritti della sua collettività diventa un martire. Questo ci ricordano sempre i palestinesi e vogliamo riportare il loro pensiero perché spiega bene quel che in occidente sembra difficile capire.</p>
<p>Mentre scriviamo la marcia continua, anche se il giovane Ahmed è stato assassinato e parecchi altri manifestanti sono stati feriti, e intanto, minuto per minuto scopriamo le sorprese preparate dagli organizzatori. Sono sorprese che ricordano quel vecchio sogno che tanti anni fa faceva scrivere sui muri delle università italiane. “l’immaginazione al potere”. Sarebbe stato bello, ma non andò così. E anche qui, mentre vediamo aquiloni colorati, o una pseudo mongolfiera piena di messaggi d’amore che cerca di scavalcare i confini per portare quei messaggi a un detenuto chiuso in galera da una ventina d’anni, o un divertito e divertente servizio di “contro lancio gaz” o i volantini palestinesi che ricalcano ironicamente quelli israeliani invitando i soldati a tornare a casa e a non credere ai loro governanti ed altre trovate simili che ricordano la creatività del movimento italiano del “77, i proiettili e tear gas fanno il loro lavoro ma non fermano le migliaia di persone che con carretti e automobili, moto e furgoncini, vanno a unirsi al “popolo delle tende” che staziona fisso lungo il confine e che ha attrezzato le cinque aree delle manifestazioni con servizi di piccolo ristoro, librerie e luoghi per conferenze e spettacoli che andranno avanti fino al 15 maggio, giorno della Naqba, in cui la grande marcia si concluderà.</p>
<p>Intanto i droni si moltiplicano e seguitano a volare bassi e i proiettili lungo la zona della marcia seguitano a cadere come risposta a una manifestazione pacifica cui partecipano migliaia di famiglie. Quanti feriti ci saranno oggi? colpiti opportunamente dai proiettili per restare invalidi, o intossicati dai gas micidiali che Israele può usare liberamente? Il bilancio lo farà stasera il Ministero della Salute.</p>
<p>Noi sappiamo che le istituzioni internazionali hanno una grande responsabilità, quella di non costringere Israele a rispettare il Diritto internazionale e il Diritto umanitario, unica possibilità per arrivare alla fine dei massacri e fermare l’incremento dell’odio che assedio e occupazione portano con sé.</p>
<p>A tal proposito è di ieri la notizia che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che risulta incredibile fino all’assurdo per chi conosce la situazione dall’interno. Di fatto il Parlamento Europeo ha condannato non Israele, bensì i palestinesi che marciano per chiedere il rispetto dei loro diritti. Lo ha fatto attribuendo al partito al potere nella Striscia di Gaza, cioè Hamas, la colpa di essere l’ispiratore della manifestazione, senza dimenticare, ovviamente, di attribuirgli l’epiteto di terrorista secondo i canoni fedeli alla narrativa israeliana, quella che si serve del potere evocativo di alcune parole dopo avergli costruito intorno un ricco corollario. Vedasi, ad esempio, “sicurezza per Israele”, locuzione capace di giustificare ogni crimine israeliano, o Hamas, nome di un’organizzazione politica cui è subliminalmente connesso l’aggettivo di terrorista anche quando lo si ritiene ispiratore e organizzatore di una grande iniziativa basata sulla nonviolenza.</p>
<p>Ma il Parlamento europeo, nel gioco cerchiobottista che confonde ulteriormente la realtà, dopo aver condannato Hamas e con esso i i palestinesi rei di chiedere il rispetto del Diritto internazionale, ha anche dato uno schiaffetto sulle mani a Israele perché alla richiesta palestinese di rispettare le Risoluzioni Onu ha risposto in modo un po’ troppo duro, causando in sole tre manifestazioni, 32 martiri e quasi 3000 feriti. Se Israele si fosse contenuto nel numero di uccisi e feriti, cosa che forse ora farà, non ci sarebbe stato motivo di rimprovero! Non è gratificante né tanto meno rassicurante vedere che uno degli organi fondamentali del Diritto internazionale si flette in tal modo annichilendo l’essenza stessa del Diritto.</p>
