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	<title>petrolio Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Trump contesta la gestione del petrolio a Hormuz: “Non fa parte dell’intesa”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 06:56:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In un post su Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato le modalità con cui Teheran controlla il passaggio petrolifero nello Stretto di Hormuz: “L&#8217;Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l&#8217;accordo che abbiamo”, ha scritto, sottolineando che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un post su Truth, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato le modalità con cui Teheran controlla il passaggio petrolifero nello Stretto di Hormuz: “L&#8217;Iran sta gestendo in modo pessimo, disonorevole direbbero alcuni, il transito del petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Questo non è l&#8217;accordo che abbiamo”, ha scritto, sottolineando che tali misure contrasterebbero il cessate il fuoco in vigore. Le autorità iraniane hanno infatti imposto un limite di 15 navi al giorno per il transito nello stretto.   Parallelamente, Washington ha invitato Israele a una de-escalation delle operazioni nel sud del Libano. Il premier Benjamin Netanyahu si è detto disponibile ad avviare negoziati con Beirut, ma ha chiarito: “Nessuna tregua con Hezbollah”.  Le incursioni israeliane hanno ricevuto la condanna delle cancellerie europee, così come di Mosca, Ankara e Islamabad. Proprio nel fine settimana in Pakistan è in programma un incontro tra la delegazione iraniana e quella statunitense guidata da Vance.</p>
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		<title>Petrolio: la flotta nascosta russa e le ripercussioni dell’esenzione di Trump</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 14 Mar 2026 18:16:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Una rete di petroliere non ufficiali della Russia è impiegata per eludere le sanzioni internazionali e movimentare il greggio moscovita. Secondo il Center for Strategic and International Studies, questa flotta “illegale” comprende fra 155 e 435 navi cisterna, affiancate da fino a 591 unità di supporto. Attraverso queste imbarcazioni transitano circa 3,7 milioni di barili [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Una rete di petroliere non ufficiali della Russia è impiegata per eludere le sanzioni internazionali e movimentare il greggio moscovita. Secondo il Center for Strategic and International Studies, questa flotta “illegale” comprende fra 155 e 435 navi cisterna, affiancate da fino a 591 unità di supporto. Attraverso queste imbarcazioni transitano circa 3,7 milioni di barili di petrolio al giorno, pari al 65% del commercio marittimo russo, con un fatturato annuo stimato tra 87 e 100 miliardi di dollari.</p>
<p>Per gestire il carico già in rotazione, Washington ha concesso una deroga di 30 giorni, valida fino all’11 aprile, che autorizza tutti i Paesi a comprare, scaricare e vendere petrolio russo in transito o già in mare, pur nel quadro delle sanzioni vigenti. Si tratta di un’esenzione limitata al greggio caricato entro il 12 marzo. Il Segretario al Tesoro Scott Bessent ha spiegato che l’obiettivo è stabilizzare i mercati energetici ed evitare “fiammate dell’oro nero” dovute alle tensioni in Medio Oriente.</p>
<p>Le stime indicano che siano coinvolti circa 100 milioni di barili, una quantità analoga alla produzione giornaliera mondiale. Di questi, 7,3 milioni di barili sono stoccati su piattaforme galleggianti e 148,6 milioni su navi in transito. I principali acquirenti rimangono Cina e India, ma la nuova dispensa ha suscitato l’interesse di altri Paesi, tra cui la Thailandia. In generale, i maggiori beneficiari risultano essere i mercati asiatici dipendenti dai transiti attraverso lo Stretto di Hormuz.</p>
<p>Secondo il presidente ucraino Zelensky, la deroga potrebbe fruttare alla Russia circa 10 miliardi di dollari. Il Tesoro Usa, tuttavia, minimizza l’impatto, sottolineando che Mosca ottiene la maggior parte delle entrate dalle tasse sull’estrazione e non dalla vendita del greggio già in viaggio.</p>
