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	<title>sentenza Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Arce. Legale Mollicone: &#8220;Pagina buia per lo Stato, no giustizia per Serena&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/07/15/arce-legale-mollicone-pagina-buia-per-lo-statono-giustizia-per-serena/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Jul 2022 15:39:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Arce]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[Serena Mollicone]]></category>
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<p>&#8220;Non ci rassegniamo&#8221;. Con la sua solita pacatezza, l&#8217;avvocato Dario De Santis commenta all&#8217;agenzia Dire il nuovo capitolo della vicenda di Serena Mollicone, la ragazza di 18 anni di Arce, provincia di Frosinone, scomparsa l&#8217;1 giugno del 2001 e ritrovata senza vita due giorni dopo in un boschetto a pochi chilometri da casa. Oggi il Tribunale di Cassino ha assolto tutti gli imputati, per Serena non c&#8217;è ancora giustizia. &#8220;A 21 anni dal delitto ancora non c&#8217;è giustizia per Serena- ha detto lo storico avvocato di Guglielmo e che rappresenta anche il fratello di quest&#8217;ultimo, Antonio- Questo da un canto aggrava il patimento per i familiari della vittima e dall&#8217;altro costituisce una sconfitta e una pagina buia per lo Stato che ha nella giustizia una delle sue funzioni più importanti. La morte ha risparmiato a Guglielmo di dover affrontare questa nuova delusione&#8221;. Fosse stato ancora tra noi, Guglielmo &#8220;avrebbe reagito alla sentenza forse con toni più accesi dei miei, ma per una questione di carattere. Lui ha comunque vissuto il dramma di questa incapacità dello Stato di rendere giustizia davanti ad un delitto, all&#8217;uccisione di una giovane ragazza. Uno Stato che non riesce a dare una risposta di giustizia genera altra sofferenza, turbamento e sfiducia&#8221;. Per conoscere le motivazioni bisognerà aspettare altri novanta giorni. Altri capitoli da aggiungere alla vicenda non mancheranno, la richiesta di giustizia per Serena non si esaurirà mai: &#8220;Immagino che la Procura il lunghissimo lavoro che ha fatto non lo lascerà cadere, non lo abbandonerà e proporrà l&#8217;impugnazione. Analogo potere spetta alle parti civili. Per quanto riguarda me e le parti che rappresento, per un principio di correttezza giuridica e intellettuale, prima di decidere al riguardo attendo di conoscere le motivazioni della sentenza&#8221;.</p>
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		<title>Delitto Vannini, Avv. Bocciolini: “Sono scosso. Si tratta comunque di pene bassissime ma bisogna evitare facili populismi&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/01/30/delitto-vannini-avv-bocciolini-sono-scosso-si-tratta-comunque-di-pene-bassissime-ma-bisogna-evitare-facili-populismi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Jan 2019 17:13:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Avv. Bocciolini]]></category>
		<category><![CDATA[Delitto Vannini]]></category>
		<category><![CDATA[processo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Avvocato penalista Daniele Bocciolini è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è Desta” condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Il noto avvocato è intervenuto per commentare la sentenza d’Appello del processo per la morte di Marco Vannini. Ha fatto scalpore la riduzione della condanna di Antonio Ciontoli da 14 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Avvocato penalista Daniele Bocciolini è intervenuto ai microfoni de “L’Italia s’è Desta” condotta da Gianluca Fabi, Matteo Torrioli e Daniel Moretti su Radio Cusano Campus. Il noto avvocato è intervenuto per commentare la sentenza d’Appello del processo per la morte di Marco Vannini. Ha fatto scalpore la riduzione della condanna di Antonio Ciontoli da 14 a 5 anni di reclusione.</p>
<p>Stupore. “Sono rimasto scosso – ha ammesso Bocciolini &#8211; Ho difficoltà a spiegare le ragioni di questa sentenza. Sono molto curioso di leggere le motivazioni. Io ero molto perplesso per quanto riguarda la sentenza di primo grado, quando non si mise sullo stesso piano Antonio Ciontoli con gli altri membri della famiglia”.</p>
<p>Colpo di pistola. “All’interno di quella casa è partito un colpo di pistola che non poteva non essere sentito. Non capita tutti i giorno una cosa del genere. Quando si sente uno sparo ci si allarma. La prima cosa che si fa è chiamare i soccorsi, immediatamente. Si dovrebbe prevedere che se un ragazzo colpito da un proiettile diventa cianotico, invoca la mamma e sta male allora la situazione è più grave di quella che si potesse pensare”.</p>