<p>Ma i palestinesi di Gaza non si sconvolgono per questo, e qui sta il significato forte di questa grande marcia. Loro ormai hanno deciso, e lo ripetono spesso, che non hanno più niente da perdere, che è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Che chi muore in questa impresa passa il testimone a chi resta, ed è questo Israele non riesce a capire e crede ancora di spezzare la resistenza seguitando a violare il diritto universale.</p>
<p>Israele non ha capito che i martiri sono “testimoni” e non tolgono forza alla resistenza ma ne aggiungono. Tanto il governo che il parlamento israeliani pare non abbiano capito che nonostante l’enorme e continuo uso della forza per tacitare il Diritto, questo Stato e i suoi rappresentanti potranno solo restare impuniti per i crimini commessi, ma dovranno vivere nell’incubo di un’ipotetica vendetta.</p>
<p>In ogni casa palestinese c’è la foto di un martire. Un martire per cui non c’è stata giustizia. Questa è la condanna a cui Israele non può sottrarsi e che prima o poi si troverà a dover affrontare.</p>
<p style="text-align: right;">Patrizia Cecconi-Pressenza</p>
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		<title>“Mi lasciano morire di cancro perché moglie d’un militante di Hamas”. L&#8217;intervista</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 09 Oct 2016 17:12:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ottobre 2016, Palestina, mi trovo in questi territori da parecchi giorni, stando qui ci si rende subito conto di come le differenze tra gli esseri umani siano scandite&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/09/mi-lasciano-morire-di-cancro-perche-moglie-dun-militante-di-hamas-lintervista/">“Mi lasciano morire di cancro perché moglie d’un militante di Hamas”. L&#8217;intervista</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ottobre 2016, Palestina, mi trovo in questi territori da parecchi giorni, stando qui ci si rende subito conto di come le differenze tra gli esseri umani siano scandite non solo dall’occupazione dell’esercito israeliano, ma da precise scelte politiche personali.<br />
Vi sono diatribe esterne che pesano sulla normale quotidianità degli abitanti. Come tutti ben sanno, a detenere il potere locale è l’ANP, Autorità Nazionale Palestinese, guidata e sorretta dal Presidente in carica Abu Mazen. La fazione più forte dopo il partito del Presidente è quella di Hamas, da anni in aperto conflitto con le scelte del partito opposto e che ha visto saltare anche la partecipazione alle ultime elezioni palestinesi. Le faide interne sono numerose, proprio a causa di una condizione voluta da chi della Palestina da tempo ne occupa i territori:  dove nessuna forma di diritto è assicurato è molto facile che poi nascano dispute per interessi personali, per tutelare i diritti di singole famiglie o al massimo di una piccola parte dell’intera comunità palestinese; in questo contesto, così voluto e mantenuto, diventa impossibile  tutelare diritti come quello all’istruzione oppure quello che garantisce l’accesso alle cure mediche.</p>
<h4>In viaggio verso Jenin</h4>
<p>E’ mattino e di buon ora siamo in cammino verso Jenin; abbiamo scelto di partire presto a causa dei numerosi blocchi militari che si possono incontrare verso la strada, forse il più rischioso, quello di Kalandia Checkpoint: per percorrere un tratto di strada per cui normalmente occorrerebbero meno di 90 minuti di strada a bordo dello Shirut, ( taxi collettivo) spesso occorrono anche più di 3 ore, solo per raggiungere la città.<br />
Ad accompagnarmi in questo viaggio, oltre al fotoreporter Mohammed Abbas, c’è anche un interprete. Passando per ampie strade, arriviamo finalmente nel campo di Jenin, città famosa oltre che per i suoi numerosi martiri, per via dei molti libri che narrano delle vicissitudini del grande campo profughi insediato al suo interno, puntualmente boicottati dalla comunità internazionale in svariate occasioni, come a non voler far conoscere al resto del mondo <strong>una penosa realtà, quella di persone, di donne, di uomini, di bambini a cui non viene nemmeno più concesso il diritto ad esistere e di lottare per la propria sopravvivenza.</strong></p>
<h4>Dentro il campo profughi</h4>