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		<title>Petrolio: cala la produzione non Opec, cresceranno le guerre in M.O.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 08:56:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Fatih Bhiro, capo economista dell’ Iea, agenzia per l’Energia dell’Ocse, nel 2016 i paesi non Opec produrranno 700.000 b/g (barili al giorno) in meno rispetto al 2015. La produzione di questi paesi è circa il 60% della produzione mondiale, mentre le loro riserve accertate sono attorno al 40% del totale. Alcuni osservatori attribuiscono il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/05/petrolio-cala-la-produzione-non-opec-cresceranno-le-guerre-in-m-o/">Petrolio: cala la produzione non Opec, cresceranno le guerre in M.O.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <strong>Fatih Bhiro</strong>, capo economista dell’ Iea, agenzia per l’Energia dell’Ocse, nel 2016 i paesi non Opec produrranno 700.000 b/g (barili al giorno) in meno rispetto al 2015. La produzione di questi paesi è circa il 60% della produzione mondiale, mentre le loro riserve accertate sono attorno al 40% del totale. Alcuni osservatori attribuiscono il calo in corso alla congiuntura dei prezzi, ora non più di 45-50 $/b, meno della metà del giugno 2014, che non permettono di finanziare in modo adeguato la ricerca e l’avvio all’ attività di nuovi giacimenti.</p>
<p>I paesi non Opec hanno però sfruttato le loro riserve più di quanto abbiano fatto i paesi Opec, sempre attenti questi ultimi a limitare la produzione delle loro risorse per tenere i prezzi alti e costanti. Allora il calo del greggio estratto dai paesi non Opec potrebbe essere un segnale più grave, la conseguenza del raggiungimento del loro picco massimo della produzione, che da ora in poi calerebbe progressivamente e con continuità. .</p>
<p>L’ Opec fu fondata nel 1960 da Arabia saudita, Venezuela, Kuwait, Indonesia, Iran, Iraq. Successivamente si sono aggiunti Qatar, Emirati Arabi, Algeria, Libia, Angola, Nigeria. Questi 12 paesi producono il 40% del petrolio estratto ma hanno il 60% delle riserve mondiali accertate e oltre il 50% delle riserve mondiali sono nel Medio Oriente e Nord Africa divise tra Arabia Saudita. (15%), Iran (10%) Iraq (11%), Libia (3%) e gli altri paesi. I giacimenti mediorientali sono anche meno costosi da sfruttare e sono stati sotto utilizzati, soprattutto negli ultimi 20 anni.</p>
<p>Iraq, Iran e Libia insieme producono meno di 8 mb/g, milioni di barili il giorno, su 95 mb/g totali. Quindi con il 24% delle riserve estraggono meno del 10% della produzione totale e per questo i loro territori acquisteranno nel futuro un’ importanza straordinaria.</p>
<p>La crescita mondiale della produzione di petrolio negli ultimi anni è stata aiutata dall’ uso negli USA della tecnica shale gas che ha permesso agli Stati Uniti di risalire da 8 mb/g (milioni di barili il giorno) prodotti a circa 10 mb/g. Il loro consumo interno però è di circa 18 mb/g. Il mancato taglio della produzione Opec, voluto da Ryad dalla fine del 2014, e che ha causato il crollo del prezzo del greggio, è stato spiegato da molti osservatori come una guerra saudita alla produzione USA. Ma l’Iea ha ipotizzato per il vicino 2018 il picco produttivo di questa tecnica di estrazione, l’ effetto positivo del petrolio shale gas sarebbe quindi per gli Stati Uniti un recupero effimero oltre che molto costoso.</p>
<p>Senza entrare nel merito dei motivi, in ogni caso non dimostrabili, della strategia saudita, la spada di Damocle del picco petrolifero, teorizzato da Hubbert nel 1953, rimane minacciosa ed è bene tenerla presente quando ci occupiamo delle molte guerre in corso.</p>
<p>La <strong>Gran Bretagna</strong>, dopo il declino della sua produzione nei mari del Nord, è tornata ad importare greggio e la ripresa del suo interventismo militare in Medio Oriente è legata a questo processo. Anche la Francia, con l’ attuale momento nero della produzione elettrica nucleare, ha un interesse impellente a tornare protagonista militare nel Medio oriente e Nord Africa.</p>
<p>La transizione energetica, sicura nei prossimi 20-30 anni, sarebbe stata molto più difficile per l’ Occidente se fossero rimasti al loro posto Saddam Hussein e Gheddafi. Ma anche nella nuova situazione questo passaggio storico sarà durissimo. Basta pensare al ruolo che hanno anche il Venezuela, secondo paese al mondo per riserve, e Russia, attualmente nei primi 3 produttori mondiali.</p>
<p>Nel frattempo India, Cina e Giappone sono i paesi che negli ultimi tre anni hanno dato il maggior impulso alla fonte solare e data la loro popolazione complessiva questa scelta potrebbe cambiare il corso di tutta la transizione energetica.</p>