<p>Rischio. “La Procura generale, in secondo grado, aveva chiesto un aumento delle pene per i restanti membri della famiglia. In maniera inaspettata invece è stata ridotta la pena ad Antonio Ciontoli. A lui era contestato l’omicidio volontario con dolo eventuale. Lui, pur non essendo intenzionato ad uccidere Marco Vannini, era consapevole di averlo colpito con un proiettile. Nonostante questo lui e la famiglia rappresentavano al 118 una realtà diversa, dissimulando quale fosse la reale situazione accettando quindi il rischio che Vannini potesse morire. La difesa di Ciontoli ha dimostrato invece che chi ha sparato non poteva prevedere le reali conseguenze e quindi la morte. Insomma, Ciontoli sapeva di aver sparato ma pensava che quello che era accaduto non avrebbe potuto portare alla morte di Marco Vannini. Questo è quanto è riuscita a dimostrare la difesa”.</p>
<p>Processo mediatico. “Mediaticamente tutti sapevano tutto di questa storia, comprese le urla di dolore di Marco Vannini e le bugie raccontate al telefono al 118. La mediaticità si è trasformata in un clamoroso boomerang. In questo processo mediatico eravamo a conoscenza di tutti i dettagli. La cosa singolare è che pur essendoci giudici popolari questi non siano stati influenzati dall’opinione pubblica”.</p>
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		<title>Assoluzione per l’orso ucciso a Pettorano nel 2014, ma uccidere gli orsi e’ reato</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/10/assoluzione-per-lorso-ucciso-a-pettorano-nel-2014-ma-uccidere-gli-orsi-e-reato/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Apr 2018 17:34:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[orso]]></category>
		<category><![CDATA[Parco Nazionale d’Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Pettorano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Tribunale di Sulmona, oggi pomeriggio, ha assolto Antonio Centofanti, imputato nel processo penale per l’uccisione di un orso marsicano nel settembre dell’anno 2014 a Pettorano Sul Gizio. Accogliendo la tesi della difesa e la richiesta di assoluzione del Pm, il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione dell’imputato dando credito a quella che fu [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Tribunale di Sulmona, oggi pomeriggio, ha assolto Antonio Centofanti, imputato nel processo penale per l’uccisione di un orso marsicano nel settembre dell’anno 2014 a Pettorano Sul Gizio. Accogliendo la tesi della difesa e la richiesta di assoluzione del Pm, il giudice ha pronunciato la sentenza di assoluzione dell’imputato dando credito a quella che fu la sua prima versione nelle dichiarazioni rese spontaneamente agli inquirenti, vale a dire che non aveva alcuna intenzione di uccidere l’orso e che il colpo partì per una sfortunata fatalità determinata dalla sua caduta.<br />
Le sentenze vanno rispettate e sicuramente non è nostra intenzione derogare da questa regola.<br />
Il Parco, che si è costituito parte civile nel processo, valuterà le motivazioni della sentenza e deciderà se ricorrono i presupposti per proporre appello.<br />
Tuttavia, riteniamo utile e necessario fare alcune considerazioni.<br />
Il messaggio che può venir fuori dalla Sentenza è molto pericoloso per la conservazione dell’orso marsicano.<br />
C’è un evidente rischio di compiere la generalizzazione secondo la quale uccidere un orso non è un reato.<br />
Ancora, c’è il pericolo che possa emergere e diffondersi l’idea che la risposta più naturale ad un orso che si avvicina ad un’abitazione sia quella di sparargli.<br />
Questo sarebbe devastante, perché noi ci troveremo sempre più a fare i conti con animali che si avvicinano alle aree antropizzate e dobbiamo imparare a conviverci, non a risolvere il problema con l’eliminazione del presunto intruso. La conservazione dell’orso marsicano, come abbiamo più volte sostenuto, presuppone che gli orsi possano ricolonizzare nuovi territori anche fuori da parchi e aree protette e non possiamo sicuramente legittimare l’atteggiamento di chi ritiene che “gli orsi debbano stare a casa loro”, cioè nel ristretto territorio del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Convivere con gli orsi si può e la stessa comunità di Pettorano, con le azioni di prevenzione e informazione messe in campo dopo l’uccisione dell’orso, ha dimostrato che è possibile.<br />
Infine, non possiamo esprimere un certo sconcerto per le modalità con le quali è stato condotto tutto il procedimento dalla Procura di Sulmona. Ci sono voluti più di 3 anni per arrivare a processo, per concludere il dibattimento con la richiesta di assoluzione. Davvero difficile da capire!<br />
Per evitare spiacevoli conseguenze, visto che diversi orsi frequentano le aree antropizzate, sarebbe il caso che non solo il Parco, ma anche la Procura, ribadisse che uccidere un orso è reato.</p>