<p>Usciamo dalla città e cerchiamo d’intervistare la gente comune che però per paura non ci rivolge la parola, allora decidiamo che addentrarci nel campo profughi sia la scelta più ovvia. Agli angoli delle strade e sulle porte troviamo affissi ovunque i manifestini che ritraggono i militanti morti di Hamas, qui quasi ogni famiglia palestinese ha morti da ricordare ed è usanza affiggere, sull’entrata o sulle mura dell’abitazione, le foto di coloro che sono morti in quella famiglia, in particolar modo ci colpisce un’abitazione con una porta di ferro blu, su cui troviamo addirittura ritratte 9 persone. Parliamo con alcuni ragazzi che ci indicano un posto, la casa di un’importante famiglia di militanti di Hamas.<br />
Giungiamo così a casa di Asma Abu Al Hija, membro di un’importante famiglia all’interno della comunità di Jenin, affiliata alle brigate Qassam, moglie dello sceicco Jamal Abu Hija, detenuto in carcere dal 2002 dopo avere portato a termine un’operazione militare che ha visto morire 9 militari israeliani. Nel 2015 vi furono scontri a fuoco tra la popolazione e la polizia israeliana che per due settimane tenne sotto assedio il campo profughi con l’uso di bulldozer, mitra e granate esplosive. In passato il campo venne raso al suolo distrutte abitazioni, scuole, e presidi medici, le intifade interne in seguito approdarono anche ad una guerriglia armata che vide sconfitte quelle fazioni legate alla jihad islamica.</p>
<h4>La storia di Asma</h4>
<p>Asma è malata di cancro e lotta da tempo contro questa malattia, quando di tempo ormai non ce n’è più. Ci vengono mostrati i documenti medici, dimostrano una volontà da parte dei sanitari di operarla al cervello, in tempi brevi, a causa della massa cancerogena di dimensioni oramai insostenibili e che la sta portando a un deterioramento non solo della vista ma anche a un progressivo peggioramento del suo stato di salute fisica. Asma Abu Hija è una donna di 52 anni di una bellezza particolare, dai modi leggeri, gentili, nello sguardo si cela la fierezza di una donna che conserva ancora oggi, pur nella malattia, il coraggio di difendere con tutta la forza la sua famiglia sottoposta da anni di soprusi, d’incursioni ed umiliazioni. Trattenuta anch’ella in carcere, dopo avere visto imprigionati tutti i suoi figli, successivamente all’arresto del marito. Asma tempo dopo, ha vissuto anche la morte di un figlio, per mano di un militare israeliano, durante un combattimento.</p>
<h4>L’intervista</h4>
<p><strong>Come si è evoluta la situazione all’interno della sua famiglia dopo l’ultima incursione all’ interno del campo di una anno fa?</strong><br />
Sono una madre ed una moglie, ma prima di tutto sono una donna palestinese a cui sono stati negati tutti i diritti fondamentali, tutti i diritti normalmente riconosciuti ad un essere umano. Mio marito è stato arrestato nel 2002, da quel giorno è stata negata a me ed ai miei figli la possibilità di incontrarlo anche solo per un secondo, mio marito oggi ha 56 anni. Ho 4 figli maschi e 2 figlie femmine, uno dei miei figli è stato ucciso, Hamze, e nel frattempo in questi anni ho visto gli altri 3 portati via in carcere, uno ad uno, presero anche me e mi tennero in cella per 9 mesi, come detenzione amministrativa ma non mi venne mai formulata nessuna accusa.<br />
<strong>Lei non ha mai incontrato suo marito e le è sempre stata negata la richiesta?</strong><br />
In verità mi è stata accettata una volta, il giorno che avrei dovuto incontrare finalmente mio marito, i militari uccisero mio figlio. Il giorno peggiore della mia vita, dalla felicità alla morte interiore, mi venne strappata l’anima in quelle ore. Pochi giorni dopo vi fu il funerale di Hamze, in cui si presentarono i militari israeliani, arrivarono anche in quel giorno per non darci pace.<br />
<strong>Cosa accadde il giorno del funerale?</strong><br />
Una tragedia infinita, è di usanza durante il funerale di un martire, sparare colpi in aria con il mitra, per dare onore al suo viaggio in paradiso, come si fa normalmente in molte occasioni militari. I soldati israeliani, quel giorno aprirono il fuoco ed uccisero altri due ragazzi, fu un martirio. Nei mesi a venire, i nuovi nascituri del campo vennero chiamati Hamze, in onore di mio figlio e della tragedia che ha colpito non solo noi ma l’intero campo profughi.<br />