<p>Nei prossimi anni non sarà incoraggiato lo studio e l’ informazione sul processo della transizione energetica, ineluttabile anche se con modalità imprevedibili. Ma dobbiamo riaccendere il prima possibile i riflettori su questo tema cruciale. Ricordo che in Italia i primi libri con buona diffusione sul picco petrolifero, “La festa è finita” di Richard Heinberg e “La fine del petrolio” di Ugo Bardi, furono pubblicati nel 2004, quando ormai le truppe USA e britanniche erano sul suolo iracheno.</p>
<p>Prima ci sarà una consapevolezza diffusa della difficile crescita futura della produzione petrolifera e prima sarà messa in difficoltà la propaganda di guerra, che con pretesti vari, dal terrorismo all’ esportazione della democrazia, alla invasione dei migranti, ai diritti umani nella interpretazione di parte delle democrazie occidentali, cerca di convincere l’ opinione pubblica che l’Occidente fa le guerre, o le fomenta con modalità variabili, per motivi nobili. Ma non è così.</p>
<p>Aiuterebbe molto l’ opposizione alla guerra conoscere le tendenze ormai dimostrate del prossimo processo del declino della produzione petrolifera e sapere maggiori dettagli relativi all’energia delle guerre per il petrolio e gas già scatenate dall’Occidente, dalle tre in Iraq alla Libia, dal golpe in Iran del 1953 al golpe colorato in Ucraina del 2014.<span class="HOEnZb"><br />
</span></p>
<p style="text-align: right"> <strong>Marco Palombo</strong></p>
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		<title>Greenpeace: una trivella nella città di Renzi. Ci sarà petrolio?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Apr 2016 10:19:01 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>All’opera a Firenze il finto cantiere di Trivella Italia S.p.a. Abbiamo installato una trivella in piazzale Michelangelo a Firenze, simulando le attività di perforazione di un pozzo petrolifero: un vero e proprio “cantiere”, con una struttura di perforazione alta 7 metri, gestito da un’immaginaria compagnia, la Trivella Italia S.p.a., che ha recintato l’area delle operazioni [&#8230;]</p>
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<div>All’opera a Firenze il finto cantiere di Trivella Italia S.p.a.</div>
</div>
<div>
<p>Abbiamo installato una <strong>trivella</strong> in piazzale Michelangelo a Firenze, simulando le attività di perforazione di un <strong>pozzo petrolifero</strong>: un vero e proprio “cantiere”, con una struttura di perforazione alta 7 metri, gestito da un’immaginaria compagnia, la <strong>Trivella Italia S.p.a.</strong>, che ha recintato l’area delle operazioni con i suoi cartelloni: “<em>Trivella Italia s.p.a,  Il tuo Paese, il nostro profitto</em>&#8220;. Immancabile, l’avviso: &#8220;<em>Stiamo Trivellando la tua città, ci scusiamo per il disagio, per reclami contattare @matteorenzi</em>&#8220;.</p>
<p><img fetchpriority="high" decoding="async" class="aligncenter" src="http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/photos/climate/2016/_S7A7806.jpg" alt="" width="600" height="400" /></p>
<p>Quale luogo migliore, se non la città di cui il nostro Premier è stato sindaco? Il suo invito all’astensione è un vero oltraggio alla democrazia oltre che una forma di codardia politica!</p>
<p>Vi è parso strano, oggi, vedere eretta nel centro di piazzale Michelangelo a Firenze una trivella, uno strumento così impattante in un luogo così bello?</p>
<p>Ecco, questa è la domanda che rivolgiamo agli italiani: perché una semplice simulazione di una<strong>trivella</strong> in una piazza storica del nostro Paese appare assurda e colossi che sono cento volte più grandi nei nostri mari non dovrebbero apparire come uno sfregio insopportabile?</p>