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		<title>Libertà d’informazione, storica sentenza della giustizia africana</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/02/15/liberta-dinformazione-storica-sentenza-della-giustizia-africana/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Feb 2018 17:42:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[giustizia]]></category>
		<category><![CDATA[libertà informazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 14 febbraio la Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha stabilito che la legge del Gambia sulla sedizione, la diffusione di notizie false e la diffamazione viola il diritto alla libertà d’espressione. Per tanti anni, sotto la dittatura dell’ex presidente Jammeh, giornalisti e difensori dei diritti umani della piccola enclave [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/02/15/liberta-dinformazione-storica-sentenza-della-giustizia-africana/">Libertà d’informazione, storica sentenza della giustizia africana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 14 febbraio la Corte di giustizia della Comunità economica degli stati dell’Africa occidentale ha stabilito che la legge del Gambia sulla sedizione, la diffusione di notizie false e la diffamazione viola il diritto alla libertà d’espressione.</p>
<p>Per tanti anni, sotto la dittatura dell’ex presidente Jammeh, giornalisti e difensori dei diritti umani della piccola enclave in territorio senegalese hanno subito il carcere e la tortura per aver denunciato o sfidato quella legislazione liberticida.</p>
<p>Ad adire la corte di giustizia africana erano stati, nel dicembre 2015, la Federazione dei giornalisti africani e quattro giornalisti gambiani in esilio, due dei quali erano stati arrestati e torturati proprio in applicazione di quella legge.</p>
<p>Da quando, nel gennaio 2017, si è insediato il nuovo governo del presidente Barrow, la libertà di stampa è molto più garantita ma la legge non è stata ancora abrogata. Adesso è davvero il momento di farlo.</p>
<p style="text-align: right;">Riccardo Noury</p>
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		<title>Lo scandalo di Ustica: “Le sentenze ci sono, ora tocca ai militari e ai governi”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2015 15:30:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[bologna]]></category>
		<category><![CDATA[Daria Bonfiett]]></category>
		<category><![CDATA[familiari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In questi 35 lunghi anni “siamo consapevoli come cittadini di aver fatto fino in fondo il nostro dovere, di aver svolto un ruolo significativo per la democrazia di questo Paese, di aver contribuito a far luce su una vicenda terribile per la vita della Nazione”. Per questo, oggi i parenti delle vittime di Ustica chiedono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/27/lo-scandalo-di-ustica-le-sentenze-ci-sono-ora-tocca-ai-militari-e-ai-governi/">Lo scandalo di Ustica: “Le sentenze ci sono, ora tocca ai militari e ai governi”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi 35 lunghi anni “siamo consapevoli come cittadini di aver fatto fino in fondo il nostro dovere, di aver svolto un ruolo significativo per la democrazia di questo Paese, di aver contribuito a far luce su una vicenda terribile per la vita della Nazione”. Per questo, oggi i parenti delle vittime di Ustica chiedono che “davvero si volti pagina e si dia inizio a una stagione di completa verità”. Sono le parole della presidente dell’associazione dei parenti, Daria Bonfietti, questa mattina in Consiglio comunale a Bologna, per la commemorazione del 35esimo anniversario dell’abbattimento del Dc-9 dell’Itavia, il 27 giugno 1980. Cambiare pagina è una richiesta che Bonfietti ripete più volte, con forza, e che in un passaggio in particolare viene applaudita. Quando la presidente esorta a prendere “atto delle sentenze pronunciate, che devono essere rispettate da tutti, anche da quelli seduti in Parlamento. Ce lo hanno sempre chiesto e noi lo abbiamo sempre fatto: finché il giudice Priore nel 1999 non ha detto missile, io non ho mai usato quella parola. Quindi ognuno rispetti le regole del gioco”.</p>
<p>Parole che sembrano rivolte al senatore Carlo Giovanardi che, puntuale come ogni anno, anche oggi ribadisce che la tesi del missile “è una bufala” e che l’aereo è caduto per una bomba nella toilette. Insieme all’ex vicepresidente della commissione Stragi, Vincenzo Ruggero Manca, Giovanardi attacca i familiari delle vittime. “Il vero scandalo di Ustica sono sentenze civili di condanna dei ministeri Difesa e Trasporti che costeranno ai cittadini italiani altri 400 milioni di euro- afferma- è ora di farla finita con la campagna di calunnie contro Forze armate e aeronautica militare e non utilizzare le vittime come strumento per prelevare dalle tasche dei cittadini centinaia di milioni”.</p>