<strong>Continuate a subire incursioni all’interno della vostra abitazione?</strong><br />
Sì, siamo nel mirino non solo degli israeliani, ma anche della polizia dell’ANP, perché siamo dichiaratamente militanti di Hamas, un fazione opposta, tengo a chiarire che all’ interno del campo entrano quasi tutte le sere. Spesso subiamo irruzioni continue, l’ultima risale ad un mese fa, entrando all’improvviso, come d’altronde fanno sempre, facendo saltare la porta di casa con l’esplosivo, distruggono tutto, senza curarsi nemmeno della presenza dei bambini, non hanno rispetto di nulla. Un mese fa sono andati anche nel negozio di telefoni cellulari di mio figlio, prima di fare a pezzi tutto hanno portato via quello che gli interessava (si chiama rubare). Hanno distrutto anche l’automobile che aveva appena acquistato, alla banca di certo questo non interessa, stiamo ancora pagando le rate per qualcosa che non abbiamo più.<br />
<strong>E’ mai accaduto che siano entrati mentre una donna era sola in casa?</strong><br />
Accade spesso che facciano incursione nei campi durante la notte, tra le due e le tre, quando la gente dorme, ed è accaduto mentre eravamo sole io e mia figlia con tre bambini piccoli. Mi misi di fronte a loro, per difendere i bambini, quando videro le fotografie di Hamas sulle pareti divennero come animali selvaggi. Entrarono stanza per stanza distruggendo tutto, ogni più piccola cosa, poi ci chiusero in camera, obbligandoci a non parlare anche tra di noi. Questa casa ha visto molto dolore, le pareti sono intrise di sangue, abbiamo ancora negli occhi le immagini di quando uccisero un martire, lasciandolo agonizzante per terra che perdeva sangue sino a dissanguarsi, fino al suo ultimo respiro. Non hanno nessuna pietà.<br />
<strong>Lei è malata, sta vivendo situazioni incredibili, dimostrando una forza difficile da concepire, le cure per lei sono gratuite?</strong><br />
No, non lo sarebbero neanche se me le prestassero qui nei campi l’Unrwa (Organizzazione dell’ONU) paga il 30 per cento delle cure, l’altro 70 per cento è a nostro carico. Ho un tumore al cervello diagnosticato da tempo e che deve essere rimosso attraverso un’operazione, i medici mi hanno rilasciato vari fogli perché io possa accedere alla chemioterapia ed altre cure per poi poter effettuare l’operazione. Ogni volta che mi presento alle porte di Gerusalemme o per andare in Giordania mi viene negato l’accesso e io davvero non so più come fare. Lei non è la prima a venire da me, alcune associazioni umanitarie sono venute qui, tante belle parole ma poi tutti spariscono. Nessuno vuole pestare i piedi alla politica, preferiscono lasciarti morire.</p>
<h4>Non più politica nè guerra, bensì diritti umani fondamentali negati</h4>
<p>Siamo di fronte ad una situazione di una donna gravemente malata che non dovrebbe avere niente a che fare con questioni di politica interna. Ma esiste di peggio, in Palestina ci sono associazioni ed ONG che vivono esclusivamente grazie al supporto di aiuti economici occidentali, della Comunità Internazionale, della Comunità Europea, e a volte anche grazie al contributo volontario di privati cittadini. Siamo di fronte ad una realtà di organizzazioni nate apposta per offrire aiuto alle popolazioni locali o quantomeno per alleviarne le sofferenze, ma che purtroppo non adempiono più allo scopo per cui sono nate, neanche la più minima richiesta di aiuto viene ormai soddisfatta. In Palestina, e in tutte le questioni ad essa legate, siamo d’innanzi ad una condizione generale legata alla paura, ai soprusi, alle violenze senza fine, alla mancanza totale di ogni più minimo diritto umano, all’assenza di ogni forma minima di assistenza, ma quel che è peggio è che siamo anche di fronte ad una forma vera e propria di omertà internazionale collettiva, che sempre per interessi politici e soprattutto economici si volta sempre più dall’altra parte, lasciando solo un popolo e un paese, quello palestinese che ancora oggi, secondo le leggi del diritto internazionale risulta occupato.</p>
<p style="text-align: right;">Antonietta Chiodo-Pressenza</p>
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