<p><img decoding="async" class="aligncenter" src="http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/photos/climate/2016/_MG_0444.jpg" alt="" width="600" height="900" /></p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/04/07/greenpeace-una-trivella-nella-citta-di-renzi-ci-sara-petrolio/">Greenpeace: una trivella nella città di Renzi. Ci sarà petrolio?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>In 150 al Ministero contro Ombrina mare</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/11/09/in-150-al-ministero-contro-ombrina-mare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Nov 2015 14:56:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Con gli slogan ‘pane e olio senza petrolio’ e ‘via i pirati dal nostro mare’, circa 150 manifestanti si sono ritrovati sotto al ministero dello Sviluppo economico dove alle 11 è cominciata la conferenza dei servizi, un tavolo tecnico che discuterà il progetto petrolifero ‘Ombrina Mare 2’ al largo delle coste abruzzesi, davanti Chieti. Arrivati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/11/09/in-150-al-ministero-contro-ombrina-mare/">In 150 al Ministero contro Ombrina mare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Con gli slogan <strong>‘pane e olio senza petrolio’</strong> e <strong>‘via i pirati dal nostro mare’,</strong> circa 150 manifestanti si sono ritrovati sotto al ministero dello Sviluppo economico dove alle 11 è cominciata la conferenza dei servizi, un tavolo tecnico che discuterà il progetto petrolifero<strong> ‘Ombrina Mare 2’</strong> al largo delle coste abruzzesi, davanti Chieti.</p>
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<dl class="gallery-item">
<dt class="gallery-icon landscape"><a title="no ombrina mare" href="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2015/11/113097320_2.jpg"><img decoding="async" class="attachment-thumbnail alignleft" src="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2015/11/113097320_2-150x150.jpg" alt="no ombrina mare" width="150" height="150" /></a></dt>
</dl>
<dl class="gallery-item">
<dt class="gallery-icon landscape"><a title="no ombrina mare" href="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2015/11/113097320_1.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="attachment-thumbnail aligncenter" src="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2015/11/113097320_1-150x150.jpg" alt="no ombrina mare" width="150" height="150" /></a></dt>
<dt class="gallery-icon landscape"></dt>
</dl>
</div>
<p>Arrivati in bus a Roma, si sono riuniti in piazza coordinamenti del territorio e associazioni ambientaliste che si oppongono alle trivellazioni lungo la costa teatina, per combattere quella che definiscono la <strong>‘deriva petrolifera’</strong>del governo. Già rinviata di tre settimane, dopo la richiesta di un’ulteriore sospensione da parte delle associazioni ambientaliste e nonostante l’approvazione giovedì scorso della legge che ha istituito il primo parco marino regionale abruzzese, quello dei ‘Trabocchi del chietino e costa frentana’ sempre davanti Chieti, si sono seduti al tavolo rappresentanti della Regione Abruzzo, delle province di Chieti e di di Pescara, e dei comuni di Pescara, Francavilla, Ortona, San Vito Chietino, Lanciano, Rocca San Giovanni, Casalbordino, Torino di Sangro, Vasto, San Salvo, Frisa, Castelfrentano e Fossacesia, tra i circa 35 sindaci presenti, oltre alla società proponente e a rappresentanti del ministero.</p>
<p>“Noi ci auguriamo che oggi dalla conferenza dei servizi esca una <strong>bocciatura</strong> del progetto Ombrina Mare 2- spiega Alessandro Lanci, portavoce del coordinamento ‘no Ombrina’- c’è una legge regionale abruzzese che blocca Ombrina e noi siamo qui per sostenerla. Inoltre, ieri sera abbiamo mandato una diffida a tuttti i funzionari dello Sviluppo economico in cui li informiamo della legge e che seguiremo vie legali se non verrà rispettata”. È d’accordo anche Legambiente, presente sul posto, che auspica la “sospensione della conferenza, se non una bocciatura del progetto”. (Dire)</p>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/11/09/in-150-al-ministero-contro-ombrina-mare/">In 150 al Ministero contro Ombrina mare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Borse asiatiche in picchiata, conseguenze anche in Europa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/08/24/borse-asiatiche-in-picchiata-conseguenze-anche-in-europa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Aug 2015 08:29:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[borse asiatiche]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le borse asiatiche scendono a picco per i timori sul rallentamento dell&#8217;economia cinese. La Borsa di Shanghai ora perde l&#8217;8%, dopo essere scesa del 9% e aver praticamente azzerato i guadagni di inizio anno, trascinando in picchiata tutti i listini asiatici. In Cina il listino e&#8217; precipitato per i mancati interventi di contenimento da parte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le borse asiatiche scendono a picco per i timori sul rallentamento dell&#8217;economia cinese. <strong>La Borsa di Shanghai ora perde l&#8217;8%, dopo essere scesa del 9% e aver praticamente azzerato i guadagni di inizio anno</strong>, trascinando in picchiata tutti i listini asiatici. In Cina il listino e&#8217; precipitato per i mancati interventi di contenimento da parte delle autorita&#8217; di Pechino. La caduta peraltro e&#8217; frenata dal limite di discesa del 10% previsto dalla borsa di Shanghai. <strong>Tokyo chiude a -4,61%, Seul a -2,47%, Sydney del 4%, Giakarta del 4,3%, Taiwan del 4,8% ai minimi da tre anni.