<p><iframe src="https://www.youtube.com/embed/FlMhP0TqktQ" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p>Ma Bonfietti non fa sconti. “Oggi qui la verità possiamo dirla e ripeterla. C’è già, la sappiamo“. E manda a dire: “Credo fermamente di dovere rimanere in uno Stato di diritto. Qualcuno può dire che non è d’accordo con questa sentenza, ma questa è la sentenza. Non può dire altre cose e finché non ci saranno altre sentenze, questa è la verità sulle cause e sulle responsabilità dei due ministeri”. Ma mancano ancora gli autori. “Andiamo avanti- insiste la presidente dell’associazione- la verità in questi anni l’abbiamo conquistata, ma l’ultima definitiva pagina non possiamo scriverla. Sono i saperi militari, le politiche dei Governi che debbono definire e chiarire lo scenario nel cielo, le responsabilità dirette degli aerei in volo. Si deve dire chi fosse in volo e cosa stesse facendo di così indicibile da non poter essere svelato e da dovere indurre questo segreto per 35 anni”, afferma con forza Bonfietti. In questi anni, insiste la presidente, “oltre alla totale distruzione di materiale documentario effettuata dai militari italiani, è stata scarsa o nulla la cooperazione internazionale. E sono proprio Stati amici o alleati come Usa, Francia e Libia i protagonisti principali di questa mancata collaborazione”. Per questo, insiste Bonfietti, “è indispensabile un nuovo e determinato impegno del Governo, della nostra diplomazia. E’ indispensabile far sentire quanto sia inaccettabile questa mancanza di collaborazione effettiva, ma ancora di più è indispensabile ribadire, ad ogni livello internazionale, l’assoluta esigenza, per la dignità stessa del Paese, di conoscere la piena verità su quanto è accaduto quel 27 giugno 1980″.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Bonfietti rilancia poi il parallelo tra i 35 anni di Ustica e i 70 anni della Resistenza. “Metà della vita della nostra Nazione è segnata da questa ferita di morte, di verità negata. E anche per noi parenti, questi 35 anni, sono tutto sommato una metà della vita”. Poi non riesce a trattenere la commozione, quando sottolinea che “Ustica non è solo verità e giustizia negate, ma sono anche i sentimenti spezzati e il diritto alla vita negato. Sentiamo insieme anche la responsabilità per quelli che non hanno subito, 35 anni fa, lo strazio della perdita, ma più giovani, sono qui oggi con noi. Ugualmente, nella loro esistenza portano il retaggio di questa tragedia, un vuoto profondo con cui misurarsi”.</p>
<p>Nell’aula del Consiglio comunale tanti parenti delle vittime e alcuni deputati delle commissioni Giustizia, Difesa ed Esteri della Camera. “Forse per la prima volta una delegazione ufficiale partecipa alla commemorazione di Ustica- sottolinea la presidente della commissione Giustizia, Donatella Ferranti- per testimoniare vicinanza ai parenti e dire che lo Stato non dimentica e non intende dimenticare”. Ferranti considera “un punto fermo” la sentenza del 2013 che ha condannato i ministeri della Difesa e dei Trasporti. E poi chiede scusa, “anche a nome dei deputati del passato”, per il ritardo con cui il Parlamento sta ratificando la convenzione europea del 2000 in materia di giustizia. Il 3 giugno è stata approvata a Montecitorio e ora “speriamo che il Senato arrivi al voto definitivo in tempi rapidi e sul testo licenziato dalla Camera”, afferma Ferranti.</p>
<p>Andrea Sangermano-Dire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/27/lo-scandalo-di-ustica-le-sentenze-ci-sono-ora-tocca-ai-militari-e-ai-governi/">Lo scandalo di Ustica: “Le sentenze ci sono, ora tocca ai militari e ai governi”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Pezzopane: sentenza Berlusconi non compromette stabilità governo/video</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Jun 2013 11:19:33 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Se dal fronte berlusconiano la parola d&#8217;ordine è l&#8217;attacco contro la magistratura, il Pd invece cerca di attutire il colpo, di sedare i clamori e mostrare il meno possibile il proprio interessamento ad una sentenza, quella del processo Ruby di ieri, che il centro sinistra italiano aspettava, almeno a parole, da vent&#8217;anni. Il ricatto della sinistra sul governo di larghe intese è anche quello di non poter più chiedere che Berlusconi si faccia da parte come dentro e fuori campagna elettorale il pd chiede da anni.</p>
<p>Il Governo a rischio.  Il premier Letta a colloquio con Epifani, incontrerà più tardi Silvio  Berlusconi che avverte: &#8220;Ora tutto è possibile.&#8221; e alza il prezzo sulla giustizia : &#8220;Riforma o non si va lontano&#8221;<a href="http://www.repubblica.it/politica/2013/06/25/news/berlusconi_avverte_letta-61793318/"><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></a></p>
<p>Guarda il parere della Senatrice abruzzese Stefania Pezzopane <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Pezzopane_sentenza_Berlusconi_non_indebolisce_governo/1556">qui</a></p>
<p>Lisa D&#8217;Ignazio</p>
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