</strong> Il governo di Taiwan non esclude la possibilita&#8217; di creare un fondo per l&#8217;acquisto di azioni. Prima della chiusura <strong>Hong Kong arretra del 4,95%.</strong></p>
<p>Il crollo dei listini asiatici fa volare l&#8217;euro e anche lo yen, cioe&#8217; le monete considerate beni rifugio<strong>. La moneta europea passa di mano a 1,1445 dollari</strong>, dopo un top da sei mesi e mezzo di 1,1597 dollari<strong>. Euro/yen a 138,57 e dollaro/yen ai minini da un mese e mezzo a 120,71.</strong> Il dollaro australiano, spesso considerato una sorta di braccio della liquidita&#8217; cinese scende ai minimi da sei anni a 0,7201 sul biglietto verde. Male anche il Rublo, a causa del crollo del petrolio<strong>. La moneta russa si attesta a quota 71 sul biglietto verde</strong>, non lontano dal minimo dell&#8217;anno a 71,85 dollari.</p>
<p>Sull’onda del crollo dei mercati asiatici, anche le borse europee aprono la settimana in picchiata<strong>. A Milano l&#8217;indice Ftse Mib segna -3,62% a 20958 punti, mentre Francoforte cede il 3% e Parigi va giu&#8217; del 3,5%. </strong>Molto male anche il petrolio la paura del rallentamento dell&#8217;economia cinese e il crollo delle borse asiatiche, mandano a picco il prezzo del petrolio, che gia&#8217; attraversava una congiuntura ribassista per gli eccessi di forniture sui mercati. In Asia i future su Light crude Wti e quelli sul Brent scendono ai minimi da sei anni e mezzo, rispettivamente a 39 dollari e 44,24 dollari al barile.</p>
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		<title>Trivellazioni: Greenpeace, &#8216;meglio l&#8217;oro blu dell&#8217;oro nero&#8217;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 13 Jul 2012 08:52:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[blu]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina i bagnanti di Mondello si sono trovati ad assistere agli effetti disastrosi di uno sversamento petrolifero in mare. È la simulazione degli attivisti di Greenpeace che, &#8216;sporchi di petrolio&#8217;, hanno aperto sia in spiaggia sia in mare due grandi striscioni con le scritte &#8216;No trivelle nel Canale di Sicilia&#8217; e &#8216;Meglio l’oro blu [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/07/13/trivellazioni-greenpeace-meglio-loro-blu-delloro-nero/">Trivellazioni: Greenpeace, &#8216;meglio l&#8217;oro blu dell&#8217;oro nero&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina i bagnanti di Mondello si sono trovati ad assistere agli effetti disastrosi di uno sversamento petrolifero in mare. È la simulazione degli attivisti di Greenpeace che, &#8216;sporchi di petrolio&#8217;, hanno aperto sia in spiaggia sia in mare due grandi striscioni con le scritte &#8216;No trivelle nel Canale di Sicilia&#8217; e &#8216;Meglio l’oro blu dell’oro nero&#8217;. Sullo sfondo la barca a vela di Greenpeace con il logo del tour dal nome siciliano &#8216;U mari non si spiritusa&#8217; contro la minaccia delle perforazioni in mare.</p>
<p>&#8216;Meglio l’oro blu dell’oro nero&#8217; è anche il titolo del rapporto che Greenpeace lancia oggi per denunciare i rischi della folle corsa petrolifera già partita nel Canale. Nelle prossime settimane due le attività principali del tour: una spedizione scientifica che, tramite un veicolo filoguidato dotato di telecamera (ROV), documenterà la biodiversità dei banchi d’alto mare del Canale; e iniziative di sensibilizzazione per chiedere a tutti i comuni della costa meridionale della Sicilia di firmare l’appello [2] al ministero dell’Ambiente per fermare le trivelle e tutelare il mare del Canale di Sicilia.</p>
<p>&#8220;I rischi creati dalle perforazioni off-shore sono inaccettabili per l’ambiente, per l’economia e per il benessere delle comunità che vivono sulla costa – sottolinea Giorgia Monti, responsabile della campagna Mare di Greenpeace. – Non possiamo permetterci un secondo &#8216;Golfo del Messico&#8217; nel cuore del nostro Mediterraneo. Perciò chiediamo agli amministratori locali e ai siciliani tutti di sostenere il nostro appello affinché il ministero dell’Ambiente fermi la folle corsa all’oro nero&#8221;.</p>
<p>Presenti in spiaggia a Mondello insieme agli attivisti, l’Assessore Regionale del Territorio e dell’Ambiente Alessandro Aricò, il sindaco di Palermo Leoluca Orlando e l’Assessore alla Vivibilità del Comune di Palermo Giuseppe Barbera, che hanno pubblicamente firmato l’appello lanciato da Greenpeace. Sono già 17 i comuni che hanno aderito all’appello, insieme a numerose associazioni locali e di categoria. Il Canale di Sicilia è uno dei punti più ricchi di biodiversità del Mediterraneo. Questo patrimonio è minacciato da ben ventinove richieste di ricerca di petrolio, di cui undici già autorizzate. L’Italia è un paradiso per i petrolieri. Se le richieste fossero tutte approvate, compagnie come Shell e ENI e altre meno note come la Northen Petroleum pagherebbero in totale poco più di 66 mila euro l’anno di canone per fare ricerca in un’area di oltre 10 mila chilometri quadrati. Inoltre, se trovassero il petrolio, pagherebbero delle royalties tra le più basse al mondo. I rischi invece sarebbero tutti a carico della comunità: la stima dei danni per il settore turistico causati dalla Deepwater Horizon è di circa 18 miliardi di euro; anche un incidente nel Canale non sarebbe senza conseguenze: qui infatti si trova circa il 40 per cento della flotta da pesca regionale che genera oltre il 17 per cento dei ricavi nazionali per il settore, mentre l’insieme delle province che si affacciano sul Canale assorbe circa il 38,6 per cento del flusso di presenze turistiche regionali, con il 35 per cento degli occupati per alberghi e ristoranti. Con il tour &#8216;U mari non si spiritusa&#8217;, Greenpeace organizzerà incontri ed eventi di sensibilizzazione per illustrare la roadmap di tutela del Canale di Sicilia. Tutti i cittadini possono seguire il tour anche on line sul sito www.notrivelletour.org e aderire alla petizione per chiedere al proprio sindaco di sottoscrivere l’appello rivolto al ministro dell’Ambiente.</p>
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		<title>Nave incagliata, rischio disastro ambientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Oct 2011 13:50:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[nave]]></category>
		<category><![CDATA[nuova zelanda]]></category>
		<category><![CDATA[petrolio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Corsa contro il tempo in Nuova Zelanda, 250 persone fra cui specialisti accorsi da Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore, sono impegnate nelle operazioni di pompaggio, raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare a causa dela nave porta-container Rena. Le previsioni meteo indicano l’arrivo di una burrasca in serata, se la nave dovesse spaccarsi, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2011/10/10/nave-incagliata-rischio-disastro-ambientale/">Nave incagliata, rischio disastro ambientale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Corsa contro il tempo in Nuova Zelanda, 250 persone fra cui specialisti accorsi da Australia, Gran Bretagna, Olanda e Singapore, sono impegnate nelle operazioni di pompaggio, raccolta e contenimento del petrolio riversatosi in mare a causa dela nave porta-container Rena.</p>
<p>Le previsioni meteo indicano l’arrivo di una burrasca in serata, se la nave dovesse spaccarsi, l’intero carico di carburante potrebbe riversarsi in mare creando in un’area incontaminata un enorme disastro ambientale. Gli armatori della nave non hanno dato una spiegazione per l&#8217;incidente, ma assicurano di &#8220;collaborare pienamente con le autorità locali&#8221; per minimizzare il danno.</p>
<p>La nave contiene 1.700 tonnellate di carburante pesante, grande preoccupazione per Leigh Stevens, esperto di ambiente commenta, “E&#8217; davvero difficile da disperdere, sappiamo che in parte non sarà possibile eliminarlo”.<br />
Nessun membro dell’equipaggio è rimasto ferito nell’incidente, ma lo scontro con la barriera ha aperto una falla nello scafo e la nave è inclinata di 12 gradi.<br />
Le autorita’ sanitarie hanno invitato a non mangiare frutti di mare nella zona di Mount Maunganui.</p>
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